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	<title>Camminando Scalzi...Walking Barefoot &#187; Informatica</title>
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		<title>La tavoletta perfetta. Diario di chi ha deciso di aspettare tempi migliori.</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 07:11:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Pirò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’iPad è un bell’oggetto, nessuno può dire il contrario. Però costa e nessuno ce lo regala. Pertanto, gran parte di chi lo vorrebbe deve prendere una decisione: spendo quei soldi oppure no?
Se fosse gratis o molto economico il problema non sussisterebbe: è da avere. E per diversi motivi, che vanno dall’utilità dell’oggetto in sé, al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’iPad è un bell’oggetto, nessuno può dire il contrario. Però costa e nessuno ce lo regala. Pertanto, gran parte di chi lo vorrebbe deve prendere una decisione: spendo quei soldi oppure no?</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" src="http://itechreport.com/wp-content/uploads/2010/01/ipad_concept.jpg" alt="" width="284" height="284" />Se fosse gratis o molto economico il problema non sussisterebbe: è da avere. E per diversi motivi, che vanno dall’utilità dell’oggetto in sé, al poter proclamare di esserci  stato quando il Fatto è avvenuto. L’utilità dell’oggetto non è messa in discussione, almeno dalle persone che sanno che esiste e che vorrebbero comprarlo. Insomma qualcosa ci si fa con questa mattonella: si porta sempre in borsa, ci si prepara un veloce PowerPoint durante la colazione, si controlla la mail o si legge l’Ansa in autobus, si ruota il globo di Google Earth con le dita, ci si distrae sul divano disegnando o prenotando il volo per le vacanze, si guardano le foto del campeggio poco prima di addormentarsi alla sera.<br />
Per ciò che riguarda il Fatto invece, mi riferisco al momento “storico” della sua presentazione, pietra miliare nell’evoluzione dei personal computer. Per la prima volta nella storia dei gadget è stato portato nelle vetrine dei negozi un quadretto tutto-schermo, senza mouse, tastiere e fili, con una splendida interfaccia grafica tutta da toccare, sempre collegato a internet e che pesa poco più di mezzo chilo. Certo, tutto questo non basta a spiegare le isterie di molti durante il lancio commerciale, ma bisogna anche considerare che sono questi oggi i grandi eventi nella vita di ogni buon indigeno globale digitale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://onlygizmos.com/content/2010/01/ideapadu1hybrid-1262655724-350x312.jpg" alt="" width="202" height="179" />Svincolati dall’allucinazione di non poterne fare a meno, innescata probabilmente dal suo ipnotico design o dalla patologica campagna di attesa promozionale, possiamo concederci del tempo e valutare la nostra effettiva ineluttabilità ad averlo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La tavoletta perfetta però non è questa. Come tutti i prodotti della mela, manca sempre qualche funzioncina che deliberatamente Apple non ha voluto inserire. Altrimenti come imbottirà la lista delle novità dei futuri <strong>iPad S</strong> o <strong>iPad 4G</strong>?<br />
Insomma c’è sempre qualcosa a parte il prezzo, che ti fa rinunciare all’acquisto, oppure ti lascia quell’amaro dopo che l’hai comprato. Perché le potenzialità sono tante, e l’oggetto potrebbe fare tutto  ciò che attualmente fanno gli oggetti che ci farciscono lo zaino. Ma tant’è, non lo fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo iniziare l’elenco dicendo che non si possono vedere i divx scaricati da Internet, a meno di convertirli uno per uno nel formato compatibile tramite iTunes (e la procedura non dura 5 minuti diciamo); ovviamente non si può utilizzarlo per scaricare “illegalmente” dal web ciò che Apple vende “legalmente” (musica, film, telefilm, ecc..); non è multitasking, quindi, per esempio, non posso tenere Messenger acceso mentre navigo sul web; non ha la webcam (signori spiegatemi perché non hanno messo la webcam vi prego); non ha porte usb; non puoi espandere la memoria con una scheda SD; l’unica porta di comunicazione che ha è proprietaria e quindi devi comprare a parte ogni adattatore; non puoi vedere i contenuti in Flash; non vive di vita propria ma è pensato per essere “abbinato” ad un computer dotato di iTunes; non ci puoi installare tutto ciò che vuoi, ma solo ciò che Apple “approva” (un esempio banale? Firefox).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" src="http://designyoutrust.com/wp-content/uploads6/1_44.jpg" alt="" width="167" height="201" />Io aspetto tempi migliori. Gli altri produttori di PC si sono già attivati per adeguarsi ai nuovi standard di mobilità creati dall’iPad. La speranza è che lo facciano in fretta e in maniera decente, in modo da non apparire, al confronto, prodotti cinesi. Personalmente sono pronto ad accettare eventuali impallature del sistema operativo o una minore fluidità dello schermo, affrancato però nel fare con il mio tablet ciò che meglio credo. Una prova lampante che aspettare sia una scelta valida è la storia dei cellulari Android: hanno inseguito l’iPhone per un bel periodo, ma poi ce l’hanno fatta. Ora sono al top. Nulla vieta di pensare che la storia possa ripetersi anche con i tablet, nei quali si cimenteranno probabilmente per primi gli attuali produttori di netbook come Asus e Acer. E in questo caso la possibilità di scelta farà spaziare gli utenti dallo stesso Android (sistema operativo molto versatile) all’attesissimo Chrome OS (il primo in The Cloud), da Windows Seven a tutte le distribuzioni Linux per netbook ormai a livelli di qualità altissimi. Ciò che mi galvanizza però, e credo anche tutti coloro che subiranno la pena di aspettare, è che questi sistemi operativi potranno essere utilizzati contemporaneamente sullo stesso dispositivo. Non ci sarà mela proibita qui.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">“Windows è pesante!” &#8211; ma chi l’ha detto che un tablet non può sostituire un PC? Classica arringa per suffragare un mezzofare come l’iPad. Si denigravano nello stesso modo i netbook all’inizio, finché non ci si è accorti che la gente aveva bisogno di continuare a fare in mobilità tutto ciò che già faceva. Risultato: sono crollate le vendite dei portatili “3 chili e mezzo” perché molti si sono trasferiti completamente sulla nuova alternativa “peso piuma”.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://www.gottabemobile.com/blogimages/lenovoyoga_20concept.jpg" alt="" width="239" height="230" />Perché le persone, infatti, dovrebbero portarsi dietro un oggetto con le potenzialità di un PC, potendolo però usare soltanto come un grosso iPod? Per quello che mi riguarda, l’intenzione è di usare il mio venturo tablet come una copia speculare dei miei PC; vorrei trovarci sempre tutti i miei file e programmi aggiornati, dovunque mi trovo. Ovviamente eviterei di far partire una simulazione Matlab dell’Universo dal mio tablet (a oggi per ovvie ragioni di potenza di calcolo), ma mi piacerebbe decidere di volta in volta se utilizzarlo in modalità “grosso lettore mp3” o “notebook aziendale”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Probabilmente queste riflessioni nascono semplicemente dal fatto che ognuno chiama con la parola &#8220;tablet&#8221; un sogno che insegue da anni. E ognuno in fondo ha il proprio sogno, diverso da quello degli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché “diario”. Tutte le considerazioni espresse fin qui valgono fintantoché non ci frulla nella mente una nuova e tutta personale idea di utilizzo della tavoletta, o molto più mestamente finché non ci ammutoliamo di fronte al nuovo spot della Apple.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Mi piacerebbe conoscere i sogni di chi ha deciso di aspettare tempi migliori, ma anche di chi ha già visto realizzarsi il suo. Buona estasi a tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div id="stb-container" class="stb-container"><div class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="../collabora-con-noi" target="_blank">trovate qui</a>. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi.</div></div>
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			</a>
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		<title>HTML5 cosa?</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 12:57:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Griso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli scorsi post di Apple Bar ricorderete sicuramente che abbiamo parlato della diatriba Flash vs. HTML5, con la propensione di Jobs e compari verso quest&#8217;ultimo. Cerchiamo oggi di capire un po&#8217; che cos&#8217;è questo HTML5, approfittando della pagina che Apple ha dedicato proprio sul suo sito ufficiale.
HTML5 for dummies.
