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	<title>Camminando Scalzi... Informazione Libera</title>
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	<description>La blogzine libera</description>
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		<title>Cas(t)a Pound</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 07:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Di Martino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[“È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”                                                                                                                              (Costituzione Italiana, disposizioni finali XII) Parlare di Casa Pound non è proprio un compito semplice. Associazione fortemente dibattuta, Casa Pound è stata protagonista delle cronache recenti in seguito all’omicidio di Samb Modou e Diop Mor da parte del simpatizzante Gianluca Casseri, e per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>“È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”</em></p>
<p><em>                                                                                                                             (Costituzione Italiana, disposizioni finali XII)</em></p></blockquote>
<p>Parlare di Casa Pound non è proprio un compito semplice. Associazione fortemente dibattuta, Casa Pound è stata protagonista delle cronache recenti in seguito all’omicidio di Samb Modou e Diop Mor da parte del simpatizzante Gianluca Casseri, e per la gambizzazione di Francesco Bianco, ex militante dei Nar.</p>
<p>Parlare di <strong>Casa Pound</strong> non è un compito semplice in quanto ci esprimiamo su un’associazione che sta acquistando un forte potere in Italia, soprattutto negli ultimi anni (3.500 iscritti al 2011, si legge dal sito), e soprattutto perché parliamo di una associazione di chiara ispirazione fascista, il che imbarazza a prescindere, visto i trascorsi del nostro Paese.</p>
<p>Ma cos’è Casa Pound e a cosa deve il suo successo? Dal sito ufficiale leggiamo che Casa Pound è un’associazione regolarmente costituita e riconosciuta, e la burocrazia finisce lì, per lasciare il posto all’azione e al volontariato.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/casapound_er1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13574" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/casapound_er1.jpg" alt="" width="300" height="220" /></a>Casa Pound nasce a Roma nel dicembre del 2003 con l’occupazione di uno stabile nel quartiere romano Esquilino da parte di alcuni giovani provenienti dall’esperienza precedente di Casa Montag. Il nome prende ispirazione da Ezra Pound, poeta statunitense aderente alla Repubblica Sociale Italiana, cosa che ha portato la figlia del suddetto a sporgere una bella denuncia a Casa Pound definendola “associazione compromessa”, quindi non degna di portare il nome del padre, che proprio uno stinco di santo non era.</p>
<p>Per Casa Pound il compito maggiore, a mio dire, è stato quello di restituire un’immagine del fascismo presentabile, a cui poter aderire alla luce del sole, storia che la destra attuale ha cercato di nascondere come la cenere sotto al tappeto, e che ha indispettito molti simpatizzanti e nostalgici del tempo che fu.</p>
<p>In effetti Casa Pound propone moltissime attività, che spaziano dai momenti culturali, con incontri di dibattito tra i diversi partiti, passando per musica con la creazione degli <strong>Zetazeroalfa</strong> &#8211; gruppo cult per l’associazione &#8211; attività teatrali, web tv, riviste, fino ad arrivare al punto forte, ovvero le attività nel sociale. Tra di esse ricordiamo la proposta del Mutuo Sociale, progetto politico che si interroga sull’emergenza abitativa in Italia; “Tempo di essere madri”, proposta per affrontare il tema delle madri lavoratrici, e non meno importante “Blocco studentesco”, movimento di organizzazione e mobilitazione studentesca.</p>
<p>Uno dei punti forti di questa associazione è rappresentato dalle numerose conferenze e iniziative che coinvolgono le nostre città, e che vengono promossi il più delle volte senza rispettare le disposizioni sulle affissioni pubbliche, il cosiddetto &#8220;attacchinaggio&#8221;. Casa Pound, un giorno sì e l’altro pure, organizza dibattiti sugli argomenti dell’attualità, come l’acqua pubblica e il nucleare, per essere “sempre sul pezzo”.</p>
<p>Ma la vera frontiera avanguardista riguarda gli incontri sulle personalità di spicco della nostra storia, da Craxi (e qui ci possiamo pure arrivare concettualmente) alle denunce sociali nascoste (nemmeno troppo) nei temi di Rino Gaetano, che però si è sempre dichiarato apartitico; a Peppino Impastato, fino ad arrivare alla ciliegina sulla torta: la conferenza su Ernesto &#8220;Che&#8221; Guevara al grido di “aprendimos a quererte”, ovvero “abbiamo imparato ad amarti”.</p>
<p>Ora, a parte non sapere, causa mancanza dell’interessato, se anche Che Guevara ha imparato ad amare loro, devo dire che Casa Pound assume in sé la capacità davvero invidiabile di richiamare, affascinare e coinvolgere tantissimi giovani a una passione e una concretezza politica che non riescono di certo a trovare nel “<em>siamo mica qui a drizzare banane col martello</em>” di Bersani, o nel (non?) più compianto <em>“mi consenta”</em> del Cavaliere.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/casapound-italia.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-13575" title="casapound italia" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/casapound-italia-300x167.jpg" alt="" width="300" height="167" /></a>Ma cos’è davvero Casa Pound? È l’associazione de “La Salamandra”, primo nucleo di protezione civile a favore dei più deboli, o il gruppo che si muove al grido di “nel dubbio mena” degli Zerozetaalfa? È l’associazione che promuove la legalità nel ricordo di Falcone e Borsellino o il gruppo il quale fondatore e presidente, Gianluca Iannone, è stato condannato a 4 anni per aggressione a un carabiniere per una rissa del 2004 (come riportato ne &#8220;Il resto del Carlino&#8221;)? È l’associazione di Gr.i.me.s &#8211; l’equipe di medici e infermieri nata per difendere i cittadini dalle falde del sistema sanitario &#8211; oppure quella contro cui si stanno scagliando Idv e Pd per toglierle la possibilità di ricevere finanziamenti dal 5&#215;1000?</p>
<p>Domande a cui ciascuno di noi è libero di rispondere, ma che sicuramente non prevedono mezze misure, linee di confine, accoglienza e mediazione, come in molti cercano di fare per dare un bel colpo al cerchio e uno alla botte. Casa Pound o si odia o si ama, a noi la scelta.</p>
<p>Parlare di Casa Pound non è un compito semplice perché se parliamo di “fasc…” e non stiamo nominando un fascio di fiori, evidentemente c’è qualcosa che non va; perché stiamo parlando di una realtà la cui fonte di ispirazione in Italia è considerata (speriamo ancora per molto) un reato, e se lo è un motivo ci sarà; ma soprattutto è un compito non solo difficile, ma anche imbarazzante, pensare che possa esistere (dentro e fuori Casa Pound) qualcuno che identifica ancora il fascismo con onore e fedeltà.
