<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Camminando Scalzi... Informazione Libera &#187; Interviste</title>
	<atom:link href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/category/spettacolo/interviste/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress</link>
	<description>La blogzine libera</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Feb 2012 07:45:44 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Intervista a Mario Fresa, Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione (parte 2)</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/intervista-a-mario-fresa-sostituto-procuratore-generale-presso-la-corte-di-cassazione-parte-2.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/intervista-a-mario-fresa-sostituto-procuratore-generale-presso-la-corte-di-cassazione-parte-2.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 12:47:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Richpoly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[anm]]></category>
		<category><![CDATA[concorso]]></category>
		<category><![CDATA[consiglio superiore magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[giudice]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[magistrato]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Fresa]]></category>
		<category><![CDATA[mestiere]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[pretore]]></category>
		<category><![CDATA[procuratore genrerale corte di cassazione]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica italiana]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=12529</guid>
		<description><![CDATA[Cosa sono le “correnti” all’interno della magistratura? Per “correnti” della magistratura si intendono le diverse associazioni di magistrati che si riconoscono tutte all’interno dell’Associazione Nazionale Magistrati. L’A.N.M., nata nel lontano 1909, sciolta nel ventennio fascista e ricostituita nel 1945, ai sensi dell’art. 2 dello Statuto, si propone i seguenti scopi: 1) dare opera affinché il carattere, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><div id='stb-box-1674' class='stb-custom_box' >Questa è la seconda parte dell&#8217;intervista rilasciata da Mario Fresa, Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, ex membro del Consiglio Superiore della Magistratura. Abbiamo approfondito diverse tematiche, dal rapporto tra la magistratura e la politica alla separazione delle carriere, sino ad un&#8217;accurata analisi della situazione attuale della giustizia italiana. Trovate qui la <strong><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/intervista-a-mario-fresa-sostituto-procuratore-generale-presso-la-corte-di-cassazione-parte-1.html" target="_blank">prima parte</a></strong></div></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa sono le “correnti” all’interno della magistratura?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per “correnti” della magistratura si intendono le diverse associazioni di magistrati che si riconoscono tutte all’interno dell’Associazione Nazionale Magistrati. L’A.N.M., nata nel lontano 1909, sciolta nel ventennio fascista e ricostituita nel 1945, ai sensi dell’art. 2 dello Statuto, si propone i seguenti scopi: 1) dare opera affinché il carattere, le funzioni e le prerogative del potere giudiziario, rispetto agli altri poteri dello Stato, siano definiti e garantiti secondo le norme costituzionali; 2) propugnare l&#8217;attuazione di un Ordinamento Giudiziario che realizzi l&#8217;organizzazione autonoma della magistratura in conformità delle esigenze dello Stato di diritto in un regime democratico; 3) tutelare gli interessi morali ed economici dei magistrati, il prestigio e il rispetto della funzione giudiziaria; 4) promuovere il rispetto del principio di parità di genere tra i magistrati in tutte le sedi associative ed in particolare assicurare la presenza equilibrata di donne ed uomini negli organismi dirigenti centrali, distrettuali e sottosezionali dell&#8217;Associazione, nonché in tutte le articolazioni del lavoro associativo e nei casi in cui l&#8217;Associazione sia chiamata a designazioni di suoi rappresentanti; 5) dare il contributo della scienza ed esperienza della magistratura nella elaborazione delle riforme legislative, con particolare riguardo all&#8217;Ordinamento Giudiziario.</p>
<p style="text-align: justify;">Come si vede, l’A.N.M. non può definirsi soltanto come il sindacato dei magistrati, ma è un organo che contribuisce in modo rilevante alla c.d. politica giudiziaria, nell’ottica di un miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia della Giustizia, al servizio dei cittadini. Le c.d. correnti della magistratura non rappresentano altro che le diverse culture esistenti tra i magistrati e i diversi approcci possibili all’esame e alla soluzione dei comuni problemi degli uffici giudiziari. Direi che da questo punto di vista rappresentano la linfa vitale del sistema giudiziario italiano; sono centri di elaborazione di idee e di progetti volti a migliorare il funzionamento della Giustizia e che, attraverso l’A.N.M., interagiscono con il mondo politico, sottoponendo al Governo e al Parlamento il punto di vista per così dire “tecnico” sulle possibili riforme legislative.</p>
<p style="text-align: justify;">Ribadita l’essenzialità delle correnti al fine di tenere qualitativamente alto il dibattito sulla Giustizia e di garantire il pluralismo associativo all’interno dell’A.N.M., devo anche dire che, spesso, le stessi correnti hanno tradito i loro ideali e si sono degradate a centri di interessi corporativi o, peggio, personali. Del resto, proprio per contrastare queste patologie e riportare l’associazionismo dei magistrati ai più alti valori per i quali era nato, Giovanni Falcone e altri valorosi colleghi, nel 1988, fondarono il Movimento per la Giustizia, che si prefiggeva proprio il superamento delle divisioni fondate non su diversi ideali, ma su diversi interessi corporativi, tra l’altro aprendosi anche al contributo di giuristi provenienti dall’esterno della magistratura.</p>
<p style="text-align: justify;">La strada che ci si prefiggeva di percorrere si è poi rivelata irta di ostacoli. Credo però che non si possa seriamente pensare di risolvere il problema della Giustizia italiana ritenendo di abolire le correnti della magistratura, così come non si può pensare di risolvere i problemi della Politica italiana, propugnando la soppressione dei partiti. Ci si deve invece impegnare per evitare il perseguimento di interessi che non collimino con quelli della collettività, così come sintetizzati nella Costituzione, e si deve far questo tanto nella Giustizia quanto nella Politica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qual è la sua opinione sulla separazione delle carriere tra organo giudicante e requirente?</strong><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un problema che ciclicamente si ripropone con più o meno forza, senz’altro serio ma, forse, sopravvalutato in relazione ad altre riforme che ritengo più urgenti per il sistema Giustizia. Come noto, la separazione delle carriere tra organi giudicanti e organi requirenti è auspicata da chi ritiene che, nell’attuale sistema processual-penalistico, ove il processo segue un rito del tipo accusatorio, il PM sia in tutto e per tutto una parte processuale e che, per le garanzie della difesa, debba essere posto sullo stesso piano delle parti private, con un giudice in posizione di effettiva terzietà, anche ordinamentale oltre che processuale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/giustizia1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12552" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/giustizia1-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a>Vero è che, nel rito penale vigente, il PM è una parte <em>sui generis</em>, perché tenuto per legge alla ricerca della verità e non alla verifica di una ipotesi di colpevolezza. Tant’è che l’organo requirente è tenuto a cercare ogni prova in vista dell’accertamento della verità e, quindi, anche le prove favorevoli all’indagato. Non può dunque il PM essere posto in tutto e per tutto in posizione speculare a quella della difesa privata, perché gli avvocati degli indagati (come quelli di parte civile) sono tenuti, per apposito mandato, a sostenere le ragioni del proprio cliente e non a ricercare la verità. Detto questo, un PM che fosse separato dall’organo giudicante, con diverso concorso di accesso e con carriera irreversibilmente separata, si porrebbe più lontano dalla giurisdizione per avvicinarsi a funzioni più prettamente investigative, quasi che fosse un superpoliziotto. E se nel sistema vigente il problema è quello di assicurare ad ogni cittadino indagato o imputato le garanzie più ampie di difesa, in un sistema a carriere separate il PM, più vicino alla figura del superpoliziotto che a quella del giudice, offrirebbe sicuramente meno garanzie di quante ne offra attualmente, sia pure con le cadute di professionalità alle quali in vari casi si assiste. Un concorso di accesso comune e percorsi professionali separati solo funzionalmente, e non irreversibilmente, assicurano invece una maggior cultura della giurisdizione dei pubblici ministeri, specie di quelli che, per scelta o per assegnazione iniziale, abbiano effettivamente svolto le funzioni giudicanti. Conseguentemente, garantiscono maggiormente i cittadini ed è per queste ragioni che i vari Paesi ove le carriere sono separate auspicano riforme nella direzione del modello italiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Direi di più. Ammesso che si vari una riforma, necessariamente costituzionale, che separi le carriere dei magistrati giudicanti da quelle dei magistrati requirenti (come il disegno di riforma costituzionale presentato dal Governo Berlusconi il 10 marzo 2011, tuttora pendente in Parlamento), ne conseguirebbe un vero e proprio rafforzamento della categoria dei pubblici ministeri che, garantendo meno i cittadini, necessiterebbe di appositi e più incisivi controlli. Insomma, inutile illudersi. Un PM forte e separato dai giudici, con minor cultura giurisdizionale e maggiori poteri investigativi, cadrebbe inevitabilmente sotto il controllo del potere esecutivo. A questo punto, sarebbe in pericolo anche il principio di obbligatorietà dell’azione penale, che è garanzia di eguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge, con il passaggio all’azione discrezionale sotto il controllo del Governo di turno.</p>
<p style="text-align: justify;">Con ciò vedrebbe la sua realizzazione il vecchio e mai sopito desiderio di parte della classe politica e dei poteri forti di abbassare o limitare a determinate categorie di reati l’effettivo controllo di legalità sul territorio del nostro Paese. Forse i più giovani non sanno che questo era uno dei principali obiettivi dell’associazione segreta denominata P2 e del suo indiscusso capo Licio Gelli. Basta leggere i libri di storia per capire che questa organizzazione (alla quale partecipavano diversi politici, imprenditori, affaristi, tuttora in circolazione) non aveva come scopo il bene dell’Italia, ma quello dei propri fratelli massoni.<em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono le difficoltà reali e i problemi della giustizia italiana in questo periodo di generale crisi del paese?</strong><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sono convinto che non siano i problemi processuali o quelli di diritto sostanziale a rendere estremamente difficoltosa e inadeguata la Giustizia italiana. Come dicevo, non solo la cultura giuridica italiana è invidiata in tutto il mondo, ma anche i nostri modelli processuali lo sono. Quanto al diritto sostanziale, esso sconta necessariamente i limiti, cui pure accennavo, di una legislazione di gran lunga più lenta di quanto non sia l’evoluzione dei costumi e delle tecnologie della società.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il punto è un altro. Bisogna mettere in grado gli uffici giudiziari italiani di rispondere con maggior qualità e maggior celerità all’enorme mole delle domande di giustizia che piovono quotidianamente da ogni parte del territorio. Viceversa, su un organico previsto per legge di 10151 magistrati ordinari, siamo in servizio solo in 8118 e questo è anche la conseguenza di molti anni trascorsi (soprattutto durante il Ministero Castelli) senza che fossero emanati bandi per il concorso di accesso, sia perché si era in attesa di una riforma ordinamentale (quella del 2006) che poco aveva a che fare con l’esigenza della massima copertura dei posti in organico, sia perché mancavano le risorse economiche, che tuttora mancano.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il personale amministrativo la situazione è ancor più disastrosa e, per risolvere il problema dei tanti posti vacanti in organico, si è proceduto a ridurre fortemente il numero degli organici medesimi, con il risultato che da molti anni non si bandiscono più concorsi nell’amministrazione della giustizia. Per non parlare della mancanza di mezzi di ogni tipo. Strutture edilizie da tempo inadeguate e, a volte, non conformi alla normativa riguardante la sicurezza dei lavoratori. Mancanza di stanze per i magistrati e di aule di udienza. Mancanza di scrivanie, sedie, computer, carta… Insomma, il c.d. servizio giustizia in queste condizioni – che tutti possono verificare facendosi un giro per gli uffici giudiziari – è frustrante per i magistrati, poco dignitoso per gli altri dipendenti pubblici e del tutto insoddisfacente per i cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ vero. Oggi si assiste a una generale crisi del Paese, soprattutto economica e finanziaria. Non tutti sanno però che questa crisi è acuita non poco dalle inefficienze della Giustizia che, ad esempio nel settore civile, dove i tempi di definizione dei processi sono davvero biblici, si riflettono in una notevole contrazione degli investimenti degli imprenditori italiani e stranieri, timorosi di non poter recuperare in modo pieno e celere i propri crediti. Al contrario, chi non vuole onorare i propri debiti trova terreno fertile nei ritardi giudiziari. Di qui l’ulteriore considerazione che la crisi della Giustizia non fa che acuire la crisi economica e finanziaria.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em><strong>La giustizia italiana di quale tipo riforma o cambiamento radicale avrebbe bisogno?</strong><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Quello che si dovrebbe chiedere al potere legislativo non è tanto la riforma dei quattro codici o della miriade di leggi speciali in vigore, quanto una riforma organica che metta mano finalmente ai veri problemi degli uffici giudiziari, che sono problemi organizzativi, gestionali, informatici, o anche solo culturali. Gli abnormi ritardi dei processi in Italia, specie di quelli civili, come prima evidenziato non sono dovuti a procedure farraginose e lo sono solo in minima parte a causa della lentezza dei magistrati nel deposito dei provvedimenti. <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/euro-riforme-della-giustizia-magistrati-nel-mirino-dei-governi-riforme-giustizia-europa-berlusconi-sarkozy1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-12554" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/euro-riforme-della-giustizia-magistrati-nel-mirino-dei-governi-riforme-giustizia-europa-berlusconi-sarkozy1-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" /></a>Essi sono dovuti principalmente ad una architettura degli uffici giudiziari che (pochi lo sanno) risale ancora al regno sabaudo (ne è una riprova l’esistenza di ben 16 tribunali dislocati, soltanto, nella Regione Piemonte), quando per andare a cavallo o in carrozza da Roma a Civitavecchia ci si impiegava di più di quanto oggi si impiega per andare da Roma a Palermo ed era necessaria una capillarizzazione della presenza dei magistrati sul territorio. Oggi si rende urgente una economizzazione e razionalizzazione delle (poche) risorse a disposizione, anche tenuto conto che, come noto, gli uffici giudiziari in grado di rendere risposte più efficienti ed efficaci alla collettività non sono né quelli di piccole dimensioni (dove si pongono problemi di funzionalità minime e di incompatibilità processuali irrisolvibili), né quelli c.d. metropolitani (dove si pongono problemi di gestione assai difficili da risolvere), ma sono invece gli uffici di medie dimensioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Una revisione delle circoscrizioni giudiziarie – invano auspicata con apposita proposta legislativa dal C.S.M. nel luglio 2010 &#8211; costituirebbe, quindi, lo strumento indefettibile per realizzare un sistema moderno ed efficiente di amministrazione della giurisdizione, che sia in grado di fornire la dovuta risposta di merito alle istanze di giustizia, nel rispetto di tempi ragionevoli di durata del processo, nella consapevolezza che il ritardo nel giungere alla decisione si risolve in un diniego di giustizia. Si renderebbe possibile in tal modo un&#8217;ottimizzazione delle risorse a disposizione del sistema giustizia (personale di magistratura, personale amministrativo, mezzi e strumenti, anche informatici), capace di aumentare sensibilmente la risposta giudiziaria in relazione alla corrispondente domanda di giustizia dei cittadini. Una riforma di tal genere sarebbe più di ogni altra capace di invertire il <em>“trend”</em> giudiziario e di far superare il senso di profonda amarezza che alberga nella coscienza di chi si pronuncia ogni giorno “in nome del popolo italiano” e viene al contempo delegittimato proprio da chi, pure, quel popolo rappresenta.</p>
