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	<title>Camminando Scalzi...Walking Barefoot &#187; Cultura e Spettacolo</title>
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		<title>Christian Bachini: terremoto italiano a Shanghai!</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 06:40:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Obi-Fran Kenobi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Inseguite i vostri sogni con tenacia e non arrendetevi mai!” potrebbe oggigiorno sembrare una frase da film un po&#8217; banale, eppure la verità che contiene continua a brillare nonostante tutto. In questa intervista Christian Bachini, la prima “superstar italiana di film d&#8217;azione” ci dimostra che nulla è impossibile, a patto di dedicare la propria volontà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Inseguite i vostri sogni con tenacia e non arrendetevi mai!” potrebbe oggigiorno sembrare una frase da film un po&#8217; banale, eppure la verità che contiene continua a brillare nonostante tutto. In questa intervista Christian Bachini, la prima “superstar italiana di film d&#8217;azione” ci dimostra che nulla è impossibile, a patto di dedicare la propria volontà e il giusto sacrificio.</span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Incuriositi? Date un&#8217;occhiata alle abilità di questo ragazzo!</span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/sJ_gow5kcGg&amp;hl=en_US&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/sJ_gow5kcGg&amp;hl=en_US&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Christian Bachini nasce a Parma nel 1985, ma a due anni si trasferisce a Prato. All&#8217;età di dieci anni vede i film di Jackie Chan e decide che da grande farà l&#8217;attore di arti marziali. Comincia quindi a studiarne quante più riesce e, mentre ottiene un diploma scientifico, studia anche recitazione, cominciando alla scuola di cinema Anna Magnani di Prato.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nel 2008 studia la lingua cinese in vista della realizzazione del suo progetto di vita: andare in Cina, la patria dei film di arti marziali, e cominciare a fare l&#8217;attore.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>La prima volta che ci siamo conosciuti, circa dieci anni fa, è stato nella palestra Kenshiro Abbe di Prato, al corso di Kung Fu Tradizionale. Adesso io peso 70 chili per 164 centimetri, e tu giri film in Cina in cui tiri i calci sui denti delle persone facendo capriole carpiate a un metro e mezzo dal suolo. Se è evidente dove abbia sbagliato io, che strada hai invece preso tu?</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash1/hs503.ash1/29778_128968067131582_128967977131591_238349_5639567_n.jpg"><img class="alignleft" title="Kang" src="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash1/hs503.ash1/29778_128968067131582_128967977131591_238349_5639567_n.jpg" alt="Kang" width="220" height="330" /></a>Beh, prima di tutto piacere di rivederti. Però devo ammettere che ti ricordavo diverso! Passando alla domanda&#8230; Se ricordi bene io iniziai la pratica delle arti marziali proprio perché il mio obiettivo era quello di diventare un giorno una star di film d&#8217;azione in oriente. Sin dall&#8217;età di dieci anni questo è sempre stato il mio desiderio più grande. Diciamo che ho tenuto duro e ho continuato a inseguire il mio sogno per tutti gli anni successivi. Ho studiato numerose arti marziali, ho studiato a fondo la filmografia orientale onde impararne tutti i trucchi e i segreti e mi sono dedicato allo studio della recitazione. Negli anni ho creato un mio personale stile di coreografia e creato un nuovo mix di arti da combattimento. Ho passato quattordici anni a perfezionare ogni singolo aspetto della mia potenziale carriera. Poi, a maggio del 2009, ho preso la mia grande decisione. Dato che in Italia i film di arti marziali non esistono e il cinema action è morto, ho deciso di tentare la mia fortuna all&#8217;estero e cercare di imporre la mia figura come nuova superstar del cinema di arti marziali. Molti mi consigliarono di partire per Hollywood, ma non mi sembrava la scelta giusta: i film di arti marziali sono nati in Oriente&#8230; In Cina, a Hong Kong, in Giappone&#8230; Ed è li che la sfida per uno come me era più interessante, più ardua. Per un occidentale imporsi come l&#8217;erede di star quali Bruce Lee e Jackie Chan, laddove i film di Kung Fu sono nati è cresciuti, penso sia una delle sfide più difficili in assoluto, nessuno ci è veramente mai riuscito. Io però ho sempre avuto molta fiducia nelle mie qualità e così mi sono detto “Perché no!”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Prima di partire, però, sapevo bene che avrei dovuto avere in mano qualcosa da mostrare laggiù, qualcosa che fosse il mio personale biglietto da visita. Decisi quindi di girare due corti basati su lunghe coreografie di combattimento. In quel modo avrei potuto non solo mettere in mostra le mie abilità atletiche, ma soprattutto portare alla luce il mio personale stile nel girare una sequenza d&#8217;azione, nonché le mie capacità in veste di regista e action director. Chiesi aiuto ad alcuni filmakers nella mia città, ma nessuno si rese disponibile. Da tutti ricevevo il classico sguardo da “ma chi pensi di essere, il nuovo Jackie Chan? Illuso!”. La cosa non mi stupì. Allora non ebbi esitazioni: se nessuno voleva aiutarmi decisi che sarebbe stato mio padre a eseguire le riprese sotto la mia direzione. Per la fotografia, sempre con l&#8217;aiuto di mio padre, ci auto-costruimmo cinque lampade. Radunai alcuni artisti marziali entusiasti e iniziai le riprese. In quattro giorni girai due sequenze di circa quindici minuti ciascuna. Era la prima volta che mi cimentavo in un&#8217;impresa come questa. Essere regista, coreografo, attore, editor&#8230; Tutto allo stesso tempo. Il risultato fu  assolutamente eccellente, e l&#8217;impatto che questi video ebbero in Asia fu la prova finale della qualità del lavoro che avevo svolto. Nessuno dei filmakers che incontravo riusciva a capacitarsi di come un occidentale avesse potuto girare solo con l&#8217;aiuto del padre e di combattenti che mai avevano avuto esperienze di cinema scene di combattimento che rispecchiavano alla perfezione lo stile action di Hong Kong!  Finito il montaggio allora fui pronto per partire alla volta della Cina.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Lì ho avuto occasione di conoscere le più grandi star del Kung Fu di Hong Kong e lavorare sul set con loro. Ho conosciuto Jackie Chan, ho lavorato come extra nel blockbuster “Ip man 2”, dove ho avuto la possibilità di vedere all&#8217;opera leggende come Sammo Hung e Donnie Yen. Ho fatto le scelte giuste e avuto la giusta dose di fortuna, e alla fine mi sono stabilito a Shanghai dove ho conosciuto molti giovani filmakers, entusiasti e veramente pieni di talento. Abbiamo deciso di lavorare insieme e dare vita a una nuova fase nel mondo del cinema di arti marziali. Abbiamo cercato di ottenere la perfetta fusione tra genere action occidentale e orientale. Adesso laggiù sono conosciuto come “la prima superstar italiana delle arti marziali”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Quali arti marziali hai studiato oltre al Kung Fu Tradizionale?<br />
</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Questa è una bella domanda. Diciamo che, visto il mio obiettivo, sapevo che la pratica di una singola arte marziale non sarebbe stata sufficiente. Inoltre, la mia idea era quella di creare un nuovo mix di arti marziali che avrei poi potuto mostrare nei miei film. Dopo la pratica del Kung Fu Tradizionale sono passato dalla Capoeira Brasiliana al Tae Kwon Do Koreano; dal Wushu moderno al Jujitsu; e poi Muay Thai, Judo, Aikido fino ad arrivare alle XMA o Tricking. E da ogni arte marziale ho preso ciò che mi serviva per creare questo nuovo stile di arti da combattimento per il cinema. Ho fatto un po&#8217; la stessa cosa che fece Bruce Lee con il suo Jeet Kune Do, con la differenza che il suo obiettivo era creare un&#8217;arte marziale reale ed efficace, il mio invece era creare un nuovo e innovativo stile di coreografia per il cinema.</span></span></p>
<p><strong></strong><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ce n&#8217;è una che preferisci rispetto alle altre?</span></span></strong><strong></strong></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Io amo le arti marziali in generale: ognuna ha i suoi pregi e i suoi difetti, ognuna è spettacolare a suo modo, ognuna è elegante ma anche letale allo stesso tempo. Comunque io sono nato col Kung Fu Cinese, e questo rimarrà sempre il mio pilastro portante.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>A quali attori esperti di arti marziali ti ispiri maggiormente? Quali sono i tuoi film di arti marziali preferiti?<br />
</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs523.snc3/29778_128968727131516_128967977131591_238361_4712100_n.jpg"><img class="alignright" src="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs523.snc3/29778_128968727131516_128967977131591_238361_4712100_n.jpg" alt="Christian con Jackie Chan" width="422" height="237" /></a>Chi mi ha ispirato maggiormente &#8211; oltre a Bruce Lee, che mi sembra ovvio &#8211; è stato Jackie Chan. Adoro lo stile che ha nel creare sequenze d&#8217;azione, e non parlo solo di coreografare combattimenti. Jackie Chan ha l&#8217;azione nel sangue. Nessuno è mai riuscito a eguagliare  ciò che ha fatto lui; nessuno ha mai eseguito stunts così folli e pericolosi come Jackie. E il mix unico tra commedia e arti marziali? Solo lui è stato in grado di portarlo sullo schermo. Per questo Jackie Chan, a differenza di molti altri attori di talento e straordinari artisti marziali, è diventato una leggenda ai livelli di Bruce Lee. È stato proprio dopo aver visto un suo film che decisi di intraprendere questa carriera. Se non fosse stato per Jackie, oggi forse sarei uno studente universitario, ahahah!</span><br />
<span style="font-size: small;">Per questo tra i miei film di arti marziali preferiti figurano soprattutto i suoi: “Drunken Master” e il suo spettacolare sequel, “Police Story”, “Armour of God”.<br />
In ogni caso amo anche tutta la generazione di attori di Hong Kong, da Gordon Liu ad Alexander Fu Sheng, sino ai moderni Jet Li, Donnie Yen e Wu Jing.</span></span></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">E film non di arti marziali?</span></span></strong></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Diciamo che resto un fanatico dell&#8217;action: la serie di “Arma Letale”, “Die Hard” e tutti i mitici action movie anni &#8216;80 con Stallone, Schwarzenegger, eccetera&#8230; Adoro inseguimenti spericolati ed esplosioni a go go. E come per gli action movies provenienti dagli states sono un grande appassionato dei mitici poliziotteschi all&#8217;italiana e gli spaghetti western. Peccato che oggi in Italia questi generi siano completamente morti. Se solo fossi nato quarant&#8217;anni prima!<br />
E poi sono un grande appassionato di horror. I cult degli anni &#8216;70/&#8217;80, si intende.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Hai detto che in Italia il genere action è morto, ma anche nel resto del mondo occidentale non mi sembra se la passi molto bene. Cosa pensi dei film di arti marziali più recenti? Non credi che ci sia stata una certa perdita di interesse, se non proprio di impoverimento qualitativo, relativo al genere? Almeno nell&#8217;occidente, dato che dall&#8217;oriente continuano a uscire bellissimi film &#8211; a mio avviso &#8211; come “Fearless” (biopic del maestro Huo Yuan Jia, di Ronny Yu), per dirne uno.</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><img class="alignleft" src="http://filmup.leonardo.it/posters/loc/500/fearless_us.jpg" alt="Fearless" width="192" height="285" />Questa è davvero un&#8217;ottima domanda. Parto a risponderti dal punto di vista dell&#8217;occidente.<br />
La verità è semplice: in occidente non esistono film di arti marziali decenti. Nonostante tutti i mezzi, le tecnologie all&#8217;avanguardia, eccetera, la qualità dei combattimenti nei film occidentali è pessima. Per questo molti film prodotti negli states o in Francia, chiedono la consulenza a coreografi veterani del cinema di Hong Kong. Cory Yuen, Yuen Woo Ping&#8230; Ci sono loro dietro i successi di film come “Transporter” o “Matrix”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">La cosa che più sta distruggendo i film di arti marziali occidentali è la nuova tendenza all&#8217;editing frenetico. È una moda nata a Hollywood e purtroppo oggi è usato in quasi tutti gli action movies. Consiste in un montaggio fatto di tagli veloci e movimenti di camera frenetici. Forse negli states pensano che sia figo vedere due figure sfuocate smanacciare a caso, che buttare a casaccio un paio di salti acrobatici qua e là e un paio di movimenti in slow motion sia sufficiente per creare qualcosa di spettacolare, ma si sbagliano. Se adottano questa tecnica è solo per coprire la scarsa qualità delle coreografie.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Vedere Jackie Chan o Jet Li all&#8217;opera è un&#8217;esperienza unica perché è possibile vedere in che modo straordinario attori del genere usano i loro corpi. Nelle coreografie di Hong Kong ogni singolo movimento è preciso e pulito. Ogni tecnica è eseguita in modo nitido e chiaro. Per questo i film di Hong Kong rimangono ancora imbattuti quando si parla di combattimenti corpo a corpo.</span><br />
<span style="font-size: small;">Purtroppo in occidente nessuno ha ancora capito cosa rende una coreografia unica ed eccitante, e per questo la gente sta perdendo interesse nel genere: chi andrebbe al cinema per vedere un minestrone frenetico causa sicura di un bel mal di testa?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">In Asia invece sanno bene come si fanno certe cose, per fortuna. Tu citi il film “Fearless”&#8230; Beh, in Italia siamo rimasti un po&#8217; indietro, eheheh!</span></span><br />
<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Negli ultimi anni sono usciti film che sono diventati istantaneamente dei Cult. Molti realizzati dalla coppia Donnie Yen (attore) / Wilson Ip (regista). Parlo di “Saat Po Long” (uscito anche in U.S.A. come “Kill Zone”, <em>ndR</em>), “FlashPoint”, “Ip Man”&#8230; Questi film hanno portato una ventata di freschezza nel genere unendo, nel caso dei primi due titoli, le moderne MMA nate negli states con le arti tradizionali cinesi. “Ip man” ha invece riportato allo luce il bellissimo stile di Kung Fu noto come Wing Chun.</span><span style="font-size: small;"><br />
Nonostante queste perle però, anche in Asia si registra una crisi nel genere. Tre film l&#8217;anno non sono sufficienti per mantenere vivo l&#8217;interesse.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>E secondo te cosa si potrebbe fare per riportare in auge questo genere, in oriente ma soprattutto in occidente?</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs543.snc3/29778_128968760464846_128967977131591_238364_3225254_n.jpg"><img class="alignright" src="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs543.snc3/29778_128968760464846_128967977131591_238364_3225254_n.jpg" alt="Christian con Sammo Hung" width="314" height="235" /></a>Ci sono due grossi problemi che affliggono sia oriente che occidente, al momento.</span><br />
<span style="font-size: small;">Il primo è che si fa sempre meno attenzione alla storia. Oggi i film d&#8217;azione si reggono su trame stanche che sanno di già visto. Ecco perché mentre un tempo nascevano personaggi cult come John McLane o Rambo, oggi invece non assistiamo più alla nascita di nessuna icona.<br />
