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Quanto è lontano il Milan dal Napoli? Poco…uno sputo

Il Napoli di Walter Mazzarri sta veramente volando, giocando benissimo e facendo sognare i propri tifosi. Da diciotto anni non vinceva allo stadio “Olimpico” contro la Roma, ma stavolta invece il corso della storia è cambiato. Doppietta di Cavani, uno su calcio di rigore con brivido (se avesse segnato dopo aver incocciato i due pali non sarebbe stato valido) e l’altro sfruttando al meglio un assist di Paolo Cannavaro (suona raro, ma è così). Venti gol stagionali per quello che al momento è il miglior attaccante della Serie A (che tra l’altro mentre scrivo compie gli anni, auguri). Meno tre dal Milan dunque ed uno scontro diretto (che si giocherà il ventotto febbraio allo stadio “Giuseppe Meazza” di Milano) che diventa fondamentale come nessuno avrebbe mai osato sperare alle pendici del Vesuvio. I partenopei però non avranno uno dei giocatori più importanti della propria rosa, ovvero Ezequiel Lavezzi, fermato dal giudice sportivo assieme al giallorosso Rosi per reciproche scorrettezze (si sono sputati addosso). Ora, andiamo ad analizzare quello che è successo, vedendo anche il comunicato ufficiale del giudice sportivo Tosel:

Il Giudice Sportivo, ricevuta dal Procuratore federale rituale e tempestiva segnalazione ex art. 35, 1.3, CGS (pervenuta a mezzo fax alle ore 11.43 odierne) circa la condotta tenuta al 19° del primo tempo dal calciatore Rosi Aleandro (Soc. Roma) nei confronti del calciatore Lavezzi Ezequiel Ivan (Soc. Napoli) e la condotta immediatamente successiva del calciatore Lavezzi Ezequiel Ivan (Soc. Napoli) nei confronti del calciatore Rosi Aleandro (Soc. Roma);acquisite ed esaminate le relative immagini televisive (Sky), di piena garanzia tecnica e documentale; osserva:le immagini televisive documentano che, nelle circostanze segnalate, il calciatore giallo-rosso, nel cerchio di centro campo e ben lontano dall’azione in svolgimento in altra zona del campo, si avvicinava al calciatore partenopeo, che gli volgeva parzialmente le spalle, e da una distanza di circa un metro, con palese gestualità, gli indirizzava uno sputo, che veniva immediatamente “ricambiato”. Tale duplice biasimevole gesto non veniva visto dall’Arbitro e, pertanto, nessun provvedimento disciplinare veniva adottato. A tale proposito, il Direttore di gara, su richiesta di questo Ufficio, ha dichiarato, a mezzo e-mail pervenuta alle ore 12.03 odierne, “…….non ho visto nulla e confermo inoltre che le ammonizione fatti ai calciatori Rosi e Lavezzi si riferiscono ….a delle spinte reciproche”. Le immagini acquisite non consentono di determinare con assoluta certezza in che misura ed in quale zona del corpo (presumibilmente il collo di Lavezzi ed il volto di Rosi) gli sputi abbiano effettivamente colpito il loro rispettivo destinatario, ma tale circostanza è ininfluente ai fini della valutazione disciplinare. Infatti, per costante orientamento interpretativo degli Organi di giustizia sportiva, lo sputo deve considerarsi a tutti gli effetti una “condotta violenta”, i cui estremi possono essere integrati anche se il deprecabile intento non abbia raggiunto l’ ”obiettivo”. E l’accentuata antisportività di tali condotte rende ininfluenti le motivazioni adducibili dall’uno e dall’altro dei protagonisti. Ne consegue l’ammissibilità ex art. 35, n. 1.3 CGS della “prova televisiva” e la sanzionabilità ex art. 19, n. 4 lettera b) CGS delle condotte segnalate, che, appare equo quantificare nei termini indicati nel dispositivo. P.Q.M. delibera, in relazione alla segnalazione del Procuratore federale, di sanzionare i calciatori Rosi Aleandro (Soc. Roma) e Lavezzi Ezequiel Ivan (Soc. Napoli) con la squalifica per tre giornate effettive di gara“.

