<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:creativeCommons="http://backend.userland.com/creativeCommonsRssModule"
>

<channel>
	<title></title>
	<atom:link href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 14 Mar 2013 19:50:37 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	
<creativeCommons:license>http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/</creativeCommons:license>
		<item>
		<title>Anna Karenina: si alza il sipario&#8230;</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/anna-karenina-si-alza-il-sipario.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/anna-karenina-si-alza-il-sipario.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 14 Mar 2013 19:50:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eva</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[aaron taylor-johnson]]></category>
		<category><![CDATA[anna karenina]]></category>
		<category><![CDATA[Joe wright]]></category>
		<category><![CDATA[keira knightley]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[tolstoj]]></category>
		<category><![CDATA[vronskij]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=15311</guid>
		<description><![CDATA[Quando venni a sapere dell’uscita di un nuovo film tratto dal romanzo di Lev Tolstoj “Anna Karenina”, uno dei miei libri preferiti, ne fui molto felice. D’altronde, dopo averne visto, da brava maniaca, diverse versioni (statunitense, russa, italiana) non potevo certo perdermi questo nuovo tentativo di portare sullo schermo uno dei romanzi più famosi della]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quando venni a sapere dell’uscita di un nuovo film tratto dal romanzo di Lev Tolstoj “Anna Karenina”, uno dei miei libri preferiti, ne fui molto felice. D’altronde, dopo averne visto, da brava maniaca, diverse versioni (statunitense, russa, italiana) non potevo certo perdermi questo nuovo tentativo di portare sullo schermo uno dei romanzi più famosi della letteratura mondiale.</p>
<p>La storia narra di <strong>Anna Karenina</strong>, donna di spicco dell’alta società pietroburghese, sposata e con figlio, la cui vita viene stravolta dall’amore per un ufficiale, il conte Vronskij. Altre storie, poi, si intrecceranno attorno a questo filo conduttore narrativo.</p>
<p>Il regista <strong>Joe Wright</strong> apre il film in modo insolito: ci troviamo infatti sul palcoscenico di un teatro; vi sono fondali dipinti, cambi di scena che avvengono durante la recitazione degli attori, macchine da presa che ruotano in modo vorticoso. L’atmosfera è vivace, quasi da musical. Una vera festa per gli occhi in fatto di colori, costumi e luci (e infatti sono questi gli aspetti che hanno conquistato gli Oscar).</p>
<p>Ebbene, non sono contraria alle interpretazioni personali, tutt&#8217;altro, ma mi piace che siano motivate. Non capisco il perché di questo taglio teatrale, di questa finzione ostentata. Una scelta che non aggiunge nulla e che oltretutto non viene neanche portata fino in fondo: il film, infatti, perde pian piano il suo aspetto teatrale e diventa sempre più “realistico”, con visione di esterni e ambienti reali. Insomma, sembra quasi un esercizio di stile fine a sé stesso, un gioco che avrei visto più adatto all’ironia di un Oscar Wilde che a un Tolstoj.</p>
<p>A questo punto non resta che una seconda scialuppa di salvataggio: gli interpreti. Ma anche qui andiamo a fondo.<span id="more-15311"></span></p>
<p>Partiamo dalla nostra Anna Karenina, ovvero <strong>Keira Knightley</strong>, che già abbiamo visto in “Orgoglio e pregiudizio”. La vediamo comparire per la prima volta nel vagone di un treno, seduta di fronte alla contessa Vronskaja, la madre del suo futuro amante. Non riesco a vedere in lei la donna matura, di mondo, la donna ammirata da tutta San Pietroburgo per il suo fascino e la sua intelligenza. Subito, come fantasmi del passato, mi tornano in mente Greta Garbo, Tatjana Samoljova e Lea Massari, con i loro volti non bellissimi ma magnetici (e più maturi di quello della Knightley), gli sguardi fugaci, le voci vibranti. Perché, diciamola tutta: la Knightley non è un’attrice capace di reggere un tale ruolo. Recita in modo impersonale e stucchevole. Non riesce a vivere le diverse sfaccettature del personaggio e non riesce a comunicarne l&#8217;essenza. Persino nella scena del suicidio, che di solito mi tiene con il fiato sospeso, la mancanza di empatia mi lascia indifferente. Aggiungiamo che se a una tale scena si dedica solo una manciata di secondi, senza che ci sia consentito di entrare nell’intimità dei pensieri vorticosi e lugubri della protagonista, non si possono chiedere miracoli a un’attrice.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 190px"><img alt="" src="http://25.media.tumblr.com/309fd6db9de94e38c1f2a3bcd8285143/tumblr_mhz9twEnM21rlvnueo1_500.png" width="180" height="270" /><p class="wp-caption-text">Aaron Taylor-Johnson</p></div>
<p>Mi appello a Vronskij, l’amante che indurrà Anna all’adulterio. E mi appare un Aaron Taylor Johnson in versione ufficiale dandy, truccato come un putto riccioluto ma con baffi, sciupafemmine ed eccessivamente borioso e antipatico. Anche lui non riesce a dare volume al personaggio. Inoltre, nel film scompare il suo tentativo di suicidio, evento che nel libro riscatta la frivolezza del giovane ufficiale donandogli un nuovo <span style="font-size: 13px;">spessore.  In generale, i due formano una coppia del cui amore sento di partecipare poco.</span></p>
<p>Quasi seguo con più attenzione le vicende dei personaggi secondari (ma non troppo) come Levin (Domhnall Gleeson). Da molti definito come l’alter ego di Tolstoj, rappresenta la parte riflessiva e filosofica del romanzo. E’ un uomo (non tanto un ragazzo come si vede nel film) alla ricerca della felicità e dell’amore dell’adorata Kitty. Levin è un</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 255px"><img class=" " alt="" src="http://images6.fanpop.com/image/photos/32200000/Konstantin-Levin-anna-karenina-by-joe-wright-32226984-680-478.jpg" width="245" height="172" /><p class="wp-caption-text">Domhnall Gleeson nella parte di Levin</p></div>
<p>personaggio molto interessante, con i suoi dubbi sull’esistenza, sulla vita, su Dio, e il suo entusiasmo politico che lo porta a desiderare la liberazione dei contadini. Peccato che nel film ci sia solo un riflesso di tutto questo. Il personaggio di suo fratello, Sergej, prossimo alla morte e interlocutore essenziale per quanto riguarda le ansie di Levin, non viene sviluppato, e chi non ha letto il libro potrebbe non comprenderne la presenza. Forse, a questo punto, sarebbe stato meglio non farlo comparire del tutto.</p>
<p>Si salva <strong>Jude Law</strong> nella parte di Karenin, il marito tradito. Composto, direi anche eccessivamente paziente e corretto. Tutto sommato una brava persona e di certo meno pedante di quanto non sia nel libro. Quasi non si capisce perché Anna lo tradisca con quel bell’imbusto di Vronskij.</p>
<p>La causa di tutto questo? Credo sia il fraintendimento del libro in sé. E qui affonda anche la terza scialuppa. Perché gli autori hanno raschiato il romanzo solo in superficie, presentando “Anna Karenina” come se fosse semplicemente la storia di un amore che lotta contro le convenzioni sociali e ne viene sconfitto.</p>
<p>Io, leggendo il libro, ho avuto un’impressione diversa. Anzitutto, non mi è parso che Tolstoj provasse empatia per la Karenina. Anzi, ne descrive i sentimenti in modo quasi clinico e, in qualche modo, non è detto che parteggi per lei. Non mi è parso neanche che il punto di Tolstoj fosse quello di mostrare l’ipocrisia della società di fronte alla verità di un amore. Siamo invece di fronte a due scenari ben precisi: uno è dato dall’amore fra Anna e Vronskij, una relazione basata sulla passione, sui sensi, sull’egoismo, sulla gelosia, sull’auto-annullamento. Un amore al di fuori del quale per i due non esiste più nulla, e che rappresenta l’unica strada verso la loro realizzazione. E poi abbiamo l’amore di Levin e Kitty, non meno intenso ma più teso alla costruzione, temprato dalla crisi e dalla solitudine iniziali, durante le quali i due protagonisti trovano lo spazio di una crescita. Un amore che è specchio di una felicità non esclusiva, ma capace di abbracciare tutto l’esistente. Il romanzo ci parla, tutto sommato, della ricerca della felicità, e delle strade che tentiamo di percorrere per raggiungerla.</p>
<p>Mi è sembrato, insomma, che il film non abbia fatto altro che sfiorare la superficie di queste profonde acque, semplicemente perché gli autori hanno visto il tutto nel solito modo sempliciotto, presentando la storia di Tolstoj come un qualsiasi romanzetto d’amore moderno.</p>
<p>La mia conclusione? Se incontrassi il regista gli direi: “Se hai paura di fare “solo” l’ennesimo film su Anna Karenina, non lo fare affatto”.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/anna-karenina-si-alza-il-sipario.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	<creativeCommons:license>http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/</creativeCommons:license>
	</item>
		<item>
		<title>Nessuno è perfetto</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/nessuno-e-perfetto.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/nessuno-e-perfetto.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 09 Mar 2013 17:10:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Griso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[beppe grillo]]></category>
		<category><![CDATA[casaleggio]]></category>
		<category><![CDATA[community]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni 2013]]></category>
		<category><![CDATA[intellettuali]]></category>
		<category><![CDATA[la repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[movimento 5 stelle]]></category>
		<category><![CDATA[ms5]]></category>
		<category><![CDATA[parlmento]]></category>
		<category><![CDATA[partiti]]></category>
		<category><![CDATA[pd]]></category>
		<category><![CDATA[tutti a casa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=15322</guid>
		<description><![CDATA[Finite le elezioni e consegnato all&#8217;Italia l&#8217;ennesimo risultato inconcludente (grazie Porcellum), è iniziato l&#8217;insostenibile balletto delle alleanze, delle strategie, delle tattiche per riuscire a creare un esecutivo che abbia una qualche parvenza di solidità. Rispetto al solito, però, come ormai tutti sappiamo, è arrivato il terzo incomodo, il &#8220;Movimento 5 Stelle&#8221;, che ha preso il]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Finite le elezioni e consegnato all&#8217;Italia l&#8217;ennesimo risultato inconcludente (grazie Porcellum), è iniziato l&#8217;insostenibile balletto delle alleanze, delle strategie, delle tattiche per riuscire a creare un esecutivo che abbia una qualche parvenza di solidità.</p>
