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	<title>Camminando Scalzi... Informazione Libera &#187; business</title>
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		<title>Trenitalia, quando il marketing&#8230;deraglia</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 07:30:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Ganci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molti di voi ricorderanno le scene del film &#8220;Titanic&#8221;, dove i passeggeri di prima classe venivano fatti accomodare comodamente sulle scialuppe mentre i quelli di terza venivano quasi rinchiusi sui loro ponti per non rubare posti ai privilegiati. Probabilmente si tratta di un esempio un po&#8217; esagerato, ma certe situazioni, diciamo un po&#8217; classiste, sopravvivono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molti di voi ricorderanno le scene del film &#8220;Titanic&#8221;, dove i passeggeri di prima classe venivano fatti accomodare comodamente sulle scialuppe mentre i quelli di terza venivano quasi rinchiusi sui loro ponti per non rubare posti ai privilegiati. Probabilmente si tratta di un esempio un po&#8217; esagerato, ma certe situazioni, diciamo un po&#8217; classiste, sopravvivono ancora oggi.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/classi-trenitalia.jpg"><img class="alignright  wp-image-13421" title="classi trenitalia" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/classi-trenitalia-300x200.jpg" alt="" width="240" height="160" /></a>Ne è un esempio l&#8217;attuale politica commerciale di Trenitalia per i treni ad alta velocità. <strong>Frecciarossa: quattro modi di viaggiare.</strong> Recita così il claim della nuova e discussa campagna pubblicitaria ideata per far conoscere alla clientela i nuovi servizi e le nuove tariffe del trasporto ferroviario di punta di Trenitalia. Quattro livelli di servizio dai nomi accattivanti, Executive, Business, Premium e Standard. I costi dei vari biglietti sono, ovviamente, proporzionati alle comodità offerte. Ma a ben leggere le varie descrizioni, contenute nel sito di Trenitalia, si comprende subito come, in realtà, le nuove quattro categorie di servizio non sono altro che uno spezzatino un po&#8217; raffazzonato delle care e vecchie prima e seconda classe, con un&#8217;importante eccezione, la tariffa Standard.</p>
<p>Infatti, per gli sventurati che hanno l&#8217;ardire di scegliere l&#8217;opzione più conveniente si aprono alcuni scenari inquietanti. Recita testuale il sito ufficiale del servizio, &#8220;Le Frecce&#8221;:<strong> Ai clienti del livello Standard non è consentito l’accesso alle carrozze Premium, Business e Executive. </strong>In parole povere, la nuova &#8220;quarta classe&#8221; del treni Frecciarossa è completamente separata dal resto del treno e i passeggeri che hanno scelto la tariffa Standard, una volta iniziato il viaggio, vengono avvisati del blocco delle porte tra i vagoni, restando isolati. E quando qualcuno ha fatto notare che questi sfortunati utenti  non avrebbero avuto accesso ad alcun tipo di ristoro durante il viaggio, Trenitalia si è affettata ad introdurre un &#8220;<strong>carrellino bar </strong><strong>per l’acquisto di prodotti food, bevande calde e fredde e caffè espresso in sostituzione dell’accesso alla carrozza bar/ristorante riservata ai clienti Executive</strong>&#8220;.</p>
<p>A queste discutibili condizioni di trasporto si aggiunge anche la beffa di uno spot pubblicitario costruito in maniera equivoca. La pubblicità fotografa i quattro livelli di servizio con dei rapidi fotogrammi: Manager al lavoro nella sala riunioni della <strong>E<strong>xecutive</strong></strong>; uno scompartimento vuoto per la <strong>B<strong>usiness</strong></strong>; due ragazze che chiacchierano in <strong>P<strong>remium</strong></strong>; una famiglia di immigrati in <strong>S<strong>tandard</strong></strong><strong>. </strong>La scelta di quest&#8217;immagine ha subito sollevato un vespaio di polemiche inneggianti al razzismo o ad una subliminale politica di marketing volta a scoraggiare la classe economica a favore dei servizi più costosi.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/TRENITALIA.jpg"><img class="alignleft  wp-image-13423" title="TRENITALIA" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/TRENITALIA-284x300.jpg" alt="" width="182" height="192" /></a>La replica di Trenitalia, che si è appellata all&#8217;attualità dello spot che rappresenta un&#8217;Italia multietnica, e la frettolosa sostituzione della foto incriminata, invece di spegnere il fuoco, hanno trasmesso l&#8217;immagine di un&#8217;azienda, Trenitalia, colta con le mani nel sacco e in grave imbarazzo. Lungi dal voler pensare male, preferiamo considerare il lancio dei nuovi servizi Frecciarossa come una campagna partita decisamente male e gestita peggio. Un&#8217;enorme cantonata presa dal reparto marketing dell&#8217;azienda che lascia parecchio perplessi e che si aggiunge ad altre iniziative discutibili intraprese da Trenitalia di recente, ad esempio il taglio dei treni notte nord-sud.</p>
