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Il pugno nell’occhio 2 – La crisi ed il precariato

Attualità, Lavoro — By Iacopo Iorio on 10 ottobre 2009 09:11

“Il Pugno nell’Occhio 2″

Continua su Camminando Scalzi la nostra indagine sul mondo del lavoro. Dopo aver intervistato Repubblica degli stagisti, oggi il Pugno nell’Occhio si dedica ad una riflessione idealista sul rapporto tra lavoro precario e crisi economica. Buona lettura.

quarto_statoSembra quasi un dovere spendere due parole a riguardo di tutto quello che sta accadendo oggi nel mondo del lavoro , relazionandolo a questa grande crisi economica che sta gravando sul mondo e quindi sul nostro Paese.
I padroni della Terra ed anche molti suoi schiavi -purtroppo- ne parlano come se stessero parlando di una calamità naturale, un terremoto, un sisma, uno tsunami o semplicemente un incidente privo di responsabili.
Non è assolutamente così. I padroni ed il capitalismo in genere hanno abbracciato la soluzione globale esportanto le fabbriche all’estero, dove la manodopera costava e costa meno, senza calcolare che se un uomo guadagna 6 non può spendere i 10 di cui ha bisogno. Ed è cosi che si è creato uno squilbrio economico che ha dato origine alla famosissima crisi che, al contrario di quanto si dice, durerà molto ma molto a lungo. Se ne vedranno i veri effetti tra qualche anno. Questo è soltanto l’inizio.

Ma come sempre chi ne paga le conseguenze è la classe che non ha il sostentamento economico per fare fronte a questa situazione, ovvero la classe operaia dei lavoratori ì, i quali sono costretti a tirare la cinghia giorno per giorno nella miseria salariale, nella precarietà e nello sfruttamento. Questi signori ci fanno credere che il lavoro è un dono che ci concedono, ma in realtà ognuno di noi dovrebbe partire dal presupposto che il lavoro è un diritto di un essere umano e non una concessione. E’ necessario un recupero immediato di una coscienza di classe che insegni ad ogni operaio a sentirsi indispensabile e pretendere di essere trattato come tale. Ma la classe operaia è cambiata: mentre in passato era costituita da lavoratori, nella maggioranza italiani, ora è costituita da italiani, rumeni, marocchini, ecc.. Viene sfruttata, mal pagata ed alienata perchè si tratta di gente il cui scopo è mettere insieme un pranzo ed una cena…nient’altro.

economiaCredo che dei buoni risultati in termini di presa di coscienza con conseguente durezza popolare si cominceranno a vedere tra qualche anno, con i figli degli appartenenti a questa nuova classe operaia. E’ necessario comprendere che in questa situazione nessun contratto garantisce lavoro all’operaio, nemmeno il contratto a tempo indeterminato come sembrerebbe. Strumentalizzando la crisi economica attuale a loro piacimento, i padroni si prendono il diritto di poter fare ciò che vogliono e quando vogliono con chi vogliono.
C’è una legge che nega all’imprenditore di poter licenziare dall’oggi al domani un lavoratore. Ma così è sempre stato senza bisogno della legge. Nella lotta operaia passata quando succedeva che un padrone licenziava senza motivo, gli altri lavoratori si riunivano in protesta, facevano vere e proprie lotte per impedirlo, effettuando scioperi e picchetti, ma soparattutto alimentando e concretizzando la loro coscienza di classe. Oggi invece, il padrone può comunque licenziarti alla scadenza del contratto precario o part time, ma in compenso, la legge di cui ho parlato non fa probabilmente sentire ai lavoratori la necessità di unirsi nella lotta per ottenere un diritto.
Morale della favola: il lavoro non è comunque garantito ma è stato estinto il focolare proletario della necessità di unirsi contro i soprusi e lo sfruttamento.
In questa drammatica situazione l’unico elemento che resta invariato è il volume dei portafogli dei padroni, per i quali mille euro piu mille meno non fanno alcuna differenza. Anche la classe politica ha il suo tornaconto, è evidente che soggetti instabili economicamente e sempre traballanti in una situazione di “oggi è così , domani non so” sono più ricattabili, quindi più subordinati ed obbedienti.

operaio-cantiereConcludendo, si potrebbe sostenere a gran voce che la crisi c’è, ma è stata causata dalle stesse persone che oggi ci marciano sopra indebolendo sempre di più la classe operaia e rendendo sempre più ricattabile il lavoratore, che finirà nel vortice dalla sopravvivenza ai piedi del potere. E’ quindi necessaria un’immediata presa di coscienza, che renderà ogni lavoratore deciso a lottare per ciò che gli spetta, nè più nè meno. Una presa di coscienza indispensabile a dimostrare che non possiamo essere noi lavoratori a pagare gli errori del capitalismo e riempirne i gap economici che lo stesso capitalismo ha causato al fine accumulare più capitale possibile, sfruttando il più possibile.

Non lasciamo che i nostri diritti vengano calpestati quindi dai nostri feudatari che dicono di CONCEDERCI la possibilità di lavorare, possibilità che noi abbiamo gia dal momento in cui veniamo alla luce. Cerchiamo sempre di riunirci il più possibile, confrontarci e decidere le migliori strategie ed i percorsi da fare per rovesciare questo sistema di “oppressi ed oppressori”.


Questo contenuto è pubblicato sotto licenza Attribution-Noncommercial-Share Alike 3.0 Unported .


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Tags: classe operaia, coscienza di classe, crisi economica, Lavoro, licenziamento, lotta operaia, preacariato


2 commenti

  1. Alessandro Laraspata scrive:
    10 ottobre 2009 alle 20:46

    Complimenti per l’articolo Iacopo.

    Mi piace Thumb up 0 Thumb down 0

    Rispondi
  2. Iacopo Iorio scrive:
    11 ottobre 2009 alle 11:37

    Grazie alessandro

    Mi piace Thumb up 0 Thumb down 0

    Rispondi

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