<p>Rispetto al solito, però, come ormai tutti sappiamo, è arrivato il terzo incomodo, il <strong>&#8220;Movimento 5 Stelle&#8221;</strong>, che ha preso il suo bel carico di voti (un quarto degli elettori), e si siederà finalmente in Parlamento. Glissando per un attimo sulle varie polemiche sollevate in questi giorni riguardo il vago programma &#8211; dove si dicono tante cose belle, ma non il &#8220;come&#8221; &#8211; e al tira e molla con il PD per decidere se appoggiare, in un modo o nell&#8217;altro, una coalizione &#8220;allargata&#8221;, lanciamoci a bomba sull&#8217;atteggiamento del M5S post-voto.</p>
<p>Dopo aver ottenuto un risultato assolutamente straordinario per un partito nato solo qualche anno fa, il M5S attraverso il suo &#8220;portavoce&#8221; <strong>Beppe Grillo</strong> (non è un leader, mi raccomando, è il PORTAVOCE) fa sapere all&#8217;Italia che non ci sarà nessuna alleanza, nessun &#8220;inciucio&#8221;, niente di niente. O si fa quello che dice lui -pardon il Movimento &#8211; oppure niet, non c&#8217;è modo di trovare un accordo. Sebbene lo sgangherato PD si sia quantomeno mosso nella direzione degli stellati, introducendo gli ormai famigerati otto punti, e invitando i ragazzi giovani/preparati/faccenuove/chipiùnehapiùnemetta a realizzare qualcosa che sia presente nel loro programma, il muro eretto dai Grillini pare assolutamente invalicabile.<span id="more-15322"></span></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/03/MoVimento_5_Stelle.png"><img class="alignright size-medium wp-image-15325" alt="MoVimento_5_Stelle" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/03/MoVimento_5_Stelle-300x300.png" width="300" height="300" /></a>Mentre qualche giornalista s&#8217;azzarda <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/03/08/beppe-permette-una-domanda.html?ref=search">a fare domande pur lecite</a>, il <span style="color: #000000;"><del>grande capo</del> portavoce Grillo mette in guardia i suoi ragazzi dai terribili <a href="http://www.beppegrillo.it/2013/03/attenti_ai_lupi.html#commenti">&#8220;lupi dell&#8217;informazione&#8221;</a>. Insomma, chiedere un semplice &#8220;sì, ok, avete ottenuto un ottimo risultato, cosa volete fare?&#8221; è <strong>un attacco al Movimento</strong>, è un modo per &#8220;sbranare&#8221; gli imberbi neo-eletti in Parlamento. E dalle intenzioni mostrate sin dall&#8217;inizio dell&#8217;uno-vale-uno e dell&#8217;aria nuova e pulita, comincia a sentirsi, inevitabilmente, un&#8217;insopportabile puzza di bruciato. Uscire dalle elezioni con questo risultato e continuare per due settimane a dire <em>&#8220;gli altri sono morti, pdmenoelle, tutti a casa&#8221;</em> unito a un coro (ma sarà davvero un coro?) di &#8220;no&#8221; provenienti dal grillino-tipo non depone certo a favore del movimento negli occhi dell&#8217;osservatore smaliziato e magari di chi quel partito (Movimento, pardon) l&#8217;ha votato. E così si comincia a sentire di una certa insofferenza alla base.</span></p>
<p>Arriviamo ad oggi, con il sito de &#8220;la Repubblica&#8221; che lancia <a href="http://temi.repubblica.it/repubblica-appelli/?action=vediappello&amp;idappello=391293">il suo solito appello</a> &#8220;on-line&#8221; per invitare il movimento ad accettare i punti del PD (menoelle!) e cercare di tirar su un governo che riesca a fare qualcosa per questo sgangherato Paese. Piccola parentesi: gli appelli di Repubblica sono veramente insopportabili, sin dai tempi dell&#8217;Imperatore Maximo Silvio, inutili, populisti e fastidiosi, e non s&#8217;è mai capito che senso abbiano o meglio, quale sia la loro utilità concreta. Bene, torniamo a noi. L&#8217;appello è firmato da diversi &#8220;intellettuali&#8221; in primis, e forse può essere una piccola cartina tornasole su quello che pensa una parte (piccola, grande, ancora non ci è dato saperlo) dell&#8217;elettorato grillista. Quindi il discorso è: se uno-vale-uno, e ognuno alla base può dire la sua, <strong>qualcuno ci vuole spiegare una volta per tutte chi decide?</strong> Se, da quello che si intende, una parte dell&#8217;elettorato stellato è scontenta della gestione in queste prime fasi post-elettorali, sarà degna d&#8217;essere ascoltata? O esiste solo il pensiero del padre-padrone-portavoce? È una cosa che nessun grillino è ancora riuscita a spiegarmi per bene. Senza entrare nel merito di questa ipotetica alleanza (giusta o sbagliata che sia, precisiamolo), chi decide se si deve fare o meno? Casaleggio? Grillo? Il Movimento attraverso una votazione online?</p>
<p>Questa risposta non sembra arrivare in maniera netta e chiara. In compenso, sul cliccatissimo blog del guru, appare il suo <a href="http://www.beppegrillo.it/2013/03/la_funzione_deg/index.html">post &#8220;anti-intellettuali.&#8221;</a> Cito testualmente: <em>&#8220;L&#8217;intellettuale non è mai sfiorato dal dubbio, sorretto com&#8217;è da un intelletto fuori misura per i comuni mortali. Se si schiera lo fa per motivi etici, morali, umanistici su indicazione del partito. Quando il pdmenoelle chiama, l&#8217;intellettuale risponde. Sempre! In fila per sei con il resto di due.&#8221; </em>Ora, premesso che queste parole siano assolutamente condivisibili per una certa fetta di cosiddetti &#8220;intellettuali&#8221; italiani, vorrei porre l&#8217;attenzione sulla prima parte di questa critica. <strong>L&#8217;intellettuale non è mai sfiorato dal dubbio.</strong> Ora, caro Beppe e cari Grillisti, <strong>quelli mai sfiorati dal dubbio sembrate proprio voi.</strong> Domande non ne volete, con la stampa (ma saranno davvero TUTTI uguali i giornalisti?) non volete trattare, se qualcuno &#8220;volta le spalle&#8221; viene buttato fuori a calci, se vi si propone un&#8217;alleanza per poter finalmente portare in porto le vostre interessanti proposte rispondete con un &#8220;no, vaffanculo, siete vecchi e morti&#8221;, volete decidere tutto di questo governo -ma avete UN QUARTO dell&#8217;elettorato, rispettate gli altri tre! &#8211; . Insomma, o sei con il Movimento o sei contro.</p>
<p>Così non fate altro che mostrare presunzione e arroganza, e non fate una bella figura. È un peccato. <strong>Le vostre idee sembrano così belle e pulite</strong>, perché adesso rovinare tutto così? La vogliamo ascoltare questa benedetta base (o community) ? Li vogliamo chiarire una volta per tutte questi sacrosanti dubbi?</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/nessuno-e-perfetto.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>14</slash:comments>
	<creativeCommons:license>http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/</creativeCommons:license>
	</item>
		<item>
		<title>Fermate la mattanza</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/fermate-la-mattanza.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/fermate-la-mattanza.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 05 Mar 2013 17:57:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Griso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[bagnoli]]></category>
		<category><![CDATA[Camorra]]></category>
		<category><![CDATA[città della scienza]]></category>
		<category><![CDATA[città della scienza brucia]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità organizzata]]></category>
		<category><![CDATA[incendio]]></category>
		<category><![CDATA[incendio città della scienza]]></category>
		<category><![CDATA[italsider]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[rogo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=15305</guid>
		<description><![CDATA[Stanotte, a Napoli, è bruciata Città della Scienza. Trecentocinquantamila visitatori l&#8217;anno, museo interattivo, sede di mostre, eventi, dava lavoro a centosessanta persone. Edificata nell&#8217;area appartente all&#8217;ex-Italsider di Bagnoli, nata per riqualificare un&#8217;area nel napoletano martoriata da anni di industria pesante, inquinamento, sciacallaggio ambientale. Città della Scienza era un simbolo, il simbolo di qualcosa di pulito,]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Stanotte, a Napoli, è bruciata <strong>Città della Scienza.</strong> Trecentocinquantamila visitatori l&#8217;anno, museo interattivo, sede di mostre, eventi, dava lavoro a centosessanta persone. Edificata nell&#8217;area appartente all&#8217;ex-Italsider di Bagnoli, nata per riqualificare un&#8217;area nel napoletano martoriata da anni di industria pesante, inquinamento, sciacallaggio ambientale.</p>
<p>Città della Scienza era un simbolo, il simbolo di qualcosa di pulito, qualcosa che fosse lontano dalle logiche criminali che appestano questa città. Più di diecimila metri quadrati di capannoni adibiti a musei, laboratori interattivi, sedi di mostre e conferenze. Ne rimane in piedi soltanto il teatro.</p>
<p>Impossibile non vederci la mano criminale dietro questo atto, <strong>impossibile non pensare subito al dolo</strong>. Diversi punti di innesco dell&#8217;incendio, la scelta di farlo accadere di lunedì, quando il polo è chiuso. È un segnale che a qualcuno, evidentemente, desse fastidio. Napoli è una città difficile, lo si sente dire sempre; guerre di camorra che ormai non fanno più notizia, diventate ormai normalità, problemi di ordine pubblico, periferie presidiate dalle forze dell&#8217;ordine ventiquattr&#8217;ore su ventiquattro. E poi i problemi di rifiuti, una criminalità organizzata che si è insidiata talmente tanto nel fitto sistema sociale da esserne diventata parte fondante.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/03/20130305__45a8787.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-15309" alt="Rogo a Città della Scienza" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/03/20130305__45a8787-300x161.jpg" width="300" height="161" /></a>Ma Napoli non è solo questo; Napoli è una città che cerca sempre di reagire, di resistere, di andare avanti, anche di fronte all&#8217;ennesimo assassinio di un innocente, anche di fronte all&#8217;ennesima infinita guerra di camorra. E Città della Scienza era forse uno dei simboli di questa resistenza. Un qualcosa che desse speranza, una cosa &#8220;pulita&#8221;. Purtroppo, questa è la fine che fanno le cose &#8220;pulite&#8221;. Date alle fiamme, come un disastroso film hollywoodiano, per fare notizia, per mostrare a tutti cosa significa andare contro quei &#8220;qualcuno&#8221;, quelli che comandano, quelli che spariscono per un po&#8217;, ma poi compiono atti terribili per ricordare a tutti che ci sono ancora, che quei &#8220;qualcuno&#8221; sono lì. È il loro regno.</p>
<p>&#8220;Ricostruire, quanto prima.&#8221; Queste le prime dichiarazioni di queste ore da parte delle istituzioni (compreso il Presidente della Repubblica), mentre sui volti dei lavoratori rimane impressa quell&#8217;espressione di sgomento mista a tristezza. Tante le lacrime versate anche dai cittadini dell&#8217;area, e tante le lacrime versate da tutti i napoletani. Ci hanno tolto un simbolo di pulizia, ci hanno tolto una cosa buona, l&#8217;hanno data alle fiamme. Viene da rassegnarsi, da gettare la spugna.</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=NZwa4J5pI5g">http://www.youtube.com/watch?v=NZwa4J5pI5g</a></p>
