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	<title>Camminando Scalzi... Informazione Libera &#187; Società e cultura</title>
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	<description>La blogzine libera</description>
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		<title>Terry Pratchett &#8211; Scegliere di morire</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 08:30:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Obi-Fran Kenobi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Choosing to die]]></category>
		<category><![CDATA[eutanasia]]></category>
		<category><![CDATA[Scegliere di morire]]></category>
		<category><![CDATA[suicidio assistito]]></category>
		<category><![CDATA[Terry Pratchett]]></category>

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		<description><![CDATA[Sir Terry Pratchett è il geniale autore del "Mondo Disco". Nel 2007 gli viene diagnosticato un raro caso di Alzheimer giovanile, così comincia a guardarsi intorno e a cercare un modo per morire dignitosamente e pacificamente come e quando ne avesse avuto il desiderio. Le ricerche di Pratchett sono state raccolte in un documentario realizzato dalla BBC: "Terry Pratchett - Choosing to die", da cui partiamo per una riflessione sulla vita, la morte e il loro significato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/article-1070673-00144FEB00000258-88_468x332.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13335" title="Terry Pratchett" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/article-1070673-00144FEB00000258-88_468x332-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a><strong>Sir Terry Pratchett</strong> è il geniale scrittore che ha inventato il genere comico-fantasy, unendo abilmente Wodehouse con Tolkien. Ha scritto più di trenta libri, dei quali ha venduto circa sessanta milioni di copie, tradotte in trentacinque lingue (e che sono anche &#8220;i più rubati nelle biblioteche inglesi&#8221;, come sfoggia amabilmente ogni terza di copertina), è stato insignito del titolo di Ufficiale dell&#8217;Ordine dell&#8217;Impero Britannico e di una laurea honoris causae in Lettere all&#8217;Università di Warwick.</p>
<p>La sua opera è tendenzialmente più famosa del suo nome, e si riassume con le parole &#8220;Mondo Disco&#8221;. Una gigantesca tartaruga vaga nello spazio infinito, reggendo sul suo dorso quattro enormi elefanti che a loro volta sorreggono un pianeta piatto, in cui la magia è ancora molto concentrata e sul quale si possono trovare ogni genere di luoghi e personaggi bizzarri.</p>
<p>Se non avete mai letto niente di suo, vi consiglio di provvedere al più presto, per unirvi alla vasta schiera di suoi fan adoranti.<br />
Ma questo articolo parla di altro.</p>
<p>Nel 2007, a sir Terry Pratchett è stato diagnosticato un raro caso di Alzheimer giovanile. Lo sconcerto e il dolore si è propagato nella sua vasta schiera di fan adoranti alla velocità dell&#8217;ottarino.<br />
Tutti i dettagli pubblici sono raccolti in questa bellissima &#8211; e lunga -<a href="http://www.independent.co.uk/news/people/profiles/terry-pratchett-if-id-known-what-a-progressive-brain-disease-could-do-for-your-pr-profile-i-may-have-had-one-earlier-1036584.html" target="_blank"> intervista dell&#8217;Independent del 2008</a>.<br />
Pratchett è passato dalle prime due delle famose fasi dell&#8217;accettazione del lutto: negazione e rabbia, e da quel che si può capire, sembra essere adesso nella fase della contrattazione. Ma etichette e schemi vanno bene per le persone comuni, non per i geni come Pratchett. La sua personale interpretazione di questo terzo passo è stata fare ricerche su ricerche, scoprire che l&#8217;Alzheimer è una delle malattie che beneficia di meno fondi per la ricerca, donare quindi un milione di dollari per la ricerca, infine riflettere meglio su cosa siano la vita e la morte.</p>
<p>Perché quando un uomo che dichiara &#8220;scrivere è la cosa più divertente che si possa fare da soli&#8221; si ritrova a non essere più in grado di battere al computer da solo i propri libri, o a dimenticarsi di una frase che ha formulato pochi secondi prima, capita che gli passi per la testa l&#8217;idea di farla finita.</p>
<p>E come capita sempre a tutti quanti, un argomento che prima a stento si credeva esistere, appena ci colpisce in prima persona diventa la cosa più importante del mondo. Pratchett comincia a guardarsi intorno e a cercare un modo per morire dignitosamente e pacificamente come e quando ne avesse avuto il desiderio. Eutanasia e suicidio assistito sono le due forme esistenti per questo genere di casi. Troverete tutte le inutili differenze tecnico-etimologiche riguardo le varie sfumature dei termini su wikipedia; qui mi limito a ricordare che si tratta nel primo caso di uccidere una persona nel suo stesso interesse, nel secondo di dargli i mezzi per porre fine alla sua vita autonomamente.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/txcard-01.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-13334" title="Terry Pratchett - choosing to die card" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/txcard-01-300x185.jpg" alt="Terry Pratchett - choosing to die" width="300" height="185" /></a>Le ricerche di Pratchett sono state raccolte in un documentario realizzato dalla BBC: &#8220;Terry Pratchett &#8211; Choosing to die&#8221;.<br />
È ben realizzato, ma soprattutto è crudo e disperante nella sua semplicità. Non ha bisogno di orpelli tecnici o narrativi per sottolineare la gravità dell&#8217;argomento. Pratchett segue le decisioni di tre persone afflitte da gravi mali. Solo uno ha deciso di continuare a vivere, gli altri due hanno già appuntamento con la clinica svizzera dove finiranno i loro giorni. E Pratchett segue il loro percorso con il suo assistente e la troupe della BBC.</p>
<p>Da persona intelligente quale è, Pratchett si ritrova quasi più dubbioso alla fine della sua esperienza di quanto non lo fosse all&#8217;inizio. Sono le situazioni come queste che permettono la riemersione di tutti i dubbi <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/tartadivinegrande.jpg"><img class="alignleft  wp-image-13336" title="Tartarughe Divine" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/tartadivinegrande.jpg" alt="Tartarughe Divine" width="221" height="337" /></a>filosofici-esistenziali a cui, se va bene, abbiamo dedicato qualche pomeriggio uggioso nell&#8217;adolescenza, per poi nasconderli nei recessi del nostro intimo.</p>
<p>Che cos&#8217;è la vita? Che cos&#8217;è la morte? La mia vita mi appartiene? Ho libertà di decidere cosa farne? Cos&#8217;è il dolore, e perché esiste? Perché a me? Esiste un Dio? Se sì, perché permette tutto questo? C&#8217;è vita dopo la morte? Se sì, cos&#8217;è il corpo fisico, a cosa serve? Perché siamo qui, da dove veniamo e dove dobbiamo andare? Cosa dobbiamo fare?</p>
<p>Da ateo (e probabilmente scientista), un po&#8217; come il suo compianto collega <strong>Douglas Adams</strong>, con cui ha molto in comune &#8211; Pratchett ha sempre ritenuto la religione un fardello inutile di cui doversi disfare, e l&#8217;ha spesso criticata nei suoi libri, in particolare in &#8220;Tartarughe Divine&#8221; (Salani, 2011). Pur dimostrando una vasta cultura delle tradizioni e dei miti &#8211; religiosi e non &#8211; delle antiche popolazioni, li ha sempre utilizzati in chiave comica, talvolta satirica, ma mai &#8220;seria&#8221;, sempre beffandole un po&#8217;, almeno tra le righe.<br />