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			</a>
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		<title>Rifiuti zero</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 11:18:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Guevara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[discarica]]></category>
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		<description><![CDATA[In questo periodo di estrema crisi monetaria si parla così ampiamente di economia, Unione Europea, spread, e così scarsamente di tutti quei problemi che necessitano di risanamenti immediati. Un esempio qualsiasi? La gestione dei rifiuti. La legge italiana richiede a ogni città di raggiungere il 65% di raccolta differenziata, un obiettivo che la politica rende [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="text-align: left;">In questo periodo di estrema crisi monetaria si parla così ampiamente di economia, Unione Europea, spread, e così scarsamente di tutti quei problemi che necessitano di risanamenti immediati. Un esempio qualsiasi? La </span><strong>gestione dei rifiuti</strong><span style="text-align: left;">.<br />
</span>La legge italiana richiede a ogni città di raggiungere il 65% di raccolta differenziata, un obiettivo che la politica rende impossibile da raggiungere dichiarando la gestione dei rifiuti una situazione d’emergenza, così discariche e inceneritori risultano le uniche soluzioni efficaci. Qui – e non solo – la politica erra: la gestione dei rifiuti non è mai sinonimo di allarme o dilemma socio-politico poiché, come tutti sanno, dal trattamento corretto dell’immondizia possiamo trarre soltanto benefici, e invece? Invece, gettando la monnezza in discarica o infornandola negli inceneritori, la gestione dei rifiuti viene resa un problema a livello nazionale. In questo caso, come in molti altri, la politica crea il problema dove potrebbe non sussistere. I politici non meritano alcun rispetto quando impongono ciecamente, attraverso la loro schifosa supremazia, l’apertura di nuove discariche o quando, attraverso studi poco accurati, difendono pienamente gli inceneritori, perché tutto questo avviene senza che essi pongano attenzione ai dissensi popolari.<img class="alignright" src="http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/emiliaromagna/rifiuticonnet2009.jpg" alt="" width="239" height="204" /><br />
<strong>I nostri rifiuti non sono unicamente spazzatura</strong>, e quindi oggetti da nascondere sottoterra o da bruciare nei termovalorizzatori ma anzi, dopo essere stati legalmente trattati, possono dar vita a nuovi oggetti, evitando tra l’altro di consumare le materie prime che oggi, purtroppo, scarseggiano sulla Terra. Sono dunque materie preziose che possono dare fiducia al futuro che ci attende e speranza in quel mondo che, presto o tardi, sarà sempre più carente delle materie dalle quali oggi dipendiamo.<br />
<strong>La raccolta differenziata e il riciclaggio</strong> sono due delle tante soluzioni sostenibili in grado di riportare il giusto equilibrio tra noi e l’ambiente. Se noi producessimo e successivamente riciclassimo quanto fabbricato, le risorse naturali sarebbero disponibili anche un domani, e il nostro habitat si troverebbe in condizioni abbastanza decenti da poter continuare a ospitare meravigliose civiltà in futuro. Non sto imponendo nessuna mia ideologia, vorrei solo far capire a chi legge che la tecnologia non sempre riscuote risultati positivi, che non è sempre la via più semplice &#8211; ad esempio bruciare i rifiuti o sotterrarli &#8211; a sistemare le cose, che la politica è stata macchiata da qualcosa di indelebile, che il fatto che siamo <em>homo sapiens</em> non spiega il perché dovremmo sempre salvarci la pelle. Vorrei semplicemente far capire che i rifiuti sono risorse importanti il cui scopo non è inquinare l’ambiente circostante ma sostituire quelle materie che si stanno esaurendo. Penso che la cosa più difficile da combattere non si trovi nel far eseguire la raccolta differenziata o insegnare come riciclare l’immondizia, ma come poter destituire chi detiene il dominio della gestione dei rifiuti. Se ci fossero persone più motivate e dotate di maggior buonsenso in campo politico, non ho dubbi che il mondo sarebbe leggermente migliore. Dico<br />
<img class="alignright" src="http://devilpress.files.wordpress.com/2010/12/newlogogreennonamemedium1.jpg" alt="" width="62" height="69" /> <em>leggermente</em>. Forse siamo troppo <em>sapiens</em> per sistemare il mondo, ci vorrebbe un tocco di umiltà in più in tutti noi…<br />
<strong>Zero waste</strong> = <strong>rifiuti zero</strong>: non è uno slogan, è un modo di pensare più pulito che dovrebbe accarezzare gli stili di vita di tutti, non solo di alcuni.</p>
<p style="text-align: left;"> <strong><strong><br />
</strong></strong></p>
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			</a>
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		<title>Prove Aperte alla Scala</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 18:21:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Samuel Pavanello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
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		<description><![CDATA[Ripartono le “Prove Aperte” della Filarmonica della Scala con il grande legame che unisce ottima musica all&#8217;impegno sociale. Il maestro Esa-Pekka Salonen dirigerà l&#8217;orchestra il 5 Febbraio alle ore 20.00 sul palco del Piermarini, e questa volta a sostegno di OBM Ospedale dei Bambini Milano – Buzzi Onlus. E&#8217; un&#8217;occasione speciale anche perchè si tratta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ripartono le “Prove Aperte” della Filarmonica della Scala con il grande legame che unisce ottima musica all&#8217;impegno sociale. Il maestro Esa-Pekka Salonen dirigerà l&#8217;orchestra il 5 Febbraio alle ore 20.00 sul palco del Piermarini, e questa volta a sostegno di OBM Ospedale dei Bambini Milano – Buzzi Onlus. E&#8217; un&#8217;occasione speciale anche perchè si tratta delle prove generali di questa grande orchestra con i consigli del maestro e con il supporto del critico Angelo Foletto. Musiche che verranno presentate in anteprima nella loro veste e citiamo su tutte “Una notte sul monte Calvo” di Musorgskij, il “concerto per violino e orchestra” di Salonen e “Le sacre du printemps” di Stravinskij.<br />
L&#8217;OBM Ospedale dei Bambini Milano – Buzzi Onlus è un&#8217;associazione no-profit che guarda alla cura ed al miglioramento dell&#8217;assistenza di bambini, donne e famiglie.<br />
Abbiamo raggiunto il Dr. Valentino Lembo, una persona “in prima linea” del “Buzzi” che si è gentilmente prestato a rispondere alle nostre domande&#8230;ma lasciamo spazio al Presidente dell&#8217;associazione.<br />
<strong><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/Filarmonica-senza-direttore-Foto-Silvia-Lelli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13507" title="Filarmonica senza direttore Foto Silvia Lelli" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/Filarmonica-senza-direttore-Foto-Silvia-Lelli-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Vuole parlarci del suo lavoro e di cosa rappresenta per Lei questa struttura?</strong> Sono il Direttore medico di un Presidio Ospedaliero della’Azienda Ospedaliera Istituti Clinici di Perfezionamento di Milano, di cui fa parte anche l’Ospedale Buzzi. Rivesto attualmente il ruolo di Presidente dell’associazione OBM dall’anno della sua costituzione, il 2004, epoca in cui ero il Direttore medico del Buzzi. Quest’ospedale ha sempre rappresentato per me un elemento di crescita professionale e umana, dovuto al contesto peculiare di trattamento e assistenza dei bambini e delle donne che partoriscono al Buzzi. Ha rappresentato inoltre un “fil rouge” nella mia carriera professionale in quanto ho iniziato a lavorare alla Clinica Mangiagalli, più estesa come dimensioni, ma con simili caratteristiche. Anche se non fisicamente presente al Buzzi per ragioni lavorative, questa struttura rappresenta per me un fatto affettivo e di continuo stimolo nel percorso di umanizzazione dell’Ospedale e della sua evoluzione tecnologica e di ricerca, tutti elementi finalizzati a rispondere al meglio ai bisogni di salute delle donne e dei bambini. Basta entrare in Ospedale per rendersi conto della particolare realtà che si sta sviluppando a misura di bambino e ricevere una costante gratifica per i riscontri positivi degli utenti, grandi e piccoli.<br />
<strong><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/atrio-murales-Buzzi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-13508" title="atrio murales Buzzi" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/atrio-murales-Buzzi-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" /></a>Quali sono le principali malattie dei bambini che dovete affrontare ogni giorno e in cosa siete specializzati?</strong> Le malattie si possono collocare nei seguenti grossi ambiti:<br />
a. Legate alla patologia della gravidanza;<br />
b. Alle gravi immaturità neonatali;<br />
c. Alla chirurgia pediatrica, soprattutto in ambito gastroenterologico ed urologico, vascolare per il trattamento delle malformazioni infantili, ortopedico per il trattamento degli esiti delle paralisi cerebrali infantili;<br />
d. Alla clinica medica pediatrica, in particolare rivolte al trattamento delle malattie epidemiologiche stagionali, ad alcune malattie gastroenterologiche e allo studio e alla prevenzione di alcune malformazioni cardiache.<br />
Naturalmente esistono ulteriori settori di eccellenza che agiscono in linea con quelli sopracitati per la definizione delle diagnosi e per il migliore trattamento terapeutico da conseguire.<br />
<strong>Le prove &#8220;aperte&#8221; della filarmonica della Scala sono un&#8217;opportunità, oltre che per ascoltare dell&#8217;ottima musica, per poter ricevere dei fondi. Vuole invitare i nostri lettori a questo evento? </strong>La prova aperta alla Scala rappresenta un’occasione straordinaria di visibilità per l’associazione e un veicolo per far conoscere il lavoro svolto in questi anni e i progetti in divenire. Credo che non possa esistere momento più propizio per un cittadino per essere sensibilizzato alla solidarietà in una cornice fantastica come il Teatro alla Scala, dove la vista e l’ascolto di ottima musica predispongono gli animi nella maniera migliore. La partecipazione massiccia dei cittadini serve per incrementare la raccolta fondi per OBM che si sta impegnando attualmente per acquisire uno strumento di ultimissima generazione, un ecografo in 3D, per lo studio e la prevenzione della malattie congenite cardiache, da donare alla Cardiologia pediatrica dell’ospedale Buzzi. Partecipare diventerà proprio … una questione di cuore!<br />
E dopo l&#8217;invito del Dr. Lembo, che ringrazio vivamente, non mi resta che ricordarvi i prezzi e come prenotare l&#8217;evento:<br />
Biglietti: da 5 a 35 euro (esclusi i diritti di prevendita)<br />
Informazioni e prevendita telefonica allo 02 465.467.467 (da lunedì a venerdì ore 10/13 e 14/17).<br />
Altre prevendite: <a title="VIVATICHET" href="http://www.vivaticket.it">VIVATICKET</a>  e <a title="GETICKET" href="http://www.geticket.it">GETICKET</a></p>
<p>Un ringraziamento ad Aragorn Comunicazione per le informazioni e i comunicati, in particolare a Melissa Tirico per aver reso possibile l&#8217;intervista al Dr. Lembo.<br />
Ricordo che le Prove Aperte proseguiranno con altri tre appuntamenti fino al mese di Maggio.