</p>
<p>Questa città ha bisogno di aiuto, di un aiuto concreto, ha bisogno di cambiare. Troppo spesso il cambiamento viene mascherato dalle grandi opere &#8220;pubblicitarie&#8221;, dai lungomari liberati, dalle piazze ripulite. Ma Napoli ha bisogno di una presenza istituzionale forte, ha bisogno di indagini insistenti e spietate contro le cosche, ancor di più di come già oggi le forze dell&#8217;ordine fanno. C&#8217;è tanto lavoro da fare, servono risorse, uomini. Ma soprattutto serve fiducia. Questa città ha bisogno di fiducia nel futuro, nella gente, nella possibilità di credere che un giorno possa diventare pulita. Ha bisogno di poter sperare che le sue cose &#8220;pulite&#8221; non vengano bruciate.</p>
<p>Non lasciate che Napoli diventi cenere. Fermate questa mattanza.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/fermate-la-mattanza.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
	<creativeCommons:license>http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/</creativeCommons:license>
	</item>
		<item>
		<title>Sound City, regia di Dave Grohl</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/sound-city-regia-di-dave-grohl.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/sound-city-regia-di-dave-grohl.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Mar 2013 17:16:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Obi-Fran Kenobi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[butch vig]]></category>
		<category><![CDATA[Dave Grohl]]></category>
		<category><![CDATA[Fleetwood Mac]]></category>
		<category><![CDATA[Josh Homme]]></category>
		<category><![CDATA[Nevermind]]></category>
		<category><![CDATA[Nirvana]]></category>
		<category><![CDATA[Queens of the stone age]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Rick Springfield]]></category>
		<category><![CDATA[Sound City]]></category>
		<category><![CDATA[Soundgarden]]></category>
		<category><![CDATA[Stevie Nicks]]></category>
		<category><![CDATA[Tom Petty]]></category>
		<category><![CDATA[Trent Reznor]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=15230</guid>
		<description><![CDATA[Dave Grohl è la Musica incarnata. Non vi posso stare a spiegare perché, ci vorrebbe troppo tempo: o siete d&#8217;accordo o non lo siete. Su Camminando Scalzi abbiamo comunque una nutrita documentazione con cui potrete passare diverso tempo, se non capite perché apro una recensione di un film con questa frase a effetto. In questi]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dave Grohl</strong> è la Musica incarnata.<br />
Non vi posso stare a spiegare perché, ci vorrebbe troppo tempo: o siete d&#8217;accordo o non lo siete. Su Camminando Scalzi abbiamo comunque una <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?s=dave+grohl&amp;x=0&amp;y=0" target="_blank">nutrita documentazione</a> con cui potrete passare diverso tempo, se non capite perché apro una recensione di un film con questa frase a effetto.</p>
<p>In questi anni bui e tetri siamo infestati di una musica disgustosa. Inutilmente rumorosa, vuota, cretina, inconcludente, raffazzonata, e potrei continuare. Il mezzo si è svenduto completamente attraverso la massificazione, per cui è ormai possibile per qualsiasi stronzo che non ha la più pallida idea di cosa sia una scala musicale realizzare una canzone in digitale e metterla in vendita su iTunes, dove altra gente ignorante come e più di lui ne comprerà un sacco di copie rendendolo ricco e famoso.<br />
Viviamo nei tempi della &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Loudness_war" target="_blank">guerra del rumore</a>&#8220;, una cosa che dovrebbe far rabbrividire ogni amante della buona musica degno di questo nome. In breve: dove una volta si cercava sempre più la purezza del suono, la sua vera anima, oggigiorno nel disco prodotto già a cazzo di cane in partenza con i metodi di cui sopra, si aggiunge ulteriormente del &#8220;rumore&#8221; di fondo per aumentare il volume, con lo scopo di far &#8220;suonare più forte&#8221; il disco in modo che risalti sugli altri &#8220;dischi concorrenti&#8221; e potenzialmente farlo vendere di più. Se questo non è un segno evidente dell&#8217;involuzione in cui l&#8217;umanità si sta affossando, non so cosa possa esserlo.</p>
<p><span id="more-15230"></span>Ho finito di sparare proclami moralistici e posso quindi arrivare al punto, e il punto è che Dave Grohl ha diretto un documentario bellissimo (selezionato anche per il <em>Sundance</em> 2013, che è il festival del cinema indipendente americano) chiamato <em><strong>Sound City</strong>,</em> che parla <em>anche</em> di queste cose.<br />
<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/sound-city-regia-di-dave-grohl.html/sound-city" rel="attachment wp-att-15245"><img class="alignleft size-medium wp-image-15245" alt="Sound-City" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/02/Sound-City-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>&#8220;Sound City&#8221; è il nome di uno studio di registrazione molto famoso negli anni &#8217;70, che salì agli onori della cronaca per essere uno dei pochi possessori di un mixer <strong><em>Neve</em></strong> (pronuncia inglese, dal nome del suo designer, Rupert Neve). Ovvio: salì agli onori della cronaca per via dei meravigliosi dischi che uscirono da quello studio (in particolare, i primi successi dei <em>Fleetwood Mac</em>), ma questi dischi sbancarono anche per merito del suono incredibile che l&#8217;innovativo mixer <em>Neve</em> riusciva a imprimere sul nastro, in particolare quello della batteria.<br />
Non a caso i <em>Sound City</em> divennero presto i principali studi di registrazione di riferimento per tutti gli artisti rock, e andarono a gonfie vele per tutti i &#8217;70 e parte degli &#8217;80. Poi arrivarono i cd e, di conseguenza, l&#8217;avvento del digitale, con tutto quello che comporta: batterie elettroniche, sintetizzatori digitali, computer e relativo software. I <em>Sound City</em> provarono a integrarsi, ma inutilmente; non tanto perché non ne fossero capaci, ma perché trovavano nella registrazione a nastro tramite il <em>Neve</em> qualcosa che tutti gli altri aggeggi elettronici non avevano. Questa loro convinzione li portò sull&#8217;orlo del baratro, senonché nel 1991 arrivò un trio di ragazzetti che scelse loro come studio, Butch Vig come produttore, e registrò un piccolo album chiamato <strong><em>Nevermind</em></strong> che, inutile puntualizzarlo, riportò lo studio al massimo della gloria. Ma anche questa gloria non durò che alcuni anni&#8230; Il tempo di ottimizzare software come <em>Pro Tools</em> (montaggio audio) e <em>Auto Tune</em> (un&#8217;aberrazione che sostanzialmente può far sembrare veri cantanti e musicisti anche inetti perdenti che non sanno nemmeno da che parte parlare in un microfono), che si diffusero velocemente in tutti gli studi di registrazione del mondo semplificando, velocizzando e contemporaneamente economizzando il lavoro.<br />
Nel 2011 i <em>Sound City</em> furono infine costretti a fare la cosa più triste che uno dei loro fondatori aveva sibillinamente messo in conto più di quarant&#8217;anni prima: vendere il <em>Neve</em> per pagare i debiti.<br />
Lo compra Dave Grohl.</p>
<p><img class="size-medium wp-image-15244 alignright" alt="sound city grohl neve" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/02/sound-city-grohl-neve-300x162.jpg" width="300" height="162" /></p>
<p>Nel tentativo di raccontare la storia di quella console a lui così cara, Dave si butta quindi in un progetto che comincia a vivere di vita propria. Infatti <em>Sound City</em> parla della storia dell&#8217;omonimo studio di registrazione, sì, della console <em>Neve</em>, certo, ma lo fa ripercorrendo le biografie di tutti i grandi della musica che sono passati di lì. <strong>Da Rick Springfield fino ai Queens of the stone age di Josh Homme</strong>, <em>Sound City</em> è forse uno dei più bei documentari musicali che siano mai stati realizzati, con una quantità incredibile di chicche, camei, interviste, tutte ottenute grazie all&#8217;insuperabile carisma e affabilità di Dave. C&#8217;è amore in questo film, tanto genuino amore per la musica, ma soprattutto per il suo significato di aggregatore sociale; la professionale e appagante ricerca della purezza, la fusione di diversi talenti creativi e, in ultima sintesi, l&#8217;<em>umanità</em> della musica.</p>
<p style="padding-left: 30px;">&#8220;It&#8217;s not about being perfect, it&#8217;s not about sounding absolutely correct, it&#8217;s not about what goes on in a computer. It&#8217;s about what goes on in here [your heart] and what goes on in here [your head].&#8221;</p>
<p style="padding-left: 30px;">(Il punto non è essere perfetti, non è suonare assolutamente corretti, non è cosa succede dentro a un computer. Il punto è cosa succede qui [indica il cuore] e cosa succede qui [indica la testa].)</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/sound-city-regia-di-dave-grohl.html/sound-city-dave-grohl" rel="attachment wp-att-15246"><img class="alignleft size-medium wp-image-15246" alt="sound-city-dave-grohl" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/02/sound-city-dave-grohl-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>Questo estratto dal discorso di Dave alla <a href="http://youtu.be/yuAo7aFiQEI?t=1m31s" target="_blank">premiazione dei Grammy 2012</a> &#8211; quasi precisamente un anno fa &#8211; è esattamente il riassunto di tutti i suoi sforzi degli ultimi anni (ma forse, di sempre), un riassunto coronato da questo suo film.<br />
<em>Sound City </em>dura quasi due ore, ma quando sarete arrivati in fondo avrete la sensazione che siano passati venti minuti. È pieno di momenti divertenti, amari, nostalgici, magici. È talmente denso di suoni, musica, facce e immagini che andrebbe visto almeno un paio di volte di fila, e durante la seconda guardare alcune scene un fotogramma alla volta. Non c&#8217;è modo che quello che vedrete vi basti, ma vi lascerà addosso una carica e un&#8217;allegria incredibili, con quel retrogusto amaro che Dave così bene ha espresso come musicista finora e come regista da oggi in poi (pare che ci abbia preso gusto, dato che ha appena finito di dirigere il <a href="http://www.nme.com/nme-video/dave-grohl-on-directing-soundgarden/2143346421001" target="_blank">nuovo videoclip dei Soundgarden</a>). Durante il film ci si sente tra amici che si raccontano le storie del loro periodo di gloria, con la differenza che gli amici sono <a href="http://buy.soundcitymovie.com/cast" target="_blank">alcune persone</a> che hanno contribuito a dare forma alla musica rock. Alla <em>buona</em> musica rock.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/sound-city-regia-di-dave-grohl.html/sound-city-dave-grohl-1" rel="attachment wp-att-15247"><img class="alignright size-medium wp-image-15247" alt="sound-city-dave-grohl-1" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/02/sound-city-dave-grohl-1-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>Non mi resta che darvi tutte le indicazioni per procurarvi questo piccolo gioiello.<br />