Adesso si ritrova a dover mettere in discussione persino questo.</p>
<blockquote><p>Certamente non sono un uomo di fede, ma un giorno stavo facendo le scale di corsa e&#8230; È stato davvero strano. Improvvisamente ho avuto l&#8217;impressione di sapere che era tutto okay, che ciò che stavo facendo era giusto, senza sapere perché. È stato come la sensazione che tutte le cose giuste stessero succedendo nelle circostanze, e ho pensato: &#8216;Oh, bene, allora&#8217;. È una sorta di filosofia totalmente inutile &#8211; non ti porta da nessuna parte. Ma riempie un vuoto.</p></blockquote>
<p style="text-align: right;">(<a href="http://www.telegraph.co.uk/news/celebritynews/2094509/Terry-Pratchett-hints-he-may-have-found-God.html" target="_blank">The Telegraph</a>, giugno 2008)</p>
<p>L&#8217;unica delle tre persone che Pratchett intervista nel documentario che ha deciso di non ricorrere al suicidio assistito &#8211; malato di SLA da sette anni e mezzo &#8211; dice a Pratchett che è solidale con lui, e che la gente dovrebbe avere la possibilità di ricorrere a un mezzo simile, ma gli dice anche che lui ha deciso di &#8220;fare un altro lancio di dadi&#8221;, &#8220;provare ad andare avanti ancora un po&#8217;&#8221;; e continua: &#8220;E poi&#8230; Quand&#8217;è la &#8216;fine? Noi lo sappiamo? Quand&#8217;è che possiamo dire: &#8216;siamo vicini alla fine?&#8217;&#8221;. È l&#8217;unico momento in cui Pratchett è costretto ad abbassare lo sguardo, quando invece non aveva problemi a sostenere quello di chi gli diceva di aver deciso di andare in Svizzera a uccidersi; è l&#8217;unico momento in cui i toni del documentario diventano più accesi. Poi Pratchett risponde: &#8220;non essere più in grado di fare lo scrittore, non essere più in grado di comunicare&#8221;. È la risposta lecita di una persona che si è identificata completamente con quello che <em>fa</em>. Ma non sarebbe meglio se quella persona scoprisse invece chi <em>è</em>?</p>
<p>La clinica dove le due persone intervistate da Pratchett decidono di porre fine alla loro vita è un posto lontano dalla loro casa, dalle persone che hanno conosciuto nel resto della loro vita. Freddo, anonimo. Le persone che sono lì per assisterli staranno con loro fino alla fine, sconosciuti che li vedranno morire. Sono molto gentili e premurosi, certo, ma hanno volti stranieri e un accento strano.<br />
A volte non ci sentiamo a proprio agio quando siamo invitati a casa di estranei per bere un caffé insieme&#8230; Come può essere stringere la mattina la mano della persona che la sera ti porgerà il bicchiere contenente il veleno che ti ucciderà?<br />
Gli inglesi hanno una cultura forte e ligia, che forma persone con una personalità granitica, mai disposti ad ammettere le proprie debolezze. Questo per certi versi è un grandissimo pregio, una cosa che ho sempre apprezzato, ma vedere la moglie del candidato suicida non essere nemmeno in grado di poterlo abbracciare mentre questo le sta rivolgendo le sue ultime parole&#8230; Non so, mi ha lasciato una sensazione di &#8220;errore&#8221;, qualcosa che sento non dovrebbe andare così.<br />
E poi c&#8217;è la sconvolgente impressione di un essere umano che passa dalla ragione al delirio, dal delirio al sonno, e dal sonno alla morte. Qualcosa che non ha nessun diritto di essere stampato su pellicola.</p>
<p>Ma non vorrei far passare l&#8217;idea che questo sia un articolo contro il suicidio assistito. Non è così, e comunque il mio personale pensiero non è il punto del discorso. Il punto <em>vero</em> è: voi quanto tempo avete dedicato a riflettere su questi argomenti? Cosa fareste se succedesse a voi? Le statistiche di WordPress mi dicono che siete tutti più o meno adulti e vaccinati. Ormai dovreste avere i mezzi per schiarirvi le idee, altrimenti c&#8217;è stato qualcosa che è andato storto, nel vostro percorso vitale.</p>
<p>La mia esortazione è di entrare in voi stessi e andare a rispolverare quelle domande ch<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/de_champaigne_philippe_517_still_life_with_a_skull.jpg"><img class="alignright  wp-image-13338" title="Philippe De Champaigne - Natura morta con teschio" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/de_champaigne_philippe_517_still_life_with_a_skull-300x225.jpg" alt="Philippe De Champaigne - Natura morta con teschio" width="300" height="225" /></a>e avete lasciato lì da così tanto tempo, o qualcuno persino a porsele per la prima volta. Non smettete mai di farvi domande, di mettere in dubbio voi stessi ma soprattutto le strutture mentali che date per scontate. Soprattutto quelle. Riflettete sulla natura della morte come facevano i filosofi antichi, e sulla <em>vostra</em> personale morte come facevano i samurai giapponesi ogni giorno. Cercate, cercate continuamente, non stancatevi mai finché non arriverete da qualche parte, perché quando quel singolare, incredibile momento arriverà &#8211; quello della vostra morte &#8211; non importerà più in cosa avete creduto per tutto il resto della vostra vita, non importerà più quanti amici siete riusciti ad avere intorno: sarete soli e nudi davanti alla Verità.</p>
<p>Per quanto essa permei ogni atomo dell&#8217;Universo, noi non siamo più in grado di concentrare la nostra attenzione su di lei. Ci riusciamo, brevemente, solo grazie a quello sconvolgente evento, perché per noi che siamo così legati al mondo materiale rappresenta la Fine di Tutto. Eppure, nessuno può garantirci, senza ombra di dubbio, che sia davvero così. Non delegate una decisione del genere agli altri, siano amici, familiari, preti o scienziati: non sono loro che dovranno morire al posto vostro.</p>
<p>Vi lascio al toccante documentario della BBC (sottotitoli in italiano) e a una citazione da uno dei libri di Pratchett.</p>
<blockquote><p>Non si può costruire un mondo migliore per gli altri. Solo gli altri possono costruire un mondo migliore per sé stessi. Altrimenti è solo una gabbia.</p></blockquote>
<p style="text-align: right;"><em>Streghe all’estero</em>, Salani 2009</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=slZnfC-V1SY">http://www.youtube.com/watch?v=slZnfC-V1SY</a></p>
</p>
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			</a>
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		<title>Religione e fanatismo, tra Jovanotti e Facebook</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 07:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvo Mangiafico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