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			</a>
		</div>
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		<title>Il Papero dai muscoli di stoffa</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 12:23:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fonzie182</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Alexandre Pato]]></category>
		<category><![CDATA[calciomercato]]></category>
		<category><![CDATA[infortunio]]></category>
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		<category><![CDATA[Milan]]></category>
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		<category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[Alexandre Pato e i suoi mille infortuni, che continuano ad intervallare la sua straordinaria media realizzativa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/pato2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-13527" title="pato2" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/pato2-237x300.jpg" alt="" width="237" height="300" /></a>Voi cedereste un giocatore che in pratica segna una partita si e una no? Naturalmente in genere no, ma nel caso di<strong> Pato</strong> la cosa sembra non essere così sicura. <strong>Alexandre Rodrigues da Silva</strong> è conosciuto da tutti col <em>nome della città dov&#8217;è nato</em>, ovvero <strong>Pato Branco</strong> (in teoria dunque il papero non c&#8217;entra niente, ma vallo a spiegare a chi ama i soprannomi senza informarsi sul loro perchè), nel 1989. Tutta la sua trafila delle giovanili la vive con l&#8217;Internacional de Porto Alegre, ma si capisce praticamente subito che la sua permanenza in territorio carioca sarà di breve durata. Anche un mito brasiliano come Falcao esalta subito le sue doti, dichiarando che è pronto per i campionati europei. Ad avere l&#8217;occhio più vigile sono gli osservatori del Milan, che alla tenera età di diciassette anni lo acquistano per una cifra pari a ventidue milioni di euro, scatenando l&#8217;indignazione di qualcuno. Tra l&#8217;altro accade anche qualcosa di inusuale: a causa delle norme FIFA che impediscono i trasferimenti internazionali di minorenni, il team rossonero ha dovuto aspettare la riapertura invernale del mercato per tesserarlo ufficialmente. Infatti, fino al 3 gennaio 2008, ha potuto disputare con i rossoneri solo partite amichevoli. L&#8217;esordio avviene con il Napoli e giusto per zittire chi non credeva alla sua favola&#8230;segna immediatamente. A fine anno saranno nove reti in diciotto presenze.</p>
<p>Gli anni successivi continua a bucare reti in maniera impressionante, ma le sue presenze in campionato sono quasi pari alle assenze. Questo perchè il ragazzo si infortuna con una costanza disarmante. Muscoli fragili come stoffa che lo tradiscono continuamente e mettono a repentaglio il suo posto in squadra. Come fa a mantenerlo? Semplice. Ogni volta che gioca in quanto sano compie prodigi straordinari.</p>
<p>Chi non ricorda la meravigliosa doppietta messa a segno al &#8220;Santiago Bernabeu&#8221; contro il mirabolante Real Madrid nella vittoria per 3-2 del &#8220;diavolo&#8221;?</p>
<p style="text-align: center;"><a href="
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=IIfYFCZRk8s">http://www.youtube.com/watch?v=IIfYFCZRk8s</a></p>
<p></a></p>
<p>Sono le cifre però a parlare per lui, con la media che è superiore ad un gol ogni due partite (nessuno in Italia riesce a tenere il suo passo). Il suo andirivieni con l&#8217;infermeria diventa una costante, tanto che i tifosi quasi non si stupiscono più. Attenendoci solo a quest&#8217;anno: segna un gol straordinario in trasferta contro la squadra più forte al mondo e nove giorni dopo si procura una distrazione muscolare al bicipite della coscia destra, porta il Milan ai quarti di finale di Coppa Italia con un gol nei supplementari contro il Novara ed esce a fine partita indolenzito (sembra una sciocchezza, in realtà vorrà dire un altro mese fuori).</p>
<p>Tutto qui? No. Incredibilmente c&#8217;è anche il lato tecnico. Da due anni a questa parte la incontrastata stella del Milan è lo svedese Zlatan Ibrahimovic, che per rendere al meglio ha bisogno di giocare di fianco ad una seconda punta, mentre Pato si è adattato a fare la prima. Si dice che non possano coesistere (Pato effettivamente rende al meglio quando Ibra non c&#8217;è, ma solo perchè diventa lui il principale terminale offensivo) e l&#8217;allenatore rossonero Allegri comincia a tenerlo fuori preferendogli Robinho e Cassano. Quindi a cosa si arriva? Si arriva all&#8217;idea di cedere Pato. Perchè? Per prendere Carlos Tevez, argentino talentuoso ma bizzoso e incostante del Manchester City. L&#8217;accordo, anzi, gli accordi ci sono, anche perchè il nuovo tecnico della squadra che dovrebbe comprare Pato (il Paris Saint-Germain) è Carlo Ancelotti, che lo stima tantissimo. Alla fine però salta tutto. Già, perchè c&#8217;è anche un lato sentimentale. Pato ha una vita amorosa fin troppo movimentata per un ragazzo della sua età. A vent&#8217;anni si sposa con l&#8217;attrice Stefhany Brito, a ventuno è già divorziato, a ventidue si fidanza con Barbara Berlusconi, figlia del presidente rossonero (e padrone di tante altre cose, ma non è qui che ne parleremo). Proprio il numero uno milanista sembra porre il veto alla sua cessione, scontentando chi voleva Tevez, chi non voleva Pato (Allegri?) e chi invece lo voleva (Ancelotti). La cosa più particolare però è l&#8217;incredibile spaccatura che si è creata nel popolo rossonero quando si era ventilata la cessione del numero sette. C&#8217;era chi era a favore e chi invece considerava il tutto una follia.</p>
<p>Citando Marzullo la domanda nasce spontanea: un giocatore che segna tantissimo, che sembra non rientrare nei piani del tecnico, che si infortuna spesso, che ha solo ventidue anni&#8230;.<strong>è meglio cederlo o tenerlo stretto???</strong>
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		<title>Ricordando Luigi Tenco con le parole di Fabrizio De André</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 13:09:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Richpoly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[1967]]></category>
		<category><![CDATA[canzone]]></category>
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		<category><![CDATA[suicidio]]></category>

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		<description><![CDATA[Luigi Tenco amava definirsi un compositore. In realtà non era altro che un cantautore italiano, non che l’una delle due cose escluda l’altra, ma lui teneva a precisarlo, ed allora anch’io lo ribadisco, Tenco era un compositore. Nato a Cassine, in Piemonte, il 21 marzo 1938 si tolse la vita alla giovane età di 29 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Luigi Tenco amava definirsi un compositore. In realtà non era altro che un cantautore italiano, non che l’una delle due cose escluda l’altra, ma lui teneva a precisarlo, ed allora anch’io lo ribadisco, <strong>Tenco era un compositore.</strong> Nato a Cassine, in Piemonte, il 21 marzo 1938 si tolse la vita alla giovane età di 29 anni, il 27 gennaio 1967. La cronaca della sua morte è una pagina molto triste, tra le più spietate della musica italiana. D’altronde, è sempre difficile non aggrottare la fronte quando una morte fa rima con la parola “suicidio”. La sua attività artistica è durata pochi anni, anche se già dagli arbori della sua carriera tutti intuirono che si trattava di un vero genio. Oggi voglio ricordare Tenco in maniera molto semplice, svelando a coloro che non lo sapessero una canzone che Fabrizio De André gli dedicò. De André, molto legato a Gigi Tenco, scrisse infatti una canzone che in pochi sanno essere dedicata a lui, la canzone si intitola<strong> “<em>Preghiera in gennaio</em>”</strong>, non tanto “scritta”, come tenne a precisare proprio Faber, quanto “pensata” nel ritorno da Sanremo dove si era precipitato non appena gli era stato comunicato il tragico epilogo della vita dell’amico.