<p>La domanda che ci poniamo è questa: in un momento di grave crisi economica, con il costo dei carburanti alle stelle, dove il treno può tornare ad avere un ruolo decisivo per il traffico delle merci e degli uomini, è sensato attuare strategie, politiche tariffarie e non che scoraggiano l&#8217;uso del mezzo ferroviario, rendendolo poco pratico o addirittura antipatico?</p>
<p>Ma soprattutto, Trenitalia, che risultati spera di ottenere?</p>
<p><div id='stb-container-4660' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-4660' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-4660' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita?<br />
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		<title>Sfidare McDonald&#8217;s è possibile</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2011 06:30:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Paci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi ultimi anni sono sorte numerose iniziative commerciali caratterizzate da una forte attenzione per la sostenibilità ambientale, la giustizia sociale, il rispetto dei diritti dei lavoratori. Siano essi Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), Botteghe del Commercio Equo e Solidale o altre simili, queste esperienze sono mosse da una critica fondata alle degenerazioni della globalizzazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi ultimi anni sono sorte numerose iniziative commerciali caratterizzate da una forte attenzione per la sostenibilità ambientale, la giustizia sociale, il rispetto dei diritti dei lavoratori. Siano essi <strong>Gruppi di Acquisto Solidale</strong> (GAS), <strong>Botteghe del Commercio Equo e Solidale</strong> o altre simili, queste esperienze sono mosse da una critica fondata alle degenerazioni della globalizzazione dei mercati e alle distorsioni conseguenti che hanno creato sacche di ingiustizia, rischi ambientali e pericoli per la salute. Negli ultimi anni il fenomeno si è diffuso, raggiungendo una qualche consistenza e contribuendo ad aumentare, nei nostri territori, la conoscenza dei fenomeni e la consapevolezza della criticità del sistema economico e sociale in cui viviamo.</p>
<p>Chi ha frequentato queste iniziative ha potuto constatare però che, a fronte di una diffusa e sincera motivazione dei promotori e degli attivisti, molte sono le criticità su cui è necessario riflettere. Difficoltà organizzative nella distribuzione, prezzi alti, scarsa varietà e prevalenza di prodotti “di nicchia”, criteri non omogenei nella selezione dei fornitori, ambienti di vendita non adeguati, ecc. Per la maggior parte sono i limiti della gestione volontaria, fondata sulla passione, “circolistica”, che molto spesso è rivendicata come necessaria e sufficiente dagli stessi promotori ma che contribuisce a rendere queste esperienze non realmente alternative ai modelli di consumo dominanti e ne limita la portata di cambiamento. Spesso, dopo un po’, restano pochi appassionati e la maggior parte torna a farsi un<strong> panino da McDonald’s</strong>.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/big_mac.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10006" title="big_mac" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/big_mac.jpg" alt="" width="207" height="230" /></a>A monte di tutto questo vi è un pregiudizio ideologico riassumibile nello slogan “un altro mondo è possibile”. Si badi bene, non “un mondo più giusto” o “un mondo più solidale”, ma “un altro mondo”. Ci si pone cioè in una dimensione “metafisica”: ritenendo l’attuale sistema irriformabile, se ne immagina un altro, non ancora presente ma che, un giorno, apparirà così come un tempo ci si aspettava “il sol dell’avvenire”. Al centro della critica sono posti il mercato, la moneta e il profitto in un misto di razionale critica dell’esistente e di irrazionale vagheggiamento di mondi passati o di utopie futuristiche. Tutto questo con un radicalismo che si intenderebbe estendere dalla dimensione del comportamento individuale alla società intera senza, alle spalle, una visione complessiva della posta in gioco. Questa visione radicalmente critica dell’attuale sistema di produzione si estende anche all’impresa, che è lo strumento in grado di innovare, diffondere, vendere, fare utili, aumentando le possibilità di distribuzione, incidendo sui comportamenti e sui modelli di riferimento delle persone, creando abitudini di consumo, stili, mode.</p>
