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	<title>Camminando Scalzi... Informazione Libera &#187; crisi economica</title>
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		<title>La democrazia è morta!</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 07:30:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Guevara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche oggi i telegiornali sparano parole al vento. Non so se sia giusto continuare a fidarsi, dato che non fanno altro che passarci informazioni superflue e spaventarci; a dir il vero, ultimamente mi sono lasciata prendere da altro, così da perdere le ultime della politica. Sarà perché Monti non fa altro che elencare i duri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche oggi i telegiornali sparano parole al vento. Non so se sia giusto continuare a fidarsi, dato che non fanno altro che passarci informazioni superflue e spaventarci; a dir il vero, ultimamente mi sono lasciata prendere da altro, così da perdere le ultime della politica. Sarà perché Monti non fa altro che elencare i duri colpi che accetteremo, sarà perché i partiti stanno facendo i pagliacci in Parlamento &#8211; come loro consuetudine &#8211; sarà perché non voglio credere a niente di ciò che sta accadendo. Insomma, tutto m’annoia. Ma la cosa che più mi irrita tra tutte è sapere e vedere che i mercati finanziari, da tempo gibbosi, sono il tedio della vita di noi che viviamo sotto l’uggia dei monarchi. Mi spiego meglio. <strong>Noi (cittadini onesti) siamo stati letteralmente schiavizzati da cifre. <em>Cifre inesistenti</em>!</strong> Rendiamoci conto dell’assurdità del problema! Com’è possibile che nel 2011 non si riescano a fronteggiare problemi finanziari originati da negligenze antecedenti e da false promesse accumulate nel tempo? Mi sento frustrata. E persa. Ci sono giorni in cui sui giornali non troviamo altro che titoli lugubri: “rischio default”, “fallimento dello Stato”&#8230; In TV compaiono dal nulla uomini e donne che con gli occhi lucidi annunciano vendetta, che inveiscono contro gli alti muri dell’imperialismo vorace, che lanciano fumogeni e creano subbugli affinché tutto vada come dovrebbe andare. È durante questi giorni di estrema agonia che vorrei che niente fosse vero. Vorrei che le immagini che mi si creano in testa quando leggo i valori dello spread fossero solo tristi fantasie passeggere, che i giornali dicessero bugie e che i video riprodotti dalla TV fossero girati da un ottimo regista e recitati da bravi attori. Ma purtroppo non è così.<br />
<img class="alignleft" src="http://cogitoergo.it/wp-content/uploads/2011/05/politici-cittadini-banca.jpg" alt="" width="291" height="184" />Le bestie di Monti, quelle in giacca e cravatta, e Monti stesso, ci stanno imponendo con la forza di essere più gentili con lo Stato, di digerire i sacrifici che presto ci ficcheranno in bocca e che solo a noi precari faranno ingoiare. C’hanno detto che se faremo ciò che dicono loro, tra qualche anno verremo fuori dal vortice chiamato “crisi”, che riprenderà l’economia, e che quindi l’Italia comincerà a giovarne; s’alzerà il PIL, aumenterà il tenore di vita e la felicità nazionale! Ciò che più mi dilania è che <strong>tutto questo avverrà esclusivamente grazie ai leggeri portafogli</strong> <strong>di chi ha sempre pagato</strong>, e ora non ha un centesimo da mettere in tavola. Come faranno allora a sovvenzionare coloro che sono stremati dalla lunga e pressante vita che l’Italia ha fatto condurre loro? Quelli in giacca e cravatta essendo molto miopi rispondono in questo modo: “chi se ne frega, tanto io ho l’indennità e il mio stipendio non lo tocca nessuno”. La fanno facile, tanto non sono loro a rimetterci la pelle.<br />
<strong>L’articolo 54 della Costituzione Italiana dice che <em>tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi</em></strong>; ma nessuno ha scritto che, nel caso in cui il Paese si comporti slealmente nei confronti dei cittadini, il popolo ha il dovere di dissociarsi da esso. Difatti, negli ultimi anni l’Italia (sarebbe più corretto dire &#8220;il governo&#8221;) s’è comportata da Giuda nei confronti degli italiani onesti. In questo particolare periodo lo Stato non può auto-ritenersi &#8220;il popolo&#8221;, in quanto le riforme attuate da Monti &#8211; i sacrifici e compagnia bella &#8211; non sono state assentite e regolate dai cittadini. Dunque la democrazia è morta, sepolta ma non risuscitata. L’articolo 54 della Costituzione italiana non esiste al momento, è stato cancellato dalla tirannia dei potenti e dei vigliacchi. E se qualcuno mi obbligasse con la forza a obbedire a quello stupido articolo, io non mi prostrerei. Nemmeno se mi pagassero.<br />
Mi dispiace caro Paese, presto non potrai più rivolgerti a me quando sarai a corto di soldi. Va’ pure da chi ne ha ma ignobilmente non te li dà! Dovresti essere sleale con lui, non con me!</p>
<p>Noi Italiani, quelli con la “i” maiuscola, siamo il capro espiatorio di chi ha creato questo grande guaio: noi svuotiamo i portafogli facendo salti mortali, loro stanno a guardare agiatamente come vanno le cose. Divertente per loro, ma per noi?</p>
<p><div id='stb-container-2976' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-2976' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-2976' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita?<br />
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		<title>Il silenzio dei conniventi e l’ambiguità del signor Bersani</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 07:30:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Sisto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[C’è un piccolo feudo in Italia che nessun cittadino ha mai raggiunto, un regno lontano localizzato probabilmente nel Lazio ma che nessun abitante della penisola è ancora riuscito a vedere.  I cortigiani non amano essere disturbati mentre si concedono qualche pisolino oppure criticano i prezzi della mensa, troppo alti in questo periodo. Soprattutto non vogliono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un piccolo feudo in Italia che nessun cittadino ha mai raggiunto, un regno lontano localizzato probabilmente nel Lazio ma che nessun abitante della penisola è ancora riuscito a vedere.  I cortigiani non amano essere disturbati mentre si concedono qualche pisolino oppure criticano i prezzi della mensa, troppo alti in questo periodo. Soprattutto non vogliono essere disturbati dal volgo villano, sempre ad avanzare pretese spudorate, come l’ici sui beni della chiesa, la vendita dei cacciabombardieri, una più elevata tassazione dei capitali scudati, la sovranità monetaria. <strong>Che follia, </strong>se si liberassero dei loro aerei e dei missili, come farebbero i cortigiani ad esportare la democrazia? Se tassassero la chiesa cosa accadrebbe al consenso? La lotta agli evasori, dite? Non scherzate, suvvia.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/senza-soldi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13111" title="senza soldi" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/senza-soldi-300x203.jpg" alt="" width="210" height="142" /></a>I signori della corte hanno imparato che per ammansire il popolo imbizzarrito è sufficiente osservare alcune semplici regole. Basta dividersi in squadre, convincere i cittadini che c’è un cortigiano di destra e uno di sinistra, uno egualitarista e l’altro liberale, stuzzicare il loro senso di appartenenza a un gruppo, il loro bisogno di protezione, associare all’immagine dello stato quella di un genitore benigno proteso alla cura dei propri figli, alimentare il loro patriottismo con una retorica sobria ricca di metafore inquietanti, catapultando i plebei da uno stato d’animo all’altro, rassicurandoli nel momento in cui sono convinti di essere prossimi alla catastrofe. A quel punto il popolo sarà ben fiero di credere che ci sono due schieramenti che si affannano per tutelarlo e sceglierà di pagare la crisi, lo considererà quasi un piccolo intervento a tutela dei bravi signori che gli garantiscono piccoli servizi come una sanità scadente, una giustizia scevra di mezzi  e un’istruzione pubblica mediocre, ottima, tra l’altro, per formare gli schiavi del domani.</p>