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/tenco1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12099" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/tenco1-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a>Un brevissimo riassunto della carriera di Tenco. Iniziò  lavorando come arrangiatore e partecipando come session man alle registrazioni di “<em>La tua mano”</em> di Gino Paoli e “<em>Se qualcuno ti dirà”</em> di Ornella Vanoni. Fu del 1961 il suo primo 45 giri intitolato “<em>I miei giorni perduti”</em>. Nello stesso anno uscì il suo primo 33 giri che conteneva successi quali <strong>“<em>Mi sono innamorato di te</em>”</strong> e “<em>Angela”</em>. Un piccolo aneddoto su un’altra canzone contenuta in quell’album “<em>Cara maestra”</em>, canzone che non fu ammessa all&#8217;ascolto da quella che un tempo era la <em>Commissione per la censura</em> , la quale decise di escludere Luigi Tenco dalle trasmissioni della Rai per due anni. Altre sue canzoni “<em>Io sì</em>” e “<em>Una brava ragazza”</em> furono nuovamente bloccate dalla censura, e già questo sarebbe sufficiente a dimostrare quanto Tenco fosse diverso da quel mondo cui apparteneva ma che era così tanto diverso da lui. La sua carriera fu accompagnata anche da alcune esperienze cinematografiche. Proprio dalla prima delle sue comparse cinematografiche prendiamo spunto per capire come il collegamento tra Tenco e Faber non fu soltanto un rapporto di amicizia ma anche un profondo legame professionale. Mi riferisco in particolare al film ”<em>La cuccagna</em>” dove Tenco cantò un brano composto da De André “<em>La ballata dell’eroe</em>”. La sua carrierà proseguì fino al 1967  quando si presentò al Festival di Sanremo con la canzone &#8220;<em>Ciao, amore ciao</em>”, in coppia con la cantante Dalila, che il destino volle morta suicida a Montmartre, il 3 maggio 1987.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=CHzenftyEBQ">http://www.youtube.com/watch?v=CHzenftyEBQ</a></p>
<p></a></strong></p>
<p><strong>Proprio Sanremo invece, dove Tenco probabilmente sognava il vero e proprio decollo della sua carriera, segnò la tragica fine della sua vita.</strong> La sera che seppe della sua esclusione dalla serata finale del Festival, dopo essersi rinchiuso nella sua camera d’albergo, fu ritrovato morto con un foro di proiettile alla testa ed un biglietto scritto dalla sua stessa mano con queste parole: <strong></strong></p>
<table width="0" border="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"></td>
<td><strong><em>“</em></strong><em>Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt&#8217;altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi”.</em></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>La questione non è del tutto sopita e a dire il vero, come spesso accade in questi casi, ancora oggi qualcuno solleva dubbi e interrogativi su questo atroce dramma che ha colpito, prima che l’artista, l’uomo Luigi Tenco. La maggior parte dei dubbi era, ed è, dettata dal fatto che non fu mai ritrovato il proiettile che ne causò la morte. Ma questa è una questione diversa, oggi non voglio dedicarmi ai dubbi ma esclusivamente al ricordo che Fabrizio De André ci ha lasciato di Tenco.<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/luigi_tenco_28.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12172" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/luigi_tenco_28-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Ho preso in mano il testo della canzone di Faber, l’ho letto e riletto, ascoltato e riascoltato al punto da non poter far a meno di condividerlo con tutti voi, sia al fine di svelarne il significato, sia di sottolineare per l’ennesima volta la profonda umanità di Fabrizio De André che, pur essendosi sempre dichiarato ateo, nei suoi testi ai miei occhi incarna quella che secondo me dovrebbe essere la carità, l’umiltà e la speranza di ogni confessione e fede religiosa. La cosa che mi ha colpito più di tutte è la semplicità delle parole con le quali De André assegna e giustifica il posto “riservato” a Tenco in paradiso. Un particolare interessante sta nel fatto che  il testo da anni è stato, tra l&#8217;altro, incluso in numerose antologie scolastiche di letteratura italiana.</p>
<p>La morte di Tenco assume connotati ancora più tristi se si pensa che il giorno del suo funerale non si presentò nessun celebre cantante. <strong>Tenco fu lasciato solo con il suo dolore</strong>, sia prima che, fatto ancora più spiacevole,dopo la sua morte. E allora ancora oggi, a parer mio, rimane l’amaro in bocca a ripensare a Tenco ed assume un significato maggiore il ricordo di coloro che, come De André, non fecero finta di niente laddove fare finta di niente era più facile che abbandonare al suo destino un uomo, un cantante, o meglio, “un compositore”. È forse questo il finale più tragico e impietoso che cala il sipario su di una vita indimenticata e indimenticabile. Vi riporto quanto si lesse, il giorno dopo i funerali di Tenco, su “La Stampa” del 31 gennaio 1967: “<em>I cantanti che la notte del suicidio avevano pianto, urlato e imprecato, sono rimasti a dormire: non hanno inviato neppure un fiore &#8211; Il mesto corteo è stato seguito da una folla di anonimi ammiratori”. </em>Ecco il testo della canzone di Fabrizio De André “Preghiera in gennaio”, buon ascolto e buona lettura a tutti.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=0JK1ntv7mOI">http://www.youtube.com/watch?v=0JK1ntv7mOI</a></p>
<p></a></strong></p>
<p style="text-align: center;">Lascia che sia fiorito Signore il suo sentiero<br />
quando a te la sua anima e al mondo la sua pelle<br />
dovrà riconsegnare quando verrà al tuo cielo<br />
là dove in pieno giorno risplendono le stelle.<br />
Quando attraverserà l&#8217;ultimo vecchio ponte<br />
ai suicidi dirà baciandoli alla fronte<br />
venite in Paradiso là dove vado anch&#8217;io<br />
perchè non c&#8217;è l&#8217;inferno nel mondo del buon Dio.<br />
Fate che giunga a voi con le sue ossa stanche<br />
seguito da migliaia di quelle facce bianche<br />
fate che a Voi ritorni fra i morti per oltraggio<br />
che al cielo ed alla terra mostrarono il coraggio.<br />
<strong>Signori benpensanti</strong> <strong>spero non vi dispiaccia</strong><br />
<strong> se in cielo in mezzo ai Santi</strong> <strong>Dio fra le sue braccia</strong><br />
<strong> soffocherà il singhiozzo</strong> <strong>di quelle labbra smorte</strong><br />
<strong> che all&#8217;odio e all&#8217;ignoranza</strong> <strong>preferirono la morte.</strong><br />
Dio di misericordia il tuo bel Paradiso<br />
lo hai fatto soprattutto per chi non ha sorriso<br />
per quelli che han vissuto con la coscienza pura<br />
l&#8217;inferno esiste solo per chi ne ha paura.<br />
Meglio di lui nessuno mai ti potrà indicare<br />
gli errori di noi tutti che puoi e vuoi salvare.<br />
Ascolta la sua voce che ormai canta nel vento<br />
Dio di misericordia vedrai, sarai contento.<br />
Dio di misericordia vedrai, sarai contento.</p>
<p><strong> </strong>
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		<title>Terry Pratchett &#8211; Scegliere di morire</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 08:30:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Obi-Fran Kenobi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Choosing to die]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia]]></category>
		<category><![CDATA[Scegliere di morire]]></category>
		<category><![CDATA[suicidio assistito]]></category>
		<category><![CDATA[Terry Pratchett]]></category>

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		<description><![CDATA[Sir Terry Pratchett è il geniale autore del "Mondo Disco". Nel 2007 gli viene diagnosticato un raro caso di Alzheimer giovanile, così comincia a guardarsi intorno e a cercare un modo per morire dignitosamente e pacificamente come e quando ne avesse avuto il desiderio. Le ricerche di Pratchett sono state raccolte in un documentario realizzato dalla BBC: "Terry Pratchett - Choosing to die", da cui partiamo per una riflessione sulla vita, la morte e il loro significato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/article-1070673-00144FEB00000258-88_468x332.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13335" title="Terry Pratchett" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/article-1070673-00144FEB00000258-88_468x332-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a><strong>Sir Terry Pratchett</strong> è il geniale scrittore che ha inventato il genere comico-fantasy, unendo abilmente Wodehouse con Tolkien. Ha scritto più di trenta libri, dei quali ha venduto circa sessanta milioni di copie, tradotte in trentacinque lingue (e che sono anche &#8220;i più rubati nelle biblioteche inglesi&#8221;, come sfoggia amabilmente ogni terza di copertina), è stato insignito del titolo di Ufficiale dell&#8217;Ordine dell&#8217;Impero Britannico e di una laurea honoris causae in Lettere all&#8217;Università di Warwick.</p>