Che cos&#8217;è allora questo HTML5? E&#8217; un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli scorsi post di Apple Bar ricorderete sicuramente che abbiamo parlato della diatriba Flash vs. HTML5, con la propensione di Jobs e compari verso quest&#8217;ultimo. Cerchiamo oggi di capire un po&#8217; che cos&#8217;è questo <strong>HTML5</strong>, approfittando della <a href="http://www.apple.com/html5/" target="_blank">pagina che Apple ha dedicato proprio sul suo sito ufficiale.</a></p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">HTML5 for dummies.<br />
<span style="font-size: small;"><span style="font-weight: normal;"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/Schermata-2010-06-04-a-13.59.28.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5057" title="texthtml5" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/Schermata-2010-06-04-a-13.59.28-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a>Che cos&#8217;è allora questo HTML5? E&#8217; un nuovo standard in via di approvazione presso il W3C (World Wide Web Consortium, organizzazione del MIT che si occupa della definizione dei vari standard per la rete), ed è la naturale evoluzione dell&#8217;attuale HTML 4.01. E&#8217; un linguaggio di markup, si occupa quindi di definire la &#8220;struttura&#8221; e gestire i contenuti delle pagine web, e permetterà, tra le altre cose, l&#8217;utilizzo e il download di molti dati in locale, fondamentale per tutta la nuova generazione di </span><span style="font-weight: normal;">applicazioni Web Based</span><span style="font-weight: normal;"> in arrivo nel prossimo futuro (basti pensare a Chrome OS). Geolocalizzazione, </span><span style="font-weight: normal;">gestione dei video</span><span style="font-weight: normal;">, gestione di database e gestione grafica delle pagine web tramite Javascript sono solo alcune delle interessanti feature di questo nuovo standard. Nella pratica andrà probabilmente a </span><span style="font-weight: normal;">sostituire Flash</span><span style="font-weight: normal;">, occupandosi più o meno delle stesse mansioni, ma senza mangiare avidamente risorse della CPU. Fate un confronto voi stessi con la versione normale di Youtube (che ha il player in Flash) e la beta HTML5, attivabile da <a href="http://www.youtube.com/html5" target="_blank">questa pagina</a>. In <a href="http://apirocks.com/html5/html5.html#slide1" target="_blank">quest&#8217;altra pagina</a> invece, per i più smanettoni, una presentazione in HTML5 sull&#8217;HTML5, con i dati tecnici e le prove da fare scheda per scheda.</span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: small;"><span style="font-weight: normal;"><span style="font-size: medium;"><strong>La prova con Apple</strong></span><br />
<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/Schermata-2010-06-04-a-14.00.09.png"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5059" title="galleryhtml5" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/Schermata-2010-06-04-a-14.00.09-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a>Sul sito ufficiale della Mela, come dicevamo ad inizio articolo, è presente tutta una serie di demo che mettono in mostra le funzionalità dell&#8217;HTML 5. Un video (il trailer di Tron 2.0), la gestione dinamica di una scritta, un esempio di galleria fotografica e tanto altro, introdotti da un piccolo cappello che ci spiega come HTML5 è sicuramente tra i nuovi standard del futuro. E certamente usarlo fa capire la differenza con tutto ciò di dinamico c&#8217;è attualmente in giro. Veloce, </span><span style="font-weight: normal;">occupa poche risorse</span><span style="font-weight: normal;">, e fa sicuramente venire voglia di provarne le funzionalità sul campo, quando finalmente diverrà realtà. Non è un segreto -ovviamente- che Apple punta tutto su questo nuovo standard, ed essere tra i pionieri in qualche maniera li ha sempre provati. Faccio un esempio, ve li ricordate i primi iMac che eliminarono il supporto del Floppy Disk? Da lì a qualche anno della cara e vecchia periferica quadrata non ce n&#8217;è stata più traccia. Scommettiamo anche noi sull&#8217;ennesima scelta giusta di Apple che, dal canto suo, ha sempre precisato che la sua non è una ripicca piccata e che anzi ha chiesto spesso ad Adobe di produrre qualcosa di nuovo, cosa che non è mai avvenuta.</span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: small;"><span style="font-weight: normal;"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/Schermata-2010-06-04-a-13.59.49.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5058" title="360html5" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/Schermata-2010-06-04-a-13.59.49-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a>Concludiamo con </span><span style="font-weight: normal;">una piccola critica</span><span style="font-weight: normal;"> alla casa di Cupertino, che tanto in questi giorni sta facendo -e dichiarando- per sottolineare la propensione per piattaforme aperte, e poi la suddetta HTML5 demo funziona soltanto su browser Safari (che non è l&#8217;unico ad utilizzare Webkit per HTML5). Ci sarebbe piaciuto vederne una versione funzionante su tutti i browser, anche per fare un confronto diretto, ma non si può volere tutto.</span></span></span></strong>
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		<title>Tutti ce l&#8217;hanno con Steve</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 12:46:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Griso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche questa settimana, le ultime notizie dal mondo della Mela. In particolare oggi ci soffermiamo sull&#8217;ormai battaglia infiniti tra Adobe e Apple per quanto riguarda l&#8217;ormai famigerato &#8220;supporto Flash&#8221;. Se ne sono dette sicuramente di tutti i colori, da una parte e dall&#8217;altra, prima con le dichiarazioni dei rispettivi CEO, poi con una lettera aperta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/steve-jobs.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4826" title="steve-jobs" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/steve-jobs-239x300.jpg" alt="" width="239" height="300" /></a>Anche questa settimana, le ultime notizie dal mondo della Mela. In particolare oggi ci soffermiamo sull&#8217;ormai battaglia infiniti tra Adobe e Apple per quanto riguarda l&#8217;ormai famigerato &#8220;supporto Flash&#8221;. Se ne sono dette sicuramente di tutti i colori, da una parte e dall&#8217;altra, prima con le dichiarazioni dei rispettivi CEO, poi con una lettera aperta di Jobs che spiega le ragioni per cui non scelgono Flash, e l&#8217;ultima tra i due contendenti la possiamo vedere sul sito ufficiale <strong>Adobe</strong>, che presenta<a href="http://www.adobe.com/choice/" target="_blank"> la sua risposta</a> in maniera anche abbastanza ironica e divertente.</p>
<p>Il fulcro della questione, come abbiamo detto, riguarda la totale assenza di <strong>supporto Flash sull&#8217;iPad</strong>, segno tangibile che la casa di Cupertino non vorrà in futuro scommettere sulla tecnologia di Adobe. E sull&#8217;argomento c&#8217;è stato un fitto scambio di email -strano per Jobs, che ci ha abituato alle sue risposte in haiku- con il redattore e<a href="http://gawker.com/5539717/" target="_blank"> blogger di Gawker,</a> <strong>Ryan Tate</strong>. Tra i vari argomenti toccati nell&#8217;&#8221;appasionante&#8221; scambio epistolare, oltre a Flash (che per gli sviluppatori delle app dovrà essere &#8220;tradotto&#8221; attraverso Cocoa), Tate ha biasimato a Jobs la scelta &#8220;illiberale&#8221; di tenere fuori una piattaforma.</p>
<p>Ora, facciamo una breve riflessione su tutta questa faccenda <strong>Apple vs. Flash</strong>. Ci sono dei motivi tecnici prima di tutto, e li possiamo riscontrare tutti noi semplicemente andando su uno dei migliaia di siti in flash della rete (partendo da YouTube): avete mai notato rallentamenti, scatti nei filmati, CPU che schizza impazzita al 100% per far girare Farmville o cose del genere? Ecco, questo è il semplicissimo motivo per cui Flash è tanto scansato da Apple. Consuma un sacco di risorse di sistema, e le risorse di sistema hanno bisogno di energia per funzionare. Fate un altro semplicissimo test. Provate il vostro portatile senza alimentazione, e guardate quanto tempo in meno dura utilizzando applicazioni in Flash. Vi siete convinti adesso? E&#8217; ovvio che in un futuro in cui tutto si sta spostando sul piano Mobile (quantomeno dal punto di vista degli affari e della Next Big Thing) sia necessario tenere sott&#8217;occhio le prestazioni ma soprattutto <strong>la durata energetica</strong> di questi dispositivi, e <strong>iPad </strong>sicuramente non fa eccezione. La scelta di Apple è semplicemente logica: c&#8217;è una piattaforma che consuma un sacco di energia e occupa un sacco di risorse di sistema, possiamo non usarla? Sì. E non la usano. Mi sembra logico.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/Apple-iPad_47119_1.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4825" title="Apple-iPad_47119_1" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/Apple-iPad_47119_1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L&#8217;utenza, che tanto si sta lamentando in questi giorni, dovrebbe semplicemente capire una cosa che Jobs dice chiaramente in una delle email di cui sopra: nessuno li ha obbligati a scegliere. Nessuno vi dice &#8220;usate per forza l&#8217;iPad&#8221;. Esistono -per fortuna direi- altri dispositivi, altri sistemi operativi, un sacco di altre piattaforme su cui &#8220;godersi&#8221; il fagocita-risorse Flash. E&#8217; altresì chiaro che dall&#8217;altro lato una chiusura così diretta rispetto ad un formato appaia come illiberale, e su questo posso essere anche d&#8217;accordo. Diciamo che non è molto da condividere la politica &#8220;o così o niente&#8221;, bastava semplicemente segnalare che con Flash determinate prestazioni sarebbero calate, e stop, uno era libero di scegliere. Ma dal momento che Apple non vuole spingere Flash sui suoi dispositivi (e segnaliamo anche che Google ha invece integrato direttamente flashplayer nel suo <strong>Chrome</strong>), non si può fare altro che rassegnarsi alla cosa, senza mettersi là a frignare perché con l&#8217;iPad non posso andare a visitare Farmville. Forse il momento non era ancora maturo per una scelta del genere, forse bisognava aspettare un&#8217;alternativa valida, ma vedo anche un possibile vantaggio in tutta questa interminabile guerra Apple vs. Adobe: che sia la volta buona che ad Adobe si decidano ad ottimizzare quel mostro che è Flash?