<p>I signori dispongono anche di vari ambasciatori, i quali offrono spesso al feudatario e ai suoi funzionari un’occasione per esporsi al pubblico. Ovviamente costoro non devono porre domande scomode ma risultare accomodanti, aiutando il signore della corte a promuovere la propria immagine presso i ceti bassi.</p>
<p>Avete capito di quale corte stiamo parlando?<br />
La corte della politica, proprio così.</p>
<p>Un universo isolato, sempre precluso in qualche modo ai comuni cittadini, all’esterno del quale, tuttavia, trapelavano fino a pochi mesi fa alcune informazioni dovute a due fondamentali ragioni. L’intervento dei giornalisti e il presunto dissidio epocale tra destra e sinistra. Così, quando c’era da denunciare le intese fraudolente dei politici di sinistra intervenivano quelli di destra e viceversa. A volte si poteva addirittura leggere queste notizie sui giornali (ma non sempre, eh? Non dimentichiamo che secondo un rapporto della Freedom House del 2010 l’Italia rientra tra le nazioni “parzialmente” libere). Cos’è accaduto allora? Perché non dovremmo essere più sicuri della nostra “parziale” libertà? Semplice, la risposta è il governo Monti, il governo di larghe intese, di concordia nazionale, il governo riuscito nella titanica impresa di portare Bersani alla maggioranza.</p>
<p>Proprio pochi giorni fa è stata finalmente presentata la manovra che dovrebbe condurre l’Italia fuori dalla crisi (In realtà sappiamo benissimo che finché non torneremo sovrani della nostra moneta non faremo altro che indebitarci anno dopo anno fino all’implosione dell’euro). Una soluzione ritenuta talmente deludente che per alcuni politici tacere si è rivelato impossibile, soprattutto per non incorrere nella furia degli elettori. Si è infatti presentato subito un piccolo problema:  <strong>la manovra non convince, o meglio, convince solo istituti di credito e proprietari di yacht club</strong>. Al di là della totale assenza di quei provvedimenti chiesti a gran voce da quel ceto medio ormai ridotto all’osso, vanno infatti segnalate una ridicola tassazione dei capitali scudati dell’1,5% (la riscossione, tra l’altro, secondo il Servizio studi del dipartimento Bilancio alla camera, potrebbe non trovare applicazione qualora il patrimonio del contribuente scudato sia stato investito in altre attività [<a href="http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-8f0af21f-b93a-4eb2-b66d-a89914e26ef4.html?refresh_ce" target="_blank">fonte</a>]) e un provvedimento che riduce il limite per la tracciabilità dei pagamenti a 1000 euro, contrastando l’uso del contante. Un’analisi attenta della misura alimenta, tuttavia, non pochi dubbi, anche perché sembra che vada a nuocere più al dottore che non rilascia la fattura che alle grandi società per azioni con i conti alle Cayman. I maligni potrebbero pensare che la decisione rientri in un quadro generale di eliminazione del contante, atto sia a diffondere l’utilizzo della moneta elettronica (per consentire alle banche di risparmiare persino sulla stampa di quelle banconote), il cui valore intrinseco è pari a quello della carta igienica, ma che vengono addebitate allo stato al loro valore nominale, sia a semplificare un’operazione di commercializzazione di determinati prodotti in seguito a un’analisi delle operazioni di acquisto dei consumatori. Ogni operazione eseguita per via telematica infatti, può sempre essere memorizzata, salvata e utilizzata per formulare, ad esempio, statistiche su tendenze d’acquisto dei cittadini.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/alfano-bersani-casini.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-13110" title="alfano-bersani-casini" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/alfano-bersani-casini.jpg" alt="" width="336" height="223" /></a>In ogni caso non è tanto la manovra che si intende criticare in questo articolo, quanto l’atteggiamento dei politici in merito alle profonde critiche di cui la stessa è stata oggetto. Ancora una volta le ex-opposizioni hanno manifestato un dissenso dai toni pacati, puramente fittizio. Se, infatti, i sindacati stanno già pianificando una risposta decisa a tutela dei pensionati e delle altre categorie sociali, non è ben chiaro il ruolo che intenda assumere il partito democratico, da sempre presentato come medicina al virus “Berlusconi” (come se non fosse solo un sintomo di ben altro problema), e dalla nomina del governo tecnico in evidente stato confusionale. Non si spiegherebbero in altri modi le controverse affermazioni degli ultimi giorni del segretario <strong>Pierluigi Bersani</strong>.</p>
<p>Ci riferiamo a quelle sul governo, come:<br />
&#8220;<em>Non bisogna condizionare il governo sulla tutela dei poteri forti, andremo nei guai</em>&#8221; (<a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Manovra-Bersani-non-condizionare-governo-su-tutela-poteri-forti_312700996881.html" target="_blank">fonte</a>) del 30 Novembre 2011.</p>
<p>E a quelle sulla manovra:</p>
<p>“<em>Potrete ben sapere che dal mio punto di vista si poteva fare qualcosina in piu,</em><em> Però bisogna anche dire che qualche passo significativo si è fatto</em>&#8221; (<a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Manovra-Bersani-su-liberalizzazioni-qualche-passo-si-poteva-fare-di-piu_312717881332.html" target="_blank">fonte</a>)</p>
<p><em>&#8220;Condividiamo la filosofia della riforma del piano pensionistico. Però l&#8217;approccio a questa riforma deve essere meno duro&#8221; </em>(<a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Manovra-Bersani-sulle-pensioni-approccio-troppo-duro_312717881551.html" target="_blank">fonte</a>)</p>
<p><em>&#8220;Confermiamo che siamo pronti a prenderci le nostre responsabilità, ma abbiamo detto anche con nettezza che cosa faremmo noi e che cosa chiediamo che si faccia ancora&#8221; </em>(<a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Manovra-Bersani-alleggerirla-su-alcuni-punti_312717787617.html" target="_blank">fonte</a>)</p>
<p>“Confermiamo! Però…”</p>
<p>“Condividiamo! Però…”</p>
<p>Insomma, al PD questa manovra non piace ma la voterà per senso di responsabilità.  E potremmo fermarci qui nonostante questa linea d’azione assuma le connotazioni di una lieve paraculata. Il problema è che qualcuno dei dubbi in merito all’argomento vuole sollevarli. <strong>Antonio Di Pietro</strong>, leader dell’Italia dei valori, ufficiosamente costretto a far parte di questo governo, ha infatti avanzato, come molti altri cittadini, delle proposte differenti, evidenziando il vuoto di equità rappresentato da questo ennesimo schiaffo agli italiani meno abbienti.</p>
<p>Non si capisce quindi come mai il segretario del PD, a sua volta titubante, abbia deciso di minacciare quello che ufficialmente è ancora un alleato, addirittura accusandolo di voler “vincere sulle macerie del paese”. Che Bersani stia pensando ad altro? Che questo governo-pasticcio abbia risvegliato antiche passioni PD-UDC?<br />
Le statistiche darebbero vincente una coalizione PD-IDV-SEL ma davanti a un così palese tradimento come reagiranno gli elettori del PD? Dobbiamo prepararci al quinto governo Berlusconi? Al secondo governo Monti? Per ora sappiamo solo che l’Italia in questo esatto momento ha tre problemi:</p>
<p style="padding-left: 30px;">1) la sovranità monetaria, ancora in mano alle banche;</p>
<p style="padding-left: 30px;">2) una dipendenza dai mercati e dalle borse che dovrebbe ispirare qualche domanda seria sul concetto di democrazia nei paesi dell’Unione Europea;</p>
<p style="padding-left: 30px;">3) la spaventosa promiscuità politica alla base di questa nuova tecnocrazia sobria, le cui “nuove” alleanze potrebbero costare ai cittadini l’approvazione di qualsiasi legge promossa come anti-crisi.</p>
<p>A costo di esser tacciati di qualunquismo, bisogna dire che mai come in questo periodo i nostri politici-cortigiani sono sembrati vassalli dei banchieri; soprattutto, mai Bersani è stato più “responsabile” di uno Scilipoti.