Ok. Allora partiamo dalla base. Quali sono i tre requisiti per la prova televisiva.

1) Deve esserci condotta violenta (ed in questo caso ci sta, perchè lo sputo è condotta violenta).

2) Deve accadere a palla lontana (ed anche qui ci siamo).

3) Deve sfuggire alla terna arbitrale ed al quarto uomo (Anche qui ok, perchè l’arbitro ha detto di averli ammoniti per essersi spintonati).

Ma allora cosa c’è che non va?

Semplice. A parte il fatto che una provocazione bisogna punirla sempre maggiormente rispetto alla reazione e che Rosi andava punito più severamente, il Napoli si aggrappa proprio alle immagini. Ho sottolineato la parte in questione nel comunicato di Tosel. Anche lui ammette che non si vede bene lo sputo di Lavezzi, visto che effettivamente la saliva nessuno riesce a vederla, ma questo non è ininfluente, anzi. Se Lavezzi avesse mimato lo sputo? Cosa sarebbe successo? E se qualcuno sembra fischiettare…può essere accusato di avere sputato? In questo caso a mio parere le immagini non sono affatto chiare e non ci si può basare su questi secondi di video per squalificare qualcuno. Precisiamo una cosa importante: anche per me Lavezzi ha sputato e bisogna squalificarlo (il numero di giornate conta poco) ma se si parte dal presupposto che qualcuno è innocente fino a che la sua colpevolezza non è provata oltre ogni ragionevole dubbio…allora qui non ci siamo.

L’oro di Napoli è tornato

Se siete tifosi del Napoli ed avete meno di ventiquattro-venticinque anni allora questa è la miglior stagione di sempre della vostra squadra del cuore da quando la seguite. Già, perchè gli azzurri non adavano così bene in campionato dalla stagione del secondo scudetto, che risale al 1990. Scomodare Maradona e compagni è una cosa blasfema, ma proviamo a fare comunque un paragone. Il Napoli ha quaranta punti dopo ventuno partite attualmente: a quei tempi “El pibe de oro” e compagni col conteggio odierno ne avrebbero avuti quarantaquattro (quanti ne ha il Milan, attuale capolista della Serie A), contando anche due gare in più del girone di ritorno, visto che a quei tempi si giocavano andata e ritorno di diciassette giornate per trentaquattro complessive.

C’è però da sottolineare una cosa. Quel Napoli storico di successi in trasferta ne fece solamente due, non sei come la truppa di Mazzarri, con la principale differenza che fu l’assoluta superiorità schiacciante nelle partite casalinghe, quando al “San Paolo” anche il solo pareggiare per le squadre avversarie era una gioia immensa. Cosa hanno invece in comune? Vediamo i confronti diretti con le grandi. In quell’anno il risultato al “Meazza” contro l’Inter fu lo stesso, ovvero un tre a uno per i nerazzurri (al San Paolo però fu due a zero per il Napoli). Contro la Juventus successo per tre a uno  Napoli (la tripletta di Cavani ha duque fatto anche meglio) ed un pari a Torino. Contro il Milan un successo per parte (e qui per eguagliare Lavezzi e compagni dovrebbero espugnare San Siro). Con i tre punti a vittoria il Napoli di Maradona avrebbe chiuso a settantadue punti, con una media di 2,11 punti per match. Per fare lo stesso l’attuale formazione partenopea dovrebbe chiudere ad ottanta punti, forse davvero troppi considerando che dovrebbe farne altri quaranta, ma quel che è certo è che un Napoli così bello non si vedeva da quei tempi. Il capocannoniere fu Maradona con sedici gol e Cavani è già a quattordici.