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		<title>Le ultime da Apple</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 11:34:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Griso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Iniziamo oggi con una nuova rubrica, &#8220;The Apple Bar&#8220;, dedicata al mondo Apple. L&#8217;Apple Bar vuole essere la nostra finestra scanzonata sul mondo della mela, visto la sempre maggiore popolarità che la casa di Cupertino e i suoi prodotti stanno raggiungendo nel mondo. Cominciamo facendo un breve riassunto delle ultime avventure di Jobs e compari.
iPad, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Iniziamo oggi con una nuova rubrica, &#8220;<strong>The Apple Bar</strong>&#8220;, dedicata al mondo Apple. L&#8217;Apple Bar vuole essere la nostra finestra scanzonata sul mondo della mela, visto la sempre maggiore popolarità che la casa di Cupertino e i suoi prodotti stanno raggiungendo nel mondo. Cominciamo facendo un breve riassunto delle ultime avventure di Jobs e compari.</p>
<p><span style="font-size: large;"><strong>iPad, un successo annunciato.</strong></span><br />
<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/apple_ipad.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4684" title="apple_ipad" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/apple_ipad-220x300.jpg" alt="" width="106" height="144" /></a><span style="font-size: 13.3333px;">Non si può che cominciare con l&#8217;incredibile successo mietuto da <strong>iPad</strong>. Pare siano addirittura già più di un milione gli esemplari venduti nel mondo (considerato che in molti paesi deve ancora essere reso disponibile, tipo in Italia), un vero boom di acquisti a cui ormai Apple ci ha abituati. File interminabili, pre-ordini online andati velocissimi, e la classica frenesia dell&#8217;utenza Apple ad acquistare i primi modelli della &#8220;next big thing&#8221;. Tutto questo per la primissima versione dell&#8217;iPad, quella senza il 3G, ossia la connessione diretta ad internet attraverso una sim (per la precisione una microsim, una versione ridotta) per cellulari. Insomma, oggetti tecnologici che diventano oggetti di moda prima di tutto, poco importa se hanno qualche feature in meno nelle loro prime versioni.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: large;">La guerra contro Flash.</span></strong><br />
<span style="font-size: 13.3333px;"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/flash11.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4683" title="flash11" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/flash11-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Direttamente collegato al discorso iPad è la guerra che ha scatenato Apple contro Adobe e il suo player web &#8220;<strong>Flash</strong>&#8220;. iPad non supporta in alcun modo Flash, e in queste settimane si è creato un vero e proprio botta e risposta tra le due case software a suon di &#8220;serve&#8221; &#8220;no non è vero&#8221; &#8220;sì invece!&#8221; &#8220;ma non è libero!&#8221; &#8220;voi non permettete la libertà!&#8221;&#8230; e così via. Come i bambini insomma. La realtà delle cose è che sicuramente Flash non sarà il futuro del web, visto è considerato che l&#8217;<strong>HTML5</strong> (che si può già provare su youtube in beta) sta facendo una lenta ma inesorabile scalata verso il successo. Flash rimane un protocollo pesante, che succhia un sacco di risorse, e quindi poco si confà alle esigenze di bassi consumi dei nuovi dispositivi mobile. È anche vero però che, allo stato attuale, gran parte del web è gestito tramite interfacce Flash, e quindi l&#8217;utenza iPad si ritroverà sicuramente a disagio sentendosi tagliata fuori da un buon numero di siti. Vedremo chi la spunterà. Intanto la Apple ha sbloccato il supporto per l&#8217;accellerazione hardware in Flash per i filmati in .h264 in OSX. Cos&#8217;è, una specie di contentino? Il contentino di Cupertino.</span></p>
<p><span style="font-size: 13.3333px;"><strong><span style="font-size: large;">Il mistero del&#8217;iPhone rubato.</span></strong><br />
<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/500x_open2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4681" title="500x_open2" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/500x_open2-300x190.jpg" alt="" width="180" height="114" /></a>Altro momento divertente delle ultime settimane è stato il simpatico ingegnere Apple che, ciucco come un irlandese, si è dimenticato un prototipo della <strong>prossima generazione di iPhone</strong> in un pub. Quest&#8217;ultimo è stato ritrovato da uno studente e rivenduto allo staff di <a href="http://gizmodo.com/" target="_blank">Gizmodo</a>, che lo ha <a href="http://gizmodo.com/5520876/the-next-iphone-dissected" target="_blank">smontato e recensito, facendo un bello scoop</a>. La conferma che si trattava di un prototipo è arrivata nei giorni successivi proprio da Apple, che ha ufficialmente chiesto la restituzione alla redazione di Gizmodo. Ora naturalmente siamo alle vie legali (il prototipo è stato in qualche maniera &#8220;rubato&#8221; e poi rivenduto, che è un po&#8217; ricettazione&#8230;), e di sicuro nessuno di noi vorrebbe essere nei panni del povero ingegnere bevitore.</span></p>
<p><span style="font-size: 13.3333px;">Ci vediamo la settimana prossima nell&#8217;<strong>Apple Bar</strong>, aspettiamo i vostri commenti e suggerimenti sugli argomenti da trattare. </span>
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			</a>
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		<title>La Pirateria e il valore della Conoscenza</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 06:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Pirò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non si parlerà qui ancora una volta della necessità di trovare il miracoloso compromesso tra Web e Copyright. Non spenderemo ulteriori parole per evidenziare il fatto che siamo di fronte alla singolarità del diritto d’autore, cioè il momento storico in cui si abbandonerà il vecchio modello di protezione dei contenuti per passare ad un nuovo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='stb-custom_box' >Torna a scrivere per Camminando Scalzi  <strong>Giuseppe Pirò</strong>, ventottenne laureato in Ingegneria delle Telecomunicazione già autore di un <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/apple-nokia-e-l%E2%80%99anno-degli-stupori.html" target="_blank">interessante articolo</a> riguardante la tecnologia. Giuseppe (qui il link al suo<a href="http://twitter.com/giuseppe_piro" target="_blank"> profilo twitter</a>) è autore della pagina facebook <strong><a href="http://www.facebook.com/pages/Prospettive-Telematiche/375810333800?ref=sgm" target="_blank">Prospettive Telematiche</a> <span style="font-weight: normal;">nella quale condivide le news tecnologiche provenienti dal web. Buona lettura!</span></strong></div>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/Copyright-01-dreamstime_2748753.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4598" title="Copyright 01 - dreamstime_2748753" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/Copyright-01-dreamstime_2748753-300x225.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a>Non si parlerà qui ancora una volta della necessità di trovare il miracoloso compromesso tra Web e <strong>Copyright</strong>. Non spenderemo ulteriori parole per evidenziare il fatto che siamo di fronte alla singolarità del diritto d’autore, cioè il momento storico in cui si abbandonerà il vecchio modello di protezione dei contenuti per passare ad un nuovo concetto che abbia senso nel mondo di Internet. Questo cambiamento, che sta faticando ad arrivare ma che in moltissimi attendono, rappresenterà la trasformazione della regolamentazione e dello sfruttamento delle opere protette in una direzione per cui i produttori, i distributori e gli utilizzatori dei contenuti sul web nutriranno un mercato economico, senza però essere intrappolati nella vecchia concezione fondata sull’impedimento della duplicazione e della condivisione delle opere. Tale concezione infatti è un modello che necessariamente perde di significato quando l’opera è costituita da bit e risiede in rete, cioè nel luogo dell’immaterialità per eccellenza, dove l’informazione non è altro che una serie di numeri, ricopiati continuamente alla velocità della luce in supporti come hard disk e schede di memoria ram sparsi spesso in tutto il mondo, al punto che non è né facile né realmente significativo individuarne l’esatta posizione per vietarne la duplicazione.</p>