La colpa è della scarsa attenzione che i filmakers pongono alla trama. Oggi è diventata la computer grafica a farla da padrone. Tutti possono fare tutto, e molti pensano che realizzare una mega esplosione in CGI o rimpinzare un film di effetti speciali basti a creare un action movie.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il secondo grande problema è la scelta degli attori. Oggi la tendenza, in questo caso anche più in auge in Asia, è quella di mettere in ruoli d&#8217;azione o di combattenti attori che di arti marziali non sanno niente. Oggi si preferiscono usare pop star o idoli dei teenagers per cercare di aumentare l&#8217;audience e le relative vendite. Così facendo si perde tutta la magia che solo un vero praticante di arti marziali può trasmettere allo spettatore. Non basta allenare un ragazzetto per sei mesi per poi spacciarlo per il nuovo Bruce Lee o il nuovo Stallone. Un tempo sia in occidente che in oriente i “duri del cinema” erano veri duri, oggi invece la maggior parte sembrano usciti da un&#8217;agenzia di modelli, pronti a mettersi a piangere al primo graffio. In occidente solo attori come Jason Statham, Vin Diesel o The Rock (che ora preferisce il suo vero nome, Dwayne Johnson, <em>ndR</em>) rispecchiano l&#8217;essenza dell&#8217;action actor. Un po&#8217; pochi, mi pare.<br />
E anche in Asia le cose non vanno meglio. Dopo Jackie Chan, Donnie Yen o Sammo Hung non è rimasto nessuno che abbia le qualità per continuare a far vivere il genere di arti marziali.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Ottima osservazione quella sugli idol trasformati in star d&#8217;azione, un recente esempio palese è &#8220;Ninja Assassin&#8221;, che ha come protagonista un famoso idol cinese&#8230; Il legame tra recitazione e arti marziali credo sia invece ben più profondo di quanto possa sembrare superficialmente. Nel libro/diario di Bruce Lee, &#8220;Il Tao del dragone&#8221;, il compianto artista (che oltre che attore e grande maestro di arti marziali aveva anche studiato filosofia e psicologia, alla ricerca dell&#8217;essenza umana) spende molte pagine parlando di ricerca interiore e autoconoscenza, e sembra spesso concludere che la recitazione e l&#8217;arte marziale siano in realtà due modi diversi per raggiungere lo stesso obiettivo, cioè conoscere sé stessi. Quanto è importante per te questo concetto? C&#8217;è altro che ti spinge a mettere continuamente alla prova te stesso, sia come artista marziale che come attore?</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.goodwork.it/wp-content/uploads/2006/ottobre/bruce%20lee.jpg"><img class="alignleft" src="http://www.goodwork.it/wp-content/uploads/2006/ottobre/bruce%20lee.jpg" alt="Bruce Lee" width="230" height="324" /></a>Le parole di Bruce Lee sono assolutamente giuste. Essere un attore è molto di più che prestare semplicemente la faccia a un personaggio fittizio. Essere attore significa veramente mettersi alla prova. È una sfida continua. Interpretare personaggi differenti, con storie differenti e caratteri diversi non è sempre semplice. È come entrare nella mente di qualcun altro. E la cosa più ardua è che un attore deve credere che questa mente esista davvero, e sia la sua. Se per cinque mesi sei impegnato a girare un film in cui interpreti un un uomo al quale è stata barbaramente uccisa la figlia&#8230; Beh, per quei sette mesi tu sarai questo: un uomo distrutto da questa grave perdita. La tua mente deve accettare che questo fatto sia reale. Solo così potrai sperare di dare una giusta interpretazione del personaggio. Un attore non deve recitare un personaggio, deve ESSERE un personaggio. Grazie a questo mestiere quindi, un attore si vede costretto a confrontarsi con sentimenti e situazioni che magari nella vita reale non avrebbe mai vissuto, e questo sicuramente aiuta a crescere come persona.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Per le arti marziali è un po&#8217; la stessa cosa. Studiando arti marziali provenienti da diverse culture e contesti, che hanno alle spalle filosofie diverse, il praticante è messo a confronto con esse, e da ognuna può apprendere qualcosa. Durante la mia pratica ho avuto modo di conoscere maestri provenienti da tutto il mondo: Argentina, Cina, Brasile, Giappone, Korea&#8230; Ognuno di loro mi ha insegnato qualcosa. Sono proprio tutti questi insegnamenti che, come attore, cercherò di infondere nei miei film.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quindi, quando un attore è anche artista marziale la cosa diventa ancora più interessante, perché come attore dovrai essere in grado di creare per il tuo personaggio uno stile di combattimento che si adatti alla sua personalità. Ogni volta sei costretto a creare un nuovo ibrido tra sentimenti e azione. Per riprendere l&#8217;esempio precedente &#8211; del padre la cui figlia è stata uccisa e che cerca vendetta &#8211; il suo stile di lotta non sarà acrobatico ed elegante, ma al contrario sarà rozzo e sporco. Per un attore di film di arti marziali questa è una sfida unica e assolutamente interessante, ed è anche ciò che spinge me a cercare di migliorarmi il più possibile. Ogni volta che leggo una sceneggiatura ho il compito di creare un nuovo stile che si adatti al personaggio che interpreto. Significa mettere alla prova tutto ciò che hai studiato; scavare nelle tue conoscenze e venire fuori con qualcosa di nuovo e unico.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>A proposito di mettersi alla prova, so che sei partito per la Cina nonostante la rottura del ginocchio. Mi ha ricordato Jackie Chan che si fa dipingere una finta scarpa sul gesso del piede rotto e continua tranquillamente a girare gli stunts di &#8220;Terremoto nel Bronx&#8221;. Ho capito che è il tuo mito personale, ma non vorrai mica emulare anche la sua lunghissima lista di infortuni sul set?</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Beh, quella devo ammettere che è stata una follia. Mi ruppi il crociato anteriore del ginocchio agli inizi del 2009, mentre mi allenavo per una coreografia. La lesione del crociato, specie quello anteriore, rende il ginocchio altamente instabile e soggetto a infortuni molto più gravi. I dottori mi consigliarono di operarmi subito, ma ormai avevo già preso la mia decisione e acquistato il biglietto per Pechino&#8230; Così decisi di avere fiducia nelle mie qualità atletiche e partire comunque. I dottori mi presero per pazzo, ma il gioco è valso la candela.<br />
Devo essere sincero: non è stato facile. Girare un intero film d&#8217;azione con un crociato rotto non è il massimo. Saltare su macchine in corsa, fare parkour e tirare calci volanti senza LCA non è uno scherzo. Di sicuro Jackie Chan mi è servito come ispirazione, e come puoi vedere alla fine ce l&#8217;ho fatta. Ho avuto fiducia in me stesso e ho raggiunto il mio obiettivo. Ho dato vita alla mia personale “leggenda”, se così si può chiamare, e sono diventato la prima “star italiana delle arti marziali”. Nessuno credeva ci sarei riuscito, ma si sbagliavano. E ho anche stabilito un piccolo record mondiale: nessuno ha mai girato un film d&#8217;azione dall&#8217;inizio alla fine, con un infortunio come questo, senza usare controfigure!</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Bambini: non fatelo a casa!</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ovviamente! La prima regola è sempre quella di tenere di conto il proprio corpo. Non prendete esempio dai pazzi come me o Jackie, ahahah!<br />
Comunque adesso è tutto ok. Sono rientrato in Italia la prima settimana di luglio, e il 16 dello stesso mese ho fatto l&#8217;operazione al ginocchio. Adesso ho solo quattro mesi per la riabilitazione prima di partire nuovamente per Shanghai e girare il mio secondo film. È un po&#8217; una corsa contro il tempo, ma ormai questa è la storia della mia vita!</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>E veniamo al tuo lavoro vero e proprio: quanti film hai finora girato, e per quanti sei in ballo al momento?</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash1/hs323.ash1/28290_110573868989356_109327565780653_79394_7529485_n.jpg"><img class="alignright" src="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash1/hs323.ash1/28290_110573868989356_109327565780653_79394_7529485_n.jpg" alt="Shangdown" width="236" height="355" /></a>A Shanghai ho lavorato in numerose produzioni, sia ad alto budget che indipendenti. Ho avuto prima la chance di lavorare come extra nel film biografico “Ip man 2”, sequel del blockbuster uscito l&#8217;anno precedente; poi in “Shanghai Forever”, una produzione legata all&#8217;Expo mondiale 2010, diretta dal regista Hongkonghese Sherwood Hu. Poi ho avuto alcuni ruoli come villain (antagonista, <em>ndR</em>) in produzioni indipendenti, che probabilmente in occidente non vedremo mai. Sono stato anche scritturato come villain in un horror dove avrei dovuto essere anche coordinatore dei combattimenti, ma per divergenze stilistiche col regista me ne sono chiamato fuori.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Tutto questo però è avvenuto in un periodo piuttosto breve, dato che già dagli inizi del 2010 ho cominciato a lavorare ai miei progetti da protagonista, in collaborazione con due registi.  Ho girato due corti d&#8217;azione: “Deficit: The Silent Revenge” e “Kang: the new legend begins” che è una specie di introduzione alla mia figura di star emergente. Entrambi serviranno come materiale promozionale per il mio secondo lungometraggio, tratto dal primo di questi corti.<br />
Il mio debutto in un film come protagonista è stato “Shangdown”, una produzione indipendente che è anche un omaggio agli spaghetti western italiani, il genere che tanti filmakers &#8211; anche Tarantino con “Kill Bill” &#8211; hanno cercato di omaggiare, il tutto unito alle arti marziali. Nel film ho avuto il grandissimo onore di lavorare con due degli stunt team cinesi migliori in assoluto, gli stessi stuntman che hanno lavorato in grosse produzioni come “New Police Story” di Jackie Chan, “Red Cliff” di John Woo, “Ip man” e il suo sequel e tanti altri. Addirittura uno degli stuntman che ha lavorato con me è la controfigura ufficiale di Donnie Yen!</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Riguardo al futuro, ho già tre sceneggiature pronte che mi aspettano, e altre due sono in fase di scrittura. La pre-produzione del mio prossimo film, “Deficit: The Silent Revenge”, che sarà diretto dal regista sino/americano Richard Chung, inizierà verso fine 2010. Gireremo tra marzo e giugno del prossimo anno, e ci prepareremo per una release a settembre.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Sei stato scritturato sempre come attore, o anche come coordinatore dei combattimenti?</strong></span></span></p>
<p><a href="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash1/hs503.ash1/29778_128968490464873_128967977131591_238357_5563280_n.jpg"><img class="alignleft" src="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash1/hs503.ash1/29778_128968490464873_128967977131591_238357_5563280_n.jpg" alt="Christian Bachini" width="241" height="362" /></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Sono sempre stato chiamato in ruolo di attore, mai solo come coordinatore, e anche se mi avessero chiamato non avrei mai accettato, perché il mio stile di coreografia non si può vendere. È frutto di una mia personale ricerca e solo io sono in grado di portarlo sullo schermo. Ti sei mai chiesto perché Jackie Chan non ha mai coreografato per qualcun altro? Beh, il motivo è lo stesso, ovviamente.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ma la cosa che più mi ha reso felice del lavorare con i professionisti che ho citato prima è stato il grande apprezzamento che hanno dimostrato nei confronti del mio stile nel coreografare i combattimenti. Molti membri della troupe si aspettavano che gli stuntman avrebbero cominciato a mettermi i bastoni tra le ruote e a darmi consigli sul come e cosa fare, dato che erano abituati a lavorare con i nomi più grandi del cinema di Hong Kong, invece hanno veramente amato lavorare con me, e non scorderò mai il momento in cui al termine di una giornata di riprese il manager di uno degli stunt team si è avvicinato a me, mi ha stretto la mano e ha detto che per lui era un onore lavorare con me e che ero il primo occidentale in grado di coreografare scene d&#8217;azione come e anche meglio dei professionisti di Hong Kong. Mi disse anche che ciò che io ero riuscito a girare in sole tre ore, anche in un film ad alto budget con i migliori stuntman avrebbe richiesto almeno tre giorni. Queste sono veramente delle grandi soddisfazioni!</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Oltre ai combattimenti, sul set fai anche i tuoi stunts? Qual è la cosa più folle che hai fatto finora?</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Sì, ho imparato da Jackie, eheheh! Non mi piace usare controfigure, ho sempre eseguito tutte le stunts da solo, finora. La cosa più folle che ho fatto è stata saltare sul tetto di una macchina  in corsa per poi farmi trascinare attaccato alla portiera dell&#8217;auto per qualche chilometro, senza alcuna misura di sicurezza, nemmeno una ginocchiera; il tutto vestito da cowboy. Non oso immaginare cosa avrà pensato chi mi vedeva&#8230; Probabilmente che ero appena fuggito da un manicomio! Tra l&#8217;altro la prima volta che ho provato la scena l&#8217;auto andava troppo veloce, sono scivolato e ho rotolato sull&#8217;asfalto per alcuni metri.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Mh&#8230; Mai pensato di fare domanda a “Jackass”?</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ora che mi ci fai pensare&#8230; Perché no! Perché perdere tempo a trovare storie interessanti o a sudare quattro camicie per cercare di essere un buon attore, quando per diventare famoso basta autoinfliggersi le punizioni corporali più assurde! Sarà più doloroso ma sicuramente anche più rapido!<br />
Dai, ora chiamo Johnny Knoxville e sento se mi assume, ahahah!<br />
Potrei anche proporgli di produrre un Jackass Italia. Hey, tu che ne dici, saresti disposto a fare parte del nuovo team?</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong><span style="color: #000000;">Come no, da sceneggiatore sarò felicissimo di inventarmi le peggiori torture da sottoporre agli attori!</span><br />
Dedotto il tuo parere su programmi-spazzatura del genere, torniamo alle cose serie: hai già ricevuto qualche apprezzamento o addirittura qualche proposta importante da qualche nome famoso?</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Sai come siamo fatti noi attori, siamo tutti un po&#8217; scaramantici, quindi non ti posso dire nulla. Ti dico solo l&#8217;iniziale di un nome: J.</span></span></p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 332px"><a href="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc4/hs160.snc4/37354_134890229872699_128967977131591_268096_3967268_n.jpg"><img src="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc4/hs160.snc4/37354_134890229872699_128967977131591_268096_3967268_n.jpg" alt="Foto non direttamente connessa con la risposta alla domanda sulle avances" width="322" height="241" /></a><p class="wp-caption-text">Foto non direttamente connessa con la risposta alla domanda sulle avances.</p></div>
<p><strong><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Qualche avances da qualche bella attrice cinese?</span></span></strong></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Beh sono italiano, mi sembra non ci sia bisogno di aggiungere altro!</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>I lavori a cui hai preso parte sono tutte produzioni cinesi?</strong></span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Shangdown” è stato prodotto dalla casa di produzione del regista Jakob Montrasio, la MK Media Production di Shanghai. “Deficit” sarà una coproduzione tra Cina e states, probabilmente, anche se il mio obiettivo è farla diventare una coproduzione anche italiana. Per questo nei prossimi mesi sarò impegnato nella promozione di “Shangdown” e nel trovare accordi con produttori Italiani interessati. Vorrei davvero che l&#8217;Italia avesse una parte nella mia carriera. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Che mi dici della distribuzione? Rimarranno in Asia o li vedremo anche qui da noi?</strong></span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Shangdown” verrà distribuito in Asia, ovviamente (Cina, Giappone, Korea, Thailandia), parte dell&#8217;Europa (Francia, Germania), e abbiamo anche dei contatti in Canada e con gli Stati Uniti.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Spero di riuscire a portarlo nelle sale anche in Italia&#8230; Anzi, al momento è la cosa che mi preme di più.<br />
