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	<title>Camminando Scalzi... Informazione Libera &#187; Libri</title>
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	<description>La blogzine libera</description>
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		<title>La traccia di Benni</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 16:25:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Obi-Fran Kenobi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[La traccia dell'angelo]]></category>
		<category><![CDATA[Sellerio editore]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Benni]]></category>

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		<description><![CDATA[Undici euro per un libretto di cento pagine in corpo sedici. "La traccia dell'angelo", il nuovo libro di Stefano Benni, delude fortemente, e non solo per questo motivo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.sellerio.it/upload/assets/files/841,it,4783/2118-3.jpg" alt="La traccia dell'angelo" width="224" height="313" />Su <a href="http://www.anobii.com/books/La_traccia_dellangelo/9788838925764/0164996a4da845d3fd/" target="_blank">anobii</a> tutti si chiedono cosa stia succedendo a Stefano Benni.<br />
Interrotta la storica collaborazione con Feltrinelli (temporaneamente, <a href="http://www.onli.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=36028:un-nuovo-benni-con-sellerio-addio-a-feltrinelli&amp;catid=596:libri&amp;Itemid=582" target="_blank">pare</a>), Benni passa da Milano a Palermo e contemporaneamente dalle stelle alle stalle. Sì, esatto.<br />
Undici euro per un libretto di cento pagine in corpo sedici, e sono soldi che qualsiasi fan del Lupo avrebbe sborsato volentieri&#8230; Se fossero state pagine contenenti qualcosa.<br />
Invece Benni sembra affondare inesorabilmente in quella deriva artistoide-metasatirica-melatonostalgica che si era già annusata nell&#8217;ultimo paio di romanzi, incapace di risalire a galla con idee nuove.<br />
Ne &#8220;La traccia dell&#8217;angelo&#8221; tutte le armi di Benni gli si ritorcono contro; ciò che era il suo cavallo di battaglia &#8211; la prosa &#8220;di pancia&#8221;, sgrammaticata e poetica &#8211; si imbizzarrisce e lo disarciona; i suoi assi nella manica &#8211; la quantità smodata di personaggi squinternati &#8211; diventano due di picche; la sua originalità stilistica &#8211; un amore indiscusso per la <em>fabula</em> con una certa sufficienza verso l&#8217;<em>intreccio</em> &#8211; si trasforma in un impacciato scimmiottamento auto-referenziale; la sintesi si disperde e muta in incompletezza.<br />
Voleva dire troppo, Benni? O forse non ha davvero più nulla da dire? Quando un autore è costretto a raccogliere con la punta delle unghie stralci autobiografici dal fondo del barile della sua creatività, è buono o cattivo segno?<br />
C&#8217;è di tutto e di più, in questo costoso libretto: sofferenza, malattia, morte, angeli, demoni, dottori, complotti, satira&#8230; Eppure niente di tutto questo, perché i personaggi e i concetti vengono derubati del tempo necessario a dispiegarsi. È un continuo rimandare il punto del discorso, finché non si arriva alla fine, in poche ore di lettura, e ci si accorge che non c&#8217;è nessun punto, forse anche nessun discorso, e che il racconto non ci ha lasciato nulla, nonostante il solito finale Benniano dolce-amaro, che però stavolta è forzato e vuoto: si percepisce chiaramente la commozione dell&#8217;autore, ma è un&#8217;emozione che rimane sulla carta &#8211; parola morta &#8211; senza raggiungere il lettore. Come ha intelligentemente commentato un lettore su anobii: sembrano <em>appunti</em> per un romanzo, non un romanzo vero e proprio.<br />
Negli anni sono stato mio malgrado costretto a rivedere e rivalutare tanti miei punti di riferimento. Con la morte nel cuore devo necessariamente consigliare di lasciare &#8220;La traccia dell&#8217;angelo&#8221; di Stefano Benni sulla mensola della libreria, o al massimo di andare alla FNAC e leggerlo nell&#8217;area relax.<br />
Come questo libro, anche questa recensione è breve e incompl
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		<title>In loving memory David</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Oct 2011 13:23:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Magro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Società e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[considera l'aragosta]]></category>
		<category><![CDATA[david foster wallace]]></category>
		<category><![CDATA[la scopa del sistema]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[zadie smith]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 12 settembre una collega esordisce su Skype dicendo: oggi è il terzo anniversario di morte di Foster Wallace. Sapevatelo. Ecco, buongiorno. Come ho fatto a scordarlo? Arrivo a casa e setaccio la mia Billy, che nasconde e mostra i tesori più nascosti, dal Dylan Dog a un Guccini autografato. Ma non divaghiamo. Dicevo che ritrovo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 12 settembre una collega esordisce su Skype dicendo: oggi è il terzo anniversario di morte di Foster Wallace. <em>Sapevatelo</em>. Ecco, buongiorno.</p>
<p>Come ho fatto a scordarlo? Arrivo a casa e setaccio la mia Billy, che nasconde e mostra i tesori più nascosti, dal Dylan Dog a un Guccini autografato. Ma non divaghiamo. Dicevo che ritrovo nello scaffale <strong>Brevi Interviste a Uomini Schifosi</strong> e <strong>Dieci Cose Divertenti che Non Farò Mai Più</strong> e mi tuffo nel genio letterario di David. Che scherzone ci hai fatto quando ti sei tolto la vita. Ci hai privato di una scrittura inconfondibile, filosofica e umana, spregiudicato senza eguali, di «un cervello che viene voglia di frequentare», come scrive Zadie Smith in una frase poi citata sulla retrocopertina di <strong><em>Considera l&#8217;Aragosta</em>.</strong></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/la-scopa-del-sistema.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11838" title="la scopa del sistema" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/la-scopa-del-sistema-194x300.jpg" alt="" width="155" height="240" /></a>Libri che sono anche raffinati esercizi di stile che conquista pagina dopo pagina e scritto dopo scritto.  Definito dal New York Times un &#8220;Émile Zola post-millennio&#8221; e &#8220;la mente migliore della sua generazione&#8221;.</p>
