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	<title>Camminando Scalzi... Informazione Libera &#187; linux</title>
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		<title>La tavoletta perfetta. Diario di chi ha deciso di aspettare tempi migliori.</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 07:11:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Pirò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’iPad è un bell’oggetto, nessuno può dire il contrario. Però costa e nessuno ce lo regala. Pertanto, gran parte di chi lo vorrebbe deve prendere una decisione: spendo quei soldi oppure no? Se fosse gratis o molto economico il problema non sussisterebbe: è da avere. E per diversi motivi, che vanno dall’utilità dell’oggetto in sé, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’iPad è un bell’oggetto, nessuno può dire il contrario. Però costa e nessuno ce lo regala. Pertanto, gran parte di chi lo vorrebbe deve prendere una decisione: spendo quei soldi oppure no?</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" src="http://itechreport.com/wp-content/uploads/2010/01/ipad_concept.jpg" alt="" width="284" height="284" />Se fosse gratis o molto economico il problema non sussisterebbe: è da avere. E per diversi motivi, che vanno dall’utilità dell’oggetto in sé, al poter proclamare di esserci  stato quando il Fatto è avvenuto. L’utilità dell’oggetto non è messa in discussione, almeno dalle persone che sanno che esiste e che vorrebbero comprarlo. Insomma qualcosa ci si fa con questa mattonella: si porta sempre in borsa, ci si prepara un veloce PowerPoint durante la colazione, si controlla la mail o si legge l’Ansa in autobus, si ruota il globo di Google Earth con le dita, ci si distrae sul divano disegnando o prenotando il volo per le vacanze, si guardano le foto del campeggio poco prima di addormentarsi alla sera.<br />
Per ciò che riguarda il Fatto invece, mi riferisco al momento “storico” della sua presentazione, pietra miliare nell’evoluzione dei personal computer. Per la prima volta nella storia dei gadget è stato portato nelle vetrine dei negozi un quadretto tutto-schermo, senza mouse, tastiere e fili, con una splendida interfaccia grafica tutta da toccare, sempre collegato a internet e che pesa poco più di mezzo chilo. Certo, tutto questo non basta a spiegare le isterie di molti durante il lancio commerciale, ma bisogna anche considerare che sono questi oggi i grandi eventi nella vita di ogni buon indigeno globale digitale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://onlygizmos.com/content/2010/01/ideapadu1hybrid-1262655724-350x312.jpg" alt="" width="202" height="179" />Svincolati dall’allucinazione di non poterne fare a meno, innescata probabilmente dal suo ipnotico design o dalla patologica campagna di attesa promozionale, possiamo concederci del tempo e valutare la nostra effettiva ineluttabilità ad averlo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La tavoletta perfetta però non è questa. Come tutti i prodotti della mela, manca sempre qualche funzioncina che deliberatamente Apple non ha voluto inserire. Altrimenti come imbottirà la lista delle novità dei futuri <strong>iPad S</strong> o <strong>iPad 4G</strong>?<br />
Insomma c’è sempre qualcosa a parte il prezzo, che ti fa rinunciare all’acquisto, oppure ti lascia quell’amaro dopo che l’hai comprato. Perché le potenzialità sono tante, e l’oggetto potrebbe fare tutto  ciò che attualmente fanno gli oggetti che ci farciscono lo zaino. Ma tant’è, non lo fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo iniziare l’elenco dicendo che non si possono vedere i divx scaricati da Internet, a meno di convertirli uno per uno nel formato compatibile tramite iTunes (e la procedura non dura 5 minuti diciamo); ovviamente non si può utilizzarlo per scaricare “illegalmente” dal web ciò che Apple vende “legalmente” (musica, film, telefilm, ecc..); non è multitasking, quindi, per esempio, non posso tenere Messenger acceso mentre navigo sul web; non ha la webcam (signori spiegatemi perché non hanno messo la webcam vi prego); non ha porte usb; non puoi espandere la memoria con una scheda SD; l’unica porta di comunicazione che ha è proprietaria e quindi devi comprare a parte ogni adattatore; non puoi vedere i contenuti in Flash; non vive di vita propria ma è pensato per essere “abbinato” ad un computer dotato di iTunes; non ci puoi installare tutto ciò che vuoi, ma solo ciò che Apple “approva” (un esempio banale? Firefox).