<p>So che le esperienze sono diverse ed è forte il rischio della semplificazione, ma talvolta si ha l’impressione che, impegnati a pensare a un altro mondo, si rinunci a “sporcarsi le mani” in <em>questo</em> mondo, che è quello che esiste e in cui milioni di persone vivono e lavorano quotidianamente. Il mercato, l’impresa e la moneta sono il modo che, nei secoli, l’umanità ha costruito per migliorare le condizioni di vita delle persone. Che l’utilizzo che se ne è fatto &#8211; e si continua a fare &#8211; di questi strumenti sia spesso distorto, inefficiente e malvagio ci pone il problema di come modificare l’attuale condizione, costruendo mercati regolati e aperti, imprese giuste e rispettose dei lavoratori, moneta buona e capace di misurare il valore dei beni e delle merci. Per fare questo è necessario abbandonare il “circolo” e diventare imprenditori, costruire buone pratiche aziendali, trasferendo i valori e i concetti di sostenibilità, giustizia, solidarietà nei gusti, nelle percezioni e negli stili di tante persone.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/1540.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-10007" title="1540" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/1540-300x225.jpg" alt="" width="210" height="158" /></a>Siamo nel mondo delle merci, e se nel campo dei beni comuni è giusto domandarci se il mercato sia lo strumento più adeguato, in questo settore è dimostrato che è l’assenza di mercato, di alternativa, di informazione, di scelta alimenta l’ingiustizia e la disuguaglianza. Uscire dall’autoreferenzialità del “circolo” e fare impresa è l’unica risposta possibile, affinché le nuove sensibilità diventino patrimonio comune. Sfidare McDonald’s è possibile, ma per farlo è necessario accettare il rischio d’impresa, a meno che non ci si accontenti della pura testimonianza e dell’illusoria sensazione di avere la “coscienza a posto”. In questo mondo, non in un altro, è possibile avere negozi con merci prodotte rispettando i diritti e l’ambiente, valorizzare l’economia locale, mettere la tecnologia al servizio delle persone. È necessario però non aver paura di fare profitto per metterlo al servizio dello sviluppo economico, della diffusione di un diverso modo di produrre e di vendere, utilizzando le economie di scala per abbassare i prezzi e rendere i prodotti accessibili a quante più persone possibile, per creare negozi e luoghi belli e piacevoli, dove le persone vanno volentieri non solo a comprare, ma a vivere esperienze positive. McDonald’s vince non solo perché gode dei vantaggi, spesso perversi, di essere una multinazionale, ma perché propone uno stile, una visione. Chi va da McDonald’s va a vivere un’esperienza non a mangiare un hamburger. Così chi compra da Ikea compra una scenografia per la vita che si immagina. È qui che dobbiamo accettare la sfida, proponendo reali alternative capaci di creare esperienze alternative e altrettanto attraenti. È possibile?</p>
<p>I tempi sono maturi, la risposta del mercato sarebbe buona e già piccoli esempi si vedono nelle nostre città. Bisogna avere fiducia nella possibilità di cambiare questo mondo, di utilizzare gli strumenti che ci offre, di mettere in rete le esperienze isolate, di non cedere ai falsi miti consolatori del passato o alle vane illusioni di un futuro che ha il solo vantaggio di non trovarci lì a constatare se davvero sarà migliore. Bisogna superare la dimensione dell’impegno volontario e l’isolamento della bottega, che hanno svolto un ruolo importante ma che necessitano adesso di un salto di qualità e di competenza per incidere concretamente sulla realtà.</p>
<p>Impresa, mercato e moneta non sono parolacce, ma strumenti in mano nostra e che di conseguenza chiamano la nostra responsabilità nel loro utilizzo. Giusto o ingiusto dipende da noi.</p>