Ciò che ho fatto e ho raggiunto in Asia, non l&#8217;ho fatto solo per me, ma anche per il mio paese. L&#8217;Italia non ha mai avuto una vera star internazionale del cinema d&#8217;azione. Mai. E questa era la cosa che volevo regalare al mio paese. Per questo ogni volta che mi presento a qualcuno a Shanghai uso il mio nome, e per promuovere un film metto sempre bene in chiaro che sono italiano.</span></span><br />
“<span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Italy&#8217;s first martial arts superstar ever”, così mi chiamano laggiù. Come Jackie Chan lo è stato per Hong Kong, Van Damme per il Belgio, Jet Li per La Cina, Tony Jaa per la Thailandia, io spero di esserlo per l&#8217;italia. Ho portato in alto il nome del mio paese, spero adesso che l&#8217;Italia si faccia portatrice del mio nome, e che aiuti la promozione della mia figura di star del cinema d&#8217;azione. Voglio che il mio nome cresca in parallelo col cinema italiano. Sto per portare una ventata di aria fresca qui e sono in grado di dar vita a nuove coproduzioni che daranno nuova linfa al cinema italiano. Sarebbe veramente triste se agli occhi del mondo non ricevessi nessun supporto dal mio paese d&#8217;origine. Spero che ciò non avvenga. Comunque l&#8217;aiuto parte anche dalle persone: se qui il pubblico mi supporterà allora potrò dire di avercela fatta.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>A tal proposito, sto lavorando da anni alla scrittura di un film d&#8217;azione. Quando l&#8217;avrò finito ti potrò chiamare o hai già cominciato a tirartela come una stella di Hollywood?</strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Una delle mie idee è proprio quella di creare un nuovo team di talenti italiani per ridare vita a generi che hanno fatto la storia del nostro cinema. Negli anni &#8216;70 eravamo famosi per il genere action almeno quanto gli states, poi tutto è misteriosamente morto. Voglio riportare in vita quel genere, quindi se tu hai una buona idea basta che mi chiami. Ho sempre promesso a me stesso che qualora avessi raggiunto il successo sarei comunque rimasto me stesso, non ho intenzione di cominciare a comportarmi da star viziata, tranquillo! Allora&#8230; Aspetto la bozza della sceneggiatura, ok?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Per concludere, hai qualche messaggio da mandare ai giovani aspiranti attori &#8211; di arti marziali o meno &#8211; là fuori? </strong></span></span></p>
<p><a href="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs279.snc3/28090_110024202377656_109327565780653_76973_4702967_n.jpg"><img class="alignright" src="http://sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc3/hs279.snc3/28090_110024202377656_109327565780653_76973_4702967_n.jpg" alt="Shangdown" width="367" height="244" /></a><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ciò che mi sento di dire è questo: inseguite i vostri sogni con tenacia e non arrendetevi mai!</span><br />
<span style="font-size: small;">Prima di partite per la Cina incontravo continuamente persone che non facevano che ripetermi che ero un folle, che di certo laggiù non aspettavano uno straniero per fare la superstar né tanto meno che si sarebbero “fatti prendere a calci” da un italiano. Tutti pensavano che avrei miseramente fallito e che io fossi un illuso. Invece si sbagliavano. Sono partito da solo, senza soldi e senza alcun contatto. Ho costruito la mia carriera mattone dopo mattone e alla fine ce l&#8217;ho fatta. Ho girato il “mio” film di arti marziali e come ho già detto nei prossimi anni ho già altri cinque progetti in sviluppo.<br />
E la cosa che più mi dà soddisfazione è che non ho fatto nemmeno la gavetta! Tutti, anche i primi tempi in Cina, mi assicuravano che avrei dovuto lavorare per anni al servizio di nomi grossi come stuntman, prima di avere una chance di realizzare qualcosa per conto mio. Tutti mi dicevano che avrei dovuto partire dalla melma e piano piano uscire allo scoperto&#8230; Invece, grazie alla mia tenacia e anche alla fortuna, perché no, ho completamente saltato questa fase. In soli nove mesi sono passato da essere nessuno a essere un attore di film d&#8217;azione.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quindi, a tutti coloro che inseguono un sogno, che sia simile al mio o meno, voglio solo dire: non date retta a chi cerca di sminuire i vostri obiettivi o a chi non ha fiducia in voi. Se siete convinti di avere il talento necessario e la costanza adatta, allora inseguite il vostro sogno fino in fondo! Se ce la farete avrete dimostrato a tutti quanto valete, se fallirete avrete comunque la soddisfazione di poter dire “io ci ho provato, ho avuto il coraggio che voi non avete mai avuto!”. E ricordatevi che “impossibile” è solo un vocabolo. Niente è impossibile se credete in voi stessi!</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Per seguire le gesta di questo giovane astro nascente del cinema d&#8217;azione, potete iscrivervi alla sua pagina professionale su <a href="http://www.facebook.com/pages/Christian-Bachini-International-Martial-Arts-Actor/128967977131591?ref=nf" target="_blank">facebook</a>, oppure visitare il sito web del <a href="http://www.shangdownmovie.com" target="_blank">suo film</a> (al momento un teaser, il sito completo aprirà a settembre) o il <a href="http://www.christianbachini.com" target="_blank">suo ufficiale</a>, attualmente in fase di costruzione.</span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Infine ecco a voi il teaser di “Shangdown”, il suo primo lungometraggio (anche in HD).</span></span><br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/yx4xiJEsbLg&amp;hl=en_US&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/yx4xiJEsbLg&amp;hl=en_US&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object>
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		<title>In un mondo per uomini e barbie</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 10:19:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erika Farris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/bikini.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5738" title="bikini" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/bikini.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>“<strong>Se fai la spesa in bikini ti fanno lo sconto</strong>”, titola Il Tirreno online del 7 luglio 2010, dove “tutte le donne che si presenteranno nei negozi del centro di Carrara in bikini riceveranno un premio dal commerciante”. Una bella trovata del consorzio &#8220;Carrara in vetrina&#8221; pensata per attirare un po&#8217; di clientela nelle strade del centro, tra esibizioniste seminude e maschietti curiosi. E “l’effetto senza dubbio c’è stato” – scrive La Nazione di Massa Carrara del 10 luglio – dove nonostante lo scarso numero di donzelle in bikini la proposta “ha comunque riempito piazza Alberica e le vie circostanti” per l&#8217;intero week end.</p>
<p>Una trovata geniale, come <strong>una trombata per un agriturismo o un pompino per un ministero</strong>&#8230; Perché il nudo di una formosa figura femminile è capace di far girare il mondo, di mettere nei casini un Presidente del Consiglio così come il capo della protezione civile&#8230; Perché non c&#8217;è niente di meglio di una scorribanda di donne piacevolmente svestite. Perché un minuto di stacchetto di due veline mute ed ammiccanti attira più di qualunque servizio di Valerio Staffelli&#8230; Perché se Enrico Papi non fosse continuamente circondato da chiappe sorridenti, nessuno troverebbe la forza di seguire i suoi terribili programmi&#8230;</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/la-doccia-di-sara-varone-che-forza-della-natura.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5739" title="la-doccia-di-sara-varone-che-forza-della-natura" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/la-doccia-di-sara-varone-che-forza-della-natura-300x225.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a>E tanti cari saluti ai movimenti femministi e alle lotte passate, perché da oggi<strong> l&#8217;emancipazione ce la guadagnamo a suon di natiche scolpite e poppe siliconate.</strong> Ce lo fanno capire sin dalla nascita, con bambine che crescono giocando con bambole dall&#8217;aspetto sempre impeccabile e ascoltando storie di povere sfigate che senza un principe azzurro salvatore sarebbero destinate a lavare le ciotole di sette nani minatori per tutta la vita&#8230;<br />
Ragazze che crescono ossessionate da una forma fisica che nel futuro potrebbe contare molto più di un prestigioso curriculum, in tempi in cui muovere la lingua conta più che conoscerne due o tre&#8230;</p>
<p>Donne che si strusciano tra gli accattivanti sketch di satira del bagaglino. Donne che ballano sotto la doccia dello studio di Buona Domenica, per mostrare la trasparenza di un succinto abitino bagnato. Donne da cinema natalizio dei fratelli Vanzina, convinte che l&#8217;espressività di un culo valga più di dieci anni di recitazione.<br />
<strong> Donne trasformate in puri e semplici oggetti d&#8217;abbellimento</strong>, dove il luogo da allestire non importa, sia questo un set televisivo, un Parlamento, o il piccolo centro storico di una cittadina toscana&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/Mammuccari-e-flavia-vento.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5740" title="Mammuccari e flavia vento" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/Mammuccari-e-flavia-vento.jpg" alt="" width="335" height="470" /></a></p>
<p><div id="stb-container" class="stb-container"><div class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it  ?</div><div class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con la  blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni  che <a href="../collabora-con-noi" target="_blank">trovate qui</a>. Siamo  interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione  del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate:  attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi  aspettiamo numerosi.</div></div>
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		<title>Lezione di Cinema “Incontro con Robert De Niro” – Taormina filmfestival 12-06-2010</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 15:44:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea_27</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[Resoconto dell'incontro tenutosi a Taormina per il Taormina filmfestival con Robert De Niro. Conferenza Stampa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/locandina_the_good_shepherd.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5277" title="locandina_the_good_shepherd" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/locandina_the_good_shepherd-210x300.jpg" alt="" width="126" height="180" /></a>La seconda giornata del Taormina Film Festival parte col botto: proiezione di “<strong>The Good Shepherd</strong>” (2006) seguita da una lezione di cinema tenuta niente popò di meno che da <strong>Robert De Niro</strong>. È proprio il grandissimo attore americano, ospite della rassegna cinematografica di Taormina, che si mette a disposizione di una vasta platea per parlare della sua carriera, della situazione attuale del cinema, e proprio del suo “The Good Shepherd”.</p>
<p>Cominciamo proprio spendendo due parole sul film, che non ha deluso i fan in sala (scrosciante l’applauso a fine pellicola). The Good Shepherd è un film con un grande cast (Damon, Jolie, Baldwin, De Niro) che racconta la storia romanzata della CIA, dagli albori dei servizi segreti americani fino alla tragedia della Baia dei Porci.  Il film ha volutamente un classico taglio noir, dove Matt Damon, come un giovane Humphrey Bogart (con ancora meno voglia di parlare), si trascina tra missioni di spionaggio e storie sentimentali. Un gran bel film che fa ripensare ai “vecchi tempi” del cinema hollywoodiano anni ’60.</p>
<p>Finita la pellicola, si è avuta subito una chiara dimostrazione di piccole lacune nell’organizzazione dell’evento: con il pubblico ritardatario che si affollava ai lati e al centro della platea, l’ordine pubblico è stato lasciato in mano a una hostess che al microfono cercava di convincere le persone a prendere posto. Ma ancora peggio ha fatto una signora che poi ha partecipato attivamente alla conferenza sul palco, che ha “minacciato” il pubblico, trattandolo come un bambino: ”Se non vi sedete Bob non esce”.  Dopo queste patetiche dimostrazioni di incapacità organizzativa, finalmente dopo mezzora circa ha fatto il suo ingresso nella Sala Conferenza  il grande indiscusso mito del cinema americano <strong>Robert  De Niro</strong>.</p>
<p>L’emozione che ha invaso la sala subito dopo il suo ingresso è stata enorme.</p>
<p><strong>Dopo qualche attimo di assestamento, sono cominciate le domande. Si comincia con il commentare Taormina e proprio il suo film The Good Shepherd.</strong></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/1558.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5275" title="1558" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/1558-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>RN: “Non vengo in Sicilia dai tempi de” Il Padrino parte II” (Coppola, 1974). Il film ha una sfumatura classica voluta, che si adegua proprio bene al tipo di storia (…) grazie proprio al direttore della fotografia Robert Richardson (<em>storico collaboratore di Oliver Stone e Martin Scorsese</em> ndr).</p>
<p>Per me il tema dell’Intelligence è molto affascinante (<em>lo sceneggiatore Eric Roth è lo stesso di “Munich” Spielberg, 2005</em> ndr), vorrei produrre il seguito, che seguirà gli avvenimenti dalla caduta del muro di Berlino in poi. Non sarò regista ancora per molto tempo, vorrei però chiudere anche il terzo episodio la trilogia de “Ti Presento i Miei” (Roach, 2000)”.</p>
<p><strong>L’icona del cinema Hollywoodiano continua rispondendo a domande sul ruolo dell’attore, del produttore e del regista nella nuova America:</strong></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/robertdeniro1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5280" title="robertdeniro1" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/robertdeniro1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>RN: “Oggi la qualità dei film indipendenti si è alzata di molto rispetto a qualche decennio fa. Ci sono molti più bei film indipendenti rispetto a quelli prodotti dai grandi Studios.<br />
Come produttore ho prodotto più di 40 film, e devo dire che prediligo quelli con una buona storia da raccontare. Oggi per fare un film ci vuole una buona sceneggiatura e un solido finanziamento alle spalle. Rispetto al ruolo del regista, quello dell’attore è molto più facile. Un regista infatti deve avere un impegno tout court, 24 ore su 24 dedicato al film. Deve inoltre risolvere tutta una serie di problemi, soprattutto economici, mentre l’attore è molto più libero”.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Affascinante il racconto sugli inizi della sua carriera e il suo rapporto con i registi Scorsese e Mann:</strong></p>
<p>RN: ”A volte mi piacerebbe avere un mese per rivedere tutti i miei film in ordine cronologico. Con Scorsese ho un forte rapporto empatico. Lui coinvolge tutto lo staff e fa emergere il meglio da tutti. Accetta le idee degli attori e ha a volte delle sfumature religiose nei suoi film che io personalmente non ho. Con Martin Scorsese abbiamo un grande progetto in ballo:  <a href="http://www.imdb.com/title/tt1302006/">I Heard You Paint Houses</a>, con la sceneggiatura di  <a href="http://www.imdb.com/name/nm0001873/">Steve Zaillian </a>(<a href="http://www.imdb.com/title/tt0108052/">Schindler’s List</a>, 1993) e forse anche dello stesso Eric Roth. Un film che si preannuncia sulle atmosfere di “Quei Bravi Ragazzi” (Scorsese, 1990).</p>
<p>Michael Mann si preoccupa di tutto, è un regista totale. Per “Heat, La sfida, 1995” abbiamo preparato così bene le scene delle rapine che credevo di saperle realizzare veramente nella vita reale.</p>