<p style="text-align: justify;">Una amarezza, certo, che non è nuova se si pensa a quanto affermava Calamandrei nel lontano 1921: <em>“la crisi della giustizia sta nella svalutazione morale della magistratura: ad aggravar la quale hanno dato opera assidua da cinquant’anni a questa parte burocrazia e parlamento. Se lo stato avesse voluto preordinatamente distruggere a colpi di spillo il prestigio della magistratura di fronte al popolo e spegnere a poco a poco in lei stessa ogni fiducia nell’opera propria, avrebbe dovuto comportarsi verso di essa come si è comportato [...] Ed ecco: questi magistrati che sono la voce vivente della legge e la incarnata permanente riaffermazione dell’autorità dello Stato, si accorgono che lo Stato agisce talora come se fosse il loro più aperto nemico: sentono che, se vogliono seguitare a render giustizia, devono farlo, più che in nome dello Stato, a dispetto dello Stato, il quale incarnato nel Governo, fa di tutto per neutralizzare, per corrompere, per screditare, per rendere incerta e poco seria l’opera loro”</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-top: 40px; margin-right: 35px">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fintervista-a-mario-fresa-sostituto-procuratore-generale-presso-la-corte-di-cassazione-parte-2.html"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fintervista-a-mario-fresa-sostituto-procuratore-generale-presso-la-corte-di-cassazione-parte-2.html&amp;style=normal&amp;b=2" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/intervista-a-mario-fresa-sostituto-procuratore-generale-presso-la-corte-di-cassazione-parte-2.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quintetto Denner &#8211; Intervista</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/quintetto-denner-intervista.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/quintetto-denner-intervista.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 19 Nov 2011 13:43:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Samuel Pavanello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[European Jazz Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Festival Klasic]]></category>
		<category><![CDATA[Giancarlo Buratti]]></category>
		<category><![CDATA[Jazz]]></category>
		<category><![CDATA[Quintetto Denner]]></category>
		<category><![CDATA[Wally Allifranchini]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=12439</guid>
		<description><![CDATA[Forse non tutti lo sanno, ma il jazz amato nel mondo non è solo quello “made in USA”. In Italia abbiamo molti artisti e al di là dei pochi volti noti esiste un esercito di musicisti di elevato spessore artistico “di nicchia”. Ho avuto il piacere di poter porgere qualche domanda al maestro Giancarlo Buratti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/Trio.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-12651" title="Trio" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/Trio-300x259.jpg" alt="" width="300" height="259" /></a>Forse non tutti lo sanno, ma il jazz amato nel mondo non è solo quello “made in USA”. In Italia abbiamo molti artisti e al di là dei pochi volti noti esiste un esercito di musicisti di elevato spessore artistico “di nicchia”. Ho avuto il piacere di poter porgere qualche domanda al maestro <strong>Giancarlo Buratti</strong>, portavoce del “Quintetto Denner”. Giancarlo, insieme ad Alessandro Bardella e Giorgio Rondi, arrivano con il loro trio di clarinetti di estrazione prettamente classica a incontrare Guerrino Allifranchini, “guru” italiano del jazz con il suo clarinetto e il suo sassofono di fama internazionale. L&#8217;innesto di Allifranchini allarga gli orizzonti della formazione che trova la sua stabilità con l&#8217;inserimento di Filippo Rodolfi, pianista jazz e compositore che può vantare concerti e collaborazioni in tutta Europa fino al Giappone. Negli ultimi anni il quintetto è stato chiamato in molti Paesi per rappresentare l&#8217;Italia in vari festival jazz (<em>European Jazz Festival</em> in Turchia nel 2001 &#8211; dove tra l&#8217;altro è stato inciso il cd “Quintetto Denner-Live in Turkey&#8221; &#8211; e <em>Toronto Jazz festival</em> nel 2008 per fare due nomi). Il prossimo 25 Novembre i nostri eroi terranno un concerto in Gran Canaria per bissare il successo ottenuto lo scorso febbbraio dove nell&#8217;auditorium Tirajanas millequattrocento persone chiusero il concerto con una standing ovation per i Denner. Ma diamo voce a uno di questi artisti: Giancarlo Buratti.</p>
<p><strong>Vuoi parlarci un po&#8217; di chi siete e cosa fate?</strong> Di primo acchito ti risponderei che siamo cinque amici, cinque buoni amici che si divertono un mondo. Si potrebbe dire che &#8220;in principio fu il trio”, perchè tutto è iniziato dal Trio Denner che, appena terminata l’esperienza del conservatorio, contribuii a formare con Giorgio e Alessandro. Poi, continuando in stile parabola, venne Guerrino e nulla fu più come prima! Scherzi a parte l’incontro con Guerrino ha davvero segnato la svolta, anche perché di lì a pochi mesi il quartetto divenne quintetto integrando stabilmente Filippo Rodolfi che fino ad allora si era occupato degli arrangiamenti.</p>
<p><strong><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/3p.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12649" title="3p" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/3p.jpg" alt="" width="142" height="99" /></a>State per volare alle Canarie. Vuoi parlarci di questa nuova avventura e quale sarà il programma del vostro concerto?</strong> È la seconda volta che abbiamo l’occasione di suonare all’Auditorium Tirajanas in Gran Canaria. Quando a febbraio ci contattarono per fare il primo concerto devo ammettere che accolsi la proposta con qualche riserva. Cioè, le Canarie sono senz’altro un paradiso in terra, clima fantastico, natura incontaminata e servizi di alto livello, ma nella mia mente erano troppo legate ai villaggi vacanze per poterle considerare un posto che presta attenzione alla musica e ai concerti, insomma alla cultura che non sia svago fine a sé stesso. Nulla di più sbagliato! Un pregiudizio dato dalla mia scarsa conoscenza del posto. Il concerto che facemmo a febbraio era inserito nel &#8220;27 FESTIVAL DE MÚSICA DE CANARIAS&#8221; prestigiosissimo festival che ha visto la partecipazione delle più grosse personalità della musica mondiale. Musicisti del calibro di Abbado, Muti, Barenboim, Sir Colin Davis, Plácido Domingo, José Carreras, Rostropovich, Pogorelich, Ashkenazy, YoYo Ma!<br />
In quell’occasione presentammo il nostro ultimo progetto “Italy in Jazz”, questa volta invece proporremo un repertorio che guarda alle radici del jazz, presentando però anche brani in prima esecuzione.</p>
<p><strong>Negli anni avete rappresentato con grandissimo carisma la nostra Italia che fa jazz. Quali sono state le vostre migliori esperienze e quali sono stati i migliori complimenti che avete ricevuto?</strong>  Difficilissimo rispondere. Ogni esperienza ci ha portato qualcosa di insostituibile, sotto il profilo umano e musicale. Personalmente porterò sempre nel cuore i tramonti di Sydney, il rimbombo delle cascate del Niagara, i viaggi interminabili e anche quella voglia di casa che ti cresce dentro alla fine di ogni esperienza.<br />
Per quanto riguarda i complimenti, ricorderò sempre un episodio avvenuto al Toronto Jazz Festival. Il giorno dopo il nostro concerto, sullo stesso palco si esibiva Arturo Sandoval, uno dei miei miti di sempre&#8230; I posti erano esauriti ma, visto che noi italiani riusciamo sempre a farci voler bene, otteniamo un pass per entrare. Il signore della sicurezza ci accompagna, facendoci passare davanti al palco. A un tratto il brusìo del pubblico in attesa del concerto aumenta, qualcuno ci riconosce, qualcuno urla “Denner”, altri “Italian musicians” e parte un applauso, che aumenta sempre più, fino a che le prime file si alzano in piedi e poi gli altri e così via. Per farla breve ringraziamo, salutiamo e ci defiliamo in buon ordine. Devo ammettere che quella sera, vuoi per la stanchezza, vuoi per il fuso, ma qualche lacrima mi è scappata. Non è proprio un complimento diretto, ma mi piace considerarlo così.</p>
<p><strong><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/6p.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-12648" title="6p" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/6p.jpg" alt="" width="100" height="142" /></a>Da anni conosco il carissimo maestro Filippo Rodolfi, che mi ha raccontato che vi divertite come dei pazzi.</strong> E come potrebbe non essere così! Siamo un buon gruppo, ci vogliamo davvero bene. Ogni volta che ci penso, penso davvero che conoscere Guerrino e Filippo mi abbia cambiato la vita, e non mi riferisco solo alla vita artistica; sono davvero persone che mi hanno arricchito, intelligenti e sensibili, oltre a essere musicisti eccezionali. E questa avventura oltretutto ha avuto il potere di cementare ancora di più il rapporto tra i “giovani” (le virgolette fanno sempre male) del gruppo originale. Dire che ci divertiamo è minimizzare, anche se di tanto in tanto non mancano gli attriti. Vivere gomito a gomito in tournée e affrontare concerti impegnativi non è una passeggiata a volte.</p>
<p><strong>Vuoi raccontarci qualche aneddoto o qualche episodio simpatico che vi è capitato? Io mi ricordo ad esempio una valigia scambiata per un ordigno fuori da una stanza di albergo&#8230;</strong> Ah sì, il problema è che non era un albergo, ma l’attico dell’ambasciata di Tirana dove ci ospitavano in occasione del Festival Klasic, e il casino scatenato fu davvero grande. Anch’io me la ricordo e temo di non potermene più dimenticare. Beh, di episodi ce ne sarebbero un miliardo, in questo momento più che episodi ricordo immagini buffe. Rivedo me e Giorgio fare i deficienti “affrontando” le onde perfette di Surfers Paradise: due mozzarelle dal fisico discutibile che urlano come bambini al suono della campanella, attorniati da surfisti professionisti con fisici scultorei e abbronzature da urlo. Ricordo la faccia terrorizzata di Sandro a ogni decollo o sobbalzo di un aereo e i nostri scherzi sadici a cui puntualmente risponde con insulti indicibili, senza però mollare la presa dai braccioli. La capacità comunicativa di Guerrino che sa farsi capire in ogni angolo del mondo, lo vedo ancora chiacchierare con un mercante di strumenti musicali in un suk turco. Quello parlava turco, Guerrino faceva versi strani, ma alla fine si capivano a meraviglia. E poi c’è Filippo e le sue sigarette, su cui si potrebbe scrivere un romanzo, o meglio un manuale: “come poter fumare in qualunque luogo e a qualunque ora!” (Simpatici gli episodi&#8230; Ma il fumo fa male!)</p>
<p><strong><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/Filippo-Rodolfi_m.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12652" title="Filippo Rodolfi_m" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/Filippo-Rodolfi_m-300x223.jpg" alt="" width="192" height="142" /></a>Torniamo alle cose serie. Come nascono gli arrangiamenti per un ensamble jazz così anomalo?</strong> Su misura, assolutamente. Il gruppo come hai detto è anomalo ed è davvero difficile poter trovare qualcosa nella letteratura Jazz. Per cui tutti gli arrangiamenti sono fatti su misura per noi da Filippo e, in qualche caso da Wally Allifranchini. Poi abbiamo la fortuna di poter eseguire alcuni brani che sono stati composti appositamente per noi da musicisti di prim’ordine che ci hanno voluto fare questo fantastico regalo: Filippo, Wally, Patriarca ecc&#8230;</p>
<p><strong>Come trovi il panorama jazzistico italiano?</strong> Guarda, posso risponderti esattamente come nell’ultima chiacchierata che facemmo qualche anno fa. Credo sia più interessante di quanto non si pensi. Ci sono un sacco di artisti convincenti, un sacco di giovani musicisti davvero capaci. Personalmente ho degli allievi che davvero mi fanno sperare in un futuro di qualità. Penso però che la percezione che la società ha della cultura italiana, invece, sia molto bassa; penso si dia troppo poco spazio alla qualità e, soprattutto, se ne dia troppo alla banalità. Forse perché la banalità fa ascolto perché è semplice, lineare, a portata di mano, mentre la qualità e la cultura hanno bisogno di più impegno e attenzione. Non voglio fare quello che dispensa saggezza, ma credo che il male del nostro secolo sia la banalizzazione, la semplificazione tout court. In questo periodo aborro la nascita e la diffusione dei Talent Show. Il meta-spettacolo, lo spettacolo sul come nasce uno spettacolo. L’illusione di poter smontare le componenti e le alchimie che costituiscono la preparazione di un successo, di poterle catalogare, controllare ed esibire. Tutto ciò è un’illusione che non fa che banalizzare l’arte riducendola a preparazione e confezione. L’arte come processo industriale. Come dite? Ho rotto con il pistolotto? Ok la pianto! Seguiteci e vogliateci bene!</p>
<p><a href="http://www.quintettodenner.it">www.quintettodenner.it</a>
<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-top: 40px; margin-right: 35px">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fquintetto-denner-intervista.html"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fquintetto-denner-intervista.html&amp;style=normal&amp;b=2" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/quintetto-denner-intervista.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intervista a Mario Fresa, Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione (parte 1)</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/intervista-a-mario-fresa-sostituto-procuratore-generale-presso-la-corte-di-cassazione-parte-1.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/intervista-a-mario-fresa-sostituto-procuratore-generale-presso-la-corte-di-cassazione-parte-1.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 08:11:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Richpoly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[anm]]></category>
		<category><![CDATA[concorso]]></category>
		<category><![CDATA[consiglio superiore magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[giudice]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[magistrato]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Fresa]]></category>
		<category><![CDATA[mestiere]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[pretore]]></category>
		<category><![CDATA[procuratore genrerale corte di cassazione]]></category>
		<category><![CDATA[repubblica italiana]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=12527</guid>
		<description><![CDATA[ Cosa significa per Lei essere un magistrato? Essere magistrato significa, anzitutto, attuare quotidianamente e con coerenza quei valori ai quali si è giurata fedeltà al momento dell’ingresso in magistratura. Attuare dunque i principi della Costituzione della Repubblica Italiana, che devono essere coniugati &#8211; in una dimensione europea da tempo recepita nel nostro ordinamento – con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><div id='stb-box-9471' class='stb-custom_box' ><strong>Mario Fresa</strong> è un magistrato della Repubblica italiana, nato a Roma il 22 settembre 1961. Entrato in magistratura il 22 dicembre 1987, è stato Pretore civile a Rieti e poi a Roma. Ha svolto poi le funzioni di magistrato addetto alla segreteria del CSM dal dicembre 1995 al giugno 2001, all’ufficio del Massimario e del Ruolo della Corte di Cassazione, dove ha svolto anche l’incarico di referente informatico presso la stessa Corte. Da sempre impegnato nell’Associazione Nazionale Magistrati, ha aderito al Movimento per la Giustizia sin dal 1988 ed ha svolto per diversi anni l’incarico di segretario del distretto romano. Nel 2003 è stato eletto nel Comitato Direttivo Centrale dell’ANM. Dal 2006 al 2010 è stato componente del CSM, ove ha svolto anche le funzioni di giudice della Sezione Disciplinare. E’ autore del libro “<em>La responsabilità disciplinare nelle carriere magistratuali</em><span class="Apple-style-span" style="text-align: -webkit-auto;">”. Attualmente svolge funzioni requirenti quale Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione.</div></span></p>
<p> <strong>Cosa significa per Lei essere un magistrato?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Essere magistrato significa, anzitutto, attuare quotidianamente e con coerenza quei valori ai quali si è giurata fedeltà al momento dell’ingresso in magistratura. Attuare dunque i principi della Costituzione della Repubblica Italiana, che devono essere coniugati &#8211; in una dimensione europea da tempo recepita nel nostro ordinamento – con le norme dell’Unione Europea e quelle della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Il magistrato contemporaneo, lungi dall’essere semplice <em>“bouche de loi”</em>, deve essere il vero e autentico custode di quei valori per i quali ha giurato fedeltà e, nel contrasto eventuale tra leggi positive e valori costituzionali, convenzionali ed euro-unitari, deve dare la prevalenza a questi ultimi, un po’ come Antigone fece applicando gli &#8220;αγραπτα νομιμα&#8221;, le consuetudini ritenute di origine divina, e disapplicando il &#8220;νομος&#8221;, la legge positiva del re Creonte.</p>