<p><div id='stb-container-6219' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-6219' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-6219' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="../collabora-con-noi">trovate qui</a>. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi.</div></div>
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		<title>Crowdfunding per l&#8217;informazione: ci salverà il mecenatismo?</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Apr 2010 07:11:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Ratto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un momento davvero difficile per il mondo del giornalismo, si stanno facendo strada diversi modelli di business per garantire prosperità, indipendenza e libertà delle informazioni. Oltre al "paywall" annunciato da Murdoch in questi giorni si sta facendo sempre più strada il modello del "crowdfunding". Vediamo di che cosa si tratta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id='stb-box-4454' class='stb-custom_box' >Torna a scrivere per<strong> </strong>Camminando Scalzi <strong>Paolo  Ratto</strong>, autore di un <a href="http://paoloratto.blogspot.com/" target="_blank">interessante  blog</a> che ha come tematiche centrali internet e teconologia. E&#8217; la terza volta che Paolo scrive su questa blogzine: qui <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/author/paolo-ratto" target="_blank">il link</a> a tutti i suoi articoli. Buona lettura  a tutti!</div>
<p><em>In un momento davvero difficile per il mondo del giornalismo, si stanno facendo strada diversi modelli di business per garantire prosperità, indipendenza e libertà delle informazioni. Il &#8220;crowdfunding&#8221; sembra proprio uno dei più interessanti.</em><br />
<strong>È crisi, inutile negarlo</strong>. Siamo di fronte ad un momento davvero problematico per la categoria dei giornalisti. Sia i giornali tradizionali, sia i siti web si domandano come monetizzare il proprio lavoro. Negli ultimi tempi molteplici sono le dispute sui nuovi modelli di business da utilizzare per rimediare a questa scomoda situazione, e salvaguardare libertà e indipendenza d&#8217;informazione. Il problema centrale è che la gente, attraverso l&#8217;utilizzo del Web, si è abituata ad usufruire delle notizie (e non solo&#8230;) gratuitamente.  Il passo successivo, favorito dall&#8217;esplosione del <em>Web 2.0</em> e dall&#8217;evoluzione delle reti sociali è stato la trasformazione dell&#8217;utente da lettore a produttore d&#8217;informazione. Ciò ha dato vita al giornalismo partecipativo, di cui abbiamo imparato a riconoscere i pregi (libertà e indipendenza d&#8217;informazione?) ed anche i difetti (qualità delle notizie?).</p>
<div id="attachment_4278" class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/rupert-murdoch.jpg"><img class="size-medium wp-image-4278 " title="rupert-murdoch" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/rupert-murdoch-300x210.jpg" alt="" width="240" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">Rupert Murdoch</p></div>
<p><strong>Murdoch ci prova col “paywall”</strong>. Era diverso tempo che il magnate dell&#8217;informazione sosteneva la necessità di impostare un nuovo modello di business per le sue testate giornalistiche on-line. Ora arriva l&#8217;ufficialità: a partire da giugno, le notizie in rete del quotidiano londinese “Times” saranno consultabili solo a pagamento. I navigatori che vorranno leggere le news dovranno pagare una sterlina al giorno, o due per l&#8217;intera settimana. L&#8217;introduzione del cosiddetto “<em>paywall</em>” costituisce una novità nel panorama mondiale. L&#8217;impressione è che il Times possa essere il primo di una lunga serie di giornali a &#8220;testare&#8221; questo modello commerciale. Il “New York Times”, per esempio, ha annunciato che, dal 2011, la consultazione del sito avverrà secondo un modello simile. Gli utenti avranno a disposizione le notizie gratuite, ma gli approfondimenti a pagamento. Resta da capire se la volontà dei lettori sarà quella di conformarsi al pagamento o preferiranno rivolgere altrove la voglia d&#8217;informarsi.</p>
<p><strong>Un&#8217;alternativa: il crowdfunding</strong>.  Per wikipediana definizione, il <em>crowdfunding</em> è “<em>un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizzano il proprio denaro in comune per supportare gli sforzi di persone ed organizzazioni. Il termine trae la propria origine dal crowdsourcing, processo di sviluppo collettivo di un prodotto, usualmente software. Il crowdfunding si può riferire a processi di qualsiasi genere, dall&#8217;aiuto in occasione di tragedie umanitarie, al supporto all&#8217;arte,al giornalismo partecipativo fino all&#8217;imprenditoria innovativa. La Rete è solitamente la piattaforma che permette l&#8217;incontro e la collaborazione dei soggetti coinvolti in un progetto di crowdfunding</em>”.</p>