<p>Il suo romanzo d&#8217;esordio, <em><strong>La scopa del sistema</strong></em>, si ispira alla sua seconda tesi universitaria, ed esce nel 1987. A soli venticinque anni, si distingue per il suo stile ironico, complesso e acuto. Inevitabile sentirsi piccoli sfogliando le sue pagine, un coltissimo esercizio di romanzo nel romanzo, di racconto nel racconto, oltre che di analisi psicologica, sociale… Ça va sans dire.</p>
<p>I posteri, in genere, si danno una chiave di lettura, cercano di razionalizzare ciò a cui, comunque, non si può dare una logica. Rimane il vuoto che perdite del genere lasciano nei lettori: i vari &#8220;era troppo geniale&#8221; ed &#8220;era troppo grande&#8221; giustificano la perdita per riempire lo scarto mentale che si genera nei lettori tra la figura dello scrittore, grande, potente, geniale, appunto, quasi un supereroe letterario immortale e la figura dell&#8217;uomo debole e evidentemente problematico che emerge col suicidio. Per dirla con altre parole, è una dimostrazione di affetto, di sentimentalismo, da lettori accaniti.</p>
<p>Comunque non ho intenzione di tirare pipponi psicoanalitici sul parallelismo suicidio &amp; grandezza, però mancherai a tutti.</p>
<p>E poi sarà per quella tua affascinante e misteriosa malinconia, per il capello un  poco lungo e la barba incolta, perché sei bello in modo assurdo, ma mi mancherai.</p>
<p>&nbsp;
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		<title>Quando Mosca perdette la testa</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2011 11:40:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eva</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[bulgakov]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[maestro e margherita]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[stalin]]></category>

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		<description><![CDATA[Non intendo recensire questa pietra miliare della letteratura, che non ha certo bisogno del benestare di una semplice lettrice come me. Fiumi di inchiostro sono stati scritti su questa storia e sul suo autore, e molteplici sono i punti di vista sotto i quali è stato analizzato (politici, letterari, simbolici etc…). Vorrei qui solamente limitarmi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non intendo recensire questa pietra miliare della letteratura, che non ha certo bisogno del benestare di una semplice lettrice come me. Fiumi di inchiostro sono stati scritti su questa storia e sul suo autore, e molteplici sono i punti di vista sotto i quali è stato analizzato (politici, letterari, simbolici etc…). Vorrei qui solamente limitarmi a esprimere alcune personali riflessioni sorte dalla lettura di questo che ritengo essere un capolavoro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignleft" style="border-style: initial; border-color: initial;" src="http://static.guim.co.uk/sys-images/Arts/Arts_/Pictures/2008/12/11/bul.jpg" alt="Michail Afanas'evič Bulgakov" width="199" height="119" /></p>
<p><strong>“Il Maestro e Margherita”</strong>, su cui il medico <strong>Bulgakov</strong> cominciò a lavorare all’inizio degli anni trenta e che egli terminò poco prima della morte, subì svariate revisioni e addirittura, ad un certo punto, lo stesso autore ne bruciò il manoscritto.  Per fortuna “i manoscritti non bruciano” (frase del romanzo rimasta celebre), e grazie a nuove riscritture il romanzo è giunto a noi, postumo, sopravvivendo persino alla censura.</p>
<p>Lo stile è vario: satirico, ironico, a tratti grottesco quando l’autore narra le vicende di Mosca (e qui si nota l’ammirazione di Bulgakov per Gogol), lirico nelle vicende del Maestro e di Margherita e in quelle che si svolgono a Gerusalemme.</p>
<p>Lo sfondo è la Mosca stalinista degli anni ’30, città in cui giunge niente meno che Satana in persona, con il suo seguito di eccentrici aiutanti. Fattosi conoscere come un mago nero e illusionista, il “dottor Woland”, creerà non poco scompiglio nella capitale russa.</p>
<p>Pubblicare un tale romanzo poteva costare caro ai tempi della Russia stalinista.  Esso si prende gioco, infatti, della società e del tipo di umanità che il regime tentava di costruire. C’è ad esempio la critica  alla burocratizzazione della letteratura (come dimostra l’invenzione del“Massolit”, l’associazione degli scrittori a cui si accede solo tramite tessera e dove i talenti “maturano come ananas in una serra”). C’è  dell’ironia anche sull’ateismo di facciata, (l’ateo convinto Ivan ha l’impulso di proteggersi ponendosi un’icona sul petto) sull’immutato amore per il lusso e per ciò che è europeo (l’episodio del teatro), e sulla generale tendenza a spiegare ogni cosa in termini razionali e scientifici, tendenza che cela, in effetti,  il terrore verso ciò che viene definito impossibile, improbabile, inspiegabile.</p>
<p><img class="alignright" src="http://www.masterandmargarita.eu/images/05media/illustraties/spozio/spozio01.jpg" alt="" width="297" height="420" /></p>
<p>Il gruppo luciferino promette uno spettacolo di magia nera con “smascheramento finale”, e lo smascheramento consiste proprio nello svelare le reali debolezze dei moscoviti. Ogni intervento della cricca di Satana mina alle basi la fede nell’ordine costituito e mostra così che tutta la  prosopopea mostrata dai cittadini coinvolti nelle vicende nascondeva una profonda pavidità. Non è infatti quello del bene contro il male il tema su cui si gioca l’azione, (entrambi sembrano essere visti come necessari all’equilibrio del mondo) ma è quello del coraggio contro la viltà (“la viltà è il peccato peggiore” si legge nel romanzo). Il coraggio consiste nell’ accettare le forze primordiali che muovono il mondo, la viltà sta nel  diniego di queste. Chi afferma con baldanza la sua superiorità intellettuale viene privato della testa, ovvero del suo motivo di vanto. In generale tutti “perdono la testa”, cioè perdono il comune modo di pensare.</p>
<p>Di contro, vi è chi ha il coraggio di agire, di andare oltre le apparenze, riuscendo così a conquistare una maggiore consapevolezza, nuove capacità, nuovo vigore, e in fine una nuova vita. Margherita, ad esempio, è per l’appunto l’opposto della viltà. In nome di una vita più autentica accetta di correre gravi rischi e di trasformare completamente la sua natura. E’ lo stesso Korovev a incoraggiarla dicendole: “[…]in generale mi permetto l’ardire di consigliarle, Margherita Nikolaevna, di non avere mai paura di nulla”.</p>