<p style="text-align: justify;">Per far questo il magistrato non può astrarsi dalla società in cui vive, ma deve invece calarsi in essa, per essere in grado di interpretare le leggi garantendo la tutela dei diritti di tutti i cittadini, in egual misura, attraverso un continuo, difficile e mutevole raffronto con i diversi principi fondamentali, raffronto che può portare ad una delicata operazione di bilanciamento dei diversi ed a volte contrapposti valori in gioco. Questa operazione può portare, certo, a molteplici, legittime opzioni interpretative tra i diversi giudici dei tribunali e delle Corti d’Appello e tra questi ed i giudici della Corte di Cassazione, ma questa eventualità &#8211; se riportata nell’ambito fisiologico, evitando le interpretazioni abnormi e confidando nel buon esercizio della cosiddetta attività di nomofilachia della corte di cassazione (cioè nell’elaborazione di quei principi di diritto autorevoli ed al tempo stesso convincenti, in ciò assicurando una tendenziale unitarietà del diritto) – la considero un bene per la giurisdizione e per la stessa tenuta della democrazia del nostro Paese. Si, perché l’interpretazione delle leggi attraverso il consapevole bilanciamento dei diversi valori in gioco (il principio di eguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge e le pari opportunità, la tutela dei lavoratori e l’iniziativa economica, il diritto alla salute ed alla libertà di autodeterminazione, la libertà di manifestazione di pensiero ed i doveri di riserbo, ecc.) rende il diritto più vicino ai cittadini e limita il distacco tra l’<em>Auctoritas  </em>ed il comune sentire degli uomini, destinato ad evolversi nel tempo e, sicuramente, più velocemente di quanto non facciano le leggi stesse.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa si deve intendere al giorno d’oggi, a Suo parere, con l’espressione “ bravo magistrato”?</strong><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un bravo magistrato è colui che riesce a far ciò, in maniera imparziale e indipendente ed al contempo in modo moderno, aperto alle esigenze di efficienza del terzo millennio e della società della globalizzazione, &#8211; come ha affermato diversi anni fa un mio collega “prestato” alla politica, Elvio Fassone, in occasione della presentazione di un suo disegno di legge sulle verifiche di professionalità dei magistrati – laborioso, ma non attento soltanto a fare statistica; capace di ascoltare, più che di esprimere subito le sue convinzioni; portatore di opinioni, anche ferme, ma disposto a cambiarle dopo avere ascoltato; osservante del codice deontologico non meno dei quattro codici; prudente nel discostarsi da ciò che è consolidato, ma coraggioso nel sottoporre a verifica ciò che è pacifico; consapevole che ogni fascicolo non è una “pratica”, ma un destino umano; paziente nell’approfondire, indipendente nel giudicare, rispettoso nel trattare.</p>
<p style="text-align: justify;">Un magistrato di tal genere, a mio parere, è un magistrato che, con riferimento alla famosa metafora del Calamandrei, della bilancia che porta in un piatto due grossi volumi e nell’altro una rosa (da un lato le leggi e la dottrina e dall’altro il costume degli uomini che hanno il compito di far funzionare quelle leggi), riesce a far pendere la Giustizia dalla parte della rosa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei ha ricoperto ruoli molto importanti durante la sua carriera di magistrato, a cominciare dall’esser stato eletto membro del Consiglio Superiore della Magistratura fino al recente incarico di Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione. Cosa ha segnato maggiormente e come può sintetizzare, dal punto di vista professionale, la Sua esperienza al CSM?</strong><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/cassazione1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12546" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/cassazione1.jpg" alt="" width="274" height="184" /></a>L’attività giurisdizionale, se rettamente intesa non come esercizio di un potere personale, ma come esercizio di un servizio a tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, è una professione capace di fornire immense soddisfazioni. Fare Giustizia, nel senso più autentico del termine, e cioè reintegrare o risarcire nei diritti lesi chi abbia subito una ingiusta violazione di regole e, al contempo, punire o sanzionare chi quelle regole, penali o civili, abbia ingiustamente violato, significa essere compartecipi di ciò che il Costituente ha voluto realizzare nel lontano 1948, all’indomani del ventennio fascista e di una tragica guerra che aveva sparso tanto sangue in terra italiana. Ed il costituente, nel prevedere forti garanzie per l’esercizio autonomo e indipendente del potere giurisdizionale, ha voluto preservarlo &#8211; nell’esclusivo interesse dei cittadini a veder assicurato il diritto all’eguaglianza dinanzi alla legge &#8211; da possibili attacchi, provenienti non solo dall’esterno e, in particolare, dagli altri poteri dello Stato (legislativo ed esecutivo), ma anche dall’interno della stessa magistratura. E’ per questo che la nostra Costituzione ha previsto che i magistrati si distinguono solo per funzioni, evitando con ciò possibili gerarchie all’interno del <em>corpus</em> magistratuale e possibili interferenze interne all’esercizio delle funzioni giudiziarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, che svolgo le funzioni di sostituto procuratore generale presso la corte di cassazione, non per questo svolgo funzioni sovraordinate rispetto a quelle che svolgevo da giudice-ragazzino e pretore, più di venti anni fa, in una piccola città di provincia. Giovanni Falcone, in una storica relazione tenuta a Milano nel lontano novembre 1988, affermò a ragione che non esiste il mestiere del giudice, ma esistono i mestieri dei giudici e che ciascuna funzione svolta è parimenti delicata perché incide direttamente sulla vita dei cittadini. I cittadini del resto hanno diritto non al miglior giudice possibile, ma ad un giudice (e ovviamente ad un pubblico ministero) attrezzato e attitudinalmente idoneo a risolvere la specifica questione giuridica. Per questo posso dire che tutti i “mestieri” che ho svolto hanno nella stessa misura segnato la mia formazione professionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Non posso negare, però, che l’essere stato componente del Consiglio Superiore della Magistratura nel quadriennio 2006/2010, e cioè aver fatto parte dell’organo che la Costituzione ha appositamente previsto per il governo autonomo della magistratura (con ciò intendendo sottrarre l’esercizio del potere giurisdizionale alle influenze della politica e dei partiti), ha segnato fortemente la mia vita professionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il CSM è l’organo preposto ad assicurare alla giurisdizione e ai magistrati che la esercitano autonomia e indipendenza da ogni altro potere. Ma è anche l’organo che deve assicurare ai cittadini il buon funzionamento della giustizia e la professionalità dei magistrati. Quindi il CSM, come ha il dovere di tutelare i magistrati lesi nella loro autonomia e indipendenza di giudizio, ha anche il compito di intervenire nelle situazioni determinate da gravi cadute di professionalità nell’esercizio delle funzioni. La tutela dei magistrati lesi nell’esercizio delle funzioni e l’intervento nei casi in cui la giurisdizione perde credibilità a causa di comportamenti scorretti sono due facce della stessa medaglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella mia recente esperienza mi sono sempre battuto perché queste prerogative del CSM fossero in egual misura assicurate. Ho ad esempio contributo alla deliberazione di diverse pratiche a tutela della giurisdizione dai continui attacchi e denigrazioni del Presidente del Consiglio, ma ho pure contribuito a sanzionare magistrati, anche famosi, perché si erano resi protagonisti di gravi cadute di professionalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sempre però molti componenti del CSM hanno avuto la stessa sensibilità sul fronte, per così dire, interno. Ancora oggi, non sono superate vecchie concezioni corporative tese a difendere il collega sempre e comunque, anche quando sbaglia. Salvo, a volte, a prenderne le distanze quando poi le questioni acquistano rilevanza pubblica e mediatica (P3, P4, ecc.). Per non parlare di quando si devono verificare in comparazione più professionalità al fine di conferire importanti incarichi direttivi. Qui, la conoscenza diretta o indiretta del singolo candidato o, a volte, pregiudizi ideologici, giocano ancora un ruolo negativo che determina una grave caduta di immagine dell’organo di governo autonomo. E sono fattori che hanno indotto talvolta persino il Capo dello Stato – che il CSM presiede – ad intervenire stigmatizzando queste patologie.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, a mio parere il CSM potrebbe fare molto di più su questo aspetto. Non si può essere credibili quando si interviene a tutela dei magistrati lesi nell’indipendenza se al contempo non si è rigorosi e scrupolosi nel valutare la loro professionalità, tanto ai fini del conferimento di importanti incarichi, quanto ai fini di eventuali sanzioni disciplinari.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando era in carica al CSM Lei era membro della sezione disciplinare, sede deputata all&#8217;applicazione delle sanzioni nei confronti dei magistrati. Quali sono le sanzioni in cui possono incorrere i magistrati in caso di fatti commessi durante l’esercizio della propria funzione?</strong><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La riforma legislativa del 2006, che ha tipizzato le singole fattispecie di illecito disciplinare per fatti commessi sia nell’esercizio delle funzioni sia al di fuori dell’esercizio delle funzioni, prevede ora le seguenti sanzioni per il magistrato che viola i suoi doveri: 1) l’<strong>ammonimento</strong>, che è la sanzione più lieve e si risolve in un semplice richiamo all’osservanza, da parte del magistrato, dei suoi doveri, in rapporto all’illecito commesso; 2) la <strong>censura</strong>, che è una dichiarazione formale di biasimo; 3) la <strong>perdita di anzianità</strong> nel ruolo, prevista da un minimo di due mesi ad un massimo di due anni, che si riflette in un ritardo nella progressione economica e di carriera del magistrato; 4) la <strong>temporanea incapacità ad esercitare un incarico direttivo o semidirettivo</strong>, per un periodo che può andare da sei mesi a due anni; 5) la <strong>sospensione dalle funzioni</strong>, che consiste nell’allontanamento dalle funzioni esercitate, con la sospensione dello stipendio entro limiti dipendenti dalla classe economica in cui è collocato il magistrato per effetto della sua anzianità; 6) la <strong>rimozione</strong>, che è la sanzione più grave e determina la cessazione del rapporto di servizio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E qual è il rapporto tra gli illeciti penali e quelli disciplinari commessi da un magistrato? </strong><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il magistrato, come ogni altro cittadino, può rendersi responsabile di reati, commessi sia nell’esercizio delle funzioni, sia al di fuori delle funzioni. Anche un atto o un provvedimento giurisdizionale, dunque, possono essere strumenti di commissione di reati (abuso d’ufficio, interesse privato in atto d’ufficio, corruzione, ecc.). In questi casi il magistrato utilizza la giurisdizione a fini propri, privati e diversi da quelli istituzionali, di tutela della collettività o, comunque, dei diritti soggettivi delle parti in causa e la responsabilità penale concorre con quella disciplinare.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/consig1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-12548" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/consig1-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" /></a>Si pongono quindi complicati problemi di rapporti tra le diverse tipologie di illeciti, che si riflettono, ad esempio, sulla possibile sospensione del procedimento disciplinare ogni qualvolta sia esercitata l’azione penale per lo stesso fatto, sino all’esito del giudicato penale. Paradossalmente, l’efficacia della giustizia disciplinare che si sta dimostrando agile strumento di repressione di gravi cadute di professionalità può essere vanificata, nei casi più gravi, proprio dal concorrente ed a volte pregiudiziale procedimento penale, che può giungere dopo anni alla definitiva conclusione. In questi casi, o si assiste ad una possibile “fuga” dalla giurisdizione, mediante le dimissioni del magistrato o, in mancanza dei presupposti per l’adozione della misura cautelare della sospensione dalle funzioni, si espone per anni la collettività all’esercizio della giurisdizione da parte di un magistrato-imputato, con perdita della credibilità del magistrato stesso e con grave discredito dell’istituzione giudiziaria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parlando in termini pratici qual è oggi il rapporto tra la politica e la magistratura? </strong><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">In un Paese “normale” il rapporto tra politica e magistratura dovrebbe essere la conseguenza del noto principio della ripartizione di attribuzioni tra i diversi poteri dello Stato (legislativo, esecutivo e giudiziario). Vorrei chiarire che si fa confusione quando si nega l’esistenza, nel nostro ordinamento, del potere giudiziario. Se la magistratura, nel suo complesso, non è un potere, ma – per dettato costituzionale &#8211; un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere, ogni singolo magistrato, nel momento in cui rende giustizia in nome del popolo italiano, esercita un potere dello Stato.</p>
<p style="text-align: justify;">I problemi sorgono, per un verso, quando una buona parte della politica &#8211; da sempre non incline a subire un efficace controllo di legalità &#8211; si rende intollerante verso le decisioni giurisdizionali non gradite e denigra, delegittima dinanzi all’opinione pubblica i magistrati che si sono resi responsabili di decisioni non gradite, o la magistratura nel suo complesso; per altro verso, quando alcuni magistrati protagonisti violano i doveri di riserbo o correttezza, utilizzando il potere giudiziario a scopo di notorietà, propaganda o altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Pur quando non si giunga ai veri e propri conflitti di attribuzioni tra poteri dello Stato, che vengono decisi dalla Corte Costituzionale e che rappresentano, per fortuna, un numero limitato di casi, oggi il rapporto tra politica e magistratura è particolarmente inquinato e si caratterizza spesso per la “personalizzazione” delle vicende giudiziarie che porta, a volte, il potere esecutivo ed il potere legislativo ad emettere veri e propri provvedimenti legislativi <em>“ad personam”</em>, onde evitare non solo il ripetersi in futuro di scomode inchieste giudiziarie, ma addirittura la paralisi dei processi in corso.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ questa una anomalia tutta italiana, che in Europa ed in altre parti del mondo viene biasimata e condannata. I principi del rispetto reciproco dei diversi ruoli e dell’equilibrato bilanciamento tra poteri dello Stato, e tra questi e le cosiddette Istituzioni di garanzia (il Presidente della Repubblica, la Corte Costituzionale, il Consiglio Superiore della Magistratura, ecc.) è infatti il pilastro imprescindibile di ogni moderna democrazia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I magistrati sono effettivamente autonomi e indipendenti, come d’altronde prescrive la nostra Costituzione, oppure esiste una qualche interferenza inevitabile con il Governo o con il Parlamento? </strong><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’autonomia e indipendenza di ciascun magistrato dipende, ovviamente, dalla coscienza e dalla sensibilità del singolo nell’esercizio delle funzioni. Come detto precedentemente, un magistrato che si riveli in concreto non indipendente può rendersi responsabile di reati penali od illeciti disciplinari, in relazione ai quali sono auspicabili severe sanzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul piano disciplinare, sembra opportuno richiamare le norme che, a presidio dell’indipendenza e imparzialità del magistrato, prevedono: a) il divieto di partecipazione ad associazioni segrete o i cui vincoli sono oggettivamente incompatibili con l’esercizio delle funzioni; b) il divieto di coinvolgimento nelle attività di soggetti operanti nel settore economico o finanziario che possono compromettere anche solo l’immagine del magistrato; c) il divieto di iscrizione o partecipazione sistematica e continuativa a partiti politici.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque, il magistrato non può occuparsi in modo attivo e continuativo di politica. La presenza di magistrati fuori ruolo per mandato parlamentare o per altri incarichi che comunque rivestono responsabilità politiche sembra dunque una contraddizione in termini. Eppure è una realtà. Una realtà che, vorrei sottolineare, riguarda ogni orientamento politico. Non esistono toghe rosse o toghe nere. Esistono toghe che si vestono e si svestono con troppa disinvoltura. Da tempo, l’ANM chiede ai politici una legge che impedisca la commistione tra politica e magistratura, limitando al tempo stesso le interferenze tra le ragioni della politica e le ragioni della giustizia. A mio parere, sul punto, sarebbe sufficiente la previsione secondo la quale un magistrato che entri in politica, una volta cessato il mandato, non possa più rientrare nel ruolo della magistratura. Infatti, il punto dolente non mi pare quello di limitare i diritti politici del magistrato che, come ogni altro cittadino, può anche compiere la scelta di passare a svolgere attività politica. Mi pare piuttosto quello di garantire che questa scelta, una volta effettuata, sia irreversibile e segni una scissione definitiva, sincronica e diacronica, tra attività giurisdizionale e attività politica. Perché scarse garanzie di imparzialità possono avere coloro i quali, dopo aver svolto attivamente e continuativamente attività politica, tornino poi alla giurisdizione.</p>
<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-top: 40px; margin-right: 35px">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fintervista-a-mario-fresa-sostituto-procuratore-generale-presso-la-corte-di-cassazione-parte-1.html"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fintervista-a-mario-fresa-sostituto-procuratore-generale-presso-la-corte-di-cassazione-parte-1.html&amp;style=normal&amp;b=2" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/intervista-a-mario-fresa-sostituto-procuratore-generale-presso-la-corte-di-cassazione-parte-1.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;informazione on line: intervista ad Alessandro Gilioli</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/linformazione-on-line-intervista-ad-alessandro-gilioli.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/linformazione-on-line-intervista-ad-alessandro-gilioli.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 12:57:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Camminando Scalzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Blog-zine]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Gilioli]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[cloud journalism]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[informazione libera]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[l'Espresso]]></category>