<p>La sua opera è tendenzialmente più famosa del suo nome, e si riassume con le parole &#8220;Mondo Disco&#8221;. Una gigantesca tartaruga vaga nello spazio infinito, reggendo sul suo dorso quattro enormi elefanti che a loro volta sorreggono un pianeta piatto, in cui la magia è ancora molto concentrata e sul quale si possono trovare ogni genere di luoghi e personaggi bizzarri.</p>
<p>Se non avete mai letto niente di suo, vi consiglio di provvedere al più presto, per unirvi alla vasta schiera di suoi fan adoranti.<br />
Ma questo articolo parla di altro.</p>
<p>Nel 2007, a sir Terry Pratchett è stato diagnosticato un raro caso di Alzheimer giovanile. Lo sconcerto e il dolore si è propagato nella sua vasta schiera di fan adoranti alla velocità dell&#8217;ottarino.<br />
Tutti i dettagli pubblici sono raccolti in questa bellissima &#8211; e lunga -<a href="http://www.independent.co.uk/news/people/profiles/terry-pratchett-if-id-known-what-a-progressive-brain-disease-could-do-for-your-pr-profile-i-may-have-had-one-earlier-1036584.html" target="_blank"> intervista dell&#8217;Independent del 2008</a>.<br />
Pratchett è passato dalle prime due delle famose fasi dell&#8217;accettazione del lutto: negazione e rabbia, e da quel che si può capire, sembra essere adesso nella fase della contrattazione. Ma etichette e schemi vanno bene per le persone comuni, non per i geni come Pratchett. La sua personale interpretazione di questo terzo passo è stata fare ricerche su ricerche, scoprire che l&#8217;Alzheimer è una delle malattie che beneficia di meno fondi per la ricerca, donare quindi un milione di dollari per la ricerca, infine riflettere meglio su cosa siano la vita e la morte.</p>
<p>Perché quando un uomo che dichiara &#8220;scrivere è la cosa più divertente che si possa fare da soli&#8221; si ritrova a non essere più in grado di battere al computer da solo i propri libri, o a dimenticarsi di una frase che ha formulato pochi secondi prima, capita che gli passi per la testa l&#8217;idea di farla finita.</p>
<p>E come capita sempre a tutti quanti, un argomento che prima a stento si credeva esistere, appena ci colpisce in prima persona diventa la cosa più importante del mondo. Pratchett comincia a guardarsi intorno e a cercare un modo per morire dignitosamente e pacificamente come e quando ne avesse avuto il desiderio. Eutanasia e suicidio assistito sono le due forme esistenti per questo genere di casi. Troverete tutte le inutili differenze tecnico-etimologiche riguardo le varie sfumature dei termini su wikipedia; qui mi limito a ricordare che si tratta nel primo caso di uccidere una persona nel suo stesso interesse, nel secondo di dargli i mezzi per porre fine alla sua vita autonomamente.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/txcard-01.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-13334" title="Terry Pratchett - choosing to die card" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/txcard-01-300x185.jpg" alt="Terry Pratchett - choosing to die" width="300" height="185" /></a>Le ricerche di Pratchett sono state raccolte in un documentario realizzato dalla BBC: &#8220;Terry Pratchett &#8211; Choosing to die&#8221;.<br />
È ben realizzato, ma soprattutto è crudo e disperante nella sua semplicità. Non ha bisogno di orpelli tecnici o narrativi per sottolineare la gravità dell&#8217;argomento. Pratchett segue le decisioni di tre persone afflitte da gravi mali. Solo uno ha deciso di continuare a vivere, gli altri due hanno già appuntamento con la clinica svizzera dove finiranno i loro giorni. E Pratchett segue il loro percorso con il suo assistente e la troupe della BBC.</p>
<p>Da persona intelligente quale è, Pratchett si ritrova quasi più dubbioso alla fine della sua esperienza di quanto non lo fosse all&#8217;inizio. Sono le situazioni come queste che permettono la riemersione di tutti i dubbi <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/tartadivinegrande.jpg"><img class="alignleft  wp-image-13336" title="Tartarughe Divine" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/tartadivinegrande.jpg" alt="Tartarughe Divine" width="221" height="337" /></a>filosofici-esistenziali a cui, se va bene, abbiamo dedicato qualche pomeriggio uggioso nell&#8217;adolescenza, per poi nasconderli nei recessi del nostro intimo.</p>
<p>Che cos&#8217;è la vita? Che cos&#8217;è la morte? La mia vita mi appartiene? Ho libertà di decidere cosa farne? Cos&#8217;è il dolore, e perché esiste? Perché a me? Esiste un Dio? Se sì, perché permette tutto questo? C&#8217;è vita dopo la morte? Se sì, cos&#8217;è il corpo fisico, a cosa serve? Perché siamo qui, da dove veniamo e dove dobbiamo andare? Cosa dobbiamo fare?</p>
<p>Da ateo (e probabilmente scientista), un po&#8217; come il suo compianto collega <strong>Douglas Adams</strong>, con cui ha molto in comune &#8211; Pratchett ha sempre ritenuto la religione un fardello inutile di cui doversi disfare, e l&#8217;ha spesso criticata nei suoi libri, in particolare in &#8220;Tartarughe Divine&#8221; (Salani, 2011). Pur dimostrando una vasta cultura delle tradizioni e dei miti &#8211; religiosi e non &#8211; delle antiche popolazioni, li ha sempre utilizzati in chiave comica, talvolta satirica, ma mai &#8220;seria&#8221;, sempre beffandole un po&#8217;, almeno tra le righe.<br />
Adesso si ritrova a dover mettere in discussione persino questo.</p>
<blockquote><p>Certamente non sono un uomo di fede, ma un giorno stavo facendo le scale di corsa e&#8230; È stato davvero strano. Improvvisamente ho avuto l&#8217;impressione di sapere che era tutto okay, che ciò che stavo facendo era giusto, senza sapere perché. È stato come la sensazione che tutte le cose giuste stessero succedendo nelle circostanze, e ho pensato: &#8216;Oh, bene, allora&#8217;. È una sorta di filosofia totalmente inutile &#8211; non ti porta da nessuna parte. Ma riempie un vuoto.</p></blockquote>
<p style="text-align: right;">(<a href="http://www.telegraph.co.uk/news/celebritynews/2094509/Terry-Pratchett-hints-he-may-have-found-God.html" target="_blank">The Telegraph</a>, giugno 2008)</p>
<p>L&#8217;unica delle tre persone che Pratchett intervista nel documentario che ha deciso di non ricorrere al suicidio assistito &#8211; malato di SLA da sette anni e mezzo &#8211; dice a Pratchett che è solidale con lui, e che la gente dovrebbe avere la possibilità di ricorrere a un mezzo simile, ma gli dice anche che lui ha deciso di &#8220;fare un altro lancio di dadi&#8221;, &#8220;provare ad andare avanti ancora un po&#8217;&#8221;; e continua: &#8220;E poi&#8230; Quand&#8217;è la &#8216;fine? Noi lo sappiamo? Quand&#8217;è che possiamo dire: &#8216;siamo vicini alla fine?&#8217;&#8221;. È l&#8217;unico momento in cui Pratchett è costretto ad abbassare lo sguardo, quando invece non aveva problemi a sostenere quello di chi gli diceva di aver deciso di andare in Svizzera a uccidersi; è l&#8217;unico momento in cui i toni del documentario diventano più accesi. Poi Pratchett risponde: &#8220;non essere più in grado di fare lo scrittore, non essere più in grado di comunicare&#8221;. È la risposta lecita di una persona che si è identificata completamente con quello che <em>fa</em>. Ma non sarebbe meglio se quella persona scoprisse invece chi <em>è</em>?</p>
<p>La clinica dove le due persone intervistate da Pratchett decidono di porre fine alla loro vita è un posto lontano dalla loro casa, dalle persone che hanno conosciuto nel resto della loro vita. Freddo, anonimo. Le persone che sono lì per assisterli staranno con loro fino alla fine, sconosciuti che li vedranno morire. Sono molto gentili e premurosi, certo, ma hanno volti stranieri e un accento strano.<br />