Visto che il Napoli è ancora in corsa su tre fronti (Villareal e soprattutto Inter permettendo) proviamo anche a fare un parallelisimo anche sulla Coppa Italia. Gli azzurri non la vincono dal 1987 (anno del primo scudetto) ma sono arrivati in finale nel 1989 (perdendo nel doppio confronto con la Sampdoria di Vialli, Mancini e Pagliuca) e nel 1997 (la dolorosa sconfitta col Vicenza, dove non bastò l’uno a zero dell’andata firmato da Fabio Pecchia, ribaltato dal tre a zero targato Maini-Rossi-Iannuzzi. Come andò invece nel 1989-90? Così così, perchè dopo i turni preliminari, che erano simili a quelli odierni, le cose promettevano bene ma finirono male. Al primo turno venne eliminato il Monza ai rigori dopo l’uno a uno del San Paolo, con errore decisivo del portiere lombardo Davide Pinato e rete di Giuliani, mentre al secondo venne spazzata via la Reggina per due a zero sul neutro di Avellino. Si giocò poi una fase a gironi, con le dodici squadre rimaste divise in quattro gruppi con la prima che si sarebbe qualificata per le semifinali ed il Napoli regolò Bologna e Fiorentia. La semifinale col Milan però fu amara: dopo lo zero a zero del “Meazza” arrivò un clamoroso 1-3 al “San Paolo ed addio Coppa.

Chiudiamo anche con una comparazione sui singoli. Questo Napoli segna molto di più rispetto a quello, ma subisce anche troppe reti, nonostante De Sanctis sia a mio parere nettamente meglio di Giuliani. Baroni e Corradini erano così superiori a Cannavaro e Campagnaro? Probabilmente, ma non si tratta di un distacco abissale. Centrocampo? Moduli diversi, ma comprimari identici. Gargano non è Alemao e Pazienza non è Crippa ok, ma è anche vero che un trittico d’attacco come Hamsik-Lavezzi-Cavani viene battuto solo perchè il Napoli del 1990 aveva il più grande giocatore della storia di questo sport. Abbiamo scherzato forse, ma nonostante una comparazione rimanga scomodissima alle pendici del Vesuvio è più che lecito sognare.

Mai come quest’anno.

Campione d’inverno: titolo platonico o prova di forza?

Il trenta dicembre del lontano 1989 si giocava Lazio-Napoli (eh già, a quei tempi non c’era la sosta lunga, si andava ancora allo stadio a ridosso delle festività natalizie) ed i biancocelesti vinsero per tre a zero, rifilando ai partenopei la prima sconfitta della stagione. Era l’ultima partita del girone d’andata ed al giornalsita che gli faceva notare che erano lo stesso campioni d’inverno Diego Armando Maradona rispose: “Mi piacerebbe vincere quell’altro, qui in Italia questo non conta niente” (il Napoli poi ovviamente vinse). Già, perchè in Argentina fra Torneo di Apertura e Torneo di Clausura vincere a dicembre conta eccome.

Qui da noi a che serve? Praticamente a niente, ma è pur sempre una prova di forza di una compagine che dopo aver affrontato tutti è in vetta, dimostrando che fino alla fine se la gioca.  Nei settantasette campionati di serie A a girone unico, in cinquantuno occasioni chi ha vinto il titolo di campione d’inverno ha bissato il successo a primavera. Per quanto riguarda i tornei a venti squadre, di cui si celebra la dodicesima stagione consecutiva, sette volte chi ha terminato in testa il girone d’andata si è poi laureato campione d’Italia.

Il Milan?  In dieci delle quattordici occasioni in cui la squadra rossonera si è laureata campione d’inverno, infatti, a fine stagione il Milan ha tagliato per primo il traguardo, mancando l’obiettivo solo in quattro circostanze: nel 1948 (alla fine trionfò il Torino), nel 1965 e nel 1971 (toccò all’Inter vincere il tricolore) e nel 2003, quando alla fine del campionato fu la Juventus a laurearsi campione d’Italia (ma i rossoneri che chiusero terzi vinsero però la Champions).