		<category><![CDATA[legge bavaglio]]></category>
		<category><![CDATA[libertà di opinione]]></category>
		<category><![CDATA[ordine dei giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[piovono rane]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=11692</guid>
		<description><![CDATA[In un periodo in cui la mannaia della censura rischia di calare sulla libertà di informazione e su quella di opinione di tutti i cittadini, grazie alla vergognosa legge bavaglio promossa dalla maggioranza, una riflessione sul ruolo di internet, dei blog e dell&#8217;informazione on-line è quanto mai attuale. A questo proposito, abbiamo deciso di intervistare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un periodo in cui la mannaia della censura rischia di calare sulla libertà di informazione e su quella di opinione di tutti i cittadini, grazie alla vergognosa <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/liberta-di-informazione-bye-bye.html">legge bavaglio</a> promossa dalla maggioranza, una riflessione sul ruolo di internet, dei blog e dell&#8217;informazione on-line è quanto mai attuale. A questo proposito, abbiamo deciso di intervistare <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Gilioli">Alessandro Gilioli</a>, giornalista de l&#8217;Espresso e autore del blog <a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/">Piovono Rane</a> per la stessa testata.</p>
<p><strong><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/gilioli.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11723" title="gilioli" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/gilioli-280x300.jpg" alt="" width="280" height="300" /></a>1) Quanto è calzante, a livello di contenuti, il paragone fra un blog, come Piovono Rane, curato per una testata e una rubrica fissa sulla</strong> <strong>versione stampata della stessa testata?</strong></p>
<p>Sono due cose molto diverse. Diverse nei linguaggi (quello del blog è più diretto, informale e soggettivo), nei contenuti (il blog ti permette di variare molto gli argomenti e le corde) nonché nelle misure (la rubrica ha spesso un ingombro fisso, nel blog puoi fare un post di una riga o di diecimila caratteri). E ovviamente cambia tutta la relazione con il lettore, che si fa più colloquiale e interattiva.</p>
<p><strong>2) Quali sono le analogie e le differenze fra essere giornalista &#8220;classico&#8221; e blogger? Il web cambia solo la diffusione delle informazioni o modifica anche il contenuto e la natura dell&#8217;attività giornalistica?</strong></p>
<p>La seconda che hai detto, almeno per quanto riguarda i blog (che sono personali) ma spesso più in generale nell&#8217;informazione digitale. La possibilità di usare un linguaggio diverso e più soggettivo cambia il modo in cui ti rapporti ai lettori. Senza dire cose già note: gli hyperlink modificano il contenuto, così come la relazione con chi ti legge è modificata dalla possibilità di interagire, di commentare, di rispondere, di correggerti etc etc. Sarebbe molto sbagliato pensare che la comunicazione sul web sia come quella sulla carta, ma fatta di bit anziché di inchiostro.</p>
<p><strong>3) Internet offre a chiunque la possibilità di rendere pubblica la propria opinione su qualunque argomento. Cosa pensa del giornalismo</strong> <strong>&#8220;dal basso&#8221; e del cosiddetto &#8220;cloud journalism&#8221;? In questo senso, internet cambia il modo di fare giornalismo o lo soppianta?</strong></p>
<p>Credo che la comunicazione (parlerei di comunicazione più che di giornalismo, parola quest&#8217;ultima legata all&#8217;informazione verticale) sia sempre di più una galassia in cui c&#8217;è dentro di tutto e in cui ciascuno si serve di quello che vuole, senza neppure stare a chiedersi se è cloud o mainstream. Semmai all&#8217;interno di questa galassia, la differenza che resterà è quella tra comunicazione professionale (fatta cioè da chi ha il tempo e i soldi per fare comunicazione professionalmente traendone un guadagno) e chi invece fa comunicazione non professionale (non necessariamente peggiore, ma senza il tempo e gli investimenti dei primi).</p>
<p><strong>4) Lo scambio di informazioni e di opinioni sulla rete può sostituire il giornalismo professionistico o non può che esserne il complemento?</strong></p>
<p>Lo scambio di informazioni e di opinioni in rete è e sarà sempre di più una componente importante della galassia complessiva della comunicazione. Quindi chi fa comunicazione professionale sarebbe un pazzo se non la frequentasse e se non ne facesse parte. Né sostituzione né complemento dunque: parte molto importante di una più ampia e intrecciata galassia comunicativa.</p>
<p><strong>5) Sempre più spesso, i media &#8220;mainstream&#8221; inseguono tendenze e dibattiti aperti sul web. Di fronte alla possibilità di un &#8220;passaparola&#8221; globale e istantaneo, la figura del giornalista di professione è ancora sinonimo di autorevolezza?</strong></p>
<p>L&#8217;autorevolezza nel Web te la conquisti giorno per giorno, e non in breve tempo, che tu sia giornalista o no. Poi certo: un comunicatore professionale ha più tempo materiale per dedicarsi meglio e di più (se non è un cialtrone) a conquistare un rapporto di fiducia e di credibilità con chi lo segue.</p>
<p><strong>6) Ai primi di giugno, a Barga (Lu), durante la consegna del &#8220;Premio Benedetti&#8221;, il direttore de L&#8217;Espresso Bruno Manfellotto ha criticato</strong> <strong>il giornalismo on line, che a suo parere trabocca di dilettantismo. &#8220;Questi ragazzi&#8221; ha proseguito &#8220;non me ne vogliano, hanno poca memoria di questo Paese”. Lei cosa ne pensa?</strong></p>
<p>Io credo che parlare di »giornalismo on line» sia un po&#8217; vago: parliamo di testate tradizionali che vanno anche on line (tipo Repubblica o Corriere, ma anche il sito dell&#8217;Espresso che ha due milioni di visitatori al mese), parliamo di testate solo on line (tipo il Post o Linkiesta), parliamo di blog, parliamo di social network? È, come dicevo, tutto parte di una galassia molto ampia e variegata rispetto alla quale un giudizio unico mi pare un po&#8217; riduttivo. In ogni caso, grazie a Dio L&#8217;Espresso non è una caserma e ognuno può pensarla in merito come crede.</p>
<p><strong>7) Vista l&#8217;enorme difficoltà ad entrare nel mondo del giornalismo per i giovani &#8220;colpiti&#8221; da questa passione e la totale mancanza di apertura verso le nuove leve, trova che un progetto partito dal basso (ad esempio il nostro) sia una strada giusta da percorrere?</strong></p>
<p>Certo. Avendo però ben presenti le difficoltà economiche che si devono sostenere per affermarsi in un mercato della comunicazione digitale in cui anche i brand più affermati faticano. E frequentando il più possibile ogni forma di comunicazione, mainstream o cloud che sia, digitale o su carta o su altro supporto che sia.</p>
<p><strong>8)Cosa pensa dell&#8217;Ordine dei giornalisti? Trova sia un organo finalizzato a tutelare la qualità dell&#8217;informazione e la libertà d&#8217;opinione dei giornalisti, oppure uno strumento per limitare il numero di soggetti che fanno questo mestiere?</strong></p>
<p>L&#8217;Ordine dei giornalisti è una sovrastruttura che serve soltanto a garantire una poltroncina e un po&#8217; di potere a chi lo governa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Domande a cura di: Salvo Mangiafico, Erika Farris, Marco &#8220;Griso&#8221; Iorio.</p>
<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-top: 40px; margin-right: 35px">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Flinformazione-on-line-intervista-ad-alessandro-gilioli.html"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Flinformazione-on-line-intervista-ad-alessandro-gilioli.html&amp;style=normal&amp;b=2" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/linformazione-on-line-intervista-ad-alessandro-gilioli.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intervista ai Funk Off</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/intervista-ai-funk-off.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/intervista-ai-funk-off.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 03 Sep 2011 10:47:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Samuel Pavanello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[1° maggio]]></category>
		<category><![CDATA[dario cecchini]]></category>
		<category><![CDATA[funk off]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Jazz]]></category>
		<category><![CDATA[musica in italia]]></category>
		<category><![CDATA[sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Umbria Jazz]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=11347</guid>
		<description><![CDATA[Il nostro viaggio musicale ci porta a conoscere Dario Cecchini, leader e portavoce dei Funk Off. Un orgoglio per il nostro Paese, questa marching band che vanta prestigiose collaborazioni e concerti in ogni parte del mondo. Dario si è prestato alle nostre domande e lo ringrazio per la rapidità e per la trasparenza che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro viaggio musicale ci porta a conoscere Dario Cecchini, leader e portavoce dei Funk Off. Un orgoglio per il nostro Paese, questa marching band che vanta prestigiose collaborazioni e concerti in ogni parte del mondo. Dario si è prestato alle nostre domande e lo ringrazio per la rapidità e per la trasparenza che si legge attraverso le sua parole. Non perdeteli nei prossimni concerti!</p>
<p><strong><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/FunkOff.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-11375" title="FunkOff" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/FunkOff.jpg" alt="" width="280" height="249" /></a>1.Vuoi raccontarci come nasce questa band e raccontarci qualche tappa saliente della vostra attività artistica?</strong><br />
Verso la metà degli anni 90 dirigevo a Firenze la Ballroom Big Band del CAM, la scuola di musica jazz fiorentina. Doveva essere una formazione di Big Band classica ma che non suonasse brani del repertorio jazzistico, ma che fondesse il jazz con gli altri rami della black music, soprattutto funk e soul, mirata al ballo e al ritmo. Fu così che cominciai a sperimentare un po’ di idee nell’arrangiamento e successivamente nella composizione che poi ho portato nei Funk Off. Negli stessi anni suonavo in formazioni di livello veramente ottimo, ma che a volte sentivo non si concedessero completamente alla musica come partecipazione e emozione. Durante una prova della Ballroom ebbi l’idea della Marchin’ Band che unisse alla musica il movimento, per enfatizzare la partecipazione emotiva e quindi riempire quel vuoto che sentivo. Ovvio che per fare una cosa del genere avevo bisogno di fare tante prove e per questo pensai a tutti ragazzi di Vicchio, il mio paese, con i quali già collaboravo e nei quali vedevo grosse potenzialità.<br />
Dopo 13 anni le tappe sono state tante…. Le butto un po’ lì: la prima partecipazione ad Umbria Jazz nel 2003, i vari tour un po’ in tutta Europa, le partecipazioni al Melbourne Jazz festival, al Festival di Sanremo nel 2005, a Speciale per me di Renzo Arbore, a New York allo IAJE, al Concerto del 1° Maggio in Piazza San Giovanni a Roma, per finire con la partecipazione al BMW Festival a San Paolo del Brasile. Ma ogni tappa e ogni evento della nostra attività rappresentano per noi un momento importante.</p>
<p><strong>2. Luglio 2011 è stata l&#8217;ennesima vostra consacrazione all&#8217;Umbria Jazz. Cosa vuol dire suonare nella capitale italiana del jazz?<br />
</strong>Beh, questo era il nostro nono anno consecutivo a Perugia. E’ una soddisfazione sempre più grande sia perche partecipiamo al più importante Festival Jazz italiano, sia per il fatto che si è creata un’empatia unica con la città, con il Festival e con il pubblico.</p>
<p><strong>3. Vuoi raccontarci qualche &#8220;aneddoto&#8221; particolare o qualche fatto curioso successo a Perugia?</strong><br />
Sono stati tanti in dieci anni, uno dei più incredibili è successo proprio quest’anno. Stavamo suonando in Corso Vannucci e, senza che ce ne fossimo accorti, c’era ad ascoltarci John Blackwell, uno dei batteristi/guru moderni, che era a Perugia con Prince. Beh, ha sfilato una bacchetta di tasca al nostro rullantista e si è messo a fillare sul rullante con lui. Ha finito il pezzo con noi! Ci ha fatto dei grandi complimenti, in particolare alla nostra sezione ritmica. Ma anche quando Phil Woods mi ha fermato per dirmi che gli piaceva un sacco la musica della band e che si era alzato da letto per venire a vederci… Oppure quando un musicista di New Orleans mi ha detto che nella sua città ci sono le radici del Jazz, ma noi, con la nostra musica e il nostro modo di proporla, ne siamo i rami.</p>
<p><strong><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/funkoff-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-11376 alignright" title="funkoff 2" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/08/funkoff-2-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>4. Quali sono i vostri prossimi progetti?  </strong>Intanto registrare il nostro quinto cd. La musica è già pronta, l’abbiamo provata e qualche pezzo lo stiamo già suonando nei concerti. Poi ci piacerebbe fare un DVD in cui oltre ai concerti ci sia un po’ anche la nostra storia. Già è partito qualcosa anche per questo, poi si vedrà.</p>
<p><strong>5. Vogliamo parlare della vostra discografia e di come fare per acquistare un vostro cd?</strong><br />
Abbiamo registrato 4 CD: &#8220;Uh Yeah!&#8221; del 2001, “Little Beat” del 2003, “Jazz On” del 2007, “Una banda così” del 2010. I primi 2 CD li vendiamo noi ai concerti in quanto non sono distribuiti, gli altri 2 (“Jazz On” per la Blue Note, “Una banda così” per la My Favorite) si trovano tranquillamente anche nei negozi.</p>
<p><strong>6. Come vedi la musica nel nostro Paese? Cosa si potrebbe fare di più?</strong><br />
Dunque, c’è musica e musica. Se parliamo della musica leggera nel nostro paese mi sembra che vada. Ha un suo mercato, un suo pubblico, le sue star, si riesce ad esportarla e anche bene. Non parlo della qualità, parlo di quel mondo. Ma quando penso alla musica intesa come attività artistica… beh, il discorso cambia. Non ci sono strutture, non c’è nessuna forma di aiuto da parte del governo, i festival e i comuni si sono visti ridurre drasticamente sovvenzioni e aiuti non solo per la musica ma per ogni attività culturale. Stessa cosa è successa agli enti lirici e a importanti orchestre del panorama nazionale. E questo tipo di tagli si sono avuti più o meno in tutte le forme d’arte. La stessa struttura scolastica musicale, il Conservatorio, è stata riformata ma, a mio parere, in peggio e in maniera molto superficiale. I licei musicali, appena istituiti, non capisco a che cosa mirino.<br />
Penso che bisognerebbe riformare la struttura scolastica musicale, per lo meno quella del jazz, fare dei programmi seri e pretendere che chi studia jazz sia veramente preparato. Il vecchio percorso musicale non era a mio parere sbagliato, ma dovremmo mettere nei conservatori corsi di Ear Training, batteria e piano complementare, tecniche di ascolto. Dovremmo cercare di far crescere i giovani nella musica come musicisti e non come esecutori. Dovremmo cercare di far capire loro che la musica è un’arte e che come un’arte va vissuta, capita, studiata e rispettata. Inoltre penso che i giovani dovrebbero avere un rapporto sano con la musica fin da piccoli, dovrebbero essere educati all’ascolto e avere la possibilità di praticare strumenti con corsi musicali propedeutici seri fino dalle elementari e alle medie.</p>
<p>Per tutte le altre informazioni e le date dei prossimi concerti vi invito a visitare il <a href="http://www.funkoff.it">sito ufficiale </a>
<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-top: 40px; margin-right: 35px">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fintervista-ai-funk-off.html"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fintervista-ai-funk-off.html&amp;style=normal&amp;b=2" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/intervista-ai-funk-off.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intervista a Massimo Bugani &#8211; Movimento 5 Stelle</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/intervista-a-massimo-bugani-movimento-5-stelle.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/intervista-a-massimo-bugani-movimento-5-stelle.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 10:25:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Camminando Scalzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[beppe grillo]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[de magistris]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni comunali 2011]]></category>
		<category><![CDATA[emilia romagna]]></category>
		<category><![CDATA[grillini]]></category>
		<category><![CDATA[idv]]></category>
		<category><![CDATA[m5s]]></category>
		<category><![CDATA[massimo bugani]]></category>
		<category><![CDATA[movimento 5 stelle]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=10963</guid>
		<description><![CDATA[Camminando Scalzi: Il Movimento a 5 Stelle oggi presenta dei candidati alle elezioni, fa campagna elettorale e occupa delle posizioni all&#8217;interno delle giunte comunali, e in tanti accusano il Movimento di avere perso di vista il suo ruolo di contrasto alla partitocrazia. Tu cosa hai da dire a tal proposito? Qual è la differenza fra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id='stb-box-5518' class='stb-custom_box' >Abbiamo intervistato <strong>Massimo Bugani</strong>, fotografo di 33 anni, oggi consigliere comunale del<strong> Movimento 5 Stelle a Bologna</strong>, eletto alle ultime elezioni amministrative con 19.969 (9.5%) preferenze. Buona lettura!</div>