Dal <a href="http://buy.soundcitymovie.com/" target="_blank">sito ufficiale</a> potete acquistare il film. Costa un&#8217;inezia: 12,99$, cioè meno di 10€. Si capisce che lo scopo di Dave è far conoscere la sua storia e la sua visione del mondo della musica, non lucrare. <a href="http://buy.soundcitymovie.com/watch" target="_blank">Qui</a> potete vedere alcuni estratti.<br />
Il film si scarica in digitale, occupa 2,5Gb e ha i sottotitoli integrati in italiano, inglese, tedesco, francese, olandese, giapponese, portoghese, spagnolo e svedese. Se avete bisogno di una scusa per non comprarlo, insomma, dovrete sforzarvi non poco.</p>
<p>Pensavate poi che Dave non cogliesse l&#8217;occasione di chiamare tutte queste personalità della musica per fare un disco tutti insieme?<br />
Ovviamente no, e infatti <strong><em>Sound City &#8211; Real to Reel</em></strong> uscirà il 12 marzo. È preordinabile su iTunes, e l&#8217;elenco delle guest star non ve lo sto a fare perché <a href="http://buy.soundcitymovie.com/album" target="_blank">è lungo</a>.</p>
<p>I soldi migliori che potete spendere, e il download migliore che potete fare oggi.<br />
Muovete il culo.</p>
<p>Inoltre, come postato oggi dai Foo Fighters, a <a href="http://www.npr.org/2013/03/03/172990757/first-listen-dave-grohl-friends-sound-city-real-to-reel?ps=mh_fl" target="_blank">questo link</a> potete ascoltare in anteprima l&#8217;album tratto dal documentario in streaming.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/sound-city-regia-di-dave-grohl.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
	<creativeCommons:license>http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/</creativeCommons:license>
	</item>
		<item>
		<title>Un&#8217;Italiana a Bruxelles: votare per corrispondenza</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/unitaliana-a-bruxelles-votare-per-corrispondenza.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/unitaliana-a-bruxelles-votare-per-corrispondenza.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 18 Feb 2013 13:45:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erika Farris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Un'italiana a Bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[2013]]></category>
		<category><![CDATA[ambasciata]]></category>
		<category><![CDATA[brogli]]></category>
		<category><![CDATA[bruxelles]]></category>
		<category><![CDATA[buste]]></category>
		<category><![CDATA[consolare]]></category>
		<category><![CDATA[corrispondenza]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[estero]]></category>
		<category><![CDATA[italiana]]></category>
		<category><![CDATA[politiche]]></category>
		<category><![CDATA[schede elettorali]]></category>
		<category><![CDATA[tagliando]]></category>
		<category><![CDATA[tessera]]></category>
		<category><![CDATA[ufficio]]></category>
		<category><![CDATA[votare]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=15279</guid>
		<description><![CDATA[Entro e non oltre il 21 febbraio anche gli iscritti all&#8217;Aire (anagrafe italiani residenti all&#8217;estero) potranno esprimere la propria preferenza riguardo alle elezioni politiche 2013, fatta eccezione per quelli che, entro il 3 gennaio, avranno scelto e comunicato di voler votare presso il proprio comune italiano. Un voto per corrispondenza, dove le schede elettorali ti]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Entro e non oltre il 21 febbraio anche gli iscritti all&#8217;<strong>Aire (anagrafe italiani residenti all&#8217;estero)</strong> potranno esprimere la propria preferenza riguardo alle elezioni politiche 2013, fatta eccezione per quelli che, entro il 3 gennaio, avranno scelto e comunicato di voler votare presso il proprio comune italiano. Un voto per corrispondenza, dove le schede elettorali ti vengono comodamente consegnate a casa per via postale, così come vengono rispedite al mittente, senza alcun bisogno di presentare il documento d&#8217;identità o la tessera elettorale.</p>
<p>Giovedì 7 febbraio controllo la mia cassetta delle lettere e mi ritrovo una bustona bianca formato A4. Il mittente è la <strong>Cancelleria Consolare dell&#8217;Ambasciata d&#8217;Italia a Bruxelles</strong>. All&#8217;interno due buste, una bianca con le schede elettorali e una preaffancata da rispedire. Poi due pagine stampate a colori, che mostrano i simboli e l&#8217;elenco dei candidati per le elezioni della circoscrizione estera: nove partiti per la Camera e sette per il Senato.<span id="more-15279"></span></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-15296" alt="image_resize" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/02/image_resize-300x198.jpeg" width="300" height="198" /></p>
<p>Nella terza pagina c&#8217;è il certificato elettorale, da cui ricavare un tagliando da rispedire al mittente tramite una busta preaffrancata indirizzata all&#8217;Ufficio Consolare. La stessa in cui verrà poi riposta una busta bianca contenente le schede votate. Il quarto foglio, in lingua italiana, francese e fiamminga, riporta invece tutte le spiegazioni per capire come votare e cosa rispedire al Consolato.</p>
<p>In due minuti è già tutto fatto. Un voto anonimo, segreto e meravigliosamente comodo. Ma qualcosa non mi convince completamente&#8230; E se qualcuno decidesse di votare le mie schede e riuscisse ad appropriarsi della mia busta prima di me? E se uno dimenticasse di comunicare il cambio d&#8217;indirizzo all&#8217;ufficio consolare e la posta gli venisse recapitata in un&#8217;altra casa?</p>
<p>Non so. Sarà malafede o semplice consapevolezza del fatto che i <strong>brogli elettorali</strong> esistono e sono sempre esistiti?</p>
<p><span style="font-size: 13px;"> </span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/unitaliana-a-bruxelles-votare-per-corrispondenza.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	<creativeCommons:license>http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/</creativeCommons:license>
	</item>
		<item>
		<title>Ripercorrendo i cieli di Rino: Mio fratello è figlio unico.</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/ripercorrendo-i-cieli-di-rino-mio-fratello-e-figlio-unico.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/ripercorrendo-i-cieli-di-rino-mio-fratello-e-figlio-unico.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 12 Feb 2013 07:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Richpoly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Ripercorrendo i cieli di Rino]]></category>
		<category><![CDATA[1976]]></category>
		<category><![CDATA[al compleanno della zia rosina]]></category>
		<category><![CDATA[berta filava]]></category>
		<category><![CDATA[cogli la mia rosa d'amore]]></category>
		<category><![CDATA[glu glu]]></category>
		<category><![CDATA[la zappa il tridente il rastrello la forca l'aratro il falcetto il crivello la vanga]]></category>
		<category><![CDATA[mio fratello è figlio unico]]></category>
		<category><![CDATA[rino gaetano]]></category>
		<category><![CDATA[rosita]]></category>
		<category><![CDATA[sfiorivano le viole]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=15198</guid>
		<description><![CDATA[Il secondo album di Rino, datato 1976, ebbe un successo assai superiore al primo, &#8220;Ingresso Libero&#8221; a sottolineare come con questo lavoro il cantautore iniziò a raccogliere i frutti della sua strepitosa capacità artistica e creativa. La prima canzone del grande successo è anche quella che dà il titolo al secondo album del cantautore: ”Mio fratello]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il secondo album di Rino, datato 1976, ebbe un successo assai superiore al primo, &#8220;<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/ripercorrendo-i-cieli-di-rino-ingresso-libero.html" target="_blank">Ingresso Libero</a>&#8221; a sottolineare come con questo lavoro il cantautore iniziò a raccogliere i frutti della sua strepitosa capacità artistica e creativa.</p>
<p>La prima canzone del grande successo è anche quella che dà il titolo al secondo album del cantautore: ”Mio fratello è figlio unico”. Sembrerebbe, e l’ascolto sembra confermarcelo, una canzone nata da una riflessione sul concetto hobbesiano &#8220;<i>Homo homini lupus</i>&#8220;, a voler ribadire con forza l’egoismo spasmodico dilagante nella società che conduce all’isolamento e all’emarginazione dei più deboli, o semplicemente dei più normali. In questa canzone, paradossale sin dal titolo, Rino vuole scolpire, attraverso la sua usuale illogicità dei versi usati, una realtà incomprensibile che può essere colta e interpretata solo attraverso l’assurdità dei versi stessi. I suoi ossimori penetrano in un mondo insostenibile di individui anonimi e sfruttati, liberamente esclusi da una società scandita e gratificata dai riconoscimenti dei premi aziendali, di persone che non credono nei dogmi della religione (“perché è convinto che nell’amaro benedettino non sta il segreto della felicità”), del calcio (già sport nazionale e veicolo di distrazione della massa), e dell’economia.<br />
Un capolavoro affilato e contraddittorio che affonda la sua lama nella disgregazione sociale, che i padroni, del pensiero, del denaro e della religione ,riescono a nascondere attraverso forme convenzionali e non virtuose.<span id="more-15198"></span></p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=ZgaGPuLDBG4">http://www.youtube.com/watch?v=ZgaGPuLDBG4</a></p>
</p>
<p>La seconda canzone è una classica “ballata” di Rino: “Sfiorivano le viole”, infatti, presenta una serie di fatti e di noti personaggi apparentemente senza un nesso logico che li colleghi (da Mameli a Novaro passando per Bismark), senza mai abbandonare quel sapore triste che, a dire il vero, accompagna tutto l’album. Ballata malinconica sull’estate che arriva e sull’estate che se ne va. Si percepisce il racconto di un ragazzo che guarda l’estate attraverso il racconto di una canzone che dà il senso del passare del tempo, lo scorrere rapido e, soprattutto, monotono del tempo. Il ritornello <i>“…mentre io aspettavo te”</i> si alterna a cenni storici incomprensibilmente brillanti.</p>