A volte non ci sentiamo a proprio agio quando siamo invitati a casa di estranei per bere un caffé insieme&#8230; Come può essere stringere la mattina la mano della persona che la sera ti porgerà il bicchiere contenente il veleno che ti ucciderà?<br />
Gli inglesi hanno una cultura forte e ligia, che forma persone con una personalità granitica, mai disposti ad ammettere le proprie debolezze. Questo per certi versi è un grandissimo pregio, una cosa che ho sempre apprezzato, ma vedere la moglie del candidato suicida non essere nemmeno in grado di poterlo abbracciare mentre questo le sta rivolgendo le sue ultime parole&#8230; Non so, mi ha lasciato una sensazione di &#8220;errore&#8221;, qualcosa che sento non dovrebbe andare così.<br />
E poi c&#8217;è la sconvolgente impressione di un essere umano che passa dalla ragione al delirio, dal delirio al sonno, e dal sonno alla morte. Qualcosa che non ha nessun diritto di essere stampato su pellicola.</p>
<p>Ma non vorrei far passare l&#8217;idea che questo sia un articolo contro il suicidio assistito. Non è così, e comunque il mio personale pensiero non è il punto del discorso. Il punto <em>vero</em> è: voi quanto tempo avete dedicato a riflettere su questi argomenti? Cosa fareste se succedesse a voi? Le statistiche di WordPress mi dicono che siete tutti più o meno adulti e vaccinati. Ormai dovreste avere i mezzi per schiarirvi le idee, altrimenti c&#8217;è stato qualcosa che è andato storto, nel vostro percorso vitale.</p>
<p>La mia esortazione è di entrare in voi stessi e andare a rispolverare quelle domande ch<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/de_champaigne_philippe_517_still_life_with_a_skull.jpg"><img class="alignright  wp-image-13338" title="Philippe De Champaigne - Natura morta con teschio" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/de_champaigne_philippe_517_still_life_with_a_skull-300x225.jpg" alt="Philippe De Champaigne - Natura morta con teschio" width="300" height="225" /></a>e avete lasciato lì da così tanto tempo, o qualcuno persino a porsele per la prima volta. Non smettete mai di farvi domande, di mettere in dubbio voi stessi ma soprattutto le strutture mentali che date per scontate. Soprattutto quelle. Riflettete sulla natura della morte come facevano i filosofi antichi, e sulla <em>vostra</em> personale morte come facevano i samurai giapponesi ogni giorno. Cercate, cercate continuamente, non stancatevi mai finché non arriverete da qualche parte, perché quando quel singolare, incredibile momento arriverà &#8211; quello della vostra morte &#8211; non importerà più in cosa avete creduto per tutto il resto della vostra vita, non importerà più quanti amici siete riusciti ad avere intorno: sarete soli e nudi davanti alla Verità.</p>
<p>Per quanto essa permei ogni atomo dell&#8217;Universo, noi non siamo più in grado di concentrare la nostra attenzione su di lei. Ci riusciamo, brevemente, solo grazie a quello sconvolgente evento, perché per noi che siamo così legati al mondo materiale rappresenta la Fine di Tutto. Eppure, nessuno può garantirci, senza ombra di dubbio, che sia davvero così. Non delegate una decisione del genere agli altri, siano amici, familiari, preti o scienziati: non sono loro che dovranno morire al posto vostro.</p>
<p>Vi lascio al toccante documentario della BBC (sottotitoli in italiano) e a una citazione da uno dei libri di Pratchett.</p>
<blockquote><p>Non si può costruire un mondo migliore per gli altri. Solo gli altri possono costruire un mondo migliore per sé stessi. Altrimenti è solo una gabbia.</p></blockquote>
<p style="text-align: right;"><em>Streghe all’estero</em>, Salani 2009</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=slZnfC-V1SY">http://www.youtube.com/watch?v=slZnfC-V1SY</a></p>
</p>
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		<title>Se in Grecia si abbandonano i bambini</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 11:03:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Paci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[abbandono]]></category>
		<category><![CDATA[atene]]></category>
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		<description><![CDATA[“Anna, la mamma non ti verrà a prendere stasera. Non ho più soldi. Scusa. La tua mamma”. Questo biglietto è stato trovato in una scuola di Atene. Il personale della scuola dice che non è un caso isolato. La Grecia sta affondando nell&#8217;incubo della miseria più nera, dove si ritrovano persone che fino a ieri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Anna, la mamma non ti verrà a prendere stasera. Non ho più soldi. Scusa. La tua mamma</em>”. Questo biglietto è stato trovato <a href="http://www.courrierinternational.com/article/2012/01/12/les-orphelins-de-la-crise">in una scuola di Atene</a>. Il personale della scuola dice che non è un caso isolato. La Grecia sta affondando nell&#8217;incubo della miseria più nera, dove si ritrovano persone che fino a ieri conducevano una vita normale, andavano al lavoro, accudivano i figli e ora si ritrovano senza niente, abbandonate a loro stesse, senza alcuna rete di protezione sociale ed economica. “<em>Ogni notte piango da sola a casa. Ma cosa posso fare? Non ho scelta</em>” <a href="http://www.bbc.co.uk/news/magazine-16472310">racconta alla BBC</a> un&#8217;altra madre che ha deciso di abbandonare il figlio.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://news.bbcimg.co.uk/media/images/57780000/jpg/_57780394_natashadsc00391.jpg" alt="" width="179" height="239" />Le domande che ci assalgono sono molte: com&#8217;è possibile che questo avvenga in quell&#8217;Europa nata per garantire i diritti fondamentali ai propri cittadini? Quali colpe hanno le giovani generazioni greche, tali da dover essere pagate con lo sfascio delle proprie vite e dei propri affetti più cari? Come è possibile che la politica europea possa cinicamente calcolare i doveri finanziari di un paese senza garantire la possibilità di sopravvivenza dei suoi cittadini? Quale morbo si è impadronito delle menti e dei cuori di chi ha le responsabilità politiche ed economiche di trovare una via d&#8217;uscita da una crisi che, prima che economica, è morale e di giustizia? È vero, la Grecia ha fatto molti errori negli ultimi decenni. La sua classe politica ha mentito, non ha pensato all&#8217;interesse generale ma ai propri interessi particolari. Questo vale anche per l&#8217;Italia e gli altri paesi che hanno vissuto sperperando e non creando quei meccanismi sociali e istituzionali capaci di garantire la sostenibilità, economica e sociale, del proprio sistema. Ma è proprio vero che ognuno ha la classe politica che si merita? E chi può tirarsi fuori dalle responsabilità? Dove era l&#8217;Europa quando queste politiche scellerate venivano attuate? E ancora: quale responsabilità è così grande da dover essere pagata con il sangue e gli affetti di vite spezzate, abbandonate, emarginate?</p>
<p>Le responsabilità e le relative sanzioni, in un mondo giusto, dovrebbero essere commisurate ai reati commessi. Ora, la mamma di Anna quale enorme colpa ha per essere costretta a scrivere quel terribile biglietto? Quale potere aveva a disposizione per impedire che ciò che è avvenuto non avvenisse? Se nemmeno l&#8217;enorme apparato europeo né il sistema finanziario e bancario internazionale sono stati capaci di capire e prevenire ciò che stava accadendo in Grecia, come è possibile che la madre di Anna sia in qualche modo responsabile? Di domande come queste potremmo continuare a porne ancora molte. Resta il fatto che questa crisi ha mostrato tutti i limiti e tutta la falsità delle grandi retoriche solidaristiche che mascheravano i veri interessi della costruzione europea. Diciamo la verità, è facile stare insieme quando c&#8217;è da dividere qualcosa, più difficile quando c&#8217;è da rinunciare a una parte del proprio benessere e dei prori privilegi.</p>
