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World of Warcraft ed il sociale.

Società e cultura — By Pietro Ilardi on 27 settembre 2009 14:47



Chi non ha mai detto o pensato nella sua vita una frase tipo “Ma giochi sempre al pc, perdi solo tempo”. Ebbene, quest’oggi vi spieghierò la mia esperienza con un famoso gioco online, World of Warcraft.

All’inizio, un pò come Facebook, il famoso social network, nemmeno volevo immischiarmi in questo mondo, avendo problemi al pc, ho sempre evitato i “contatti” col mondo dei giochi virtuali.

Il 5 maggio 2005, un mio amico mi porta i cd del gioco, e regalandomi una key da 10 giorni, mi registrai l’account. Non ero molto propenso, ma la sua insistenza mi fece cambiare idea, e così anch’io mi infettai…

Il primo server in cui ho messo piede è stato uno spagnolo (Agamaggan). Ai tempi il mio linguaggio era vichingo/ rudimentale, tipo un napoletano che va in spagna e comunicando col suo dialetto, riesce a farsi capire alla perfezione. Così andò a finire, essendo partenopeo, buon sangue non mente.

Col passar del tempo ho appreso alla perfezione lo spagnolo, semplicemente giocando/parlando a voce con persone che non ho mai visto in vita mia, se non in foto. Le difficoltà maggiori furono trovare persone che comprendessero l’italiano, ma alla fine l’impresa riuscì. Il buffo era osservare l’evoluzione delle parolacce (parliamoci chiaro, le prime cose che si apprendono di una lingua sono sempre le parolacce!!) in italo-spagnolo e la loro traduzione, che spasso quei tempi..

Dopo qualche anno, il mio spagnolo diventò più o meno da gladiatore esperto; iniziai a notare la dialettica dei (come vengono chiamati in Italia) bimbiminkia. Chiesi spesso alle persone un pò più colte del perché usassero quel gergo, perché nonostante la tastiera fosse ben strutturata, le persone scrivessero come marziani, usando abbreviazioni, “k” (triste realtà, ma in spagna ci sono anche le dannate “k”). Subito mi fu risposto che per lo più erano ragazzi a scrivere, e che fosse normale perché erano svogliati, ed era un gioco.

Qualche mese più tardi mi accorsi che non erano solo ragazzi a scrivere così, ma anche persone di età differente da quella fascia, e mi sono meravigliato. Ancora oggi mi chiedo come mai tutto debba essere abbreviato e calpestato, se non ci sono limiti su Internet? (Ahimé, non ho ancora avuto una risposta).

Nel 2007, parlando con un amico di vecchia data, mi parlò di un gruppetto di amici che giocavano su di un server “italiano” (in realtà il server è inglese, ma oramai la popolazione è solo italiana, e non vi dico come vengono trattati quei poveri inglesi, se solo aprono bocca). Lasciai scorrere l’idea di cambiare server per mesi, e non so perché, decisi di crearmi un personaggio su Crushridge (Il famoso server italiano).

L’avventura iniziò nel migliore dei modi, con un’accoglienza calorosa di persone veramente squisite (che a tutt’oggi siamo amici). La crescita del personaggio andava a rilento, in base al tempo che trascorrevo sul server spagnolo a fare raid (gruppo di persone, tipicamente 40 (old style), o 25, per migliorare il proprio equipaggiamento). Mentre la conoscenza con i Bar Salieri (Gilda e nome del clan), continuava piacevolmente.

Finalmente arrivato al massimo livello, a quei tempi era il 70, lasciai stare il server spagnolo per iniziare a giocare a pieno regime in quello italiano. Quando si hanno degli amici, è tutto semplice, anche se non si è “skilled” (Termine per mettere in evidenza l’esperienza di gioco, le “qualità”. Oramai se non lo sei, o fai credere di esserlo, sei nulla o zero, nemmeno vieni preso in considerazione; un pò come l’ambiente televisivo).

world_of_warcraft

L’esperienza online non si è certo fermata al virtuale. L’harem spagnolo non ha avuto futuro nella realtà, vuoi per la mancanza di finanze, vuoi perché non c’è stata mai l’occasione di qualche invito da parte di spagnoli (che spesso si fingono amici, ma alla fine sei solo carne da macello per il loro fabbisogno personale).

Quella italiana è stata più soddisfacente. Ho incontrato molte persone, che al di fuori della virtualità meritano il giusto rispetto. Certo, in gioco possono sembrare persone completamente differenti. Chi non ha mai alterato la propria realtà dietro ad un monitor? ;-)

La differenza sostanziale Italia-Spagna (sembra una finale dei mondiali) è il modo di rapportarsi. Gli spagnoli sono freddi, rudi, privi di iniziativa e dedicano tutto il loro tempo ai giochi, sono un popolo a cui piace giocare online, molto devoti a quel che fanno.