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" src="http://designyoutrust.com/wp-content/uploads6/1_44.jpg" alt="" width="167" height="201" />Io aspetto tempi migliori. Gli altri produttori di PC si sono già attivati per adeguarsi ai nuovi standard di mobilità creati dall’iPad. La speranza è che lo facciano in fretta e in maniera decente, in modo da non apparire, al confronto, prodotti cinesi. Personalmente sono pronto ad accettare eventuali impallature del sistema operativo o una minore fluidità dello schermo, affrancato però nel fare con il mio tablet ciò che meglio credo. Una prova lampante che aspettare sia una scelta valida è la storia dei cellulari Android: hanno inseguito l’iPhone per un bel periodo, ma poi ce l’hanno fatta. Ora sono al top. Nulla vieta di pensare che la storia possa ripetersi anche con i tablet, nei quali si cimenteranno probabilmente per primi gli attuali produttori di netbook come Asus e Acer. E in questo caso la possibilità di scelta farà spaziare gli utenti dallo stesso Android (sistema operativo molto versatile) all’attesissimo Chrome OS (il primo in The Cloud), da Windows Seven a tutte le distribuzioni Linux per netbook ormai a livelli di qualità altissimi. Ciò che mi galvanizza però, e credo anche tutti coloro che subiranno la pena di aspettare, è che questi sistemi operativi potranno essere utilizzati contemporaneamente sullo stesso dispositivo. Non ci sarà mela proibita qui.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">“Windows è pesante!” &#8211; ma chi l’ha detto che un tablet non può sostituire un PC? Classica arringa per suffragare un mezzofare come l’iPad. Si denigravano nello stesso modo i netbook all’inizio, finché non ci si è accorti che la gente aveva bisogno di continuare a fare in mobilità tutto ciò che già faceva. Risultato: sono crollate le vendite dei portatili “3 chili e mezzo” perché molti si sono trasferiti completamente sulla nuova alternativa “peso piuma”.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://www.gottabemobile.com/blogimages/lenovoyoga_20concept.jpg" alt="" width="239" height="230" />Perché le persone, infatti, dovrebbero portarsi dietro un oggetto con le potenzialità di un PC, potendolo però usare soltanto come un grosso iPod? Per quello che mi riguarda, l’intenzione è di usare il mio venturo tablet come una copia speculare dei miei PC; vorrei trovarci sempre tutti i miei file e programmi aggiornati, dovunque mi trovo. Ovviamente eviterei di far partire una simulazione Matlab dell’Universo dal mio tablet (a oggi per ovvie ragioni di potenza di calcolo), ma mi piacerebbe decidere di volta in volta se utilizzarlo in modalità “grosso lettore mp3” o “notebook aziendale”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Probabilmente queste riflessioni nascono semplicemente dal fatto che ognuno chiama con la parola &#8220;tablet&#8221; un sogno che insegue da anni. E ognuno in fondo ha il proprio sogno, diverso da quello degli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché “diario”. Tutte le considerazioni espresse fin qui valgono fintantoché non ci frulla nella mente una nuova e tutta personale idea di utilizzo della tavoletta, o molto più mestamente finché non ci ammutoliamo di fronte al nuovo spot della Apple.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Mi piacerebbe conoscere i sogni di chi ha deciso di aspettare tempi migliori, ma anche di chi ha già visto realizzarsi il suo. Buona estasi a tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div id='stb-container-9353' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-9353' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-9353' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="../collabora-con-noi" target="_blank">trovate qui</a>. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi.</div></div>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Google Chrome OS, lʼos si trasferisce in nuvola</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 08:11:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>linuxedintorni.org</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nuovo OS di Google promette di portare tutto quello di cui avete bisogno online. Ma siamo veramente pronti? La scorsa settimana, dopo giorni e giorni di indiscrezioni più o meno veritiere, Google ha ﬁnalmente presentato i primi risultati del suo progetto &#8220;Chrome OS&#8221; annunciato circa quattro mesi fa. Le aspettative erano molte ed in parte, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id='stb-box-6227' class='stb-custom_box' style="color:#000000; border-top-color: #d36f02; border-left-color: #d36f02; border-right-color: #d36f02; border-bottom-color: #d36f02; background-color: #FAD875; background-image: url(http://www.camminandoscalzi.it/50px); ">
<p style="text-align: center;"><span style="color: #333333;"><em><strong>Un gradito ritorno</strong></em></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #333333;"><em><strong><br />
</strong></em></span></p>
<p style="text-align: center;">Torna a scrivere per Camminando Scalzi Mauro Fava autore del blog informatico &#8220;<a href="http://www.linuxedintorni.org/" target="_blank">Linux e dintorni</a>&#8220;. Mauro, dopo averci presentato <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/un-primo-sguardo-a-google-wave.html" target="_blank">Google Wave</a>, è qui per raccontare le sue prime impressioni sul sistema operativo open source Google Chrome OS.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="background-color: #ffffff; "></div></span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;"><em>Il nuovo OS di Google promette di portare tutto quello di cui avete bisogno online. Ma siamo veramente </em><em>pronti?</em></span></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/google_logo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1371" style="border-color: #FFFFFF;" title="google_logo" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/google_logo-300x211.jpg" alt="google_logo" width="216" height="152" /></a>La scorsa settimana, dopo giorni e giorni di indiscrezioni più o meno veritiere, Google ha ﬁnalmente presentato i primi risultati del suo progetto &#8220;Chrome OS&#8221; annunciato circa quattro mesi fa. Le aspettative erano molte ed in parte, per chi si aspettava un sistema operativo rivoluzionario, non sono state deluse. Iniziamo con il dire che il motore che spinge Chrome ﬁn dalle sue fondamenta è <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Linux" target="_blank">Linux</a></strong>, il famoso kernel open source che equipaggia tutte le distribuzioni che possiamo reperire come OpenSUSE, Fedora, Ubuntu, Debian ed altre meno famose ma non per questo di minore importanza. Questa scelta comporta necessariamente una felice scelta di licenza, integrando il kernel Linux il progetto deve essere rilasciato sotto una delle tante licenze Open Source disponibili, la stessa Google a poche ore di distanza dalla presentazione del progetto ha provveduto al rilascio dei sorgenti completi del progetto. Stiamo parlando di una nuova concezione di quello che chiamiamo sistema operativo.  Iniziamo con il dire che se il cuore è Linux, tutto il resto è stato creato partendo da una Debian per poi arrivare, con le dovute modiﬁche e con lʼaiuto del team di Canonical, a quello che possiamo deﬁnire come un risultato che lascia molto disorientati.</p>
<p>Il sistema è dedicato a quella fascia di pc che viene deﬁnita <strong>netbook</strong>; tra i suoi rappresentanti possiamo annoverare modelli dei più famosi produttori i quali propongono sistemi solitamente equipaggiati con processore Atom e schermi di ridotte dimensioni. Fin da subito però ci scontriamo con la prima pesante limitazione ovvero lʼincapacità del sistema di essere installato allʼinterno di quei netbook equipaggiati con tradizionali Hdd meccanici sata o pata: il team di Google ha escluso questa possibilità direttamente a livello kernel, il che lascia spazio <em>solo a sistemi con dischi a stato solido</em>. Se da un lato questa scelta può avvantaggiare la velocità di trasferimento dei dati, dallʼaltra è possibile subito constatare come la scelta riduca ﬁn da subito il mercato a pochi modelli in vendita visto che il mercato si è spostato sulle periferiche di memorizzazione di massa standard con un taglio medio di 160 Gb.<br />