<p>Ultimamente mi sono dedicato anche alle commedie demenziali (<em>Terapie e Pallottole &#8211; Ramis 1999, <a title="Disastro a Hollywood" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_a_Hollywood">Disastro a Hollywood</a> &#8211; Levinson 2008,</em> ndr), che mi divertono molto perché danno la possibilità di sperimentare. Anche se sembra facile, in realtà è molto difficile interpretare commedie”.</p>
<p><strong>Si passa ad alcune risposte a domande su particolari approcci alla recitazione come modificare il proprio fisico per un film e gli studi psicologici degli attori:</strong></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/raging-bull.bmp"><img class="alignleft size-full wp-image-5281" title="raging-bull" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/raging-bull.bmp" alt="" width="216" height="162" /></a>RN: ”Per “Toro Scatenato” (Scorsese, 1980) ho dovuto modificare di molto il mio fisico, è vero. È stata un&#8217;esperienza piuttosto dura. Oggi non potrei più farlo, anzi sto cercando di perdere peso anche se qui in Sicilia è molto difficile!</p>
<p>Ho utilizzato il metodo Strasberg (metodo recitativo derivato da Lee Strasberg, e ancora prima da Stanislavskij, che unisce recitazione, psicologia, creatività teatrale <em>ndA</em>) per la creazione del personaggio principale di Taxi Driver. Ho anche studiato nuove teorie recitative come quella che mira a copiare il movimento degli animali, anche se è molto complessa e difficile”.</p>
<p><strong>Sul De Niro regista:</strong></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/de_niro_l.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5278" title="de_niro_l" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/de_niro_l-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>RN: ”Per realizzare un buon film, la scelta degli attori è importante quasi al 90 per cento.<br />
Per “A Bronx Tale” ho lavorato con tanti ragazzi del Bronx, lasciandoli liberi di recitare, riadattando tutto in fase di post-produzione. Mentre a volte c’è bisogno di lavorare con un professionista che ha delle pretese sue, ed è adatto alla storia. La cosa più importante è lasciare fare all’attore. Costringerlo a fare qualcosa che non vuole è la cosa peggiore che si possa fare. Bisogna lasciarli fare, tu regista devi solo guidarli&#8221;.</p>
<p><strong>Infine il congedo:</strong></p>
<p>RN: ”Tutti hanno dei rimpianti nella vita. Ma io devo ammettere che sono stato proprio fortunato”.</p>
<p>E con il suo tipico ghigno, un vero mito della storia del cinema esce dalla sala, lasciando una platea elettrizzata e conscia di aver assistito quasi a un opera d’arte vivente.</p>
<h1><span style="font-size: small;">“Quando parliamo della CIA non usiamo mai l’articolo davanti.</span></h1>
<h1><span style="font-size: small;">Metteresti mai l’articolo davanti a Dio?”</span></h1>
<p>The Good Shepherd, Robert De Niro 2006</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>Andrea Rizzo</em></strong></p>
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			</a>
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		<title>“Sowa Rigpa”, di Franco Battiato e Giuseppe Coco.</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 11:44:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eva Danese</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Società e cultura]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Battiato]]></category>
		<category><![CDATA[buddismo]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe coco]]></category>
		<category><![CDATA[sogwa rigpa]]></category>
		<category><![CDATA[tibet]]></category>
		<category><![CDATA[vegetarianesimo]]></category>

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		<description><![CDATA[Recensione del libro di recente uscita "Sowa Rigpa", frutto della collaborazione e dell'amicizia di Franco Battiato e di Giuseppe Coco, esperto di Medicina Tradizionale Tibetana. Un testo per riflettere su un nuovo approccio all'alimentazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft" src="http://www.dharma-haven.org/tibetan/menla-full-med.jpg" alt="Tangka rappresentante il Buddha Blu della Medicina" width="171" height="252" />Sowa Rigpa</em>, o “scienza della guarigione”, è uno dei termini tibetani usati per definire la Medicina Tradizionale. Il sottotitolo è “La scienza della guarigione per un’alimentazione consapevole”. Il volume infatti offre un interessante punto di vista non-violento sul rapporto fra uomo e cibo e risponde alla domanda che Piero Ferrucci pone all’inizio della sua prefazione: “<em>è possibile preparare un pasto che non faccia male a nessuno</em>?”.</p>
<p>Il dialogo fra Giuseppe Coco e Franco Battiato, (l’uno fisioterapista e conoscitore di Medicina Tradizionale Tibetana, l’altro cantautore, regista e pittore), prende l’avvio da tale questione e, in un susseguirsi di domande, risposte e sollecitazioni, veniamo invitati a riflettere, senza forzature o tentativi di convincimento, sul modo in cui ci rapportiamo a ciò che abbiamo nel piatto. La riflessione, che parte naturalmente dal grande tema del vegetarianesimo, è sollecitata inoltre da schede di approfondimento, contenenti dati storici e informazioni utili.</p>
<p>“Mangiare non è solo un bisogno fisiologico”, si legge in uno dei titoli. Nel dialogo, infatti, le considerazioni pratiche e salutistiche si accompagnano all’idea che il cibo sia una sostanza che agisce su diversi livelli, fisici e psichici. Che differenza c’è tra un cibo che cresce e si nutre di sole e acqua, e un cibo che proviene da una parte animale? Mi darà sensazioni diverse? Mi darà pensieri più o meno elevati? Mi farà sentire più o meno in armonia con la vita? Mi sentirò lucido o obnubilato?</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.ricetteonline.com/conoscere/carne/manzo.gif" alt="" width="175" height="132" />Anche il vegetarianesimo, per chi è interessato alla materia, è visto da diversi punti di vista, non ultimo quello della coscienza individuale. Se davvero considerassimo “<em>esseri senzienti</em>” gli altri esseri viventi (secondo la terminologia buddista), ci risulterebbe più difficile cibarci della loro carne. Perché dovremmo considerare i sentimenti di un cane, e non quelli di un maiale? Perché ci scandalizziamo se un uomo, durante una trasmissione televisiva, racconta di come si cibasse di gatti, mentre rimaniamo totalmente indifferenti nei confronti dei quarti di carne bovina che vengono esposti durante la stessa trasmissione? Facciamoci queste domande, senza colpevolizzarci, senza volerci punire, ma semplicemente cercando di <em>capire</em> il perché la nostra mente accetti tali pensieri e comportamenti. Sapendo che la produzione di carne sta rubando terreno all’agricoltura e contribuisce alla deforestazione, e che se la produzione di cibi di origine animale semplicemente diminuisse tutta la popolazione del mondo avrebbe il nutrimento assicurato, continueremmo a comportarci come prima? O ci fermeremmo a riflettere?</p>
<p>Naturalmente il cambiamento non è mai facile. È quasi impossibile mutare radicalmente le proprie abitudini da un giorno all’altro, e possiamo anche decidere di non cambiare, ma quanto meno dobbiamo essere consapevoli di ciò che facciamo. Possiamo essere presi dai dubbi, dubbi che gli stessi autori hanno avuto o ancora si trovano ad affrontare. Questo ce li fa sentire vicini, per lo meno!</p>
<p>Entrare in un supermercato è quindi entrare in un campo di scelte. Il semplice gesto di allungare la mano, afferrare un prodotto e metterlo nel carrello può trasformarsi non solo in una scelta di natura salutistica, ma anche economica, politica, ambientale, spirituale e persino rivoluzionaria. Dipende da noi.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://portale.naturalia.net/media_files/foto/Alimentazione/tofu.jpg" alt="Il tofu, il &quot;formaggio&quot; ottenuto dalla soia." width="161" height="123" />Per fare questo dobbiamo però essere <em>informati</em>. La disinformazione fa il gioco di chi vuole che alcune cose restino come sono. Ecco perché invece il cittadino consapevole, anche se non vegetariano, vuole sapere cosa significano le cifre stampate sulle uova, cosa significa “esaltatore di sapidità”, cosa c’è dietro un alimento dai colori troppo vivaci, cosa sono gli additivi E319, E320 e E321, e preferisce il vetro ad ogni altra confezione, perché si ricicla meglio. E prima di afferrare la bottiglia del latte, vuole sapere se esistono alternative e se è davvero necessario che lui lo beva, e se è vero o no che l’assenza di latticini favorisce l’osteoporosi.</p>
<p>Questo libro ci informa di tutte queste cose, così che possiamo fare una scelta. È come nella politica. Ci vengono proposti dei candidati. Ma se noi non sappiamo che il tale candidato ha dei precedenti con la giustizia, la nostra diventa una scelta cieca, manipolata. E una volta saputo, abbiamo ancora una scelta: comportarci di conseguenza, o tirare dritto.</p>
<p>Questo non significa privarsi di ogni piacere. Come ci ricorda Giuseppe Coco, “ogni tanto un po’ di veleno non fa male”, e forse è salutare dare saltuariamente al nostro organismo una scossa a base di qualche cibo non proprio benefico, giusto per ricordagli che deve stare sulla difensiva.</p>
<p>Ma non è affatto vero che una dieta consapevole sia per forza insapore e triste.</p>
<p>I biscotti zuccherati con malto d’orzo o sciroppo di riso hanno una fragranza davvero irresistibile. Il tofu alle erbe è una vera leccornia. Il latte di soya può sostituire il latte in tutte le preparazioni, il seitan è gustoso. Ecco dunque che alla fine del libro troviamo delle ricette saporite, colorate, nuove, suddivise per stagione (con tanto di dolci!). Perché poi non utilizzare gli avanzi e rielaborarli creativamente, come consiglia il libro? È una forma di rispetto per il cibo, oltre che un risparmio. La cucina può trasformarsi davvero in un luogo creativo, persino in un laboratorio artistico. Può diventare addirittura un tempio dedicato all’armonia fra uomo e cosmo.</p>
<p>È anche vero che ognuno ha le sue esigenze, ogni organismo ha le sue peculiarità. Ed è per questo che la medicina tibetana, così come l’<em>ayurveda</em>, rispetta la nostra “biodiversità”. A ciascuno la sua dieta!</p>
<p>Per chi poi vuole saperne di più di ciò che dice la medicina tibetana riguardo certi alimenti, alla fine si trova un elenco di spezie e ingredienti per decotti salutari e profumati. Nelle ultime pagine il libro ci regala infine delle “suggestioni”, ovvero citazioni varie, da Plutarco a Margherita Hack, che invitano di nuovo alla riflessione.</p>
<p>Vi lascio con una di queste citazioni (p.107).</p>
<p><em>“La non-violenza ha due direttive: se puoi, aiuta e servi gli altri esseri senzienti; se non puoi, per lo meno, non nuocere agli altri”</em></p>
<p>Dalai Lama, <em>Trasformare la mente</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p>Bibliografia</p>
<p>Giuseppe Coco, Franco Battiato, <em>Sowa Rigpa</em>, Infinito edizioni, prefazione di Piero Ferrucci, 2010</p>
<p>Giuseppe Coco, Nada Chenagtsang, <em>Il tesoro della salute, introduzione alla Medicina Tradizionale Tibetana, </em>Infinito edizioni, 2009, prefazione di Franco Battiato
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		<title>Cannes: tra censure vere e presunte, un cinema impegnato</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 07:11:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era dal 1994 che l’Italia non brillava d’oro a Cannes, grazie a Virna Lisi con La regina Margot. Dopo 16 anni Elio Germano si laurea ex aequo con Javier Bardem miglior attore. Siamo orgogliosi che a Cannes l’Italia abbia sfilato anche nella sostanza sul tappeto rosso e che a farlo non siano stati esclusivamente gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/bardem-germano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5032" title="bardem-germano" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/bardem-germano-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" /></a>Era dal 1994 che l’Italia non brillava d’oro a <strong>Cannes</strong>, grazie a Virna Lisi con <em>La regina Margot</em>. Dopo 16 anni <strong>Elio Germano</strong> si laurea ex aequo con <strong>Javier Bardem</strong> miglior attore. Siamo orgogliosi che a Cannes l’Italia abbia sfilato anche nella sostanza sul tappeto rosso e che a farlo non siano stati esclusivamente gli abiti delle prestigiose griffes nostrane indossate dalle attrici e da <em>parvenus</em>.<br />
I film che hanno fatto guadagnare ai due la Palma sono <strong>Biutiful di A. G. Innairitu</strong> e <strong>La nostra vita di Daniele Luchetti</strong>. Per come Germano l’ha descritto, il film italiano racconta la risposta al dolore messa in atto da un giovane padre di tre figli che perde la moglie subito dopo il parto. Il ragazzo cerca di compensare il lutto dando tutto il possibile ai figli, ripiegando su un risarcimento materiale, colmando il vuoto affettivo con le cose. Alla fine, capirà come l’essenziale nella vita, anche quando si fa meno bella, sono gli affetti.</p>
<p>Fa piacere che in un momento come questo, in cui sembra che le tematiche importanti vadano rimosse e che sia sconsigliato parlare di problematiche scottanti specie per il nostro Paese, l’impegno controcorrente a tinteggiare la vita quale è, senza fronzoli e facili trucchi da circo, vada ricompensato. La soluzione non sta nella rimozione, nel mascheramento o nel non parlare delle situazioni negative che investono il nostro Paese, nel pubblico come nel privato, ma nell’esercizio della critica e nel rimboccarsi le maniche per migliorare la situazione, come ha dichiarato lo stesso Germano nel dedicare agli italiani il suo premio: <em>“Dedico la vittoria agli italiani che fanno di tutto per rendere il nostro un paese migliore, nonostante la loro classe dirigente”.</em> Durante il TG1 queste parole sono state disturbate dal commento in inglese di chissà quale emittente. Vogliamo pensare che si sia trattato di un tragica coincidenza, e non della intenzione di censurare quanto l’attore stava dicendo (succesivamente il TG1 ha letto un comunicato &#8211; non fatto vedere le immagini audio+video &#8211; della dichiarazione sfuggita di Germano).</p>
<p>Un altro elemento su cui vale la pena di soffermarsi sono le lacrime di <strong>Juliette Binoche</strong> alla notizia dell’inizio dello sciopero della fame del regista iraniano Jafar Panahi, detenuto in carcere per la sua posizione critica nei confronti del governo (è stato liberato su cauzione qualche giorno fa). La Binoche ha vinto la palma d’oro come miglior attrice in <strong>Copia Conforme</strong>, dell’iraniano Abbas Kiarostami che ha mostrato solidarietà per il connazionale.  Il film non verrà proiettato nelle sale iraniane.<br />
<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/Alejandro-Gonzalez-Inarritu-2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5031" title="Alejandro Gonzalez Inarritu" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/Alejandro-Gonzalez-Inarritu-2-257x300.jpg" alt="Alejandro Gonzalez Inarritu" width="257" height="300" /></a>Le manifestazioni di alto livello come quella che si svolge a Cannes sono senz’altro una festa, una grande e colorata vetrina per il lancio di film, ma è un segnale forte che quest’anno ci sia stato spazio anche per delle situazioni critiche a livello mondiale. È bello che tra nastrini e coriandoli spunti una lacrima per una situazione di ingiustizia e sofferenza. D’altronde, il cinema è arte e come tale non può disinteressarsi dell’umanità. Il cinema e  tutto ciò che gli ruota intorno può essere  una proficua occasione per portare l’attenzione su contesti di crisi.</p>
<p>Speriamo che la vittoria di un film tailandese, <strong>Uncle Bonnmee</strong> di  Apichatpong Weerasethakul &#8211; quale miglior film &#8211; concorra a puntare i riflettori su quel Paese flagellato dalla violenza.</p>
<p>Motivo di soddisfazione anche la presenza tra i giurati della nostra brava <strong>Giovanna Mezzogiorno</strong>. L’attrice, nota per la sua poca propensione alla mondanità, ha criticato le donne di spettacolo che svendono il loro corpo. Sinceramente, vedendola in un sobrio vestito asimmetrico affianco ai più grandi registi ed attori internazionali, non possiamo non pensare che a premiare, anche in questo mondo così apparentemente frivolo, siano effettivamente la serietà, il talento e la coerenza.
