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The Resistance – Muse

Musica, Recensioni — By Griso on 21 settembre 2009 18:47

The Resistance

The Resistance

L’11 settembre i Muse ritornano, a due anni di distanza dal discusso Black Holes and Revelations, con questo nuovo lavoro di studio intitolato The Resistance.
L’album, composto da 11 tracce, si apre con Uprising, singolo di lancio, e subito mi viene un leggero prurito sotto al naso. Le atmosfere sono quelle di BHaR, ritornello carino, canzone orecchiabile, una roba per vendere insomma. L’intento è quello, non mi sembra nascosto, e ci sta tutto.
La seconda traccia dell’album, Resistance, rivela le prime “citazioni”, coretti che ricordano qualcosa, ritornello dallo slancio glorioso, riff che lascia un po’ delusi, quel pianoforte nella strofa che mi ricorda tanto un brano da discoteca degli anni novanta. Vabbè dai, ma non può essere tutto così.
Poi improvvisamente arriva la traccia numero tre (Undisclosed Desires), tum-tutùm stile r’n'b, archi campionati, linea melodica del cantato che mi ricorda tanto Beyoncè. Ehi un momento, forse ho sbagliato disco, lo tiro fuori dal lettore, ma mi rendo conto che è proprio l’album nuovo dei Muse. Intendiamoci, la canzone è orecchiabile, è un signor brano pop, con quel retrogusto un po’ Depeche Mode nell’inciso, ma sinceramente mai mi sarei aspettato di sentire una cosa del genere nell’album dei ragazzi di Devon. Capisco che abbiano intenzione di scalare le classifiche USA oltre a quelle europee, ma un brano del genere lo trovo totalmente fuori contesto. Comincia a farsi più consistente l’idea di delusione. E’ un brano che non riesci a toglierti dalla testa, e questo è un bene. Ma è una roba da MTV, inutile stare tanto a girarci attorno.
Si arriva così al quarto brano, in attesa di qualcosa che mi faccia tornare un po’ di buonumore, e mi ritrovo davanti questa United States of Eurasia, un brano dei Queen. Sì, avete capito bene. I Muse si divertono a citare un po’ troppo (sarebbe meglio dire scimmiottare) Mercury e soci, con quei cori e quei giri con le voci che fanno le terze che tanto ricordano i mastodontici Queen. Non ne capisco il motivo, sinceramente. Da un gruppo innovativo come i Muse mi aspetto che idee del genere vengano messe su con un minimo di criterio. Immagino di ascoltare lo stesso brano senza il crescendo suddetto, ed in effetti non è neanche niente male. Il problema è tutto lì, è troppo citazione, è troppo posticcio. Eravamo stati abituati ad altro.
Guinding Light richiama anch’essa qualcosa di Black Holes, non lascia il segno. Sa di già sentito, tutto qua. Ma dov’è finita la carica rock? Dove sono i bassi distorti? Dove sono i riff malati di Matthew?
Eccoli che arrivano con  Unnatural Selection, il brano che, insieme a quello subito dopo, mi fa sentire un po’ più a casa. Sarà per il riff nella strofa che puzza di New Born lontano un miglio, sarà perché dopo aver ascoltato tutto il resto questo ritorno a sè stessi sembra un’ancora di salvezza, fatto sta che questa canzone finisce per piacermi. Così come la successiva MK Ultra. Sono i brani che più mi colpiscono in positivo della prima parte dell’album. Finalmente un po’ di rock come si deve. Senza infamia e senza lode, s’intende, ma almeno non è roba che può cantare anche Rihanna.
I Belong to you è il brano che mi colpisce meno (in positivo e in negativo), passa senza lasciare troppa traccia.
E finalmente si arriva alla parte che ho preferito dell’album, una sorta di “secondo tempo” composto dalle tre tracce finali che fanno parte di un’unica suite dal nome “Exogenesis“. Una sinfonia, registrata con tanto di orchestra di quaranta elementi, un progetto che Bellamy aveva in mente da tempo e che finalmente è riuscito a registrare. Qua finalmente rimango a bocca aperta, i tre movimenti sono potenti, orchestrali, coinvolgenti. Questi sono i Muse che mi piacciono. L’ouverture è sinceramente da pelle d’oca, maestosa e malinconica allo stesso tempo. Rimane il mio brano preferito dell’album. La seconda parte mi ha ricordato molto quelle atmosfere stile Bliss di Origin of Simmetry, un po’ oniriche, molto bella anche questa. Redemption si apre con un “notturno”(mi piace definirlo così) di pianoforte, giusta chiusura di questa suite veramente bella e piacevole da ascoltare.

In definitiva non mi sento di bocciare del tutto quest’album: una prima parte, diciamo quella più “da vendere”, è decisamente deludente, ho trovato assolutamente inutile scimmiottare i Queen, così come buttarsi sul pop più spinto. Avessero fatto tutto l’album sullo stile di Exogenesis mi avrebbero sconvolto ancora una volta. Così rimane un buon album, poche idee ma buone, per il resto una leggera delusione. Che il trasferimento in Italia di Matt (l’album è stato registrato in parte proprio qua in Italia) lo stia inaridendo?
Album promosso a metà quindi, le aspettative erano alte, ma ormai la direzione intrapresa da Black Holes and Revelations pare quella definitiva del gruppo. I fan più accaniti lo apprezzeranno in parte, gli altri forse possono farne anche a meno di inseguire l’album, tanto verranno bombardati dalle radio con Undisclosed Desires al più presto.