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			</a>
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		<title>Questo è un articolo impopolare.</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 07:30:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Sisto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo è un articolo impopolare, perché non sarà l’ennesima invettiva contro Berlusconi o, tanto per cambiare, un’apologia del criptico Monti. Non sarà un bilancio di diciassette anni di berlusconismo, culminante in una drammatica presa di coscienza del degrado delle istituzioni e dello squallore degli scandali passati. Certo, non si può archiviare un intero arco storico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è un articolo impopolare, perché non sarà l’ennesima invettiva contro Berlusconi o, tanto per cambiare, un’apologia del criptico Monti. Non sarà un bilancio di diciassette anni di berlusconismo, culminante in una drammatica presa di coscienza del degrado delle istituzioni e dello squallore degli scandali passati. Certo, non si può archiviare un intero arco storico come se nulla fosse accaduto e potrebbe rivelarsi anche interessante sedersi e discutere davanti a un caffè di come il decoro dei vertici dello stato possa influire sul prestigio internazionale dello stesso e sui mercati.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/Mario-Monti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12780" title="Mario Monti" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/Mario-Monti-300x200.jpg" alt="" width="192" height="128" /></a>Come al solito, il problema è la carenza di domande. Gli italiani, da tempo abituati ad una politica incurante ma carnevalesca e quindi, di per sé, auto-delegittimante hanno perso il fiuto per  i taciti imbrogli. Quelli architettati a “porte chiuse”, che neanche i giornalisti antiregime più esperti possono, o vogliono, denunciare. Gli italiani non si chiedono dopotutto chi sia Monti, lanciano le monetine a Berlusconi ma forse il tintinnio stesso di quelle monetine ostacola la formulazione di altri pensieri.</p>
<p>Il popolo di Internet è impietoso, sulla pagine di informazione più frequentate dagli amanti delle notizie si leggono le timide ma decise polemiche di coloro che sono stufi del “disfattismo” , del “qualunquismo” o semplicemente del classico “complottismo”. Nell’eterogeneo universo virtuale c’è ancora chi, sicuro della soluzione adottata dal Presidente della Repubblica,  vorrebbe, al massimo, criticare ancora Berlusconi, farsi qualche altra risata sui condizionali della Gelmini o, perché no, sull’inglese di La Russa, quasi ci fosse una sorta di sindrome di Stoccolma che preclude ai cittadini l’opportunità di ricominciare a vivere.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/Mario-Monti.jpg"><br />
</a>A un certo giornalismo questo piace. Piace perché ridere del passato, quanto meno, distoglie l’attenzione dal presente, piace perché questo Monti, in giacca e cravatta, ha un suo fascino retrò. Ce lo si immagina a giocare a golf, portare a spasso il cane, discutere con l’amico Napolitano.  Ah sì, c’è anche lui, Napolitano, ringraziato da tutti e osannato per la scelta di invitare il premier a fare un passo indietro.</p>
<p>Come lui c’è da ringraziare Bersani, oppositore incallito che è probabilmente convinto di aver persuaso, con le sue continue richieste di dimissioni, Berlusconi. “L’abbiamo preso per sfinimento”, avrà gongolato tra sé e sé la sera della conferenza. Oppure potremmo semplicemente ringraziare il gruppo Bilderberg (<strong>del cui comitato direttivo Monti è membro)</strong>, la commissione trilaterale (<strong>di cui è presidente europeo</strong>)<strong>, </strong>Goldman Sachs (<strong>di cui è international advisor</strong>), il rischio default, il debito pubblico e le banche, sempre presenti (<strong>anche nel governo Monti, eh? Passera, nuovo ministro ad interim dello sviluppo economico ha lasciato il posto di consigliere delegato di Intesa Sanpaolo per l’incarico</strong>), che hanno dato uno scossone notevole alle istituzioni.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/Goldman_Sachs.gif"><img class="alignright size-medium wp-image-12782" title="Goldman_Sachs" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/Goldman_Sachs-300x300.gif" alt="" width="210" height="210" /></a>E il paradosso di questa nuova realtà è che il panorama dei (pochi) dissidenti si è arricchito di quei violinisti che ancora suonavano mentre la nave berlusconiana affondava. Capita di sentire, per esempio, il 16/11/2011 Giuliano Ferrara tuonare contro il governo tecnico, a sostegno della democrazia (<a href="
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=G994hwzsgEQ">http://www.youtube.com/watch?v=G994hwzsgEQ</a></p>
<p> target=&#8221;_blank&#8221;>fonte</a>). Poco importa quali siano le motivazioni che lo spingono, le vie della verità sono infinite. L’elefantino cita il New York Times  e la sua descrizione di una certa operazione politica non appare una totale sciocchezza. Lo sostiene anche l’Herald Tribune, versione internazionale del New York Times, in un articolo intitolato “<em>Il capo della banca rifiuta le richieste d’aiuto dell’Eurozona</em>” (<a href="http://www.nytimes.com/2011/11/19/business/global/bank-chief-rejects-calls-to-rescue-euro-zone.html?_r=1&amp;ref=world" target="_blank">fonte</a>):</p>
<p>“<em>If the collapse of</em><em> </em><em><a title="More articles about the Euro." href="http://topics.nytimes.com/top/reference/timestopics/subjects/c/currency/euro/index.html?inline=nyt-classifier">the euro</a></em><em> </em><em>seemed imminent, the central bank would become lender of last resort to countries like Italy, many analysts say. But the bank seems to be far from that point and instead is insisting that countries take steps to cut budget deficits and improve their economic performance</em>”</p>
<p>Che tradotto significa:</p>
<p>“<em>Molti analisti sostengono che se il collasso dell’euro sembrasse imminente la banca centrale diventerebbe prestatore di ultima istanza per stati come l’Italia. </em><em>Ma la banca sembra molto lontana da quel punto e sta insistendo, invece, affinché quelle nazioni prendano provvedimenti per tagliare i deficit del budget e migliorino le proprie prestazioni economiche”</em></p>
<p>Cos’è un prestatore di ultima istanza? È sufficiente una breve ricerca su Google. Il primo link che appare ci collega a una pagina di wikipedia. Leggendo:</p>
<p>“<em>Un</em><em> </em><strong><em>prestatore di ultima istanza</em></strong><em> </em><em>è una istituzione disposta a concedere</em><em> </em><em><a title="Credito" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Credito">credito</a></em><em> </em><em>quando nessun altro lo fa</em>. <em>In origine il termine si riferiva a un&#8217;istituzione finanziaria di riserva che si faceva garante in ultima istanza per banche o altre istituzioni definite; nella maggior parte dei casi si trattava della</em><em> </em><em><a title="Banca centrale" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_centrale">banca centrale</a></em><em> </em><em>di un paese. Lo scopo del finanziamento e del finanziatore è prevenire il collasso delle istituzioni che stanno attraversando difficoltà finanziarie, spesso </em><strong><em>vicine al tracollo.</em></strong><em>”</em></p>
<p>E ancora:<strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em></em></strong><em>“Negli <a title="Stati Uniti d'America" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stati_Uniti_d%27America">Stati Uniti</a> la <a title="Federal Reserve" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Federal_Reserve">Federal Reserve</a> ha la funzione di prestatore di ultima istanza per quelle istituzioni che non riescono ad ottenere credito altrimenti e il cui collasso avrebbe serie implicazioni per l&#8217;economia. Nel <a title="Regno Unito" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Regno_Unito">Regno Unito</a> e in <a title="Nuova Zelanda" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nuova_Zelanda">Nuova Zelanda</a>, il ruolo di prestatore di ultima istanza è ricoperto dalle rispettive banche centrali nazionali, la <a title="Banca d'Inghilterra" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_d%27Inghilterra">Banca d&#8217;Inghilterra</a> e la <a title="Reserve Bank of New Zealand (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Reserve_Bank_of_New_Zealand&amp;action=edit&amp;redlink=1">Reserve Bank of New Zealand</a>.</em><em>”</em></p>
<p>Questi argomenti validi, purtroppo, perdono credibilità nel momento in cui a pronunciarli sono quelle stesse persone, che erano fermamente convinte che Ruby fosse la nipote dell’ex capo di stato Egiziano Hosni Mubarak. Bisognerebbe, però, imparare ad andare oltre l’interlocutore, a soffermarsi sul discorso per giudicarlo in quanto tale.</p>
<p>Facciamo un altro esempio. Quando Alfonso Luigi Marra fa sfilare showgirl nude per promuovere i suoi libri sullo strategismo sentimentale ci viene da ridere. Perché si tratta di una situazione assurda, paradossale. Le starlette  che con il seno scoperto discutono di tecnicismi macroeconomici rappresentano davvero il colmo. Se però, anziché lasciare esaurire quell’ilarità in una risata vuota, cercassimo di capire esattamente che cosa sia questo fantomatico signoraggio, magari con la solita, banale ricerca su Internet, verremmo probabilmente a sapere che l’Italia <strong>NON </strong>ha una banca nazionale, pubblica, preposta all’emissione di moneta per conto del ministero dell’economia, ma una <strong>BANCA CENTRALE, </strong>una società per azioni, che aderisce al sistema europeo delle banche centrali,  le cui quote sono detenute da altre banche private, che stampa denaro e <strong>LO PRESTA </strong>allo stato, in cambio dei cosiddetti titoli di stato, sui quali vanno pagati gli interessi.</p>
<p>E a quel punto il cittadino potrebbe domandarsi chi sia il reale proprietario del denaro. Anche perché è palese che esso non nasca di proprietà dello stato ma di alcuni privati.</p>
<p>Lo disse anche Tremonti, in un momento di onesta lucidità<br />
<a href="
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=HVVa--bZIa0">http://www.youtube.com/watch?v=HVVa&#8211;bZIa0</a></p>
<p></a></p>
<p>“<em>Gli stati spesso rinunciano alla sovranità monetaria e consentono che al fianco della moneta buona, quella sovrana, nasca una moneta privata, commerciale, parallela, fondata su nulla. È quello che ha causato la crisi. Ha ragione il presidente americano, quello che va fatto, quello che farei è … più stato, più decisamente”</em></p>
<p>Il problema esiste. Non lo si può semplicemente considerare come l’ennesimo espediente dei berluscones per riesumare il patriarca. Soprattutto non si può celebrare la figura di Monti e soffocare nel livore tutte le prese di posizione di una certa stampa, che per quanto deludente sia stata finora, potrebbe comunque rivelarsi <strong>funzionale agli interessi dei cittadini</strong>, magari denunciando inconsapevolmente dei meccanismi a lungo taciuti. Ovviamente sarebbe sbagliato riporre cieca fiducia in quegli organi pro-regime che, per usare un’espressione di Marco Travaglio, “ci pisciano addosso e ci dicono che piove”, ma magari guardare con occhio critico ai presunti idoli, domandandosi sempre il perché di determinate scelte, del silenzio che copre certi temi. Senza dare nulla per scontato.</p>
<p>Il debito pubblico è sanabile?<br />
È possibile che l’emissione del denaro sia un business?</p>
<p>Prima di stendere il tappeto rosso ai tecnici, potremmo cominciare da qui.