<p>“L&#8217;eschimese nell&#8217;igloo, da suicida va su e giù e affogando fa glu glu&#8230;” Che dire? La terza canzone s’intitola “Glu Glu”. Canzone molto particolare perché parla della tematica del suicidio, con una straordinaria musichetta di sottofondo totalmente spensierata ad accompagnarla. A parte il ritornello, in cui c’è il riferimento al suicidio, il resto della canzone è ancora una volta <i>no sense</i>. Proprio il ritornello con il tema del suicidio ci sottolinea come ogni giorno ci siano persone che muoiono nelle maniere più disparate, di fronte all’indifferenza di quelli che “restano”.</p>
<p>&#8220;<em>Cogli la mia rosa d&#8217;amore</em>&#8220;, &#8220;<em>Rosita</em>&#8221; e &#8220;<em>Al compleanno della zia rosina</em>&#8221; sono probabilmente le più affascinanti canzoni presenti nell&#8217;album. Come potete notare il tema della &#8220;rosa&#8221; è assai ricorrente in questi pezzi, il che ha determinato moltissime interpretazioni sul giusto senso da assegnare a queste canzoni. Secondo alcuni si tratterebbe di una trilogia non casuale, e ne sono convinto anche io, altri però si spingono sino ad affermare che nei versi di Rino vi sia addirittura un riferimento massonico. Questo lascerebbe immaginare dei&#8221;presunti&#8221; contatti tra Rino e l&#8217;ordine della &#8220;Rosa Rossa&#8221;. Secondo altri ancora, al contrario, questo riferimento alla Rosa Rossa andrebbe letto con l&#8217;intento opposto, cioè quello di voler condannare alcuni fatti che il cantautore, forse, riconduceva a poteri occulti. Qualunque sia la verità o l&#8217;interpretazione più veritiera fatto sta che queste canzoni, ascoltate singolarmente e senza pre-giudizi, suonano come delle meravigliose ballate. Nostalgiche e malinconiche, mi piace immaginarle come uno splendido dipinto degli anni settanta. Riascoltarle fa tornare indietro il tempo. D&#8217;altronde questa è una sensazione tipica trasmessa dalle canzoni di Rino,  anche soltanto per questo vale la pena ascoltarle.</p>
<p>&#8220;<em>Berta filava</em>&#8221; è  uno di quei pezzi che vale sempre la pena ascoltare. Non c&#8217;è nessun <em>no sense</em> in questa ballata, soltanto la descrizione di una ragazza facile che se la fa più o meno con tutti, al punto da non sapere chi sia il padre del bambino che porta in grembo. Dopo l&#8217;uscita di questa canzone il termine &#8220;filare&#8221;, usato per la prima volta come sinonimo di termini assai più volgari, entra prepotentemente nel gergo delle generazioni che verranno. Semplicemente geniale.</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=aycwxHB5d6I">http://www.youtube.com/watch?v=aycwxHB5d6I</a></p>
</p>
<p>&#8220;<em>La zappa, il tridente, il rastrello, la forca&#8230; l&#8217;aratro, il falcetto, il crivello, la vanga</em>&#8220;, probabilmente il titolo vale più di qualsiasi commento e interpretazione. Qui ritorna il vecchio, solito e ficcante Rino. Riascoltiamo il cantautore che eravamo abituati ad ascoltare in &#8220;Ingresso Libero&#8221;. Temi sociali trattati in punta di forchetta, anzi di forca, di aratro, e di crivello. Il ritornello che ci ricorda la vita dura degli operai, attraverso l&#8217;elenco degli attrezzi del mestiere, e il resto della canzone, caratterizzata da musiche e un tono di voce totalmente diverso (provocatorio e beffardo), che tratta del benessere di coloro che sono adagiati nei piani alti della società. Mi piace definire questa canzone un meraviglioso ossimoro.</p>
<p>Grazie Rino.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/ripercorrendo-i-cieli-di-rino-mio-fratello-e-figlio-unico.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	<creativeCommons:license>http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/</creativeCommons:license>
	</item>
		<item>
		<title>Perché non dovremmo poter essere cristiani?</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/perche-non-dovremmo-poter-essere-cristiani.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/perche-non-dovremmo-poter-essere-cristiani.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 08 Feb 2013 15:10:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Obi-Fran Kenobi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[ateismo]]></category>
		<category><![CDATA[cattolicesimo]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[CICAP]]></category>
		<category><![CDATA[corrado augias]]></category>
		<category><![CDATA[cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[dio]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[odifreddi]]></category>
		<category><![CDATA[Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)]]></category>
		<category><![CDATA[Piergiorgio Odifreddi]]></category>
		<category><![CDATA[religione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=15059</guid>
		<description><![CDATA[Piergiorgio Odifreddi è un matematico, logico e saggista italiano. Continuando a copiare da wikipedia, pare che sia &#8220;la frusta laica della Chiesa in Italia&#8221; e che il suo vizio sia &#8220;smontare dogmi&#8221;. È tutto vero. Aggiungo di mio che Odifreddi è un genio &#8211; nel senso moderno del termine &#8211; cioè ha un&#8217;intelligenza sopra la]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Piergiorgio Odifreddi è un matematico, logico e saggista italiano. Continuando a copiare da wikipedia, pare che sia &#8220;la frusta laica della Chiesa in Italia&#8221; e che il suo vizio sia &#8220;smontare dogmi&#8221;. È tutto vero. Aggiungo di mio che Odifreddi è un genio &#8211; nel senso moderno del termine &#8211; cioè ha un&#8217;intelligenza sopra la media, che ha sfruttato per tutta la vita per costruirsi un intellettualismo fuori parametro e una cultura smodata che spazia in (quasi) ogni angolo dello scibile umano (è l&#8217;unico matematico capace di intrigarmi anche quando parla di arte e musica classica) e che mette a disposizione della divulgazione scientifica grazie alla sua dialettica pimpante, energica e divertente, sotto forma di libri, interviste, documentari e quant&#8217;altro.</p>
<p>E questi sono gli ultimi complimenti che gli rivolgerò.<span id="more-15059"></span></p>
<p>Tra i capisaldi della sua produzione letteraria spicca <em>Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)</em> (che fa il verso a un testo di Bertrand Russel, che a sua volta fa il verso a <em>Perché non possiamo non dirci cristiani</em> di Benedetto Croce). L&#8217;ha scritto nel 2007. Sì, io l&#8217;ho letto solo ora, che volete farci? Ho una coda di lettura di circa ventiquattro mesi, e un sacco di altri libri l&#8217;hanno scavalcato come priorità.</p>
<p>Se uno conosce un minimo l&#8217;attività divulgativa di Odifreddi, da questo libro si dovrebbe aspettare una cosa sola: la messa alla berlina della religione (in questo caso cristiana e cattolica) e della Chiesa annessa. Una cosa che non servirebbe a niente, perché non smuoverebbe le opinioni di nessuno: i credenti continuerebbero a credere, offendendosi dello sbeffeggio, e i non credenti continuerebbero a non credere, felici di poter contare su un intero libro pieno di dati abbastanza accurati per poter continuare a prendere in giro all&#8217;infinito i credenti; una sorta di gruppo di bulletti arroganti che tirano le mutande agli altri bambini. Quindi, sapendo questo, uno direbbe: &#8220;ma no, Odifreddi è super intelligente, è superiore a queste cose, il libro sarà più pacato e ragionevole!&#8221; Poi, sempre a questa persona, potrebbe tornare in mente che Odifreddi è membro del <a href="http://www.cicap.org/new/index.php" target="_blank">CICAP</a>, Presidente onorario dell&#8217;Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, fervente sostenitore dello &#8220;sbattezzo&#8221;, che fu tra i massimi promotori della <a href="http://www.uaar.it/uaar/campagne/bus/" target="_blank">pubblicità sugli autobus sulla non esistenza di Dio</a>, che fu <a href="http://youtu.be/DVYQSVuA2q4?t=23m39s" target="_blank">&#8220;fulminato&#8221; in diretta</a> nel programma di Corrado Augias proprio per questo libro, che fu l&#8217;unico a tenere testa agli esponenti della Chiesa durante lo scandalo del <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-c289a06b-9e8a-4940-bcc4-05d239e0d8ce.html" target="_blank">Crimen Sollicitationis</a> (da 01:01:55), e che quindi, in fin dei conti, non è mai andato tanto per il sottile, e forse è proprio per questo motivo che piace tanto agli scettici. Ma se l&#8217;eccesso di sarcasmo è sopportabile e piacevole in televisione, forse da un libro ci si aspetterebbe un po&#8217; più di serietà. Perché manca la serietà? Cito la recensione di un utente di <a href="http://www.anobii.com/books/Perch%C3%A9_non_possiamo_essere_cristiani/9788830424272/0193a77fa7b31a9395/" target="_blank">anobii</a>, tale Silverine:</p>
<p style="padding-left: 30px;">&#8220;Chi sol sa che nulla sa ne sa più di chi ne sa&#8230;&#8221;<br />
Sinceramente non ho capito questo libro. Non saprei nemmeno come descriverlo. Da scienziato prima e da cristiano poi, devo dire che vi ho trovato proprio ciò che più mi infastidisce in un certo modo di fare scienza (in particolare la supponenza e l&#8217;arroganza di chi pensa già di sapere tutto &#8211; e allora cosa ricerchi?) e di affrontare i temi della fede (si parte sempre dall&#8217;esperienza, mai dal dogma &#8211; avete per caso provato a spiegare una delta di Dirac ad un bambino delle elementari o anche ad uno studente di lettere? Credo vi dirà che è solo una serie di scarabocchi senza senso). Spesso mi capita di intervenire a dibattiti dove vengo opposto, in genere, a degli ambientalisti. Ecco, Odifreddi mi è parso un ambientalista della fede. <strong>Non dice</strong> (se non in qualche caso) <strong>cose &#8220;false&#8221;, ma la chiave di lettura è talmente ideologica</strong> (quasi puerile) <strong>e non contestualizzata da divenire una bugia</strong>. Un libro che senza dubbio (?) piacerà agli atei e non piacerà ai credenti, di certo però <strong>un libro che non aiuterà nè gli atei a capire i credenti nè a convincere i credenti delle proprie tesi</strong>. A che serve?</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/perche-non-dovremmo-poter-essere-cristiani.html/attachment/3608" rel="attachment wp-att-15061"><img class="alignright  wp-image-15061" alt="libro Odifreddi" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/01/3608.jpg" height="300" /></a>Breve e concisa, questa recensione centra il punto.<br />
Odifreddi apre il libro con un sofisticato giro di parole che sfrutta alcune similarità etimologiche per dire che i cristiani sono cretini.<br />
Poi va avanti per centoventisette pagine a smontare uno per uno tutti gli &#8220;avvenimenti&#8221; del vecchio e del nuovo testamento secondo canoni logico-matematici e storici. Centoventisette, lunghissime, noiosissime pagine farcite fino a scoppiare di dati e nozioni frutto di un immenso e accuratissimo lavoro di revisione e confronto. Centoventisette pagine in cui Odifreddi dà l&#8217;ennesima prova della sua tagliente sagacia e della sua immensa cultura per dimostrare l&#8217;inutile: &#8220;la bibbia è incongruente.&#8221; <em><a href="http://i0.kym-cdn.com/photos/images/newsfeed/000/210/119/+_2acc5a8841f8752904d37f90a8014829.png" target="_blank">Ma davvero</a>?<br />