Negli ultimi anni le più grandi cadute sono quelle della Roma e dell’Inter nel 2002 (il famoso 5 maggio) con la Juve che fregò il titolo ad entrambe, e quella del 1999 della Fiorentina, che fece sognare la città per poi chiudere al terzo posto. Il terzo posto tra l’altro è il risultato peggiore in assoluto che una squadra campione d’inverno abbia mai ottenuto. C’è anche una “piccola” che ha vinto questo titolo, ovvero il Livorno, nel 1942-43, ma lo scudetto lo vinse poi il Torino con un punto di vantaggio sui labronici, in quello che fu l’ultimo campionato prima dello stop per la seconda guerra mondiale.

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via | gazzetta.it

Calcio. Dopo la sbornia i postumi

Dopo ogni domenica pallonara abbondano su Facebook i link dei tifosi delle varie squadre di calcio che esultano per le fortune della propria o prendono allegramente per i fondelli le altre. Personalmente non mi piacciono più di tanto ma ne sta girando uno che con un ironico doppio senso racchiude forse una grande verità. Questo link recita “Inter togli il Tampax: il ciclo è finito”. A parte la battuta, fa riflettere vedere i nerazzurri così giù in classifica da parecchio tempo. Dopo l’ubriacata esagerata della scorsa stagione con la conquista di scudetto, Champions League e Coppa Italia la squadra sembra incredibilmente svuotata. Le colpe non sono tutte di Rafa Benitez, sia chiaro, perchè prendere il posto di uno come Josè Mourinho sarebbe stato difficile per chiunque (perfino per Gigi Maifredi…ihih). I numerosissimi infortuni hanno sicuramente condizionato la squadra, priva per alcune settimane di gente come Cambiasso, Maicon e Julio Cesar ed ora priva definitivamente di Samuel, ma guardando le partite dell’Inter quest’anno si ha sempre una sensazione strana. Quella col Brescia ad esempio: l’anno scorso Mourinho avrebbe giocato con cinque punte ed in un modo o nell’altro la partita l’avrebbe vinta. Ricordate la partita col Siena dello scorso campionato? Fu un’Inter inguardabile per larghi tratti ma con due reti nel recupero portò a casa i tre punti. Forse è proprio questa la differenza: vincere anche quando si gioca male, e ciò è questione di organizzazione, di testa e di carisma. La testata di Eto’o a Cesar nel match contro il Chievo sembra essere il sintomo più evidente di un malessere che si è radicato nello spogliatoio. I nerazzurri non hanno più mordente ed è difficile da stabilire se sia dovuto ad una sorta di appagamento, ma quello che è certo è che le cose sono veramente cambiate. La partita in Champions League potrebbe davvero decidere la stagione, ma potrebbe farlo solamente in negativo. Già, perchè se l’Inter dovesse perdere sarebbe con un piede e mezzo fuori dalla competizione, ma se come probabilmente accadrà dovesse qualificarsi i problemi saranno soltanto rimandati. Forse chi pensava che anche quest’anno nonostante tutto lo scudetto avrebbe preso la via di Milano senza cambiare sponda ha fatto male i suoi calcoli.

Ho vinto il derby. Di qua e di là.

