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Crisi economica: capitolo USA

Attualità, Economia, Featured — By Marco Vercesi on 1 dicembre 2009 09:00

Un nuovo autore per Camminando Scalzi.it


Scrive oggi per noi Marco Vercesi, per gli amici “Verce”. Marco si definisce un deluso studente di economia con la passione dei viaggi e della geopolitica. Ha scritto per la blogzine un interessantissimo articolo sulla crisi economica mondiale. Buona lettura.”

Premessa: i mutui sub-prime sono prodotti della tecno-finanza, così in voga negli ultimi anni. Sono mutui concessi a persone la cui condizione economica fragile non permette di accedere al mercato dei mutui prime. I sub-prime spesso coprivano l’intero valore dell’abitazione che si voleva acquistare e i compratori li hanno sottoscritti credendo ciecamente in una illimitata crescita di valore del mercato dell’ immobiliare. Con le vendita dei sub-prime le banche hanno realizzato utili senza precedenti e i grandi managers hanno incassato stipendi da favola. Per mezzo di regole contabili fosche i rischi connessi ai suddetti mutui non figuravano nei bilanci legali anzi spesso e volentieri il rischio stesso veniva scaricato su terzi mediante il processo della cartolarizzazione. I mutui tossici venivano “scomposti” e rivenduti in pacchetti finanziari formati da una pluralità di prodotti finanziari di diverso genere. Per un po’ di tempo tutto è filato liscio poi, come sempre succede quando i valori in campo sono alterati, il meccanismo si è inceppato.

Crisi-USA-1L’incredibile progresso economico degli Stati Uniti nell’ultimo decennio era eretto su una bolla finanziaria. Quando nel 2007 il mercato dei derivati sub-prime è esploso i nodi sono venuti al pettine colpendo duramente la finanza e l’economia reale. Nel modello economico corrente, soprattutto nei Paesi occidentali, la finanza ha “sostituito” l’economia con tutte le conseguenze del caso. Per rendere più chiaro il concetto ecco un esempio: il Pil mondiale nel 2008 era di circa 45.000 miliardi di dollari mentre il valore dei derivati in circolazione ammontava a più di 900.000 miliardi di dollari (fonte International Swaps and Derivatives Association). Mentre l’economia reale produce beni e servizi misurabili e verificabili la finanza “gioca” con il denaro. Come mai il prezzo dell’oro continua a crescere? Proprio perché gli investitori preferiscono comprare un bene tangibile piuttosto che azioni o obbligazioni dal dubbio valore. Negli ultimi tre-quattro decenni vi è stata una forte deregulation nel settore finanziario, basti pensare alle banche di investimento americane che godevano di una libertà di azione pressoché illimitata. Uso il passato perchè in seguito alla crisi i suddetti colossi finanziari hanno deciso di trasformarsi in banche commerciali, ovvero in istituti che, oltre ad operare nella negoziazione di titoli per proprio conto o per conto dei clienti, utilizzano le somme avute in deposito per effettuare prestiti. La crisi è scoppiata al termine di una “epoca” di tassi di interesse bassi , credito facile e speculazione finanziaria. Quello che un tempo veniva considerato il guru dell’economia monetaria, Alan Greenspan oggi viene additato come uno dei maggiori colpevoli del crack. Il suo successore alla presidenza della FED Ben Bernanke si è ritrovato tra le mani la patata bollente e con lui il nuovo governo degli Stati Uniti guidato dal primo presidente nero Barak Obama. Bernanke non ha potuto far altro che abbassare ulteriormente il costo del denaro – prossimo allo 0% – in un momento nel quale le imprese avevano disperato bisogno di una boccata di nuovo credito.