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			</a>
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		<title>Recenchiacchiera: Lost &#8211; The End</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 07:11:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Obi-Fran Kenobi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[carlton cuse]]></category>
		<category><![CDATA[damon lindelof]]></category>
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		<description><![CDATA[Niente spoiler per ora&#8230;
Lost è morto, evviva Lost.
Con la doppia puntata di domenica 23 maggio (trasmessa ieri con il doppiaggio in italiano) è stata messa la parola fine a uno dei più potenti fenomeni mediatici del mondo delle serie tv (ma diciamo pure della televisione).
Come era lecito aspettarsi, il mondo è ora diviso in due. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Niente spoiler per ora&#8230;</strong></p>
<p><img style="float: left;" src="http://tvblog.girlpower.it/wp-content/uploads/2009/08/lost2s8697163wz6.jpg" alt="Lost" width="252" height="375" />Lost è morto, evviva Lost.<br />
Con la doppia puntata di domenica 23 maggio (trasmessa ieri con il doppiaggio in italiano) è stata messa la parola fine a uno dei più potenti fenomeni mediatici del mondo delle serie tv (ma diciamo pure della televisione).<br />
Come era lecito aspettarsi, il mondo è ora diviso in due. Troverete un sacco di recensioni e i pareri più disparati, un po&#8217; ovunque: su <a href="http://www.fantascienza.com/magazine/telefilm/13833/lost-the-end/" target="_blank">Fantascienza.com</a>, Angelo Rossi promuove la serie, mentre <a href="http://www.wired.it/news/archivio/2010-05/24/lost,-il-serial-e-finito,-ma-i-fan-non-vanno-in-pace.aspx">Wired</a> ne evidenzia <a href="http://lostpedia.wikia.com/wiki/Portal:Mysterious" target="_blank">le lacune</a>; Aldo Grasso sul <a href="http://www.corriere.it/spettacoli/10_maggio_23/lost-la-finzione-televisiva-si-trasforma-in-evento-mondiale_cf4fb9ae-6645-11df-b272-00144f02aabe.shtml" target="_blank">Corriere</a> paragona l&#8217;evento finale ad altre &#8220;cerimonie&#8221; mediatiche come l&#8217;allunaggio o l&#8217;11 settembre; <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/05/26/lost-la-fiction-come-cerimonia-mediale" target="_blank">Apogeonline</a> analizza la cosa dal punto di vista strettamente internettiano e, tra gli altri, riporta un commento che mi è sembrato abbastanza comune: il finale ha deluso quanto a contenuti, ma ha emozionato tantissimo, lasciando nell&#8217;animo questa sensazione dicotomica di rabbia ma anche commozione, come la fine di un burrascoso rapporto d&#8217;amore o la morte di un vecchio nemico.</p>
<p>Ognuno di voi avrà sicuramente già una sua opinione al riguardo, e in caso contrario, come vedete, di mezzi per farvela ce ne sono in abbondanza. Inutile quindi riempire l&#8217;internet dell&#8217;ennesima recensione, che finirebbe per essere comunque parziale; parlerò del finale di Lost grazie alla Recenchiacchiera, e per l&#8217;occasione mi sdoppierò in una dualità, seguendo le regole di Lost: <strong>JacObi</strong>, il filosofo soddisfatto dal finale, e <strong>Obi in Black</strong>, il razionalissimo assetato di risposte rimasto a bocca asciutta.</p>
<p>Se vi va, come approfondimento e come base per la discussione, vi consiglio di vedere <a href="http://www.ted.com/talks/j_j_abrams_mystery_box.html" target="_blank">questo filmato</a>: è J.J. Abrams (co-creatore di Lost insieme a Damon Lindelof) nel 2007, che spiega il suo modo di raccontare storie. Dura 20 minuti, ma ne vale davvero la pena.</p>
<div id="stb-container" class="stb-container"><div class='stb-alert-caption_box stb_caption' >AVVISO SPOILER!</div><div class='stb-alert-body_box stb_body' >SPOILER, SPOILER, SPOILER, SPOILER!</p>
<p>È CHIARO? DA QUI COMINCIO A SPOILERARE TUTTO!</p>
<p>NOTO CON DISAPPUNTO CHE STAI ANCORA LEGGENDO, QUINDI LO RIPETO: DA ORA IN AVANTI PARLO ESPLICITAMENTE DI QUELLO CHE SUCCEDE NELL&#8217;ULTIMA STAGIONE DI LOST, FINALE COMPRESO!</p>
<p>SÌ, LO SO CHE LA CURIOSITÀ È UNA BRUTTA BESTIA, MA SE NON HAI VISTO ANCORA LA FINE DI LOST, SAREBBE MEGLIO CHE ANDASSI A LEGGERE ALTRO.</p>
<p>NO, VERAMENTE, NON STO SCHERZANDO.</p>
<p>BRAVO, COSÌ, GIRA AL LARGO.<br />
CIAO.</p>
<p>JACK MUORE.<br />
TIÉ. COSÌ IMPARI.</div></div>
<p><strong><img style="float: right;" src="http://img25.imageshack.us/img25/5092/1tqvs.jpg" alt="Vague" width="300" height="1030" />Obi in Black:</strong> Non ho parole. Cazzo. Cioé, veramente? Sono tutti morti, e questo è quanto?<br />
<strong>JacObi:</strong> Sì. *sniff* È bellissimo.<br />
<strong>OiB:</strong> Bellissimo? Ma cosa ti sei calato? Non hanno spiegato un cazzo. Niente di niente, perdio!<br />
<strong>J:</strong> Beh, ma riguardo questo me ne ero già fatto una ragione. <strong>È tutta la stagione che non succede niente di niente e spiegano solo l&#8217;ovvio</strong>&#8230; Davvero ci speravi ancora?<br />
<strong>OiB:</strong> Non so, forse no, ma cavolo&#8230;<br />
<strong>J:</strong> Io ho lasciato perdere e ho cercato di gustarmi il godibile.<br />
<strong>OiB:</strong> Eh, sticazzi?<br />
<strong>J:</strong> Guarda, tu mi conosci, lo sai quanto ci ho creduto. Quanta fiducia ho dato alla serie, fino all&#8217;ultimo momento.<br />
<strong>OiB:</strong> Me lo ricordo. Continuavi a difenderla anche sulle vaccate come l&#8217;isola che si sposta.<br />
<strong>J:</strong> Perché aveva ancora una sua coerenza, e lo dimostrano le mille teorie che affollano la rete, che mettono insieme quasi tutti gli elementi dello show. L&#8217;isola che si sposta non è oggettivamente una vaccata, può piacere o meno, ma non era assolutamente avulsa da tutto il resto come vuoi dare a bere tu. Ho cominciato a titubare un po&#8217; con alcune battute della quinta stagione, soprattutto le conclusioni di Faraday&#8230;<br />
<strong>OiB:</strong> &#8220;Possiamo cambiare il passato&#8221;?<br />
<strong>J:</strong> Esatto. Ma poi l&#8217;inizio della sesta gli ha dato torto, e avevo cominciato a riprendere fiducia&#8230;<br />
<strong>OiB:</strong> Gli avrà anche dato torto, ma la realtà alternativa?<br />
<strong>J: </strong>Eh, è stato il mio cruccio per tutta la stagione. Soprattutto all&#8217;inizio era noiosa come le parti sull&#8217;isola, e ancora più inutile. Non sapevo veramente dove cavolo andassero a parare. Comunque non è una realtà alternativa, è un altro flash-forward.<br />
<strong>OiB</strong>: È stato lì che hai cominciato a dubitare?<br />
<strong>J:</strong> No, ho cominciato quando ho visto che invece di dare risposte, continuavano a far nascere domande aggiungendo personaggi inutili e linee narrative uscite dal nulla ma che ponevano come fondamentali.<br />
<strong>OiB:</strong> E allora?! &#8220;Gustarti il godibile&#8221; cosa?! Cosa c&#8217;è da gustarsi?<br />
<strong>J:</strong> Tutta la sesta stagione porta al finale. Emozionante, commovente da mozzare il fiato&#8230;<br />
<strong>OiB:</strong> &#8230; Comodo, autocelebrativo, melenso, inconcludente, banale&#8230;<br />
<strong>J:</strong> Sul resto possiamo discutere, ma &#8220;banale&#8221; non direi. Sinceramente non ricordo produzioni cinematografiche recenti, a parte The Box di Richard Kelly, che affrontino un tema e una trama spirituale in una maniera così diretta.<br />
<strong>OiB:</strong> Sì, ma chi glie l&#8217;ha chiesto?! Il finale risponde a una domanda non posta! Lost non era un telefilm sulla spiritualità, era avventura e fantascienza!<br />
<strong><img style="float: left;" title="J.J. Abrams" src="http://www.vivacinema.it/img/244jjabrams091906.jpg" alt="J.J. Abrams" width="244" height="327" />J:</strong> Ma cosa ne vuoi sapere tu che cosa era Lost, arrogante che non sei altro? Lo vuoi sapere meglio di chi l&#8217;ha ideato? Evidentemente la base su cui tutto Lost è stato costruito aveva questo carattere. D&#8217;altronde la bozza dell&#8217;ultima puntata è stata scritta da <strong>J.J. Abrams</strong> subito dopo quella del pilot&#8230;<br />
<strong>OiB:</strong> Ancora con questa storia?! Ma veramente credi che fosse tutto previsto dall&#8217;inizio, maddai, su&#8230;<br />
<strong>J:</strong> &#8220;Tutto&#8221;, l&#8217;hai detto tu, io ho detto &#8220;bozza dell&#8217;ultima puntata&#8221;&#8230; Essendo io e te la stessa persona, anche tu hai studiato sceneggiatura, quindi dovresti saperlo cosa diavolo è una scaletta!<br />
<strong>OiB:</strong> Ma che c&#8217;entra&#8230;<br />
<strong>J:</strong> Che c&#8217;entra?! C&#8217;entra che quando si scrive una cosa la prima cosa da fare dopo aver discusso le idee, è fare una scaletta! E come ti dovresti ricordare, non importa che questa sia completa in dettaglio, ma tre elementi devono essere sempre al loro posto. Vediamo se te li ricordi, su, fai uno sforzo&#8230;<br />
<strong>OiB:</strong> Uff&#8230; Inizio, centro e fine.<br />
<strong>J:</strong> Vedi che lo fai apposta di fare lo stronzo? Inizio, centro e fine, certo. Quindi non c&#8217;è proprio nulla di strano se gli autori dicono che il finale lo conoscevano già da sei anni. Hanno preso la bozza di Abrams, gli hanno apposto le necessarie modifiche, ed ecco la puntata finale.<br />
<strong>OiB:</strong> In effetti così si spiegano anche le cazzate tipo Sayid con Shannon invece di Nadia&#8230;<br />
<strong>J:</strong> Già. Probabilmente Nadia è un personaggio nato secondariamente, nel corso della serie. Così come Ben e tantissime altre cose. Praticamente tutti gli innesti sci-fi delle stagioni centrali: la Dharma, l&#8217;elettromagnetismo, i viaggi nel tempo&#8230;<br />
<strong>OiB:</strong> In questo post di Lostpedia raccontano com&#8217;è andata veramente, leggi un po&#8217;: <a href="http://forum.lostpedia.com/lost-la-vera-storia-t57972.html" target="_blank">http://forum.lostpedia.com/lost-la-vera-storia-t57972.html</a></p>
<p style="text-align: center;">* 5 minuti dopo *</p>
<p style="text-align: left;"><strong>J: </strong>Eddai però, non mi puoi cadere a pesce lesso in cose del genere. Ci sono delle cose che sono senz&#8217;altro vere, ma sono anche all&#8217;ordine del giorno nelle serie tv&#8230; Personaggi che muoiono o resuscitano in base al gradimento dell&#8217;audience sono cose <em>normali</em>&#8230; Non è che Lost era fatto per beneficienza, eh, è un programma commerciale che costa 2 milioni di dollari a puntata, 10 per il pilot!<br />
<strong>OiB:</strong> Quindi? Leggenda metropolitana?<br />
<strong>J:</strong> Non del tutto, te l&#8217;ho detto. Anzi, è altamente probabile che tutte le sottotrame della Dharma, degli Altri e annessi relativi fossero molto, molto, molto ridotte nell&#8217;idea originale, o che non ci fossero per nulla. Ma dato che la cosa è stata gradita, sono andati allungando il brodo per tutta la quarta e la quinta stagione.<br />
<strong>OiB:</strong> Uhm&#8230; Allungando il brodo ribaltano la concezione dell&#8217;opera: quella che doveva essere la trama diventa cornice, e quelle che dovevano essere sottotrame diventano la trama.<br />
<strong>J:</strong> Ora ragioni da sceneggiatore! Con questo ribaltamento, il vero scopo di Lost, quello di cui voleva davvero parlare Abrams, si è perso tra viaggi nel tempo, apparizioni e visioni e altri misteri irrisolti. Ma ciò non toglie che Abrams e Lindelof <em>prima</em> hanno costruito il background spirituale di Lost, e <em>poi</em> hanno cominciato a ricamarci sopra. Se ci fai caso, la prima stagione e l&#8217;ultima sono quelle più coerenti tra di loro. La prima in particolare è praticamente tutta basata sul conflitto tra ragione e fede, ovvero lo scontro Jack/Locke. E alla fine della sesta chi è che si combatte? Jack e (far)Locke. Poi che c&#8217;entra, senza le stagioni centrali non sapresti come siamo arrivati alla situazione della sesta stagione, ma con delle piccole modifiche secondo me è possibile riscrivere velocemente tutto Lost usando solo il materiale girato della prima e dell&#8217;ultima stagione.<br />
<strong>OiB:</strong> &#8220;L&#8217;eterna lotta del bene contro il male&#8221;, complimenti per l&#8217;originalità, eh&#8230; A proposito di<strong> misteri irrisolti</strong>, questo l&#8217;hai visto?</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="481" height="290" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/amTScPbrFyM&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="481" height="290" src="http://www.youtube.com/v/amTScPbrFyM&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: center;">* 5 minuti dopo *</p>
<p style="text-align: left;"><strong>J: </strong>Eheheh, carino. Che ti devo dire, hai/avete pienamente ragione. <strong>Lindelof e Cuse hanno palesemente glissato su tutto</strong>, ma questo per tutta la sesta stagione.<br />
<strong>OiB: </strong>Eh. Ammettilo: è la prova che non ci hanno mai capito una mazza. Navigavano a vista, scrivevano a caso. Hanno usato ogni più subdolo trucchetto narrativo per alimentare il mistero e tenere incollati alla serie gli spettatori, pur sapendo benissimo che non erano in grado di rispondere a tutte le incongruenze che hanno portato avanti per cinque stagioni. Sapere che fossero a conoscenza pure del finale aggrava solamente le loro colpe.<br />
<strong><img class="alignright" title="Damon Lindelof e Carlton Cuse" src="http://lostpedia.files.wordpress.com/2007/10/970314238_901faa77da.jpg" alt="Damon Lindelof e Carlton Cuse" width="351" height="233" />J: </strong>È tutto vero, a parte il fatto che hanno lavorato a caso: secondo me l&#8217;hanno fatto coscientemente. D&#8217;altronde, nell&#8217;intervista su Wired di maggio, Lindelof ha dichiarato: &#8220;È come quando stai per un po&#8217; con un bambino di tre anni: un &#8220;perché&#8221;  stimola sempre un altro &#8220;perché&#8221;. E l&#8217;unico modo per uscirne è dire:  &#8220;Oh, guarda, un luna park!&#8221;. Lo show fa del suo meglio per dire: &#8220;Oh, guarda, un luna park!&#8221;.<br />
<strong>OiB</strong>: Ma io non sono un fottuto bambino di tre anni.<br />
<strong>J:</strong> Eheheh, lo so, infatti hai ragione, una brutta uscita quella di Lindelof, però ti fa capire che loro <em>sapevano</em> di non poter spiegare tutto, e hanno usato ogni mezzuccio per sviare l&#8217;attenzione. Solo che, aggiungendo la fantascienza, il pubblico che hanno attirato non è esattamente composto da casalinghe annoiate con la terza elementare. C&#8217;è una selva di nerd con lauree in fisica incazzati come bisce, là fuori, e ognuno pretende una spiegazione razionale e scientifica.<br />
<strong>OiB:</strong> E io sono tra loro, a parte la laurea in fisica. Sei anni di vita sprecati, buttati nel cesso. Si possono denunciare gli autori per questo? Io voglio essere rimborsato di ogni singolo minuto speso nella serie.<br />
<strong>J: </strong>Ecco, questo è il comportamento che mi fa incazzare. Nelle stagioni passate seguivi Lost per alcuni motivi. Per alcuni ti è  piaciuto, per altri no. Ci sono stati dei misteri risolti, altri (pochi.  Fondamentali, per carità, ma in definitiva pochi) no, ma i motivi per  cui hai seguito le vecchie stagioni valgono ancora. Ti sei emozionato  all&#8217;inizio della seconda stagione quando scopri cosa c&#8217;è dentro la  botola, eppure da lì in poi la botola cessa di essere un mistero. Ti sei  emozionato all&#8217;inizio della terza quando scopri come sono organizzati  gli Altri, e anche loro pian piano smettono di essere un mistero.<br />
Eppure, quasi tutti concordano nel dire che le prime tre stagioni  sono le più belle.<br />
