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The Millionaire e la “dimensione India” tra Moravia e Pasolini

Cinema — By Andrea_27 on 15 novembre 2009 05:52

the-millionaireCosa non si fa per amore? Lanciarsi senza paracadute o ripetere il sogno di Orfeo sono niente paragonato a ciò che affronta il giovane Jamal: rischiare di vincere 20 milioni di rubli a “Chi vuol essere Milionario”.

È la ricerca spasmodica della donna amata infatti che spinge il protagonista a partecipare all’edizione nazionale del famoso quiz televisivo, nessuna ricerca di fama, gloria o denaro.

Ma come può un ragazzo orfano, disadattato, cresciuto all’ombra del fratello sbandato, conoscere le risposte che medici, avvocati e intellettuali prima di lui non hanno saputo? Questo si chiede l’egocentrico presentatore, il capo ispettore della polizia e l’India intera.

La domanda è posta direttamente dal regista stesso ad inizio film agli spettatori, e ovviamente alla fine avremo anche noi la fatidica risposta.

Lo schema del racconto è ricopiato pari passo dal meccanismo a tappe del gioco televisivo, ad ogni domanda infatti (eccetto l’ultima) emerge un flashback sulla vita di Jamal che spiega perché conosce la risposta. Il destino infatti ha voluto che le domande fossero tutte collegate alla sua vita trascorsa fino ad allora, da quando era ladruncolo al suo ultimo lavoro in un call center come ragazzo del thè.

Boyle ci racconta una storia del divenire, incentrata sui motivi che hanno portato Jamal ad essere milionario, attuando quasi una mappa storico-biografica delle sue conoscenze. Il primo flashback ad esempio racconta di come da piccolo il protagonista, per farsi autografare la foto del suo idolo, si getta in una latrina, e ricoperto di feci riesce a farsi varco tra la folla, ed esaudire il suo desiderio.

La scena oltre ad essere una naturale autocitazione di Trainspotting (la famosa scena della toilet peggiore della Scozia), è probabilmente anche una delle più intense del film.

Il regista, sorretto da un ottima sceneggiatura tratta dal romanzo di Swarup, dirige in maniera veloce e movimentata (con particolari inquadrature asimmetriche), regalando momenti di tensione ed intensità specialmente ad inizio film (ad esempio la scena della tortura).

La scelta dei protagonisti (tutti selezionati in India eccetto il protagonista) non è però delle più azzeccate, il maturo Jamal, interpretato da Dev Patel, non è generoso di espressioni, privando il personaggio di una maggiore personalità che sicuramente avrebbe giovato al film.

il-treno-per-il-darjeelingGirato nella regione Dharavi, Boyle riprende la parte più povera del paese, e pur non raggiungendo i magnifici effetti visivi di Wes Anderson ne “Il treno per Darjeeling”, in “The Millionaire” i colori dell’India regalano vivacità alla pellicola.

Tornando al motivo principale che spinge Jamal ad andare in televisione, possiamo evincere  come la vita viene metaforicamente paragonata ad una scalata a premi con un obiettivo finale, il più difficile ma il più ambito: l’amore. La vita che si intreccia tra gioco e destino (ricordando solo lateralmente Il Settimo Sigillo) trova il suo unico senso nella ricerca dell’amore, quello che Schlegel definiva: “sorgente e anima di tutte le emozioni”.

Adeguandosi all’epoca attuale, Jamal sceglie la televisione come mezzo di comunicazione dei propri sentimenti. La scenata che Benjamin Braddock (Dustin Hoffman) realizzò durante la  sequenza finale de “Il Laureato” è infatti impossibile oggi, dove la televisione e i media sono il nuovo veicolo delle emozioni private.

Il pregio di The Millionaire (premiato con 8 premi oscar e 4 Golden Globe), è sicuramente quello di avere un ritmo avvincente e sostenuto, e nonostante un finale non proprio sorprendente riesce anche a commuovere senza dover ricorrere ad artifici hollywoodiani.

Può il destino accontentarti qualche volta? Sì, se si crede nell’amore. È la legge di Boyle, è la legge di “The Millionaire”.