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		<description><![CDATA[La morte dell&#8217;operaio ventenne che lavorava all&#8217;allestimento del palco per il concerto di Jovanotti a Trieste ha, giustamente, colpito l&#8217;opinione pubblica. Ai commenti sull&#8217;assurdità delle troppe morti sul lavoro in Italia se ne è aggiunto uno che merita una riflessione, non tanto sulla sua stupidità quanto sulla mentalità e le idee che lo hanno generato. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La morte dell&#8217;operaio ventenne che lavorava all&#8217;allestimento del palco per il concerto di Jovanotti a Trieste ha, giustamente, colpito l&#8217;opinione pubblica. Ai commenti sull&#8217;assurdità delle troppe morti sul lavoro in Italia se ne è aggiunto uno che merita una riflessione, non tanto sulla sua stupidità quanto sulla mentalità e le idee che lo hanno generato. Il commento in questione, che ha fatto esso stesso notizia, è quello apparso sull&#8217;<a href="http://www.pontifex.roma.it/index.php/editoriale/il-fatto/9744-concerto-di-jovanotti-la-tragedia-di-trieste-faccia-riflettere">editoriale</a> firmato da <strong>Bruno Volpe</strong> sul sito <strong>Pontifex</strong>, noto per le sue posizioni ultracattoliche.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/Jovanotti-e-Fiorello.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-13247" title="Jovanotti e Fiorello" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/Jovanotti-e-Fiorello-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Tanto per inquadrare il soggetto, stiamo parlando della stessa persona che ha <a href="http://www.pontifex.roma.it/index.php/component/content/article/46-categoria-lofarticlesscroller/9847-crozza-denunciato-per-offesa-a-capo-di-stato-estero">denunciato</a> Maurizio Crozza per la sua imitazione di Benedetto XVI. Il signor Volpe scrive: &#8220;Dio non manda certamente il male che non vuole. Dio non chiede sofferenze agli umani, ma si ribella e acconsente acché Satana ci metta alla prova. Una specie di &#8220;<em>catechismo del male</em>&#8220;, giusto percorso spirituale, che ogni uomo deve affrontare al fine di santificare la propria vita, mediante fortezza e virtù. Una positiva conseguenza del crollo è stata la sospensione del concerto di questo menestrello del vietato vietare, del tutto è permesso, della vita sregolata e dell&#8217;incitamento ad ogni scompostezza esistenziale. Da questo e solo da questo punto di vista, esiste una giustizia divina che si oppone alla volgarità ed al libertinaggio senza censura, anzi, avallato da nomi noti che, così facendo, si fanno portatori di voce del Maligno&#8221;.<br />
La &#8220;volgarità&#8221; e il &#8220;libertinaggio senza censura&#8221; coincidono con l&#8217;invito ai giovani all&#8217;uso del preservativo da parte di Jovanotti e Fiorello nel corso della trasmissione televisiva di quest&#8217;ultimo. Ovviamente, il signor Volpe <a href="http://www.pontifex.roma.it/index.php/editoriale/il-fatto/9805-fiorello-quanto-e-costato-benigni-sei-cattolico-sei-bisessuale">non le manda a dire</a> anche nei confronti dello showman, reo di aver difeso Jovanotti nella vicenda della morte dell&#8217;operaio, e per questo &#8220;accusato&#8221; (per queste persone certi comportamenti sono colpevoli) di essere gay o bisessuale.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/GOD.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13248" title="GOD" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/GOD-300x246.jpg" alt="" width="300" height="246" /></a>La reazione istintiva alla lettura delle parole di Volpe sarebbe una scrollata di spalle seguita dalla recita di un <em>Salve Regina</em> per la sua povera anima tormentata, se non saltassero alla mente alcuni collegamenti con altre vicende italiane legate tra loro da un comune modo di interpretare il sentimento religioso. In realtà sarebbe forse meglio parlare di fanatismo religioso. Interessante è la <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/14/quando-una-figlia-stuprata-meglio-di-una-non-vergine/177317/">riflessione</a> di <strong>Lidia Ravera</strong> su Il Fatto Quotidiano a proposito della ragazza di Torino che ha inventato il falso stupro da parte dei rom per giustificare con la madre la perdita della verginità in seguito a un normale rapporto sessuale con il suo ragazzo. È più dignitoso inscenare uno stupro che confessare (come se la cosa non appartenesse alla sfera privata) di aver tranquillamente e felicemente fatto l&#8217;amore. La stessa ragazza, <a href="http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/12/14/news/ho_mentito_sullo_stupro_per_paura_per_me_la_verginit_un_valore-26578218/">in un&#8217;intervista</a>, afferma: &#8220;In famiglia siamo tutti d´accordo che certe cose non vanno bene. [...] Andiamo in chiesa, siamo credenti, mi piace che in casa ci siano queste immagini (indica un quadro in cucina con il volto di Gesù). Ma non sono bigotta, sono una ragazza come tutte le altre, mi piace la musica e mi piace Facebook, e uscire con le amiche e guardare le vetrine in centro&#8221;. Non è bigotta perché ascolta la musica, usa Facebook e guarda le vetrine. Non fa una piega. Chiaramente la <em>forma mentis</em> di questa ragazza è la conseguenza dell&#8217;educazione che ha ricevuto in famiglia. In realtà <strong>è il concetto stesso di fanatismo a essere equivocato</strong>. Il fatto che la verginità sia vista come un valore fa il paio con la lotta senza quartiere a qualsiasi difformità dalla &#8220;sana&#8221; eterosessualità, alla contraccezione, all&#8217;educazione sessuale. Non è un caso se ancora qualcuno tenta di rimettere in discussione l&#8217;aborto e se il crocifisso nei luoghi pubblici per alcuni è un totem imprescindibile. Tristemente ironica è la constatazione che gli stessi individui protagonisti di queste battaglie sono quelli che si scagliano senza esitazioni all&#8217;attacco dei fondamentalismi e degli integralismi che affliggono altre religioni (con un occhio di riguardo verso l&#8217;islam) trascurando quelli altrettanto ingombranti presenti nel cristianesimo e nel cattolicesimo in particolare. L&#8217;uso del burqa, che a torto o a ragione viene considerato come uno strumento di sopraffazione della donna, è poi così diverso dalla strisciante costrizione all&#8217;astinenza sessuale prima del matrimonio? Demonizzare la sessualità dipingendone ogni espressione con i toni dell&#8217;immoralità non è forse una forzatura della libertà, anche quella di chi non si riconosce in una certa visione del mondo? Quali sono le condizioni socio-culturali che portano una parlamentare a dichiarare pubblicamente di indossare il cilicio? E soprattutto, in tutto ciò, qual è la responsabilità della Chiesa cattolica? Vero è che il modo di vivere la religiosità è proprio di ogni individuo, tuttavia le persone che si riconoscono in una determinata mentalità non fanno altro che conformarsi più o meno strettamente a una condotta pratica e morale stabilita dall&#8217;alto, più che dall&#8217;Altissimo. Non sarà stata la CEI a dettare l&#8217;editoriale del signor Volpe, ma è Benedetto XVI che <a href="http://tg24.sky.it/tg24/mondo/2010/11/20/preservativo_ratzinger_benedetto_xvi_pedofilia_pontificato.html">nel suo libro</a>, pur faticosamente ammettendo che <em>&#8220;vi possono essere singoli casi giustificati</em>&#8221; per l&#8217;utilizzo del profilattico, si affretta a precisare come &#8220;<em>questo non è il modo vero e proprio per vincere l&#8217;infezione dell&#8217;HIV</em>&#8220;, di fatto dettando la linea ai missionari che operano fra le popolazioni decimate dall&#8217;AIDS. Ironia della sorte, il capo dell&#8217;istituzione che da secoli tenta di controllare le masse anche attraverso la strumentalizzazione del naturale istinto alla sessualità, scrive che &#8220;è veramente necessaria una umanizzazione della sessualità&#8221;. La rozzezza con cui viene calpestata la natura umana in nome di un&#8217;ispirazione divina stride con l&#8217;attenzione dedicata alle questioni terrene legate allo sterco del demonio.</p>
<p>Una religiosità malata non compromette &#8220;solo&#8221; la laicità dello Stato, tutt&#8217;ora irrealizzata in Italia, ma il grado di civiltà della popolazione. Se, come cantava Samuele Bersani, &#8220;le previsioni meteo sono prese pari pari dalla Bibbia&#8221;, contare gli anni ogni 31 dicembre serve a poco.
