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	<title>Camminando Scalzi... Informazione Libera &#187; Sport</title>
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		<title>Il Papero dai muscoli di stoffa</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 12:23:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fonzie182</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alexandre Pato e i suoi mille infortuni, che continuano ad intervallare la sua straordinaria media realizzativa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/pato2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-13527" title="pato2" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/pato2-237x300.jpg" alt="" width="237" height="300" /></a>Voi cedereste un giocatore che in pratica segna una partita si e una no? Naturalmente in genere no, ma nel caso di<strong> Pato</strong> la cosa sembra non essere così sicura. <strong>Alexandre Rodrigues da Silva</strong> è conosciuto da tutti col <em>nome della città dov&#8217;è nato</em>, ovvero <strong>Pato Branco</strong> (in teoria dunque il papero non c&#8217;entra niente, ma vallo a spiegare a chi ama i soprannomi senza informarsi sul loro perchè), nel 1989. Tutta la sua trafila delle giovanili la vive con l&#8217;Internacional de Porto Alegre, ma si capisce praticamente subito che la sua permanenza in territorio carioca sarà di breve durata. Anche un mito brasiliano come Falcao esalta subito le sue doti, dichiarando che è pronto per i campionati europei. Ad avere l&#8217;occhio più vigile sono gli osservatori del Milan, che alla tenera età di diciassette anni lo acquistano per una cifra pari a ventidue milioni di euro, scatenando l&#8217;indignazione di qualcuno. Tra l&#8217;altro accade anche qualcosa di inusuale: a causa delle norme FIFA che impediscono i trasferimenti internazionali di minorenni, il team rossonero ha dovuto aspettare la riapertura invernale del mercato per tesserarlo ufficialmente. Infatti, fino al 3 gennaio 2008, ha potuto disputare con i rossoneri solo partite amichevoli. L&#8217;esordio avviene con il Napoli e giusto per zittire chi non credeva alla sua favola&#8230;segna immediatamente. A fine anno saranno nove reti in diciotto presenze.</p>
<p>Gli anni successivi continua a bucare reti in maniera impressionante, ma le sue presenze in campionato sono quasi pari alle assenze. Questo perchè il ragazzo si infortuna con una costanza disarmante. Muscoli fragili come stoffa che lo tradiscono continuamente e mettono a repentaglio il suo posto in squadra. Come fa a mantenerlo? Semplice. Ogni volta che gioca in quanto sano compie prodigi straordinari.</p>
<p>Chi non ricorda la meravigliosa doppietta messa a segno al &#8220;Santiago Bernabeu&#8221; contro il mirabolante Real Madrid nella vittoria per 3-2 del &#8220;diavolo&#8221;?</p>
<p style="text-align: center;"><a href="
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=IIfYFCZRk8s">http://www.youtube.com/watch?v=IIfYFCZRk8s</a></p>
<p></a></p>
<p>Sono le cifre però a parlare per lui, con la media che è superiore ad un gol ogni due partite (nessuno in Italia riesce a tenere il suo passo). Il suo andirivieni con l&#8217;infermeria diventa una costante, tanto che i tifosi quasi non si stupiscono più. Attenendoci solo a quest&#8217;anno: segna un gol straordinario in trasferta contro la squadra più forte al mondo e nove giorni dopo si procura una distrazione muscolare al bicipite della coscia destra, porta il Milan ai quarti di finale di Coppa Italia con un gol nei supplementari contro il Novara ed esce a fine partita indolenzito (sembra una sciocchezza, in realtà vorrà dire un altro mese fuori).</p>
<p>Tutto qui? No. Incredibilmente c&#8217;è anche il lato tecnico. Da due anni a questa parte la incontrastata stella del Milan è lo svedese Zlatan Ibrahimovic, che per rendere al meglio ha bisogno di giocare di fianco ad una seconda punta, mentre Pato si è adattato a fare la prima. Si dice che non possano coesistere (Pato effettivamente rende al meglio quando Ibra non c&#8217;è, ma solo perchè diventa lui il principale terminale offensivo) e l&#8217;allenatore rossonero Allegri comincia a tenerlo fuori preferendogli Robinho e Cassano. Quindi a cosa si arriva? Si arriva all&#8217;idea di cedere Pato. Perchè? Per prendere Carlos Tevez, argentino talentuoso ma bizzoso e incostante del Manchester City. L&#8217;accordo, anzi, gli accordi ci sono, anche perchè il nuovo tecnico della squadra che dovrebbe comprare Pato (il Paris Saint-Germain) è Carlo Ancelotti, che lo stima tantissimo. Alla fine però salta tutto. Già, perchè c&#8217;è anche un lato sentimentale. Pato ha una vita amorosa fin troppo movimentata per un ragazzo della sua età. A vent&#8217;anni si sposa con l&#8217;attrice Stefhany Brito, a ventuno è già divorziato, a ventidue si fidanza con Barbara Berlusconi, figlia del presidente rossonero (e padrone di tante altre cose, ma non è qui che ne parleremo). Proprio il numero uno milanista sembra porre il veto alla sua cessione, scontentando chi voleva Tevez, chi non voleva Pato (Allegri?) e chi invece lo voleva (Ancelotti). La cosa più particolare però è l&#8217;incredibile spaccatura che si è creata nel popolo rossonero quando si era ventilata la cessione del numero sette. C&#8217;era chi era a favore e chi invece considerava il tutto una follia.</p>
<p>Citando Marzullo la domanda nasce spontanea: un giocatore che segna tantissimo, che sembra non rientrare nei piani del tecnico, che si infortuna spesso, che ha solo ventidue anni&#8230;.<strong>è meglio cederlo o tenerlo stretto???</strong>
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		<title>Totò alla riconquista dell&#8217;azzurro</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 07:30:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fonzie182</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Antonio Di Natale sta continuando la sua incredibile marcia di superbomber che dura da anni. Si apriranno per lui le porte della nazionale per il prossimo campionato europeo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Ma figurati se quest&#8217;anno continua a segnare come l&#8217;anno scorso&#8230;è impossibile&#8221;</em>.</p>
<p>Se avete partecipato ad una qualsiasi asta di fantacalcio ad inizio stagione (e se vi piace il calcio al 90% fate anche il fantacalcio) avrete per forza sentito questa frase più e più volte, e da un bel po&#8217; di tempo. Chi è colui che in barba a tali considerazioni e alla legge dei grandi numeri rimane imperterrito nelle primissime posizioni (quasi sempre in vetta) alla classifica di cannonieri della Serie A italiana?</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/toto_di_natale.jpeg"><img class="alignright  wp-image-13392" title="toto_di_natale" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/toto_di_natale.jpeg" alt="" width="208" height="208" /></a>Facilissimo: <strong>Antonio Di Natale</strong>.</p>
<p>Sì, vecchietto, nato a Napoli nel 1977 ma&#8230; ventinove gol due anni fa, ventotto l&#8217;anno scorso, dodici in sedici partite quest&#8217;anno (e in passato i numeri sono comunque molto positivi). Su cosa si deve ragionare? Su un fatto molto semplice: Giuseppe Rossi si è infortunato gravemente e tornerà solo in primavera, Antonio Cassano ha avuto un problema al cuore e i tempi di recupero sono ancora un po&#8217; incerti. Quindi è così difficile che per Totò si riaprano le porte della nazionale italiana in vista del prossimo campionato europeo che si disputerà nel prossimo giugno in Polonia e Ucraina?</p>