Nell’ultima giornata calcistica il protagonista assoluto è stato Zlatan Ibrahimovic e non è stato certo facile. Eh già, perchè mentre Javier “El Flaco” Pastore dimostrava ancora una volta di essere un talento puro che può diventare uno dei migliori del pianeta segnando una strepitosa tripletta contro il Catania, il sempreverde Antonio Di Natale rifilava lo stesso trattamento ai malcapitati leccesi al “Friuli”. Ma cosa ha fatto di tanto speciale Ibracadabra? Semplice, ha vinto il derby. Lo hanno fatto tanti, certo, ma lui l’ha vinto da ex dopo aver fatto trionfare l’Inter in altre circostanze. I passaggi da una sponda all’altra del calcio cittadino quasi mai vengono accettati di buon gusto dai tifosi che non tardano a bollare come “traditori” i protagonisti del suddetto passaggio di calciomercato. Addirittura a Roma quando Lionello Manfredonia cambiò passando alla Roma dopo un passato laziale ci fu una spaccatura nel tifo giallorosso, visto che c’era chi era a favore e chi era contro (il GAM, Gruppo Anti-Manfredonia). Spesso ci sono stati passaggi da una squadra di Milano all’altra ed a volte di grande portata. Vieri (mai protagonista al Milan), Pirlo e  Seedorf (mai protagonisti all’Inter), Ronaldo (segnò nel derby ma il Milan perse) ed altri minori come Favalli, Coco, Brocchi, Helveg e Ganz (che fu però fondamentale per uno scudetto rossonero). Altri sono nomi straordinari del passato, come Buffon (non Gigi) ed Angelillo, e poi c’è quello più suggestivo: Roberto Baggio. Ibra però è riuscito ad essere decisivo in maniera nettissima su ambo i lati del tifo meneghino e questo fa di lui un personaggio storico nella storia del derby della Madonnina. Che lo fischiassero era più che prevedibile. Lui però da grande campione qual’è non è stato minimamente deconcentrato, anzi, la freddezza con cui ha realizzato il calcio di rigore è davvero invidiabile (l’esultanza pacata ma comunque rivolta verso la curva nord invece lo è un po’ meno). Applausi per Fibra? No, stavolta applausi per Ibra. Chiuderei comunque con una nota per chi ha vestito non solo le due maglie delle squadre di Milano, ma anche quelle di Torino: Aldo Serena. Ricordo ancora oggi che i tifosi facevano rimare il suo cognome con…ehm…diciamo “donna dai facili costumi bianconera”.

Mourinho non c’è più, ma evidentemente ha fatto scuola…

Josè Mourinho è senza dubbio uno degli allenatori più controversi e discussi del mondo. Su di lui si è detto veramente di tutto, sia in positivo che in negativo (e sinceramente con buone ragioni). Indipendentemente se si è pro o contro lo “Special One” non si può non ammettere che in fondo ci manca. Le sue conferenze stampa e le interviste che rilasciava erano sempre uno spettacolo e la sua partenza ha lasciato un vuoto. C’è però chi sembra essere stato contagiato dalla “mourinhite”. Eh si, perchè ricordate il sempre pacato e riflessivo Claudio Ranieri? Proprio lui, quello che veniva sempre punzecchiato dal portoghese con frasi tipo “Nella sua carriera non ha mai vinto niente”. Ad occhio e croce lo troviamo un po’ cambiato, visto che nella conferenza coi giornalisti dopo il derby sembrava veramente un tifoso arrivato da Testaccio. Risponde con grande impeto alle domande, si lascia andare ad alcune frasi in dialetto romanesco e sembra quasi voler prendere in giro i laziali. Manco a farlo apposta, sembra aver guadagnato un sacco di punti nella scala dei valori dei tifosi della curva Sud, con il suo video che sta impazzando in rete. Ma andiamo ad analizzare quello che è effettivamente accaduto.

Un giornalista gli chiede come mai ha cambiato stile, dicendo che non lo riconosce più, perchè a detta sua il tecnico giallorosso non avrebbe sottolineato gli errori arbitrali che avrebbero sfavorito la Lazio. Ranieri aveva già sottolineato prima che c’era fuorigioco sul rigore non dato a Mauri (effettivamente la moviola ha dimostrato la cosa) sembra non gradire affatto la cosa e quindi esplode: “E che vuol dire? Allora vedete che faccio bene a fare il romano e ad essere cambiato? Se mi dite che l’arbitro ha sbagliato da entrambe le parti sto zitto, ma se invece mi ricordate solo gli episodi dubbi per loro allora divento anch’io allenatore che vede soltanto da una parte”. Ma non finisce certo qui. Il giornalista si dichiara laziale e continua nella sua polemica, con Ranieri che decide di trasudare la sua romanità, esclamando: “Ce l’hai scritto in fronte che sei laziale! Ma io sono alla Roma? Ed allora faccio il romano! La Lazio ha perso per colpa dell’arbitro? (il giornalista risponde di no). E allora che continuate a fare? Facendo così fate solo godere di più i romanisti. Stanno a godè come ricci! Ve ‘a cantate e ve ‘a sonate…e fateme capì!”. Quando poi scopre che non ci sono altre domande…il colpo di genio: “Complimenti alla platea”. Non so voi, ma a me questo Ranieri nuovo piace. Era dai tempi di Mazzone che un tecnico non accendeva così gli animi della capitale. Ma qui si torna al discorso iniziale. Tutti odiano Mourinho…ma magari vorrebbero essere un po’ come lui!

