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La ricerca della qualità

Un nuovo autore su Camminando Scalzi
Vi presentiamo oggi Alessandro Sisto, giovane blogger al suo primo articolo per Camminando Scalzi. Alessandro gestisce con amici il blog “Lo Spettatore” che trovate a questo link. Buona lettura!

C’è del cinismo nello spettatore medio di Mediaset, una sorta di masochistico compiacimento assaporato con gusto decadente. Nulla di squisito e artisticamente raffinato sembra affermarsi nel generale degrado di questa società materialista. Sempre più spesso, infatti, vengono proposti ai giovani modelli di grave vacuità intellettuale, e spesso anche morale, che si affannano in una narcisistica volontà di potenza, a inseguire il successo con ogni mezzo. Si susseguono ormai quotidianamente sui nostri schermi televisivi trasmissioni celebrative del culto dell’ignoranza, che promuovono una scalata al successo fondata non sulle reali competenze ma su una spesso malcelata tendenza alla prostituzione e alla finzione.

Sovente il pretesto del superamento di un perbenismo bigotto è alla base di un atteggiamento trasgressivo che non rispetta limiti. Ne è una dimostrazione Tamarreide , la nuova trasmissione del Lunedì di Italia uno , in cui un piccolo branco di “tamarri” viene caricato su un pullman e condotto in diverse città  per essere osservato nel proprio habitat naturale. Questa transumanza, arricchita dall’atteggiamento provocatorio di una dissonante (rispetto al contesto) Fiammetta Cicogna, viene mascherata da analisi psico-sociologica, venandosi di elementi morbidamente commoventi (capita che la povera tamarra Marika riveli un passato familiare turbolento in un momento di catarsi degno delle migliori puntate di Pomeriggio Cinque).

E se il Codacons chiede la chiusura immediata del programma (a causa della messa in onda di un’orgia dai contorni sfuocati) va comunque detto che gli ascolti consentono al format di sopravvivere. Forse ci aspettavamo tutti che in questa nuova epoca, dal vento diverso, un simile show non superasse la seconda puntata (come accaduto a Uman take control, altro prodotto della stessa “qualità” ). Pensavamo che certi sonniferi televisivi, descrittivi dell’Italia peggiore, fossero giunti al tramonto e che gli italiani fossero affamati di contenuti. Però, chissà, magari è presto per demordere, magari  la quarta puntata sarà anche l’ultima.

Loro sono tamarri, e voi?

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È tutta colpa dei giudici

È un copione già visto quello andato in scena oggi per l’udienza che vede coinvolto Silvio Berlusconi come imputato -insieme ad altre dieci persone- per il processo sui diritti TV Mediaset. Immancabili i sostenitori dell’Imperatore Maximo fuori dall’aula del tribunale, e immancabile show fatto di dichiarazioni e accuse, i ruoli ancora una volta ribaltati, un imputato – Berlusconi – che entra a sostenere un processo accusando la giustizia e i giudici.

“Accuse completamente inventate” secondo il Premier, l’ennesimo tentativo di ribaltone politico attuato dai giudici. E lo spunto è chiaro, si torna a parlare di quella famosa riforma della Giustizia che serve a “portare la magistratura a essere quello che deve essere, non quello che è oggi, un’arma di lotta politica” (via | Repubblica.it). Insomma, siamo alle solite. Le parole del Premier ripetute quasi ogni giorno da anni, contro quella magistratura che vuole a tutti i costi danneggiarlo per fini politici, contro una Giustizia che va assolutamente riformata perché non equa. Certo, poi viene qualche dubbio nel vedere una dichiarazione del genere fatta da chi le leggi le fa mentre è contemporaneamente imputato in un processo (e non soltanto uno), un processo che riguarda un’azienda televisiva di cui è proprietario. Insomma, ci troviamo di fronte ad un perfetto riassunto di quello che rappresenta il conflitto di interessi totale che vive il nostro Paese. La disperazione che prende leggendo dichiarazioni del genere è come sempre completa e inarrestabile, alimenta quell’enorme sentimento di stanchezza che pervade non soltanto il nostro povero Premier perseguitato dai giudici, ma anche in tutti noi semplici cittadini che dobbiamo assistere all’ennesimo teatrino propagandistico anche fuori dalle aule di un tribunale.