<p>Nondimeno, questo articolo non vuole promuovere la cultura dell’<strong>illegalità</strong>: né quando è intesa come l’atto di appropriarsi dei prodotti della genuina creatività degli autori senza pagare, né tantomeno quando è intesa come l’atto di superare i biechi monopoli dei contenuti attuati dai loro distributori. Cercheremo qui invece di valutare unicamente gli innegabili vantaggi culturali che l’attività di scaricare illegalmente dalla rete, nel bene o nel male, procura.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/duplicate_cont.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4603" title="duplicate_cont" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/duplicate_cont-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>Da sempre, nella storia dei contenuti duplicabili, si è osservato il fenomeno per il quale il livellamento economico per il loro accesso dovuto alla pirateria ha permesso, sia a chi non disponeva della capacità finanziaria per l’acquisto, sia ai giovani che volevano estendere la sperimentazione di argomenti del tutto nuovi (per esempio alcuni nascenti generi musicali), di poter ottenere tali contenuti senza grossi investimenti; è similmente palese che la maggior parte delle persone non acquisterebbe indefinitamente prodotti di cui non abbia certezza di ricavarne soddisfazione. Ciò ha provocato un evidente arricchimento del patrimonio di conoscenze individuali, per non parlare del fatto che ha altresì sancito spesso l’effettivo apprezzamento del prodotto, il quale, spogliato del valore economico del supporto fisico, esigeva valore contenutistico per poter rimanere in vita e non essere ignorato.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/CD_locked1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4613" title="CD_locked" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/CD_locked1-300x224.jpg" alt="" width="240" height="179" /></a>Oggi però, con l’avvento di Internet, il fenomeno si è evoluto dando vita a uno scenario che non può più essere classificato con il vecchio nome. È sufficiente ripercorrere ad esempio la storia dei maggiori<strong> supporti musicali </strong>per rendersene conto: il vinile ha permesso per la prima volta l’ascolto domestico della musica, la musicassetta ne ha permesso la duplicazione privata, il cd ne ha permesso la copia indistinguibile dall’originale, l’mp3 ne ha permesso la distribuzione planetaria a tempo e costo zero. Oggi gli impatti sociali della pirateria sembrano aver toccato quindi aspetti più profondi della semplice duplicazione. Ora si parla di condivisione. L’informazione digitale ha prodotto il totale annullamento dei costi di distribuzione ed è quindi paragonabile ad uno scambio di battute tra amici: non costa ripeterle e tutti le vogliono sentire.</p>
<p>Ma ciò non significa esclusivamente svago, è anche conoscenza. Distogliamo un attimo lo sguardo dal contesto musicale e pensiamo a tutto ciò che attualmente è informazione. È qui che sorge davvero la questione: qual è per noi il valore di usufruire gratuitamente delle informazioni? La risposta è che, come uomini, viviamo di informazioni; non ci accontentiamo mai di quelle che abbiamo. Se non hanno costo infatti, siamo generalmente portati a volerne di più, perché sappiamo che più ne abbiamo e più siamo coscienti, istruiti e in grado di difenderci.</p>
<p>Il divario formativo tra generazioni, in termini di capacità di accedere all’informazione, è evidente. E forse mai nella storia dell’uomo lo è stato tanto quanto per quelle generazioni a cavallo della diffusione del <em>personal computer</em>.</p>
<p>Oggi, i giovani che hanno un accesso estremamente economico ai contenuti della rete hanno un vantaggio culturale innegabile sugli altri. Se economico infatti vuol dire accaparrarsi tanto, gratis vuol dire accaparrarsi tutto. Ebbene, la pirateria vuol dire accaparrarsi tutto.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/diritto-dautore.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4600" title="diritto d'autore" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/diritto-dautore-300x256.jpg" alt="" width="210" height="179" /></a>Usiamo la parola “pirateria” nonostante storicamente sia stata utilizzata per la sua connotazione negativa. Non diamo qui giudizi di valore sulla sua legittimità. Consideriamo soltanto che chi scarica tutta l’informazione che vuole è favorito. Paradossalmente anche chi fa una rapina è favorito poi dall’avere una grossa somma di denaro, ma nel caso della pirateria stiamo parlando di conoscenza, che viene scaricata, utilizzata e ridistribuita. Ci si potrebbe scandalizzare del fatto che tali considerazioni implichino la violazione della legge. Lecito.</p>
<p>Certamente ci si potrebbe scandalizzare, se non fosse però che gran parte del tessuto sociale italiano (limitiamoci a parlare del nostro paese, ma credo che valga per tutti) ha competenze che derivano in parte dall’aver non pagato qualcosa. Facciamo degli esempi.</p>
<p>Le ultime generazioni di ingegneri, architetti, medici, designer, giornalisti, ecc. hanno contribuito certamente alla loro formazione specialistica universitaria con lo scambio illegale di informazioni non liberamente distribuibili. In primis con l’utilizzo di software non originale. Gran parte degli attuali laureati ha raggiunto le proprie competenze professionali violando la legge. E le <strong>università</strong> hanno beneficiato largamente di queste competenze acquisite fuori dai percorsi formativi accademici; molti dei corsi infatti prevedono che gli studenti possiedano già certune nozioni informatiche; la possibilità per gli allievi poi, di imparare sul proprio pc di casa ad utilizzare i costosissimi software dei corsi accademici, ha permesso alle università di risparmiare sulle licenze software, ridurre le postazioni pc dei laboratori e probabilmente molte ore di lezione teorica aggiuntive. Oppure pensate che questi esclusivi software siano sempre forniti agli studenti dalle università?</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/eliminate-drm.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4604" title="eliminate-drm" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/eliminate-drm-300x225.jpg" alt="" width="234" height="176" /></a>Prendiamo la società in generale, non solo gli studenti; pensiamo a <strong>Microsoft Windows</strong>, il sistema operativo che ha spiegato al mondo intero come si utilizza un PC; oppure Microsoft Office, che ha insegnato a generazioni intere a scrivere e impaginare un testo. Questi sono i software a pagamento più piratati della storia, dato il prezzo elevato. Ma quanto è stato utile piratarli? Quanta gente si è informatizzata grazie alla copia che gli veniva passata sottobanco? Mai nessun corso di Informatica avrebbe insegnato a milioni di persone ciò che ha permesso la pirateria. E quali sono le opportunità che ha generato? Pensiamo altresì a Photoshop, il più famoso programma di grafica di sempre. È così famoso proprio perché tanta gente ne ha potuto provare le ottime qualità senza spendere le svariate centinaia di euro della licenza. Quanti creativi designer ha prodotto la pirateria di <strong>Photoshop</strong>? Quanti talenti del marketing e della web-grafica sono emersi dopo aver provato da ragazzini una copia illegale del programma?</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/diritto_d_autore.