<p><strong>Camminando Scalzi: Il Movimento a 5 Stelle oggi presenta dei candidati alle elezioni, fa campagna elettorale e occupa delle posizioni all&#8217;interno delle giunte comunali, e in tanti accusano il Movimento di avere perso di vista il suo ruolo di contrasto alla partitocrazia. Tu cosa hai da dire a tal proposito? Qual è la differenza fra il Movimento a 5 Stelle e i tradizionali partiti politici?</strong></p>
<p>Massimo Bugani: Essere all&#8217;interno delle istituzioni con cittadini liberi che vivono la politica come un servizio civile, con totale dedizione e senza poteri forti sopra, sotto o di fianco che decidono ciò che devi pensare o ciò che devi fare è già di per sè una differenza abissale fra noi e i partiti.</p>
<p><strong><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/110519163216_big.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10970" title="110519163216_big" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/110519163216_big-227x300.jpg" alt="" width="227" height="300" /></a>CS: Qual è il significato politico di prendere il 10% in una città importante come Bologna?</strong></p>
<p>MB: Il significato è che il paese sta uscendo dal torpore in cui era stato per troppi anni. Non solo a Bologna, ma in tutta Italia, i segnali sono davvero incoraggianti. I cittadini si stanno riprendendo il proprio futuro e non voglio più delegare a nessuno la gestione della cosa pubblica. Con me all&#8217;interno del Comune di Bologna ci sono 20.000 cittadini che prima non avrebbero mai potuto sapere cosa avviene all&#8217;interno del Palazzo se non in forma marginale.</p>
<p><strong>CS: Anche tu, come detto per Mattia Calise, candidato sindaco a Milano, giudichi l&#8217;inesperienza come un valore aggiunto?</strong></p>
<p>MB: No, io credo che l&#8217;inesperienza sia un nostro limite iniziale, ma la dedizione, la passione e un gruppo di persone meravigliose pronte a sostenere i ragazzi che entrano nei comuni sono una fonte inesauribile di curiosità e conoscenze. Quindi l&#8217;inesperienza la stiamo già superando in queste prime settimane. Ma non si smette mai di imparare. Noi dobbiamo restare umili e sapere che c&#8217;è molto da fare e da studiare per migliorarsi ogni giorno.</p>
<p><strong>CS: In che modo, come consiglieri della giunta comunale bolognese, avete intenzione di comportarvi per contraddistinguervi all&#8217;interno di quello stesso sistema che il Movimento critica e contesta sin dalla nascita? Quali saranno le vostre azioni concrete per differenziarvi dagli altri consiglieri?</strong></p>
<p>MB: Ti sto scrivendo dal pc del mio ufficio comunale. Sono in mezzo a tutti gli uffici dei vari gruppi consiliari. Io ci sono ogni giorno, gli altri consiglieri si vedono sporadicamente. Credo che sia già una notevole differenza.</p>
<p><strong>CS: In che modo ti terrai in contatto con i cittadini? In quale modo comunicherai direttamente con i bolognesi, accogliendo le loro proposte e facendo sapere loro come vanno le cose al comune?</strong></p>
<p>Rispondo ogni giorno a centinaia di mail, il contatto è diretto. Nessuno scrive per me. Quando le persone ricevono una mail da Massimo Bugani sanno che sono stato proprio io a scriverla. E poi il nostro ufficio ha la porta sempre aperta. Chi vuole può venire a trovarci a Palazzo D&#8217;Accursio quando vuole.</p>
<p><strong><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/movimento-5-stelle.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-10973" title="movimento 5 stelle" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/movimento-5-stelle-300x293.jpg" alt="" width="180" height="176" /></a>CS: Cosa rappresenta la figura di Beppe Grillo per il Movimento, oltre a essere l&#8217;ideatore di questa nuova modalità di partecipazione politica? Un leader, un simbolo, o un sostegno alla visibilità dei candidati del movimento? Perché il M5S non dovrebbe assomigliare al PdL, spesso accusato di essere il regno di un monarca più che un vero partito?</strong></p>
<p>MB: Noi non abbiamo nessun leader e tantomeno un monarca. Noi abbiamo in Beppe Grillo un amico e una grande finestra aperta nel mondo dell’informazione, mondo nel quale non saremmo mai potuti entrare senza Beppe Grillo. Lui ha aperto una via nuova, ha consentito a cittadini liberi di avere voce. Per il resto io ci tengo a dirvi quella che è stata la mia esperienza personale: io ho fatto una campagna elettorale come candidato sindaco di una città importante come Bologna e Beppe non ha mai influito su nulla di ciò che ho fatto o detto. Lui non sa quale programma abbiamo fatto insieme ai bolognesi, non conosceva i nostri candidati, non ha messo becco in nessuna delle nostre scelte. Come si fa a chiamare “capo” una persona che si comporta in questo modo? In tutte le telefonate che mi ha fatto in questi mesi mi ha sempre e solo dato conforto e un grande calore umano. Rispetto al PDL siamo agli antipodi.</p>
<p><strong>CS: Il M5S si pone come una forza innovativa, con l&#8217;obiettivo di superare gli attuali schemi politici. La vostra dialettica, tuttavia, non è di confronto ma di scontro frontale. Come vi comportereste se nascesse nel panorama italiano un movimento strutturato come il M5S ma di posizioni differenti? Lo considerereste una forza politica vera o uno degli altri partiti morti, come li definisce Grillo? Potrebbe essere una sorta di vostro corrispettivo &#8220;al di là del guado&#8221;?</strong></p>
<p>MB: Personalmente non ho fatto scontri frontali con nessuno. Dal 14 novembre 2010 sono stato candidato sindaco di Bologna, ho parlato di tutto e di tutti credo con equilibrio e moderazione. Ho sempre evitato polemiche inutili e aggressività. Fa comodo ai nostri detrattori rappresentarci come dei pazzi scatenati e indemoniati. Noi siamo ben altro. Basta venire a conoscerci. Chi è stato a Cesena a settembre nei due giorni chiamati &#8220;<em>Woodstock a 5 stelle</em>”) ha potuto constatare di persona l&#8217;incredibile livello di rispetto, educazione, cultura e civiltà che sta alla base del M5S. La nostra è una rivoluzione che si ispira a Gandhi e non ai guerriglieri.</p>
<p><strong>CS: È più che legittimo non rispecchiarsi in nessun partito di quelli cosiddetti tradizionali, ma è intellettualmente onesto metterli tutti sullo stesso piano, al grido di &#8220;sono tutti uguali&#8221;?</strong></p>
<p>MB: Non ho mai detto che sono tutti uguali. Io ho sempre detto, anche in campagna elettorale, che destra e sinistra hanno fatto dei gravissimi errori diversi e che alcuni fra i più gravi (inceneritori, tav, civis) li hanno fatti insieme. Su queste parole sfido chiunque a contraddirmi.</p>
<p><strong><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/bugani-m5s.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10980" title="bugani m5s" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/bugani-m5s-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>CS: Come fa il Movimento a sostenere le proprie attività? Ad esempio per far fronte alle spese di una campagna elettorale?</strong></p>
<p>MB: In questi giorni abbiamo fatto il totale definitivo delle spese sostenute per la campagna elettorale. Abbiamo speso in tutto 5025 € iva compresa. Dai cittadini però, attraverso le donazioni spontanee, abbiamo ricevuto più di 9000 €. Abbiamo ancora 4000 € in cassa per portare avanti le attività del Movimento in questi mesi. I partiti vivono grazie ai soldi rubati ai cittadini attraverso i rimborsi elettorali. Il movimento 5 stelle rinuncia ai rimborsi elettorali (un milione di euro circa) e viene sovvenzionato volontariamente dai cittadini. Se non è rivoluzionario questo, ditemi voi cosa lo è?</p>
<p><strong>CS: Come mai al sud il M5S sta incontrando maggiori difficoltà?</strong></p>
<p>MB: Al sud la rete è meno seguita e questo per noi è un grande limite. Questo significa che dovrà essere il nord a fare da traino e io sono sicuro che ci riusciremo. Abbiamo dei gruppi di persone straordinarie in tutto il sud, sicuramente molti di quei ragazzi saranno i prossimi parlamentari a 5 stelle.</p>
<p><strong>CS: Ora una domanda su Napoli, dove il M5S non è riuscito a far eleggere i propri candidati. Come mai il M5S rifiutò tempo fa l&#8217;idea di De Magistris di coalizzarsi con Idv? Oggi, alla luce del successo dell&#8217;ex pm, potrebbe essere una strada ancora percorribile? </strong></p>
<p>MB: Noi e IDV siamo come il tennis e il ping-pong: si gioca sempre con una racchetta e una pallina ma sono due sport completamente diversi. Credo che De Magistris abbia avuto fretta e abbia sbagliato ad entrare in IDV. Sarebbe stato un candidato perfetto per il M5S, oggi non sarebbe stato dentro ad un partito e sarebbe circondato da meravigliosi ragazzi liberi. Comunque vedremo cosa riuscirà a fare a Napoli, io mi auguro che possa lavorare bene, ma la classe dirigente di IDV non ha il calore, il colore e il profumo dei ragazzi del M5S.</p>
<p><strong>CS: Ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato</strong></p>
<p>MB: Grazie mille a tutti voi.
<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-top: 40px; margin-right: 35px">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fintervista-a-massimo-bugani-movimento-5-stelle.html"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fintervista-a-massimo-bugani-movimento-5-stelle.html&amp;style=normal&amp;b=2" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/intervista-a-massimo-bugani-movimento-5-stelle.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intervista a Sergio Staino</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/intervista-a-sergio-staino.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/intervista-a-sergio-staino.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 12:02:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erika Farris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[altan]]></category>
		<category><![CDATA[bisio]]></category>
		<category><![CDATA[carriera]]></category>
		<category><![CDATA[cielito lindo]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[comunista]]></category>
		<category><![CDATA[ellekappa]]></category>
		<category><![CDATA[fumetto]]></category>
		<category><![CDATA[inserto]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[linus]]></category>
		<category><![CDATA[littizzetto]]></category>
		<category><![CDATA[partito]]></category>
		<category><![CDATA[pazienza]]></category>
		<category><![CDATA[puccini]]></category>
		<category><![CDATA[regista]]></category>
		<category><![CDATA[satira]]></category>
		<category><![CDATA[sergio]]></category>
		<category><![CDATA[staino]]></category>
		<category><![CDATA[strisce]]></category>
		<category><![CDATA[tango]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[televisione]]></category>
		<category><![CDATA[vignette]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=9222</guid>
		<description><![CDATA[A che età ha deciso che avrebbe voluto fare il fumettista? E quale percorso ha intrapreso per diventare il Sergio Staino che oggi conosciamo? Ho iniziato tardi. In zona Cesarini: un giocatore di calcio diventato famoso perché faceva goal sempre quando stava per scadere il 90° minuto. E io mi sono sentito un po&#8217; lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id='stb-box-420' class='stb-custom_box' ><strong>Camminando Scalzi.it intervista Sergio Staino</strong></p>
<p><span style="font-size: medium; font-family: 'andale mono', times;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: small;"><span style="color: #222222;">Erika Farris ha intervistato </span><span style="color: #222222;"><strong>Sergio Staino</strong></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: small;">, famoso autore di fumetti italiano che attraverso il suo celebre personaggio Bobo da anni racconta sé stesso e le vicissitudini della travagliata storia politica italiana. Nel corso della sua appassionata carriera collabora con quotidiani e riviste, e pubblica svariati libri di strisce e illustrazioni, trovando comunque il tempo per dedicarsi al mondo del cinema, del teatro e della televisione</span>.</span></span><span style="color: #222222; font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: small;"></div></span></p>
<p><strong>A che età ha deciso che avrebbe voluto fare il fumettista? E quale percorso ha intrapreso per diventare il Sergio Staino che oggi conosciamo?</strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;">Ho iniziato tardi. In zona Cesarini: un giocatore di calcio diventato famoso perché faceva goal sempre quando stava per scadere il 90° minuto. E io mi sono sentito un po&#8217; lo stesso. Avevo 39 anni quando ho cominciato a fare fumetti, quindi avevo già fatto tante e tanti lavori prima. Ho cominciato a lavorare a dodici anni in una fabbrica di ceramica, e poi dopo due anni ho ripreso a studiare, su impulso di un professore che mi voleva bene. Successivamente ho fatto l&#8217;istituto d&#8217;arte, e siccome sono  andato particolarmente bene ho deciso di iscrivermi all&#8217;università e laurearmi in  architettura. Ho anche lavorato al bar per un po&#8217; di anni finché sono entrato nel Movimento dei Marxisti e Leninisti e ho deciso di andare a insegnare in una scuola media per avere più tempo libero per fare la rivoluzione&#8230; Nel &#8217;79 mi sono ritrovato con un grande amore per la mia attuale compagna. All&#8217;epoca amore adulterino e clandestino perché io ero già sposato con un&#8217;altra. Lei peruviana, senza permesso di soggiorno, con una bambina fatta insieme, e quindi una bella felicità, però da un punto di vista della collocazione sociale, nulla.</span></strong></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/staino.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-9248" title="staino" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/staino-300x237.jpg" alt="" width="300" height="237" /></a>Avevo solo un posto precario alla scuola. Molto precario perché io insegnavo educazione tecnica e al periodo era in discussione un progetto di legge che prevedeva di dimezzare gli insegnanti, che poi non passò, ma all&#8217;epoca sembrava che passasse. E questo mi accadeva con molti errori alle spalle, molte bruciature, ammaccamenti e cose non riuscite, e così ho provato a raccontarle in chiave umoristica, satirica, perché io avevo questa vena di vedere sempre, anche nelle cose non facili, un aspetto comico e buffo. <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">È</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> </span>un&#8217;attitudine che abbiamo in molti, noi toscani, e così un giorno, in una riunione sindacale più triste delle altre i miei colleghi mi vedevano fare le mie solite caricature di passatempo e mi dicevano “Avessi io il talento che hai te”&#8230; Così tornai a casa e decisi di provarci, e il giorno dopo, il 10 ottobre del &#8217;79 dissi a mia moglie: “faccio una striscia satirica, provo per un anno, e fra un anno vedo a che punto sono arrivato”. Mi sono messo al tavolino a pensare cosa fare e poi ho avuto l&#8217;illuminazione. “Fai te stesso &#8211; mi disse lei. &#8211; Hai un sacco di cose da dire”. Così ho fatto la mia caricatura. Mi son fatto brutto, triste, il naso rosso, già abbastanza pelato, ingrassato, messo dietro una macchina da scrivere e ho cominciato a raccontare le mie disgrazie, in chiave però molto divertente.</p>
<p><strong>Dove sono state pubblicate le sue prime strisce?</strong></p>
<p>Sono entrato dalla porta principale. Gli amici ridevano talmente di queste strisce che dopo una ventina di giorni le ho raccolte in una busta e le ho spedite a Linus, che al tempo era la rivista massima per i fumetti. Insomma, il 10 ottobre del &#8217;79 mi sono messo a disegnare e i primi di dicembre dello stesso anno è uscita la mia prima storia su Linus, a febbraio la prima recensione, e un anno dopo, nell&#8217;ottobre dell&#8217;80 ero già un famoso disegnatore a fumetti. Mi è cambiata la vita.  Sono entrato nel mondo del fumetto creando anche molte invidie e molti dei miei colleghi lì per lì dicevano: “ma chi è questo raccomandato che senza fare gavetta è entrato?”. Questi i più coglioni. Coi più bravi, che sono tanti, abbiamo poi fatto amicizia e oggi ci vogliamo molto bene. Credo sia una delle poche categorie, quella dei disegnatori, sopratutto satirici, dove non c&#8217;è una concorrenza così terribile e cattiva come c&#8217;è in altre categorie, come nel cinema o nella letteratura.</p>
<p><strong>Lei ha fatto anche il regista cinematografico nei film “Cavalli si nasce” (1989) e “Non chiamarmi Omar” (1992). Come mai ha smesso?</strong></p>
<p>Sì ho provato di tutto, ma il mio vero lavoro è comunque il fumettaro. Ho mollato il cinema sostanzialmente perché non ci vedo più bene e quindi c&#8217;è anche un problema tecnico, e ho dovuto abbandonare anche la regia teatrale per le stesse ragioni. Ma effettivamente, l&#8217;unico dei linguaggi che controllo e mi rende veramente soddisfatto del mio lavoro, è il fumetto. Cinema, televisione, teatro e letteratura li ho provati tutti alla fine ho sempre detto: “ma che cazzo ho fatto?”, e questa non è bella come domanda, perché vuol dire che non sei ancora padrone di quel linguaggio.</p>
<p><strong>Lei è stato anche ideatore e direttore dell&#8217;inserto satirico TANGO, a cui hanno collaborato grandissimi fumettisti da Ellekappa, ad Altan ad Andrea Pazienza. Potrebbe dirmi se è cambiato qualcosa dal modo di fare fumetti satirici in quel periodo a oggi?</strong></p>