Pensate, pullman di sostenitori da tutta Italia, un palco montato (ma poi fatto sgomberare), gente che canta “Menomale che Silvio c’è”… questo è lo specchio del Paese. Cadono ancora una volta le braccia, cadute ormai infinite volte, che quasi passa la voglia di raccoglierle. Non ci viene risparmiato niente in questo tremendo spettacolo ormai quotidiano di totale decadimento della politica e della vita del Paese. Si torna anche a parlare di Ruby. Pensate, lui l’aveva aiutata. “Alla ragazza ho dato dei soldi per evitare che si prostituisse”. Che bontà. E poi ancora “Io sono sempre cortesissimo e ho chiesto un’informazione, preoccupato per una situazione che poteva dar luogo a un incidente diplomatico. Successivamente mi è stato risposto che la ragazza non era egiziana, ed è caduto tutto. Quindi non c’è alcuna concussione. Accuse risibili, demenziali e infondate.” (via | Repubblica.it) Certo, le accuse sono risibili, demenziali e infondate. Le accuse.

Insomma è tutto un complotto contro di lui, le sue aziende, i suoi soldi, la sua politica. Ancora una volta protagonista dei titoli dei giornali la sua storia giudiziaria, mentre il Paese è ormai allo stremo, pieno di emergenze irrisolte e colpito da un’evidente incapacità del Governo a risolvere i nostri problemi. L’unica cosa che riescono a fare, e su cui lavorano benissimo e a tempo pieno, sono proprio le vicende giudiziarie del Premier. Le altre cose rimangono in secondo piano. Poco importa della disoccupazione dilagante, dell’emergenza rifiuti, della città dell’Aquila ancora abbandonata a sé stessa, del problema immigrazione. L’importante è riformare la Giustizia politicizzata e cattiva. Le altre cose sono molto meno importanti.

Ah no, aspettate, c’è stata una bella idea riguardo al problema degli immigrati, e al fatto che l’Europa ci abbia risposto picche. Un’idea che definirei illuminante. Non pago degli acquisti (fittizi?) immobiliari nell’isola di Lampedusa che verrà proposta come Premio Nobel per la Pace (e qui ridiamo, ma per non piangere), di fronte ad un’Europa che ci tratta come l’ultimissima ruota del carro, l’idea geniale è arrivata: “O fanno come diciamo noi, o ci separiamo.” Mi sembra un’ottima idea di “politica creativa”, in Europa staranno di sicuro tremando di fronte alla terribile minaccia della fondamentale Italia. Insomma, non contenti della assoluta poca credibilità diplomatica internazionale, dei fallimenti sotto tutti i fronti (siamo riusciti a “strappare” la faccenda dei rimpatri con la Tunisia e basta), del fatto che l’Europa ci tratti come dei cretini che non contano niente, l’idea più brillante che viene al nostro Premier e ai suoi seguaci è di “separarsi dall’Europa”. Bene così. Non ci facciamo mancare niente, dai.

Di fronte a tutti questi fallimenti, perché non se ne tornano tutti a casa? Basta, non ce l’avete fatta, non avete risolto niente, non avete affrontato niente. Tornate a casa, deponete le armi e le iniziative, non è più il vostro tempo, cari governanti.

 

Ah no, non si può. Prima bisogna riformare la giustizia, perché è tutta colpa dei giudici.

 

 

Polso di Puma – Hobby: guardare la tv ?