Sono ora diventate più brutte perché sappiamo che non c&#8217;entrano in maniera diretta  con il finale della stagione, con la storia principale? Perché  dovrebbero?<br />
Non c&#8217;è nulla di irrilevante, le storie e i personaggi che hai amato o  odiato sono sempre lì, e nell&#8217;economia della stagione in cui sono posti  sono importantissimi ed essenziali a quella parte di narrazione.<br />
&#8220;C&#8217;era una volta un&#8217;isola che faceva da ponte tra il mondo fisico e  quello spirituale, che conteneva il bene e il male. Per un tempo  infinito i custodi protessero la sua luce, finché un giorno uno di loro  fece un errore, e permise al male di incarnarsi.<br />
Questa è la storia di come quel custode cercò di rimediare al suo  errore.&#8221;<br />
Ecco Lost.<br />
Tutto il contenuto mira a questo, ma non significa che le sottotrame e  tutti i personaggi di contorno siano irrilevanti. Sono tutti dettagli  che vanno a comporre un mosaico più grande.<br />
Mi vuoi dire che il mosaico è rimasto incompleto? Mi vuoi dire che hanno usato delle furberie un po&#8217; scorrette per  spostare l&#8217;attenzione dalla razionalità all&#8217;emotività?<br />
Sono d&#8217;accordo con te.<br />
Mi vuoi dire che basta questo perché anche tutto quello che viene  prima perda di senso?<br />
Non sono d&#8217;accordo con te.<br />
<strong>OiB</strong>: Ripeto: è banale!<br />
<strong>J</strong>: Ripeto: non è importante la storia, ma come la si racconta!<br />
<strong><a href="http://www.frammentiarte.it/dal%20Gotico/Leonardo%20opere/19%20Leonardo-l%27adorazione%20dei%20magi.jpg" target="_blank"><img class="alignleft" title="Adorazione dei magi" src="http://www.frammentiarte.it/dal%20Gotico/Leonardo%20opere/19%20Leonardo-l%27adorazione%20dei%20magi.jpg" alt="Adorazione dei magi" width="307" height="290" /></a>OiB:</strong> L&#8217;idea del mosaico comunque rende, <strong>mi ricorda &#8220;<a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/98/Leonardo_da_Vinci_Adoration_of_the_Magi.jpg" target="_blank">L&#8217;adorazione dei magi</a>&#8221; di Leonardo</strong>. L&#8217;impressione è quella di avere un puzzle dove mancano  delle tessere ma si intravede il disegno, un dipinto eseguito lasciando  lacune, come se il maestro avesse tracciato le figure principali ma non lo  avesse terminato.<br />
<strong>J:</strong> È anche l&#8217;idea della &#8220;mistery box&#8221; di cui parla Abrams nel video linkato in cima a questo articolo. Una scatola studiata e analizzata in ogni dettaglio, ma mai aperta: il vero mistero non si rivela mai.<br />
<strong>OiB:</strong> Boh, continuo a non essere convinto del tutto. Mi sento preso per il culo. La delusione maggiore è che tante cose restano irrisolte, vaghe. Che alcune vengano lasciate in sospeso mi può pure stare bene, non è  mai bello spiegare tutto nei dettagli, togliere completamente l&#8217;alone  di mistero, ma certe cose dovevano essere approfondite con più dignità o comunque non  ignorate e lasciate nel dimenticatoio, soprattutto se si considera che per una  dozzina di puntate hanno parlato di NULLA.<br />
<strong>J:</strong> È difficile darti torto. Da questo punto di vista sono il primo a essere delusissimo. Ma io credo che quando un autore ha dimostrato di saperti intrattenere&#8230; Quando dici insomma: &#8220;mi piace come scrive questo tizio&#8221;&#8230; Beh, da quel punto in poi non è più lui che deve venire incontro al tuo gusto, sei tu che devi cercare di capire cosa vuol comunicare veramente.<br />
<strong>OiB:</strong> E tu quindi mi vuoi dire che quello che Lost voleva comunicare è questo aldilà atemporale molto confuso? Questa specie di limbo con le chiese inter-religiose? A quella vetrata mancava solo il Mostro Spaghetti Volante!<br />
<strong>J:</strong> Non deridere. La spiritualità è una cosa molto seria e importante. E non sto parlando solo di chi crede in uno o più Dei. Sai cosa significa &#8220;religione&#8221;? Viene dal latino &#8220;religo&#8221;, che significa &#8220;unire&#8221;, lo stesso significato della parola Yoga. La chiesa non c&#8217;entra, qui si tratta di unire il mondo della materia con quello dello spirituale. Significa cercare di capire davvero chi siamo, da dove veniamo e perché. Oggigiorno viviamo in un mondo che è dominato dalla ragione e dall&#8217;intelletto, e abbiamo perso completamente contatto con una realtà che le antiche popolazioni insegnavano <em>a scuola</em>, insieme alla lettura, la scrittura e la matematica. A me fa molto, molto piacere che si ricominci ad affrontare questi temi.<br />
Comunque, guarda, se proprio &#8217;sta cosa non ti va giù, sembra che un tizio che lavora alla Bad Robot &#8211; cioè uno che ha visto di persona il processo creativo e redattivo di Lost &#8211; abbia detto la sua sul finale di Lost. È la cosa più coerente e sensata che abbia letto in giro. Se nemmeno questa risponde almeno ad alcune delle tue domande, credo che non ci sia niente altro da fare. Tié: <a href="http://lostmediamentions.blogspot.com/2010/05/someone-from-bad-robots-take-on-finale.html" target="_blank">http://lostmediamentions.blogspot.com/2010/05/someone-from-bad-robots-take-on-finale.html</a></p>
<p style="text-align: center;">* 5 minuti dopo *</p>
<p style="text-align: left;"><strong>J:</strong> Soddisfatto?<br />
<strong>OiB:</strong> Mica tanto.<br />
<strong>J:</strong> E allora non so che dirti. Il finale è quello, c&#8217;è chi lo accetta e chi non lo accetta. La differenza è che chi non lo accetta si attacca al famoso tram, perché non avrà  risposte comunque! *sorride*<br />
<strong><img class="alignright" title="Michael Giacchino" src="http://theenvelope.latimes.com/media/photo/2008-11/43428493.jpg" alt="Michael Giacchino" width="220" height="294" /></strong>Io una volta capito che non mi avrebbero spiegato una mazza, sono  riuscito ad accontentarmi del primissimo piano dell&#8217;occhio di Jack che  si chiude.<br />
<strong>OiB:</strong> Beato te.<br />
<strong>J:</strong> Lost è questo. È andata così, è finito e ci mancherà. Mancherà anche a te, fidati.<br />
<strong>OiB:</strong> Mi devo &#8220;fidare di te&#8221; perché &#8220;sei speciale&#8221;?<br />
<strong>J:</strong> Fottiti. Scommetto che, per quanto questo finale ti abbia fatto incazzare, non sei riuscito a togliertelo dalla testa.<br />
<strong>OiB:</strong> Ci ho pensato tutta la notte e tutto il giorno successivo, e ogni volta mi giravano più le balle.<br />
<strong>J:</strong> Ihihih. Eppure, alla fine è solo un telefilm. Un media pensato per intrattenerci, che è esattamente quello che ha fatto, per sei anni. Fa pensare il fatto che ci abbia scosso così tanto, nel bene o nel male, no? Ascoltiamoci insieme <strong>Michael Giacchino</strong>, che almeno il <em>suo</em> lavoro su Lost si può definire un capolavoro assoluto, eh?<br />
<strong>OiB: </strong>Senza &#8220;se&#8221; e senza &#8220;ma&#8221;.<br />
<strong>J: </strong>Eh, direi.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/2Hre5fkdq-0&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/2Hre5fkdq-0&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object>
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		<title>Meridiano Zero &#8211; &#8220;Draquila &#8211; L&#8217;Italia che trema&#8221;</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/meridiano-zero-draquila-litalia-che-trema.html</link>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 10:07:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Greenwich</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ore 3:32 del 6 Aprile 2009. L’Italia trema. Una parte di essa, ferita mortalmente, cade. Dalla fine della scossa, pochi secondi forse, poi le urla, le sirene. E Draquila. Draquila non è Silvio Berlusconi. Nel film della Guzzanti, Berlusconi non è l’antagonista, quello che ti aspetteresti da un documentario della Guzzanti, ne fa parte, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/Sabina-Guzzanti-in-Draquila-456x308.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4850" title="Sabina-Guzzanti-in-Draquila-456x308" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/Sabina-Guzzanti-in-Draquila-456x308-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" /></a>Ore 3:32 del 6 Aprile 2009. L’Italia trema. Una parte di essa, ferita mortalmente, cade. Dalla fine della scossa, pochi secondi forse, poi le urla, le sirene. E Draquila. Draquila non è Silvio Berlusconi. Nel film della Guzzanti, Berlusconi non è l’antagonista, quello che ti aspetteresti da un documentario della Guzzanti, ne fa parte, ma non è lui.<strong> Draquila è “la macchina”</strong>. Quella macchina, alimentata a corruzione, collusioni e connivenze, guidata da pochi (amici e amici di amici) che si mette in moto subito, pochi minuti dopo, assetata, inarrestabile. Ce lo dicono le intercettazioni, i documenti. Una marea di soldi sotto forma di macerie, tragedie, vite spezzate, famiglie distrutte, sangue e lacrime, da depredare, da stillare dal collo dello Stato. 93 minuti di documentario, implacabile, che silenzioso si muove tra le macerie, che dà voce a quella parte d’Italia inascoltata, quella che rimane lontana dai riflettori berlusconiani della consegna delle case comprate con i soldi della Croce Rossa e che urla, disperata, tutto il suo malcontento, la sua tristezza, tutte le incongruenze e i limiti di una gestione mediocre. Il lavoro della Guzzanti è martellante e meticoloso, si espande inesorabile in ogni direzione, Napoli, La Maddalena, Roma, alternando dati a fatti (alcuni noti, altri meno noti) a considerazioni e ragionamenti precisi e pertinenti (a volte più, a volte meno: la gestione di un campo non è stata inventata da Bertolaso).<br />
La Guzzanti già con &#8220;Viva Zapatero!&#8221; ci aveva mostrato tutto il suo disagio verso i confini del documentario nel senso stretto del termine, e anche qui si allarga, svaria, si pone come <strong> </strong>: abiti normali, gente normale, fatti. Niente green screen, niente effetti speciali, niente 3d, solo la realtà, cruda. Questo è il grande pregio e il grande difetto del film: Draquila è di parte e non nasconde di esserlo e per questo rischia di parlare a chi già la pensa allo stesso modo senza suscitare il minimo interesse dall’altra parte, al di là dei Bondi, Cannes &amp; Co. Ha il merito di evidenziare il peso del PD in tutta la faccenda, ovvero nullo. L’opposizione è assente, connivente con il Draquila assetato di sangue  e l’immagine del tendone, chiuso di giorno come di notte, d’estate come d’inverno, dà perfettamente l’idea di come opposizione, nell’immaginario collettivo, faccia ormai rima con desolazione.</p>
<p>Vi lasciamo al trailer&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/W5MxegbDRfk" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/W5MxegbDRfk"></embed></object>
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			</a>
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		<title>La potenza del viral marketing: Wilkinson rasa il pratino.</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 13:12:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>millecose</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Proprio tu che stai leggendo questo post in questo preciso momento, caro lettore, chissà quante volte sei stato oggetto inconsapevole di campagne di viral marketing. Chissà quanti commenti hai lasciato a un video, a un&#8217;immagine, a un claim particolare. Nell&#8217;era del web 2.0 è molto più facile per chi fa ricerche di mercato analizzare l&#8217;impatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.beautyandthecity.it/wp-content/uploads/2010/03/wilkinson2.jpg" alt="Wilkinson Quattro for bikini" width="290" height="381" />Proprio tu che stai leggendo questo post in questo preciso momento, caro lettore, chissà quante volte sei stato oggetto inconsapevole di campagne di viral marketing. Chissà quanti commenti hai lasciato a un video, a un&#8217;immagine, a un claim particolare. Nell&#8217;era del<strong> web 2.0</strong> è molto più facile per chi fa ricerche di mercato analizzare l&#8217;impatto che una campagna di comunicazione o un dato prodotto che deve essere lanciato sul mercato ha sul pubblico. Basta pubblicare il video, l&#8217;immagine, parlare qua e là del prodotto e aspettare i risultati e poi monitorare le reazioni sui vari social network &#8211; i vari twitter, friendfeed, facebook, youtube, myspace, linkedin.</p>
<p>Ormai le aziende con un buon responsabile marketing hanno capito l&#8217;importanza fondamentale di fare comunicazione sul web, non solo tramite il semplice sito aziendale, ma anche in maniera più diretta, con azioni dette di &#8220;viral marketing&#8221;.  Il <strong>marketing virale</strong> altro non è che un tipo di marketing detto &#8220;non convenzionale&#8221; che si basa sull&#8217;originalità di un&#8217;idea: <em>qualcosa che, a causa della sua natura o  del suo contenuto, riesce a espandersi molto velocemente in una data  popolazione. Come un virus. L&#8217;idea che può rivelarsi interessante per un  utente, viene passata da questo ad altri contatti, da questi ultimi ad altri e  così via. In questo modo si espande rapidamente, tramite il principio  del &#8220;passaparola&#8221;, la conoscenza dell&#8217;idea </em>(da wikipedia). È quello che si definisce &#8220;buzz of mouth&#8221;, letteralmente &#8220;passaparola&#8221;.</p>
<p>Un esempio esaustivo di questo tipo di marketing virale è il video apparso su youtube  appena una settimana fa, &#8220;rasa il pratino&#8221; -  realizzato dalla Winkinson per il lancio del nuovo prodotto <strong>Quattro for Bikini</strong> -  che, nelle sue tre copie uploadate su youtube, nel momento in cui sto scrivendo questo post, è stato visto da 381.922 viewers e il numero è destinato a crescere in maniera esponenziale.</p>
<p>Non tutti lo apprezzano, è chiaro. Ma se il fine della pubblicità è  &#8220;<strong>l&#8217;importante è che se ne parli</strong>&#8221; direi che è stato ampiamente raggiunto. Pensate, inoltre, ai costi ridotti della campagna in relazione alla fetta di pubblico e al grado di popolarità raggiunti: a parte, ovviamente, i costi fissi relativi all&#8217;ideazione e alla realizzazione del video, il costo della campagna è pari a zero. Mentre per affiggere dei cartelloni, per uno spot in tv o alla radio la spesa è davvero ingente e i risultati non garantiti (quanti di voi girano su un altro canale quando c&#8217;è la pubblicità? Io lo faccio sempre!), per pubblicare un video su youtube basta caricarlo e aspettare i frutti.</p>
<p>E, in questo caso, i frutti sono stati davvero succosi.</p>
<p>Ecco il video in questione. Buona visione, aspettiamo le vostre opinioni!</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/ArEYSyBHFUM" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/ArEYSyBHFUM"></embed></object>
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			</a>
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		<title>Le otto serie TV da non perdere</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 14:17:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Griso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le serie TV sono diventate negli ultimi anni seguitissime da gran parte del pubblico internet, e hanno scatenato in alcuni casi una vera e propria mania negli spettatori che le seguono. Oggi vi vogliamo consigliare otto serie che secondo noi sono da vedere assolutamente.