Gli italiani? Sono giocatori sporadici, con molta fantasia ed iniziativa, ma alla lunga si annoiano, non sono costanti e coerenti. Oddio, non che voglia essere cattivo, ma purtroppo è la cruda realtà.

Tirando le somme tra culture diverse, le differenze sono poche. C’è molta ignoranza online, o svogliatezza, come dir si voglia. La cura della propria lingua è scarsa, parecchie persone non curano i verbi, gli avverbi, le congiunzioni, e soprattutto mancano le basi d’italiano. Qualche esempio? L’ho si tramuta in “lo”, e continuare sarebbe deleterio per i miei occhi (e son sicuro che anche i vostri non gradirebbero).

In questo articolo non mi sono dilungato troppo, ce ne sarebbero di cose di cui parlare, ma volevo giusto trattare il sociale di due mondi differenti; sulla stessa linea d’onda per quanto riguarda la svogliatezza e la cultura della propria lingua.

Basterebbe solo aver più cura del proprio bagaglio culturale, e non essere come Attila, dove passava lui non crescevano più le parole….


Questo contenuto è pubblicato sotto licenza Attribution-Noncommercial-Share Alike 3.0 Unported .


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Tags: MMORPG, multiplayer, pc games, sociale, world of warcraft, wow


11 commenti

  1. CarloV scrive:
    27 settembre 2009 alle 19:24

    Il gioco richiedeva davvero troppo tempo libero, sessioni di gioco continuative non inferiori a un ora (almeno)… è un lavoro praticamente!

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    Rispondi
  2. Pietro Ilardi scrive:
    27 settembre 2009 alle 19:45

    Non necessariamente. Se sai gestire il tuo tempo, e non sei una capra che va a tentoni, un paio d’ore la sera, dopo il lavoro, che problema ha?

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    Rispondi
  3. CarloV scrive:
    27 settembre 2009 alle 20:06

    Ricordo i tempi immani per organizzare qualcosa (di alto livello, mi sono fermato al 56)… mamma mia… ovviamente sul “famoso” Crushridge

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    Rispondi
  4. Gregorio scrive:
    27 settembre 2009 alle 20:55

    …quante cazzate in un solo “articolo” su World of Warcraft.

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    Rispondi
  5. Griso scrive:
    27 settembre 2009 alle 21:32

    Caro Gregorio, potresti argomentare? Ci interessa l’opinione di tutti.

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    Rispondi
  6. Pietro Ilardi scrive:
    27 settembre 2009 alle 22:47

    Senza generalizzare, qualche sarebbe la tua opinione, di grazia?

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  7. Pietro Ilardi scrive:
    27 settembre 2009 alle 22:47

    quale*

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    Rispondi
  8. Philip scrive:
    28 settembre 2009 alle 08:10

    World of Warcraft era una grande gioco, in cui ti immergevi totalmente… il tempo volava e tu nemmeno te ne accorgevi… quante nottate passate a giocare fino alle prime luci del mattino!!! Tiemp bell e ‘na vot… (università di merdaaaaaaaa!!!). ;)
    Bell’intervento di Pietro perchè ha messo in luce un aspetto molto particolare di WoW, che non avevo mai preso in considerazione.

    Non merita molta considerazione, invece, gente come questo Gregorio, che spara offese senza nemmeno argomentarle. Non vi applicate su ciò che dice. Tra l’altro non vedo che cosa ci possa essere di male nell’articolo di Pietro, dato che ha parlato solo di un particolare aspetto del gioco.

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    Rispondi
  9. Valerio Cinese scrive:
    29 settembre 2009 alle 14:55

    in merito al mondo di World of Warcraft so ben poco… sono appunto come tutti gli italiani (seppur cinese) svogliato e poco applicativo. A tal proposito però mi è venuto in mente un grandioso episodio di South Park sul tema…a me ha fatto collassare anche se era in inglese ed è inoltre una riflessione sulla socializzazione tramite il gioco online molto acuta.

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    Rispondi
  10. Rasthakillah scrive:
    2 ottobre 2009 alle 14:05

    Ovviamente mi firmo con il nome del mio rogue su Zenedar ;) (la classe equivalente al ladro in wow), devo dire che condivido abbastanza quanto hai scritto, tranne forse la scelta di un server spagnolo (WTF?) o popolato solo da italiani (OMG).

    Resta cmq il fatto che la mia gilda è composta da italiani, che conosco in gran parte dal vivo e che sanno dare quella marcia in più al gioco che altrimenti alla lunga sarebbe alienante :D

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