 

Esordisce oggi su Camminando Scalzi una nuova rubrica d’opinione, curata dai redattori del blog Polso di Puma. Diversi autori del suddetto blog si alterneranno di settimana in settimana sugli argomenti più caldi del momento. Qual’è la loro “missione”? Citandoli direttamente “Vi assicuriamo che la lettura settimanale di questo blog vi rinfranchera’ lo spirito, ma soprattutto vi avvicinerà alla verità (comunque da parte nostra nessuna presunzione, solo un atto di grande umanità).” Benvenuti a loro dunque!

La redazione di Camminando Scalzi

Possiamo anche far finta di niente.. ma è così impossibile.

L’unico modo per sopravvivere è quello di spegnere la televisione (ma serio.)

Ma tutti questi milioni di italiani che affollano i divani e si accalcano davanti ai loro mega impianti dolby per vedersi fiction, tg-fiction e reality-fiction, come fanno?
È possibile che veramente siano interessati a quelle cose che si vedono e si sentono? È possibile che uno Sgarbi faccia alzare l’audience quando dovrebbe nauseare? E non ditemi che è una persona colta, perchè una vera persona colta non fa il pagliaccio in televisione. Ma ho fatto il suo nome perchè tutto sommato, con i suoi tormentoni (capra, culattoni raccomandati) riesce a farsi ricordare per cose dementi e demenziali.
Questo è un argomento trito e ritrito, ma forse è ritrito male.
Ragazzi miei, uomini e donne, amici di maria ma non solo, parliamoci chiaro: è inammissibile che in televisione bazzichino personaggi come Licio Gelli, Moggi, Platinette, Signorini, che parlano osannati dai servetti e dalle servette-starlette di passaggio, passaggio di mano e di macchina verso serate all’insegna della prostiperdizione e della morte delle dignità.
È noioso ed inutile far parlare politici decrepiti e immorali su questioni importanti e fondamentali per il futuro del Paese, politici che passano piu’ tempo alle cene mondane e in tv invece che in Parlamento o in studio a decidere quali possano essere le migliori scelte per il nostro Paese. Politici che fanno ricorso al lifting più che alla lettura e alla cocaina più che al dialogo costruttivo..
Ma mi scoccia anche citarli.
È deleterio che vengano trasmesse pubblicità dove dio (quel famoso dio bianco e buono e giusto che vive in cielo) si fa corrompere per un caffè, dove a qualsiasi cosa (antipulci, succhi di frutta, colla, francobolli e articoli da tabagismo) vengano associate sempre ragazze seminude ed ammiccanti.. il fatto che questo sia il sistema più usato per l’attrazione verso un prodotto la dice lunga sul livello culturale del Paese.
È deprimente scoprire che i migliori programmi sono trasmessi ad orari improbabili, che per mandare certi messaggi bisogna fare programmi incomprensibili ai più tipo blob, che i programmi migliori culturalmente devono essere soggetti sempre a critiche o a stroncature. Mi viene in mente il programma di Baricco di molti anni fa ormai, che si chiamava.. non mi ricordo più, ma giusto perché non se ne è piu’ parlato e non hanno fatto repliche mille anni consecutivi come le isole dei resuscitati e i grandi fratelli di secondo letto.
Pero’ era veramente serio, ma serio.
Allora ecco che interviene la pay-tv dove si puo’ avere tutto, programmi assurdi, documentari inutili, partite di tutto il mondo, approfondimenti su sport mai immaginati pagando ancora.
Ma pagando in che termini?
Il fatto di avere Rai e Mediaset come reti “nazionalpopolari”, a parte il canone, ci sta costando molto:  il futuro dei nostri pargoli e il presente delle nostre pargolette mani, ormai tese ad arraffare soldi e toccare corpi di volontarie donne oggetto.
Ci sta costando l’abbrutimento della nostra personalità, l’aumento dell’aggressività, della competitività fra civili e fra incivili,
l’appiattimento del discorso culturale, la perdita di valori sani a scapito di quelli insani,  la violenza gratuita e l’amore a pagamento.
Ma non voglio dare tutta la colpa alla televisone ed ai suoi autori, alla fine basta saper scegliere. In Italia ultimamente non si può scegliere molto.
Tutto sommato le reti private regionali danno buoni spunti: film di Totò, i gol del Napoli degli anni di Maradona possono bastare come razione quotidiana di tv.
“Tutto il resto è piscio” (cit.)