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4601" title="diritto_d_autore" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/diritto_d_autore.jpg" alt="" width="180" height="151" /></a>Si può obiettare che le alternative gratuite esistono e sono sempre esistite (un esempio è Linux), spesso qualitativamente superiori. Questo è vero, ma solo per il software. Se si parla però di prodotti per l’intrattenimento non è così. Per questi prodotti unici nel loro genere, la pirateria non offre soltanto l’enorme opportunità di avere l’intera discografia e filmografia mondiali, ma spesso anche l’unico modo per poter usufruire di determinati contenuti. A questo proposito l’esempio delle serie televisive americane è lampante. La maggior parte di queste straordinarie produzioni viene trasmessa al di fuori degli Stati Uniti anche uno o due anni dopo la prima uscita; ciò principalmente a causa degli accordi commerciali tra le emittenti televisive che vogliono evidentemente impacchettarle in format adatti alla Tv. In Italia giungono quindi solo dopo molto tempo e non in lingua originale. Lo scambio degli episodi di queste serie tramite <em>filesharing</em> supera tali limitazioni. Ma non si banalizzi questa azione: tali produzioni si portano dietro un largo interesse nel dibattito e nutre vastissimi gruppi di appassionati da tutto il mondo che si ritrovano sul web per accompagnarne l’uscita degli episodi. La web-community è un fattore importante di dialogo e condivisione di idee, e travalica l’appartenenza a uno stato, a un credo religioso o a una comunità linguistica. Lasciare indietro l’Italia nella fruizione di queste produzioni significa di fatto escludere tanti italiani dalla vita di community in rete, quest’ultima imperniata per sua natura sulla contemporaneità dei fatti.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/itunes-no-drm11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4614" title="itunes-no-drm1" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/itunes-no-drm11-300x162.jpg" alt="" width="240" height="130" /></a>Abbiamo visto il passato, il presente e ora gettiamo uno sguardo al futuro, perché il prossimo protagonista della condivisione illegale a livello globale è forse il caso più emblematico del rapporto tra pirateria e conoscenza: l’<em>eBook</em>. Il libro in formato digitale inevitabilmente sarà presto tra i contenuti più piratati; la sua introduzione nasce dalle spinte dell’editoria in cerca di nuove frontiere e dello sviluppo dei dispositivi elettronici per la lettura confortevole dei testi, come gli ebook-reader e i tablet. I due ostacoli principali che finora hanno limitato la copia dei libri, cioè l’uso degradante della fotocopiatrice e l’affaticante lettura a monitor, sono stati superati. Il formato condiviso per i libri digitali <em>ePub</em> probabilmente risalterà a breve agli onori della cronaca, proprio come quando il suo cugino <em>mp3</em> iniziò a sdoganare la musica in rete. Pensiamo alle opportunità, la possibilità di avere milioni di testi in tasca, nei quali è possibile trovare le informazioni in pochi secondi.</p>
<p>Ci si deve chiedere allora che occasioni di conoscenza, di collegamenti mentali, di innovazioni concettuali e di dialogo traggano origine dall’utilizzo di materiale protetto. Quanto vale per noi tutto questo? È davvero vantaggioso combattere ciò che svincola la conoscenza dalle briglie economiche? O meglio: è vantaggioso demandare la lotta alla pirateria solo a chi detiene degli interessi e omette l’aspetto culturale del fenomeno? I produttori di contenuti che non hanno ancora strutturato un nuovo modello di business tenendo conto di Internet, ostacoleranno rigidamente la pratica della copia illegale. Manterranno questa posizione di intransigenza e di denigrazione perché gli permetterà di mantenere, finché possono, introiti economici. Per il momento, finché non si scopre l’agognata soluzione al problema, sarebbe conveniente che lo Stato intervenisse per difendere l’accesso dei propri cittadini ai contenuti, estendendo l’opportunità a tutti di usufruirne e potersi potenziare, permettendo all’Italia di essere culturalmente concorrenziale nei confronti delle altre nazioni. <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/lhadopi-2-al-via-in-francia-la-legge-salva-copyright-ed-anti-p2p.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4607" title="cutting network wire. computer accessing safety concept" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/lhadopi-2-al-via-in-francia-la-legge-salva-copyright-ed-anti-p2p-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>La pirateria è un meccanismo che regge la competitività del paese, anche se non lo si ammette. La soluzione tampone per questo periodo di transizione allora, rischia di rimanere davvero quella di lasciare le cose così come sono, cioè consentendo sottobanco la fruizione dei contenuti a molti lasciando che paghino in pochi. Non è bella, ma si è rivelata per adesso l’unico modo per non creare una frattura insanabile nella società di Internet, esito verosimile se dovessero passare proposte di legge anti-copia come quelle che ogni tanto vengono fuori indebitamente dalla bocca di qualche politico non avvezzo a comprendere il cambiamento storico in atto. Se saranno imposte forti limitazioni al download illegale, potrebbe realizzarsi un digital divide temporale tra le attuali generazioni e quelle future. Ci si deve augurare che sempre più materiale sia disponibile in rete e che sempre più persone possano usufruirne. La possibilità dell’uso personale di contenuti protetti andrebbe preservata, perché ha valore sociale. È un investimento nel progresso digitale della nazione, che in Italia tende tristemente a mancare.</p>
<p><div id="stb-container" class="stb-container"><div class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="../collabora-con-noi" target="_blank">trovate qui</a>. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi.</div></div>
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		<title>Crowdfunding per l&#8217;informazione: ci salverà il mecenatismo?</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Apr 2010 07:11:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Ratto</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un momento davvero difficile per il mondo del giornalismo, si stanno facendo strada diversi modelli di business per garantire prosperità, indipendenza e libertà delle informazioni. Oltre al "paywall" annunciato da Murdoch in questi giorni si sta facendo sempre più strada il modello del "crowdfunding". Vediamo di che cosa si tratta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='stb-custom_box' >Torna a scrivere per<strong> </strong>Camminando Scalzi <strong>Paolo  Ratto</strong>, autore di un <a href="http://paoloratto.blogspot.com/" target="_blank">interessante  blog</a> che ha come tematiche centrali internet e teconologia. E&#8217; la terza volta che Paolo scrive su questa blogzine: qui <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/author/paolo-ratto" target="_blank">il link</a> a tutti i suoi articoli. Buona lettura  a tutti!</div>
<p><em>In un momento davvero difficile per il mondo del giornalismo, si stanno facendo strada diversi modelli di business per garantire prosperità, indipendenza e libertà delle informazioni. Il &#8220;crowdfunding&#8221; sembra proprio uno dei più interessanti.</em><br />
<strong>È crisi, inutile negarlo</strong>. Siamo di fronte ad un momento davvero problematico per la categoria dei giornalisti. Sia i giornali tradizionali, sia i siti web si domandano come monetizzare il proprio lavoro. Negli ultimi tempi molteplici sono le dispute sui nuovi modelli di business da utilizzare per rimediare a questa scomoda situazione, e salvaguardare libertà e indipendenza d&#8217;informazione. Il problema centrale è che la gente, attraverso l&#8217;utilizzo del Web, si è abituata ad usufruire delle notizie (e non solo&#8230;) gratuitamente.  Il passo successivo, favorito dall&#8217;esplosione del <em>Web 2.0</em> e dall&#8217;evoluzione delle reti sociali è stato la trasformazione dell&#8217;utente da lettore a produttore d&#8217;informazione. Ciò ha dato vita al giornalismo partecipativo, di cui abbiamo imparato a riconoscere i pregi (libertà e indipendenza d&#8217;informazione?) ed anche i difetti (qualità delle notizie?).</p>
<div id="attachment_4278" class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/rupert-murdoch.jpg"><img class="size-medium wp-image-4278 " title="rupert-murdoch" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/rupert-murdoch-300x210.jpg" alt="" width="240" height="168" /></a><p class="wp-caption-text">Rupert Murdoch</p></div>