<p>Cinici, pessimisti, calcolatori, pavidi o tronfi che siamo, potremmo anche noi aver bisogno, forse, di ricevere un brutto tiro di Behemot, o un dispetto di Korovev, di perdere, almeno ogni tanto, la testa e lanciarci liberamente nel cielo a cavallo di una scopa o di un grosso maiale, oppure di diventare invisibili, o di vedere il nostro cappello trasformarsi in un gatto o… “il diavolo sa cosa”!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>P.S.: per chi avesse letto il libro, o per chi non avesse voglia di leggerlo e ne volesse vedere però una versione filmica, segnalo una riduzione per la tv russa a puntate, sottotitolata in italiano, che considero la migliore mai  fatta del romanzo.</p>
<h1 id="watch-headline-title" style="text-align: center;"><a href="
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=xwlu5Wz-O_0">http://www.youtube.com/watch?v=xwlu5Wz-O_0</a></p>
<p></a></h1>
<p>&nbsp;
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		<title>Nel mare ci sono i coccodrilli &#8211; Recensione</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2011 09:27:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Caldarola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
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		<category><![CDATA[Enaiatollah Akbari]]></category>
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		<description><![CDATA[“Nel mare ci sono i coccodrilli, e potrebbe esserci qualunque cosa, in quel buio scuro” – è questa la convinzione di Hussein Alì, compagno di viaggio di Enaiatollah Akbari, il protagonista della storia vera raccontata da Fabio Geda. Hussein ha paura del mare, non lo conosce, e teme soprattutto di essere divorato dai coccodrilli. A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id='stb-box-3490' class='stb-custom_box' ><strong>Una nuova autrice su Camminando Scalzi</strong><br />
Vi presentiamo oggi <strong>Claudia Caldarola</strong>, docente di lettere che esordisce su Camminando Scalzi con la recensione del libro &#8220;Nel mare ci sono i coccodrilli&#8221; di Fabio Geda. Buona lettura!</div>
<p><em>“Nel mare ci sono i coccodrilli, e potrebbe esserci qualunque cosa, in quel buio scuro”</em> – è questa la convinzione di Hussein Alì, compagno di viaggio di <strong>Enaiatollah Akbari</strong>, il protagonista della storia vera raccontata da<strong> Fabio Geda</strong>. Hussein ha paura del mare, non lo conosce, e teme soprattutto di essere divorato dai coccodrilli.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/nel_mare_ci_sono_i_coccodrilli.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11370" title="nel_mare_ci_sono_i_coccodrilli" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/nel_mare_ci_sono_i_coccodrilli-240x300.jpg" alt="" width="240" height="300" /></a>A tre anni di distanza da “Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani”, Fabio Geda, educatore e animatore culturale torinese, nel 2010 è tornato a raccontare la storia di un ragazzino costretto dagli eventi a intraprendere un lungo e faticoso viaggio.</p>
<p><strong>“Nel mare ci sono i coccodrilli” è la storia vera di Enaiatollah Akbari</strong>, un bambino di dieci anni di etnia hazara, che intraprende un lungo e avventuroso viaggio dal suo paese, Nava, in Afghanistan, per sfuggire ai pashtun che reclamano la sua vita come risarcimento per un carico perso dal padre durante un trasporto. È sua madre a spingerlo ad allontanarsi dalla sua casa per sottrarlo alle minacce dei pashtun, dai quali lo divide l’appartenenza al gruppo religioso: loro, i pashtun, sunniti, Enaiatollah e la sua famiglia, sciiti. “La speranza di una vita migliore è più forte di qualunque sentimento”, dice Enaiatollah, cercando di spiegare a noi europei, lontanissimi nelle nostre esperienze quotidiane da tutto ciò che egli va raccontando, quanto possa essere dolorosa la scelta di una madre che, pur di offrire a suo figlio la speranza di un futuro differente, non esita ad affidarlo ai “trafficanti di uomini”.</p>
<p>Sin dall’incipit di questo libro irrompe la voce narrante del ragazzino, che, ormai stabilitosi in Italia, all’età di ventun’anni racconta in una sofferta e dettagliata narrazione le sue incredibili vicende: <strong> dall’Afghanistan fino in Italia, Enaiatollah ha affrontato pericoli, disagi, fatiche.</strong> Un lungo dialogo tra Fabio ed Enaiatollah è la struttura portante di questo libro: la voce di Geda interviene solo sporadicamente per sottolineare alcuni punti o sollecitare chiarimenti al suo interlocutore, lasciando spazio ai ricordi del ragazzo.</p>
<p>Pakistan, Iran (con due ritorni forzati in Afghanistan), Turchia, Grecia, e infine Italia: queste le tappe del suo cammino. Tra lunghe soste in vari paesi, durante le quali il ragazzo si guadagna da vivere lavorando duramente, e pericolose traversate a bordo di vari mezzi di trasporto, Enaiatollah incontra una varia umanità: silenziosi ma risoluti trafficanti che speculano sulla pelle dei ragazzi e degli uomini in fuga, in preda alla solitudine e alla disperazione; uomini che si fanno partecipi delle sofferenze altrui, ma che non hanno la possibilità di aiutare concretamente tutti coloro che ne avrebbero bisogno; compagni di viaggio più o meno solidali, ognuno con la propria vicenda di sofferenza alle spalle. Tra le tante avventure narrate, ce n’è una che colpisce in maniera duratura la sensibilità del lettore: la lunga traversata a piedi delle montagne tra Iran e Turchia, in compagnia di curdi, pachistani, iracheni, bengalesi; ventisette giorni di cammino, dodici persone su settantasetteche perdono la vita lungo il tragitto, vittime della fame, della stanchezza, del freddo.</p>
<p>Enaiatollah ce l’ha fatta, e oggi sente la necessità di raccontare il suo passato; noi allo stesso tempo proviamo il desiderio di ascoltare le sue parole. Il suo racconto ci mostra, da un lato, ciò che l’uomo è in grado di provocare quando perde di vista la sua umanità, quando persegue esclusivamente l’interesse; d’altra parte, la presenza di Enaiatollah tra di noi, al sicuro, accolto da una famiglia italiana e finalmente libero di studiare, è anche il segno dell’esistenza di uomini e donne che non si sottraggono alla richiesta d’aiuto di chi si trova in difficoltà.</p>
<p>Enaiatollah ha vinto: i talebani che, una mattina d’autunno, hanno chiuso la sua scuola e ucciso il suo maestro – “Il mullah Omar ha deciso di chiudere le scuole hazara”, dicono &#8211; nulla hanno potuto contro la sua voglia di vivere e il suo desiderio di avere un futuro migliore, di imparare. I talebani, ci spiega Enaiatollah, non sono solo afghani: tra di loro ci sono pachistani, marocchini, egiziani, senegalesi, tutti ignoranti che impediscono ai bambini di studiare affinché non capiscano che non fanno ciò che fanno in nome di Dio, ma per i loro sporchi interessi.</p>
