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Corrado Guzzanti: ricicli a parte, una perla di satira

Cultura e Spettacolo, Teatro — By Obi-Fran Kenobi on 13 novembre 2009 09:11

Corrado Guzzanti è un genio pigro. Non si tratta di un’infamia, è una cosa emersa durante la sua intervista a “Che tempo che fa” (che potete vedere qui).
I geni pigri sono una maledizione, perché ogni volta che tirano fuori qualcosa di nuovo ti obbligano a bestemmiare perché sai che si tratta di una cosa geniale e che non ne vedrai un’altra per un bel pezzo.

Dopo L’ottavo nano (2001), con la conduttrice e collega storica Serena Dandini, e la parentesi de Il caso Scafroglia (2002), Corrado sparisce dalla tv. Passa temporaneamente al cinema, dove consuma ben tre anni per realizzare il film di Fascisti su marte, che riscuote un successo modesto. Dal teatro, se non si conta Faccia da comico, con la Dandini e Neri Marcorè, mancava invece dal 1998, ben undici anni.
E’ tornato alla ribalta questo aprile, con uno spettacolo chiamato semplicemente Recital.

Recital è una sorta di “nelle puntate precedenti”: un lungo (dura più di tre ore), gustosissimo riassuntone della vita professionale di Corrado. E’ affiancato in questa impresa dalla sorellina Caterina (che ha ormai un curriculum di tutto rispetto sia come comica che come attrice, viste le sue doti recitative in Boris) e dal sempiterno collega e amico Marco Marzocca.
Lo spettacolo parte in quarta con un Giulio Tremonti (attuale ministro dell’economia) che sdrammatizza i più tragici eventi economici recenti banalizzandoli con cinismo e, tra un “povca tvoia, povca puttana” e un altro, finisce ad illustrare paranoiche teorie complottistiche che comprendono persino gli alieni.
Marco Marzocca Subito a ruota vengono presentati i comprimari dello show: Marzocca interpreta un ligio e giovane prete tanto ingenuo da risultare ottuso, personaggio ricorrente come il tema che rappresenta; la Guzzantina si giostra invece tra diversi personaggi, primo fra i quali un’ipotetica Miss Italia stereotipo dell’oca ignorante che si studia le risposte a memoria.
Mentre sul megaschermo passano spezzoni di altri personaggi che purtroppo non saranno eseguiti dal vivo (Antonio Di Pietro, i mafiosi “prestati” alle ronde…), Corrado mette su la pelata di Fausto Bertinotti e ci rende partecipi dei progetti del leader de La sinistra l’arcobaleno: frazionarsi in partiti sempre più piccoli fino a diventare microscopici e, come i virus, attaccare la maggioranza dall’interno, invisibili e fatali.
Dopo la breve pausa bagno che segue la prima ora di show, Corrado riparte con Vulvia, storico personaggio de L’ottavo nano, e il suo “Rieducational Channel”.
Entra poi il più recente Padre Pizzarro, visto a Parla con me, che elargisce vere e proprie perle di satira al vetriolo su religione e chiesa. Segue il lungo ma piacevolissimo intermezzo di Maria Stella Gelmini (attuale ministro dell’istruzione), imitata da Caterina, che sfrutta come spalle il fratello Corrado e Marco Marzocca nei panni di padre Federico.
Le ultime battute dello spettacolo sono inanellate perfettamente partendo dal profeta del dio Quélo, che scopriamo essere morto (!). Mentre padre Federico cerca in tutti i modi di farsi raccontare qualche dettaglio sulla vita nell’aldilà, fa la sua comparsa sul megaschermo niente meno che Gianfranco Funari (realmente morto nel luglio 2008).
Sono momenti davvero tragicomici, raccontati con precisione millimetrica, dato che gli attori in carne ed ossa devono rispondere alla registrazione sul megaschermo in maniera naturale ma senza sforare i tempi programmati. Il redivivo Funari ci informa con il suo tipico distacco da uomo vissuto che anche in paradiso – ora subappaltato – c’è un gran casino, e la burocrazia ti frega. Consiglia ai neo-morti di non firmare mai niente, dato che persino la famosa “luce da seguire” è a carico e costa parecchio. Dopo aver costretto fuori dal palco gli “attori vivi” con i suoi soliti modi, è proprio lui a chiudere lo show, chiosando che non ci invidia per niente, dato che noi dobbiamo sopportare ancora Berlusconi, che ci sta preparando “un bel piattino dimmerda”.
Grandi assenti: Rokko Smitherson, Lorenzo, Brunello Robertetti, Barbagli.