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		<title>Un&#8217;Italiana a Bruxelles: una spesa formativa</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 07:30:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erika Farris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società e cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Fare la spesa è un&#8217;esperienza in grado di insegnarti tantissime cose sulla città in cui vivi e le persone che la abitano. All&#8217;ingresso del Delehaize sotto casa ti ritrovi un ristretto spazio dedicato alle poche varietà di frutta e verdura concesse, in una Bruxelles in cui ancora sopravvivono i piccoli negozietti di fruttivendoli, panettieri e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fare la spesa è un&#8217;esperienza in grado di insegnarti tantissime cose sulla città in cui vivi e le persone che la abitano.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/2009-08-fromage.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-13184" title="2009-08-fromage" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/2009-08-fromage-300x231.jpg" alt="" width="240" height="185" /></a>All&#8217;ingresso del Delehaize sotto casa ti ritrovi un ristretto spazio dedicato alle poche varietà di frutta e verdura concesse, in una Bruxelles in cui ancora sopravvivono i piccoli negozietti di fruttivendoli, panettieri e macellai senza carne di maiale, aperti anche la domenica e gestiti da svariati accenti multietnici. Un&#8217;alternativa a cui si aggiungono i meravigliosi <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/unitaliana-a-bruxelles-una-citta-indefinita.html" target="_blank">mercati del fine settimana</a> e i minuscoli “night shop” per gli acquisti d&#8217;emergenza in tarda notte.</p>
<p>Un paio di metri col carrello e ti ritrovi davanti a una distesa di scaffali adibiti a patatine insaporite di ogni cosa, chilometri di marshmallow, caramelle di ogni forma e golosissimi assortimenti di cioccolata.</p>
<p>Basta uno sguardo fra i ristretti spazi dedicati alla pasta per imbattersi negli ingegnosi <strong>prodotti d&#8217;imitazione di piatti italiani</strong>, indice di quanti conterranei abbiano scelto Bruxelles come meta d&#8217;emigrazione, e di quanto la cucina nostrana venga apprezzata oltre i confini nazionali. Un ragù alla bolognese amichevolmente detto “alla bolò”, esposto in numerosi vasetti di dimensioni differenti e affiancati da un pesto verde chiaro e una densa salsina ai quattro formaggi. Un tris di prelibatezze che scompare al confronto col giallo paglierino del condimento per la carbonara: un contenitore di vetro da cui traspaiono pezzettoni di pancetta affogati in un miscuglio di surrogato all&#8217;uovo e conservanti impareggiabili. Il tutto non troppo lontano dai mitici ravioli in scatola di latta, pronti in cinque minuti di microonde.</p>
<p>Pochi passi ancora per incappare nell&#8217;interminabile mondo dei <strong>“fromage”</strong>, fra il Gouda dai mille colori e la miriade di Brie con forma e stagionatura diversa, ogni volta ribattezzati con nomi sconosciuti e impossibili da ricordare.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/fiumi-di-birra.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13183" title="fiumi di birra" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/fiumi-di-birra-300x218.jpg" alt="" width="300" height="218" /></a>A farti perdere completamente il senno è la meravigliosa vetrina dei<strong> dolci</strong>, con esagerate torte ricoperte da sontuosi merletti di panna montata e altre cremine dal peso specifico del piombo. Un sogno per gli occhi e un incubo per il palato, quando ti ritrovi a morsicare croccanti glasse di zucchero o stucchevoli farciture dalla consistenza del burro. Subito a fianco un&#8217;ampia gamma di brioches da colazione con pinze sparse per riporle nell&#8217;apposito sacchetto trasparente, in una città dove anche i bar si servono dai supermercati e solo panifici e pasticcerie offrono dolci freschi.</p>
<p>E poi il pane da tagliare a fette, un banco frigo con prodotti strani, e i mitici <strong>“speculoos”</strong> fra i biscotti da inzuppare nel latte. Fantastiche gallette che hanno oramai colonizzato l&#8217;intero reparto dolciario, tra cioccolati allo speculoos, gelato allo speculoos, tiramisù allo speculoos, crema spalmabile allo speculoos e numerosi eccetera eccetera allo speculoos. Prelibati biscottini a base di cannella tradizionalmente preparati per la festa di San Nicola: il protettore dei bambini da cui avrebbe anche avuto origine il mito di Santa Claus e che viene festeggiato il 6 dicembre con interminabili pranzi in famiglia e dolci infilati in ogni pietanza.</p>
<p>Dulcis in fundo, scaffali di<strong> birre</strong>, tra bionde, scure e trappiste, che costano meno delle rare casse di acqua in bottiglia, un prodotto praticamente bandito in un Paese in cui la maggioranza preferisce dissetarsi dal rubinetto.</p>
<p>Una spesa formativa dunque, alla scoperta di una cultura così vicina eppure tanto lontana.</p>
<p><div id='stb-container-5458' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-5458' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-5458' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita ?<br />
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		<title>&#8220;&#8230;Solo gli animali vanno a dormire senza aver letto nulla&#8230;&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 15:55:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ago D Alessandro Zecchin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Togliete i libri alle donne e torneranno a far figli”, questo è il titolo di un recente articolo. Leggendolo ho ripensato alla casa in cui sono cresciuta, con un fratello e tre sorelle, una casa modesta, forse, rispetto ai canoni attuali, ma nella quale i buoni libri erano numerosissimi e vari. Ma, soprattutto, per contrasto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span class="Apple-style-span" style="font-family: verdana, geneva;">“<em>Togliete i libri alle donne e torneranno a far figli</em>”, questo è il titolo di un recente articolo.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/libero.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-12935" style="border-width: 1px; border-color: black; border-style: solid;" title="libero" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/libero-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a>Leggendolo ho ripensato alla casa in cui sono cresciuta, con un fratello e tre sorelle, una casa modesta, forse, rispetto ai canoni attuali, ma nella quale i buoni libri erano numerosissimi e vari. Ma, soprattutto, per contrasto, di fronte a un simile rappresentante del genere maschile,il giornalista autore del pezzo, ho ripensato a mio padre. Autodidatta, persona colta e interessantissima, molto simpatica, leggeva molto e scherzosamente diceva a noi figli che solo gli animali vanno a dormire senza aver letto nulla.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Per nascita quindi, e per scelta, nutro per i libri una passione che trovo inutile spiegare a questo signore perché non mi capirebbe, anzi, gli darei modo di fare qualche battuta, sulle donne che leggono e sul loro essere madri. Ma qualcosa vorrei dire a questo signore, che fa il giornalista e che di questa nobile professione vive.