<div id="attachment_4281" class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/Immagine.png"><img class="size-medium wp-image-4281 " title="spot.us" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/Immagine-300x145.png" alt="" width="240" height="116" /></a><p class="wp-caption-text">Spot.us</p></div>
<p>In poche parole è la massa che paga per ottenere dell&#8217;informazione specifica riguardo ad un argomento desiderato. Siamo di fronte a una nuova forma di mecenatismo popolare. Il primo ad avere questa idea è stato il 26enne americano David Cohn, che ha creato<strong> <a title="spot.us" href="http://spot.us/" target="_blank"><em>Spot.Us</em></a></strong>.  Si tratta di un sito che si propone come luogo d&#8217;incontro tra giornalisti freelance e lettori. I giornalisti propongono dei soggetti d&#8217;inchiesta a pagamento e se (e quando) gli utenti raggiungono la somma necessaria, la ricerca viene effettuata ed in seguito pubblicata gratuitamente sul sito. A quanto pare il sistema funziona e per una quarantina di soggetti diversi sono stati raccolti più di 40000 dollari. L&#8217;idea centrale (per niente scontata!) è dare al pubblico quello che il pubblico vuole.<br />
È importante sottolineare che la quasi totalità di questi progetti fa capo ad associazioni no profit.  Ciò rappresenta davvero una novità per un mondo, come quello dell&#8217;informazione, che in molti paesi sopravvive soprattutto grazie a sovvenzioni statali. L&#8217;indipendenza economica dalla “politica” dovrebbe garantire un maggiore tasso di libertà d&#8217;informazione.</p>
<p><strong>Il “mecenatismo” italiano</strong>. E in Italia? Dal 2005 esiste <a title="Produzioni dal basso" href="http://www.produzionidalbasso.com/" target="_blank"><em>Produzioni dal Basso</em></a>, una piattaforma indipendente. Come descritto sul sito, “<em>lo scopo di questa piattaforma è quello di offrire uno spazio a tutti coloro che vogliono proporre il proprio progetto attraverso il sistema delle produzioni dal basso. Per sistema delle produzioni dal basso si intende il metodo di raccolta fondi e finanziamenti attraverso una sottoscrizione popolare per la realizzazione di un progetto. In questo modo chi propone un progetto può quindi farsi una idea dell&#8217;interesse potenziale che può attirare la sua proposta e può coprire le spese per la produzione</em>&#8220;.<br />
<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/youcapital.png"><img class="alignleft size-full wp-image-4282" title="youcapital" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/youcapital.png" alt="" width="214" height="62" /></a>Pochi giorni fa è stata presentata una piattaforma con analoghi scopi: <a title="You Capital" href="http://www.youcapital.it/"><em>Youcapital</em></a>. L’ obiettivo principale (e non da poco&#8230;) per Youcapital è “<em>diventare un punto di riferimento in Italia per tutte le iniziative dal basso, che partono cioè senza un editore alle spalle, fondate sull’iniziativa e la progettualità e sui meccanismi della solidarietà sociale</em>”.</p>
<p>Le possibilità del crowdfunding sembrano essere davvero ampie, anche al di fuori del giornalismo (chiedete ad Obama, abilissimo a costruire una campagna elettorale grazie a questo strumento!). In Italia si sta percependo il mecenatismo popolare come una reale opportunità di sviluppo di tutto il settore dell&#8217;informazione. Resta comunque da vedere la reazione degli utenti, giudici finali nello stabilire la differenza tra una bella speranza ed un grande successo.</p>
<p>E voi siete pronti ad aprire il portafoglio per far scrivere il vostro giornalista preferito?</p>
<p><div id='stb-container-2641' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-2641' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it   ?</div><div id='stb-body-box-2641' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con la   blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni   che <a href="../collabora-con-noi" target="_blank">trovate qui</a>. Siamo   interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione   del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate:   attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi   aspettiamo numerosi.</div></div>