Che dire di Recital… Guzzanti è Guzzanti. E’ in forma, come sempre, e i suoi personaggi sono semplicemente irresistibili. Essendo, come ho detto in apertura, uno “spettacolo polpettone”, va da sé che gran parte dei personaggi ripetono battute già sentite e risentite nel corso degli anni… L’apoteosi del riciclo si ha con Vulvia e con Quélo: è vero che i classici “Spingitori di cavalieri” e “Tu c’hai grossa crisi, stai miagolando nel buio” sono cavalli di battaglia che vengono accolti da scrosci infiniti di applausi, ma non sarebbe stato male pensare qualche battuta nuova… Sono passati quasi dieci anni dalle loro prime apparizioni, e il mondo cambia in fretta… E’ qui che la pigrizia di Corrado mostra il suo aspetto peggiore.

L’umorismo di quasi tutto lo spettacolo è generalmente leggero e parodistico, più che satirico. Ricorda l’atmosfera felice di tempi più rilassati e rilassanti, come quelli di Avanzi e (un po’ meno) L’ottavo nano. L’effetto è strano, perché questo tipo di comicità sembra quasi anacronistica, fuori tempo massimo, e stona un po’ con la situazione sociale ma soprattutto politica, in Italia. Recital è uno spettacolo probabilmente pensato per regalare una boccata di aria fresca… Far ridere senza dar da pensare più di tanto, senza far rodere il fegato tra un’imitazione e l’altra e far uscire dal teatro rilassati e contenti, anziché meditabondi e vagamente incazzati o depressi come si potrebbe uscire, ad esempio, da uno spettacolo moderno di Beppe Grillo, Daniele Luttazzi (in tour con Va dove ti porta il clito) o persino la sorella di Corrado, Sabina (in tour con Vilipendio).

Ho detto “umorismo leggero e parodistico” e qui subito lo nego perché – e questo è il punto chiave di tutto lo show, secondo me – in realtà la parte satirica c’è eccome, e riguarda esclusivamente la religione, i credo e l’istituzione della chiesa. Tramite i personaggi di padre Federico e soprattutto padre Pizzarro, Recital muove un attacco brillante ed intelligente a tutto il sistema metafisico umano. Con una logica sorprendente poiché estremamente lucida, lo mette a nudo senza vergogna e senza mezze misure, con la freddezza con cui uno scienziato studia un batterio posto sul vetrino del suo microscopio.
Sotto questo punto di vista, lo spettacolo di Corrado fa scuola e pesta più duro di – crediateci o meno – un maestro della satira come Daniele Luttazzi, che personalmente considero il punto di riferimento (quantomeno italiano) su questo argomento (teorico e pratico).

Recital vale quindi l’acquisto del biglietto?
Se amate Corrado Guzzanti ed i suoi personaggi, e non storcete troppo il naso a sentire per l’ennesima volta un’abbondante selezione di battute vecchie, precipitatevi a prenotare i biglietti.
Se Guzzanti vi piace il giusto, ma non potete resistere alla satira senza peli sulla lingua riguardante la religione e la chiesa, Recital è una perla in tal senso, filtrata dai personaggi meno nuovi e/o interessanti.
Se conoscete a malapena Guzzanti, ma avete voglia di farvi due sane risate senza poi sentirvi in colpa una volta usciti da teatro, considerate l’ipotesi di andarvi a vedere questo divertente spettacolo.

E speriamo che non tocchi aspettare dieci anni per vedere qualcosa di nuovo. Muovi il culo, Corrado!


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Tags: caterina guzzanti, comicità, corrado guzzanti, marco marzocca, padre pizzarro, quélo, recensione, recital, rieducational channel, satira, Teatro, vulvia


5 commenti

  1. pascqualoo scrive:
    13 novembre 2009 alle 09:51

    A me Guzzanti ha sempre fatto pisciare sotto dal ridere. al liceo riscuotevo anche discreto successo come suo imitatore (imitatore di imitazioni!!). in un carnevale mi presentai vestito con un accappatoio e la statuetta di quelo, aggirandomi per le classi “portando la parola… la parola di QUELO!”.
    vabbè, insomma. Sinceramente non so se andrò a vederlo, soprattutto se mi dici che fa sempre le stesse cose. a sto punto (ed il succo del commento) vado su youtube a rivedermi le “spaccate spaziali su rieduchescional channel”.

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  2. Griso scrive:
    13 novembre 2009 alle 16:26

    Però in TV mi manca eccome cavolo… il Caso Scafroglia era una roba fantastica (il personaggio della loggia massonica mi faceva crepare dal ridere).

    Chissà se ci tornerà mai.

    Mi piace Thumb up 0 Thumb down 0

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