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Signor giornalista, il timore espresso, nel corso del suo scritto, di essere linciato, è del tutto infondato. Le donne che davvero leggono i libri (e gli uomini che davvero leggono i libri) e che da essi traggono insegnamento, conoscenza e ricchezza morale, non linciano nessuno; anche di fronte alla stupidità totale, non ricorrono alla violenza, perché essa è l’arma di chi non ha altre armi. E le idee, i pensieri, i progetti e i sogni di chi legge i libri sono le armi più efficaci e più potenti, direi invincibili, rispetto a tutte le altre.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Un&#8217;altra cosa vorrei dirle: non confonda, per favore, le sue personali idee con le idee di Destra, ciò è offensivo e riduttivo.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/cara-esperta-ti-scrivo.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-12934" title="cara esperta ti scrivo" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/cara-esperta-ti-scrivo-300x239.jpg" alt="" width="180" height="143" /></a>Infine, quanto all’alato concetto da lei espresso, la compiango. La compiango dalla profondità della mia anima femminile che si è realizzata nella maternità.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Amare i libri, rispettare chi li ha scritti, accostarsi con umiltà e gratitudine a essi, nello studio e nel lavoro, per cercare di imparare o per il puro piacere di leggere, non fa male alle donne né toglie loro il desiderio di essere madri. Alle donne, secondo la sua incondivisibile e semplicistica proposta, sarebbe sufficiente togliere i libri, ossia la Conoscenza, per farle tornare &#8220;a far figli&#8221;, fornendo come splendidi esempi da seguire paesi altamente prolifici, come Niger e Uganda, il primo musulmano, l&#8217;altro cristiano, quindi senza attribuire a motivi confessionali questi bei record, che si attestano attorno a sette figli percentuali per ogni donna.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Non una parola, sui veri deterrenti, sui motivi che nella società moderna mortificano il desiderio di maternità&#8230; Sono indecisa, fra le varie perle del suo articolo, su quale sia la più meritevole di menzione&#8230; Concedo un ex-aequo: &#8220;Culle vuote e barconi pieni&#8221; e &#8220;se vogliamo riaprire qualche reparto maternità bisognerà risolversi a chiudere qualche facoltà&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;">Tralascio ogni commento, sul ruolo da fattrici che sembra riservare alle rappresentanti del genere femminile.</span></p>
<p><span style="font-family: verdana,geneva;"><div id='stb-container-4125' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-4125' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-4125' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita ?<br />
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<p>&nbsp;
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		<title>Un&#8217;Italiana a Bruxelles: a cena fuori</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 13:09:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erika Farris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Stasera andiamo a cena fuori per festeggiare il mio nuovo lavoro”, esordisce il mio dolce fidanzato intorno alle 20.30 di sabato sera&#8230; Una doccia veloce, un paio di orecchini per darmi un tono d&#8217;eleganza e una passeggiata svelta verso un famoso ristorante consigliato da un&#8217;amica. “La cuisine est fermée”, ribatte con un sorriso seccato un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;">“Stasera andiamo a cena fuori per festeggiare il mio nuovo lavoro”, esordisce il mio dolce fidanzato intorno alle 20.30 di sabato sera&#8230; Una doccia veloce, un paio di orecchini per darmi un tono d&#8217;eleganza e una passeggiata svelta verso un famoso ristorante consigliato da un&#8217;amica.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: small;">“La cuisine est fermée”, ribatte con un sorriso seccato un distinto cameriere, quasi a voler rimarcare l&#8217;ovvietà di una cucina chiusa alle nove e mezza di sera. Scopriamo così la caratteristica principale che accomuna la maggior parte dei “resto” bruxellesi e li differenzia dalle cosiddette “brasserie” e dai “bistrot”, dove anche i più ritardatari e meno organizzati hanno la possibilità di trovare del cibo fino a tardi.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: small;">Incappiamo in un locale dall&#8217;apparenza signorile e sofisticata, con enormi lampadari in stile Luigi XIV, sgargianti maioliche fiorite alle pareti e arredi in marmo e legno scuro. Ci viene incontro un giovane garzone in completo da sposo che ci accompagna verso un minuscolo tavolino non troppo pulito e sprovvisto di tovaglia, affiancato da una rigogliosa pianta di plastica impolverata che d&#8217;improvviso cancella l&#8217;ostentata raffinatezza del locale. A rimetterci definitivamente a nostro agio uno sguardo al terrificante pavimento con piccole mattonelle bianche e azzurrine disegnate con strisciate di sporco e un cameriere impacciato che dopo un&#8217;incomprensibile glorificazione francese di una bottiglia di vino ci riempie i bicchieri colorando di gocce rosse i tovaglioli di carta avvolti attorno alle posate.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: small;"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/bruxelles_11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12919" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/bruxelles_11-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Anche questo è Bruxelles&#8230; Con locali chic e luridi allo stesso tempo, dove l&#8217;HACCP è considerata l&#8217;errata trascrizione del gruppo musicale dei “Fedeli alla linea”. Con camerieri sprovvisti di taccuino che possono tornare anche cinque volte al tavolo per richiederti cosa vuoi da mangiare. Con bagni sotto terra e due rampe di scale per raggiungerli e con tanti cari saluti ai disabili e alle leggi che dovrebbero rendere la loro vita più facile. Con cataste di sacchi d&#8217;immondizia a fianco dell&#8217;interminabile fila all&#8217;ingresso della discoteca più famosa della città, dove il profumo della ragazze in abito da sera che attendono in coda si mescola all&#8217;olezzo rilasciato dai bustoni bianchi.</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: small;">Contraddittorie immagini di vita vissuta, per un Belgio che alle volte stenta davvero a conformarsi all&#8217;immagine diligente e ordinata che tipicamente caratterizza un Paese nordeuropeo.</span></p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: x-small;"><br />
</span>
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		<title>Le Donne hanno la “D” maiuscola</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 13:37:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ago D Alessandro Zecchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Società e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[25 novembre]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[femminismo]]></category>
		<category><![CDATA[giornata mondiale contro la violenza sulle donne]]></category>
		<category><![CDATA[otto marzo]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<category><![CDATA[violenza sulle donne]]></category>