<p><strong>Dalla voce di Enaiatollah Akbari giunge fino a noi una lucidissima e semplicissima analisi del senso dell’essere “umani”.</strong> In questa storia riconosciamo la storia di tutti coloro che sono costretti a lasciare la loro casa per andare in cerca di un futuro migliore, e che, da quel momento, orfani delle loro radici, si perdono nel grande mare dell’umanità: se riusciranno a raggiungere la loro mèta, non sarà solo grazie alla fortuna, alla tenacia e al coraggio, ma anche alla mano tesa di chi avrà visto in loro il proprio fratello.</p>
<p><div id='stb-container-4524' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-4524' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-4524' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita ?</p>
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		<title>La legge è uguale per tutti. Come lo sconto.</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 07:56:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Magro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi mesi si è combattutta una guerra silenziosa nel mondo dell&#8217;editoria italiana. Proviamo a riassumere le mosse salienti. Il Senato ha approvato un disegno di legge che stabilisce, tra le altre cose, la regolamentazione degli sconti effettuabili sui libri. In sostanza al prezzo di vendita non si potranno applicare sconti superiori al 15% (25%, nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi mesi si è combattutta una guerra silenziosa nel mondo dell&#8217;editoria italiana. Proviamo a riassumere le mosse salienti.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/libri.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-11328" title="libri" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/libri-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il Senato ha approvato un disegno di legge che stabilisce, tra le altre cose, la regolamentazione degli sconti effettuabili sui libri. In sostanza al prezzo di vendita non si potranno applicare sconti superiori al 15% (25%, nel caso di promozioni della durata massima di un mese). Il limite riguarda tanto le librerie indipendenti quanto le grandi librerie online che effettuano “vendite per corrispondenza”. Che, tradotto in parole povere, significa provare a contrastare l&#8217;attività di un colosso come Amazon.it.</p>
<p><em>[Qui però bisogna dirla tutta: Amazon fa – anzi, faceva – il 35% di sconto su parecchie novità. I libri arrivavano a casa in meno di 48 ore, laddove Ibs.it ci mette almeno 5 giorni. Se avete un Kindle e lo rompete, anche per vostra sbadataggine, ve lo sostituiscono gratis in due giorni, mandandolo dall'America, e se telefonate al servizio clienti non vi fanno passare da duecentro voci registrate ma parlate direttamente con degli impiegati gentilissimi. *Nessun* editore e/o distributore e/o retailer in Italia offre servizi simili. Tu chiamalo se vuoi capitalismo! Dalla prospettiva di noi lettori, Amazon era una pacchia! Ora, noi difendiamo la biodiversità editoriale (cioè culturale) e vogliamo bene a tutti gli editori  e a tutti i distributori, ma quando accidenti si decideranno a capire che la concorrenza si fa offrendo non solo libri belli ma anche servizi di qualità? E che il vero modo di limitare lo strapotere delle multinazionali à la Amazon non è porre lucchetti giuridici ma pensare e implementare un rapporto rinnovato con noi lettori, fatto di prezzi sensati, condivisione delle informazioni, servizi efficienti?]</em></p>
<p>La cosa interessante è che questa legge non riguarda gli ebook (su cui però vige ancora un’ IVA al 20%, contro il 4% dei testi cartacei).  Mercato ancora troppo piccolo per essere regolato? Terra di nessuno, dove vige la legge del più forte? Immaginiamo che conseguenze possa avere questa singolare dimenticanza del legislatore: da qui a 3-5 anni il mercato degli ebook crescerà anche in Italia e diventerà una parte consistente dell&#8217;editoria, dunque la torta si farà più grande e saporita e i più agguerriti vi si getteranno sopra senza remore. Ora come ora la conseguenza primaria è evidente: conviene molto di più vendere ebook che libri di carta, visto che ciascun retailer può applicare le politiche di prezzo (cioè fare gli sconti) che ritiene più opportune. Probabilmente si  assistera a un proliferare di editori digitali e rivenditori di ebook.</p>
<p>Per dovere di cronaca sarebbe più corretto illustrare tutti i punti e le specifiche della proposta ma siccome la giurisprudenza non si impara leggendo qualche post in rete, è forse più onesto rimandarvi direttamente al <a href="http://nuovo.camera.it/view/doc_viewer_full?url=http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp%253Fcodice%253D16PDL0008770&amp;back_to=http://nuovo.camera.it/126%253FPDL%253D1257%2526leg%253D16%2526tab%253D2%2526stralcio%253D%2526navette%253D">testo integrale della legge</a>.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/libri_scolastici.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-11329" title="libri_scolastici" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/libri_scolastici-300x215.jpg" alt="" width="300" height="215" /></a>E proprio Marco Cassini di Minimun Fax, è stato uno dei primi ad intervenire direttamente sulla questione con un lungo e appassionato post sul <a href="http://www.minimaetmoralia.it/?p=4701">blog della casa editrice </a>(in cui cui cita un articolo di <a href="http://www.minimaetmoralia.it/?p=4625" target="_blank">Simone Barillari</a>). A Cassini ha risposto poi, dalle pagine del suo sito personale, Luca Sofri (&#8220;<a href="http://www.wittgenstein.it/2011/07/06/il-servizio-pubblico-e-i-libri/" target="_blank">Il Servizio pubblico e i libri</a>&#8220;). Ma da questi scambi è nato anche un altro filone di discussione: quello della “descrescita editoriale”, ovvero della possibilità cambiare le prospettive del mondo editoriale iniziando a pensare più in termini di qualità che di quantità. Sul blog di <a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2011/07/18/la-bolla-delleditoria/comment-page-1/" target="_blank">Loredana Lipperini</a> c&#8217;è un&#8217;ottima sintesi e un&#8217;interessente discussione succesisva. Il dibattito può sembrare ovvio e la risposta scontata (in questo settore è abbastanza logico preferire la qualità) ma non lo è poi tanto: come <a href="http://www.wittgenstein.it/2011/07/15/meno-libri/">scrive Sofri</a>: <strong>“</strong><em>e dei lettori che leggono solo i libri brutti che facciamo? Non gli diamo più niente?”</em></p>
<p>Che si fa? La smettiamo coi libri dei calciatori e ne facciamo due l&#8217;anno ma belli belli in modo assurdo?