LOST
Inevitabile cominciare con la serie regina degli ultimi anni. Probabilmente moltissimi lettori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le serie TV sono diventate negli ultimi anni seguitissime da gran parte del pubblico internet, e hanno scatenato in alcuni casi una vera e propria mania negli spettatori che le seguono. Oggi vi vogliamo consigliare otto serie che secondo noi sono da vedere assolutamente.</p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">LOST</span></strong><br />
<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/lost-telefilm-foresta50011.jpg"><img class="size-medium wp-image-4709 alignleft" title="lost" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/lost-telefilm-foresta50011-300x240.jpg" alt="" width="210" height="168" /></a>Inevitabile cominciare con la serie regina degli ultimi anni. Probabilmente moltissimi lettori la seguono già, per tutti gli altri, ci sono ben sei stagioni (mancano tre puntate ormai al finale dell&#8217;ultima) da seguire tutte con il fiato sospeso. Un aereo precipita su un&#8217;isola, e i sopravvissuti si ritrovano a dover convivere e gestire questa situazione di emergenza. Ma non è certo una storia a-là Robinson Crusoe. <strong>L&#8217;Isola non è quello che sembra</strong>, e presto i sopravvissuti si ritroveranno a dover fare i conti con situazioni al limite del paranormale, organizzazioni segrete, e tanto altro. Mantiene degli standard qualitativi sempre alti (con alcuni ribassi qua e là), ma è una serie che non può mancare assolutamente, probabilmente la più bella degli ultimi dieci anni. Se ancora non ci avete dato un occhio, cosa state aspettando? Non riuscirete a staccarvene fino alla fine. Consigliata a tutti, difficilmente non la amerete.</p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">FRINGE</span></strong><br />
<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/Fringe_Walter.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4707" title="Fringe_Walter" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/Fringe_Walter-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" /></a>Da un&#8217;idea dello stesso creatore di Lost, il re Mida J.J. Abrams, una serie tutta dedicata al paranormale. Fringe racconta le avventure della Fringe division, una branca dell&#8217;FBI che si occupa di <strong>casi misteriosi e paranormali</strong>. Tre i protagonisti principali: l&#8217;algida Anna Torv nei panni di Olivia Dunham, agente FBI che si ritrova a dover investigare su una serie di casi &#8220;fuori dal normale&#8221;, scoprendo che dietro c&#8217;è molto di più. Joshua Jackson, il Pacey di Dawson&#8217;s Creek, nei panni di Peter Bishop, truffatore, enfant prodige, assunto dalla Fringe division come collaboratore esterno. Infine il mastodontico <strong>John Noble</strong> (da vedere assolutamente in lingua originale) nei panni di Walter Bishop, padre di Peter, scienziato folle che sembra sapere molto di più di quello che sembra riguardo lo Schema e gli assurdi casi che si ritrovano ad affrontare. Tutt&#8217;intorno una serie di personaggi carismatici, cospirazioni, eventi paranormali e tanto altro, in quella che potrebbe essere definita l&#8217;X-Files degli anni 2000. Due stagioni al momento, la seconda in fase di conclusione proprio in queste settimane. Nella prima forse un po&#8217; di cali di qualità, ma nella seconda si raggiunge una certa maturità e gli standard sono sempre altissimi. Per gli amanti della Fantascienza.</p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">LIE TO ME</span></strong><br />
<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/LieToMe.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4708" title="LieToMe" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/LieToMe-300x164.jpg" alt="" width="300" height="164" /></a>Protagonista assoluto e colonna portante di questa serie <strong>Tim Roth</strong>, che interpreta lo scienziato Cal Lightman, esperto in comunicazione non verbale e nel riconoscimento delle micro-espressioni del volto umano che svelano verità e menzogna. Una sorta di macchina della verità vivente. La serie è decisamente piacevole e avvincente, sebbene sia molto &#8220;episodica&#8221;, nel senso che una trama di fondo che colleghi le varie puntate è praticamente soltanto accennata. Il che in fondo non è un male. Una serie da seguire con nonchalance, lasciandosi rapire dalla bravura di Roth (anche qui, da vedere assolutamente in lingua originale) che riuscirà a tenervi incollati allo schermo in ogni puntata. Qualità altalenante, nel senso che alcune puntate sono molto, molto belle, in alcuni casi si tira qualche sbadiglio (soprattutto la prima serie). Siamo a metà della seconda stagione (momentaneamente sospesa, riprende a giugno). Consigliata a tutti gli amanti di serie investigative.</p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">CALIFORNICATION</span></strong><br />
<strong><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/promo2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4712" title="hank moody" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/promo2-225x300.jpg" alt="" width="162" height="216" /></a>Hank Moody</strong> è uno scrittore mezzo fallito, indisponente, sessodipendente e in totale crisi creativa ed esistenziale. Ha una famiglia in pezzi, deve sistemare il rapporto con la sua ex moglie Karen (interpretata dalla donna più bella del mondo, Natascha McElhone) che si è risposata, e cercare di non dare il cattivo esempio alla figlia Becca. Intorno a lui tutta una serie di personaggi surreali, come il buon &#8220;uncle Charlie&#8221;, interpretato da Evan Handler, che fa l&#8217;agente di Hank. Interpretato da un <strong>David Duchovny</strong> (era Mulder in X-Files) in forma smagliante, è una serie molto particolare, piena di eccessi, ma allo stesso tempo romantica e spesso commovente. Tre stagioni al momento, una più bella dell&#8217;altra. Vi innamorerete di Hank Moody. Consigliata a tutti.</p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">SPARTACUS &#8211; BLOOD AND SAND</span></strong><br />
<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/Spartacus-Blood-and-Sand-Episode-2-Sacramentum-Gladiatorum-Preview-Online.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4715" title="Spartacus-Blood-and-Sand" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/Spartacus-Blood-and-Sand-Episode-2-Sacramentum-Gladiatorum-Preview-Online-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Violenza, violenza, violenza . Una serie <strong>per stomaci forti</strong> questa Spartacus &#8211; Blood and Sand. La trama narra ovviamente la vita del gladiatore ribelle Spartacus, dalle sue origini come valoroso guerriero in Tracia, ad <strong>eroe dell&#8217;arena di Capua</strong>. Girata con lo stile di 300 (e infatti i produttori sono gli stessi), ambientata nell&#8217;antica Roma, è una serie molto avvincente, che vi prenderà dalla seconda puntata in poi (la prima in effetti è un po&#8217; noiosa). Non lesina scene esplicite di sesso, ma soprattutto di violenza, sfiorando spesso lo splatter, con decapitazioni, smembramenti e chi più ne ha più ne metta (d&#8217;altronde sono gladiatori, non certo schermidori di fioretto). Interpreti in ogni caso favolosi, la prima serie di dodici episodi si è conclusa da poco, e la qualità si mantiene sempre abbastanza alta, sia a livello tecnico che di sceneggiatura.</p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">THE BIG BANG THEORY</span></strong><br />
<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/big-bang-theory-cast.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4705" title="big-bang-theory-cast" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/big-bang-theory-cast-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Una sit-com tutta americana dedicata assolutamente a un pubblico &#8220;<strong>nerd</strong>&#8220;. Narra le avventure di quattro scienziati, giovani geni, alle prese con l&#8217;arrivo di una vicina molto particolare, la classica &#8220;bellissima bionda senza pensieri&#8221;. Assolutamente comica e demenziale, ogni episodio ha qualche scena che vi farà cappottare dalle risate, soprattutto se siete appassionati delle classiche tematiche nerd, dai fumetti alla fantascienza. <strong>Sheldon Cooper</strong> è un ex enfant-prodige che fa il fisico, fan di Star Trek e di Lanterna Verde, maniaco compulsivo, sa tutto di tutto. <strong>Leonard Hofstadter</strong>, anche lui fisico, spesso vessato da Sheldon, prenderà una cotta per l&#8217;irraggiungibile Penny (la bionda di cui sopra). <strong>Raj Kootrappali</strong>, indiano immigrato, anch&#8217;egli scienziato, ha paura a parlare con le donne, e ci riesce solo dopo aver bevuto. <strong>Howard Wolowitz</strong>, ignegnere, ebreo, con una madre iper-possessiva, sempre alla ricerca di qualche donna da conquistare, e sempre con scarsi risultati. Una sit-com veloce, divertente, con alcune scene veramente devastanti a livello di divertimento. BAZINGA!</p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">ROMANZO CRIMINALE</span></strong><br />
<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/rc_serie.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4710" title="rc_serie" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/rc_serie-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Chiudiamo con la prima delle due serie tutte italiane. Romanzo Criminale, tratta dal libro di Giancarlo De Cataldo, è stata una vera sorpresa della scorsa stagione. Trasmessa da Sky, narra le vicende (molto romanzate) della <strong>banda della Magliana</strong>, che per quasi quindici anni ha inseguito la folle tentazione di conquistare Roma con le attività criminali più disparate. <strong>Il Libanese, il Freddo, il Dandi</strong> i protagonisti assoluti, una crime story girata con ammirabile maestria (cosa difficile da trovare nella fiction italiana) con la scelta di attori semi-sconosciuti. Assolutamente di qualità, molto più riuscita del film omonimo di Michele Placido, da vedere assolutamente, se non altro per ricordarci che in Italia non si fa soltanto &#8220;Un medico in famiglia&#8221;. Per fortuna. La seconda stagione dovrebbe partire a Novembre.</p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">BORIS</span></strong><br />
<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/boris-al-via-le-riprese-della-seconda-stagione-72951.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4706" title="boris" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/boris-al-via-le-riprese-della-seconda-stagione-72951.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a>Boris è un&#8217;altra <strong>piccola grande sorpresa</strong> tra le fiction (ma che brutto sto termine) italiane. Surreale, comica, narra le vicende di una troupe che si ritrova a girare &#8211; per l&#8217;appunto &#8211; una fiction all&#8217;italiana. C&#8217;è il registra iper-entusiasta con le sue folli sbottate, <strong>René Ferretti</strong> (interpretato da un grande Francesco Pannofino), che si porta sempre dietro un pesciolino rosso (il Boris del titolo) da cui si fa consigliare, <strong>Alessandro</strong> lo stagista sfigato che vuole entrare nel mondo del cinema e si ritrova a portare i caffè sul set, <strong>Duccio Patané</strong>, cocainomane, che si occupa della fotografia, <strong>Stanis LaRochelle</strong>, attore pieno di sé (interpretato da un bravissimo Pietro Sermonti), <strong>Arianna</strong> (Caterina Guzzanti), l&#8217;aiuto regista che sistema un po&#8217; tutte le cose, e tanti altri personaggi pazzi che vi lascio il piacere di scoprire. Numerosissimi i cameo (nella seconda stagione un Corrado Guzzanti che vi farà ribaltare dalle risate.) Tre stagioni (la terza conclusasi da poco), si mantiene sempre su standard altissimi. Divertente, pungente, fa una continua critica a tutto il sistema dello spettacolo in Italia attraverso l&#8217;idea di meta-fiction.</p>
<p>E le vostre serie preferite? Quali sono?