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		<title>L&#8217;incubo è finito</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 07:30:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvo Mangiafico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[Alcuni avvenimenti hanno la capacità di scandire il corso degli eventi e segnare il passaggio da una fase storica a un&#8217;altra. Sabato abbiamo indiscutibilmente assistito alla fine di un&#8217;epoca non solamente politica. La fine del quarto governo Berlusconi sancisce anche il termine del controllo diretto dell&#8217;uomo Silvio Berlusconi sulla vita del paese. Faber est suae [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni avvenimenti hanno la capacità di scandire il corso degli eventi e segnare il passaggio da una fase storica a un&#8217;altra. Sabato abbiamo indiscutibilmente assistito alla fine di un&#8217;epoca non solamente politica. La fine del quarto governo Berlusconi sancisce anche il termine del controllo diretto dell&#8217;uomo Silvio Berlusconi sulla vita del paese.<br />
<em>Faber est suae quisque fortunae</em> dicevano i latini. Questa formula è quantomai vera per l&#8217;uomo di Arcore, asceso al potere dopo una vita da imprenditore a tinte fosche e burattinaio della scena istituzionale italiana, cavalcata con metodi e finalità del tutto personali. Non è un caso se le scene di giubilo per le strade somigliavano a quelle classiche per le vittorie calcistiche. Erano lo sfogo della gioia di una parte della nazione che per anni ha subito una politica sempre più lontana non solo dal bene collettivo ma dalle logiche democratiche.<br />
<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/berlusconi-dopo-le-dimissioni.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12485" title="berlusconi-dopo-le-dimissioni" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/berlusconi-dopo-le-dimissioni-234x300.jpg" alt="" width="234" height="300" /></a>Alcuni analisti concedono l&#8217;onore delle armi a Berlusconi, elogiando la sua capacità di cambiare la terminologia e la prassi istituzionale e di resistere a gravi e numerosi scossoni politici e non. Occorrerebbe, tuttavia, riflettere sul costo sociale ed economico di tale resistenza per l&#8217;Italia. Vero è che moltissime altre figure politiche avrebbero mollato la presa ben prima, travolti dall&#8217;indignazione popolare e dal fallimento dei loro provvedimenti, ma da quando ciò rappresenta una vergogna? In realtà non è l&#8217;orgoglio ad aver spinto Berlusconi a resistere all&#8217;assedio, ma lo stesso motivo che lo ha indotto all&#8217;impegno politico: la difesa dei suoi interessi personali, quasi sempre antitetici a quelli del paese. Senza le numerose leggi ad personam, il destino dell&#8217;ex Presidente del Consiglio sarebbe stato ben diverso. La volontà, però, nulla può senza condizioni favorevoli. E infatti egli ha sempre contato sul consenso di una parte consistente del paese, sotto il comprensibile sguardo attonito del resto del mondo, come ben sa qualunque italiano che abbia risieduto all&#8217;estero negli ultimi diciassette anni. A dire il vero, molti sono i fattori che hanno giocato a favore di Berlusconi. Nel 1994 approfittò del crollo dei vecchi partiti in seguito a Tangentopoli, inserendosi nel quadro di rinnovamento delle forze politiche innescato dal crollo del muro di Berlino. Nel 2001 riuscì a ripetere il miracolo sfruttando la limitata durata del suo precedente governo e ripresentandosi come l&#8217;incarnazione del rinnovamento dopo l&#8217;esperienza al potere del centrosinistra. Il resto è storia recente, con la vittoria del 2008 su un centrosinistra suicida.<br />
Tanti e vari sono gli episodi spiacevoli che hanno caratterizzato ogni permanenza del cavaliere a Palazzo Chigi. Eppure nessuno ha fatto scattare un moto di indignazione sufficiente a disarcionarlo. Sarebbe stato bello se quanto accaduto ieri fosse seguito a un&#8217;immensa e prolungata manifestazione di dissenso della nazione, in un differente contesto internazionale. Invece, sappiamo tutti bene come siano andate le cose. Nonostante le tante iniziative delle forze sociali e intellettuali del paese, incurante degli scandali sessuali e giudiziari di cui Berlusconi si è reso protagonista, il suo governo è caduto sulle questioni economiche, per mano dei mercati internazionali e dell&#8217;Unione Europea, in particolare Francia e Germania.<br />
<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/dimissioni-berlusconi-oggi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-12498" title="dimissioni-berlusconi-oggi" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/dimissioni-berlusconi-oggi-300x212.jpg" alt="" width="240" height="170" /></a>Il futuro prossimo venturo si chiama Mario Monti. Molto si è già detto del neo-senatore a vita. Accanto alle lodi per lo spessore e il prestigio internazionale, la sua familiarità con il sistema finanziario responsabile della crisi economica che sta sconvolgendo il mondo contribuisce al curriculum di colui che è chiamato a trainare l&#8217;Italia fuori dall&#8217;impasse. È vero che Monti non è estraneo a quelli che sempre più spesso vengono definiti &#8220;poteri forti&#8221; della finanza e delle lobby economiche. È vero che la sua nomina è stata fortemente sponsorizzata (per non dire imposta) da ambienti extra-nazionali. È vero che dobbiamo porci un interrogativo sulla sovranità politica del popolo in rapporto al contesto economico globalizzato. Il punto è che, molto banalmente, non abbiamo alternative. La nomina di Monti a Presidente del Consiglio è la condizione necessaria affinché il nostro paese non sia immediatamente isolato a livello internazionale sul piano politico (più di quanto non lo sia già) e su quello economico-finanziario. Tradotto, senza Monti non avremmo più una lira da nessuno. Nel perverso meccanismo finanziario che governa il mondo, la conseguenza immediata sarebbe il fallimento dell&#8217;Italia. Tutto ciò genera scontento. È giusto non arrendersi davanti alla sottomissione della politica davanti alla finanza. Non altrettanto gridare all&#8217;apocalisse, accusando di cecità chi festeggia la fine dell&#8217;era Berlusconi, di fronte ai mesi di sacrifici e di scelte difficili che attendono il paese. Non tutto è perduto. Possiamo scegliere se proverbialmente piangere sul latte versato, imprecando i numi avversi, o meditare sugli errori fatti.<br />
L&#8217;efficacia del governo Monti nell&#8217;arrestare la caduta libera del nostro paese dipenderà dall&#8217;autorità politica di cui godrà in Parlamento. È per questo che senza il via libera del PdL sarebbe stato impossibile procedere alla nomina. I tentativi di Berlusconi di fare la voce grossa e imporre le proprie condizioni si sono immediatamente scontrati con l&#8217;oggettiva situazione di impotenza derivante dalla sua sconfitta personale. La corazzata politica dell&#8217;ex maggioranza si è finalmente rivelata per quella che era, ossia un&#8217;accozzaglia eterogenea di satelliti che ruotavano attorno all&#8217;unico corpo celeste per godere della luce riflessa. Ora che l&#8217;astro si è spento, il partito è allo sfascio. Sarà interessante verificare le mosse politiche di tutti coloro che, pur non partecipando all&#8217;ammutinamento dei malpancisti, hanno passivamente subito il naufragio senza neanche saltare giù insieme alla Carlucci.<br />
Da tempo l&#8217;espressione &#8220;aria di fine impero&#8221; era usata per descrivere l&#8217;atmosfera politica italiana. A cadere è stato l&#8217;imperatore. Il berlusconismo è ancora vivo e vegeto e rappresenta, forse, il principale pericolo per il futuro del nostro paese. <em>Historia magistra vitae</em>, dicevano gli stessi latini di prima. Speriamo.