<p>Il nostro commissario tecnico Cesare Prandelli ha già dimostrato di tenerlo in grande considerazione, dichiarando pubblicamente: &#8220;Lo chiamo a febbraio per l&#8217;amichevole con gli USA. Voglio vederlo con Balotelli, potrebbero essere la soluzione. Sono entrambe punte di movimento e possono muoversi come Rossi e Cassano. Totò ha già fatto Europeo e Mondiale, ma può anche essere maturato. Non si può prescindere da uno che per tre anni consecutivi sta lì ai vertici della classifica cannonieri&#8221;. Assolutamente condivisibile. Come giustamente dice Prandelli, sarebbe ingiusto non riconoscergli questo merito, anche perchè non si tratta di qualcuno che bisogna convincere a tornare in azzurro, anzi. A inizio ciclo si è voluto puntare su giocatori nuovi, svecchiare un gruppo che aveva completamente fallito nel mondiale sudafricano e dare soddisfazione ai tifosi che chiedevano la testa di molti. Di Natale però ha sempre dimostrato di essere uno che sa stare al suo posto, specialmente in nazionale, e dunque averlo come alternativa è più che condivisibile.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/Antonio_di_Natale_al_cellulare.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13390" title="Antonio_di_Natale_al_cellulare" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/Antonio_di_Natale_al_cellulare-300x183.jpg" alt="" width="300" height="183" /></a>Proviamo anche a vedere quali potrebbero essere i motivi per cui non convocarlo. L&#8217;età? Assolutamente no. Può essere un fattore quando si tratta di comprare un calciatore ma non quando si parla di convocarlo in nazionale, e questo solo per cominciare. Puyol ha la sua stessa età ma se la Spagna non lo convocasse tutti rimarrebbero stupiti (e se ne possono fare altri di esempi del genere). Il ruolo? Relativamente, trovare cinque attaccanti che meritino il viaggio in Polonia più di lui è veramente arduo attualmente e soprattutto Totò ha dimostrato di essere in grado di fare la seconda punta. Il suo score in nazionale? Dieci gol in poco più di trenta presenze non è male come bottino, specie se si considera che non sempre ha giocato dall&#8217;inizio come invece fa nell&#8217;Udinese. Il fatto che manchi negli appuntamenti importanti? Beh ai mondiali sudafricani essere fra i &#8220;meno peggio&#8221; era facile rispetto allo schifo totale di quella sciagurata spedizione, ma lui non mi è dispiaciuto. Poi ovviamente molti ricorderanno il rigore fallito contro la Spagna nel 2008, ma allora di cosa parliamo? Vogliamo gettare la croce addosso a Roberto Baggio per USA &#8217;94?</p>
<p>Ora non vogliamo sostenere che debba necessariamente essere un punto fermo dello scacchiere di Prandelli, che per inciso ha fatto benissimo fino ad adesso, ritrovando compattezza e smalto (regalando anche un bel gioco a dirla tutta). Sarebbe delittuoso però sostenere che Di Natale non meriti anche lui una chance per far parte dei ventitré ragazzi che avranno il difficilissimo compito di riportare quella coppa in Italia, dove manca da ben quarantaquattro anni (l&#8217;Inter è riuscita grosso modo dopo lo stesso tempo a tornare in vetta all&#8217;Europa). Sperando che possa continuare così, ci schieriamo decisamente da quelli che appoggiano il suo ritorno in azzurro. Vamos Totò!!
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		<title>Alla ricerca del ranking perduto: le italiane a caccia del passaggio del turno</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 15:00:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le squadre italiane sembrano aver leggermente rialzato la testa, vediamo se riusciremo a riprenderci la quarta squadra in Champions League.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;urna ha nuovamente parlato. Il sorteggio degli ottavi di Champions League ed i sedicesimi di Europa League ha stabilito chi saranno le avversarie delle italiane. Partiamo dalla competizione più importante. Tutto sommato è andata abbastanza bene. Gli spauracchi spagnoli, Barcellona e Real Madrid, sono stati evitati da Napoli e Milan, che voleranno a braccetto (anche se a distanza di una settimana) a Londra. Sicuramente poteva andare meglio, ma misteriosi presagi indicavano che l&#8217;Apoel Nicosia, squadra miracolata con un primo posto nel girone a dir poco clamoroso, sarebbe toccata ad una francese (infatti se la vedrà col Lione, dopo lo scandalo del sette a uno in trasferta a Zagabria con tanto di occhiolino truffaldino). Chelsea per la truppa di Mazzarri e Arsenal per quella di Allegri, con la speranza di estromettere già agli ottavi tutte le squadre inglesi dalla competizione. Si, difficile, ma non impossibile. Il Milan parte senza dubbio favorito, sia perchè la lezione col Tottenham (dove era fuori mezza squadra) è stata appresa e sia perchè i &#8220;gunners&#8221;&#8230;non sono più quelli di una volta. Il Napoli invece deve fare un&#8217;impresa, contro una squadra sicuramente più forte ma che perde pezzi causa litigi (Torres verrà ceduto, Drogba ed Anelka non vedono l&#8217;ora di cambiare aria causa dissapori con Villas Boas). Con le spagnole gli azzurri partivano battuti in partenza, con i &#8220;blues&#8221; invece le chance ci sono.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/urna-sorteggio-champions-league.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-13193" title="urna sorteggio champions league" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/urna-sorteggio-champions-league-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>L&#8217;Inter paradossalmente ha pescato male. Da prima nel girone poteva avere un accoppiamento più facile mentre invece troverà il Marsiglia, squadra talentuosa che ha in attacco i figli di Abedì Pelè, in panchina una vecchia volpe come Didier Deschamps e soprattutto tanti santi in Paradiso a causa della provenienza. I nerazzurri però possono farcela quindi non è da folli sperare in un tre su tre. Il tutto anche per guadagnare punti nel maledetto Ranking Uefa che ci ha fatto perdere la quarta squadra in Champions per qualche anno. E le tedesche? Nostre principali avversarie? Il Bayer Leverkusen può solo mordersi le mani per aver gettato nel water il primo posto, trovandosi adesso&#8230;contro il Barcellona. Discorso opposto per il Bayern Monaco, che trova il sorprendente Basilea. Si, possiamo fare più punti di tedesche ed inglesi. Difficile fare meglio delle spagnole, visto che sono candidate alla vittoria finale, ma fortunatamente la figura di melma del Villarreal ed il flop del Valencia attutiscono la cosa.</p>
<p>Ma l&#8217;esame non sarebbe completo se non si contasse anche la competizione minore, quella dove da anni facciamo letteralmente schifo e che ha fatto precipitare il nostro ranking: l&#8217;Europa League. Tralasciando la Roma (stendiamo un velo pietoso) sono da applaudire le affermazioni di Udinese e Lazio, che approdano ai sedicesimi. Nell&#8217;urna avrebbero potuto trovare incredibilmente le due squadre di Manchester ma così non è stato. Anzi, proprio il City e lo United hanno avversari durissimi (rispettivamente Porto ed Ajax) e che in un certo senso ci aiuta. Già, perchè bisogna guardarsi anche dalle portoghesi, che l&#8217;anno scorso erano in tre su quattro in semifinale ed in futuro potrebbero darci noie. Quindi meglio &#8220;gufare&#8221; le tre lusitane rimaste (e si, anche il Benfica in Champions) e tifare per capitolini e friulani. Come hanno pescato? Benino. Il Paok Salonicco per Guidolin e l&#8217;Atletico Madrid (che era proprio nel girone dell&#8217;Udinese) per Reja. Bianconeri favoriti, biancocelesti perlomeno alla pari. Se affronteranno la competizione come hanno fatto finora ci sono ottime speranze. Sunto: le inglesi potrebbero arrivare in fondo, le francesi fortunatamente hanno già toppato alla grande, le spagnole&#8230;dipende molto dalla Lazio (appunto). C&#8217;è sempre un modo per rendere interessante qualsiasi sfida in campo europeo, basta ricordarsi che se arrivi quarto in campionato poi ti mangi le mani pensando a quando sfottevi gli amici tifosi di altre squadre eliminate nelle coppe.