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		<title>Pic-nic che fai, libro che leggi.</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 06:30:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Magro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Estate: tempo di vita all’aria aperta e di amene colazioni sull’erba. E vuoi non avere la compagnia di un libro scelto ad hoc? Se le idee in proposito scarseggiano, ci pensa il Guardian a venire in nostro soccorso con un decalogo di titoli a tema con tanto di spunti per il menù. Che tipi siete? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Estate: tempo di vita all’aria aperta e di amene colazioni sull’erba. E vuoi non avere la compagnia di un libro scelto ad hoc? Se le idee in proposito scarseggiano, ci pensa il <a href="http://www.guardian.co.uk/culture/gallery/2011/jul/03/literary-fiction-martinamis?picture=376370582#/?picture=376370530&amp;index=0"><em>Guardian</em></a> a venire in nostro soccorso con un decalogo di titoli a tema con tanto di spunti per il menù.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/9788863110678g.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-11146" title="9788863110678g" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/9788863110678g.jpg" alt="" width="140" height="197" /></a>Che tipi siete? Stringete tra le mani un mattone alla <em>Moby Dick</em>, che grida <em>&#8220;sono fedele, paziente, abituato a faticare&#8221;, </em>l’italianissimo e intramontabile Camilleri o  la trilogia di Uomini che odiano le donne?</p>
<p>In ogni caso se sfogliate qualcosa di più delle pagine rosa della <em>Gazzetta</em> e avete in mente una gita in libreria subito dopo aver confezionato i panini, ecco alcuni consigli direttamente made in Britain.</p>
<p>Se sperate che l’ambientazione bucolica porti a validi risultati, il libro che fa per voi è senza dubbio <em>Donne innamorate</em> di quella vecchia volpe di D. H. Lawrence. Altri super classici adatti all’occasione sono il racconto <em>Il duello</em> di Čhekhov e il romanzo <em>Emma</em> dell’onnipresente Jane Austen, mentre per i più fortunati che si possono permettere una capatina al mare il libro consigliato è &#8211; <em>ça va sans dire</em> &#8211; <em>Gita al faro</em> di Virgina Woolf.</p>
<p>Se avete bisogno di emozioni forti, invece, è consigliabile rifugiarsi nelle pagine di libri come <em>Dead</em> <em>Babies</em> di Martin Amis o <em>L’amore fatale</em> di Ian McEwan, mentre se avete voglia di sognare un po’ il libro adatto a voi è sicuramente <em>Il Vento fra i salici</em> di Kenneth Grahame.</p>
<p>Avete in mente altro? A voi lettori l’ardua sentenza.</p>
<div id='stb-container-7509' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-7509' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-7509' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita ?</p>
<p>Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="../collabora-con-noi">trovate qui</a>. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi.</div></div>
<p>&nbsp;
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		<title>Le mille bocche della nostra sete &#8211; Recensione</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/le-mille-bocche-della-nostra-sete-recensione.html</link>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 15:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Kathrine</dc:creator>
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		<category><![CDATA[guido conti]]></category>
		<category><![CDATA[mondadori]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; “Tu sei nei miei pensieri e lì nessuno ti può toccare. Non so come farò quest’inverno. L’inverno mi fa paura. Ho paura di aver perso anche la felicità della neve come ho perso l’infanzia in collegio. Tu sei il sasso che ha infranto il vetro.” È nell’estate del 1946, in un’Italia ancora distrutta dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><em><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/41783_103689363028953_7667_n.jpg"><img class="size-medium wp-image-10946 alignright" title="le mille bocche della nostra sete" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/41783_103689363028953_7667_n-195x300.jpg" alt="le mille bocche della nostra sete" width="137" height="210" /></a>“Tu sei nei miei pensieri e lì nessuno ti può toccare. Non so come farò quest’inverno. L’inverno mi fa paura. Ho paura di aver perso anche la felicità della neve come ho perso l’infanzia in collegio. Tu sei il sasso che ha infranto il vetro.”</em></p>
<p>È nell’estate del 1946, in un’Italia ancora distrutta dalla guerra, ma proprio per questo fiduciosa nella ricostruzione e nella rinascita, speranzosa per un futuro migliore, che Emma e Marzia si incontrano. Emma ragazzina eccentrica e lunatica, Marzia tranquilla e silenziosa, che ritorna in città dopo anni di collegio in Svizzera.</p>
<p>Una storia d’amore, sì, di quell’amore straziante e a tratti ossessivo, vissuto a pieno tra la gioia di essersi trovate, i dubbi sulla loro sessualità, e la paura di essere scoperte. Importanti sono anche i personaggi dei genitori di entrambe. Lo spettro della madre di Emma, dall’aspetto e dalla personalità contrastante; la figura del padre, ossessionato dalla figlia nei confronti della quale, come lui stesso afferma, è difficile provare solo sentimenti paterni. L’opportunismo del padre di Marzia invece è il fulcro di tutta la storia: se non avesse deciso di mandare Marzia a trascorrere le vacanze da Emma, pensando così di facilitare la collaborazione del padre di quest’ultima nella sua fabbrica, le ragazze non si sarebbero mai innamorate.</p>
<div id="attachment_10947" class="wp-caption alignleft" style="width: 165px"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/03GuidoConti.jpg"><img class="size-medium wp-image-10947     " title="03GuidoConti" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/03GuidoConti-300x279.jpg" alt="" width="155" height="144" /></a><p class="wp-caption-text">Guido Conti</p></div>
<p>La madre di Marzia è un personaggio debole e insicuro in apparenza e a tratti ambiguo. Le paure delle ragazze si rivelano fondate, il loro amore deve fare i conti con i pregiudizi  del mondo degli adulti. Marzia fugge da quell’amore “malsano e deviato” (così definito dalla stessa). Le due sembrano divise per sempre: Emma costretta ad andare a studiare in Inghilterra, Marzia data in sposa all’odiato Pierre e trasferitasi a Buenos Aires. Dopo anni di lontananza le loro strade sembrano destinate ad incrociarsi ancora.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il libro di<strong> Guido Conti</strong> (<a href="http://www.zam.it/biografia_Guido_Conti" target="_blank">qui</a> una biografia), edito da Mondadori, è un libro sicuramente leggero, ma che indaga in modo molto sottile la psicologia di tutti i personaggi. La passione di due ragazze vissuta tra la semplicità e la freschezza della loro giovane età e una sensualità concreta.</p>