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			</a>
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		<title>C&#8217;erano un Italiano, un Francese e un Tedesco</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 10:18:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Ganci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Crisi! E&#8217; questa la parola d&#8217;ordine dei nostri tempi moderni, il pensiero dominante, la tempesta che fa tribolare stati e continenti interi. Nessuno è più al sicuro ormai. Gli Stati Uniti, per la prima volta, sono stati bollati come pagatori non proprio eccellenti e, tra un uragano e l&#8217;altro, continuano a perdere posti di lavoro. L&#8217;Europa, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Crisi! E&#8217; questa la parola d&#8217;ordine dei nostri tempi moderni, il pensiero dominante, la tempesta che fa tribolare stati e continenti interi.</p>
<p>Nessuno è più al sicuro ormai. Gli Stati Uniti, per la prima volta, sono stati bollati come pagatori non proprio eccellenti e, tra un uragano e l&#8217;altro, continuano a perdere posti di lavoro. L&#8217;Europa, tanto faticosamente costruita in cinquant&#8217;anni, si sta disgregando trasformandosi in un covo di litigiosi, dove il nemico di turno ora si chiama Grecia, ora Portogallo, ora Irlanda, ora Spagna.</p>
<p>In questi giorni, nel poco invidiabile elenco dei &#8220;nemici&#8221; dell&#8217;economia europea, <strong>è entrato anche il nostro Paese</strong>. Sarebbe un esercizio superfluo riepilogare la grande farsa di quest&#8217;estate, con una manovra finanziaria “urgente” modificata quattro volte, in base agli umori e alle pressioni di lobbies e interessi più o meno forti.</p>
<p>E&#8217; meglio riassumere, in breve, i punti salienti della versione definitiva della manovra, in questi giorni al voto in Parlamento.</p>
<p>In breve, la manovra italiana, valutata circa 52 miliardi di Euro, prevede: aumento dell&#8217;IVA al 21%, un &#8220;contributo di solidarietà&#8221; pari al 3% a carico dei contribuenti che dichiarano più di 300.000 Euro annui, l&#8217;equiparazione dell&#8217;età pensionabile tra uomo e donna, l&#8217;abolizione della provincie, il dimezzamento dei parlamentari (entrambi da fare con legge costituzionale) e la modifica dell&#8217;articolo 8 per facilitare i licenziamenti.</p>
<p>Questo è quello che il nostro governo, dopo mesi di trattative, ha partorito e ha portato alle Camere. Al di là dei giudizi di merito, viene spontaneo chiedersi quali misure abbiano adottato i paesi europei vicini all&#8217;Italia per Pil Pro capite e per dimensioni. Scopriamolo subito.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/germania.jpeg"><img class="size-thumbnail wp-image-11462 alignleft" title="germania" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/germania-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Iniziamo dal cuore acciaccato ma sempre pulsante dell&#8217;Europa, la<strong> Germania. </strong>Innanzi tutto bisogna riconoscere che i tedeschi sono stati molto lungimiranti. Già nel 2005 si temeva una crisi economica dovuta alla bassa competitività e così venne varata la riforma Hartz. Si trattò, ai tempi di una vera rivoluzione che ha stravolto il rigido mercato del lavoro tedesco. In un colpo solo vennero deregolamentati e defiscalizzati i contratti di lavoro, venne introdotto il lavoro interinale e il lavoro di sussistenza, venne riformata l&#8217;agenzia federale per il collocamento e modificati i sussidi di disoccupazione. Quest&#8217;intervento, all&#8217;epoca criticato dalla stampa e dai sindacati, sta tenendo in piedi l&#8217;industria manifatturiera tedesca. Ma questo fu solo l&#8217;inizio.</p>
<p>Già nel 2009, il cancelliere, <strong>Angela Merkel</strong>, affilava le armi teutoniche contro la crisi mondiale operando su due fronti. Da un lato aumentò l&#8217;IVA per aumentare il gettito, dall&#8217;altro proiettò le aziende tedesche all&#8217;estero “colonizzando” nuovi mercati con l&#8217;apertura di filiali. La “finanziaria” tedesca, inoltre, prevede l&#8217;aumento dei finanziamenti all&#8217;università e alla ricerca e lo sviluppo di accordi e partnership con università ed enti culturali di paesi in via di sviluppo. Sul fronte interno, sono previsti, entro il 2014, tagli radicali al generoso welfare state tedesco, sforbiciate alle spese militari, che verranno ridotte insieme al numero di effettivi delle forze armate, rimodulazione della leva militare, snellimento della pubblica amministrazione, con la riduzione di 15.000 posizioni lavorative ed infine una tassa ecologica che graverà su tutti i biglietti aerei emessi in Germania.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/tour_eiffel_20.jpeg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-11461" title="tour_eiffel_20" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/tour_eiffel_20-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La <strong>Francia</strong> ha iniziato “solo” nel 2010 a varare misure di politica economica contro la crisi. Il governo conservatore francese, poco avvezzo alle grandi riforme, ha concentrato le sue forze sui problemi strutturali che nell&#8217;ultimo decennio hanno impedito al paese di crescere. I primi passi sono stati un aumento degli <strong>investimenti pubblici nella ricerca e nell&#8217;innovazione</strong> e l&#8217;aumento dei finanziamenti alle università pubbliche che, dal 2010, hanno l&#8217;assoluta libertà per la gestione dei trasferimenti da parte dello stato. Il governo ha anche previsto agevolazioni alle aziende che operano nel settore delle nuove tecnologie e che investono in ricerca ed enormi sgravi fiscali per le piccolissime aziende che non superano un certo livello di fatturato.</p>
<p>Per incentivare anche il commercio e i servizi è stata avviato dall&#8217;Eliseo una deregolamentazione del settore commerciale e dei servizi ma al tempo stesso sono stati ampliati i poteri e i mezzi per l&#8217;autorità per la libera concorrenza. Per sostenere i consumi, sono state ritoccate le aliquote per le fasce più basse dell&#8217;imposta sul reddito e ha introdotto il Sussidio di Solidarietà, cioè un contributo economico che viene pagato ai disoccupati che accettano posti di lavoro a bassi salari.</p>
<p>Per recuperare il denaro necessario ad attuare queste riforme il governo francese, come il nostro, pesantemente indebitato, ha adottato il cosiddetto <strong>“modello tedesco” di gestione della spesa pubblica</strong>, cioè fatto di tagli agli sprechi della pubblica amministrazione, azzeramento degli investimenti improduttivi ma soprattutto ridurre i costi del welfare state non colpendo radicalmente e ovunque, ma con interventi mirati che avranno un impatto limitato.</p>
<p>Questo è quanto hanno fatto Francia e Germania, notate qualche differenza con la nostra? Io sì.
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		<title>Licenziamenti facili, ecco la soluzione</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 12:46:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Griso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi giorni concitati, il Governo si trova a far fronte ai problemi finanziari di un Paese sempre più senza una guida solida e forte. Tra le varie idee brillanti che sono saltate fuori, spiccano gli emendamenti approvati in Commissione Bilancio che prevedono deroghe alla legislazione lavorativa vigente e ai contratti collettivi nazionali. Nella pratica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni concitati, il Governo si trova a far fronte ai problemi finanziari di un Paese sempre più senza una guida solida e forte. Tra le varie idee brillanti che sono saltate fuori, spiccano gli emendamenti approvati in Commissione Bilancio che prevedono deroghe alla legislazione lavorativa vigente e ai contratti collettivi nazionali.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/susanna-camusso.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-11444" title="susanna-camusso" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/susanna-camusso-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nella pratica i contratti lavorativi potranno essere trattati e discussi <strong>anche in deroga alle attuali leggi vigenti</strong>, compreso il discorso sui licenziamenti. Questo in cosa si traduce? Le aziende avranno la possibilità di &#8220;licenziare&#8221; più facilmente i propri dipendenti (restano fuori dalle deroghe solo le donne vicine a matrimonio e gravidanza) attraverso accordi con i sindacati interni. Secondo <strong>Susanna Camusso</strong> di CGIL, questa è legge è &#8220;anticostituzionale&#8221;, e mira a distruggere l&#8217;autonomia dei sindacati nazionali. In concreto è un modo per aggirare completamente il contratto nazionale collettivo. Se l&#8217;azienda riesce ad accordarsi internamente con le rappresentanze sindacali, potrà arbitrariamente e senza alcun referendum interno modificare i vigenti contratti nazionali. Sarà, quindi, anche più facile licenziare.</p>
<p>L&#8217;<strong>articolo 18</strong> diventa così sempre più labile, ed è inevitabile sottolineare come questa maggioranza continui a penalizzare i lavoratori, inseguendo la chimera della ripresa economica. Rimane un mistero per noi (che non ne capiamo molto di economia, ma qualcosa lo intuiamo), ma anche per gli addetti ai lavori, come una &#8220;maggiore mobilità&#8221; (chiamiamola così) possa risollevare le sorti della nostra economia. Dare più potere alle aziende significherà inevitabilmente togliere sempre più libertà ai lavoratori, libertà conquistate negli anni con dure lotte faticose. E chi ci assicura che le aziende non si accorderanno internamente per modificare i contratti con i loro stessi sindacati-rappresentanti &#8220;di comodo&#8221;? Chi impedisce ad un&#8217;azienda di mettere i lavoratori gli uni contro gli altri dicendo &#8220;o ne licenziamo tot, o si chiude&#8221;? Insomma, sembra l&#8217;ennesimo enorme pastrocchio, poco incisivo dal punto di vista del rilancio economico e assolutamente mutilante nei confronti dei diritti dei lavoratori.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/finanza-usa.jpeg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-11443" title="soldi" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/finanza-usa-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nel frattempo <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/05/finanziaria-piu-morbidele-misure-anti-evasione/155314/" target="_blank">leggiamo</a> che <strong>le misure anti-evasione</strong> e in generale le sanzioni per chi si fa beffe del Fisco diventano addirittura più &#8220;morbide&#8221;. Spariscono le dichiarazioni dei redditi online in nome della privacy, non c&#8217;è più l&#8217;obbligo di allegare alla dichiarazione dei redditi gli estremi dei conti correnti bancari e dei rapporti con gli operatori finanziari, rimane soltanto il carcere per i grandi evasori, ma in maniera non retroattiva. Insomma, si poteva pescare nell&#8217;immenso mare dell&#8217;evasione fiscale, dei milionari che non pagano le tasse e vanno a farsi le vacanze in Costa Smeralda, magari gli stessi milionari che sono a capo di aziende che un domani potranno decidere la vita dei singoli lavoratori in base a come gira il mercato.</p>
<p>E invece si è preferito ancora una volta <strong>limitare i diritti della gente comune</strong>, di chi deve portare il pane a casa e rischia ogni giorno di più di rimanere senza lavoro. Tra contratti a progetto, cocopro, licenziamenti facili e chi più ne ha più ne metta, il lavoro in Italia diventa sempre più una chimera irraggiungibile.