<p>Una cosa è certa, nessun ideale più o meno nobile, nessuna moneta o mercato, nessun debito privato o pubblico, può pretendere di essere servito con la vita delle persone, dei bambini, delle madri. Non c&#8217;è colpa tanto grande. L&#8217;unica cosa per cui vale la pena difendere un sistema è la sua capacità di garantire la giustizia sociale e la dignità di tutti i suoi componenti. Altrimenti, si chiami Democrazia, Europa o Stato, tale sistema non ha ragioni morali per esistere.</p>
<p><div id='stb-container-2601' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-2601' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-2601' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita?<br />
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		<title>La traccia di Benni</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 16:25:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Obi-Fran Kenobi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[La traccia dell'angelo]]></category>
		<category><![CDATA[Sellerio editore]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Benni]]></category>

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		<description><![CDATA[Undici euro per un libretto di cento pagine in corpo sedici. "La traccia dell'angelo", il nuovo libro di Stefano Benni, delude fortemente, e non solo per questo motivo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.sellerio.it/upload/assets/files/841,it,4783/2118-3.jpg" alt="La traccia dell'angelo" width="224" height="313" />Su <a href="http://www.anobii.com/books/La_traccia_dellangelo/9788838925764/0164996a4da845d3fd/" target="_blank">anobii</a> tutti si chiedono cosa stia succedendo a Stefano Benni.<br />
Interrotta la storica collaborazione con Feltrinelli (temporaneamente, <a href="http://www.onli.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=36028:un-nuovo-benni-con-sellerio-addio-a-feltrinelli&amp;catid=596:libri&amp;Itemid=582" target="_blank">pare</a>), Benni passa da Milano a Palermo e contemporaneamente dalle stelle alle stalle. Sì, esatto.<br />
Undici euro per un libretto di cento pagine in corpo sedici, e sono soldi che qualsiasi fan del Lupo avrebbe sborsato volentieri&#8230; Se fossero state pagine contenenti qualcosa.<br />
Invece Benni sembra affondare inesorabilmente in quella deriva artistoide-metasatirica-melatonostalgica che si era già annusata nell&#8217;ultimo paio di romanzi, incapace di risalire a galla con idee nuove.<br />
Ne &#8220;La traccia dell&#8217;angelo&#8221; tutte le armi di Benni gli si ritorcono contro; ciò che era il suo cavallo di battaglia &#8211; la prosa &#8220;di pancia&#8221;, sgrammaticata e poetica &#8211; si imbizzarrisce e lo disarciona; i suoi assi nella manica &#8211; la quantità smodata di personaggi squinternati &#8211; diventano due di picche; la sua originalità stilistica &#8211; un amore indiscusso per la <em>fabula</em> con una certa sufficienza verso l&#8217;<em>intreccio</em> &#8211; si trasforma in un impacciato scimmiottamento auto-referenziale; la sintesi si disperde e muta in incompletezza.<br />
Voleva dire troppo, Benni? O forse non ha davvero più nulla da dire? Quando un autore è costretto a raccogliere con la punta delle unghie stralci autobiografici dal fondo del barile della sua creatività, è buono o cattivo segno?<br />
C&#8217;è di tutto e di più, in questo costoso libretto: sofferenza, malattia, morte, angeli, demoni, dottori, complotti, satira&#8230; Eppure niente di tutto questo, perché i personaggi e i concetti vengono derubati del tempo necessario a dispiegarsi. È un continuo rimandare il punto del discorso, finché non si arriva alla fine, in poche ore di lettura, e ci si accorge che non c&#8217;è nessun punto, forse anche nessun discorso, e che il racconto non ci ha lasciato nulla, nonostante il solito finale Benniano dolce-amaro, che però stavolta è forzato e vuoto: si percepisce chiaramente la commozione dell&#8217;autore, ma è un&#8217;emozione che rimane sulla carta &#8211; parola morta &#8211; senza raggiungere il lettore. Come ha intelligentemente commentato un lettore su anobii: sembrano <em>appunti</em> per un romanzo, non un romanzo vero e proprio.<br />
Negli anni sono stato mio malgrado costretto a rivedere e rivalutare tanti miei punti di riferimento. Con la morte nel cuore devo necessariamente consigliare di lasciare &#8220;La traccia dell&#8217;angelo&#8221; di Stefano Benni sulla mensola della libreria, o al massimo di andare alla FNAC e leggerlo nell&#8217;area relax.<br />
Come questo libro, anche questa recensione è breve e incompl
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		<title>Abbiamo sbagliato per anni, adesso è ora di rimediare</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 17:54:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Guevara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Al Gore]]></category>
		<category><![CDATA[biossido di carbonio]]></category>
		<category><![CDATA[co2]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[surriscaldamento globale]]></category>

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		<description><![CDATA[Carenza d’acqua potabile, diminuzione delle aree coltivabili, impoverimento dello strato superficiale finalizzato alla produzione agricola, estinzione di diverse specie viventi, aumento dei casi di deforestazione, distruzione di barriere coralline, inquinamento atmosferico, marino e terrestre. Tutto questo è già in atto, si può vedere chiaramente. Se non ci si alzerà dal divano, queste manifestazioni apocalittiche ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Carenza d’acqua potabile, diminuzione delle aree coltivabili, impoverimento dello strato superficiale finalizzato alla produzione agricola, estinzione di diverse specie viventi, aumento dei casi di deforestazione, distruzione di barriere coralline, inquinamento atmosferico, marino e terrestre. Tutto questo è già in atto, si può vedere chiaramente. Se non ci si alzerà dal divano, queste manifestazioni apocalittiche ci porteranno a un inammissibile peggioramento. Volete ancora che quei disastri sopraelencati continuino ad essere gli emblemi d’oggi e la paura di domani? Io no.<br />
È ora di dire basta a questa sporca umanità, a questo snervante e incomprensibile degrado sociale, a questo immenso menefreghismo nei confronti della realtà tangibile. Noi umani disperdiamo ogni giorno nell’aria inestimabili quantità di <strong>sostanze tossiche</strong> senza rendercene conto mai abbastanza. Questo è un dato di fatto, non l’ho inventato io. Abbiamo tra le mani la verità e ininterrottamente la sottoponiamo a prove per renderla possibilmente meno vera e meno visibile. Provo vergogna nel sapere che siamo tutti a conoscenza del disastroso domani e nonostante ciò rimaniamo ancora seduti sul divano a guardare la TV. È vergognoso non tanto perché stiamo zitti e immobili, ma perché ora ho la certezza che all’umano non importa nulla di quella immensa fortuna che ci ha donato questo bellissimo pianeta verde-blu.<br />
Stiamo consapevolmente, ripeto consapevolmente, sparando su nel cielo sostanze inquinanti <em>da troppo tempo</em>. Il vero problema è che esse trattengono calore, quindi elevano la temperatura dell’aria, degli oceani e della superficie terrestre. L’incremento termico a sua volta causa tutto quanto elencato nelle prime righe, oltre a: scioglimento dei ghiacciai, aumento del numero e della potenza degli uragani, diminuzione delle foreste, diminuzione dei raccolti e così via. Se ora anche voi, come me, non volete che questa crisi climatica peggiori, dobbiamo subito cominciare a risolverla partendo proprio dai gas serra liberati nell’atmosfera.<br />
<img class="alignright" src="http://lusignolo.files.wordpress.com/2011/11/riscaldamento2.jpg" alt="" width="210" height="210" />Le sostanze inquinanti che causano il <strong>surriscaldamento globale</strong> sono diverse. La più importante è il <strong>biossido di carbonio</strong> (CO<sub>2</sub>) che proviene dalla combustione di carbone per la produzione di energia, e dalla combustione di derivati del petrolio nei trasporti; la CO<sub>2</sub> è il più inquinante rispetto agli altri gas serra, poiché è quello maggiormente prodotto, per tal motivo bisognerebbe trovare un modo di <strong>produrre energia senza sprigionare biossido di carbonio</strong> nell&#8217;aria. Ma non tutto è compromettente! Una cosa che ci dovrebbe far diventare più zelanti è la straordinaria capacità detenuta dalla Natura:<strong> le piante assimilano la CO<sub>2 </sub>atmosferica</strong>; quindi dobbiamo assolutamente diminuire i casi di deforestazione perché portano soltanto a un minor smaltimento di CO<sub>2</sub>, ovvero ad un suo maggior accumulo nell&#8217;atmosfera.<br />
