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Lettera aperta a chi si trova nella “sala dei bottoni” e ancora può spingerne qualcuno…

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Una nuova autrice su Camminando Scalzi.

Vi presentiamo oggi Oriana, alla sua prima collaborazione con la blogzine.
Innamorata della vita in tutte le sue forme , architetto , redattrice, web master, content manager. Il periodo creativo di cui va più fiera sono gli anni a capo dell’ ufficio stampa di una nota associazione umanitaria con missioni in tutto il mondo, periodo che l’ hanno portata a contatto di persone eccezionali e di realtà inimmaginabili. Oggi sostenitrice e attivista del M5S in una piccola città di provincia, la citazione che le calza a pennello è tratta da un vecchio film: “ …amava talmente la vita da amare anche quella degli altri…” Blade Runner  

Sono una signora, movimentista 5 stelle di una piccola città di provincia; niente nomi… Niente pubblicità.
Dopo una vita vissuta in una grande e bellissima metropoli ho deciso di cercare una dimensione più “umana” per farci vivere le mie bambine. Il punto di svolta è stato guardare dormire la più piccola beatamente e accorgermi che mentre ero impegnata da anni a battermi per creare campagne a favore di bambini del terzo mondo, per portare l’ acqua nei deserti, per migliorare le condizioni di salute di chi aveva la vita appesa a un filo di ragnatela… Qualcuno stava divorando il paese dove lei sarebbe dovuta diventare grande. Il mio punto esclamativo , bussola della sua esistenza , improvvisamente aveva piegato la testa ed era diventato un punto interrogativo, e rimaneva lì, immobile, affacciato alla finestra della mia coscienza, in attesa una risposta che gli permettesse di rialzare la testa. Anche una madre si trova in una stanza dei bottoni e ogni volta che prende decisioni per i propri figli rischia in prima persona, perché sa che nel futuro della sua famiglia è implicito anche il proprio.

Ma esistono anche madri che uccidono i loro figli o che li abbandonano, segnando così per sempre anche la loro stessa vita. Abbiamo bisogno di persone, non di partiti, abbiamo bisogno di libertà, perché la libertà “è solo un’occasione per essere migliori” dice Camus.

C’è chi parla a sproposito di “crescita” senza rendersi conto che la formula capitalistica è stata fallimentare; Bob Kennedy ha pagato con la vita per averlo detto con quasi cinquant’anni di anticipo. Ma è deprimente anche pensare di regredire all’età della pietra; dobbiamo cercare un punto di equilibrio. Tutto ciò che è vita, esiste su un punto di equilibrio; quel punto che, se viene disatteso, provoca la degenerazione del sistema stesso del quale aveva rappresentato l’occasione di vita. Il futuro dell’umanità è legato al futuro del pianeta del quale è parte integrante .

Credo davvero che la degenerazione di valori alla quale siamo arrivati in Italia sia stato il frutto del nostro disinteresse a occuparci di quello che stava accadendo nel sistema di chi avevamo delegato ad amministrarlo… Sì, è vero, abbiamo consegnato una delega in bianco.

Ma in mezzo a tante voci che si alzano, puntando il dito contro chi ha dormito, contro chi non ha partecipato, contro chi ha lasciato fare, io vi dico che anche le mie figlie mi hanno consegnato una delega in bianco, e ogni mattina che mi sveglio cerco di onorare quella delega scegliendo quello che è più giusto per loro.

Non abbiamo bisogno di un partito, abbiamo bisogno di coscienze: coscienze per le quali la parola “onore” abbia ancora un senso compiuto, per le quali essere delegati significa sentirsi la responsabilità della vita di chi delega.

Dicono le Upanishad che alla fine dei tempi di un’epoca buia “gli uomini si aggireranno come ciechi guidati da un cieco” un’espressione che ben si adatta alla totale cecità di chi oggi si trova nella famosa sala dei bottoni.