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		<title>Riassunto delle puntate precedenti</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 08:32:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Griso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa è accaduto in questo mese vacanziero appena trascorso? Prima di cominciare la nuova stagione, è bene fare un breve riassunto delle puntate precedenti, con due momenti salienti di quest&#8217;ultimo mese di agosto. L&#8217;Italia si è trovata a dover fronteggiare la crisi economica che a cascata sta investendo tutto il mondo. Il terreno di discussione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa è accaduto in questo mese vacanziero appena trascorso? Prima di cominciare la nuova stagione, è bene fare un breve riassunto delle puntate precedenti, con due momenti salienti di quest&#8217;ultimo mese di agosto.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/tremonti_berlusconi01g.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11336" title="tremonti_berlusconi01g" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/tremonti_berlusconi01g-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" /></a>L&#8217;<strong>Italia si è trovata a dover fronteggiare la crisi economica</strong> che a cascata sta investendo tutto il mondo. Il terreno di discussione della politica si è, per l&#8217;appunto, spostato su di una manovra economica (che dovrebbe essere di 45 miliardi circa) che è riuscita a mettere ancora una volta a nudo tutte le difficoltà dell&#8217;attuale Governo. Un Silvio Berlusconi sempre più &#8220;debole&#8221; politicamente, sempre più <strong>dipendente dalla Lega</strong> che tiene l&#8217;Italia in pugno con le sue decisioni. Tremonti, dopo il primo varo della manovra, si è trovato totalmente isolato dal suo stesso partito, che si è scagliato contro i tagli alle amministrazioni locali (la sparizione dei piccoli comuni, la cancellazione delle province) e il tentativo di andare a toccare le pensioni, baluardo inattaccabile per il Senatur e compagni. Bossi l&#8217;ha spuntata ancora una volta (minacciando l&#8217;ennesima nascita della Padania), e adesso si sta cercando di giungere ad un accordo per cercare di sollevare le sorti di un&#8217;Italia sempre più allo sbando, con una manovra-bis che sembra non accontentare nessuno ma che dovrebbe accontentare tutti, andando solamente a rattoppare quelle falle che inevitabilmente torneranno ad aprirsi al primo indebolimento dei mercati. E così oggi si decide, in un incontro tra il Primo Ministro e quello dell&#8217;Economia, il modo per uscire da questa situazione. L&#8217;incontro di oggi sarà presumibilmente risolutivo in una maniera o nell&#8217;altra, con un Tremonti che cerca sempre di più di far valere le proprie posizioni (ormai abbandonato dal suo stesso partito) minacciando dimissioni a destra e a manca. L&#8217;ultima modifica prevede l&#8217;innalzamento dell&#8217;IVA di un punto percentuale, l&#8217;accorpamento dei servizi dei comuni sotto i tremila abitanti, mentre pensioni e province non verranno toccate (queste ultime in attesa di una qualche riforma più in là). Insomma, una situazione molto confusa e difficile per il Governo, che ha sempre promesso di non mettere le mani nelle tasche degli italiani, e che invece di ritrova a farlo. E dire che con una decisa lotta all&#8217;evasione fiscale probabilmente avremmo molti meno problemi. Tutto questo mentre l&#8217;Italia si preoccupa di un ridicolo sciopero dei Calciatori di Serie A, tra notizie di esodi e controesodi, rimedi per il caldo e dove lasciare il cane per le vacanze, che hanno costellato inevitabilmente il mese di agosto.</p>
<p><strong><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/Image5.gif"><img class="alignright size-medium wp-image-11335" title="Image5" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/Image5-300x149.gif" alt="" width="300" height="149" /></a>La guerra in Libia</strong> nel frattempo è giunta alle sue fasi finali. Qualche giorno fa i ribelli sono entrati nella capitale, e oggi sono diretti a Sirte, città natale del leader Gheddafi, al momento in fuga e con una taglia sulla testa. Mentre il ràis propone anacronistiche trattative per un governo di passaggio, i ribelli scoprono in una Tripoli distrutta un&#8217;emergenza umanitaria, con decine di cadaveri ritrovati tra le macerie. Cadaveri che si sono lasciati dietro i mercenari di Gheddafi prima della fuga: prigionieri, vittime civili, persino donne e bambini, in una città ormai allo stremo delle forze. E mentre proprio oggi a Sirte si parla di negoziati con il Cnt preme per una risoluzione veloce della conquista della città (altrimenti passerà ancora una volta per vie militari), sono gli stessi ribelli a denunciare l&#8217;<strong>emergenza umanitaria</strong> in Libia, mentre continuano i bombardamenti dell&#8217;alleanza atlantica nelle zone di guerra. Intorno a Gheddafi si fa sempre più terra bruciata, ormai seguito soltanto dai fedeli figli, con i suoi generali che man mano lo stanno abbandonando. Il leader è in fuga da qualche parte (si diceva che fosse prima a Tripoli, poi a Sirte, poi in Algeria), mentre l&#8217;intera Libia (e la Nato) lo cerca al fine di porlo agli arresti e processarlo per crimini contro l&#8217;umanità. Ci auguriamo che finisca presto questo scempio di guerra e che possa cominciare quanto prima una transizione democratica del governo del paese libico.</p>
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<p>Chiudiamo con un breve saluto da parte di tutta la Redazione di Camminando Scalzi per voi lettori. Una nuova stagione di informazione libera è cominciata, e noi saremo in prima linea per fornirvela come sempre, senza pubblicità, senza filtri, dando la voce a tutti quelli che hanno una storia da raccontarci o semplicemente un&#8217;opinione da condividere (i modi per collaborare li trovate in alto nel sito). Grazie a tutti e bentornati.</p>
<p><em><strong>Liberi, come ci si sente camminando scalzi&#8230;</strong></em></p>
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		<title>La silenziosa rivoluzione</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 06:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Ganci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa hanno in comune Grecia e Islanda? Apparentemente nulla, ma se guardiamo con attenzione le cronache economiche degli ultimi tre anni riusciamo a cogliere qualche somiglianza. Entrambi i paesi sono stati tra i più colpiti dalla crisi sulla sponda europea dell&#8217;oceano, hanno visto crollare i loro Pil, arrivando a dichiarare bancarotta, incapaci di far fronte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa hanno in comune Grecia e Islanda? Apparentemente nulla, ma se guardiamo con attenzione le cronache economiche degli ultimi tre anni riusciamo a cogliere qualche somiglianza. Entrambi i paesi sono stati tra i più colpiti dalla crisi sulla sponda europea dell&#8217;oceano, hanno visto crollare i loro Pil, arrivando a dichiarare bancarotta, incapaci di far fronte al loro debito pubblico.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/islanda.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11239" title="islanda" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/islanda-300x291.jpg" alt="" width="240" height="233" /></a>Ma, se le manifestazioni e gli scontri di piazza Syntagma hanno riempito per settimane i nostri media, mostrandoci il popolo greco infuriato contro il governo e contro la durissima manovra finanziaria da questo varata, del crack islandese non ci sono giunte notizie o quasi.</p>
<p>Il silenzio su questa vicenda probabilmente nasce dalle piccole dimensione del paese nordico (appena 300.000 abitanti) o per le cifre coinvolte. O forse c&#8217;è un&#8217;altra motivazione più sottile e nascosta.</p>
<p>Per capire meglio la situazione è meglio fare un breve riepilogo.</p>
<p>Tra il 2000 e il 2008 l&#8217;Islanda ha visto crescere il proprio Pil con percentuali che non avevano eguali negli altri paesi occidentali. Questo era dovuto, in parte all&#8217;ottima organizzazione del sistema economico dell&#8217;isola, e dall&#8217;altro dalle enormi quantità di denaro che, grazie alle favorevoli fluttuazioni della Corona, affluivano nelle tre principali banche del paese.</p>