Chi nasce tondo non muore quadro: l’ennesima “Cassanata”

L’elenco di giocatori dalla testa calda e dal talento sopraffino è lunghissimo e senza voler scomodare leggende come George Best o addirittura Diego Armando Maradona (che da poco ha compiuto cinquant’anni, auguri D10S!) ci soffermiamo a parlare ancora una volta del talento di Bari Vecchia, esploso in una fredda serata di didecmbre contro l’Inter e che ha regalato gioie, dolori e una miriade di spunti grazie ai suoi comportamenti. Già in precedenza ci eravamo soffermati su Antonio Cassano ed i suoi colpi di testa, ma stavolta la questione è diversa perchè perfino i più scettici avevano pensato “Beh, magari stavolta ha davvero messo la testa a posto”. Si, come no. I presupposti però stavolta c’erano davvero tutti. Con Cesare Prandelli aveva finalmente ritrovato l’azzurro dove stava giocando benissimo, il matrimonio sembrava averlo reso un uomo più maturo, anche con la Sampdoria tutto andava liscio. Cosa arriva dunque a rompere gli equilibri? Semplice, il suo essere Antonio Cassano.  Ma cerchiamo di capire cosa è successo. Nella sala riunioni del centro “Mugnaini” a Bogliasco il presidente Garrone gli chiede di andare a al premio “Rete d’Argento” a Sestri Levante, gli chiede una “presenza” diciamo, ma il barese rifiuta. Garrone prova ad insistere spiegandogli che ci tiene molto e che si tratta di rimanere pochissimo tempo, ma quando “Fantantonio” risponde in maniera poco elegante “Figurati se vado in quell’albergo di me…” allora gli animi si scaldano. Il presidente sbotta dicendo “chi ti credi di essere” ed allora Cassano se ne va sbattendo la porta e gridandogli parolacce (ci sono addirittura tifosi che possono testimoniare), ma anche giocatori come Pazzini, Marilungo Pozzi e Lucchini, nonchè il team manager e l’addetto stampa. Il punto chiave è proprio quello. Cassano torna ad essere il ragazzo che marinava la scuola per andare a segnare caterve di gol il Piazza del Ferrarese a Bari, cominciando una serie assai poco elegante di insulti verso il presidente. “Figghie i bo….” e “vecchio di me…” non sono proprio termini oxfordiani, ed il rispetto verso  una persona come Garrone in quel caso è d’obbligo (specie se in passato ti è sempre stato vicino e ti ha aiutato).

Ok, puoi avere le tue ragioni personali per stare vicino a tua moglie e non vuoi giustamente rivelare per tutelare la tua privacy, ma c’è modo e modo di esprimere le tue motivazioni. Così non va Antonio! Che succederà adesso? Personalmente credo che resterà alla Sampdoria. Hanno chiesto la rescissione del contratto? Mossa pesante, che rischia di farti perdere l’intero valore del cartellino di Cassano, ma al “Pierino di Bogliasco” gliele perdonano tutte e sono pronto a scommettere che sarà così anche stavolta. Peccato, stavolta ci speravo anche io, ma purtroppo è vero: chi nasce tondo non muore quadro.