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		<title>L&#8217;urna ha parlato. Vediamo di risponderle.</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 10:18:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Spagna, Irlanda e Croazia. Poteva andare meglio, poteva andare peggio. Poco importa, bisogna tornare a far bene a livello internazionale dopo la figuraccia di due anni fa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;urna ha parlato. Cosa ha detto? Beh, grosso modo qualcosa del tipo &#8220;All&#8217;Europeo difficilmente becchi nuovamente la Nuova Zelanda&#8221;. Esatto, proprio così. Sperare in un girone abbordabile in un campionato europeo è da folli, specie dove su quattro teste di serie ben due sono i paesi ospitanti. Sgomberiamo il campo dagli equivoci. Solo sedici squadre, tutte europee e concentrare in quattro gironi (il discorso sarà diverso dal prossimo europeo, che sarà a ventiquattro squadre). <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/euroooooooooo.jpeg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-12976" title="euroooooooooo" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/euroooooooooo-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Niente formazioni caraibiche o oceaniche. Intendiamoci, la figura di me&#8230;lma è sempre dietro l&#8217;angolo e purtroppo lo sappiamo benissimo, ma è indiscutibile il fatto che quel girone del mondiale sudafricano fosse ridicolo (difatti siamo usciti per osceni demeriti nostri, non certo perchè &#8220;kiwi&#8221; e slovacchi si siano dimostrati meglio del previsto). Nell&#8217;europeo devi entrare in forma subito, non passo dopo passo, solo così si può sperare di vincere.<br />
Avere un girone del genere potrebbe essere un vantaggio. Ma andiamo a vederlo nel concreto.</p>
<p>Spagna (prima nel ranking Fifa), Irlanda (ventunesima) e Croazia (ottava). Naturalmente il ranking lascia il tempo che trova (i croati davanti a noi è quantomeno discutibile) ma ci dice che bisogna lottare da subito. L&#8217;esordio è con la Spagna. Campioni in carica e vincitori anche della Coppa del Mondo. Sono i più forti? Assolutamente si. Mezzo Barcellona e mezzo Real Madrid, ovvero le due squadre migliori al mondo attualmente. Il gap non è così ampio come certa stampa ridicola vuol far credere, ma bisogna rispettare chi parte in pole-position. Guardiamo il lato positivo: se dovessimo perdere c&#8217;è ancora speranza di rialzarsi e di recuperare (e dipenderebbe da noi) ma se invece ne usciamo indenni la strada sarebbe veramente in discesa. Hanno un firmamento di stelle, ma come abbiamo già sottolineato in passato siamo in crescita costante e Prandelli sta lavorando stupendamente.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/trap.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12977" title="trap" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/trap.jpg" alt="" width="260" height="194" /></a>Ci sarà poi l&#8217;Irlanda del Trap. Vecchia volpe, e sebbene &#8220;Cat is not in the sack&#8221; bisognerà sudare anche contro di loro. Perchè? Esattamente per quello, per il Trap. Non hanno supercampioni ma tanti buoni giocatori (uno su tutti il fortissimo Duff, campioncino spesso sottovalutato) che però giocano un calcio incredibilmente concreto, improntato al risultato e non al bel gioco che non serve a niente ed è solo fine a sé stesso. Partiamo logicamente favoriti ma guai a sottovalutarli. Infine la Croazia. Che dire sui croati, per la prima volta arrivano ad una competizione senza vere &#8220;stelle&#8221; circondate da comprimari, ma chi li ha visti giocare avrà notato due cose: innanzitutto che sono un gruppo compattissimo, assai poco slavo (del resto sono gli unici dell&#8217;ex-Jugoslavia ad essersi qualificati), e poi che hanno due cosiddetti enormi (vedasi il tre a zero rifilato ai turchi in casa loro nei playoff). In pratica possono essere una grande sorpresa o un flop clamoroso.</p>
<p>Un cosa è sicura, si tratta di quattro squadre che sanno giocare a calcio. Preparatevi a partite molto combattute, magari anche non spettacolari ma che sapranno emozionare. Fare meglio dell&#8217;ultimo torneo importante sarà facilissimo, ma si spera che i nostri ragazzi possano arrivare fino in fondo.