<p><strong>Murdoch ci prova col “paywall”</strong>. Era diverso tempo che il magnate dell&#8217;informazione sosteneva la necessità di impostare un nuovo modello di business per le sue testate giornalistiche on-line. Ora arriva l&#8217;ufficialità: a partire da giugno, le notizie in rete del quotidiano londinese “Times” saranno consultabili solo a pagamento. I navigatori che vorranno leggere le news dovranno pagare una sterlina al giorno, o due per l&#8217;intera settimana. L&#8217;introduzione del cosiddetto “<em>paywall</em>” costituisce una novità nel panorama mondiale. L&#8217;impressione è che il Times possa essere il primo di una lunga serie di giornali a &#8220;testare&#8221; questo modello commerciale. Il “New York Times”, per esempio, ha annunciato che, dal 2011, la consultazione del sito avverrà secondo un modello simile. Gli utenti avranno a disposizione le notizie gratuite, ma gli approfondimenti a pagamento. Resta da capire se la volontà dei lettori sarà quella di conformarsi al pagamento o preferiranno rivolgere altrove la voglia d&#8217;informarsi.</p>
<p><strong>Un&#8217;alternativa: il crowdfunding</strong>.  Per wikipediana definizione, il <em>crowdfunding</em> è “<em>un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizzano il proprio denaro in comune per supportare gli sforzi di persone ed organizzazioni. Il termine trae la propria origine dal crowdsourcing, processo di sviluppo collettivo di un prodotto, usualmente software. Il crowdfunding si può riferire a processi di qualsiasi genere, dall&#8217;aiuto in occasione di tragedie umanitarie, al supporto all&#8217;arte,al giornalismo partecipativo fino all&#8217;imprenditoria innovativa. La Rete è solitamente la piattaforma che permette l&#8217;incontro e la collaborazione dei soggetti coinvolti in un progetto di crowdfunding</em>”.</p>
<div id="attachment_4281" class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/Immagine.png"><img class="size-medium wp-image-4281 " title="spot.us" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/Immagine-300x145.png" alt="" width="240" height="116" /></a><p class="wp-caption-text">Spot.us</p></div>
<p>In poche parole è la massa che paga per ottenere dell&#8217;informazione specifica riguardo ad un argomento desiderato. Siamo di fronte a una nuova forma di mecenatismo popolare. Il primo ad avere questa idea è stato il 26enne americano David Cohn, che ha creato<strong> <a title="spot.us" href="http://spot.us/" target="_blank"><em>Spot.Us</em></a></strong>.  Si tratta di un sito che si propone come luogo d&#8217;incontro tra giornalisti freelance e lettori. I giornalisti propongono dei soggetti d&#8217;inchiesta a pagamento e se (e quando) gli utenti raggiungono la somma necessaria, la ricerca viene effettuata ed in seguito pubblicata gratuitamente sul sito. A quanto pare il sistema funziona e per una quarantina di soggetti diversi sono stati raccolti più di 40000 dollari. L&#8217;idea centrale (per niente scontata!) è dare al pubblico quello che il pubblico vuole.<br />
È importante sottolineare che la quasi totalità di questi progetti fa capo ad associazioni no profit.  Ciò rappresenta davvero una novità per un mondo, come quello dell&#8217;informazione, che in molti paesi sopravvive soprattutto grazie a sovvenzioni statali. L&#8217;indipendenza economica dalla “politica” dovrebbe garantire un maggiore tasso di libertà d&#8217;informazione.</p>
<p><strong>Il “mecenatismo” italiano</strong>. E in Italia? Dal 2005 esiste <a title="Produzioni dal basso" href="http://www.produzionidalbasso.com/" target="_blank"><em>Produzioni dal Basso</em></a>, una piattaforma indipendente. Come descritto sul sito, “<em>lo scopo di questa piattaforma è quello di offrire uno spazio a tutti coloro che vogliono proporre il proprio progetto attraverso il sistema delle produzioni dal basso. Per sistema delle produzioni dal basso si intende il metodo di raccolta fondi e finanziamenti attraverso una sottoscrizione popolare per la realizzazione di un progetto. In questo modo chi propone un progetto può quindi farsi una idea dell&#8217;interesse potenziale che può attirare la sua proposta e può coprire le spese per la produzione</em>&#8220;.<br />
<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/youcapital.png"><img class="alignleft size-full wp-image-4282" title="youcapital" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/youcapital.png" alt="" width="214" height="62" /></a>Pochi giorni fa è stata presentata una piattaforma con analoghi scopi: <a title="You Capital" href="http://www.youcapital.it/"><em>Youcapital</em></a>. L’ obiettivo principale (e non da poco&#8230;) per Youcapital è “<em>diventare un punto di riferimento in Italia per tutte le iniziative dal basso, che partono cioè senza un editore alle spalle, fondate sull’iniziativa e la progettualità e sui meccanismi della solidarietà sociale</em>”.</p>
<p>Le possibilità del crowdfunding sembrano essere davvero ampie, anche al di fuori del giornalismo (chiedete ad Obama, abilissimo a costruire una campagna elettorale grazie a questo strumento!). In Italia si sta percependo il mecenatismo popolare come una reale opportunità di sviluppo di tutto il settore dell&#8217;informazione. Resta comunque da vedere la reazione degli utenti, giudici finali nello stabilire la differenza tra una bella speranza ed un grande successo.</p>
<p>E voi siete pronti ad aprire il portafoglio per far scrivere il vostro giornalista preferito?</p>
<p><div id="stb-container" class="stb-container"><div class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it   ?</div><div class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con la   blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni   che <a href="../collabora-con-noi" target="_blank">trovate qui</a>. Siamo   interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione   del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate:   attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi   aspettiamo numerosi.</div></div>
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			</a>
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		<title>April Fools&#8217; Day</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 13:27:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Iorio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Primo aprile 2010. Come ogni anno è il momento dei &#8220;Pesci d&#8217;aprile&#8221; o, come sono chiamati negli States e nel web, &#8220;April Fools&#8216;&#8221;.
In questo giorno non è raro imbattersi in scherzi da parte di amici o addirittura dai media. In particolare, in rete, ha luogo la caccia allo scherzo più bello da parte dei vari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Primo aprile 2010. Come ogni anno è il momento dei &#8220;Pesci d&#8217;aprile&#8221; o, come sono chiamati negli States e nel web, &#8220;<strong>April Fools</strong>&#8216;&#8221;.<br />
In questo giorno non è raro imbattersi in scherzi da parte di amici o addirittura dai media. In particolare, in rete, ha luogo la caccia allo scherzo più bello da parte dei vari siti.<br />
Noi di <strong>Camminando in Pantofole</strong> oggi vi propniamo una lista degli April Fool&#8217;s più belli che abbiamo trovato:</p>
<p>Cominciamo con <strong>Google</strong> che, come ogni anno, non delude le aspettative, anzi.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Ricerca:</span></strong> Quando si effettua una ricerca su google.com (quello in inglese) il tempo di ricerca (prima in &#8220;sec&#8221;) è diverso ad ogni ricerca ed usa scale di misura come &#8220;nanocenturies&#8221;, &#8220;microweeks&#8221; o anche &#8220;hertz&#8221; e &#8220;flemtogalactic years&#8221;.<br />
Nel caso di una ricerca via mobile, invece, ecco che arriva la nuova funzione &#8220;<a href="http://googlemobile.blogspot.com/2010/04/our-newest-mobile-search-feature-where.html">where am I</a>&#8221; per sapere in ogni momento dove ci si trova.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/topeka-hp.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-4246" title="topeka-hp" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/topeka-hp.gif" alt="" width="276" height="110" /></a>Logo:</span></strong> A marzo una cittadina californiana ha cambiato il nome da <a href="http://edition.cnn.com/2010/TECH/03/02/google.kansas.topeka/index.html">Topeka in Google</a> (per un mese) allo scopo di attirare l&#8217;attenzione dell&#8217;azienda ed avere la banda larga. Oggi l&#8217;<a href="http://googleblog.blogspot.com/2010/04/different-kind-of-company-name.html">annuncio</a> sul blog ufficiale dell&#8217;azienda: Google cambia nome e logo in Topeka.</p>