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			</a>
		</div>
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		<title>Prevedere il prossimo web-business</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/prevedere-web-business.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/prevedere-web-business.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 08:20:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro Rubin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[business]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[nuovi trends]]></category>
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		<category><![CDATA[web-buisness]]></category>

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		<description><![CDATA[Esiste uno strumento per prevedere i nuovi trends o le nuove mode del futuro? La risposta è semplice e banale: no. E&#8217; anche vero che alcune esperienze collettive che hanno fatto storia possono aiutarci nell&#8217;intento (un po&#8217; come ha fatto lo staff di YouNoodle con questo test). La prima cosa che dovremmo chiarire è la definizione di trend [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="background-color: #ffffff;"> </span></p>
<p style="text-align: center;"><div id='stb-box-3731' class='stb-custom_box' ><br />
<span style="color: #333333;"><em><strong>Un nuovo collaboratore su Camminando Scalzi.it</strong></em></span></p>
<p style="text-align: justify;">Camminando Scalzi è lieta di presentarvi un nuovo autore della nostra blog-zine: <strong>Mauro Rubin</strong>. Analista, sviluppatore e blogger, ma soprattutto appassionato delle nuove forme di comunicazione web, Mauro ci spiega oggi se è possibile prevedere i nuovi trend informatici di internet, e soprattutto come si potrebbe fare per prevederli. Ovviamente vi invitiamo a fare un salto sul suo <a href="http://plumfake.net/" target="_blank">blog</a>, che è davvero interessante.</div></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;">Esiste uno strumento per prevedere i <strong>nuovi trends</strong> o le nuove mode del futuro? </span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;">La risposta è semplice e banale: no.</span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;"> </span></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/telefonate_gratuite_con_twitter.jpg"><img class="size-medium wp-image-1075 alignleft" title="Twitter" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/telefonate_gratuite_con_twitter-300x225.jpg" alt="Twitter" width="300" height="225" /></a></p>
<p>E&#8217; anche vero che alcune esperienze collettive che hanno fatto storia possono aiutarci nell&#8217;intento (un po&#8217; come ha fatto lo staff di YouNoodle con questo <a href="http://younoodle.com/predictor" target="_blank">test</a>). La prima cosa che dovremmo chiarire è la definizione di trend su wikipedia:</p>
<blockquote><p>“<span style="background-color: #ffffff;"><span style="font-family: sans-serif;"><em>L&#8217;</em><strong><em>analisi delle serie storiche</em></strong><em> raggruppa una serie di metodi statistici atti a indagare una </em><a style="text-decoration: none; color: #002bb8; background-image: none; background-attachment: initial; background-origin: initial; background-clip: initial; background-color: initial; background-position: initial initial; background-repeat: initial initial;" title="Serie storica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Serie_storica"><em>serie storica</em></a><em>, determinare il processo alla base della stessa e a trarre previsioni.</em></span>”</span></p></blockquote>
<p>Una traduzione semplificata è la seguente: un trend è lo studio di una serie di eventi finalizzato <span style="background-color: #ffffff;">a creare un modello statistico su cui fare delle <strong>previsioni</strong>. Cerchiamo di capire meglio con un esempio: l&#8217;avvento di <a href="http://www.twitter.com/camminandoscalz">Twitter</a>. <strong>Twitter</strong> è un sistema di <em><span style="text-decoration: underline;">microblogging pubblico</span></em>, che permette di inviare messaggi di 140 caratteri. Nel marzo del 2006, quando il sistema venne pubblicato, la situazione era la seguente: i blog erano un sistema di comunicazione ormai consolidato e i nuovi social network moltiplicavano le informazioni da gestire, aggregare rss per ogni