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		<title>La meglio gioventù. Rieccola.</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 07:30:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ciro Ferrara ha saputo risollevare l'under 21 azzurra dopo il fallimento di Casiraghi. Fra i giovani del gruppo ci sono alcuni potenziali campioni. Vediamo di conoscerli meglio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">1 Marco Amelia, 3 Emiliano Moretti, 5 Daniele Bonera, 6 Daniele De Rossi, 8 Angelo Palombo, 9 Alberto Gilardino, 11 Giuseppe Sculli, 13 Andrea Barzagli, 14 Cesare Bovo, 15 Marco Donadel, 17 Giondomenico Mesto. <strong>Sostituti </strong>12 Federico Agliardi, 22 Carlo Zotti, 2 Cristian Zaccardo,  4 Alessandro Gamberini, 10 Matteo Brighi, 16 Alessandro Potenza, 18 Alessandro Rosina, 19 Simone Del Nero, 20 Andrea Caracciolo, 21 Gaetano D&#8217;Agostino. <strong>Allenatore </strong>Claudio Gentile.</div>
<div style="text-align: justify;">Questa è la nazionale under 21 dell&#8217;Italia che vinse il campionato europeo nel 2004. Tre a zero alla Serbia, strapazzata dal gioco degli azzurrini che dominarono il torneo. Cinque di questi ragazzi due anni dopo diventavano campioni del mondo, dopo una strepitosa cavalcata in terra tedesca conclusa con il successo contro la Francia in finale ai calci di rigore. Nomi interessanti, che testimoniano come il nostro vivaio (nonostante i giornalisti amino dire il contrario) continua a sfornare giocatori molto interessanti. Spesso si tende a dimenticarsene, ma per una nazionale è importantissimo avere linfa vitale da quelle giovanili e dopo qualche passaggio a vuoto le cose sembrano tornate alla normalità (perché a livello di under 21 nessuno ha vinto quanto noi, è bene ricordarlo sempre). Il merito di tutto ciò bisogna sicuramente riconoscerlo a <strong>Ciro Ferrara</strong>, capace di raccogliere un&#8217;eredità scomoda e di rilanciare un gruppo che sembrava aver perso la fiducia in sé stesso. La gestione di Casiraghi non era stata delle migliori: dopo sette edizioni la qualificazione alla fase finale dell&#8217;europeo non è arrivata. Dopo un clamoroso e fortunoso passaggio alla fase degli spareggi e dopo una vittoria per 2-0 in casa contro una modesta Bielorussia arrivò una ancor più clamorosa sconfitta per 3-0 in trasferta che ovviamente costò la panchina all&#8217;ex bomber di Juventus e Chelsea.</div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/gentile-ferrara.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12754" title="gentile-ferrara" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/gentile-ferrara.jpg" alt="" width="175" height="242" /></a>Ora c&#8217;è un gruppo nuovo, capace di fare sfracelli. Cinque vittorie su cinque, con sedici gol fatti e solo due subiti. In più, un gioco brillante ed a tratti anche spettacolare. Ma vuol dire anche che abbiamo giovani di grande talento? Assolutamente si. Facciamo qualche esempio ruolo per ruolo. In porta c&#8217;è Carlo Pinsoglio, da molti descritto come il nuovo Buffon (si vabbè, il nuovo-tal dei tali oramai è una espressione inflazionata) ma che sicuramente ha grosse doti: cresciuto nel vivaio juventino si è messo in mostra anche a Viareggio, ma adesso si è consacrato nel Pescara di Zeman (e se un portiere si dimostra bravo in una squadra del boemo è tutto dire!). In difesa un terzetto nerazzurro con Santon (che oramai conosciamo bene perchè in nazionale maggiore ha già giocato e che adesso è passato al Newcastle) e soprattutto Caldirola e Faraoni (occhio perchè a breve imparerete a conoscerli). Senza dimenticare Camporese della Fiorentina e Crescenzi del Bari. A centrocampo Marrone della Juventus è il nuovo che avanza, a breve lo vedremo fare ottime cose in Serie A, ma di fianco a lui sembrano promettere bene anche Bertolacci del Lecce (ricorderete che ha già castigato la Juventus lo scorso anno) e Saponara dell&#8217;Empoli. Inoltre ci sono tre o quattro ragazzi che sembrano partire a fari spenti ma potrebbero accenderli ed abbagliare tutti. Le primizie però sono tutte in attacco. Paloschi e Destro in Serie A ci giocano con continuità e sopratutto il secondo sembra essere uno dal gol facile, mentre l&#8217;atalantino Gabbiadini sembra in fase di maturazione. C&#8217;è anche il &#8220;Faraone&#8221; <strong>El Shaarawy</strong>, che ha già segnato un gol con la maglia del Milan (tra l&#8217;altro alla miglior difesa della Serie A fino ad oggi, quella dell&#8217;Udinese) e che viene visto da molti addirittura come l&#8217;erede di Kakà. Infine un ragazzo che sta facendo sognare i tifosi del Napoli, anche se gioca a Pescara: <strong>Lorenzo Insigne</strong>. Zeman lo ha scoperto lanciandolo nel calcio che conta e lui l&#8217;ha ripagato con numeri incredibili. Diciannove gol in trentatré partite a Foggia, sette in dodici presenze finora in terra abruzzese. Aggiungeteci anche una valanga di assist e tirate le somme.</p>
<p style="text-align: justify;">Tanti giovani promettenti. Se anche solo tre o quattro diventassero giocatori di prim&#8217;ordine la nostra nazionale potrebbe arricchirsi in maniera veramente importante per i prossimi dieci anni. Alla faccia di chi dice che di talenti nel nostro calcio giovanile non ce ne sono.</p>
</div>
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		<title>Per me va bene, si può giocare la finale di Champions League all&#8217;Allianz Arena</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 12:35:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fonzie182</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una organizzazione perfetta, parcheggi immensi ai quali si accede in pochi minuti (idem all'uscita). Innumerevoli servizi e cordialità. L'ideale per godersi una partita di calcio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è parlato tanto dell&#8217;<strong>Allianz Arena</strong>, lo stadio dove gioca il fortissimo Bayern Monaco. Personalmente ho avuto l&#8217;opportunità di conoscere l&#8217;impianto a trecentosessanta gradi, in quanto essendomi recato in Germania in qualità di giornalista per seguire il match fra i padroni di casa ed il Napoli (valido per il girone di Champions League) ho potuto testimoniare cosa sia l&#8217;organizzazione tedesca. Vi racconto com&#8217;è andata.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/allianz_arena.