La strategia fa pensare ﬁn da subito a soluzioni hardware appositamente sviluppate e commercializzate dalle aziende con la collaborazione di Google da dividere per mercato, nazione e prezzo come più aggrada i produttori. Il sistema è in grado di effettuare il <strong>boot in soli 7 secondi</strong>, certamente un risultato sorprendente ma che fa pagare un pesante tributo.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/Immagine1.gif"><img class="alignright size-full wp-image-1363" style="border-color: #FFFFFF;" title="Immagine1" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/Immagine1.gif" alt="Immagine1" width="387" height="329" /></a>Come è possibile vedere dallʼimmagine a destra un classico OS, come in questo caso Win, ha innumerevoli servizi da avviare mentre Chrome OS, vista la sua ridotta architettura, riesce a spuntare record impensabili con altri OS, siano essi Unix like o Windows. Lʼestrema ottimizzazione del kernel fa da padrona in questo caso ma il dubbio che tutto sia ridotto ai minimi termini è molto forte. Allo stato attuale, anche se non ne ho la certezza, posso affermare con ragionevole margine dʼerrore che il collegamento di periferiche usb diverse da dispositivi di memorizzazione di massa potrebbe essere veramente difﬁcile.</p>
<p>Certamente va considerata la natura stessa del progetto, Chrome OS è nato evidentemente per permettere lʼutilizzo di tutte le applicazioni web Google in mobilità. I vostri ﬁle saranno online, i vostri software saranno online e tutto sarà fatto sfruttando il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cloud_computing" target="_blank">cloud computing</a>. La stessa tab del sistema operativo che serve per richiamare il software disponibile non fa altro che mostrare sulla stessa pagine tutti i software online offerti dalla <em>grande G</em>: troviamo Reader, Docs, Mail e tutto quel cosmo che ruota intorno al nome più famoso del web.</p>
<p>Il sistema è totalmente immune da virus, il kernel Linux non da certo modo di preoccuparsi sotto questo punto di vista ma da un OS Linux ci sia aspetterebbe un accesso ad una console di sistema che allo stato attuale non è invece raggiungibile. Una volta effettuato il login nel sistema, usando il vostro account gmail, vi troverete allʼinterno di un ecosistema che personalmente mi ha dato lʼimpressione di essere come imprigionato in quello che potremmo deﬁnire il &#8220;Google World&#8221;.</p>
<p>Lʼinterfaccia è minimale e tutto, ma proprio tutto, è eseguito ed effettuato attraverso il browser Chrome, che si comporta da browser o da editor di testi a seconda di quello che desideriate fare in quel determinato instante.  Allo stato attuale sembra impossibile esplorare il disco di sistema se non inserendo una chiavetta usb che dà subito accesso ad una sorta di visualizzatore del ﬁle system, in grado di esplorare le cartelle di sistema. Tutto si riduce ai minimi termini: poche icone, poche impostazioni modiﬁcabili ed in generale poco di tutto&#8230; Amo i sistemi minimali ma qui forse si esagera.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/chrome.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1373" style="border-color: #FFFFFF;" title="chrome" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/chrome-300x300.jpg" alt="chrome" width="210" height="210" /></a>Lʼinterfaccia realizzata completamente in GTL+ è quella del browser Chrome e se per caso vi trovate nella condizione di avere chiuso tutte le tab del browser non vi preoccupate: esso ripartirà in men che non si dica, a testimonianza che quello è il solo software che mette in contatto voi ed il vostro hardware. Volendo scendere più in profondità possiamo solo visualizzare la tab dei processi aperti che, neanche a dirlo, ha tanti processi aperti per quante tab di google Chrome sono in funzione. Tutta questa sempliﬁcazione introdotta nellʼinterfaccia rende anche difﬁcile superare il primo apprendimento: dopo qualche ora di sperimentazione si ha ancora difﬁcoltà nel capire la disposizione di strumenti ed interfaccia che, fondamentalmente, non esistono.</p>
<p>Vi starete certamente chiedendo come sia possibile lavorare in assenza di connettività&#8230; La risposta in realtà è molto semplice: è impossibile.</p>