<p>Kathrine.</p>
<div id='stb-container-3438' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-3438' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-3438' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita ?</p>
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<p>&nbsp;
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		<title>Etty Hillesum: il cuore pensante della baracca.</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/etty-hillesum-il-cuore-pensante-della-baracca.html</link>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 07:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Asti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Diario 1941-1943]]></category>
		<category><![CDATA[Etty Hillesum]]></category>
		<category><![CDATA[nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[seconda guerra mondiale]]></category>

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		<description><![CDATA[Marzo 1941 L’Olanda è teatro di paura e restrizione. La minaccia della Germania nazista fermenta senza sosta e dà vita a ghetti e campi di lavoro. Il 29 aprile 1942, la stella di David diviene la “lettera scarlatta” sulle giacche degli ebrei. Poco dopo, iniziano le deportazioni di massa. Westerbork diventa il preludio ad Auschwitz [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Marzo 1941</strong></p>
<p><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/-vTF5Hfe1Uac/TYwGKbE7iqI/AAAAAAAAAB4/HL_UCe29kDc/s320/AJUDEDAVID1.jpg" alt="" width="134" height="115" />L’Olanda è teatro di paura e restrizione.</p>
<p>La minaccia della Germania nazista fermenta senza sosta e dà vita a ghetti e campi di lavoro.</p>
<p>Il 29 aprile 1942, la stella di David diviene la “lettera scarlatta” sulle giacche degli ebrei.<br />
Poco dopo, iniziano le deportazioni di massa.</p>
<p>Westerbork diventa il preludio ad Auschwitz e meta degli ebrei olandesi.</p>
<p><strong>Domenica 9 marzo 1941</strong></p>
<p><em>“Avanti, allora! È un momento penoso, quasi insormontabile: devo affidare il mio animo represso a uno stupido foglio di carta a righe.”</em></p>
<p>Etty Hillesum assegna al suo diario l’acuta percezione del mondo e di sé. Una scrittura difficilmente decifrabile inizia a riempire le pagine di tanti quaderni destinati a essere testimoni muti fino al 1981. Esther Hillesum era nata il 15 gennaio 1914 a Middelburg, Olanda. Figlia del Dottor L. Hillesum, insegnante di Lingue classiche e di Rebecca Bernstein, nata in Russia e giunta ad Amsterdam in seguito a un pogrom, Etty crebbe con i suoi due fratelli in una famiglia dal matrimonio burrascoso. Divenne preside del Ginnasio, nutrì grande interesse per la lettura e la filosofia e si laureò in Giurisprudenza ad Amsterdam. Successivamente, si iscrisse alla facoltà di Lingue Slave e intraprese lo studio della psicologia. All’epoca dei diari, Etty lavorava come segretaria presso lo studio di Julius Spier, fondatore della psicochirologia, sostenuto da Jung.</p>
<p>Spier diventa il fulcro delle emozioni e delle riflessioni di Etty, che apre il diario citando il signor “S.” Più giovane di ben 27 anni, fu conquistata dalla sua personalità magica e divenne sua amante e compagna intellettuale. Spier  influì sul suo cammino spirituale, atto alla ricerca dell’essenzialità, dell’umanità contrastata dal brutale che regnava intorno a loro.</p>
<p><strong><em> Lunedì 4 agosto 1941</em></strong></p>
<p><img class="size-full wp-image-10065 alignright" title="nazismo4" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/nazismo4.jpeg" alt="" width="250" height="177" /></p>
<p><em>“S. dice che l’amore per tutti gli uomini è superiore all’amore per un uomo solo: perché l’amore per il singolo è una forma di amore di sé.”</em></p>
<p>Il rapporto tra  Etty e Dio muta visibilmente, e tutt’oggi appare una religiosità opposta alla convenzionalità.<br />
È un percorso del tutto personale che si allontana da chiese e sinagoghe per realizzarsi nel contatto con l’io  celato.</p>
<p><em>“Quando prego” </em>scrive <em>”non prego mai per me stessa, prego sempre per gli altri, oppure dialogo in modo pazzo, infantile o serissimo con la parte più profonda di me, che per comodità io chiamo “Dio”.</em></p>
<p>L’incubo nazista risultò sempre più tangibile, e il 15 luglio 1942 Etty è costretta dagli amici a lavorare come dattilografa al Consiglio Ebraico, costituito da venti ebrei socialmente elevati che avevano alle dipendenze molti funzionari. Quest’organizzazione nacque sotto pressione dei tedeschi, e per  il Consiglio rappresentava la salvezza degli ebrei. Nelle mani dei nazisti divenne un’arma sottile.</p>
<p>Poco dopo, Amsterdam visse la prima retata a cui lei decise di unirsi spontaneamente per non sottrarsi alla sorte del suo popolo, e soprattutto per portare “luce” agli altri. Fino al settembre 1943, rimase a Westerbork e lavorò all’ospedale locale ma potè più volte, grazie a un permesso, tornare ad Amsterdam. Il primo di questi permessi le consentì di scrivere l’ultima parte del diario. Più tardi, gli amici  tentarono ripetutamente di convincerla a nascondersi, arrivando a rapirla. Lei si rifiutò.</p>
<p>Il <strong>7 settembre 1943</strong>, fu deportata con la famiglia.<br />
Lanciò una cartolina dal treno che fu raccolta: &#8220;abbiamo lasciato il campo cantando”.</p>
<p>Morì ad Auschwitz il 30 novembre 1943. I riferimenti biografici non possono rappresentare  quasi nulla di Etty.<br />
A parlare sono i suoi diari.</p>
<p><strong>Sabato 14 giugno 1941</strong></p>
<p><em>“Di nuovo arresti, terrore, campi di concentramento, sequestri di padri sorelle e fratelli. Ci s’interroga sulla vita, ci si domanda se essa abbia ancora un senso: ma per questo bisogna vedersela esclusivamente con sé stessi, e con Dio. Forse ogni vita ha il proprio senso, forse ci vuole una vita intera per riuscire a trovarlo. Comunque, io  ho smarrito qualsiasi rapporto con la vita e con le cose, mi sembra che tutto avvenga per caso e che ci si debba staccare interiormente da ognuno e da ogni cosa. Tutto sembra così minaccioso e sinistro, e ci si sente anche così impotenti. </em></p>
<p><em>Non siamo nient’altro che botti vuote in cui si sciacqua la storia del mondo. O tutto è casuale, o niente lo è.</em></p>
<p><em>Se io credessi nella prima affermazione non potrei vivere, ma non sono ancora convinta della seconda”</em></p>
<p>Prosegue scrivendo:</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>“E così la tua vita è un passare da un parto all’altro. Forse dovrò spesso cercare il mio parto, la mia liberazione in un cattivo pezzo di prosa, così come un uomo spinto dal bisogno trova la sua liberazione in quella che, detto energicamente, si chiama “puttana”, perché a volte si grida per partorire, in ogni modo.”</em></p>
<p>Nel fermento di un presagio, Etty visualizza la sua deportazione.<br />
Una visualizzazione così intensa da risultare già un ricordo:</p>
