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Quando le vittime sono le donne

Attualità, Cronaca — By Marina on 5 maggio 2010 12:01

La scorsa settimana si è verificato un drammatico incrocio di notizie aventi in comune le stesse vittime designate: le donne.

In provincia di Mantova, Omar Bianchera ha prima ucciso la sua ex moglie a colpi di pistola, poi ha concluso una sorta di percorso di vendetta eliminando una vicina di 71 anni e il figlio di un uomo con cui aveva dissapori a causa di affitti arretrati. Dopo aver seminato il panico con la sua fuga, è stato lo stesso uomo a chiamare le forze dell’ordine perché potesse costituirsi. La follia omicida è stata subito descritta come una tragedia annunciata. Pare che Bianchera fosse conosciuto per le sue escandescenze, e che molti in paese sapevano che possedesse un’arma. Facile dire “tutti sapevano e nessuna ha parlato”. Prima di tutto è più facile eccepire il comportamento di un estraneo che non di un conoscente; in quest’ultimo caso subentra spesso un sentimento di clemenza che spinge a chiudere gli occhi di fronte a comportamenti se non pericolosi, poco ortodossi. Ma guardiamo la realtà: che strumenti hanno i cittadini per segnalare un comportamento sospetto da parte di un’altra persona? Quali garanzie di protezione vengono effettivamente offerte? Riprendere una persona – fosse anche perché ha buttato una carta per terra- significa diventare un fastidioso intruso da coprire di insulti. Figuriamoci se qualcuno avesse mai pensato di rimproverare qualcosa a un uomo violento. E poi come? Qui entrano in ballo altri aspetti di questa vicenda che ancor più suonano come un copione ripetuto altre migliaia di volte, purtroppo. La ex moglie di Bianchera, avendo concrete ragioni per sentirsi vulnerabile,  aveva denunciato l’uomo perché dopo il divorzio la perseguitava, la seguiva, si nascondeva nell’oscurità per irrompere all’improvviso in offese. Per come stanno le cose, una denuncia non è una tutela sicura come purtroppo spesso siamo costretti a constatare. È chiaro quindi che le persone che sporgono denuncia andrebbero protette in maniera più efficace perché i costi umani, specie al femminile, sono davvero troppo alti. Quindi è inutile gridare ogni volta alla tragedia annunciata, bisognerebbe escogitare delle misure adeguate per proteggere le persone minacciate, una volta che le minacce si rivelino fondate. Bisogna evidenziare che le più esposte siano proprio le donne: le motivazioni che stanno alla base di questa crudele dinamica sono complesse. Nella gran parte degli omicidi che vedono soccombere le donne, credo si possa avanzare l’ipotesi che queste in qualche modo abbiano evaso il ruolo che l’uomo aveva assegnato loro e che nell’ottica dell’uomo che si sente offeso vadano punite. Nel caso di una ex moglie che cerca di rifarsi una vita, o di una brava donna che cerca di realizzarsi e guadagna più del marito (come Barbara Cicioni, uccisa all’ottavo mese di gravidanza dal marito geloso del successo della lavanderia che lei aveva messo su con le sue forze)  deve scattare nella mente omicida un impeto di rivalsa. Indubbiamente questi avvenimenti drammatici sono il culmine di una dinamica relazionale insana, di cui le avvisaglie si manifestano in precedenza; tuttavia la società e le stesse famiglie spesso non vedono, non decodificano, e lasciano soli, spesso non si hanno gli strumenti per intervenire.

In Afghanistan, in questi stessi giorni, alcune studentesse sono state intossicate da un misterioso gas mentre erano a scuola. Non è la prima volta che si verifica un’azione del genere, in passato, infatti, si è arrivati a lanciare dell’acido su alcune ragazze in cammino verso scuola. I fondamentalisti sono stati indicati come i fautori dell’attacco, tuttavia non hanno rivendicato l’azione. Chiunque sia stato, questo atto ingiustificabile è un rigurgito ideologico di un passato non tanto lontano che fino a 10 anni fa, in Afghanistan, proibiva alle donne di andare a scuola.
Questa è stata una forma collaterale e più sofisticata di violenza contro le donne, che nel caso specifico sono poco più che bambine. È fin troppo banale evidenziare come sia ingiusto e crudele voler relegare le donne a un ruolo subalterno di ignoranza. Impedire alle donne di camminare sul percorso del progresso è una forma di violenza come tutte le altre, aggravata dalla vigliaccheria per aver colpito – di nascosto – individui che non avevano protezione alcuna.

Voler impedire alle donne di godere degli enormi benefici della cultura è deturpante per un popolo quanto l’acido sul viso di una donna.


Questo contenuto è pubblicato sotto licenza Attribution-Noncommercial-Share Alike 3.0 Unported .


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Tags: afghanistan, caso bianchera, donne, integralismo, omertà, studentesse afghanistan, violenza, violenza sulle donne


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