Ben Bernanke

Ben Bernanke

L’enorme debito pubblico e privato degli USA, cresciuto a dismisura in seguito agli imponenti e inevitabili aiuti statali elargiti alla agonizzante economia di mercato,  unito ai bassi tassi di interesse ha causato una pesante svalutazione del dollaro. Se nel lungo periodo gli esperti temono il verificarsi di una nociva iper-inflazione, il rischio nel breve periodo è proprio l’opposto ovvero la deflazione, non meno dannosa dell’inflazione. L’iper-inflazione verrà evitata fino a quando gli USA riusciranno a esportare l’inflazione interna scaricandola sul resto del mondo. Come tutti sanno il dollaro è la valuta che regola le transazioni mondiali –  la materia prima per eccellenza il petrolio si paga in dollari – e fino a quando le cose resteranno così l’inflazione USA sarà sotto controllo. Tuttavia il biglietto verde debole ben presto rappresenterà un grosso problema per tutte quelle nazioni, Cina e Giappone in primis, che detengono enormi  riserve  in dollari o che finanziano il debito americano attraverso l’acquisto di bond del tesoro. Per le suddette nazioni la svalutazione del biglietto verde rappresenta una perdita economica significativa. Proprio per questa ragione i Paesi del BRIC – Brasile, Russia, India, Cina – hanno cominciato a parlare di una possibile sostituzione del dollaro come moneta globale in favore di un paniere di altre valute tra le quali euro, yen, renminbi. Il cambiamento, se avverrà, sarà lento e progressivo poiché potrebbe generare gravissimi squilibri economici globali. La verità è che il mondo ha ancora bisogno di una America forte. La miracolosa crescita del PIL della Cina, ormai affermatasi come seconda potenza mondiale, poggia/poggiava in larga parte sulla esportazione di prodotti cinesi negli USA. Lo stesso PIL americano era costituito per il 70% dai consumi interni ma la crisi ha rovesciato le carte in tavola. In soli tre anni la percentuale del reddito destinata al risparmio è cresciuta dall’1% al 7% causando un ovvio calo dei consumi. In un Paese la cui crescita economica era determinata principalmente dai consumi del mercato interno come potrà esserci una ripresa dell’economia? Gli USA saranno costretti a rivedere il proprio modello di sviluppo ma soprattutto dovranno ricominciare a produrre beni e servizi perché  “di sola finanza non si può vivere”, certamente non in salute. Nel frattempo la disoccupazione cresce, l’immobiliare residenziale perde valore, l’immobiliare commerciale mostra andamenti incerti, migliaia di piccole-medio imprese dichiarano la bancarotta e 115 banche sono fallite una delle quali era il colosso degli investimenti Lehman Brothers. Dunque come si può spiegare il sorprendente rally al rialzo delle borse americane? Si tratta quasi certamente di una nuova bolla destinata, come tutte le altre, a sgonfiarsi. L’anomalia finirà visto che non può esserci crescita finanziaria senza crescita economica.

Nessuno può prevedere cosa succederà negli anni a venire. Alcuni già parlano di ripresa, taluni prospettano una crisi a W, i più pessimisti paventano una crisi a L. Per quanto mi riguarda penso che gli anni difficili non siano affatto finiti per il semplice fatto che nessuna autorità, nazionale o internazionale, ha preso provvedimenti concreti – regole, regolamenti, misure di controllo – per evitare che si verifichino nuove crisi in futuro.

Web-comics
La vignetta di oggi è disegnata da Leo Lazzara, autore del famoso fumetto online Eclip3s, web-comic che potremmo definire “divino”… visti i protagonisti! Lo trovate all’indirizzo http://eclips3s.splinder.com

crisi USA


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Tags: Alan Greenspan, banche, Ben Bernanke, Cina, consumi, crack, crisi, dollaro, Economia, euro, Lehamn Brothers, petrolio, Politica, reddito, Russia, USA, yen


5 commenti

  1. Griso scrive:
    1 dicembre 2009 alle 15:04

    Di sicuro gli equilibri mondiali si stanno spostando, e la risalita della Cina ne è il più limpido esempio. Ci ritroveremo in uno mondo non più USA-centrico, ma Cina-centrico? O forse tutto ciò è già cominciato?

    Fatto sta che quanto accaduto in America dovrebbe fungere da esempio per non compiere più gli stessi errori in futuro. Ma ho i miei dubbi sinceramente.

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    Rispondi
  2. Mirco scrive:
    1 dicembre 2009 alle 19:10

    Prima di tutto ti faccio i complimenti per la tua analisi a 360 gradi di questa tematica spinosa.

    Purtroppo non posso che darti ragione in pieno, il giochino della finanza, fatto di derivati, cartolarizzazioni, LBO, etc. si è inceppato e ha fatto grandi danni.

    Per quanto riguarda l’aspetto di cui mi sono occupato maggiormente, causa tesi universitaria, l’adozione dei principi contabili internazionali IAS/IFRS, non si può negare che essi rappresentino un tentativo di far apparire nei bilanci delle società dei plusvalori derivanti dai valori di mercato che alla luce dei fatti erano senza dubbio alterati.

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    Rispondi
  3. Alessandro Laraspata scrive:
    2 dicembre 2009 alle 21:31

    Bell’articolo, complimenti.

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