Vi lascio con il mitico scherzo che hanno combinato la scorsa domenica a “Quelli che il calcio…”   Geniale.


Questo contenuto è pubblicato sotto licenza Attribution-Noncommercial-Share Alike 3.0 Unported .


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Tags: exogenesis, matthew bellamy, muse, recensione, recensione the resistance, the resistance


6 commenti

  1. Valerio Cinese scrive:
    22 settembre 2009 alle 17:02

    Partiamo dal loro eccezionale talento. e per loro talento intendo quello di matt bellamy vero uomo-band del gruppo capace di improvvisazioni e estrosità che senza essere profano ricordano un pò bestie da palcoscenico come quel pazzo di Hendrix. Finiamo col dire che gli ultimi pezzi mi hanno cmq un pò deluso forse perchè ad un ascolto superficiale si assomigliano un pò tutte… vabbè si saranno adagiati o sono io che non mi concentro a dovere? ?
    dopo tutto li adoro solo perchè sono uno di quei pochi gruppi che sono venuti a napoli (san paolo) a farci sentire bella musica e che matt con un acuto mi stava quasi spaccando i timpani!! grande matt che poi si è pure buttato nella rete del sannpaolo con tutta la chitarra

    commento a parte per lo scherzone a quelli che…
    essendo appunti veri artisti si sono ribellati alla scelta di mamma rai di farli cantare in playback…

    MUSE=RESISTANCE
    VENTURA=IGNORANCE

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  2. Griso scrive:
    22 settembre 2009 alle 17:17

    Sicuramente si sono adagiati, e sicuramente, crescendo, hanno perso quello spirito di “innovazione” che li caratterizzava agli esordi (Showbiz è e rimane un capolavoro). Noi li andammo a vedere quando ancora non erano così famosi, ma ci rendemmo già conto che sarebbero diventati mostruosi.
    La loro fase ascendente si è chiusa con Origin of Simmetry, uno degli album rock più belli della storia moderna. Ho, sinceramente, mal sopportato questa svolta un po’ pop, ma comunque meglio così che limitarsi a riciclare sè stessi, questo sicuramente.
    E sono ancora capaci di fare grandi cose (vedi exogenesis).

    Per la storia di “Quelli che…”, mi chiedo come sia possibile fare un’intervista ad un gruppo senza saperne assolutamente nulla (come dimostrato)… e dire che la Ventura era spacciata per “grande esperta musicale” ai tempi di X-Factor. Hanno fatto bene a fare ‘sta pazzia.

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  3. M. Laura scrive:
    7 novembre 2009 alle 12:14

    Ho tutti e 5 glu album dei Muse e non riesco a smetterli di ascoltarli (ora sto ascoltando Assansin da Balck Hole & Revelations). Ovviamente non concordo con le vostre recensioni. Ogni album ha una caratteristica diversa, non sono mai banali… The Resistance ne è la prova lampante. Non vedo dove sia il problema della citazione dei Queen (mio gruppo preferito da almeno 15 anni,e schifo ogni tentativo di imitazione) in United States of Eurasia. Loro non hanno mai negato di trovare i Queen grandiosi soprattutto quando si parla di uso dell’opera in canzoni rock (Bohemian Rhapsody docet).Ultimamente mi sono resa conto che anche i Queen hanno citato Michael Jackson in alcuni brani, ‘ricopiando/riadattando’ alcuni intro delle sue canzoni. I Muse, dopo i Queen, sono l’unico gruppo di cui ho comprato tutto pur non conoscendo la stragrande maggioranza delle loro canzoni. Soldi ben spesi x dell’ottima musica, x la grande carica che certa musica ti da e che ti lascia tracce indelebili. L’unico appunto che mi sento di fare (scritto anche nella mia recensione su Itunes)a The Resistance e la canzone Guiding light… Troppo troppo U2. In the end, a differenza di chi ha recensito e dei 2 commenti, io promuovo a pieni voti l’album ed auguro ai ragazzi di continuare a spaccare nei loro concerti.

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  4. Griso scrive:
    7 novembre 2009 alle 13:13

    Il problema non è tanto citare i Queen, quanto “scimmiottarli”. Non ha davvero senso, nel 2009, da un gruppo che ci ha abituati a ben altri capolavori (io i Muse li adoro, se non si fosse capito eh), vederli fare il “compitino”. A me mi ha dato l’impressione di “eh, sappiamo fare come i Queen, visto quanto siamo bravi?”. In generale non ho trovato l’album brutto, anzi, ho anche precisato che Exogenesis è un capolavoro totale.

    Ho semplicemente trovato un po’ triste che un gruppo come i Muse si sia piegato a far musica un po’ più “di facile ascolto”, rispetto al loro solito. Non si può promuovere a pieni voti quest’album. Origin of Simmetry, Showbiz sono album da promuovere “a pieni voti”. Questo si merita una sufficienza fiacca, niente di più. Esclusa la suite Exogenesis, s’intende. Lì si sentono i Muse come dovrebbero essere.

    Un album a metà. Involuzione da una parte, continua evoluzione dall’altra. Peccato.

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