Spesso ci si chiede quale sia la vera via di fuga, o meglio, la soluzione più giusta a questa grave crisi, ma generalmente non si riesce mai a darsi valide risposte. Forse perché la falsa convinzione che tutto è irrimediabile ci rende negligenti, o forse perché si ha paura di dover dar ragione alla realtà e <em>ammettere i propri errori</em>. Probabilmente la cosa più esatta da fare, ma più complicata da attuare, è unirsi e combattere la ardua situazione con buonsenso e diligenza. La terra è abitata da circa sette miliardi di persone; in qualche modo riusciremo a creare una pacifica coalizione tra le nazioni mondiali. Sarà difficile, ovviamente, ma non ci sono dubbi che la benevolenza nascosta in noi possa vincere sulla codardia dei “potenti”. Inoltre, la politica potrebbe darci una mano limitando le emissioni di biossido di carbonio, di metano e di altri gas serra, ma, pensandoci a modo, sarebbe come chiedere al mondo di smettere di ruotare per un giorno.<br />
Come dice Al Gore: &#8220;se smettessimo domani di produrre CO<sub>2 </sub>in eccesso, circa metà della CO<sub>2 </sub>prodotta dall&#8217;uomo ricadrebbe giù nell&#8217;atmosfera (per essere assorbita dagli oceani e da piante e alberi) nel giro di 30 anni [...] la parte rimanente ricadrebbe con molta più lentezza, e fino al 20% di ciò che abbiamo immesso nell&#8217;atmosfera quest&#8217;anno sarebbe ancora lì tra 1000 anni. E <strong>ogni giorno spariamo fin lassù 90 milioni di tonnellate di CO<sub>2</sub></strong>&#8220;. Incredibile, vero?<br />
L&#8217;unica cosa che in questo periodo non dobbiamo assolutamente fare è perdere la speranza, perché nulla è per sempre, nemmeno il dolore, le ingiustizie e ogni cosa che fa parte della frazione morta del mondo. In ogni piccola realtà che noi viviamo c’è sempre un margine di speranza. E noi &#8211; noi che vogliamo lottare contro questa forte crisi climatica &#8211; gestiremo questa speranza col fine di renderla ampiamente reale. Prima, però, dobbiamo convincerci che il problema basilare della crisi climatica è l’assenza di un&#8217;unione mondiale, di una vera pace tra cittadini&#8230; Noi faremo in modo che questo buco fondamentale possa essere ricucito in fretta.</p>
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		<title>Trenitalia, quando il marketing&#8230;deraglia</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 07:30:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Ganci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molti di voi ricorderanno le scene del film &#8220;Titanic&#8221;, dove i passeggeri di prima classe venivano fatti accomodare comodamente sulle scialuppe mentre i quelli di terza venivano quasi rinchiusi sui loro ponti per non rubare posti ai privilegiati. Probabilmente si tratta di un esempio un po&#8217; esagerato, ma certe situazioni, diciamo un po&#8217; classiste, sopravvivono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molti di voi ricorderanno le scene del film &#8220;Titanic&#8221;, dove i passeggeri di prima classe venivano fatti accomodare comodamente sulle scialuppe mentre i quelli di terza venivano quasi rinchiusi sui loro ponti per non rubare posti ai privilegiati. Probabilmente si tratta di un esempio un po&#8217; esagerato, ma certe situazioni, diciamo un po&#8217; classiste, sopravvivono ancora oggi.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/classi-trenitalia.jpg"><img class="alignright  wp-image-13421" title="classi trenitalia" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/classi-trenitalia-300x200.jpg" alt="" width="240" height="160" /></a>Ne è un esempio l&#8217;attuale politica commerciale di Trenitalia per i treni ad alta velocità. <strong>Frecciarossa: quattro modi di viaggiare.</strong> Recita così il claim della nuova e discussa campagna pubblicitaria ideata per far conoscere alla clientela i nuovi servizi e le nuove tariffe del trasporto ferroviario di punta di Trenitalia. Quattro livelli di servizio dai nomi accattivanti, Executive, Business, Premium e Standard. I costi dei vari biglietti sono, ovviamente, proporzionati alle comodità offerte. Ma a ben leggere le varie descrizioni, contenute nel sito di Trenitalia, si comprende subito come, in realtà, le nuove quattro categorie di servizio non sono altro che uno spezzatino un po&#8217; raffazzonato delle care e vecchie prima e seconda classe, con un&#8217;importante eccezione, la tariffa Standard.</p>
<p>Infatti, per gli sventurati che hanno l&#8217;ardire di scegliere l&#8217;opzione più conveniente si aprono alcuni scenari inquietanti. Recita testuale il sito ufficiale del servizio, &#8220;Le Frecce&#8221;:<strong> Ai clienti del livello Standard non è consentito l’accesso alle carrozze Premium, Business e Executive. </strong>In parole povere, la nuova &#8220;quarta classe&#8221; del treni Frecciarossa è completamente separata dal resto del treno e i passeggeri che hanno scelto la tariffa Standard, una volta iniziato il viaggio, vengono avvisati del blocco delle porte tra i vagoni, restando isolati. E quando qualcuno ha fatto notare che questi sfortunati utenti  non avrebbero avuto accesso ad alcun tipo di ristoro durante il viaggio, Trenitalia si è affettata ad introdurre un &#8220;<strong>carrellino bar </strong><strong>per l’acquisto di prodotti food, bevande calde e fredde e caffè espresso in sostituzione dell’accesso alla carrozza bar/ristorante riservata ai clienti Executive</strong>&#8220;.</p>
<p>A queste discutibili condizioni di trasporto si aggiunge anche la beffa di uno spot pubblicitario costruito in maniera equivoca. La pubblicità fotografa i quattro livelli di servizio con dei rapidi fotogrammi: Manager al lavoro nella sala riunioni della <strong>E<strong>xecutive</strong></strong>; uno scompartimento vuoto per la <strong>B<strong>usiness</strong></strong>; due ragazze che chiacchierano in <strong>P<strong>remium</strong></strong>; una famiglia di immigrati in <strong>S<strong>tandard</strong></strong><strong>. </strong>La scelta di quest&#8217;immagine ha subito sollevato un vespaio di polemiche inneggianti al razzismo o ad una subliminale politica di marketing volta a scoraggiare la classe economica a favore dei servizi più costosi.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/TRENITALIA.jpg"><img class="alignleft  wp-image-13423" title="TRENITALIA" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/TRENITALIA-284x300.jpg" alt="" width="182" height="192" /></a>La replica di Trenitalia, che si è appellata all&#8217;attualità dello spot che rappresenta un&#8217;Italia multietnica, e la frettolosa sostituzione della foto incriminata, invece di spegnere il fuoco, hanno trasmesso l&#8217;immagine di un&#8217;azienda, Trenitalia, colta con le mani nel sacco e in grave imbarazzo. Lungi dal voler pensare male, preferiamo considerare il lancio dei nuovi servizi Frecciarossa come una campagna partita decisamente male e gestita peggio. Un&#8217;enorme cantonata presa dal reparto marketing dell&#8217;azienda che lascia parecchio perplessi e che si aggiunge ad altre iniziative discutibili intraprese da Trenitalia di recente, ad esempio il taglio dei treni notte nord-sud.</p>
<p>La domanda che ci poniamo è questa: in un momento di grave crisi economica, con il costo dei carburanti alle stelle, dove il treno può tornare ad avere un ruolo decisivo per il traffico delle merci e degli uomini, è sensato attuare strategie, politiche tariffarie e non che scoraggiano l&#8217;uso del mezzo ferroviario, rendendolo poco pratico o addirittura antipatico?</p>
<p>Ma soprattutto, Trenitalia, che risultati spera di ottenere?</p>
<p><div id='stb-container-1268' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-1268' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-1268' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita?<br />
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