La dimensione India

Durante i titoli di coda avviene il diretto omaggio del regista a Bollywood, meta cinematografica ormai prediletta da molti registi americani ed europei (Spielberg, il già citato Wes Anderson, lo stesso Boyle). Un successo raggiunto non solo grazie a motivi economici (è l’impero cinematografico più ricco del mondo) ma anche scenografici-scenici.

Se infatti per un regista come Anderson, girare un film in India comporta una cura dell’immagine pro filmica quasi maniacale, con una durata delle singole riprese maggiorata e quasi tendente all’iperbole, Boyle preferisce sfruttare il dualismo tra miseria e ricchezza diffuso nella nazione.

Mentre Anderson nel suo film effettua quasi un’esposizione artistica dei paesaggi esotici, degli odori e dei colori dell’ India, Boyle a sua volta dipinge un ritratto di una nazione martoriata dalla malavita e dalla povertà diffusa nei villaggi-baracche.

I due diversi modi di approcciarsi artisticamente all’India e ai suoi misteri ricorda quello che i due letterati italiani Moravia e Pasolini hanno avuto durante il loro viaggio comune in India.

Se Anderson, con la sua scelta verso le sensazioni e l’estetica visiva, è accostabile alla voglia di Pasolini di respirare l’aria indiana non appena arrivato a Bombay, Boyle è invece il più lucido e freddo osservatore alla Moravia: “E’ si che in India molte sono le cose, alcune delle quali bellissime, che possono fermare l’attenzione del viaggiatore. Ma la povertà, almeno oggi, è veramente il motivo dominante”[1].

12307488_galMoravia e Pasolini, decenni prima rispetto ai moderni registi, erano riusciti ad intravedere le infinite possibilità artistiche offerte dall’ India nonostante le sue contraddizioni. ”Un idea dell’India” di Moravia e “L’odore dell’India” di Pasolini rimangono oggi due pietre miliari della letteratura di viaggio, dove il viaggio non è un mero spostamento spaziale, bensì espressione dell’animo estremamente sensibile ma profondamente diverso dei due grandi autori italiani.


[1] A. Moravia, Un idea dell’India, Bompiani, 2001, p.75.

Questo contenuto è pubblicato sotto licenza Attribution-Noncommercial-Share Alike 3.0 Unported .


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Tags: alberto moravia, bollywood, boyle, chi vuol essere milionario, Cinema, gli indifferenti, india, jamal, millionaire, millionaire rubli, millionaire scena, moravia e pasolini, pasolini, pier paolo pasolini, slumdog, trainspotting, wes anderson


5 commenti

  1. Obi-Fran Kenobi scrive:
    15 novembre 2009 alle 12:40

    Gran bel pezzo, complimentoni!

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    Rispondi
  2. Andrea_27 scrive:
    15 novembre 2009 alle 12:41

    Grazie mille :)

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    Rispondi
  3. pascqualoo scrive:
    15 novembre 2009 alle 20:28

    il film mi è pieciuto molto. mi ha divertito e tenuto “sveglio” grazie al suo ritmo. sinceramente, preferisco “forrest gump” per come è trattato il tema dell’amore (uomo che affronta le prove della vita in funzione di una donna…)
    tra i tanti pregi del film
    non dimentichiamo il video musicale con quel gran bel pezzo di gnocca delle pussycat dolls

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  4. Nicola M. scrive:
    15 novembre 2009 alle 23:47

    the Millionaire l’ho trovai terribile sinceramente, delusione pazzesca propia.. trama assurda, completamente irreale, col classico happy ending, e dimostra ben poco dell’India.. mi sembra la classica favoletta in un posto degradato…. da Danny Boyle regista dell’indimenticabile Trainspotting e dei buoni 28 giorni dopo e Millions mi aspettavo di più.. ma alla fine è stato premiato con tanti oscar, questo per dimostrare che cmq il film ha attirato tantissimo la massa.

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  5. pascqualoo scrive:
    17 novembre 2009 alle 00:58

    felipe massa

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