<p>Gran parte di questo denaro però era, in realtà, inesistente e frutto di ardite speculazioni finanziarie. Con l&#8217;esplosione della crisi dei mutui subprime, nel 2008, le banche islandesi si ritrovarono improvvisamente esposte per circa 10 miliardi di Euro, una cifra enorme per il piccolo paese nordico, e dovettero dichiarare la bancarotta.</p>
<p>Veniva così a mancare il carburante principale per il sistema economico. Il governo di coalizione di <strong>Geir Haarde</strong>, per tamponare la situazione, nazionalizza le tre principali banche del paese, svaluta la Corona e innalza il costo del denaro, ma è tutto inutile.</p>
<p>Nel 2009 l&#8217;Islanda, non potendo far fronte all&#8217;enorme debito contratto dalle banche <strong>dichiara la bancarotta</strong> e il primo ministro Haarde è costretto ad accettare un prestito di due miliardi di Euro dal Fondo Monetario Internazionale per scongiurare l&#8217;insolvenza.</p>
<p>In cambio il governo islandese vara una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 miliardi di Euro somma che ricadrà su ogni famiglia islandese, mensilmente, per 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5%.</p>
<p>Alla presentazione della legge esplode la rivolta popolare e il governo è costretto alle dimissioni.</p>
<p>Il nuovo governo a guida socialdemocratica, ritrova in eredità la legge sul debito ma, a causa di dissidi interni alla coalizione, non ne ferma l&#8217;iter in Parlamento. Nel febbraio 2011 Presidente <strong>Olafur Grimsson</strong> pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il Referendum consultivo popolare che vedrà una schiacciante vittoria dei No (93%). Il debito viene dichiarato &#8220;detestabile&#8221; e quindi, per i cittadini islandesi, non esigibile.</p>
<div id="attachment_11240" class="wp-caption alignleft" style="width: 220px"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/3012d0014f0d85d97c880815471d.jpeg"><img class="size-medium wp-image-11240 " title="3012d0014f0d85d97c880815471d" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/3012d0014f0d85d97c880815471d-300x222.jpg" alt="" width="210" height="155" /></a><p class="wp-caption-text">Olafur Grimsson</p></div>
<p>La piccola Islanda, fieramente si è opposta ai giganti della finanza. Dopo il referendum ha istituito una commissione per stabilire le responsabilità del crack e il cui lavoro ha già portato all&#8217;arresto di numerosi banchieri e dirigenti e all&#8217;emissione di parecchi mandati di cattura internazionali. Ma silenziosa rivoluzione islandese non si è fermata a questo. In questi mesi nella piccola isola del Mare del Nord stiamo assistendo ad una dimostrazione di democrazia che ha pochi precedenti. Tenendo conto degli errori del passati e dei difetti evidenti della costituzione vigente, il governo ha deciso di modificarla radicalmente affidando la stesura del nuovo testo ai cittadini.</p>
<p>In Islanda sta nascendo la prima costituzione <em>crowdsourcing </em>della storia,<em> </em>cioè un testo realizzato dagli utenti della rete attraverso mail e social network, il tutto coordinato da un gruppo di 25 cittadini, eletti regolarmente, che presenterà la redazione finale al parlamento per la votazione.</p>
<p>In silenzio e nell&#8217;indifferenza del mondo occidentale,<strong> il popolo islandese sta attuando una vera rivoluzione</strong>.</p>
<p>Sta dimostrando che nelle moderne democrazie la sovranità popolare è un qualcosa di concreto e non un semplice concetto astratto, sta contrapponendo il potere della società civile e della cittadinanza al sistema politico, cambiandone le regole e gli assetti, sta facendo tornare nelle mani del popolo il suo futuro e quello della nazione.</p>
<p>Di tutto questo, in Europa se ne parla pochissimo, in Italia solo qualche giornale ha dato un breve cenno.</p>
<p>Perchè? C&#8217;è forse il timore fondato che il popolo dell&#8217;Islanda possa dare il buon esempio?</p>
<p><div id='stb-container-5021' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-5021' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-5021' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita ?</p>
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		<title>Nubi sul Sol Levante</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 15:33:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Ganci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un mondo sempre più globalizzato e interconnesso, la tragedia giapponese di questi giorni rischia di avere gravissime ripercussioni, non solo nel paese del sol levante ma sull'intero pianeta. Dario Ganci analizza punto per punto alcuni possibili scenari.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un mondo sempre più globalizzato e interconnesso, <strong>la tragedia giapponese di questi giorni rischia di avere gravissime ripercussioni</strong>, non solo nel paese del sol levante ma sull&#8217;intero pianeta.</p>
<p>Probabilmente non siamo in grado di prevedere quello che accadrà nel breve, medio e lungo periodo&#8230; La situazione è ancora troppo fluida e in evoluzione. Possiamo però fare delle ipotesi, partendo dalla situazione economica mondiale prima di quel maledetto 11 marzo 2011.</p>
<p>Dopo anni di crisi l&#8217;economia mondiale dava finalmente lenti segnali di ripresa. Si trattava di una ripresa a due velocità, che vedeva paesi iniziare a correre verso il benessere, per esempio il Brasile e <strong>paesi in totale stagnazione</strong>, con l&#8217;Italia e lo stesso Giappone.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/20110315_borsa-tokyo-a-picco.jpg"><img class="size-full wp-image-9273 alignleft" title="borsa-tokyo-a-picco" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/20110315_borsa-tokyo-a-picco.jpg" alt="Borsa Tokyo" width="285" height="285" /></a>Dall&#8217;inizio degli anni Novanta il paese del Sol Levante, infatti, ha avuto un ritmo di crescita vicino allo 0% e una conseguente stagnazione economica. La Banca Centrale Giapponese, per rilanciare l&#8217;economia ha iniettato valuta fresca nel sistema e ha abbassato, nel corso degli anni, il costo del denaro fino a portarlo quasi allo 0%, ma senza risultati degni di nota.<strong> Inoltre la crisi economica mondiale ha colpito duramente l&#8217;industria manifatturiera nipponica</strong>, specialmente il settore dell&#8217;auto. Negli ultimi anni, alla perenne crisi economica si è aggiunto un periodo di<strong> instabilità politica</strong>, di governi deboli e poco incisivi e di scandali che hanno coinvolto esponenti dei due principali partiti.<br />
Il Terremoto del Sendai si è limitato a dare il colpo di grazia a un paese allo sbando.</p>
<p>Cosa accadrà ora?<br />
Le conseguenze stiamo già iniziando a vederle, ma molto probabilmente inizieremo a subirle nei prossimi mesi e per molti anni a venire. Analizziamo punto per punto alcuni possibili scenari.</p>
<p><strong>Il Giappone è uno dei paesi con il più alto debito pubblico</strong> (circa il 200% del PIL); la ricostruzione, i danni all&#8217;industria e le imprevedibili conseguenze della crisi nucleare di Fukushima, potrebbero mettere a repentaglio sia le quotazioni dello Yen, sia la stessa solvibilità dei titoli di stato giapponesi. L&#8217;indebolimento di una piazza finanziaria importante come Tokyo provocherebbe &#8211; e in parte sta già provocando &#8211; un effetto domino su tutte le altre borse mondiali con effetti solo ipotizzabili.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/fukushima_centrale_nucleare.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-9274" title="fukushima_centrale_nucleare" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/fukushima_centrale_nucleare-300x211.jpg" alt="Fukushima" width="300" height="211" /></a>Il disastro di Fukushima sta obbligando il governo giapponese a un<strong> repentino ripensamento della politica energetica nazionale</strong>. In questi giorni molte centrali nucleari sono state spente o hanno lavorato a basso regime; le più vecchie e insicure rischiano la chiusura definitiva. Tutto questo, in <strong>una nazione che ha consumi elettrici elevatissimi e che ha investito tantissimo sull&#8217;energia nucleare</strong>, rischia di avere conseguenze disastrose. Rimpiazzare il nucleare richiederebbe investimenti enormi e tempi lunghissimi. Limitare la produzione di energia nucleare porterebbe enormi disagi per la popolazione ma soprattutto costringerebbe l&#8217;industria manifatturiera a ridurre la produzione. Questo porterebbe disoccupazione e un brusco aumento dei prezzi di prodotti tecnologici, automobili e di tutti i prodotti giapponesi d&#8217;esportazione.</p>