<p>Beh diciamo che in quel periodo c&#8217;era ancora il Partito Comunista, quindi si parla ormai quasi di preistoria. Era un Partito Comunista che sentiva al suo interno l&#8217;inquietudine derivante dalla crisi che si stava avvicinando. Io ho iniziato a fare “Tango” nel 1986 e il Muro di Berlino è crollato tre anni dopo. Nell&#8217;86 forse ancora alcuni dirigenti non se ne erano resi conto, ma la maggior parte del partito sentiva che qualcosa stava cambiando e andava cambiata. Credo che Tango abbia portato il sorriso dentro il Partito Comunista, e soprattutto l&#8217;autoironia, perché prima il partito percepiva la satira solo come diretta verso l&#8217;avversario, mai come introspezione verso sé stesso. Con Tango  credo dunque di aver dato al partito un aiutino a non essere distrutto dal crollo del Muro di Berlino, facendo sapere che le intelligenze soggettive e le verità oggettive che comunque erano contenute nei principi marxisti, sopravvivevano a qualunque cosa, e questo è stato l&#8217;elemento più importante che abbiamo raccontato con la satira. E non lo sapevamo. Perché le cose belle e le cose profonde nella stragrande maggioranza dei casi arrivano senza che l&#8217;autore se ne renda conto. L&#8217;importante è che tu sia sincero, che le cose che scrivi siano veramente dettate dal tuo cervello e dalla tua pancia. Se segui questo poi, incredibilmente, senza rendertene conto, trovi dietro spunti, verità, riflessioni, che sono profondamente utili e corrispondono alla realtà.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/phpThumb_generated_thumbnailjpg.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9250" title="phpThumb_generated_thumbnailjpg" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/phpThumb_generated_thumbnailjpg-300x243.jpg" alt="" width="300" height="243" /></a>Per quanto riguarda la difficoltà di fare satira oggi, diciamo che è molto difficile quando si parla di fare satira nei giornali, perché oramai tutti i giornali sono diventati giornali satirici. A cominciare da “La Repubblica” in giù, secondo me tutti i giornali cercano il sensazionalismo; forzano i titoli e danno molto spazio ad autori caratterizzati da una matita felice da un punto di vista satirico, come Michele Serra, Curzio Maltese, il Severgnini etc. Alcuni giornali ci fanno proprio concorrenza diretta. Pensate ad alcuni titoli di “Libero” o de “Il Giornale” che in certe situazioni sono apertamente veri titoli da giornale satirico. Usano anche parolacce, parole pesanti, e quindi in questo caos diventa veramente difficile riuscire a far guizzare un&#8217;intelligenza satirica in maniera più riflessiva. Tutto vive una giornata, e tutto ha una scadenza limitatissima. Funzionerebbe meglio la satira in televisione, soprattutto perché in tv oggi non c&#8217;è spazio per la satira. Perché tanto è provocatorio il mondo della carta stampata tanto è ottuso, stupido e conformista il mondo della televisione. Io in tv ho fatto “<span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">Cielito lindo”</span></span></span> una trasmissione che non ha fatto fortuna come ascolti, ma a ripensarci oggi tutti la elogiano, perché lì nacque la Littizzetto, Aldo Giovanni e Giacomo, ci fu l&#8217;<em>exploit </em>di Claudio Bisio e di tantissimi attori e autori satirici. Purtroppo però la cosa non è potuta andare avanti. Vedete anche quel poco di satira che fa la Dandini che è difeso come una trincea. Si dovrebbe fare molto di più. La speranza oggi è il web. Io ci credo molto. Una grande lezione di dissacrazione satirica ce l&#8217;ha data Wikileaks: una forma di provocazione continuata&#8230;</p>
<p>Gli autori satirici sono però ancora un po&#8217; impacciati, perché le vignette riprodotte in video non sono la stessa cosa di una vignetta sul giornale. Bisogna pensare a un linguaggio che sia omogeneo, omologo e pensato con gli stessi strumenti  telematici e digitali.</p>
<p><strong>Differenze comunicative tra il mezzo visivo del fumetto e l&#8217;articolo di giornale. Punti di forza e di debolezza.</strong></p>
<p>I punti di forza sono dati dal tipo di media in cui vai quando fai questa satira. Se vai su un giornale trasversale, che si rivolge a tutta la popolazione  come “Il Corriere della Sera”, “La Stampa” o “Il Messaggero” il punto di forza è che puoi raggiungere un pubblico molto vasto. Il punto di debolezza è che il linguaggio di quel giornale ti impedisce forzature particolarmente adatte alle provocazioni. Come un Papa che si manifesta in una situazione di pedofilia. Sarebbe molto difficile inserire questo tipo di satira in uno di questi giornali. Lo puoi invece fare in dei giornali più liberi, sicuramente già ne “L&#8217;Unità” la cosa si può fare, ancora meglio nei giornali di satira. C&#8217;è il “Mamma!” ad esempio, o “Il Vernacoliere”, dove puoi andare giù sbracato quanto vuoi. Ma qui il limite è che questi si rivolgono a un pubblico che è già preparato, che già vuole sapori forti e quindi la deflagrazione che avviene quando fai una cosa trasgressiva nei confronti di ceti sociali che non se l&#8217;aspettano, in queste situazioni non avviene.</p>
<p><strong>Teatro Puccini: come e perché ha deciso di ideare un&#8217;associazione come “Quelli del Puccini” e di organizzare questi incontri a un prezzo peraltro così simbolico (2 euro)? E in base a quali criteri avete scelto temi e ospiti?</strong></p>
<p>In effetti da questi incontri non ci guadagna nessuno. Né chi organizza né gli ospiti che vi partecipano, che vengono solo a titolo di amicizia. Diciamo che ho la fortuna che in tanti anni di lavoro ho fatto tante belle amicizie con persone meravigliose e che oggi posso permettermi di invitarle gratuitamente. In genere gli incontri sono peraltro divertenti, intelligenti, e quindi è intelligenza che si semina, e soprattutto si fa conoscere una struttura culturale come quella del Teatro Puccini, che deve sopravvivere. Noi abbiamo diversi problemi di sopravvivenza da un punto di vista economico, di farlo conoscere,  di tenerlo all&#8217;ordine del giorno nei confronti dei giovani, e c&#8217;è un problema di sfratto sul teatro, e quindi tutto quello che si riesce a fare per far crescere questa realtà&#8230; ben venga. Io ho una, diciamo, vocazione a innamorarmi di queste cause cittadine che mi sembrano belle. Per aiutare la città. Mi viene un po&#8217; dalla formazione comunista, perché io ho fatto parte di una generazione che diventava comunista non per avere una poltrona da assessore, ma per  un&#8217;enorme generosità verso il mondo. L&#8217;altro motivo è che faccio un mestiere che mi tiene sempre da solo davanti al computer e al tavolo da disegno e l&#8217;idea di lavorare con altri e ogni tanto vedere queste situazioni collettive mi allarga un po&#8217; il cuore, perché sono una persona molto estroversa, molto sociale, come dovrebbe essere chiunque di sinistra. Quando uno sfugge, non si fa vedere, ha paura di incontrarsi con gli altri, c&#8217;è qualcosa che non va.</p>
<p>Le idee e gli argomenti trattati negli incontri sono sostanzialmente scelti da me, ma sono corroborati da giovani collaboratrici: Antonella, Alice e Francesca, che per me sono ossigeno. Non mi posso vantare di tutto. Ad esempio, il 26 abbiamo qui Roberto Vecchioni, e lui è uno dei miei più vecchi amici. Con lui però c&#8217;è Boosta, il tastierista dei Subsonica, e io non mi posso vantare di conoscere anche lui. Ho imparato a conoscerlo perché tre ragazze mi hanno fatto un cervello così a insistere che avrei dovuto chiamare o il cantante o il tastierista. E quindi me l&#8217;hanno fatto ascoltare e conoscere. Un grosso aiuto, inoltre, me lo danno alcuni amici intellettuali fiorentini che fanno parte di “Quelli del Puccini” che mi danno il background culturale quando magari bisogna invitare qualcuno che non mi conosce o che è più difficile far venire. Allora gli snocciolo la lista di nomi che ho con me nella mia associazione e loro dicono “vabbè, allora è una roba seria” ed è più facile. Una mallevodoria.</p>
<p><strong>Cosa consiglierebbe a un ragazzo di talento, bravo a  disegnare, per farsi largo nel mondo del fumetto?</strong></p>
<p>Una volta c&#8217;erano delle riviste che erano molto lette ma che oggi non ci sono più. Oggi si comincia illustrando o pubblicando dei libretti per conto proprio, o illustrando libretti di amici. Io, ad esempio, Pazienza lo conobbi così. Aveva fatto un libretto che si chiamava “La settimana di otto lunedì” quando era ancora un autore sconosciuto. Mi capitò per le mani questo suo lavoro e i suoi  meravigliosi disegni, e infatti poco dopo se lo prese <em>Frigidaire</em> e da lì nacque Andrea Pazienza. E la stessa cosa vale per Gipi, che è un grande disegnatore toscano. L&#8217;ho conosciuto, gli ho fatto una mostra a Scandicci, Fofi l&#8217;ha presentato in altre cose etc&#8230;  Bisogna fare così. Lavorare, lavorare e se hai l&#8217;intuito di sentire delle persone che sono sul tuo<em> feeling</em> mandargli le cose. O mandare le cose anche a Staino, alla mail <a href="mailto:info@sergiostaino.it">info@sergiostaino.it</a><a href="mailto:info@sergiostaino.it">,</a> e magari, se la cosa vale, ti comincia ad arrivare la risposta. L&#8217;importante è che ci sia la passione dentro, e ricordare che se c&#8217;è la passione non ci sono le delusioni che ti fermano, perché diventa un&#8217;esigenza. Io disegnavo prima di sfondare e avrei continuato a disegnare anche se non avessi sfondato. La prima cosa è l&#8217;esigenza del linguaggio:  perché se tu hai qualcosa da dire e hai un linguaggio che ami particolarmente, questa cosa di per sé  la fai. E se la fai bene, con sincerità, senza seguire mode ma  impulsi che poi sono tuoi,  prima poi viene fuori il talento. Guardate Saviano. Lui aveva scritto dei racconti, li aveva mandati a Fofi e Fofi gli ha detto “ma tu scrivi bene. Perché invece di scrivere cazzate non ti affacci dalla finestra di casa tua e guardi Scampia sotto casa, la tua Napoli.” E così è nato il Saviano che tutti conosciamo. Bisogna sempre raccontare le cose e non fuggire mai per la tangente. Non andare su cose troppo surreali o fantascientifiche. Meglio raccontare sempre le cose che si conoscono e che ti danno emozioni dirette. Indignazione, felicità, qualunque tipo di emozione. Ma deve essere diretta e vissuta. Mai immaginarsi le emozioni di altri. Lo potrai magari fare più tardi, con più esperienza, ma devi sempre partire dalle tue. E poi non è vero che non ci sono storie. Perché anche solo uscendo di casa e andando a scuola, anche solo in una mattinata, se una persona sa vederle, sentirle e percepirle, quelle emozioni sono già materiale per un racconto&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><em>Vi lasciamo con una vignetta disegnata da Staino in esclusiva per Camminando Scalzi!</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/camminando-scalzi.jpg"></a><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/camminando-scalzi.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-9249" title="camminando scalzi" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/camminando-scalzi-1024x916.jpg" alt="" width="502" height="449" /></a></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em>
<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-top: 40px; margin-right: 35px">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fintervista-a-sergio-staino.html"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fintervista-a-sergio-staino.html&amp;style=normal&amp;b=2" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/intervista-a-sergio-staino.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Giornalismo e libertà di informazione: Intervista a Luca Telese</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/giornalismo-e-liberta-di-informazione-intervista-a-luca-telese.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/giornalismo-e-liberta-di-informazione-intervista-a-luca-telese.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 Dec 2010 08:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Camminando Scalzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto di interessi]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[il fatto quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[il giornale]]></category>
		<category><![CDATA[internet e libertà di stampa]]></category>
		<category><![CDATA[intervista a luca telese]]></category>
		<category><![CDATA[libertà di informazione]]></category>
		<category><![CDATA[libertà di stampa]]></category>
		<category><![CDATA[luca telese]]></category>
		<category><![CDATA[professione giornalistica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=7383</guid>
		<description><![CDATA[Abbiamo intervistato Luca Telese , attualmente giornalista de &#8220;Il Fatto Quotidiano&#8221; e di La7, che ci ha concesso una piacevole chiacchierata sui temi a noi cari della libertà di informazione e del mondo del giornalismo in Italia. Telese ha lavorato per dieci anni al Giornale, per poi passare al quotidiano diretto da Antonio Padellaro, oltre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo intervistato <strong>Luca Telese</strong> , attualmente giornalista de &#8220;Il Fatto Quotidiano&#8221; e di La7, che ci ha concesso una piacevole chiacchierata sui temi a noi cari della <strong>libertà di informazione</strong> e del mondo del giornalismo in Italia. Telese ha lavorato per dieci anni al Giornale, per poi passare al quotidiano diretto da Antonio Padellaro, oltre a essere autore televisivo (<em>Chiambretti c&#8217;è</em>, <em>Batti e Ribatti</em>, <em>Cronache Marziane</em>), conduttore di <em>Tetris</em>, si occupa anche della collana Sperling&amp;Kupfer &#8220;Radici nel presente&#8221;, dedicata a vicende storico-politiche scomode.</p>
<p><a href="http://www.lucatelese.it/" target="_blank">Qui</a> trovate il suo sito ufficiale e <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/ltelese/">qui</a> il suo blog su <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/">ilfattoquotidiano.it </a></p>
<p><strong><em><strong>Camminando Scalzi: Nella biografia di wikipedia a te dedicata si legge che sei stato “giornalista parlamentare ed ex portavoce del partito Rifondazione Comunista e poi nell&#8217;ufficio stampa del Movimento dei Comunisti Unitari” e che il 21 agosto 2008 ti sei definito “un comunista italiano a lungo impegnato in un giornale di destra”. Potresti raccontarci come sei riuscito a conciliare la linea editoriale del quotidiano in cui hai lavorato per 10 anni (Il Giornale) e le tue personali opinioni politiche?</strong></em></strong></p>
<p><strong> </strong>Luca Telese: Quando sono entrato al Giornale ero dichiaratamente di sinistra; sapevano come la pensavo, e quindi mi hanno preso dicendomi &#8220;a te garantiremo la libertà di scrivere quello che pensi, non ti imbavaglieremo, perché di giornalisti di destra ne abbiamo già tanti&#8221;. Inoltre io facevo cronaca, non facevo editoriali. Raccontavo tendenzialmente quello che vedevo. C&#8217;è una cosa che spiego sempre, cioè che la libertà di stampa è una condizione soggettiva. Al <em>Corriere della sera</em>, dove ero prima, con un contratto che scadeva ogni tre mesi, ero oggettivamente più libero ma anche oggettivamente meno libero. Se invece sei in un giornale più schierato (come il Giornale), però ti hanno preso, ti hanno voluto e ti hanno  fatto un contratto a tempo indeterminato, è il loro interesse che tu funzioni, non hanno interesse a imbavagliarti.</p>
<p><strong><em><strong><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/12/1358489845.png"><img class="alignright size-full wp-image-7397" title="1358489845" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/12/1358489845.png" alt="" width="195" height="258" /></a>CS: Uno dei principi cardine della professione giornalistica è l&#8217;obiettività. Dalla tua esperienza personale ritieni che sia davvero possibile, per un giornalista, scegliere la notizia e raccontarla in modo neutrale e oggettivo?</strong></em></strong></p>
<p><strong> </strong>LT: Non esiste la neutralità perché ogni racconto è per definizione soggettivo. Esiste la possibilità di essere onesti nel racconto che si fa ed esiste la possibilità di spiegare ai lettori, raccontare insieme a quello che si vede qual è il proprio punto di vista, qual è il proprio modo di vedere le cose. Quindi non è oggettivo, ma è onesto, questa è la grande differenza. Ovviamente ci deve essere un minimo di aderenza ai fatti, e c&#8217;è gente che viola anche quella. Ma tolta questa, c&#8217;è proprio un bisogno di raccontare. Io racconto quello che vedo e dico come lo vedo e perché.</p>
<p><strong><em><strong> CS: Il principio di obiettività si scontra molto spesso anche con le scelte editoriali del giornale per cui si scrive. Nel corso della tua carriera giornalistica hai mai subito pressioni politiche o censure?</strong></em></strong></p>
<p>LT: Sono stato licenziato più o meno sei volte, e ognuno di questi licenziamenti era una censura non riuscita. Quindi c&#8217;era una reazione, o il prodotto di una fama di rompicoglioni che uno si fa. I licenziamenti che ho avuto sono le censure che non ho accettato, diciamo.</p>
<p><strong><em><strong>CS: Dall&#8217;esterno il Fatto Quotidiano viene percepito come un giornale innovativo, perché non accetta finanziamenti pubblici ed è esclusivamente finanziato dalle vendite, dalla pubblicità e da una SpA realizzata ad hoc, dove ciascun azionista non può possedere oltre il 16% delle azioni complessive (per evitare che vi sia un azionista di maggioranza). Trovi che questa formula riesca a garantire una maggiore libertà al giornale? Per la tua personale esperienza, ad esempio, hai riscontrato delle differenze quando sei passato da Il Giornale (di proprietà della famiglia Berlusconi) a Il Fatto Quotidiano? </strong></em></strong></p>
<p><strong> </strong>LT: Ho lasciato Il Giornale, in cui avevo un&#8217;ottima condizione personale, per poter costruire un giornale in cui ci fosse un&#8217;ottima condizione collettiva. Il Fatto è il primo giornale che io conosca, tra i tanti in cui ho lavorato, dove non c&#8217;è il cono d&#8217;ombra. Cioè il luogo buio dove non puoi scrivere, che è dove risiede la proprietà del giornale. Al Fatto questa cosa non c&#8217;è.</p>