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12398" title="allianz_arena" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/allianz_arena-300x208.jpg" alt="" width="210" height="146" /></a>L&#8217;impianto lo avevo già visto il giorno prima arrivando dall&#8217;aeroporto, ma vederlo illuminato con colori così &#8220;caldi&#8221; (in questo caso il rosso del Bayern) è impressionante. Il mio autobus mi lascia fuori il settore ospiti, visto che viaggiavo con dei tifosi, quindi inizio ad incamminarmi chiedendo dove fosse la tribuna stampa. La polizia sembra non saperlo, finchè un agente non mi dice (in perfetto inglese) che si trova duecento metri più in là. Cammino assieme al cameraman ma in pratica ci ritroviamo nella zona parcheggi. Immensi, facilmente accessibili in quanto tutto attorno allo stadio non ci sono abitazioni ma tantissime rampe che conducono all&#8217;interno (in pratica sia per entrare che per uscire ci vogliono cinque minuti, anche se ci sono sessantamila spettatori). Ammiro la cosa, ma devo ancora risolvere il problema. All&#8217;ingresso dei parcheggi ci sono gli steward e ne noto una che entra di diritto nella top-five delle donne più belle che abbia mai visto. Vi tralascio i particolari, ma lei ci lascia passare e ci troviamo nelle rampe interne, che sono come uno di quei quadri dove non capisci se quelle scale sono in salita o in discesa. Ad un certo punto ci ritroviamo in alto e vediamo lo stadio&#8230; sotto di noi!</p>
<p>Scendiamo una rampa lunghissima ed arriviamo in un piazzale dove ci sono mille stand che vendono magliette, gadget, cibarie (ovviamente nessun abusivo). <strong>Il clima è disteso e festoso</strong>, quasi quasi mi fermerei a dare uno sguardo. Fuori ad un cancello trovo l&#8217;unico tedesco che non parla inglese, ma per fargli capire che siamo giornalisti comincio a nominare quotidiani tedeschi. Lui capisce e sempre in tedesco mi dice dove andare; io faccio lo stesso in italiano ma capisco dai gesti. Finalmente arriviamo all&#8217;entrata della tribuna stampa&#8230; e qui comincia la meraviglia. Dopo aver detto il cognome loro ti lasciano passare con una card attraverso dei tornelli stile metropolitana e ti consegnano un braccialetto. Mentre il mio cameraman lascia la telecamera agli incaricati (gentilissimi e celeri) in quanto non avendo i diritti possiamo trasmettere solo dopo il termine dell&#8217;incontro, io mi faccio dare i dati per il wi-fi (incredibilmente potente, anche nei bagni). Accediamo alla sala-buffet, ma sarebbe riduttivo chiamarla così. Una tavolata enorme piena di ogni tipo di cibo, bibite a volontà, tavolini e poltrone comodissime. Siamo tantissimi là dentro, ma anche se entrassero altre trecento persone ci sarebbe posto per tutti. Le hostess si avvicinano in continuazione chiedendo &#8220;italiano?&#8221;, e già questo basterebbe. Mi servo e mi accomodo accanto a <strong>Luca Marchegiani</strong>, che mi saluta come se sapesse chi sono.</p>
<p>Mentre mi guardo attorno e seguo le immagini sui maxischermi posti attorno alla sala, mi dimentico completamente della partita. Quando mi sveglio dall&#8217;incanto vado in tribuna stampa prendendo posto una fila avanti ai telecronisti. Scatenato come sempre <strong>Raffaele Auriemma</strong>, cronista del Napoli, ma forse lo è ancora di più il suo omologo tedesco. Arriva il foglio delle formazioni, mentre sui maxischermi partono le immagini di circostanza. Settore ospiti già pieno, stadio semivuoto. La vista del campo è eccellente, potrei colpire la gente in panchina lanciando il mio portatile. Una ragazza che vende ciambelle (quelle annodate, che sembrano giganteschi pretzel) mi spiega come funziona per comprare le bibite: in pratica ti danno una card ricaricabile con la quale fai gli acquisti, niente soldi in contanti. Naturalmente sono già pienissimo, dopo aver abusato del buffet, quindi non mi occorre niente.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/allianz-arena.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-12397" title="allianz arena" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/allianz-arena-300x225.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a>C&#8217;è una umidità pazzesca, sembra di vedere una nuvola che ti viene addosso. Avete presente quei ristoranti che d&#8217;estate spruzzano quelle goccioline sui tavolini all&#8217;esterno per rinfrescare? Ecco, uguale. Si sta bene però, <strong>al coperto e con la tribuna riscaldata.</strong> Inizia la partita, sulla quale sorvolerò, ma la cornice è splendida. Calorosa e colorata la curva tedesca (stupenda la scenografia pre-gara), rovente come sempre il settore ospiti. Nell&#8217;intervallo penso che è così che si dovrebbe vedere una partita di calcio, ma quando partono le immagini dei gol da tutti gli altri campi me ne convinco ulteriormente. A fine partita riscendo nella mixed-zone per le interviste e mi accorgo che rispetto a quella alla quale sono abituato siamo anni luce avanti. <strong>C&#8217;è spazio per tutti ed intervistare i protagonisti è un gioco da ragazzi.</strong> Raccolgo i pareri di <strong>Rummenigge</strong> (in perfetto italiano, un vero signore) e <strong>Dzemaili</strong>. Dopo, finito il lavoro, mi accingo ad uscire, ma c&#8217;è tempo per un&#8217;altra sorpresa: mi lasciano un souvenir. C&#8217;è poco da dire, hanno avuto il mio consenso. La finale della Champions League 2011/2012 si può giocare all&#8217;Allianz Arena.</p>
<p>Chiudo con una top-five dei momenti più toccanti della trasferta.</p>
<p>1) Lo speaker tedesco che annuncia il gol. Dopo il consueto &#8220;Al minuto tot ha segnato&#8230;Marioooo..&#8221; ed il pubblico &#8220;Gomeeez!&#8221; (tre volte) c&#8217;è un qualcosa si particolare. Lo speaker dice &#8220;Scusate&#8230;mi potreste dire il punteggio? Bayern?&#8221;. Il pubblico  &#8221;Unooo&#8221;. &#8220;Napoli?&#8221; &#8220;Zero&#8221;. &#8220;Grazie!&#8221;. &#8220;Prego!&#8221;. Discorso surreale.</p>
<p>2) L&#8217;organizzazione del negozio ufficiale. Preso d&#8217;assalto da una miriade di tifosi (in un negozio in Italia manco si sarebbe riusciti ad entrare) non perdono la calma ed in cinque minuti entri, compri ed esci tramite un sistema a catena di montaggio.</p>
<p>3) All&#8217;entrata dell&#8217;HB, la più famosa birreria del mondo, il mio cameraman mi chiede: &#8220;Ci saranno napoletani?&#8221;. Aprendo la porta veniamo accolti da un boato: &#8220;Juventino pezzo di&#8230;&#8221;. Si, decisamente c&#8217;erano.</p>
<p>4) Passa il pullman a prenderci in albergo per portarci in aeroporto dall&#8217;hotel: strada a senso unico, traffico bloccato per 6-7 minuti, una fila lunghissima di macchine si crea dietro di noi. Nemmeno un colpo di clacson.</p>
<p>5) Sull&#8217;autobus che ci porta dal gate all&#8217;aereo (questo a Napoli, prima della partenza) un tizio chiede ad un amico (e diceva sul serio, ve lo giuro) &#8220;Senti, ma sull&#8217;aereo se mi sento male posso aprire il finestrino?&#8221;.