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		<description><![CDATA[Non scrivo questo articolo solo perché siamo a ridosso del 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza alle donne. Esso è motivato anche da un brandello di discorso, captato casualmente, fra due amici; discorso che mi ha semplicemente indignato. Parlavano di una donna, una conoscenza comune,  con il primo che chiedeva all’altro: &#8220;ma cosa le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id='stb-box-6898' class='stb-custom_box' ><strong>Una nuova autrice su Camminando Scalzi</strong></p>
<p>Diamo il benvenuto ad <strong>Agostina D&#8217;Alessandro</strong>, giornalista pubblicista. Dirige il settimanale modenese on line <a href="http://www.dabicesidice.it/" target="_blank"><span style="color: #800080;">www.dabicesidice.it</span></a>  e collabora al mensile <em>InPiazza</em> di S. Giovanni Lupatoto(VR) e al bimestrale <em>I Carristi.<br />
</em>A fondo articolo trovate una nota con le sue pubblicazioni. Buona lettura!</div>
<p>Non scrivo questo articolo solo perché siamo a ridosso del <strong>25 novembre, giornata mondiale contro la violenza alle donne.</strong> Esso è motivato anche da un brandello di discorso, captato casualmente, fra due amici; discorso che mi ha semplicemente indignato. Parlavano di una donna, una conoscenza comune,  con il primo che chiedeva all’altro: &#8220;ma cosa le hai fatto, che ce l’ha tanto con te?&#8221;, e con il secondo che, tutto ammiccante e tronfio, rispondeva &#8220;cosa  <em>non</em> le ho fatto, vorrai dire, eh eh&#8230;&#8221;, ponendo esageratamente in evidenza quel “non”, dicendo poco e facendo intendere molto, gettando così  il seme della calunnia, una delle tante forme di violenza nei confronti di una donna.</p>
<p>Oggi, anche la ricorrenza del 25 novembre rischia di essere assimilata alla categoria degli eventi inutili; non nelle intenzioni, certo, ma negli effetti.</p>
<p>Perché fino a quando non si muteranno radicalmente &#8211; sia nell’anima degli uomini sia in quella delle donne &#8211; pensieri, atteggiamenti, tracotanti certezze, questa, come ogni altra lodevole iniziativa, non servirà a nulla.</p>
<p>Ho già avuto modo di parlarne,  in altre occasioni e in altra sede, attirandomi talvolta critiche, altre volte ricevendo  sguardi di compatimento, quelli per intenderci che “chi tutto sa” riserva ai minus habens mentali… Ma non importa. Ribadisco che anche le migliori iniziative sono destinate a rimanere una semplice esercitazione del diritto a creare virtuose associazioni dai fini più elevati, se non si cambiano le persone.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/giornata-mondiale-violenza-sulle-donne.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-12805" title="giornata-mondiale-violenza-sulle-donne" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/giornata-mondiale-violenza-sulle-donne-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Perché, paradossalmente, appena smessi gli abiti dei volenterosi e sinceri sostenitori di giuste cause, si ritorna quelli di sempre. <strong>A che serve festeggiare un platonico “otto marzo” quando poi si tollera che ancora dei datori di lavoro facciano firmare segrete “dimissioni in bianco” da rendere operative in caso di gravidanza…</strong> O ancora, che ci sia chi pensa bene di selezionare il personale femminile per  promozioni e avanzamenti  preferibilmente fra le componenti  <em>più disinvolte…</em> Oppure,  per lo svolgimento del medesimo lavoro, ci sia chi paga alla dipendente donna uno stipendio inferiore. Sono piuttosto critica poi, anche riguardo alle cosiddette quote rosa, che impongono per legge una percentuale di presenza femminile. Senza ricorrere a metafore stantie, con le donne considerate alla stregua di qualche animale da tutelare in quanto incapace, trovo avvilente per l’intelligenza, per il merito, per il talento, per la tenacia, per la volontà, per il coraggio, per la passione, e soprattutto per la dignità di una donna, che essa debba a una imposizione legale il diritto a entrare nel mondo del lavoro o ad avere potere decisionale.</p>
<p>La donna stessa, talvolta, è colpevole della sua condizione di insostenibile sudditanza nel mondo del lavoro, nella società, in famiglia.</p>
<p>C’è poi, grave più di ogni altra cosa, la violenza fisica che vede la donna vittima.</p>
<p>Io, troppo giovane per appartenere agli storici gruppi femministi, troppo vecchia per esserlo in quelli nati nell’ultimo decennio, forse anche troppo indipendente intellettualmente per condividerne totalmente i precetti, ho tuttavia maturato una mia personale fede che forse non è femminista secondo i canoni comuni, ma ha della donna uno straordinario concetto.</p>
<p>Dico sempre che le donne sono custodi di saggezza, forze trainanti, fuochi di passione, scrigni di dedizione. Capaci di sublimi eroismi e luciferine crudeltà. Questo è il nostro preciso ritratto. <strong>Per nulla al mondo avrei rinunciato al privilegio di nascere donna.</strong></p>
<p>Per questo sono accanto a tutte le donne vittime della violenza &#8211; morale e fisica &#8211; entrambe  inaccettabili e atroci, per le quali si chiedono impegni precisi  nella prevenzione e nella punizione. Troppe volte le vittime rimangono senza giustizia e senza pietà.</p>
<p><em>Ago D’Alessandro Zecchin<br />
</em>____________________________________<br />
<span class="Apple-style-span" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: x-small;"><strong>Nota sull&#8217;autrice:<br />
</strong></span><span class="Apple-style-span" style="font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: x-small;">Agostina D&#8217;Alessandro Zecchin ha pubblicato:</span></p>
<p><span style="font-size: x-small; font-family: arial, helvetica, sans-serif;"><strong>- Segnalibro a pagina 15</strong>- 2005 e 2007       Ed.Seneca</span><br />
<span style="font-size: x-small; font-family: arial, helvetica, sans-serif;"><strong>- Cara esperta ti scrivo,</strong> Vol.I -2006           Ed.Seneca</span><br />
<span style="font-size: x-small; font-family: arial, helvetica, sans-serif;"><strong>- Cinque monete d’oro</strong>-2006                     Ed.Kimerik</span><br />
<span style="font-size: x-small; font-family: arial, helvetica, sans-serif;"><strong>- Cara esperta ti scrivo</strong> Vol.II -2008           Ed.Il Piccolo Prisma</span><br />
<span style="font-size: x-small; font-family: arial, helvetica, sans-serif;"><strong>- Il cavallo con i piedi nell’acqua</strong>- 2008      Ed.Phasar</span><br />
<span style="font-size: x-small; font-family: arial, helvetica, sans-serif;"><strong>- …di carta e d’aria…</strong> -2010                      Ed. Il Piccolo Prisma</span></p>
<p><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">I Diritti d’Autore di ogni libro sono devoluti a favore del Fondo Assistenza orfani della Polizia di Stato, in memoria della figlia Alessandra Zecchin, scomparsa nel 2003.</span><span class="Apple-style-span" style="font-size: x-small;"> <em> (note biografiche tratte  da dal sito <a href="http://www.zam.it/biografia_Agostina_D'Alessandro+Zecchin)" target="_blank">Zam.it</a>)<br />