<p><strong><em> 29 giugno 1942</em></strong></p>
<p><img class="size-full wp-image-10063 alignright" title="etty-hillesum-in-study" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/etty-hillesum-in-study.jpeg" alt="" width="218" height="296" /></p>
<p><em>“Sono già morta mille volte in mille campi di concentramento. So tutto quanto e non mi preoccupo più per le notizie future: in un modo o nell’altro, so già tutto. Eppure trovo questa vita bella e ricca di significato. Ogni minuto.”</em></p>
<p><em>“Stanotte ho sognato che dovevo preparare la valigia&#8230;Rimarrà ancora posto per la Bibbia in un angolino. E se possibile per ”il libro d’ore” e per le “ Lettere a un giovane poeta”  di Rilke. E mi piacerebbe portare con me i vocabolarietti russi e L’Idiota per non perdere l’esercizio della lingua.”</em></p>
<p>L’evoluzione spirituale, la crescita e la creazione di un contro-dramma, come definisce il curatore dei diari, danno vita a parole nuove, mature, rispetto alla sua prospettiva iniziale. Etty scrive:</p>
<p><em>“In me non c’è un poeta, in me c’è un pezzetto di Dio che potrebbe farsi Poesia. In un campo deve pur esserci un poeta, che da poeta viva anche quella vita e la sappia cantare. Di notte, mentre ero coricata nella mia cuccetta, circondata da donne e ragazze che russavano piano, o sognavano ad  alta voce, o piangevano silenziosamente, o si giravano e si rigiravano &#8211; donne e ragazze che dicevano così spesso durante il giorno ”non vogliamo pensare”, ”non vogliamo sentire, altrimenti diventiamo pazze” &#8211; a volte provavo un’infinita tenerezza, me ne stavo sveglia e lasciavo che mi passassero davanti gli avvenimenti ,le fin troppe impressioni  di un giorno fin troppo lungo e pensavo: ”Su, lasciatemi essere il cuore pensante di questa baracca.”</em></p>
<p>J. G. Gaardlandt tradusse e curò la pubblicazione dei diari nel 1981. Prima di lui, vari editori non ritennero carico di valore il testo di Etty. Dopo soli due anni dalla pubblicazione della prima edizione olandese, fu sfiorata la quattordicesima ristampa: 150.000 copie vendute. L’Olanda accolse con entusiasmo la vita di Etty, che oggi risulta essere un vademecum. Il risultato del lavoro di J.G.Gaardlandt fu che il diario vide la luce in Germania, Francia, Norvegia, Finlandia, Danimarca, Svezia, Canada, Italia, Stati Uniti e Inghilterra.</p>
<p>Così termina il diario di Esther Hillesum:</p>
<p><em> “Si vorrebbe essere un balsamo per molte ferite.”</em></p>
<p><em>___________________________________________________<br />
</em><em>Le citazioni sono tratte da “</em>Diario 1941-1943<em>” di Etty Hillesum.</em>
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		<title>Christine de Pizan &#8211; Da musa ad autrice</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 11:36:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paola Asti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Christine de Pizan]]></category>
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		<category><![CDATA[Mary Wollstonecraft]]></category>
		<category><![CDATA[Michelangelo]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[saffo]]></category>
		<category><![CDATA[Sibilla Aleramo]]></category>
		<category><![CDATA[Sylvia Plath]]></category>

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		<description><![CDATA[“Ahimè, mio Dio, perché non mi hai fatta nascere maschio? Tutte le mie capacità sarebbero state al tuo servizio, non mi sbaglierei in nulla e sarei perfetta in tutto, come gli uomini dicono di essere&#8230;” Le parole di Christine de Pizan risuonano ancora oggi, cariche di attualità. Questa poetessa vissuta tra il 1365 e il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id='stb-box-3342' class='stb-custom_box' ><strong>Una nuova autrice su Camminando Scalzi.it</strong></p>
<p><strong> </strong>L&#8217;articolo di oggi è scritto da <strong>Paola Asti</strong>, che si presenta citando Sylvia Plath, e parlandoci delle donne che hanno influito nella poesia e nell&#8217;affermazione dei diritti delle donne.</p>
<p>&#8220;<em>Io sono verticale. Ma preferirei essere orizzontale</em>&#8221;  (Sylvia Plath)</div>
<p><em><strong>“Ahimè, mio Dio, perché non mi hai fatta nascere maschio? Tutte le mie capacità sarebbero state al tuo servizio, non mi sbaglierei in nulla e sarei perfetta in tutto, come gli uomini dicono di essere&#8230;”</strong></em></p>
<p>Le parole di <strong>Christine de Pizan</strong> risuonano ancora oggi, cariche di attualità.</p>
<p>Questa poetessa vissuta tra il 1365 e il 1430 denuncia, come tante altre, la messa in ombra delle donne recluse tra le mura domestiche e impossibilitate nell’accesso alla cultura. La letteratura maschile si è imposta con tanto fervore grazie a una mancata letteratura femminile che fermentava negli animi delle donne evitando, quasi sempre, di prendere forma sulla carta.</p>
<div id="attachment_9834" class="wp-caption alignright" style="width: 171px"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/emily-dickinson.gif"><img class="size-medium wp-image-9834  " src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/emily-dickinson-230x300.gif" alt="" width="161" height="210" /></a><p class="wp-caption-text">Emily Dickinson</p></div>
<p>Perché abbiamo assistito alla rappresentazione della donna?</p>
<p>Eventi ed evoluzioni di ogni tipo hanno contribuito a tener spenta una luce che potesse risaltare i versi di una mano femminile, ma nonostante questo la donna e la Poesia hanno dato vita a uno splendido connubio. Canti di dolore o d’amore, gelosie, rese, speranze, tradimenti, guerre da combattere in solitudine nell’evidenza di una vita immutabile, versi gettati come liberazione su carta, quella carta amica intima o lettera portatrice di utopie. Christine de Pizan è stata una delle tante rappresentanti del suo sesso che, armata di penna, ha vissuto il suo tempo e i riflessi di quest’ultimo sul suo essere donna.</p>
<p>La lotta di una poetessa non ha termine né limite in quanto tesa a scavalcare posizioni e imposizioni sociali che fanno della sua persona una figura-oggetto priva di voce propria. Da Saffo a oggi, riviviamo tramite donne che esprimendo la loro sensibilità hanno segnato la storia della letteratura e soprattutto la loro storia personale. Tra le voci che più emergono è doveroso ricordare la combattiva Olympe de Gouges, autrice della “<strong>Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina</strong>” nella Francia del 1791. Questo testo giuridico portò la nascita di nuove concezioni della donna e la morte, due anni dopo, di colei che le scrisse<em>, </em>condannata <em>“per aver dimenticato le virtù che convengono al suo sesso ed essersi immischiata nelle cose della Repubblica”.</em></p>
<div id="attachment_9835" class="wp-caption alignleft" style="width: 194px"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/sylvia-plath.jpg"><img class="size-medium wp-image-9835 " src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/sylvia-plath-255x300.jpg" alt="" width="184" height="216" /></a><p class="wp-caption-text">Sylvia Plath</p></div>