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		<title>Correva il 58, si fermò a Sepang</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 12:51:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La morte di Marco Simoncelli, che ha fatto versare lacrime a molti. Non perchè era un ragazzo di 24 anni, ma perchè era un ragazzo di 24 anni che difficilmente non risultava simpatico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Se ne vanno sempre i migliori&#8221;</em>, si è soliti sentire. Non è vero. Non se ne vanno sempre i migliori, è che quando se ne vanno i peggiori non ti interessa più di tanto proprio perché sono i peggiori. Se invece a morire è un ragazzo di ventiquattro anni, famoso, che ti risulta simpatico dopo mezzo secondo per la sua genuinità ed il suo modo di fare, allora ci rimani malissimo. Purtroppo è esattamente quanto è accaduto nel Gran Premio di Malesia di motociclismo, a Sepang, dove ha perso la vita Marco Simoncelli, per tutti il &#8220;Sic&#8221;, ovvero l&#8217;acronimo con cui appariva nei riquadri in sovraimpressione che durante le corse segnalano le posizioni e i distacchi fra i piloti. Nato a Cattolica nel 1987, vive da sempre a Coriano, in provincia di Forlì (e chi lo ha sentito parlare se ne sarà accorto con la stessa velocità con cui lui affrontava i rettilinei in pista).</p>
<p>Una vita dedicata alla moto, con un campionato europeo classe 125 vinto già a quindici anni ed il debutto nel circuito mondiale, dove fra alti e bassi comincia a farsi notare per<strong> le sue qualità tecniche ed anche umane</strong>. Nel 2006 passa alla 250 e<strong> in soli due anni si laurea campione del mondo</strong>, strabiliando tutti e convincendo gli appassionati che ci si trova davanti al &#8220;nuovo Valentino Rossi&#8221; (la parlata aiuta non poco). Si arriva alla MotoGp, dove all&#8217;esordio si piazza ottavo. Il suo secondo anno testimonia la sua crescita costante, visto che non commette più gli errori di gioventù commessi in passato. Nel penultimo Gran Premio dell&#8217;annata però, arriva la tragedia: cade in pista al primo giro della gara e Colin Edwards involontariamente lo investe in pieno. L&#8217;impatto è talmente violento da sfilargli il casco e Sic muore in seguito ai traumi riportati alla testa, al collo e al torace.</p>
<p><strong><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/simoncelli-2008.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-12027" title="simoncelli-2008" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/simoncelli-2008-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a>Fatalità.</strong> Si, ripeto, fatalità. Perchè è vero che quando scegli quella professione sai bene che fra gli avversari c&#8217;è anche la morte, ma è altrettanto vero che di incidenti ne capitano a vagonate ogni stagione e raramente qualcuno esce veramente malconcio, visto che i piloti indossano tute speciali, ignifughe e con tutte le protezioni del caso. Il 70% degli incidenti che capitano a loro sarebbero mortali se capitassero in strada (ancor di più perchè c&#8217;è ancora chi si ostina ad andare senza casco, ma questa è un&#8217;altra storia), ma purtroppo<strong> l&#8217;imprevisto può capitare anche ai grandi campioni</strong>. Bastava cadere mezzo metro più in là, oppure non al primo giro dove i distacchi sono così ridotti, oppure non essere colpiti nell&#8217;unico punto così vulnerabile. Il Sic muore sul colpo, inutile girarci intorno, l&#8217;orario della morte è posticipato per evitare il sequestro del circuito. La bandiera rossa che sospende la gara è un atto dovuto. Le lacrime di Rossi (che era suo grande amico, lo considerava un fratello minore) anche. La notizia si diffonde ed immediatamente <strong>un velo di tristezza pervade gli appassionati</strong>, ma non solo. La mia prima impressione quando vengo a conoscenza della cosa è <em>&#8220;No, non è possibile&#8221;</em>. La pagina 103 di Televideo purtroppo me lo conferma. Ci resto uno schifo, non perché aveva 24 anni, non perché era un pilota, non per il modo in cui è capitato.</p>
<p>Ci resto male perché era un ragazzo di 24 anni che nonostante fosse diventato ricco e famoso continuava ad essere incredibilmente simpatico e capace di andare a mangiare piadine con gli amici di sempre, quelli che aveva fin da piccolo. Ci resto male perché la mia imitazione del Sic (a parer mio neanche tanto riuscita) ha divertito sempre i miei cugini. Ci resto male perché perfino mia madre sapeva perfettamente chi fosse (lei che non ha idea di chi siano Ibrahimovic o Di Natale) ed ha pianto per questo. Non se ne vanno sempre i migliori, ma purtroppo quando se ne vanno ti accorgi che davanti alla morte c&#8217;è rispetto per tutti, ma i sentimenti che la gente prova la dicono veramente tutta su chi sei e su come hai vissuto. <strong>Mi mancheranno le pubblicità di cui era protagonista, mi mancheranno i suoi saluti alle telecamere prima e dopo le gare, mi mancheranno le sue interviste, mi mancheranno il suo accento e la sua simpatia. Ciao Sic.</strong>
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		<title>È tempo di (semi)finali</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 12:07:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Greenwich</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sabato e domenica prossima, in un tabellone nord vs sud, si sfideranno per accedere alla finalissima dei mondiali Galles &#8211; Francia da una parte e Australia &#8211; Nuova Zelanda dall&#8217;altra. Vediamo di analizzare le squadre. Il Galles è la sorpresa del lotto. È la squadra rilevazione di questo mondiale, ha saputo interpretare magnificamente il quarto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato e domenica prossima, in un tabellone nord vs sud, si sfideranno per accedere alla finalissima dei mondiali <strong>Galles &#8211; Francia</strong> da una parte e <strong>Australia &#8211; Nuova Zelanda</strong> dall&#8217;altra.</p>
<div><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/england-vs-france.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-11881" title="england-vs-france" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/england-vs-france.jpeg" alt="" width="210" height="210" /></a>Vediamo di analizzare le squadre.</div>
<div>Il <strong>Galles</strong> è la sorpresa del lotto. È la squadra rilevazione di questo mondiale, ha saputo interpretare magnificamente il quarto con l&#8217;Irlanda (nettamente favorita) e si merita di essere dove è. Contro l&#8217;Irlanda ha fatto la parte di Davide contro Golia, difendendo caparbiamente per la maggior parte del tempo e punendo poi gli irlandesi al primo errore. Diciamo che è la nostra Cenerentola, quella che si tifa perché è meno grande delle altre.</div>