</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;"><span class="Apple-style-span" style="font-size: xx-small;"><span style="font-size: small;"><div id='stb-container-3691' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-3691' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-3691' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita ?</span><br />
<span style="font-size: small;">Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="../collabora-con-noi">trovate qui</a>. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi.</div></div></span><em><br />
</em></span></span>
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		<title>Un&#8217;Italiana a Bruxelles: al corso di Francese</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 14:07:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erika Farris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Partita con l&#8217;idea che per un&#8217;italiana imparare il francese sarebbe stata una passeggiata, sono incappata nel peggior corso che Bruxelles potesse offrire&#8230; Arrivata troppo tardi per poter accedere ai test d&#8217;ingresso degli istituti più seri, decido di spendere quindici euro al mese con la convinzione che sia meglio apprendere poco piuttosto che niente, e mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Partita con l&#8217;idea che per un&#8217;italiana imparare il francese sarebbe stata una passeggiata, sono incappata nel peggior corso che Bruxelles potesse offrire&#8230;</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/DIZIONARIO-FRANCESE.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-12612" title="DIZIONARIO FRANCESE" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/DIZIONARIO-FRANCESE-242x300.jpg" alt="" width="145" height="180" /></a>Arrivata troppo tardi per poter accedere ai test d&#8217;ingresso degli istituti più seri, decido di spendere quindici euro al mese con la convinzione che sia meglio apprendere poco piuttosto che niente, e mi ritrovo seduta sulle scomode scale in legno di un&#8217;aula pensata per accogliere massimo cinquanta persone, ma che a quanto pare riesce a stiparne anche venti in più.</p>
<p>Una stanza gremita di età differenti, dove accenti asiatici e sud americani si confondono in una mescolanza di difficoltà che possono anche richiedere due intere ore di lezione per imparare i soli numeri.</p>
<p>Un appuntamento con un insegnante ogni volta differente, tra il divertente omino pelato costretto ad ascoltare un&#8217;anziana donna brasiliana che si ostina a rispondergli in portoghese e l&#8217;elegante signora belga che spiega la lezione imbarazzata dal galante invito a cena di un giovane studente colombiano.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/french-notebook_1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12613" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/french-notebook_1-300x249.jpg" alt="" width="144" height="119" /></a>Un “rendez vous” con una pausa intermedia che può durare il tempo di un caffè, una sigaretta e una chiacchierata tirata per le lunghe, e dove si può arrivare anche a fine lezione, giusto per firmare la presenza.</p>
<p>Corsi di lingua che si alternano a classi di informatica e marketing, con appesi in bacheca anche i listini per i servizi di “nettoyage” domestici, e il signore russo della portineria che lavora anche la domenica sera.</p>
<p>Un&#8217;esperienza formativa divertente e originale, dove l&#8217;apprendimento del francese si trasforma in una mera cornice, per racchiudere il grottesco quadretto che mi accompagnerà sino all&#8217;inizio di un futuro corso più credibile&#8230;</p>
<p><div id='stb-container-3056' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-3056' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-3056' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita ?<br />
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		<title>Un&#8217;Italiana a Bruxelles: stupidi spunti di nostalgia patriottica</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/unitaliana-a-bruxelles-stupidi-spunti-di-nostalgia-patriottica.html</link>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 10:07:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erika Farris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia ha tanti problemi. La seconda prima Repubblica, i soliti condoni, i soliti evasori fiscali, le solite collusioni con la mafia, il solito debito pubblico e i soliti “tanto funziona così”. Pagine di giornale che si ripetono giorno dopo giorno spingendoti oltre i confini nazionali, proprio laddove, inaspettatamente, riemerge quell&#8217;inventario di meraviglie che te la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Italia ha tanti problemi. La seconda <em>prima Repubblica</em>, i soliti condoni, i soliti evasori fiscali, le solite collusioni con la mafia, il solito debito pubblico e i soliti “tanto funziona così”. Pagine di giornale che si ripetono giorno dopo giorno <strong>spingendoti oltre i confini nazionali</strong>, proprio laddove, inaspettatamente, riemerge quell&#8217;inventario di meraviglie che te la fanno ricordare come uno dei Paesi più belli.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/Cavoletti-Bruxelles.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-12030" title="Cavoletti-Bruxelles" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/Cavoletti-Bruxelles-300x234.jpg" alt="" width="210" height="164" /></a>Senza troppa ironia, inizierei dal bidet. Quel meraviglioso oggetto dimenticato dagli stati nordici e ingiustamente rimpiazzato da insulse salviettine umidificate. Quell&#8217;ingegnoso sanitario senza il quale la doccia non rappresenta più un piacere da fine giornata quanto un bisogno da prima mattina.</p>
<p>Continuerei col cibo, ripensando alle distese di frutta e verdura a chilometro zero, mentre faccio la spesa scegliendo fra prodotti di colore e forma diversa accomunati dallo stesso insapore, arrivati a destinazione chissà da dove, chissà da quando.</p>
<p>Proseguirei ancora con <strong>la strana organizzazione della raccolta differenziata</strong>, nella capitale europea da cui s&#8217;impongono le percentuali minime di rifiuti necessariamente recuperabili. Una Bruxelles in cui si separa il vetro colorato da quello bianco ma l&#8217;organico finisce nel sacchetto dell&#8217;indifferenziato insieme a svariati tipi di plastiche che in Italia si riciclano ormai da tempo.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/Bulles_à_verre.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12029" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/Bulles_à_verre-300x224.jpg" alt="" width="216" height="162" /></a>Procederei con l&#8217;idea di organizzare il letto con due lenzuola e una coperta invece che ridurre la seconda a semplice “fodera per piumone”, decisamente poco adattabile alle mezze stagioni e incomprensibile per chi ama coprirsi anche ad alte temperature. E andrei avanti con la mancanza di avvolgibili o tapparelle, che impongono doppie tende alle finestre per cercare il buio nelle meritate notti di sonno.</p>
<p>Concluderei infine con la banale nostalgia per <strong>quella colorata luminosità che caratterizza il rinomato “Bel Paese”</strong>, contrapposta a quel pesante grigiore che impregna l&#8217;architettura bruxellese, anche quando il sole concede una visita alla città.</p>