</em>Certo che è incongruente, è un testo ermetico-esoterico! Se uno lo legge &#8220;a lettera morta&#8221; e si mette a cercare le congruenze storiche e razionali è ovvio che si spaccherà la testa sul muro. Il nuovo testamento, poi&#8230; lo sanno tutti che Gesù insegnava per parabole (mettiamo dell&#8217;etimologia tra parentesi come fa Odifreddi per tutto il libro: &#8220;parabola&#8221;, dal greco <em>parabolé</em>, &#8220;azione di mettere a lato&#8221;, cioè <em>confrontare</em>, cioè <em>non</em> spiegare direttamente, ma per simboli e metafore)! È impossibile che Odifreddi non ne sia a conoscenza! E infatti non lo è, perché a pagina centoventisette, finalmente, si legge la liberatoria frase: &#8220;Questo è ciò che succede quando si pretende di leggere in maniera letterale e storica ciò che è letterario e metaforico, e che comunque appartiene alla mitologia di molte culture.&#8221;<br />
Alleluja (lol)! Allora lo sa! Quindi il libro comincia <em>adesso</em>! Che genio Odifreddi, prima fa vedere quanto è assurdo prendere la bibbia alla lettera, e adesso ci spiegherà a cosa ha portato il <em>vero</em> frutto della sua ricerca!</p>
<p>No. Le restanti cento pagine vanno avanti esattamente come le prime cento, ma dal punto di vista stavolta <em>davvero</em> letterale e storico, cioè le interpretazioni che gli uomini hanno fatto della bibbia, e la messa in pratica dei precetti cristiani prima e cattolici poi.<br />
Questa seconda parte è l&#8217;unica davvero apprezzabile, dato che quanto meno contesta dei fatti storici più o meno documentati. Si entra nel campo delle opinioni: Odifreddi porta la sua &#8211; corredata dalla solita catasta di dati &#8211; la gente si scanna e siamo tutti contenti.</p>
<p>Cosa ho imparato da questo libro? Niente.<br />
Niente, perché i meri dati nozionistici per me non hanno mai avuto alcuna utilità, e di riflessioni serie e profonde sinceramente non ne ho trovate. Il valore letterario è pressoché nullo, proprio perché invalidato dalle infinite sequele di date, numeri, etimologie fra parentesi e confronti tecnici.<br />
Questo libro è solo un noiosissimo <em>j&#8217;accuse </em>pieno di retorica, sarcasmo in malafede e pernacchie infantili. Odifreddi non rinuncia mai a ostentare la sua presunta superiorità non solo intellettuale e culturale, ma anche etica e morale. È un saccente che fa l&#8217;occhiolino ai suoi lettori saccenti, con la certezza che questi gli faranno l&#8217;occhiolino a loro volta e sghignazzeranno divertiti prima di andare a tirare le mutande alla vittima di turno.</p>
<p>In breve: questo libro è l&#8217;&#8221;arma&#8221; definitiva non per gli atei &#8211; perché per fortuna non tutti i non credenti sono così &#8211; bensì per gli <em>anti-credenti</em>, in particolare per i fondamentalisti anti ecclesiali. Coloro che non perdono occasione per attaccare la Chiesa a prescindere e deridere le religioni e chi le segue troveranno qui un prezioso strumento per &#8220;vincere&#8221; qualsiasi tipo di discussione al riguardo, con chiunque, fosse anche il Papa, a patto di studiarsi bene tutti i riferimenti che Odifreddi riporta con estrema cura.<br />
Per tutti gli altri, si tratta di un libro poco voluminoso, quindi inadatto sia a essere usato come zeppa per tavoli e sedie sia come brace per il camino, per cui potete lasciarlo in libreria.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/perche-non-dovremmo-poter-essere-cristiani.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>15</slash:comments>
	<creativeCommons:license>http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/</creativeCommons:license>
	</item>
		<item>
		<title>Parlando di progresso e povertà</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/parlando-di-progresso-e-poverta.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/parlando-di-progresso-e-poverta.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 06 Feb 2013 15:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erika Farris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[fondiario]]></category>
		<category><![CDATA[harper's magazine]]></category>
		<category><![CDATA[henry george]]></category>
		<category><![CDATA[imposta unica]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[italiano]]></category>
		<category><![CDATA[ketcham]]></category>
		<category><![CDATA[ordinamento]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
		<category><![CDATA[progresso]]></category>
		<category><![CDATA[socialismo]]></category>
		<category><![CDATA[tassa]]></category>
		<category><![CDATA[terra!]]></category>
		<category><![CDATA[valore]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=15111</guid>
		<description><![CDATA[Chiunque non abbia avuto l'occasione di leggere l'Internazionale n° 980, forse potrà essere interessato a leggere questo articolo. È un numero in gran parte dedicato a economia, mercati e finanza, al termine del quale ti pare quasi di aver trovato l'antidoto di ogni male e la soluzione a molti dei problemi della società.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Chiunque non abbia avuto l&#8217;occasione di leggere l&#8217;<strong>Internazionale n° 980</strong>, forse potrà essere interessato a leggere questo articolo. È un numero in gran parte dedicato a economia, mercati e finanza, al termine del quale ti pare quasi di aver trovato l&#8217;antidoto di ogni male e la soluzione a molti dei problemi della società.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/01/ProgressAndPovertyBook.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-15236" alt="ProgressAndPovertyBook" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/01/ProgressAndPovertyBook.jpg" width="300" height="275" /></a>A colpire particolarmente è il pezzo di <strong>Christopher Ketcham dello statunitense </strong><i><strong>Harper&#8217;s Magazine</strong>, </i>dedicato alla storia del <i>Monopoli</i>, il celebre gioco da tavolo “giocato da almeno un miliardo di persone in centoundici Paesi e quarantatre lingue”, inizialmente ideato con lo scopo di insegnare a combattere i monopòli, e poi tramutatosi in una gara dove l&#8217;accumulo dei monopòli è invece il principale obiettivo dei giocatori che s&#8217;impossessano della pedina a forma di funghetto, bottiglione etc&#8230;</p>
<p><span id="more-15111"></span>Il protagonista del pezzo di Ketcham è <strong>Henry George</strong>: economista statunitense di fine &#8217;800, scrittore del famoso <strong>“Progress and Poverty”</strong> e principale sostenitore della dibattuta <strong>“Imposta sul valore fondiario”</strong>, secondo cui la terra, così come ogni elemento che si trova in natura, appartenendo a tutta l&#8217;umanità, non può apportare benefici solo a coloro che la possiedono, ma la ricchezza ricavata da tale bene comune deve essere sfruttata a beneficio dell&#8217;intera comunità. In pratica, ciascuno ha diritto di proprietà su ciò che costruisce con il proprio lavoro, mentre ciò che già esiste in natura non può divenire patrimonio di nessuno: la terra in primis. Henry George arrivò infatti alla conclusione che <strong>“il monopòlio era il motivo per cui il progresso portava una maggiore povertà sulla terra”</strong>, spiega l&#8217;articolo. Deduzione a cui l&#8217;economista arrivò dopo aver analizzato che, “dovunque fiorissero industrie e si accumulassero capitali, c&#8217;erano sempre più persone povere che vivevano in condizioni disperate”.</p>
<p>Studiando la situazione degli Stati Uniti verso la fine del 1800, George aveva infatti notato che con l&#8217;aumentare della popolazione e il progressivo spostamento verso i centri urbani più grossi, i terreni erano sempre in numero inferiore, con prezzi sempre maggiori e con una classe lavoratrice praticamente ridotta a una<strong> “schiavitù dell&#8217;affitto”,</strong> causata dal dover ripagare il costo del vivere e lavorare in quella proprietà. “Per vedere esseri umani che vivono nelle condizioni più abiette e disperate – scriveva George – non bisogna andare nelle sconfinate praterie e nelle capanne di legno costruite nei boschi, dove l&#8217;uomo comincia la sua lotta con la natura e la terra non vale ancora nulla, ma nelle grandi città, dove la proprietà di un piccolo appezzamento di terreno costituisce una fortuna”.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/01/dichiarazione-redditi-societa-imago-364-324x230.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-15235" alt="dichiarazione-redditi-societa-imago-364--324x230" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/01/dichiarazione-redditi-societa-imago-364-324x230.jpg" width="324" height="230" /></a>L&#8217;articolo procede parlando dello sviluppo dei primi monopòli, della nascita delle prime dinastie di ricconi americani, e di come il concetto di proprietà della terra, nato in occidente, non avesse ancora prodotto nulla di buono. Ma Henry George non riteneva fosse “necessario confiscare le terre. Basterebbe confiscarne la rendita, [che sarebbe] il reddito da capitale derivato unicamente dall&#8217;aumento di valore della terra, e quindi distinto dal lavoro investito su di essa sotto forma di migliorie, costruzione di case, uffici e fabbriche o coltivazione di campi. A valorizzare la terra era la mano invisibile del lavoro di una comunità. La capanna diventava preziosa quando veniva scoperta una miniera nella zona, costruita una strada che la collegava alla miniera, aperto un negozio che vendeva provviste per i minatori, quando venivano costruite altre case, arrivava la ferrovia e nasceva una città. Il terreno su cui sorgeva la capanna derivava il suo valore da quello che la società ci aveva costruito intorno. Quindi quell&#8217;aumento di valore spettava alla società e secondo George doveva essere calcolato e tassato a prezzo di mercato. Questa &#8216;imposta unica&#8217; sulla terra e sulle risorse naturali doveva riformare il capitalismo che George pensava di dover salvare dall&#8217;autodistruzione e &#8216;<strong>aprire la strada alla realizzazione del nobile sogno socialista&#8217;</strong>”.</p>
<p>Henry George elaborò una teoria articolata e studiata nei minimi particolari, dove non prendeva nemmeno in considerazione il capitalismo finanziario o qualunque altra forma di reddito da capitale che provenisse da investimenti che non fossero sulla terra, con conseguente abolizione di qualsiasi tassazione su reddito, profitto o lavoro. La sua teoria è stata profondamente sostenuta e pubblicizzata da personaggi del calibro di <strong>Mark Twain, Lev Tolstoy e John Dewey</strong> e nel 1900 una città nel Delaware (Arden) è stata fondata come esperimento georgista.</p>