Il molosso

 

Gli articoli della rubrica Polsodipuma sono reperibili anche su http://polsodipuma.blogspot.com/

 

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Il decretino Romani

Si chiama Paolo Romani, è vice-ministro allo Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni, e porta il nome del recente decreto riguardante la normativa di recepimento della direttiva europea sui media audiovisivi (2007/65/CE). Emanato dal Governo come regalo natalizio durante il mese di dicembre, il provvedimento attende ora il parere delle commissioni competenti della Camera, tra attacchi e polemiche.

Le male lingue che parlano dell’ennesimo provvedimento “ad personam” puntano il dito contro un decreto che appare cucito su misura per avvantaggiare l’azienda dell’attuale Presidente del Consiglio. A discapito di Sky, la principale concorrente di Mediaset, il decreto prevede infatti la limitazione degli affollamenti pubblicitari per tutti i canali a pagamento, sia satellitari che terrestri: una quota che dal 20% scenderebbe al 16% nel 2010, al 14% nel 2011, e al 12% dal 2012. Da parte sua il vice-ministro Romani difende il decreto spiegando che è “pienamente conforme con la disciplina comunitaria” e che la riduzione degli spazi pubblicitari servirebbe a tutelare il consumatore-utente della pay tv, il quale già paga per la fruizione di quel contenuto e non dovrebbe quindi subire l’onere delle frequenti interruzioni pubblicitarie. Un principio indiscutibile, se non fosse per il fatto che l’attuale capo di Governo è anche il principale proprietario dell’azienda che ricaverà i maggiori profitti da questa modifica. La grossa quota di introiti pubblicitari a cui il magnate Murdoch dovrà rinunciare, infatti, andrà con molta probabilità a riversarsi sulle “free tv”, e quindi principalmente su Mediaset.

A rimarcare ulteriormente il già discusso conflitto d’interessi del Premier si prodiga Alessandro Gilioli nel suo spazio sull’ “Espresso blog”, aggiungendo che: “siccome Mediaset si sta buttando sull’Iptv [Internet protocol television, per la diffusione di contenuti audiovisivi attraverso il Web] ispirandosi ad Hulu, occorre ridurre il numero di video circolanti in Rete e prodotti dal basso, che possono costituire potenzialmente una significativa concorrenza alla Iptv di Mediaset”. Da qui una serie di norme ampiamente criticate, che sembrano avanzare un subdolo tentativo di controllo della Rete. Come infatti spiega il quotidiano on-line dell’associazione Articolo 21, “il decreto include la fornitura delle immagini via internet tra le attività che necessitano di un’autorizzazione del Governo, e poi estende la rigida disciplina del diritto d’autore ai fornitori di servizi via internet”.

Si dimostra molto scettico anche il dirigente di Google Italia, Marco Pancini, il quale afferma che “alcune norme del decreto Romani mettono in crisi il funzionamento dei siti web che forniscono servizi tipo You Tube”, giacché si equiparano i canali tv tradizionali ad un sito internet che permette di caricare contenuti audiovisivi.
Rimane da chiedersi se un sito che ospita contenuti generati da terzi possa essere accomunato ad un qualunque canale tv, che sceglie cosa trasmettere… “Sarebbe come ritenere l’azienda che si occupa della manutenzione delle autostrade responsabile per quello che fanno coloro che guidano le automobili” spiega in un’intervista de La Repubblica il segretario generale dell’Associazione italiana Internet Provider, Dario Denni.

Tra sanzioni per chi vìola il diritto d’autore e l’obbligo di registrare le testate giornalistiche, sembra dunque che anche internet rischi di perdere la sua tanto celebrata rappresentazione di LIBERO SPAZIO per LIBERI CITTADINI…