<p>Piccoli particolari che ti condizionano la vita, ricordandoti l&#8217;originalità di certe abitudini che un tempo davi per scontate. Un&#8217;esperienza da capire e una città da amare anche per questa sua contraddittoria opportunità: fra la curiosa scoperta di una realtà inesplorata e un&#8217;imprevista rivisitazione delle tue origini.</p>
<p>&nbsp;
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			</a>
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		<title>Un&#8217;Italiana a Bruxelles: una città indefinita&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 12:15:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erika Farris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bruxelles è una città difficile da capire, e quindi da raccontare. Una mescolanza di colori e accenti, dove la totale mancanza di caratterizzazioni impedisce di rappresentarla in un&#8217;identità ben definita. Un puzzle di quartieri distinti per la connotazione etnica delle persone che vi abitano, dove dieci minuti di metro possono trasportarti verso l&#8217;Africa di Matongé, accompagnarti fra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/Bruxelles-Metro-Ceria-a18702403.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-11885" title="Bruxelles-Metro-Ceria-a18702403" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/Bruxelles-Metro-Ceria-a18702403-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Bruxelles è una città difficile da capire, e quindi da raccontare. Una mescolanza di colori e accenti, dove la totale mancanza di caratterizzazioni impedisce di rappresentarla in un&#8217;identità ben definita.</p>
<p>Un puzzle di quartieri distinti per la connotazione etnica delle persone che vi abitano, dove dieci minuti di metro possono trasportarti verso <strong>l&#8217;Africa di Matongé, </strong>accompagnarti fra i palazzoni vetrati della<strong> Comunità Europea</strong> o immergerti nello<strong> stile arabico di Molenbeek.</strong></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/DSCN4764.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11884" title="DSCN4764" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/DSCN4764-225x300.jpg" alt="" width="158" height="210" /></a>Un viaggio sotterraneo in cui la <strong>moltitudine di suoni e sfumature</strong> si riunisce per condividere uno spazio colmo di odori e vite immaginate, tra sguardi incorniciati da variopinti chador e gli inconfondibili tratti sbiaditi dei pochi autoctoni rimasti in circolazione. Ma basta riemergere in superficie per imbattersi nell&#8217;uniformità di ciascuna zona e ritrovarsi a mangiare economici platani fritti e pollo in salsa d&#8217;arachidi serviti da una longilinea ragazza con la pelle d&#8217;ebano. Oppure incappare in un bar dove non servono alcolici e l&#8217;essere l&#8217;unica donna ti fa sentire come un faro nel deserto.</p>
<p>Bruxelles è la città delle patatine fritte nello strutto, delle Jupiler “vuoto a rendere” e delle domeniche nei mercati di <strong>Clemenceau e Gare du Midi,</strong> dove per qualche ora pare di essersi teletrasportati fra le assordanti compravendite di una piazza marocchina. “Un euro, Un euro”, gridano a ritmo serrato gli strepitanti venditori in piedi sopra le distese di bancali di frutta e verdura. Dall&#8217;altra parte i chioschetti di panini, cibi esotici e dolci sconosciuti ti invitano a passare il tempo fra sfiziosi assaggini e cassette di frutta regalata all&#8217;orario di chiusura, mentre la flebile pioggia incessante continua a scivolare sulla rassegnata indifferenza dei passanti&#8230;
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		<title>In loving memory David</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Oct 2011 13:23:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Magro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Società e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[considera l'aragosta]]></category>
		<category><![CDATA[david foster wallace]]></category>
		<category><![CDATA[la scopa del sistema]]></category>
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		<category><![CDATA[zadie smith]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 12 settembre una collega esordisce su Skype dicendo: oggi è il terzo anniversario di morte di Foster Wallace. Sapevatelo. Ecco, buongiorno. Come ho fatto a scordarlo? Arrivo a casa e setaccio la mia Billy, che nasconde e mostra i tesori più nascosti, dal Dylan Dog a un Guccini autografato. Ma non divaghiamo. Dicevo che ritrovo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 12 settembre una collega esordisce su Skype dicendo: oggi è il terzo anniversario di morte di Foster Wallace. <em>Sapevatelo</em>. Ecco, buongiorno.</p>
<p>Come ho fatto a scordarlo? Arrivo a casa e setaccio la mia Billy, che nasconde e mostra i tesori più nascosti, dal Dylan Dog a un Guccini autografato. Ma non divaghiamo. Dicevo che ritrovo nello scaffale <strong>Brevi Interviste a Uomini Schifosi</strong> e <strong>Dieci Cose Divertenti che Non Farò Mai Più</strong> e mi tuffo nel genio letterario di David. Che scherzone ci hai fatto quando ti sei tolto la vita. Ci hai privato di una scrittura inconfondibile, filosofica e umana, spregiudicato senza eguali, di «un cervello che viene voglia di frequentare», come scrive Zadie Smith in una frase poi citata sulla retrocopertina di <strong><em>Considera l&#8217;Aragosta</em>.</strong></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/la-scopa-del-sistema.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11838" title="la scopa del sistema" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/la-scopa-del-sistema-194x300.jpg" alt="" width="155" height="240" /></a>Libri che sono anche raffinati esercizi di stile che conquista pagina dopo pagina e scritto dopo scritto.  Definito dal New York Times un &#8220;Émile Zola post-millennio&#8221; e &#8220;la mente migliore della sua generazione&#8221;.</p>
<p>Il suo romanzo d&#8217;esordio, <em><strong>La scopa del sistema</strong></em>, si ispira alla sua seconda tesi universitaria, ed esce nel 1987. A soli venticinque anni, si distingue per il suo stile ironico, complesso e acuto. Inevitabile sentirsi piccoli sfogliando le sue pagine, un coltissimo esercizio di romanzo nel romanzo, di racconto nel racconto, oltre che di analisi psicologica, sociale… Ça va sans dire.</p>
<p>I posteri, in genere, si danno una chiave di lettura, cercano di razionalizzare ciò a cui, comunque, non si può dare una logica. Rimane il vuoto che perdite del genere lasciano nei lettori: i vari &#8220;era troppo geniale&#8221; ed &#8220;era troppo grande&#8221; giustificano la perdita per riempire lo scarto mentale che si genera nei lettori tra la figura dello scrittore, grande, potente, geniale, appunto, quasi un supereroe letterario immortale e la figura dell&#8217;uomo debole e evidentemente problematico che emerge col suicidio. Per dirla con altre parole, è una dimostrazione di affetto, di sentimentalismo, da lettori accaniti.</p>
<p>Comunque non ho intenzione di tirare pipponi psicoanalitici sul parallelismo suicidio &amp; grandezza, però mancherai a tutti.</p>
<p>E poi sarà per quella tua affascinante e misteriosa malinconia, per il capello un  poco lungo e la barba incolta, perché sei bello in modo assurdo, ma mi mancherai.</p>
<p>&nbsp;
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