<p><strong><em><strong><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/12/telese-150x141.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7409" title="telese-150x141" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/12/telese-150x141.jpg" alt="" width="150" height="141" /></a>CS: Il giornalista Giuseppe Altamore nel libro “I padroni delle notizie”, ha scritto che la maggior parte degli introiti delle società editoriali oggi provengono dagli inserzionisti pubblicitari e che questo influenza molto le scelte dei direttori delle testate. Ritieni che abbia ragione? Pensi che, in un periodo di crisi della carta stampata, anche un giornale indipendente come il Fatto Quotidiano potrebbe cedere alle pressioni degli inserzionisti?</strong></em></strong></p>
<p><strong> </strong>LT: Nel nostro caso non possiamo cedere perché già siamo un giornale che macina utili in maniera prodigiosa. Noi non abbiamo in questo momento nessun problema. Anche se avessimo pubblicità zero avremmo comunque dei profitti. Siamo un&#8217;isola felice e non abbiamo problemi di inserzioni. Non risentiamo della crisi. Siamo anche molto morigerati: avevamo un obiettivo di pareggio molto basso proprio perché non volevamo essere dipendenti da nessuno.</p>
<p><strong><em><strong>CS: Pensi che la libertà d&#8217;informazione in Italia sia compromessa dal noto conflitto d&#8217;interessi del premier Silvio Berlusconi? E come spieghi il fatto che la Freedom House ci collochi sempre in posizioni bassissime sul fronte della libertà di informazione? </strong></em></strong></p>
<p>LT: Sicuramente il conflitto di interessi è un grave <em>vulnus</em> che dovrebbe essere aggirato, ed è una delle coglionerie (<em>sic</em>) del centro-sinistra, una di quelle per cui si passa alla storia, il fatto di non aver cancellato il conflitto di interessi con una legge. È importante però anche dire che non è che Berlusconi vince perché ha le televisioni. Berlusconi vince perché è più convincente degli addormentati del centro-sinistra. Il conflitto di interessi c&#8217;è, e il tentativo di Berlusconi di controllare l&#8217;informazione anche. Anche i democristiani controllavano l&#8217;informazione, certo non con la scientificità. Si potrebbe battere Berlusconi anche se avesse sei canali. Detto questo, il conflitto di interessi c&#8217;è ed è una zavorra pesantissima per chiunque lavora nei giornali di Berlusconi. Il fatto che io fossi libero quando ero al Giornale è perché non scrivevo di Berlusconi. Se avessi scritto di Berlusconi sarei stato molto colpito dal conflitto di interessi. Il mio modo per ritagliarmi la mia libertà al Giornale era non scrivere di Berlusconi.</p>
<p><strong><em><strong> CS: Cosa pensi dell&#8217;Ordine dei giornalisti e del fatto che l&#8217;Italia sia uno dei pochissimi paesi europei ad averne uno? Tenendo conto delle svariate problematiche che affliggono il giornalismo italiano, ritieni che l&#8217;Ordine sia realmente in grado di tutelare la libertà di espressione dei giornalisti e il diritto di buona informazione dei lettori?</strong></em></strong></p>
<p>LT: Purtroppo l&#8217;Ordine in Italia è un apparato burocratico che solo ogni tanto si ricorda di quale dovrebbe essere la sua funzione. Amministra tendenzialmente dei fondi previdenziali (male), amministra una cassa sanitaria (male), e ogni tanto si ricorda di fare le grandi campagne in difesa della libertà di stampa. È un&#8217;anomalia che non è giustificata dal modo in cui lavorano.</p>
<p><!-- p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 36.0px; text-indent: -36.0px; font: 11.0px 'Lucida Grande'} --><strong><em><strong>CS: Il futuro dell&#8217;Informazione: ci troviamo in un&#8217;epoca in cui il giornalismo cede ogni giorno di più il passo a un&#8217;informazione dal basso, libera. La gente sta imparando a crearsi il proprio giornale virtuale, ed è una realtà che prende sempre più piede, con veri e propri scoop (vedi Wikileaks). Come dovrà evolversi il giornalismo tradizionale per sopravvivere?</strong></em></strong></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/12/lucatelese1.jpg"><img class="size-full wp-image-7398 alignright" title="lucatelese1" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/12/lucatelese1.jpg" alt="" width="351" height="157" /></a>LT: Il giornalismo tradizionale può sopravvivere se si rinnova. Se perde la presunzione di superiorità, se perde la sua assoluta capacità di appiattirsi sul potere, cosa che in questo momento non sembra abbia la minima intenzione di fare. Poi si dice la cazzata epocale &#8220;c&#8217;è la crisi ai giornali perché c&#8217;è Internet&#8221;. Il Fatto è un giornale che è nato da internet, è arrivato sulla carta dopo essere nato come sito. C&#8217;è sempre un enorme spazio di mercato per la carta. Quindi se i giornali si rinnovano e diventano interessanti hanno tutta la possibilità di vendere e guadagnare consensi e credibilità dai lettori. Non lo fanno; anzi fanno esattamente il contrario, di questi tempi. I giornali sono macchine di tristezza, sono chiusi a qualunque rinnovamento. Se arriva un giovane deve essere iperprecario e il babbione che sta accanto a lui deve guadagnare il doppio, sennò non funzionano, i giornali.</p>
<p><strong><em><strong>CS: Giovani e giornalismo. Una domanda secca e concisa: quale futuro c&#8217;è per i giovani che vogliono intraprendere questa carriera?</strong></em></strong></p>
<p>LT: Intanto dico di non cedere alla committenza. Tendenzialmente nei primi vent&#8217;anni della tua carriera tutto quello che ti chiedono è sbagliato, quindi uno dovrebbe fare il contrario. Quando entrai nei giornali mi chiedevano le cose che non mi piacevano e che non sapevo fare e che neanche a loro servivano; è proprio un esercizio sadico che i giornali di oggi fanno e che la generazione dei bolliti cinquanta-sessantenni tende ad applicare. Semplicemente loro ammazzano tutto quello che si muove, sono invidiosi del gap generazionale. Sono meno preparati e più cialtroni, quindi l&#8217;unico modo che hanno per dominare la nostra generazione e le successive è nonnizzarle; questa è la costante dei giornali italiani: analfabeti, impreparati, hanno studiato poco, tiravano il libretto agli esami, hanno un&#8217;idea vecchia del potere, quindi per loro il giornale non è manco la questione di <em>fare il giornale</em>, ma un luogo di potere. I giovani dovrebbero rifiutare tutti gli input, dato che tutto quello che ti chiedono è sbagliato. Dovrebbero formarsi per cazzi propri sulle cose che ritengono importanti (scusate la crudezza oxfordiana). E soprattutto crederci, perché alla fine ci si arriva. Tolti i servi e i raccomandati, in giro c&#8217;è una tale quantità di brocchi che alla fine si fa carriera.</p>
<p><strong><em><strong>CS: Ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato.</strong></em></strong></p>
<p>LT: Grazie mille a voi tutti.
<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-top: 40px; margin-right: 35px">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fgiornalismo-e-liberta-di-informazione-intervista-a-luca-telese.html"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fgiornalismo-e-liberta-di-informazione-intervista-a-luca-telese.html&amp;style=normal&amp;b=2" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/giornalismo-e-liberta-di-informazione-intervista-a-luca-telese.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intervista a Bill Green &#8211; Interview with Bill Green</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/intervista-a-bill-green.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/intervista-a-bill-green.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 08:11:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea_27</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Ben Peskoe]]></category>
		<category><![CDATA[Bill Green]]></category>
		<category><![CDATA[coen]]></category>
		<category><![CDATA[coen bros]]></category>
		<category><![CDATA[I'm a Lebowski you're a lebowski]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Jeff Bridges]]></category>
		<category><![CDATA[John Goodman]]></category>
		<category><![CDATA[John Turturro]]></category>
		<category><![CDATA[lebowski]]></category>
		<category><![CDATA[Philip Seymour Hoffman]]></category>
		<category><![CDATA[Scott Shuffitt]]></category>
		<category><![CDATA[Steve Buscemi]]></category>
		<category><![CDATA[the big lebowski]]></category>
		<category><![CDATA[Will Russell]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=997</guid>
		<description><![CDATA[Nel 1998 i fratelli Coen dirigono Il Grande Lebowski, una strana commedia che ha per protagonisti signor attori del calibro di Jeff Bridges, Philip Seymour Hoffman, John Turturro, Steve Buscemi e John Goodman. Il film diventa un vero e proprio cult con il passare del tempo, con quella sua strampalata trama fatta di bowling, Vietnam [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="margin: 1ex;">
<p style="margin-bottom: 0pt; padding-bottom: 0pt;"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/extra_2565-big-lebowski1-full.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1005" title="__extra_2565-big-lebowski1-full" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/extra_2565-big-lebowski1-full-210x300.jpg" alt="__extra_2565-big-lebowski1-full" width="210" height="300" /></a>Nel 1998 i fratelli Coen dirigono <a href="http://www.imdb.com/title/tt0118715/" target="_blank">Il Grande Lebowski</a>, una strana commedia che ha per protagonisti signor attori del calibro di Jeff Bridges, Philip Seymour Hoffman, John Turturro, Steve Buscemi e John Goodman. Il film diventa un vero e proprio cult con il passare del tempo, con quella sua strampalata trama fatta di bowling, Vietnam e White Russian, e negli USA nasce nel 2002 il <a href="http://www.lebowskifest.com/" target="_blank">Lebowski fest</a> -una reunion di tutti i fan del grande Lebowski- ad opera di Will Russell e Scott Shuffitt. I due, nel 2001 daranno alla luce il libro cult (cult almeno quanto il film) &#8220;I&#8217;m a Lebowski, You&#8217;re a Lebowski<span>: Life, &#8220;The Big Lebowski,&#8221; and What-Have-You&#8221; (<a href="http://www.amazon.com/Im-Lebowski-Youre-Life-What/dp/1596912464">link</a>), insieme a Ben Peskoe e al grafico <strong>Bill Green</strong>, il protagonista della nostra intervista di oggi. Bill si occupa di <a href="http://billgreenstudios.com/" target="_blank">grafica e web design</a> e realizza tutti gli artwork e i manifesti per il<span style="text-decoration: underline;"> Lebowski fest </span>annuale.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0pt; padding-bottom: 0pt;"><span>Come sempre abbiamo provveduto a tradurre la nostra intervista per voi. Buona lettura!<br />
</span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><strong>- You have interviewed almost all  the film actors. Could you tell us something about them? Who was more  available? Who is the most exciting actor to interview?<br />
</strong>Unfortunately  I missed the John Goodman interview (the guys said he was a canon).  The rest were very helpful in working out a time to talk. I remember  Philip Seymour Hoffman&#8217;s voice being so powerful even though it was  coming out of a tiny speaker phone. John Turturro was great. He even  seemed excited to talk about the movie. But I&#8217;d have to say our conversation  with Jeff Bridges was the most memorable to me. We must have been on  that call for an hour. You would hear him shuffling through pages  in books, then he would read aloud excerpts regarding eastern spirituality  and link it to The Dude and <em>The Big  Lebowski </em>in general. That was far out.</span></span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial; color: #1f497d;">- Avete intervistato quasi tutti gli attori del film. Puoi dirci  qualcosa di loro? Chi è stato il più disponibile?  Chi il più  emozionante da intervistare?</span></span></strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial; color: #1f497d;"><br />
Sfortunatamente non sono riuscito a intervistare John Goodman (gli altri ragazzi mi hanno detto che lui è davvero un personaggio). Gli altri sono stati molto gentili a trovare un  po’ di tempo per parlare. Ricordo quanto fosse potente la  voce di Philip Seymour Hoffman, nonostante uscisse da una debole  cornetta telefonica. John Turturro è stato grande. Mi è sembrato eccitato mentre parlava del film. Ma devo ammettere che la nostra conversazione con  Jeff Bridges è stata la più memorabile per me. Saremmo stati al telefono  per un&#8217;ora. Lo sentivi sfogliare pagine di libri leggendo ad alta voce  alcuni passi riguardanti la spiritualità orientale, che collegava al  Drugo e al Grande Lebowski in generale. E’ stato bizzarro.</span><span style="font-family: Arial;"><strong> </strong></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><strong><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/leblibroaut.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-1006" title="leblibroaut" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/leblibroaut-300x290.jpg" alt="leblibroaut" width="300" height="290" /></a>- You couldn&#8217;t interview Steve  Buscemi and the Coen brothers, how so?<br />
</strong>I&#8217;m not sure exactly why those  interviews didn&#8217;t take place (I didn&#8217;t handle the booking and contacting  of agents) but, to me, some people should be left alone to do  what they do without having to grant insight into how/why they do it. </span></span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial; color: #1f497d;">- Non siete riusciti  ad intervistare Steve Buscemi e I fratelli Coen, come mai?</span></span></strong><br />
<span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial; color: #1f497d;">Non so esattamente perché queste interviste non sono state fatte (non ero io che gestivo o contattavo  gli agenti) però secondo me, alcune persone dovrebbero essere lasciate  per conto loro a fare quello che fanno, senza pensare troppo al come/perché lo fanno.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><strong>- Philip Seymour Hoffman was available  to follow Turturro in his project on the spin-off on Jesus, are they  the actors more affectionate to the film? And  what do you think about  this spin-off project?<br />
</strong>I only know what John Turturro spoke of in  our interview. I haven&#8217;t heard anything about it otherwise. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial; color: #1f497d;"><strong>- Philip Seymour Hoffman  si è reso disponibile a seguire Turturro nel suo progetto di spin-off  su Jesus, forse sono gli attori ad essere i più affezionati al film? Cosa ne pensi di questo spin-off?</strong><br />
So soltanto quello che  John Turturro ha detto nella nostra intervista. Non ho sentito nient’altro in merito per ora.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><strong>- Would you prefer a big  Lebowski sequel? </strong><br />
Absolutely not</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial; color: #1f497d;"><strong>- Preferiresti un sequel  del Grande Lebowski?</strong><br />
Assolutamente no!</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><strong>- The big  Lebowski is more similar to a philosophy or a religion?<br />
</strong>Philosophy</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial; color: #1f497d;"><strong>- Il grande Lebowski è più simile ad una  filosofia o ad una religione?</strong><br />
Filosofia</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><strong><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/copertina.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1004" title="copertina" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/11/copertina-213x300.jpg" alt="copertina" width="213" height="300" /></a>- Could you list three reasons for  the success of the film?<br />
</strong>I have a hard enough time listing one. But  three? That&#8217;s the $10,000 question. But I can list three reasons I love  it. 1) The Dialogue 2) The Bowling 3) The Dialogue again.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial; color: #1f497d;"><strong>- Puoi elencare tre  ragioni del successo del film?</strong><br />
Ho trovato difficilissimo  trovarne solo una, figurati tre! E’ una domanda da 10.000 dollari.  Posso elencarti tre ragioni per il quale lo amo: 1) I dialoghi 2) il Bowling 3) Ancora i dialoghi.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><strong>- What film aspect strikes you most  when you see it again?<br />
</strong>How I always find something new. And it still  just as funny as the last time I saw it.</span></span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial; color: #1f497d;">- Quale aspetto del  film ti colpisce ogni volta che rivedi il film?</span></span></strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial; color: #1f497d;"><br />
Il fatto che ci trovo sempre  cose nuove. E anche che mi fa sempre ridere ogni volta che lo vedo.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><strong>- According to your experience, people  who likes the big Lebowski have in common  some aesthetic or psychological  characteristic?<br />
</strong>Not really. It  takes all kinds, as they say.</span></span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial; color: #1f497d;">- Pensi che i fan del  grande Lebowski abbiano in comune tra di loro caratteristiche estetiche  o psicologiche?</span></span></strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial; color: #1f497d;"><br />
Non credo, il film colpisce  tutti i generi di persone.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><strong>- Could you list three reasons for  the success of the Lebowski fest?<br />
</strong>It&#8217;s a costume party in a bowling  alley. What more do you need for a successful event?</span></span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial; color: #1f497d;">- Puoi dirci tre motivi  che spiegano il successo del Lebowski fest?</span></span></strong><br />