Sto scrivendo in una di quelle ore che si trovano a cavallo di quella terra di nessuno che separa la notte dal giorno, una di quelle che appartengono al buio più scuro, ma che anticipano di pochissimo un’incredibile sorpresa: la luminosità rassicurante dell’aurora. Vorrei poter dire alle mie figlie e a tutti i giovani che hanno perso la fiducia di chi aveva in mano la loro delega in bianco di non preoccuparsi, che la vita è come questa strana ora tra il buio e la luce e che quando vedi tutto nero, ecco all’improvviso spuntare il primo raggio di sole.

Vorrei potergli dire che nella stagione della saggezza si accorgeranno che quello che avrà reso bella la loro vita non sarà la quantità di “cose” che si saranno potuti comperare, ma tutti i “voli” che avranno saputo osare. Vorrei potergli dire che la vita è un percorso e che bisogna goderselo con la testa alta senza mai barattare la mèta con il viaggio e vorrei poter dire a tutti coloro che hanno disonorato la nostra delega in bianco di smettere di raccontare la vita ai propri giovani e lasciare che siano loro a raccontarla a noi.

La vera e unica crescita che può essere davvero senza fine è quella dell’individuo come persona, della sua consapevolezza, della sua spiritualità, della sua intelligenza, della sua capacità di costruire rapporti e società rispettosi degli altri e dell’ambiente circostante.
Sappiamo che si può vivere, alimentarsi, risparmiare e produrre energia, costruire, lavorare, avere socialità e rapporti diversi da quelli che ci dice la pubblicità o ci vuole imporre la crescita, compresa quella colorata un po’ di green. Quella è la vera strada da intraprendere. Crescere come intendono i nostri governi significa schiantarsi contro un muro.

Pensare come le montagne di Paolo Ermani e Valerio Pignatta, edizioni Terra Nuova 2011

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(pre)Cari Amici #2 – L’artigiano elettricista

La seconda puntata di (pre)Cari Amici è scritta da Giorgio Masala, elettricista artigiano, che affronta tutti i giorni le difficoltà dell’attività in proprio. Da questo lo spunto su quelle che secondo lui dovrebbero essere le modifiche importanti nel mondo del lavoro, in un sistema capitalistico basato sul debito che sta portando tutti verso il precariato e la povertà.

Non dimenticate di raccontarci anche la vostra storia di precariato; basta cliccare sul banner qui a lato ed inviarci il vostro racconto.

La Redazione di Camminando Scalzi

Io sono un artigiano elettricista precario e pago le tasse. Ogni giorno devo avere la fortuna di trovare qualcuno che mi chiami a lavorare, perdo ore e ore a fare preventivi e gestire la contabilità, e molte volte vedo dire no ai preventivi, perché il mercato è saturo di precari che non pagano le tasse che fanno lavori al posto mio. Questo non per dire che è colpa solo di chi non paga le tasse se l’economia sta andando male; sarebbe giusto che tutti le pagassero, in un sistema equo, dove il governo che ci comanda economicamente non si appropri del 90 % e sia leale (come quello europeo, anche perché possiamo stracciarla la Costituzione italiana dopo il Trattato di Lisbona e l’incarico di stampare la moneta dato alla banca centrale Bankitalia, che è una banca privata dove la moneta è privata e della BCE).

Ormai da tempo anche guardando vecchi programmi TV trapela la realtà a cui stavamo andando incontro: entrare nella comunità Europea è una truffa. D’accordo con l’amore mondiale tra i popoli, ma non con le economie detenute da pochi. Sei banche centrali nel pianeta gestiscono l’emissione di moneta, e vedrete che saranno ridotte ancora, per incentrare il potere in mano di pochi. Mi fanno ridere le frasi “il lavoro rende liberi” oppure “la costituzione italiana è fondata sul lavoro”… Aumenta sempre di più la mentalità capitalistica della difesa dei diritti del lavoratore non perché uomo, ma perché macchina lavoratrice. Io cambierei questi slogan in “Il lavoro serve a pagare i debiti e rende libero dai debiti, ma devi lavorare di più”.