<p>Senza una adeguata linea internet, sia essa wiﬁ o di altro genere, il sistema è totalmente inerte, tanto da non riuscire ad effettuare il login sulla macchina stessa. Non voglio essere troppo frettoloso nel rilasciare giudizi ma per ora non vedo grande spazio per questo nuovo OS che, pur se innovativo e dalla concezione estremamente interessante, non ha margini di mercato presso il normale utente abituato ad un modello dʼuso del pc consolidato da anni.</p>
<p>Le limitazioni maggiori per la diffusione di Chrome OS potrebbero proprio trovarsi allʼinterno della stessa infrastruttura informatica di un paese. Prendendo ad esempio il caso del nostro paese, è evidente come un OS che per funzionare ha la necessità di essere online sia di difﬁcile utilizzo a causa delle profonde limitazione al quale le utenze del nostro territorio debbono sottostare. Si potrebbe optare per una connessione di tipo mobile ma con le tariffe attuali e con le loro limitazioni sarebbe come pagare un abbonamento di qualche decina di euro mensili per usare il proprio PC.</p>
<p>Da non dimenticare che la versione che è stata analizzata è solo una compilazione dei sorgenti che la stessa azienda ha rilasciato poche ore dopo la presentazione dellʼOS; magari le cose sono già nettamente migliorate e già pronte per un debutto in grande stile, che dovrebbe avvenire nella prima metà del 2010.</p>
<p>Siamo quindi sicuri che la soluzione a tutti i nostri problemi di OS passi per il cloud computing?</p>
<p>A mio avviso è ancora prematuro affrontare un progetto del genere ma si sa che le grandi idee sono quelle che ad un primo momento sembrano essere le peggiori. Google ci ha abituato alle grandi rivoluzioni scaturite in seno ai propri ufﬁci, magari riuscirà a sorprenderci anche questa volta.</p>
<p>Vi propongo un ﬁlmato del sistema operante allʼinterno di una macchina virtuale realizzata su piattaforma MacOSX Snow Leopard.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/FglzDHsK32A" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/FglzDHsK32A"></embed></object>
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		<title>Microsoft e l’open source: è vero amore?</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 09:25:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ciro Trocciola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi anni la strategia Microsoft nei confronti del software open source è stata quantomeno controversa, per non dire quasi del tutto senza senso logico. Partiamo dal 2001 quando Steve Ballmer, all’epoca amministratore delegato e attuale presidente dell’azienda, definisce Linux come un “cancro che si attacca, nel senso della proprietà intellettuale, a tutto ciò che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni la strategia Microsoft nei confronti del software <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Open_source">open source</a> è stata quantomeno controversa, per non dire quasi del tutto senza senso logico.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://img101.imageshack.us/img101/5128/microsoftopensourcec.jpg" alt="Un rapporto difficile" width="300" height="200" /></p>
<p style="text-align:left;">Partiamo dal 2001 quando Steve Ballmer, all’epoca amministratore delegato e attuale presidente dell’azienda, <a href="http://punto-informatico.it/50853/PI/News/ballmer-linux-un-cancro.aspx">definisce Linux</a> come un “<strong><em>cancro</em></strong><em> che si attacca, nel senso della proprietà intellettuale, a tutto ciò che tocca</em>”; nel 2007 durante un’intervista, due dirigenti dell’ufficio legale di BigM <a href="http://punto-informatico.it/1986484/PI/News/microsoft-linux-viola-un-mare-brevetti.aspx">dichiarano</a> che alcuni tra i maggiori progetti open source, tra cui <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Linux">Linux</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Open_Office">Open Office</a>, violano oltre 230 brevetti appartenenti alla società; inoltre all’inizio di quest’anno Microsoft <a href="http://punto-informatico.it/2561498/PI/News/microsoft-ingorga-tomtom-linux.aspx">ha fatto causa a TomTom</a>, risolta con un accordo <a href="http://punto-informatico.it/2590337/PI/News/tomtom-si-arrende-microsoft.aspx">extra-giudiziario</a>, per violazione di brevetti relativi al proprio filesystem FAT32.</p>