<div>La <strong>Francia</strong> ha pescato il jolly contro l&#8217;Inghilterra, nel relativo quarto di finale. Lievremont, coach dei transalpini, ha vissuto una fase premondiale e tutto il periodo dei gironi con il fiato dei media sul collo, reo di far giocare i suoi ragazzi fuori ruolo e decisamente male (verissimo). Lui ha sempre risposto cercando di far gruppo, insultando, alzando i toni, evidentemente memore dell&#8217;effetto Lippi al mondiale 2006 o guardando al Mourinho del presente. Fatto sta che la Francia ha già un piede in finale, essendo nettamente favorita nello scontro con i gallesi, ha un organico che non ha nulla da invidiare a quello della Nuova Zelanda (nel 2007 gli All Blacks furono proprio rimandati a casa dai francesi ai quarti) e ha battuto l&#8217;odiata Inghilterra ai quarti grazie ad un&#8217;intensità ed una determinazione sconosciuta agli inglesi e ad un primo tempo da favola terminato sul 16 a 0. Pronostico: Francia (ma il cuore è con i gallesi)</div>
<div>Andiamo dall&#8217;altra parte del tabellone.</div>
<div><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/piri_weepu-420x0.jpeg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-11880" title="piri_weepu-420x0" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/piri_weepu-420x0-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L&#8217;<strong>Australia</strong> ha già giocato una prima teorica finale nel quarto contro il Sud Africa, campione uscente. La partita di sabato mattina è stata al cardiopalma; mentre gli italiani facevano colazione, l&#8217;Australia, demeritando, è riuscita a pescare il jolly contro la squadra più forte vista fin&#8217;ora, quel Sud Africa campione uscente e zeppo di campioni alla fine della loro carriera. Proprio questa è stata la chiave del match. 70 minuti di fuoco (ricordiamo che una partita ne dura 80), con la squadra africana avanti 9 a 8 e a dettare il gioco ma che non riesce a fare il break quando dovrebbe e potrebbe, punizione (sacrosanta) per l&#8217;Australia ed è James O&#8217;Connor (classe 1990), con una fucilata tra i pali, a marcare i 3 punti che portano gli australiani alla corte degli All Blacks. L&#8217;Australia parte da sfavorita; ha una squadra giovanissima, piena di campioncini con poca esperienza sulle spalle ma con quella genialità e quel tocco di irresponsabilità che potrebbe essere invece la chiave di volta della semifinale.</div>
<div>La <strong>Nuova Zelanda</strong> è la squadra da battere, quella più forte, quella che tutti si aspettano che domini l&#8217;avversario. Cosa che non è riuscita domenica mattina contro l&#8217;Argentina. Una partita che doveva essere a senso unico e piena di mete, è stata invece una bolgia infernale, che ha visto da una parte i Pumas combattere fino alla fine su ogni pallone rovinando il gioco e i piani degli All Blacks che pensavano di fare una passeggiata e che di mete ne hanno segnate solo 2 e la prima al 67&#8242;. Il problema principale degli All Blacks è l&#8217;infortunio di Dan Carter, mediano d&#8217;apertura e giocatore più forte del mondo. Il problema muscolare alla coscia ha mescolato le carte in casa Nuova Zelanda e chi dovrebbe prenderne il posto (Slade in prima battuta e Cruden in seconda) appare non all&#8217;altezza.</div>
<div>Che questo possa rivoluzionare una coppa del mondo che all&#8217;inizio appariva già scritta?</div>
<div>Pronostico: All Blacks (ma il cuore è con gli australiani)</div>
<div><a href="http://www.rugbyworldcup.com/video/index.html#v=2058129" target="_blank">Qui gli Highlights dei quarti.</a></div>
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		<title>L&#8217;Italia s&#8217;è desta (e se ne sentiva veramente il bisogno)</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 08:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fonzie182</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calcio]]></category>
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		<description><![CDATA[Prandelli ha ridato vitalità ad un azzurro che si era clamorosamente sbiadito, portando la nostra nazionale con largo anticipo agli Europei di Polonia ed Ucraina.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondiale giocato in Sud Africa nel 2010 è stato il punto più basso mai toccato dalla nostra nazionale di calcio, senza dubbio.</p>
<p>Nessuna parola descrive meglio l&#8217;avventura azzurra di &#8220;<em>schifo</em>&#8221; (oppure si, ma sono troppo volgari) quindi era anche lecito che ci si abbattesse un po&#8217;. Naturalmente c&#8217;era anche chi non aspettava altro, visto che certi giornalisti italiani amano definire il nostro calcio &#8220;in crisi&#8221;, a volte anche dopo una serie di trionfi. C&#8217;è chi dimentica il &#8220;triplete&#8221; interista avvenuto quasi in contemporanea e chi invece continua ad esaltare un calcio come quello inglese che non vince nulla a livello di nazionale da quando scippò la Coppa Rimet nel 1966 fra le mura amiche, ma non è il caso di dilungarsi su questo. Che sia stato un momento difficilissimo per l&#8217;Italia intesa come azzurro tetracampione è innegabile, così come innegabile è che Prandelli ereditava una squadra che sembrava capace di perdere anche contro la Maceratese. Poi però qualcosa è cambiato ed è giusto vedere come si sono svolti i fatti.</p>
<p><strong><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/Ivan+Bogdanov+Italy+v+Serbia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11856" title="Ivan+Bogdanov+Italy+v+Serbia" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/Ivan+Bogdanov+Italy+v+Serbia-221x300.jpg" alt="" width="155" height="210" /></a>3 settembre 2010</strong>, Tallin, Estonia: l&#8217;Italia gioca con i baltici padroni di casa ed al trentunesimo va sotto per un gol di Zenjov. Tutti a fare previsioni catastrofiche, tutti che alzano gli occhi al cielo e danno quella squadra per finita. Ma c&#8217;era anche chi vedeva qualcosa di buono e si è sentito confortato dal fatto che quel gol (poi rimontato da Bonucci e Cassano, che hanno regalato subito i tre punti al tecnico di Orzinuovi) rimarrà l&#8217;unico incassato dalla squadra in partite ufficiali per oltre un anno. Tutte vittorie ed un pareggio, che portano ad una tranquilla qualificazione anticipata. Dopo gli incidenti di Italia-Serbia causati dalla truppa di Ivan Bogdanov, soprannominato &#8220;<em>Ivan il terribile</em>&#8220;, si temeva per la trasferta a Belgrado. Quel match però si trasforma in poco più di una amichevole per gli azzurri, che vanno a dominare al &#8220;Marakana&#8221;, costringendo i serbi ad andare a vincere in Slovenia per andare almeno agli spareggi. Prova di maturità. Si può già pensare ad Euro 2012, in Polonia ed Ucraina (che speriamo di &#8220;beccare&#8221; al sorteggio, ma di questo parleremo più avanti), dove ci sarà il meglio del calcio continentale. Andremo per ben figurare, ma le possibilità di vincere ci sono.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/cesare-prandelli.