La gente lotta tanto per avere un lavoro, ma non per quella esigenza che dovrebbe essere la creatività, la passione, la crescita personale, ma perché carico di debiti. In Italia abbiamo un debito pubblico del 120%, che non risaneremo mai. Debito pubblico che quasi non dovrebbe esistere, se lo stato stampasse moneta e la bilanciasse tra deflazione e inflazione. Senza contare che la moneta gira intorno ai prestiti, che ti dicono sono fissi, ma che poi in realtà non lo sono mai, dato che dipendono dal debito statale della banca centrale, dove addirittura quella moneta è già diventata “virtuale”.

Essendo oggi le fabbriche quasi totalmente meccanizzate, non serve più tutta la manodopera che serviva una volta, quindi per risolvere il problema basterebbe far lavorare un po’ tutti, per meno ore, lasciando il resto della giornata per vivere la vita e permettere di fare qualcosa di creativo. Invece le ore di lavoro continuano ad aumentare, e la mamma o il papà  non restano più a casa con i propri i figli. La domanda è: perché dobbiamo lavorare cosi tanto? Badate bene che non si tratta di una frase da parassita. Vedo su youtube filmati che eleggono a Eroe l’operaio che lavora dodice ore al giorno per sfamare i propri figli… Ahimé, non è affatto così. Non è bello lavorare e lavorare e lavorare ancora e neanche così riuscire a pagare l’affitto, la corrente, il cibo, le tasse… Quell’operaio è uno schiavo, e come lui tutti noi, se non riusciamo a trovare le giuste informazioni per fare scelte nella nostra vita. Quell’operaio continua imperterrito a prendersela con il suo datore di lavoro, il quale se la prende con l’operaio, senza capire che entrambi sono sulla stessa barca.

Ma basta osservare gli immigrati cinesi nelle nostre città per capire su cosa si sta spostando l’economia. Ditemi se quello è vivere, rinchiusi in un gretto circolo di lavoro privo di emozione e libertà mentale. Grazie Capitalismo! Il Capitalismo è un sistema meraviglioso! Ok, qualche miliardo di persone non ha niente, però pensate a tutta la gente che ha tanto! Non preoccupatevi se i cinesi lavorano per 50 centesimi al giorno, sono cinesi… Chi se ne frega, sono un miliardo! E intanto nel terzo mondo non mangiano, e ancora si muore per diarrea. Lo so che c’è gente disperata che ha perso il lavoro, e che ha figli e debiti fino al collo, qua in italia, ma a quanti possiamo trovare un lavoro e risolvere questo problema se non cambia radicalmente l’economia, e se non si punta ai piani alti invece che al pettegolezzo televisivo dell’operaio che ripete continuamente le solite frasi. Prendiamocela con la vera causa.

Smettiamo di girare attorno a un circolo vizioso come formiche, e questo vale anche per gli altri paesi… Guardiamo il percorso che ha fatto l’America per esempio. Uno: istituzione della banca privata centrale; Due: aumento del debito pubblico; Tre: privatizzazione di tutti i servizi per ovviare al debito pubblico; Quattro: chi ha soldi vive, chi no si arrangia; e chi vive,vive lavorando, schiavo e disinformato. Era un appunto per dire: lottate per la vita, e non per il lavoro. Non pretendete troppi beni dal vostro lavoro: le cose ti posseggono e poi, più ne hai e più dovrai lavorare per mantenerle. Specializzatevi ma non troppo, siate elastici: i tempi cambiano e i lavori finiscono e potreste essere licenziati e dover cambiare mansione! O cambiamo radicalmente o rincorreremo battaglie e lamentele perse, che sono ricorrenti nella storia, e questa volta se cadiamo sarà difficile rialzarci.