<p>Google UK pubblicizza una nuova <a href="http://www.google.co.uk/intl/en/landing/translateforanimals/">applicazione</a> per Android in grado di <strong>tradurre il linguaggio degli animali per gli umani.</strong> Non mancano, ovviamente, esempi e video dimostrativi.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/JD1C0014.jpeg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4247" title="JD1C0014" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/JD1C0014-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>In <a href="http://www.crunchgear.com/2010/03/31/google-japan-releases-the-new-keyboard-drumset-for-one-stroke-input/">questa notizia</a>, invece, vediamo il nuovo modello di <strong>tastiera in stile batteria</strong> introdotto da <strong>Google Japan</strong> per rendere più facile la modalità di scrittura con gli ideogrammi.</p>
<p>Passiamo alle applicazioni dell&#8217;azienda californiana:</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Wave: </span></strong>La tanto discussa Wave invece partecipa con l&#8217;annuncio delle <a href="http://wave.google.com/getwavewave.html">Wave Notification</a> per restare sempre aggiornati riguardo le onde che si seguono. Divertente il video dimostrativo.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Book:</span></strong> <a href="http://books.google.com/books">Il servizio di eBook</a> di Mountain View da oggi si avvale della nuova opzione View in 3D, che trasforma le pagine dei libri in una versione 3D da vedere con gli occhialini blu e rossi (funzionante tralaltro).</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Docs:</span></strong> Google Docs invece offre la possibilità di <a href="http://googledocs.blogspot.com/">uploadare tutto</a>, ma proprio tutto: Dalle chiavi di casa al telecomando della TV al prezzo di 0.10$ per Kg.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Maps:</span></strong> Per la <a href="http://maps.google.com.au/">versione australiana</a> è possibile selezionare la lingua &#8220;Aussie-speak&#8221; per avere indicazioni stradali in slang australiano con frasi come &#8220;chuck a right&#8221; e &#8220;catch exit&#8221; si parla di una versione 3D delle mappe (come in Google Books) ma non ho avuto modo di verificare.</p>
<p>Nuovo <a href="http://www.google.com/googlevoice/standard_voicemail.html">Google Voice Mail</a> per i nostalgici dei messaggi in segreteria.</p>
<p>Ma andiamo avanti nella nostra caccia allo scherzo, che non Google non è il solo.</p>
<p><strong>Youtube</strong> offre una nuova opzione per i video, dopo la possibilità di vedere i video in HD si aggiunge quella per video in <a href="http://youtube-global.blogspot.com/">formato testuale o TEXTp</a>.<br />
Possiamo accedere alla lista video convertiti in questa nuova modalità nell&#8217;homepage. Sotto al player apparirà la seguente scritta &#8220;<em>Utilizzando la modalità di solo testo fai risparmiare a YouTube 1 dollaro al secondo in costi per la banda larga. Fai clic qui per tornare a YouTube e buon Pesce d&#8217;aprile!&#8221;</em></p>
<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Main_Page">Wikipedia</a> rilancia con il solito articolo fittizio in home page questa volta tratta dell&#8217;antica usanza inglese del <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Wife_selling">vendere le proprie mogli</a></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/aromato.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4248" title="aromato" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/aromato-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a>La <strong>Kodak</strong> annuncia l&#8217;<a href="http://www.kodak.com/eknec/PageQuerier.jhtml?pq-path=2/6868&amp;pq-locale=en_US&amp;_requestid=42014">Aromatography</a>, il nuovo orizzonte della fotografia digitale.</p>
<p>Altri siti come <strong>thinkgeek.com</strong> ci mostrano nuovi simpatici prodotti dal <a href="http://www.thinkgeek.com/stuff/41/moodinq-tattoo.shtml?icpg=Carousel_moodINQ_3">MoodINQ &#8211; Programmable Tattoo System</a> in grado di produrre tattoo ad inchiostro speciale che cambiano con l&#8217;umore del portatore alla <a href="http://www.thinkgeek.com/stuff/41/unicorn-meat.shtml">scatoletta di carne di unicorno</a>. Come non citare anche la <a href="http://www.thinkgeek.com/stuff/41/dharma-alarm-clock.shtml">sveglia Dharma</a> per i fan di Lost.</p>
<p>Proprio <strong>per i fan di Lost</strong> quest&#8217;articolo su <a href="http://www.fantascienza.com/magazine/notizie/13561/lost-la-stagione-sette-si-fara-davvero/">fantascienza.com</a> che annuncia l&#8217;arrivo di una settima stagione del serial.</p>
<p><strong>deviantArt,</strong> come già accaduto in passato, ha cambiato gli avatar e le firme di tutti i suoi utenti dividendoli in 4 squadre: Team (Lady) Gaga, Team Seeker (dalla serie tv Legend of the Seeker), Team Edward e Team Jacob (dalla serie Twilight). Le firme sono relative al team di appartenenza. Aggiunta inoltre la possibilità di assegnare una Llama Badge agli amici.</p>
<p><a href="http://xkcd.com/">XKDC</a>, noto sito di webcomic, oggi si presenta in una veste in stile terminale Unix. Davvero simpatica da &#8220;sfogliare&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.collegehumor.com/aprilfools">CollegeHumor</a> ha un redirect dalla home ad un altra pagina contenente il proprio ip con l&#8217;avviso di segnalazione all&#8217;US Department of Information perchè il sito è sotto inchiesta.</p>
<p><strong>I rispettabili fisici del CERN</strong> annunciano la <a href="http://user.web.cern.ch/user/news/2010/100401.html">scoperta di paleoparticelle</a> nel loro lavoro con l&#8217;accelleratore di particelle.</p>
<p><a href="http://www.reddit.com/">Reddit.com</a> ha fatto tutti admin per questa giornata.</p>
<p>E che April Fool&#8217;s sarebbe senza qualche bel <a href="http://www.youtube.com/watch?v=oHg5SJYRHA0">RickRoll</a> ? Su <a href="http://armorgames.com/">ArmorGames.com</a> appare in alto la scritta &#8220;Click here to DISABLE our April Fools Day Prank&#8221; ovviamente cliccandoci succederà l&#8217;esatto contrario.</p>
<p>E la Microsoft? L&#8217;Apple?</p>
<p>Secondo <a href="http://www.onwindows.com/Articles/Microsoft-Apple-and-JayZ/4743/Default.aspx">onwindows.com</a> dovremo prepararci all&#8217;arrivo di MiApple per la fine di quest&#8217;anno il frutto della <strong>collaborazione tra Microsoft e Apple.</strong></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/500x_ipaddock1.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4249" title="500x_ipaddock1" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/500x_ipaddock1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.melablog.it/post/11260/paddock-converte-iphone-in-un-ipad">Melablog.it</a> ci propone il <strong>paddock</strong> per trasformare il vostro iphone in un ipad.</p>
<p><a href="http://www.ossblog.it/post/6027/ubuntu-1010-contera-in-base-10">Ossblog.it</a> comunica che Ubuntu 10.10 utilizzerà rinuncerà al sistema in base 2 in favore di uno in base 10 per la misura dei dischi.</p>
<p>Ora passiamo alle notizie dal mondo:</p>
<p>L&#8217;<a href="http://www.independent.co.uk/news/science/hadron-collider-ii-planned-for-circle-line-1932744.html">Indipendent</a> annuncia la costruzione di un nuovo <strong>Accelleratore di particelle nella Circle Line</strong> della metropolitana londinese.</p>
<p>Il <a href="http://www.guardian.co.uk/leeds/2010/mar/31/leeds-google-canoodle-waterways-pilot-april-fool">Guardian</a> tratta della nuova guida alle <strong>&#8220;waterways&#8221;</strong> di Google Maps per i vostri viaggi in canoa.</p>
<p>Qui in Italia, <strong>TGCOM</strong> si dedica alle ultime decisioni di Rocco Siffredi: <a href="http://www.tgcom.mediaset.it/spettacolo/articoli/articolo477897.shtml">&#8220;Sono Omosessuale&#8221;</a>.</p>
<p>Nel mondo dei videogames non mancano mai quelli di Blizzard, che ci regalano la <a href="http://us.blizzard.com/store/details.xml?id=1100000922" target="_blank">nuova interfaccia neurale per Battle.net</a>. Disponibile in diversi colori.</p>
<p>Questo è quello che noi di Camminando Sc&#8230;ehm&#8230;in Pantofole siamo riusciti a trovare. Se avete qualcos&#8217;altro da segnalarci, vi aspettiamo nei commenti.</p>
<p>Un saluto particolare a tutti gli Hippie che ci seguono.