fonte era diventata una cosa praticamente impossibile da gestire. Twitter inizialmente veniva utilizzato per gestire il proprio stato (sistema che verrà poi integrato su <a href="http://www.facebook.com/pages/Camminando-Scalziit/138756598047?ref=ts" target="_blank">Facebook</a>) ma presto, grazie alla flessibilità dello strumento che permette di sviluppare applicazioni esterne intorno al servizio base, nascono molto velocemente nuovi servizi (anche mobile) e nuovi modi di utilizzo, <strong>la diffusione di twitter</strong> porta i giornali e i blogger a pubblicare i link degli articoli attraverso il servizio di microblogging, spostando il target dell&#8217;utenza che si rivolge così ad un bacino più grande.</span></p>
<p>Ho preso come esempio Twitter ma potrei portarne altri (come google, youtube e facebook), <span style="background-color: #ffffff;">la cosa intressante è che per determinare se un servizio appena nato potrà far nascere una nuova moda, l&#8217;unico modo possibile è isolare alcuni fattori comuni ai nostri casi di studio ed analizzarli. Ho provato a farne un elenco che riporto qui sotto: </span></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Scopo</span></strong><span style="text-decoration: underline;">:</span> la vostra applicazione deve essere utile.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Utilizzo del servizio:</span></strong> il servizio deve essere semplice, chiaro e alla portata di tutti.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Integrazione:</span></strong> deve esistere la possibilità di integrare il servizio in altri già esistenti, come le <span style="background-color: #ffffff;">piattaforme blogger e i socialnetwork.</span></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Estensione:</span></strong> la possibilità di creare nuove applicazioni svilupate da terze parti è un&#8217;occasione <span style="background-color: #ffffff;">da non perdere. Questo solitamente serve a stimolare la creatività degli utenti.</span></p>
<p>Appurati questi fattori le cose importanti sono quelle che io chiamerei “gli effetti collaterali”, <span style="background-color: #ffffff;">ovvero, quali cambiamenti apporterà il vostro servizio all&#8217;interno della società? Se la vostra startup creerà nuove community o -ancora meglio- genererà <strong>nuove forme di business</strong> (come ebay o paypal) le possibilità che questo servizio diventi il prossimo google sono molto alte. </span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;"> </span></p>
<div id="attachment_1074" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/facebook-shirt-poke.png"><img class="size-medium wp-image-1074" title="facebook-shirt-poke" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/facebook-shirt-poke-300x225.png" alt="Facebook" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Facebook</p></div>
<p>Stare al passo con le nuove tendenze della rete, con costanza e dedizione non è da tutti e va fatto con un&#8217;apertura mentale notevole, se non avete questa capacità ma volete avere successo, pagate qualcun&#8217;altro al posto vostro per farlo, in modo da poter fiutare business <span style="background-color: #ffffff;">dove c&#8217;è ancora solo del potenziale.</span></p>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Prevedere il prossimo web-business</div>
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<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">La prima cosa che dovremmo chiarire è la definizione di trend su wikipedia:</div>
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<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Una traduzione seplificata è la seguente: un trend è lo studio di una serie di eventi finalizzato</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">a creare un modello statistico su cui fare delle previsioni.</div>
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<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">microblogging pubblico, che ti permette di inviare messaggi di 140 caratteri. Nel marzo del</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">2006 quando il sistema venne pubblicato la situazione era la seguente: i blog erano un</div>
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<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">blogger a pubblicare i link degli articoli attraverso il servizio di microblogging, spostando il</div>
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