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11855" title="CALCIO: PARABOLA PRANDELLI, VOLTO NUOVO PER UNA NUOVA ITALIA" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/cesare-prandelli-282x300.jpg" alt="" width="282" height="300" /></a>Si, di vincere. Abbiamo chance. Meno di altri, ma le abbiamo. Sicuramente partiamo dietro alla <strong>Spagna</strong>, al momento la nazionale migliore al mondo (in amichevole però li abbiamo battuti con pieno merito), così come appaiono avanti anche Germania ed Olanda, ma ci siamo anche noi. Perchè? Innanzitutto perchè abbiamo ritrovato quella che era la nostra arma migliore: la difesa. Soli due gol subiti, meglio di qualsiasi altra squadra. Una macchina impenetrabile. Già, è vero, per vincere devi segnare, ma se non subisci reti&#8230;non perdi. Ragazzi come Ranocchia stanno crescendo, Chiellini è un sempreverde e si è recuperato anche Barzagli. Maggio se riesce a fare anche la fase difensiva diventa devastante e Cassani, Balzaretti e Criscito sembrano alternative sulle fasce molto interessanti. A centrocampo nessun campionissimo a parte un Pirlo avanti con gli anni, ma tanti buoni giocatori che non si possono certo buttare. De Rossi, Montolivo, Aquilani, Marchisio, Nocerino: ce n&#8217;è a sufficienza per lottare, perchè nonostante siamo privi di Xavi ed Iniesta possiamo dire la nostra. In attacco Pazzini e Giuseppe Rossi sono indiscutibilmente giocatori da club di primissimo livello, ma accanto a loro abbiamo talenti che se lasciano il cervello dove sta (senza farlo scendere dove ci si siede) sono in grado di fare la differenza, ovvero Cassano e soprattutto Balotelli. Giovinco e Matri sono il nuovo che avanza, quindi materiale umano su cui lavorare c&#8217;è. Non dimentichiamoci di Prandelli: &#8220;<em>Ave Cesare</em>&#8221; dicevano i romani, speriamo lo possano gridare in tutta la penisola a giugno prossimo. Il commissario tecnico sta lavorando benissimo, il gioco c&#8217;è e si vede. Che poi arrivino anche i risultati importanti è un altro paio di maniche,la figura di melma è sempre in agguato per chiunque, ma ricordo con piacere la notte dell&#8217;otto ottobre 2005: l&#8217;Italia batte la Slovenia uno a zero a Palermo soffrendo, grazie ad un gol di Zaccardo, qualificandosi per il mondiale dell&#8217;anno dopo. Il commento unanime era: &#8220;<em>Meglio che non ci presentiamo in Germania, faremo solo figuracce, partiamo già battuti</em>&#8220;.</p>
<p>Se non erro non andò esattamente così.</p>
<p><div id='stb-container-6325' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-6325' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-6325' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita ?</p>
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		<title>Rugby, questo sconosciuto</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Oct 2011 13:09:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Greenwich</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il rugby non è impossibile da capire. Ci sono 15 giocatori per squadra, 2 linee di meta, l&#8217;obiettivo è quello di arrivare oltre quella linea e schiacciare in terra la palla. Ovviamente la squadra avversaria sarà lì per impedirtelo. Niente cazzotti, schiaffi, calci. O almeno non sotto gli occhi dell&#8217;arbitro. Il giocatore che ha la palla si ferma afferrandolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il rugby non è impossibile da capire.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/rugby2.jpg"><img class="size-medium wp-image-11739 alignright" title="rugby2" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/rugby2-300x199.jpg" alt="" width="240" height="159" /></a>Ci sono 15 giocatori per squadra, 2 linee di meta, l&#8217;obiettivo è quello di arrivare oltre quella linea e schiacciare in terra la palla. Ovviamente la squadra avversaria sarà lì per impedirtelo. Niente cazzotti, schiaffi, calci. O almeno non sotto gli occhi dell&#8217;arbitro. Il giocatore che ha la palla si ferma afferrandolo dalle spalle in giù, strattonandolo, facendolo rotolare, facendolo cadere e quello si chiama placcaggio. Ovviamente la palla si può passare, ma solo all&#8217;indietro. E questo lo diciamo per dovere di completezza, perché credo sia l&#8217;unica cosa che sanno tutti sul rugby.</p>
<p>Si scende con 15 giocatori in campo, dicevo. Dal numero 1 all&#8217;8 (i numeri sono legati al ruolo, non sono personali come nel calcio) sono per il pacchetto di mischia, 9 e 10 per<strong> mediano di mischia</strong> (il geometra, quello che decide cosa fare con la palla in ogni situazione) e <strong>mediano d&#8217;apertura</strong> (il fantasista, quello che decide cosa fare con la palla in attacco), dall&#8217;11 al 15 per i trequarti, quelli che corrono.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/fuorigioco-rubgy.jpg"><img class="size-full wp-image-11741 alignright" title="fuorigioco rubgy" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/fuorigioco-rubgy.jpg" alt="" width="181" height="183" /></a>Le situazioni di gioco, tutto sommato, le possiamo dividere in 3 parti: il placcaggio. Il giocatore, palla in mano, viene atterrato da un giocatore avversario. In questa situazione la palla deve essere sempre immediatamente disponibile per essere giocata, quindi chi aveva la palla la deve lasciare e chi ha placcato deve liberare dalla presa il giocatore per permettergli di metterla a disposizione, altrimenti è fallo. Sopra ai due giocatori atterrati, si forma una lotta tra le due squadre per guadagnare il possesso del pallone, fermo a terra. Questa si chiama <strong>ruck</strong>. Nelle ruck è vietato entrare lateralmente (fuorigioco), ma bisogona passare dai piedi dell&#8217;ultimo giocatore (vedi immagine a lato). Il resto della squadra che difende si schiera in linea a formare un muro difensivo.</p>
<p><strong>Il calcio</strong>. Si può calciare nel rugby, non è una bestemmia. Il fatto però che la palla abbia quella forma dannatamente irregolare, rende il calcio un terno al lotto, una di quelle cose da fare solo se sai bene cosa stai facendo. Esistono vari tipi di calci. Il primo è il calcio drop, ovvero il calcio fatto di controbalzo tra i pali. Se riesce sono 3 punti. Poi c&#8217;è il calcio up&amp;under, ovvero il calcio a campanile. Non necessita di rimbalzo e può essere afferrato da tutti i giocatori in difesa e dai giocatori in attacco (ovvero dalla squadra che ha calciato) che partono da dietro il calciatore (altrimenti è fuorigioco). Si può calciare anche in rimessa laterale, ed è un ottimo modo per alleggerire la pressione della squadra avversaria. Se il calcio avviene all&#8217;interno della linea dei 22 metri si riparte con una touche da dove è uscito. Se il calcio avviene all&#8217;esterno della linea dei 22 metri si riparte con una touche da dove è uscito solo se è prima rimbalzato per terra all&#8217;interno del campo di gioco, altrimenti, se questo non dovesse avvenire, si riparte con una touche da dove è avvenuto il calcio (e questo è molto male).</p>
<p><strong>L&#8217;attacco.</strong> L&#8217;attacco sfocia in due vie. La prima è quella della forza bruta. Il mediano di mischia raccoglie la palla dalla ruck e la gioca con gli avanti, gli omaccioni dal numero 1 all&#8217;8. Questi, a testa bassa, avanzano (o almeno ci provano) centimetro dopo centimetro, metro dopo metro, in una sfida eterna con gli avanti della squadra avversaria. Oppure il mediano di mischia la raccoglie, la passa all&#8217;apertura che, tramite geometriche linee di corsa con i suoi compagni, cerca di trovare il pertugio giusto per il passaggio al trequarti libero di correre veloce come un fulmine verso l&#8217;area di meta.
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