<p style="text-align:left;"><img class="aligncenter" src="http://img183.imageshack.us/img183/590/microsoftetomtom.jpg" alt="Microsot contro TomTom" width="240" height="170" /><br />
Eppure negli stessi anni, la società di Redmond strizza l’occhio diverse volte ai sostenitori del codice libero. Nel 2006 e nel 2009 si allea con le società responsabili di due delle principali <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Distribuzione_Linux">distribuzioni Linux</a>, <a href="http://www.megalab.it/1193/microsoft-e-novell-e-partnership-su-linux">Novell</a> e <a href="http://punto-informatico.it/2553691/PI/News/microsoft-red-hat-si-stringono-mano.aspx">Red Hat</a>, fino a poco tempo prima sue acerrime nemiche; nel 2008 finanzia lo sviluppo del web server <a href="http://www.tomshw.it/news.php?newsid=14898&amp;comment_page=0">Apache</a>, concorrente del proprio IIS; ancora nel 2009 promette di <a href="http://punto-informatico.it/2664363/PI/News/microsoft-non-fara-guerra-linux.aspx">non perseguire</a> legalmente gli sviluppatori che facciano uso di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mono_%28progetto%29">Mono</a>, implementazione open source del proprio <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Microsoft_.NET">.NET framework</a>.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://img2.imageshack.us/img2/899/microsoftcodeplexnf.jpg" alt="Codeplex" width="250" height="200" /></p>
<p>Viste queste evidenti ambiguità, risulta molto difficile giudicare la recente notizia del lancio del progetto <a href="http://www.codeplex.com/" target="_blank">CodePlex Foundation</a>, una fondazione no-profit che dovrebbe incentivare lo sviluppo di software a codice aperto, rivolta soprattutto ai produttori di software commerciali. Microsoft ha stanziato per le attività iniziali circa un milione di dollari e redatto <a href="http://www.codeplex.org/docs/Codeplex_Foundation_Contribution_Agreement.pdf">un documento</a> che trasferisce copyright e diritti di utilizzo del software prodotto interamente alla fondazione, senza la necessità di versare nulla al programmatore originale. Inoltre sembra che verrà lasciata ampia scelta ai partecipanti riguardo alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Licenza_open_source">licenza</a> con la quale rilasciare il proprio software. A prima vista sembra un’iniziativa del tutto simile alle fondazioni classiche del settore. Il consiglio di amministrazione è al momento composto principalmente da uomini Microsoft, ma tra questi figura <em>Sam Ramji</em>, uno degli impiegati della società più attivi nel sostenere il codice aperto. Inoltre è presente anche <em>Miguel de Icaz</em>, curatore del progetto Mono, e sembra che in futuro verranno ammesse altre importanti personalità del mondo open, oltre a rappresentanti di rilievo del mondo closed-source.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://img148.imageshack.us/img148/8334/linuxmicrosoftcustom.jpg" alt="Open Vs Microsoft" width="180" height="220" /></p>
<p>Come giudicare quindi questa mossa, alla luce di quanto visto finora? Penso che la strategia del colosso di Redmond sia chiara ormai da anni: cerca di dimostrarsi amica della comunità open, con “regali” e aiuti di vario genere, per poi voltarle improvvisamente le spalle, a suon di battaglie legali per presunti brevetti violati: il più classico dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fear,_uncertainty_and_doubt">FUD</a>, che tenta di scoraggiare aziende e utenti finali, intimoriti dalla possibilità di vedersi intentare causa da un’azienda che non ha certo problemi a pagare stuoli di avvocati. Inoltre una delle principali caratteristiche delle fondazioni open source è l’indipendenza: cosa ci dice che il legame tra CodePlex e Microsoft non possa tarpare in futuro le ali ad eventuali progetti nati al suo interno, che possano in qualche modo rivelarsi una minaccia per il business della propria fondatrice? La verità verrà fuori con il tempo; nel frattempo godiamoci questo inaspettato regalo, sperando che non ci si ritorca prima o poi contro.
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