Carpiato con doppio avvitamento: quoziente 3,1

Ho qualcosa in serbo per voi: Милош Красић. Beh si, forse è meglio scriverlo nel nostro alfabeto: Miloš Krasić. Il fortissimo calciatore della Juventus che ricorda a tutti quel Pavel Nedved che strappava applausi anche a chi non tifava per la “Vecchia Signora” ieri è stato grande protagonista, così come la domenica precedente. Stavolta però non per aver fatto ammattire i difensori avversari con le sue sgroppate sulla fascia laterale destra, bensì per un gesto molto antisportivo: una simulazione. Nella partita col Bologna infatti non venendo nemmeno sfiorato da Portanova il calciatore si lascia cadere ingannando l’arbitro che concede il calcio di rigore. Inutili le proteste dei calciatori felsinei che si vedono anche rispondere dall’arbitro in maniera piuttosto seccata di allontanarsi. Ok, Iaquinta poi se lo fa parare dall’ottimo Viviano, ma questo è un altro discorso. Così come è un altro discorso il fatto che il giornalista Mediaset Maurizio Pistocchi si confermi un assoluto inetto avendo commentato così: “Credevo che fosse un giocatore serio, invece è solo un serbo”. Ma qui si parla d’altro. La simulazione. Personalmente la ritengo una scorrettezza gravissima, il trarre in inganno l’arbitro merita sempre una punizione. Per farvi capire: secondo me andrebbe anche sempre ammonito chi alza il braccio per chiedere un fuorigioco (Baresi avrebbe giocato sei partite in carriera così).

Di simulazioni storiche ce ne sono a bizzeffe, ma le giornate di squalifica invece sono abbastanza recenti. Ricorderete senz’altro quelle inflitte a Marcelo Zalayeta del Napoli dopo un match proprio contro la Juventus (toccò anche ad Adriano in un Inter-Roma, giusto citarlo). Beh adesso è sacrosanto che anche Miloš Krasić si becchi le sue belle giornate di stop, perché come l’ho applaudito e lo applaudirò in futuro perché lo reputo un giocatore meraviglioso e dal talento sopraffino spero che possa così imparare che questi mezzucci ai campioni non servono.

Anche perché a volte si scade nel ridicolo. Ricordo una volta il mitico Zebina che stramazzò a terra dopo che Moriero aveva mimato (si, avete capito bene, mimato) una gomitata rialzandosi immediatamente fra le risate di tutti gli altri, avversari e compagni. Quindi caro Miloš Krasić…per questa volta la giuria ti ha dato 8,5 per il tuffo, ma la prossima volta evita.

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Serie A – Quinta Giornata: Se vinci festeggia, perchè alla prossima…chissà!

Questo campionato è indecifrabile e si contraddistingue per la sua indecifrabilità. Squadre che una domenica fanno un partitone nella giornata successiva cascano come pere mature. Il Chievo che in casa ne perde due di fila e poi espugna il San Paolo, lo stesso Napoli che ha raccolto un punto in casa e sette fuori! Il Palermo che va a dettare legge contro la Juventus all’ “Olimpico” di Torino e poi soffre oltre il dovuto col Lecce. Sinceramente…che bello! Ogni giornata regala le proprie emozioni, si deve veramente vivere come dicono sempre gli allenatori, ovvero “partita dopo partita”. Basta guardare la classifica: Chievo, Brescia, Cesena, sono state in testa per alcuni momenti. In coda a parte la sfortunatissima Udinese (che risalirà se continua a giocare così) tutti hanno almeno cinque punti, con la quota salvezza che se si proseguisse su questi ritmi sarebbe molto più alta.

Tra l’altro non c’è neanche una squadra imbattuta. Tutti possono giocarsela ovunque. Sicuramente i valori delle squadre (quelli veri) alla lunga verranno fuori, non c’è dubbio. Per il momento però è molto più divertente, il nostro campionato è diventato più avvincente perchè anche l’Inter non sembra in grado di vincere lo scudetto già a metà torneo. Intendiamoci, la truppa di Benitez resta la favorita numero uno, ma l’impressione è che dovrà sudare molto più del previsto per conservare il tricolore sulla maglia.

Tutti i gol della quinta giornata (da calcioblog.it):