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			</a>
		</div>
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		<title>La Pirateria e il valore della Conoscenza</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 06:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Pirò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non si parlerà qui ancora una volta della necessità di trovare il miracoloso compromesso tra Web e Copyright. Non spenderemo ulteriori parole per evidenziare il fatto che siamo di fronte alla singolarità del diritto d’autore, cioè il momento storico in cui si abbandonerà il vecchio modello di protezione dei contenuti per passare ad un nuovo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='stb-custom_box' >Torna a scrivere per Camminando Scalzi  <strong>Giuseppe Pirò</strong>, ventottenne laureato in Ingegneria delle Telecomunicazione già autore di un <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/apple-nokia-e-l%E2%80%99anno-degli-stupori.html" target="_blank">interessante articolo</a> riguardante la tecnologia. Giuseppe (qui il link al suo<a href="http://twitter.com/giuseppe_piro" target="_blank"> profilo twitter</a>) è autore della pagina facebook <strong><a href="http://www.facebook.com/pages/Prospettive-Telematiche/375810333800?ref=sgm" target="_blank">Prospettive Telematiche</a> <span style="font-weight: normal;">nella quale condivide le news tecnologiche provenienti dal web. Buona lettura!</span></strong></div>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/Copyright-01-dreamstime_2748753.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4598" title="Copyright 01 - dreamstime_2748753" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/Copyright-01-dreamstime_2748753-300x225.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a>Non si parlerà qui ancora una volta della necessità di trovare il miracoloso compromesso tra Web e <strong>Copyright</strong>. Non spenderemo ulteriori parole per evidenziare il fatto che siamo di fronte alla singolarità del diritto d’autore, cioè il momento storico in cui si abbandonerà il vecchio modello di protezione dei contenuti per passare ad un nuovo concetto che abbia senso nel mondo di Internet. Questo cambiamento, che sta faticando ad arrivare ma che in moltissimi attendono, rappresenterà la trasformazione della regolamentazione e dello sfruttamento delle opere protette in una direzione per cui i produttori, i distributori e gli utilizzatori dei contenuti sul web nutriranno un mercato economico, senza però essere intrappolati nella vecchia concezione fondata sull’impedimento della duplicazione e della condivisione delle opere. Tale concezione infatti è un modello che necessariamente perde di significato quando l’opera è costituita da bit e risiede in rete, cioè nel luogo dell’immaterialità per eccellenza, dove l’informazione non è altro che una serie di numeri, ricopiati continuamente alla velocità della luce in supporti come hard disk e schede di memoria ram sparsi spesso in tutto il mondo, al punto che non è né facile né realmente significativo individuarne l’esatta posizione per vietarne la duplicazione.</p>
<p>Nondimeno, questo articolo non vuole promuovere la cultura dell’<strong>illegalità</strong>: né quando è intesa come l’atto di appropriarsi dei prodotti della genuina creatività degli autori senza pagare, né tantomeno quando è intesa come l’atto di superare i biechi monopoli dei contenuti attuati dai loro distributori. Cercheremo qui invece di valutare unicamente gli innegabili vantaggi culturali che l’attività di scaricare illegalmente dalla rete, nel bene o nel male, procura.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/duplicate_cont.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4603" title="duplicate_cont" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/duplicate_cont-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>Da sempre, nella storia dei contenuti duplicabili, si è osservato il fenomeno per il quale il livellamento economico per il loro accesso dovuto alla pirateria ha permesso, sia a chi non disponeva della capacità finanziaria per l’acquisto, sia ai giovani che volevano estendere la sperimentazione di argomenti del tutto nuovi (per esempio alcuni nascenti generi musicali), di poter ottenere tali contenuti senza grossi investimenti; è similmente palese che la maggior parte delle persone non acquisterebbe indefinitamente prodotti di cui non abbia certezza di ricavarne soddisfazione. Ciò ha provocato un evidente arricchimento del patrimonio di conoscenze individuali, per non parlare del fatto che ha altresì sancito spesso l’effettivo apprezzamento del prodotto, il quale, spogliato del valore economico del supporto fisico, esigeva valore contenutistico per poter rimanere in vita e non essere ignorato.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/CD_locked1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4613" title="CD_locked" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/CD_locked1-300x224.jpg" alt="" width="240" height="179" /></a>Oggi però, con l’avvento di Internet, il fenomeno si è evoluto dando vita a uno scenario che non può più essere classificato con il vecchio nome. È sufficiente ripercorrere ad esempio la storia dei maggiori<strong> supporti musicali </strong>per rendersene conto: il vinile ha permesso per la prima volta l’ascolto domestico della musica, la musicassetta ne ha permesso la duplicazione privata, il cd ne ha permesso la copia indistinguibile dall’originale, l’mp3 ne ha permesso la distribuzione planetaria a tempo e costo zero. Oggi gli impatti sociali della pirateria sembrano aver toccato quindi aspetti più profondi della semplice duplicazione. Ora si parla di condivisione. L’informazione digitale ha prodotto il totale annullamento dei costi di distribuzione ed è quindi paragonabile ad uno scambio di battute tra amici: non costa ripeterle e tutti le vogliono sentire.</p>
<p>Ma ciò non significa esclusivamente svago, è anche conoscenza. Distogliamo un attimo lo sguardo dal contesto musicale e pensiamo a tutto ciò che attualmente è informazione. È qui che sorge davvero la questione: qual è per noi il valore di usufruire gratuitamente delle informazioni? La risposta è che, come uomini, viviamo di informazioni; non ci accontentiamo mai di quelle che abbiamo. Se non hanno costo infatti, siamo generalmente portati a volerne di più, perché sappiamo che più ne abbiamo e più siamo coscienti, istruiti e in grado di difenderci.</p>
<p>Il divario formativo tra generazioni, in termini di capacità di accedere all’informazione, è evidente. E forse mai nella storia dell’uomo lo è stato tanto quanto per quelle generazioni a cavallo della diffusione del <em>personal computer</em>.</p>
<p>Oggi, i giovani che hanno un accesso estremamente economico ai contenuti della rete hanno un vantaggio culturale innegabile sugli altri. Se economico infatti vuol dire accaparrarsi tanto, gratis vuol dire accaparrarsi tutto. Ebbene, la pirateria vuol dire accaparrarsi tutto.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/diritto-dautore.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4600" title="diritto d'autore" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/diritto-dautore-300x256.jpg" alt="" width="210" height="179" /></a>Usiamo la parola “pirateria” nonostante storicamente sia stata utilizzata per la sua connotazione negativa. Non diamo qui giudizi di valore sulla sua legittimità. Consideriamo soltanto che chi scarica tutta l’informazione che vuole è favorito. Paradossalmente anche chi fa una rapina è favorito poi dall’avere una grossa somma di denaro, ma nel caso della pirateria stiamo parlando di conoscenza, che viene scaricata, utilizzata e ridistribuita. Ci si potrebbe scandalizzare del fatto che tali considerazioni implichino la violazione della legge. Lecito.</p>
<p>Certamente ci si potrebbe scandalizzare, se non fosse però che gran parte del tessuto sociale italiano (limitiamoci a parlare del nostro paese, ma credo che valga per tutti) ha competenze che derivano in parte dall’aver non pagato qualcosa. Facciamo degli esempi.</p>
<p>Le ultime generazioni di ingegneri, architetti, medici, designer, giornalisti, ecc. hanno contribuito certamente alla loro formazione specialistica universitaria con lo scambio illegale di informazioni non liberamente distribuibili. In primis con l’utilizzo di software non originale. Gran parte degli attuali laureati ha raggiunto le proprie competenze professionali violando la legge. E le <strong>università</strong> hanno beneficiato largamente di queste competenze acquisite fuori dai percorsi formativi accademici; molti dei corsi infatti prevedono che gli studenti possiedano già certune nozioni informatiche; la possibilità per gli allievi poi, di imparare sul proprio pc di casa ad utilizzare i costosissimi software dei corsi accademici, ha permesso alle università di risparmiare sulle licenze software, ridurre le postazioni pc dei laboratori e probabilmente molte ore di lezione teorica aggiuntive. Oppure pensate che questi esclusivi software siano sempre forniti agli studenti dalle università?</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/eliminate-drm.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4604" title="eliminate-drm" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/eliminate-drm-300x225.jpg" alt="" width="234" height="176" /></a>Prendiamo la società in generale, non solo gli studenti; pensiamo a <strong>Microsoft Windows</strong>, il sistema operativo che ha spiegato al mondo intero come si utilizza un PC; oppure Microsoft Office, che ha insegnato a generazioni intere a scrivere e impaginare un testo. Questi sono i software a pagamento più piratati della storia, dato il prezzo elevato. Ma quanto è stato utile piratarli? Quanta gente si è informatizzata grazie alla copia che gli veniva passata sottobanco? Mai nessun corso di Informatica avrebbe insegnato a milioni di persone ciò che ha permesso la pirateria. E quali sono le opportunità che ha generato? Pensiamo altresì a Photoshop, il più famoso programma di grafica di sempre. È così famoso proprio perché tanta gente ne ha potuto provare le ottime qualità senza spendere le svariate centinaia di euro della licenza. Quanti creativi designer ha prodotto la pirateria di <strong>Photoshop</strong>? Quanti talenti del marketing e della web-grafica sono emersi dopo aver provato da ragazzini una copia illegale del programma?</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/diritto_d_autore.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4601" title="diritto_d_autore" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/diritto_d_autore.jpg" alt="" width="180" height="151" /></a>Si può obiettare che le alternative gratuite esistono e sono sempre esistite (un esempio è Linux), spesso qualitativamente superiori. Questo è vero, ma solo per il software. Se si parla però di prodotti per l’intrattenimento non è così. Per questi prodotti unici nel loro genere, la pirateria non offre soltanto l’enorme opportunità di avere l’intera discografia e filmografia mondiali, ma spesso anche l’unico modo per poter usufruire di determinati contenuti. A questo proposito l’esempio delle serie televisive americane è lampante. La maggior parte di queste straordinarie produzioni viene trasmessa al di fuori degli Stati Uniti anche uno o due anni dopo la prima uscita; ciò principalmente a causa degli accordi commerciali tra le emittenti televisive che vogliono evidentemente impacchettarle in format adatti alla Tv. In Italia giungono quindi solo dopo molto tempo e non in lingua originale. Lo scambio degli episodi di queste serie tramite <em>filesharing</em> supera tali limitazioni. Ma non si banalizzi questa azione: tali produzioni si portano dietro un largo interesse nel dibattito e nutre vastissimi gruppi di appassionati da tutto il mondo che si ritrovano sul web per accompagnarne l’uscita degli episodi. La web-community è un fattore importante di dialogo e condivisione di idee, e travalica l’appartenenza a uno stato, a un credo religioso o a una comunità linguistica. Lasciare indietro l’Italia nella fruizione di queste produzioni significa di fatto escludere tanti italiani dalla vita di community in rete, quest’ultima imperniata per sua natura sulla contemporaneità dei fatti.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/itunes-no-drm11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4614" title="itunes-no-drm1" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/itunes-no-drm11-300x162.jpg" alt="" width="240" height="130" /></a>Abbiamo visto il passato, il presente e ora gettiamo uno sguardo al futuro, perché il prossimo protagonista della condivisione illegale a livello globale è forse il caso più emblematico del rapporto tra pirateria e conoscenza: l’<em>eBook</em>. Il libro in formato digitale inevitabilmente sarà presto tra i contenuti più piratati; la sua introduzione nasce dalle spinte dell’editoria in cerca di nuove frontiere e dello sviluppo dei dispositivi elettronici per la lettura confortevole dei testi, come gli ebook-reader e i tablet. I due ostacoli principali che finora hanno limitato la copia dei libri, cioè l’uso degradante della fotocopiatrice e l’affaticante lettura a monitor, sono stati superati. Il formato condiviso per i libri digitali <em>ePub</em> probabilmente risalterà a breve agli onori della cronaca, proprio come quando il suo cugino <em>mp3</em> iniziò a sdoganare la musica in rete. Pensiamo alle opportunità, la possibilità di avere milioni di testi in tasca, nei quali è possibile trovare le informazioni in pochi secondi.</p>
<p>Ci si deve chiedere allora che occasioni di conoscenza, di collegamenti mentali, di innovazioni concettuali e di dialogo traggano origine dall’utilizzo di materiale protetto. Quanto vale per noi tutto questo? È davvero vantaggioso combattere ciò che svincola la conoscenza dalle briglie economiche? O meglio: è vantaggioso demandare la lotta alla pirateria solo a chi detiene degli interessi e omette l’aspetto culturale del fenomeno? I produttori di contenuti che non hanno ancora strutturato un nuovo modello di business tenendo conto di Internet, ostacoleranno rigidamente la pratica della copia illegale. Manterranno questa posizione di intransigenza e di denigrazione perché gli permetterà di mantenere, finché possono, introiti economici. Per il momento, finché non si scopre l’agognata soluzione al problema, sarebbe conveniente che lo Stato intervenisse per difendere l’accesso dei propri cittadini ai contenuti, estendendo l’opportunità a tutti di usufruirne e potersi potenziare, permettendo all’Italia di essere culturalmente concorrenziale nei confronti delle altre nazioni. <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/lhadopi-2-al-via-in-francia-la-legge-salva-copyright-ed-anti-p2p.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4607" title="cutting network wire. computer accessing safety concept" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/lhadopi-2-al-via-in-francia-la-legge-salva-copyright-ed-anti-p2p-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>La pirateria è un meccanismo che regge la competitività del paese, anche se non lo si ammette. La soluzione tampone per questo periodo di transizione allora, rischia di rimanere davvero quella di lasciare le cose così come sono, cioè consentendo sottobanco la fruizione dei contenuti a molti lasciando che paghino in pochi. Non è bella, ma si è rivelata per adesso l’unico modo per non creare una frattura insanabile nella società di Internet, esito verosimile se dovessero passare proposte di legge anti-copia come quelle che ogni tanto vengono fuori indebitamente dalla bocca di qualche politico non avvezzo a comprendere il cambiamento storico in atto. Se saranno imposte forti limitazioni al download illegale, potrebbe realizzarsi un digital divide temporale tra le attuali generazioni e quelle future. Ci si deve augurare che sempre più materiale sia disponibile in rete e che sempre più persone possano usufruirne. La possibilità dell’uso personale di contenuti protetti andrebbe preservata, perché ha valore sociale. È un investimento nel progresso digitale della nazione, che in Italia tende tristemente a mancare.</p>
<p><div id="stb-container" class="stb-container"><div class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="../collabora-con-noi" target="_blank">trovate qui</a>. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi.</div></div>
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