<p>Questo articolo fa riflettere molto sulle <strong>tasse e le imposte dell&#8217;ordinamento italiano</strong>. Leggo di un economista filo-socialista che aveva elaborato un sistema di finanziamento della spesa pubblica dalla sola “imposta unica”, e di un recente governo di pseudo liberisti anticipati da un quasi ventennio di cabarettisti incapaci, che sono riusciti solo a inasprire la pressione fiscale e ad aumentare tasse, accise e imposte, dove “la terra” è solo una delle tante proprietà tassate che gravano sui contribuenti. Tutto ciò, senza peraltro migliorare minimamente la qualità dei servizi offerti.</p>
<p>Insomma, potrebbe essere davvero così facile?</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/parlando-di-progresso-e-poverta.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	<creativeCommons:license>http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/</creativeCommons:license>
	</item>
		<item>
		<title>Bat for lashes</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/bat-for-lashes.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/bat-for-lashes.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Feb 2013 12:47:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Obi-Fran Kenobi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[a wall]]></category>
		<category><![CDATA[Bat for lashes]]></category>
		<category><![CDATA[daniel]]></category>
		<category><![CDATA[fur and gold]]></category>
		<category><![CDATA[laura]]></category>
		<category><![CDATA[Natasha Khan]]></category>
		<category><![CDATA[the haunted man]]></category>
		<category><![CDATA[two suns]]></category>
		<category><![CDATA[what's a girl to do]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=15040</guid>
		<description><![CDATA[Dietro lo strano nome "Bat for lashes", si nasconde una sola, squisita persona: Natasha Khan. Raggiunge il picco della fama con il singolo "Daniel", ma Natasha è ben più di una ragazza da un singolo e via. Scopriamo la sua interessante carriera artistica con un articolo del maggior esperto di Natasha Khan che abbiamo in redazione.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>È probabile che conosciate una sola canzone di questa sottovalutatissima e poco conosciuta artista; questa:</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=00ZHah-c0hQ">http://www.youtube.com/watch?v=00ZHah-c0hQ</a></p>
</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/tumblr_ma4wkn5HFJ1qdzva5o1_400.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15048" title="Natasha Khan" alt="Natasha Khan" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/tumblr_ma4wkn5HFJ1qdzva5o1_400-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a>Dietro lo strano nome <em>Bat for lashes</em> (scelto per la sua musicalità, dato che non significa niente di sensato) si nasconde una sola, squisita persona: Natasha Khan.<br />
Classe &#8217;79, di padre pakistano (che abbandona la famiglia quando Natasha è piccola) e madre inglese, la Khan vive la sua giovinezza nel disadattamento a causa di vari episodi razzisti avvenuti a scuola, e impara a suonare il piano da autodidatta a undici anni per catalizzare i suoi malesseri. La madre se ne fotte di questa sua vena creativa e cerca di indirizzarla verso la carriera di insegnante. Natasha se ne fotte a sua volta e spende i suoi risparmi, accumulati con vari lavoretti, per farsi un road-trip di tre mesi in America e Messico.<br />
Quando torna si laurea in musica e arti visive all&#8217;università di Brighton, e tuttavia accontenta pure la mamma lavorando come maestra in una scuola materna. In questo periodo scrive i pezzi per il suo disco di esordio, <em>Fur and gold</em>, che esce nel 2006 per l&#8217;etichetta Echo. L&#8217;anno successivo la Parlophone compra tutti i diritti e ristampa il disco. Vende 60.000 copie e la Khan si ritrova ad aprire diversi concerti dei Radiohead.<span id="more-15040"></span></p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=EICkZWEzFGE">http://www.youtube.com/watch?v=EICkZWEzFGE</a></p>
</p>
<p><em>Fur and gold</em> è un disco particolarissimo, tanto tranquillo e delicato da sembrare fragile. Agli strumenti classici Natasha aggiunge con un tocco mai volgare l&#8217;elettronica, in particolare le sonorità anni &#8217;80 che contraddistinguono la sua musica. Viene accostata a un sacco di artisti, da Tori Amos a Bjork, ma la verità è che Natasha ha fin da subito una sua identità inconfrontabile che la rende originale e unica.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/3365361666.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-15050" title="Two suns" alt="Two suns" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/3365361666-300x207.jpg" width="300" height="207" /></a>Ma con il disco di esordio non ha dato il meglio di sé. Nel 2009 esce <em>Two Suns</em>, e il singolo <em>Daniel </em>apre le danze che portano Natasha a vendere 100.000 copie senza tuttavia arrivare più in alto della trentaseiesima posizione nella classifica dei singoli inglesi. Eppure <em>Two Suns</em> è un disco praticamente perfetto; costantemente equilibrato, non strafà mai, non ha momenti deboli, è retto da musiche sciamaniche e testi ipnotizzanti, è affascinantemente omogeneo, dato che è anche una specie di concept, con l&#8217;alter ego di Natasha &#8211; tale Pearl &#8211; protagonista dei testi e dell&#8217;evoluzione musicale del disco. Prodotto ottimamente, dalle sonorità sopraffine e dalla bellissima voce di Natasha, <em>Two Suns</em> vince solo il <em>Best alternative act</em> agli UK Asian Music Awards e qualche manciata di nomination.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/IMG_0868.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15045" title="Bat for lashes live1" alt="Bat for lashes live" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/IMG_0868-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a>Forse per questi motivi, e/o per la famosa crisi del secondo disco, Natasha sparisce un po&#8217; di scena. Il suo sito a tratti sembra del tutto abbandonato, e la sua carriera sembra definitivamente morta quando, dopo un &#8220;viaggio spirituale&#8221; in America, si rimette a fare l&#8217;insegnante di scuola materna e cazzeggia facendo un singolo con Beck per la colonna sonora di Twilight (<em>Let&#8217;s get lost</em>) e una cover dei Depeche mode per una pubblicità di Gucci.<br />
Per fortuna, a maggio del 2010 annuncia di voler tornare a lavorare su un terzo album, &#8220;con più calma e tempo&#8221;, e a giugno del 2012 ne annuncia l&#8217;uscita per ottobre dello stesso anno.</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=UznHTBZIa8E">http://www.youtube.com/watch?v=UznHTBZIa8E</a></p>
</p>
<p><em><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/BFL-The-Haunted-Man-artwork-1024x1024.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-15047" title="The haunted man" alt="The haunted man" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/BFL-The-Haunted-Man-artwork-1024x1024-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a>The haunted man</em> si annuncia come un disco liberatorio per Natasha, che pare decisa a mettersi a nudo, a partire dalla discutibile copertina.<br />
Di pseudo artistico per fortuna c&#8217;è solo quella, perché il disco è formidabile. Se <em>Two suns</em> rimane il più &#8220;commerciale&#8221; e apprezzabile dal vasto pubblico, apparentemente <em>The haunted man</em> sembra quasi un passo indietro, fino all&#8217;intimismo catartico del primo disco. È solo dopo numerosi ascolti che questo disco si schiuderà all&#8217;interno dell&#8217;ascoltatore rivelando tutta la sua ricchezza, l&#8217;accuratissima ricerca sonora e la sua delicata profondità.</p>
<p><strong>Lilies</strong>, un pezzo dal ritmo trasportante, scandito da un incalzante <em>bass synth</em>, che soprende con l&#8217;apertura melodica nel ritornello.<br />
<strong>All your gold</strong>, secondo singolo dopo <em>Laura</em>,  che torna abbastanza esplicitamente ad alcune sonorità del primo disco.<br />
<strong>Horses of the sun</strong>, dalle strofe cupe e apocalittiche che portano alla &#8220;rivelazione&#8221; del ritornello.<br />
<strong>Oh yeah</strong>, pezzo semplicemente sorprendente, assolutamente sexy, che strizza l&#8217;occhio alla musica soul pur avendo una base costruita puramente sul synth. I vocalismi di Natasha qui raggiungono una vetta armonica quasi perfetta, che va a mescolarsi con assoluta grazia agli azzeccati e originali cori maschili. Questo pezzo visto dal vivo è semplicemente ipnotizzante.<br />
<strong>Laura</strong> è la ballatona solo pianoforte un po&#8217; triste e dal testo struggente che è stata scelta come singolo d&#8217;apertura. Grande pezzo, molto emozionante, ma non il più geniale dell&#8217;album.<br />
<strong>Winter Fields </strong>è invece molto più interessante. Ha il sapore della favola raccontata intorno al fuoco, quel sapore mistico, avventuroso e al contempo un po&#8217; spaventoso, con gli stridenti synth in controtempo rispetto agli arrangiamenti di archi.<br />
<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/IMG_0864.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15044" title="The haunted man live" alt="The haunted man live" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/IMG_0864-200x300.jpg" width="200" height="300" /></a>La title track, <strong>The haunted man,</strong> arriva poco dopo la metà del disco. Scelta particolare perché questo pezzo trasmette esattamente l&#8217;idea globale del disco, mai title track fu scelta meglio. Fornisce una sorta di catarsi, un momento di riflessione, una pausa scenica molto teatrale, prima dell&#8217;atto finale. Dalla prima parte quasi banale, con una melodia abbastanza semplice così come il testo, veniamo tenuti sospesi sul rullo della batteria fino all&#8217;ingresso dei bassi cori maschili già sentiti in <em>Oh yeah</em>, fino all&#8217;esplosione finale di Natasha. Dal vivo questa canzone è semplicemente un&#8217;esperienza, con lei che canta tenendo sospeso sopra la testa un vecchio subwoofer.<br />
E come dicevo, nonostante il finale di <em>The haunted man</em> sembra esigere la chiusura del sipario, invece si prosegue con la seconda metà del disco, il cui nuovo inizio è affidato a <strong>Marilyn</strong>, una dolcissima canzone che ci immerge in un mondo fatato pieno di lucette colorate (impagabile il <em>bridge</em> con le voci dei &#8220;folletti&#8221;).<br />
<strong>A wall</strong> è il terzo singolo, il cui video è uscito il giorno della fine del mondo, ed è un pezzo che se lo passassero in discoteca potrei pensare persino di metterci piede per la prima volta in vita mia.<br />