<span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial; color: #1f497d;">E’ una festa in  maschera in una sala da bowling. Di cos’altro hai bisogno per creare un evento di successo?</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><strong>- What&#8217;s the most memorable moment  happened during the Lebowski fest?<br />
</strong>Jeff Bridges playing with his  band at the Los Angeles Lebowski Fest in 2005. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial; color: #1f497d;"> </span></span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial; color: #1f497d;">- Qual è stato il  momento più memorabile accaduto durante un Lebowski Fest?</span></span></strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial; color: #1f497d;"><br />
Sicuramente quando Jeff  Bridge si è esibito con la sua band durante il Lebowski Fest a Los  Angeles  nel 2005<br />
</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial;"><strong>- What are your next projects and  the Lebowski fest objectives?<br />
</strong>I&#8217;m going to continue to try and come  up with fresh ideas for Lebowski Fest artwork and, as far as my own  projects go, I&#8217;ve been developing a series of Pop Culture related artworks  I&#8217;m calling “Vectorland” which I&#8217;ll be debuting this month on my  site. </span></span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial; color: #1f497d;">- Quali sono I tuoi  prossimi progetti e gli obiettivi del Lebowski Fest?</span></span></strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial; color: #1f497d;"><br />
Per ora sto lavorando  sempre a nuove idee per gli artworks dei Lebowski fest. Per quanto riguarda i miei progetti personali sto sviluppando  una serie di art work in stile Pop che ho chiamato “<em>Vectorland</em>”  che pubblicherò in esclusiva questo mese nel mio sito.</span></span></p>
<p><strong>Grazie mille  per l&#8217;interessante intervista, Bill Green!</strong></div>
<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-top: 40px; margin-right: 35px">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fintervista-a-bill-green.html"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fintervista-a-bill-green.html&amp;style=normal&amp;b=2" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/intervista-a-bill-green.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Intervista a Neil Blevins &#8211; Interview with Neil Blevins</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/neiblevin-interview.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/neiblevin-interview.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 08:11:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea_27</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[3dsmax]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[miyazaki]]></category>
		<category><![CDATA[neil blevins]]></category>
		<category><![CDATA[pixar]]></category>
		<category><![CDATA[pixar animation studio]]></category>
		<category><![CDATA[star trek]]></category>
		<category><![CDATA[techincal director]]></category>
		<category><![CDATA[up]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=703</guid>
		<description><![CDATA[Neil Blevins è Techincal Director alla Pixar Animation Studio dal 2002 (Gli Incredibili, Cars, Wall-e, Up). Dopo aver conseguito un diploma BFA in Design Art ha lavorato come Animator al Blur Studio dal 1999 al 2002. Ha collaborato inoltre a diverse pubblicazioni, come: -AAVV, 3DStudio Max 3 Magic -AVV, Inside 3dsmax4 Nel tempo libero ama sviluppare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id='stb-box-254' class='stb-custom_box' style="color:#000000; border-top-color: #d36f02; border-left-color: #d36f02; border-right-color: #d36f02; border-bottom-color: #d36f02; background-color: #FAD875; background-image: url(http://www.camminandoscalzi.it/50px); "></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #333333;"><em><strong>In Esclusiva per Camminando Scalzi.it</strong></em></span></p>
<p style="text-align: center;">Il nostro <strong>Andrea Rizzo</strong> ha intervistato <em><strong>Neil Blevins</strong></em>, Techincal Director della Pixar! Siamo orgogliosissimi di ospitare sulle nostre pagine una personalità così importante nel mondo dell&#8217;arte 3d. Speriamo di avervi fatto una gradita sorpresa. Buona lettura!</p>
<p></div>
<div id="attachment_746" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/10/hatred4.jpg"><img class="size-medium wp-image-746" title="hatred4" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/10/hatred4-300x300.jpg" alt="Hatred (realizzato da Neil Blevins)" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Hatred (realizzato da Neil Blevins)</p></div>
<p>Neil Blevins è Techincal Director alla<strong> Pixar Animation Studio</strong> dal 2002 (Gli Incredibili, Cars, Wall-e, Up). Dopo aver conseguito un diploma BFA in Design Art ha lavorato come Animator al Blur Studio dal 1999 al 2002. Ha collaborato inoltre a diverse pubblicazioni, come:<br />
<em><strong>-AAVV, 3DStudio Max 3 Magic<br />
-AVV, Inside 3dsmax4<br />
<span style="font-style: normal; font-weight: normal; ">Nel tempo libero ama sviluppare lavori sci-fi sia in 2d che in 3d, aventi come oggetto principale creature robotiche, alieni e sfondi di fantascienza.</span></strong></em></p>
<p>Cura inoltre personalmente lezioni di tecnica online presenti sul suo sito sui seguenti temi: Art Theory, Modeling, UV Mapping, Shader Theory, Shader Examples, Texture Painting, Effects, Lighting, Optics, Brazil, Technical.</p>
<p>Il bellissimo sito di <strong>Neil Blevins:</strong> <a href="http://www.neilblevins.com" target="_blank">http://www.neilblevins.com</a> (fateci un salto, è pieno di immagini bellissime, come quelle all&#8217;inizio di questo articolo!)</p>
<p><a href="http://www.neilblevins.com" target="_blank"></a>Ma adesso vi lascio all&#8217;intervista vera e propria.<br />
<em> NB: Abbiamo tradotto</em><strong><em>*</em></strong><em> l&#8217;intervista per agevolare la lettura al nostro pubblico di lingua italiana.</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><strong>Andrea Rizzo:</strong><span style="font-family: 'comic sans ms', sans-serif;"> </span>What&#8217;s the  most important difference between 3d studio artists and old painters ?<br />
<strong>Neil Blevins</strong>:   I think they&#8217;re more the same than different. Both groups need to understand color, composition and light. Both had to learn new techniques. Digital does mean we have an <span style="text-decoration: none;"><strong>undo</strong></span>, which the old masters didn&#8217;t have, that&#8217;s one big advantage. Not having to deal with chemicals or a messy cleanup after painting is another nice thing about digital (mind you, we do get hit with a lot of radiation from our monitors) And of course, 3d has that third dimension that painting does not, so in many ways 3d is a little more akin to sculpture, except the final result looks more like a painting, since we add color and texture, etc.</p>
<p><strong>AR</strong>: What do you think about the new Pixar movie? <strong>UP?<br />
<span style="font-weight: normal; "><strong>NB:</strong> </span>Up<span style="font-weight: normal; "> is a fantastic film, and I am very lucky to have been a part of the team that got to create it. I cry every time I see it, <strong>Pete Docter</strong> and his team of story people really knows how to pull those emotional heartstrings.</span></strong></p>
<p><strong>AR:</strong> Is 3d technology better for movies or for cartoons?<br />
<strong>NB:</strong> It&#8217;s good for both.</p>
<p><strong>AR:</strong> In witch serial tv would you like to collaborate?<br />
<strong>NB:</strong> Personally I don&#8217;t think I&#8217;d like working on tv shows. I have a lot of friends who&#8217;ve done TV, and the schedules and budget at which these things get produced doesn&#8217;t really give the artist enough time to make things as beautiful looking as they may want. For example, I have a friend who was a lighter on one cartoon, and they had to light like 20 shots a week. He said they had just enough time to make sure you could see all the characters, and then they had to move onto the next shot, no time to make it actually look good. I&#8217;ve worked on projects before that had to be done quickly, but that sort of schedule is just ridiculous. That said, if I had to pick a TV show, maybe a <strong>Star Trek series</strong>, since I could build some spaceships or do some matte paintings of alien landscape.</p>
<p><strong>AR:</strong> Do you like <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hayao_Miyazaki" target="_blank"><strong>Miyazaki</strong></a>’s works? And in your opinion what’s the main differences (not technically speaking)  between traditional cartoons and new generation digital (Pixar, Dreamworks) one?<br />
<strong>NB: </strong>I like many of <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hayao_Miyazaki" target="_blank"><strong>Miyazaki</strong></a>&#8216;s works, especially &#8220;Princess Mononoke&#8221; and &#8220;Totoro&#8221;. If you strip away the technical differences between 2d hand drawn animation and 3d digital animation, I&#8217;d have to say there isn&#8217;t a huge difference. Again, you still need to known color, composition, and lighting. You still need to give emotion to your characters. The story process is pretty much identical. You are still inspired by other films, you lay out the camera is a similar way. And again, the connection between 3d films and stop motion is a little stronger, since you need to build / paint and light a set that works from multiple angles, wheras in 2d hand drawn animation you have to do a new painting for most camera angles.</p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_745" class="wp-caption alignright" style="width: 236px"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/10/cacodaemon_rough.jpg"><img class="size-medium wp-image-745" title="cacodaemon_rough" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2009/10/cacodaemon_rough-226x300.jpg" alt="Cacodaemon Rough (realizzato da Neil Blevins)" width="226" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Cacodaemon Rough (realizzato da Neil Blevins)</p></div>
<p>AR: Is there a border between your passion and your job?<br />
<strong>NB: </strong> Yup. Anytime you work on something collaborative, that is a different process than working as an individual. I love my job, but it&#8217;s very different finding a way to create something that fulfills someone else&#8217;s vision, whether that be the director of the film, the production designer, your supervisor, etc. When you work on your own work, you may ask for other people&#8217;s opinions, but at the end of the day, you make your own final decisions. So while there certainly is some crossover, I generally keep those things separate, and need a little of both in my life to truly be happy.</p>
<p><strong>AR: </strong>What&#8217;s your next projects?<br />
<strong>NB: </strong>Right now I&#8217;m between projects at Pixar, I&#8217;ll be assigned to a new movie soon. I also do a lot of <strong>personal artwork</strong> at home, and I spend most of the summer doing nothing but 2d painting. So this fall I want to get back into doing more personal 3d projects, just to keep things fresh.</p>
<hr /><strong><em>Andrea Rizzo: </em></strong><em>Qual è la differenza più grande tra gli artisti del digital 3d e i grandi vecchi pittori?<br />
<span style="font-style: normal; "><strong><em>Neil Blevins: </em></strong><em>Penso che siano molto più simili che diversi. Entrambi hanno bisogno di conoscere il colore, la composizione e la luce. Entrambi devono imparare nuove tecniche. Digitale vuol dire che noi abbiamo un tasto <strong>undo</strong> (il tasto che permette di tornare indietro e cancellare l’ultima operazione eseguita ndAR), che i vecchi maestri non avevano, questo è un grande vantaggio. Non dover avere a che fare con prodotti chimici o dover pulire tutto dopo aver dipinto, sono altri aspetti positivi del digitale (attenzione però, noi siamo esposti a molte radiazioni pericolose dai nostri monitor). E naturalmente il 3d ha la terza dimensione che la pittura non ha, così alla fine il 3d è un po’ più simile alla scultura, eccetto il risultato finale che sembra più una pittura, poiché aggiungiamo colore, texture (un immagine che serve per rivestire la superficie di un oggetto digitale ndAR), ecc.</em></span></em></p>
<p><em><span style="font-style: normal; "><strong><em> </em></strong></span></em></p>
<p><em><span style="font-style: normal; "><strong><em>AR: </em></strong><em>Cosa ne pensi dell’ultimo film Pixar: </em><strong><em>UP?<br />
<span style="font-style: normal; font-weight: normal; "><strong><em>NB: </em></strong><em><strong>Up </strong></em><em>è un film fantastico, sono stato molto fortunato ad aver fatto  parte del team che l’ha creato. Piango ogni volta che lo guardo, Pete Docter (il regista ndAR) e il suo team di sceneggiatori sa veramente come toccare le corde del cuore.</em></span></em></strong></span></em></p>
<p><strong><em>AR:</em></strong><em> La tecnologia 3d è meglio applicabile nei film o nei cartoni animati?<br />
<span style="font-style: normal; "><strong><em>NB:</em></strong><em> E’ buona per entrambi.</em></span></em></p>
<p><strong><em>AR: </em></strong><em>Ti piacerebbe collaborare in una serie TV? Se sì, quale</em><em>?<br />
<span style="font-style: normal; "><strong><em>NB: </em></strong><em>Personalmente non penso che mi piacerebbe lavorare negli show televisivi. Ho molti amici che hanno fatto TV, e i programmi e il budget coi quali sono costretti a lavorare non danno la possibilità per fare le cose sufficientemente belle come loro vorrebbero. Per esempio, ho un amico che è stato lighter (responsabile dell’illuminazione digitale ndAR)  per un cartone e realizzava circa 20 riprese alla settimana. Lui mi disse che avevano giusto il tempo di assicurarsi che si potessero vedere tutti i  personaggi e successivamente dovevano spostarsi sulla ripresa successiva, senza soffermarsi troppo per renderlo realmente di qualità. Prima di questo, ho lavorato in progetti che dovevano essere fatti in fretta, ma quel genere di programmazione è semplicemente ridicola. Se dovessi scegliere uno show televisivo, forse la serie di Star Trek, poiché potrei costruire qualche navicella spaziale o realizzare qualche pittura sbiadita di sfondi alieni.</em></span></em></p>
<p><strong><em>AR: </em></strong><em>Cosa ne pensi dei lavori di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hayao_Miyazaki" target="_blank"><strong>Miyazaki</strong></a></em><em>? E secondo te qual è la più grande differenza (non dal punto di vista semplicemente tecnico) tra i cartoni animati tradizionali e quelli della nuova generazione digitale (Pixar, Dreamworks) ?<br />
<span style="font-style: normal; "><strong><em>NB: </em></strong><em>Mi piacciono molti lavori di<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hayao_Miyazaki" target="_blank"> <strong>Miyazaki</strong></a></em><em>, specialmente “Principessa Mononoke” e “Totoro”. Se togli le differenze tecniche tra il disegno in 2d fatto a mano tradizionale e le animazioni digitali 3d, direi che non c’è un enorme differenza. Anche qui hai bisogno di conoscere il colore, la composizione e la luminosità. Devi sempre dare l’emozione ai tuoi personaggi. Il processo della stesura dello storyboard è abbastanza identico. Sei ancora ispirato da altri film, disponi la telecamera in un modo simile. Inoltre la connessione tra i film 3d e la tecnica della stop motion è un po&#8217; più forte, perché hai bisogno di costruire/dipingere e illuminare un set che funzioni per tutte le inquadrature previste per una scena (i diversi camera angles, o punti di ripresa ndAR), mentre in 2d, l&#8217;animazione disegnata a mano, devi fare un nuovo disegno per ogni inquadratura.</em></span></em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; line-height: 100%;"><span style="color: #943634;"><br />
</span></p>
<p><strong><em>AR: </em></strong><em>Esiste, nel tuo caso,  un confine tra passione e lavoro?<br />
<span style="font-style: normal; "><strong><em>NB:</em></strong><em> Yup. Ogni volta che lavori in team affronti  un processo diverso dal lavorare individualmente. Amo il mio lavoro, ma è molto differente trovare un modo per creare qualcosa che appaghi la visione di qualcuno, sia esso il regista del film, lo scenografo, il tuo supervisore, ecc.. Quando lavori nei tuoi progetti, puoi chiedere l’opinione di altre persone, ma alla fine del giorno sei tu a prendere le decisioni finali. Certamente le cose si incrociano (passione e lavoro), io generalmente le tengo separate. Ho bisogno un po’ di entrambe le cose nella mia vita per essere veramente felice.</em></span></em></p>
<p><strong><em>AR: </em></strong><em>Quali sono i tuoi prossimi progetti?<br />
<span style="font-style: normal; "><strong><em>NB:</em></strong><em> Adesso sono immerso tra progetti alla Pixar, mi verrà assegnato un nuovo film presto. Realizzo inoltre diversi <strong>lavori personali </strong></em><em>a casa, e ho speso la maggior parte dell’estate facendo nient’altro che dipinti 2d.  Quest’autunno però voglio tornare a realizzare altri progetti personali in 3d, giusto per tenermi allenato.</em></span></em></p>
<p><strong>Grazie mille al gentilissimo Neil Blevins che ci ha concesso questa interessante intervista. Thank you very much Neil!</strong></p>
<p><strong>*</strong><em>Si ringrazia <span style="text-decoration: underline;"><strong>Piero Cannarozzo</strong></span></em><em> per l’aiuto nella traduzionediverse<br />
</em>
<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-top: 40px; margin-right: 35px">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fneiblevin-interview.html"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fneiblevin-interview.html&amp;style=normal&amp;b=2" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/neiblevin-interview.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>11</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