<p>Vittoria Colonna, decantata da Michelangelo, fu una delle voci più autorevoli del Rinascimento; “L’oppressione della donna” e la fervente lotta di Mary Wollstonecraft segnarono l’Inghilterra di fine ‘700. Seguirono le prodigiose mani di Jane Austen e delle sorelle Brontë per arrivare alla ricercata solitudine di Emily Dickinson. Una vita nell’amore e una poetica a far da sfondo furono gli elementi costitutivi di Sibilla Aleramo. La coniugazione tra il ruolo di scrittrice e quello di moglie segna la ricerca di <strong>Sylvia Plath</strong>, finita con l’autodistruzione della poetessa, che ha lasciato una forte impronta nel ‘900.</p>
<p>Nessuna di loro è più importante dell’altra. Ognuna di queste voci ha contribuito, a suo modo, alla formazione di ognuno di noi.</p>
<p>Queste donne sono sorelle nelle passioni, nelle armi e nella lotta. Mai del tutto personale.</p>
<p><em>“Uomo, sei capace d’essere giusto? È una donna che ti pone la domanda; tu non la priverai almeno di questo diritto. Dimmi? Chi ti ha concesso la suprema autorità di opprimere il mio sesso? La tua forza? Il tuo ingegno? Osserva il Creatore nella sua saggezza; scorri la natura in tutta la sua grandezza, di cui tu sembri volerti raffrontare, e dammi, se hai il coraggio, l’esempio di questo tirannico potere.</em></p>
<p><em>Risali agli animali, consulta gli elementi, studia i vegetali, getta infine uno sguardo su tutte le modificazioni della materia organizzata; e rendi a te l’evidenza quando te ne offro i mezzi; cerca, indaga e distingui, se puoi, i sessi nell’amministrazione della natura. Dappertutto tu li troverai confusi, dappertutto essi cooperano in un insieme armonioso a questo capolavoro immortale.<br />
Solo l’uomo s’è affastellato un principio di questa eccezione. Bizzarro, cieco, gonfio di scienza e degenerato, in questo secolo illuminato e di sagacità, nell’ignoranza più stupida, vuole comandare da despota su un sesso che ha ricevuto tutte le facoltà intellettuali; pretende di godere della rivoluzione, e reclama i suoi diritti all’uguaglianza, per non dire niente di più.”</em><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> Olympe de Gouges </em></p>
<p><div id='stb-container-5109' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-5109' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-5109' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="../collabora-con-noi">trovate qui</a>. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi.</div></div>
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		<title>Manifesto per la felicità &#8211; Recensione</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Apr 2011 14:51:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Lutzu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[alternativa]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
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		<category><![CDATA[Economia Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[manifesto per la felicità]]></category>
		<category><![CDATA[OCSE]]></category>
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		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[stefano bartolini]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

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		<description><![CDATA[Qual è il prezzo che stiamo pagando in nome della nostra prosperità economica? La nascita di indicatori attendibili per misurare la felicità di un paese ha aperto una lunga serie di dibattiti sulla maniera più efficace per stabilire il livello di benessere di una comunità. Quello che sembra ormai certo è che il PIL da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id='stb-box-4021' class='stb-custom_box' ><strong>Un nuovo autore su Camminando Scalzi.it</strong></p>
<p>Federico esordisce sulla blogzine recensendo il libro &#8220;Manifesto per la felicità&#8221;. Si presenta con una semplice frase&#8230;<br />
&#8220;<em>Dati Biografici: io sono ancora di quelli che credono, con Croce e Calvino, che di un autore contano solo le sue opere (quando contano, naturalmente). A differenza di loro, io sono ancora vivo</em>&#8221;</p>
<p style="text-align: right;">&#8230;benvenuto su Camminando Scalzi.it </div>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/manifesto-per-la-felicità.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9404" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/manifesto-per-la-felicità.jpg" alt="" width="147" height="220" /></a>Qual è il prezzo che stiamo pagando in nome della nostra prosperità economica?</p>
<p>La nascita di indicatori attendibili per misurare la felicità di un paese ha aperto una lunga serie di dibattiti sulla maniera più efficace per stabilire il livello di <strong>benessere </strong>di una comunità. Quello che sembra ormai certo è che il <strong>PIL</strong> da solo non basta.</p>
<p>Scorrendo la classifica della felicità mondiale, troviamo in testa  paesi come Messico, Colombia e Vietnam, tutti ben al di sopra degli USA, che tra i paesi occidentali è il fanalino di coda. Una situazione paradossale. Com’è possibile che un’aspettativa di vita più alta, maggiore <strong>democrazia</strong>, migliore istruzione e un largo accesso ai <strong>beni di consumo </strong>non si traducano di fatto in un aumento del benessere dei cittadini? Il libro di Stefano Bartolini analizza il “<strong>paradosso della felicità</strong>” e individua possibili soluzioni.</p>
<p>Per l’autore<strong> il cuore del problema è relazionale</strong>: sul lungo periodo, nelle società occidentali, si è registrato infatti un degrado nella qualità delle interazioni sociali. Maggiore <strong>individualismo </strong>ed esperienze relazionali meno frequenti e gratificanti rappresentano la chiave per spiegare il paradosso.  Secondo Bartolini quindi è possibile e necessario trovare <strong>alternative </strong>per coniugare prosperità, economia e felicità.</p>
<p>Migliorare la qualità della scuola, del lavoro, della sanità, dei consumi con proposte concrete è la <strong>sfida </strong>che ci lancia questo libro.</p>
<p><em><strong><a href="http://www.econ-pol.unisi.it/bartolini/index_eng.html">Stefano Bartolini</a></strong> insegna Economia Politica presso la facoltà di Economia &#8220;Richard M. Goodwin&#8221; dell&#8217;Università di Siena. Ha pubblicato numerosi articoli sulle più autorevoli riviste scientifiche.  Questo è il suo primo libro.</em></p>
<div id='stb-container-1389' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-1389' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-1389' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/collabora-con-noi">trovate qui</a>. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi.</div></div>
<p><em><br />
</em>
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