<strong>Rest your head </strong>porta sonorità esotiche e piuttosto <em>dance</em> a un passo dalla fine del disco, che è invece compiuta da <strong>Deep sea diver,</strong> di nuovo un pezzo molto tranquillo e minimalista che porta alla catarsi con le melodie vocali di Natasha e l&#8217;accompagnamento dell&#8217;<em>harmonium.</em></p>
<p>Ben riassumono il disco le parole di Natasha nel libretto: &#8220;questo è un album che riguarda la guarigione, la gioia di essere vivi e il lasciar andare i fantasmi&#8221;.<em><br />
The haunted man </em> non è certo un disco facile, che va incontro all&#8217;approvazione delle masse, ma è sicuramente il picco artistico di Natasha, e ci fa intuire che ci dobbiamo aspettare altri grandi dischi, soprattutto dopo averla vista live.<br />
Bat for lashes ha infatti suonato il 19 novembre 2012 all&#8217;Alcatraz di Milano. È stato un concertino molto ristretto e intimo &#8211; saremo stati forse un migliaio di persone &#8211; e per questo estremamente appagante. Dal vivo Natasha incanta con la sua voce soave e precisa e la sua capacità tecnica, che le permette di suonare un po&#8217; di tutto, dal piano alla chitarra all&#8217;autoharp (bellissima l&#8217;esecuzione di <em>Prescilla</em>), alla celesta, fino ai più strani aggeggi elettronici, come l&#8217;omnichord.<br />
<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/IMG_0832.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-15046" title="Bat for lashes live 2" alt="Bat for lashes live Alcatraz Milano" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/12/IMG_0832-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>A parte questo, Natasha è uno splendore anche visivo, con il suo dolcissimo sorriso triste e le movenze aggraziate, che a Milano ha fatto risaltare grazie a un intrigante lungo vestito bianco, che lasciava sbirciare tra le trasparenze fatte risaltare dai riflettori.<br />
Una vera esperienza audio-visiva per un&#8217;artista che, come ho scritto in apertura, ritengo davvero esageratamente sottovalutata. Forse in questi giorni apocalittici, così frenetici, brulli e cinici, la gente non ha né tempo né voglia per mettersi seduta ad <em>ascoltare</em> la musica&#8230; Tutto ciò di cui ha bisogno è un sottofondo il più rumoroso possibile per cercare di non pensare.<br />
Vi lascio con un pezzo live del concerto di Milano e con il video dell&#8217;ultimo singolo.</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=5I_TIFPSrJw">http://www.youtube.com/watch?v=5I_TIFPSrJw</a></p>
</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=iu_vEIw4kh0">http://www.youtube.com/watch?v=iu_vEIw4kh0</a></p>
</p>
<p>Le foto del live sono di <a href="http://www.fotomoreno.com" target="_blank">Andrea Bertolini</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/bat-for-lashes.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
	<creativeCommons:license>http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/</creativeCommons:license>
	</item>
		<item>
		<title>Ambiente e ricchezza &#8211; Intervista ad Antonio Galdo</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/ambiente-e-ricchezza-intervista-ad-antonio-galdo.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/ambiente-e-ricchezza-intervista-ad-antonio-galdo.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 31 Jan 2013 15:30:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Marzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[acquisti]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Galdo]]></category>
		<category><![CDATA[consumo]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[interviste]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta differenziata]]></category>
		<category><![CDATA[riciclaggio]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[spesa]]></category>
		<category><![CDATA[spreco]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=15096</guid>
		<description><![CDATA[

La nostra Sara ha intervistato Antonio Galdo, giornalista e scrittore italiano e progettista del sito nonsprecare.it.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il boom economico degli anni settanta, il consumo ha impennato veementemente rendendo noi consumatori ossessionati, giorno dopo giorno, dall&#8217;idea di avere a portata di mano una tessera di plastica rigida che ci può riempire la casa di oggetti, balocchi, cibo&#8230; tutto superfluo. Questa vita capitalistica, comoda e monotona ha però celato gli effetti gravosi che ha lo spreco maniacale sulla nostra vita, il quale negli ultimi decenni ha aizzato il fuoco della crisi economica e ambientale.  Sono ancora in pochi a rendere chiara questa gravità. È doveroso, quindi, passare la parola a chi sa cosa comporta avere i frigoriferi stipati di cibo, i bidoni della spazzatura pullulanti di avanzi e la casa piena di oggetti nuovi ma già obsoleti. <strong>Antonio Galdo</strong>, giornalista e scrittore italiano e progettista del sito <a style="font-size: medium; font-family: 'Times New Roman', serif;" href="http://www.nonsprecare.it/">www.nonsprecare.it</a>, ha dato risposte abbastanza chiare da capire cosa si può e si deve fare:</p>
<p><strong>Gandhi diceva &#8220;nel mondo c&#8217;è quanto basta per le necessità dell&#8217;uomo, ma non per la sua avidità&#8221;.</strong> <strong>Per troppo tempo abbiamo lasciato che le miniere si svuotassero e le discariche si riempissero, per troppi anni abbiamo deciso che trasgredire i limiti e le regole fosse una moda, per tutta la storia dell&#8217;umanità abbiamo dimenticato il vero significato dell&#8217;ambiente e l&#8217;importanza delle nostre azioni sul mondo. Non pensa che attualmente la nostra società sia animata esclusivamente da desideri materiali, bisogni superflui e capricci infantili che stipano i bidoni della spazzatura?<br />
<img class="alignright" alt="" src="http://d24w6bsrhbeh9d.cloudfront.net/photo/6371291_700b_v1.jpg" width="252" height="186" /></strong>La Grande Crisi ha fatto suonare la sveglia, per tutti. Non basta consumare sempre di più per essere felici, il PIL non è l&#8217;unico parametro per misurare il benessere di un popolo, la ricchezza non si crea distruggendo la natura. Partiamo da qui, per un cambio d&#8217;epoca, nella consapevolezza che insieme, e non da soli, usciremo prima e più forti dal tunnel della Grande Crisi.<span id="more-15096"></span></p>
<p><b>Il nostro mondo è in disequilibrio: da una parte c&#8217;è chi muore di fame e dall&#8217;altra chi muore per i chili di troppo. Come pensa sia possibile attuare un mutamento collettivo che veda un maggior rispetto per l&#8217;ambiente, un consumo più attento e azioni più sostenibili dal punto di vista economico e ambientale? Qual è il consiglio che ci dà per imparare a sprecare di meno, a limitare quei consumi che sono fondamentalmente futili e ad attenuare i capricci?<br />
</b>Un mondo dove un miliardo di persone muoiono di fame e altrettante sono obese non può funzionare. Troppa distanza, troppe ingiustizie e troppo malessere. Noi siamo dalla parte dei fortunati, di quelli che vivono nel benessere che troppo spesso trasformiamo in spreco. Il consiglio più semplice che diamo anche sul sito <a href="http://www.nonsprecare.it/">www.nonsprecare.it</a> è questo: girate la vostra casa, stanza per stanza, aprite frigoriferi e guardaroba e capirete che cosa è assolutamente superfluo. Lo spreco è ovunque, e per eliminarlo basta veramente poco, senza ossessioni e in allegria.</p>
<p align="LEFT"><b>Perché secondo lei la maggior parte delle persone tende sempre più a dare poca importanza all&#8217;ambiente, mentre la TV continua a celare la crisi ambientale raccontata di tanto in tanto dagli esperti?<br />
</b>Mi ha sorpreso che, in occasione della campagna elettorale appena avviata in Italia, nessun partito &#8211; dico proprio nessuno &#8211; abbia fatto qualche proposta convincente sull&#8217;ambiente. Hanno paura, o forse mancano idee. Eppure, attorno alla riqualificazione del territorio e del patrimonio edilizio pubblico e privato si potrebbe costruire un nuovo modello di sviluppo. Con una nuova crescita più sana, più equilibrata e più orientata al benessere dell&#8217;intera collettività.</p>
<p align="LEFT"><b><br />
<b><img class="alignleft" alt="" src="http://cogitoergo.it/wp-content/uploads/2011/08/consumo.jpg" width="192" height="192" /></b>Da cosa nasce, secondo lei, l&#8217;indole umana così propensa a consumare ininterrottamente e a sprecare <b><br />
</b>inconsciamente? Può essere la pubblicità una di quelle cose che influisce su di noi consumatori e le nostre scelte?<br />
</b>Lo spreco contiene tante cose: vizio, indifferenza, cattive abitudini. Ma gli acquisti compulsivi hanno anche una logica economica: più tu consumi e più noi fatturiamo. È questa la catena che bisogna spezzare.</p>
<p align="LEFT"><b>La televisione, le scienze umane, la scuola, la Chiesa, possono aiutare a risolvere problemi come lo spreco immane e la disinformazione ecologica?<br />
</b>Tutti possiamo e dobbiamo fare qualcosa. A partire dalle famiglie &#8211; dove lo spreco è rito quotidiano &#8211; e dalle scuole, dove, come avviene in molti paesi del Nord Europa, non sprecare potrebbe essere un moderno corso di educazione civica. Tra i giovani c&#8217;è molta sensibilità su questo tema, e quando vado nelle suole a parlare li vedo preparati e sensibili. Ispirati da un ambientalismo non ideologico, pragmatico e prezioso per il loro futuro.</p>
<p align="LEFT"><b>Molti comuni sono attivi sulla raccolta differenziata; noi cittadini continuiamo a rimanere dubbiosi del vero percorso che segue la nostra spazzatura, soprattutto quando si è a conoscenza di ripetute infiltrazioni mafiose nel sistema della gestione della spazzatura nel nostro paese. Qual è la sua visione sulla gestione dei rifiuti in Italia?<br />
</b>Siamo all&#8217;assurdo che in alcune città, come Napoli e Roma, i rifiuti si vendono a pagamento mentre in altri paesi, penso alla Svezia e alla Norvegia, c&#8217;è richiesta per acquistarli. Bisogna agire su due leve, quella privata e quella pubblica. La differenziata conviene a noi cittadini, perché senza saremo sempre sommersi dalla spazzatura; il riciclo è un&#8217;industria, qualcosa su cui si può costruire attività economica, crescita e innanzitutto posti di lavoro.</p>
<p align="LEFT"><b>In quale cambiamento spera? Potrà un giorno quell&#8217;uomo egoista e irresponsabile che sta distruggendo il mondo, cambiare radicalmente?<br />
</b>Sono ottimista. La Grande Crisi è anche un&#8217;opportunità e ci spingerà fuori dal buio dell&#8217;egoismo sfrenato. Siamo già in una nuova fase e sento in giro tanta voglia di comunità di tornare a stare insieme. Per farcela.</p>
<p><b> </b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/ambiente-e-ricchezza-intervista-ad-antonio-galdo.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
	<creativeCommons:license>http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/</creativeCommons:license>
	</item>
	</channel>
</rss>