<p>Le future scelte del governo nipponico, il modo in cui affronterà questa emergenza nazionale e i progetti futuri riguardanti le politiche energetiche, la ricostruzione e il rilancio delle zone disastrate saranno<strong> fattori decisivi per l&#8217;intera economia globale</strong>.<br />
Allo stato attuale la situazione non lascia ben sperare, troppe incognite rischiano di cambiare o addirittura sconvolgere la situazione, su tutti l&#8217;incubo nucleare di Fukushima.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/meiji.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9275" title="Meiji" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/meiji.jpg" alt="Meiji" width="250" height="303" /></a>Il Giappone, nel corso della sua storia, <strong>ha sempre affrontato momenti bui e crisi che sembravano senza sbocco</strong>.<br />
Nel 1867 l&#8217;Imperatpre Meiji, per salvare il suo regno dalla colonizzazione occidentale, riuscì a modernizzarlo e a trasformarlo in una nazione moderna nel giro di pochi anni. Dopo la Seconda Guerra Mondiale e sempre in pochissimo tempo, l&#8217;Impero del Sol Levante, da nazione distrutta materialmente e moralmente, divenne la terza potenza industriale al mondo.</p>
<p>Possiamo sperare che il popolo giapponese ci stupisca ancora una volta e che da questa immane tragedia trovi nuovamente la forza  per rinascere dalle sue macerie.</p>
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		<title>Irlanda: La Tigre Celtica non morde più</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Nov 2010 07:30:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Ganci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Solo fino a qualche anno fa, l&#8217;Irlanda era un sogno di smeraldo immerso nel mare del Nord. Migliaia di giovani da tutta Europa affluivano nel piccolo paese celtico in cerca di un lavoro ben pagato e di un futuro che il paese d&#8217;origine non poteva dare loro. Era l&#8217;epoca della “Tigre Celtica”. Arrivavi a Dublino, facevi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="internal-source-marker_0.9314572788643206"><div id='stb-box-1457' class='stb-custom_box' ><strong>Un nuovo autore su Camminando Scalzi.it</strong></p>
<p><strong>Dario Ganci </strong>è laureato in giornalismo e in scienze della comunicazione. E&#8217; un giornalista freelance, web content ed è autore del libro &#8220;Le campane dell&#8217;Inferno&#8221;. Lo trovate su <a href="http://twitter.com/Lostpoet82" target="_blank">twitter</a> e nel suo <a href="http://dario.ganci.eu/" target="_blank">blog personale</a>. Buona lettura<strong>!</strong></div></p>
<p>Solo fino a qualche anno fa, l&#8217;Irlanda era un sogno di smeraldo immerso nel mare del Nord.</p>
<p>Migliaia  di giovani da tutta Europa affluivano nel piccolo paese celtico in  cerca di un lavoro ben pagato e di un futuro che il paese d&#8217;origine non  poteva dare loro. Era  l&#8217;epoca della “Tigre Celtica”. Arrivavi a<strong> Dublino</strong>, facevi circolare il  tuo curriculum e nel giro di una settimana eri assediato dalle offerte  di lavoro, con stipendi e benefits che mai ti saresti immaginato. Questa  era una delle piacevoli conseguenze del cosiddetto “Modello Irlandese”,  una strategia economica che, in soli dieci anni, portò l&#8217;Irlanda da  fanalino di coda dell&#8217;Europa a <strong>quarta nazione</strong> al mondo per Pil pro  capite.</p>
<p><strong><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/11/irlanda.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7059" title="irlanda" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/11/irlanda-300x300.jpg" alt="" width="210" height="210" /></a>Gli  ingredienti del successo?</strong><br />
Tasse sugli utili basse, aiuti di stato per  le nuove iniziative imprenditoriali, incentivi agli investimenti e una  legislazione sul diritto d&#8217;autore tra le più libertarie d&#8217;Europa. Se a  questi ingredienti aggiungiamo un vasto capitale umano formatosi nella  vicina Gran Bretagna, possiamo capire come aziende del calibro di  Google, Hp, Dell, Microsoft, Apple e tante altre abbiano aperto sedi e  stabilimenti nella verde Irlanda. Una  pioggia di denaro si riversò sui cittadini dell&#8217;isola di smeraldo,  con tutte le storture che questo porta: Speculazioni finanziarie e  immobiliari, aumento dei prezzi e allo stesso tempo dei consumi. Le città irlandesi si trasformarono rapidamente, forse troppo.</p>
<p>Dall&#8217;oggi  al domani sorsero nuovi quartieri residenziali e centri commerciali. Le  vie principali si riempirono di boutiques, negozi di moda, di articoli  di lusso e di un numero incalcolabile di ristoranti e locali notturni. Un  modello simile, basato sui continui investimenti esteri, sulla  speculazione bancaria e sul costante aumento dei consumi non era  destinato a durare in eterno. Infatti, con la crisi dei <strong>mutui subprime</strong> del 2008, qualcosa ha iniziato a incepparsi nella fabbrica dei sogni irlandese.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/11/irlanda-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7061" title="irlanda (1)" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/11/irlanda-1-300x239.jpg" alt="" width="216" height="172" /></a>La  crisi delle banche, pesantemente esposte a causa della loro politica  spregiudicata, ha innestato un micidiale effetto domino che, unito alla  crisi globale appena scoppiata, annunciava la fine del “Modello  Irlandese”. Il  primo segnale concreto fu l&#8217;annunciata chiusura dello stabilimento Dell  di Limerick nel gennaio 2009 che portò la perdita di quasi 3000 posti  di lavoro. Ma  già da tempo, colossi come Hp e Xerox stavano gradualmente riducendo  investimenti e personale per portare altrove le strutture. Questa silenziosa dismissione, all&#8217;inizio, non fu chiaramente percepita dagli irlandesi.</p>
<p>Spesso i primi ad andare via erano proprio gli stranieri, che in massa avevano invaso le strade di Dublino, Galway, Cork. Solo  quando ristoranti, pizzerie e centri commerciali iniziarono a svuotarsi e  a chiudere i battenti si iniziò ad avere un quadro più preoccupante  della situazione. Quando  le banche iniziarono a collassare, facendo mancare l&#8217;ossigeno alla già  asfittica Tigre Celtica, era troppo tardi. Le ottimistiche promesse di  rilancio del governo, fantasiosi piani di investimenti infrastrutturali e  gli aiuti alle imprese lasciarono il posto al micidiale piano di  salvataggio delle banche e ad un deficit di bilancio, letteralmente, da  Guinness dei Primati.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/11/dublin-irlanda800.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7064" title="dublin-irlanda800" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/11/dublin-irlanda800-300x225.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a>Le  famiglie irlandesi si trovarono indebitate all&#8217;inverosimile, senza  soldi e con delle banche in crisi di liquidità che pretendevano il  denaro indietro. Il  sistema  implose e si accartocciò su se stesso e ora l&#8217;Irlanda ha  bisogno dell&#8217;aiuto dell&#8217;Europa, non tanto per uscire dalla crisi, quanto  per sopravvivere in attesa di tempi migliori. È  di questi giorni la notizia che il famigerato “<em>spread</em>”, cioè la  differenza di rendimento tra i titoli di stato di una nazione rispetto a  quelli della Germania, considerati come punto di riferimento virtuoso, è  esploso, e la <strong>Banca Centrale Europea</strong> è stata costretta ad acquistare  titoli irlandesi per bloccare la speculazione. La  speranza dell&#8217;Irlanda e, al tempo stesso, quella dell&#8217;Europa, è che gli  aiuti finanziari di Gran Bretagna e Unione Europea possano  stabilizzare l&#8217;economia e proteggere il già debole Euro dalle  speculazioni finanziarie. Le  conseguenze di questo salvataggio verranno pagate a caro prezzo da  questa generazione di irlandesi e probabilmente anche dalla prossima.</p>
<p>Un  triste destino per la ”Tigre Celtica” che per un decennio ha cavalcato  il mondo, e che ora giace trafitta a morte dalla crisi e dai suoi errori.</p>
<p><div id='stb-container-1754' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-1754' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-1754' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="../collabora-con-noi" target="_blank">trovate qui</a>. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi.</div></div>
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