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		<title>La fisica nei videogiochi</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 11:22:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Steppenwolf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Immaginate di trovarvi all&#8217;interno di un&#8217;astronave alla deriva nello spazio. L&#8217;aria al suo interno resa oramai irrespirabile dalla putrefazione del materiale biologico sparso in ogni dove, che probabilmente una volta era il suo equipaggio. L&#8217;energia che va e viene, pareti in metallo arrugginite, luci intermittenti, terrore. Come quello che può cogliere un uomo che percepisce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Immaginate di trovarvi all&#8217;interno di un&#8217;astronave alla deriva nello spazio. L&#8217;aria al suo interno resa oramai irrespirabile dalla putrefazione del materiale biologico sparso in ogni dove, che probabilmente una volta era il suo equipaggio. L&#8217;energia che va e viene, pareti in metallo arrugginite, luci intermittenti, terrore. Come quello che può cogliere un uomo che percepisce il pericolo ma non lo vede. <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/dead-space-05.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3924" title="dead-space-05" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/dead-space-05-300x168.jpg" alt="" width="231" height="130" /></a>Ad ogni lampo di luce bluastra, le vostre mani stringono sempre più forte l&#8217;impugnatura della vostra pistola al plasma. Improvvisamente, un urlo squarcia il silenzio mortale che vi aveva avvolto fino a quel momento e uno strano, abominevole, ibrido tra un uomo e qualcos&#8217;altro, compare in fondo al corridoio che avevate appena imboccato, aggrappandosi alle pareti di metallo con i suoi artigli. Voi gli scaricate inutilmente addosso l&#8217;intero caricatore della vostra pistola e iniziate a fuggire in preda al panico, seguendo un percorso bene o male casuale all&#8217;interno dei contorti condotti, finché una forza tremenda vi scaraventa contro il soffitto con una violenza tale da spezzarvi l&#8217;osso del collo. L&#8217;ultima espressione che rimane sul vostro volto non è di paura, ma di sorpresa. Che diamine, se dovevate morire, sarebbe stato meglio farlo combattendo contro un dannatissimo schifo spaziale, piuttosto che per colpa di una piastra gravitazionale difettosa!</p>
<p>Quel che è successo è che siete stati vittima di una delle ultimissime innovazioni all&#8217;interno dei videogiochi: la fisica. Eh sì, perché una volta le cose erano decisamente più semplici&#8230;</p>
<p><strong>STREET FIGHTER E L&#8217;ARTE DEL VOLO UMANO</strong></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/sfiiturbo.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3922" title="sfiiturbo" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/sfiiturbo-300x238.jpg" alt="" width="240" height="190" /></a>Ve lo ricordate &#8220;super street fighter 2 turbo&#8221;? Tonnellate di personaggi e supermosse, una sorta di storia che ci desse la scusa per rullare kartoni a destra e a manca e alla fin fine tanto sano divertimento. Sì, perché una volta si era meno smaliziati, anche meno pretenziosi. Un salto equivaleva a decollare verso mondi infiniti, per atterrare di ginocchio per terra dopo aver eseguito il calcio. Poco male se prendevamo o meno l&#8217;avversario. Noi si era senza peso, leggiadri anche nel prender mazzate, ma tanto robusti da poter generare piccoli bang sonici semplicemente sfregando i pugni tra di loro. Insomma, quando la potenza dei calcolatori era quella che era, c&#8217;era da distribuire bene le risorse  a disposizione, e di certo il calcolo della fisica di gioco non era tra le priorità. Alla fin fine il potere intrattenitivo di un videogioco sta anche nel fatto che è possibile creare mondi con delle regole tutte loro, in grado di far compiere al nostro personaggio imprese impensabili e incredibili, e di conseguenza attraenti per la fantasia di un giovincello, magari cresciuto a furia di film di arti marziali, libri di fantascienza o puntate di <em>Ken il guerriero</em>. Poi qualcosa è cambiato. Hanno iniziato a comparire le prime schede grafiche, che alleggerivano il carico di lavoro sul processore principale, permettendogli così di dedicarsi ad altro. Iniziarono a comparire giochi che presentavano un mondo sempre più realistico. Da un lato il progresso grafico aumentava l&#8217;immersione del giocatore all&#8217;interno del contesto del videogioco, dall&#8217;altro i continui passi avanti nelle simulazioni del mondo rendevano i videogiochi delle sfide sempre più difficili e appaganti, per un pubblico di giocatori che è andato tendenzialmente invecchiandosi sempre più, tant&#8217;è che i blockbuster maggiori sono solitamente quei titoli che fanno del realismo e dell&#8217;accuratezza dei dettagli il loro punto di forza, e sono indirizzati ad un pubblico decisamente adulto. Pensate a titoli come <strong>Dead Space</strong>, in cui ci sono situazioni di gravità anomala che vi costringono a mutare radicalmente il vostro approccio nei confronti dell&#8217;ambiente, o altri come <strong>Stalker</strong>, in cui il calcolo della balistica delle armi <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/stalker_ex01.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3925" title="stalker_ex01" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/stalker_ex01-300x240.jpg" alt="" width="210" height="168" /></a>(con i proiettili che perdono di quota e velocità man mano che viaggiano) è affiancato da una vera e propria simulazione ambientale, che coinvolge non solo la fisica del mondo, ma anche l&#8217;impatto del tempo atmosferico o l&#8217;intelligenza artificiale delle creature che abitano le zone nelle vicinanze di Chernobyl. Insomma, una volta la fisica veniva riscritta in maniera tale da permettere al videogiocatore di compiere azioni altrimenti impossibili, e si poteva un po&#8217; pensare che il mondo stesso di gioco fosse definito in funzione del personaggio e dei nemici che l&#8217;avrebbero popolato. Oggi l&#8217;approccio è l&#8217;esatto opposto, in virtù della ricerca del realismo, che tuttavia non deve mai essere troppo esasperato ovviamente&#8230; Siamo pur sempre cazzutissimi agenti segreti infaticabili e in grado di portare con noi un carico di armi e munizioni pressoché illimitato, altrimenti come potremmo salvare il mondo da soli?</p>
<p><div id="stb-container" class="stb-container"><div class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi collaborare con la blogzine scrivendo recensioni dei film in programmazione al cinema? E&#8217; facile: inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="../collabora-con-noi" target="_blank">trovate qui</a>. Vi aspettiamo numerosi.</div></div>
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		<title>Consigli pratici audio-informatici</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/consigli-pratici-audio-informatici-2.html</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 10:58:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Laraspata</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
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		<description><![CDATA[Il rapido sviluppo del computer come mezzo di produzione musicale dalla fine del novecento fino ai giorni nostri ha permesso a tutti di cimentarsi con uno strumento dalle grandi potenzialità e dai costi contenuti. Basti pensare quanto fosse complesso, nei primi studi di musica elettronica di metà secolo scorso,  compiere un semplice taglio: si lavorava [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/Luigi_Nono_ai_registratori_per_sito1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3851" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/Luigi_Nono_ai_registratori_per_sito1.jpg" alt="" width="176" height="176" /></a>Il rapido sviluppo del computer come mezzo di produzione musicale dalla fine del novecento fino ai giorni nostri ha permesso a tutti di cimentarsi con uno strumento dalle grandi potenzialità e dai costi contenuti. Basti pensare quanto fosse complesso, nei primi studi di musica elettronica di metà secolo scorso,  compiere un semplice taglio: si lavorava su nastro e i tagli si dovevano fare &#8220;artigianalmente&#8221;. Erano quindi necessarie ore e ore di lavoro per ottenere il risultato voluto. Ora in ambiente digitale, e con gli adeguati programmi, bastano pochi click e il gioco è fatto &#8211; per la gioia dei tecnici del suono.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/-9N85JU3yDc" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/-9N85JU3yDc"></embed></object></p>
<p>Sicuramente ognuno di noi avrà avuto l&#8217;esigenza di riversare da cassetta qualche vecchio concerto che non si voleva perdere; registrare un brano o un’idea da non dimenticare. In quest&#8217;articolo dispenseremo dei rapidi suggerimenti di &#8220;modus operandi&#8221;, al fine di rendere concrete le vostre intenzioni; spesso si perde molto più tempo a far funzionare l&#8217;informatica che ad ottenere ciò che si vuole.</p>
<p><strong>RIVERSARE CONTENUTO AUDIO ANALOGICO SU PC</strong></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/Rca-.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3835" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/Rca--300x200.jpg" alt="" width="192" height="128" /></a>Avrete sicuramente visto in commercio degli appositi strumenti che riversano automaticamente vecchi vinili o cassette in formato digitale. Beh, se avete un pc, sappiate che potete fare la stessa cosa anche voi, in poche mosse, sborsando pochi soldi. Dovete collegare l&#8217;uscita audio (<span style="text-decoration: underline;">line out</span>) del vostro stereo all&#8217;ingresso di linea (<span style="text-decoration: underline;">line in</span>) del vostro pc. Solitamente le uscite sono del tipo &#8220;<strong>rca</strong>&#8220;, quindi vi serve un cavo come quello mostrato nella figura a destra. Potete in alternativa utilizzare l&#8217;uscita cuffie, anche se il segnale ne perderà in qualità.</p>
<div id="attachment_3845" class="wp-caption alignright" style="width: 199px"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/Line-in-desktop1.jpg"><img class="size-medium wp-image-3845  " src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/Line-in-desktop1-300x217.jpg" alt="" width="189" height="137" /></a><p class="wp-caption-text">PC line in</p></div>
<p>Per la registrazione vi serve un pc ed un software: noi vi consigliamo <strong>Audacity</strong>, che è <a href="http://audacity.sourceforge.net/?lang=it" target="_blank">scaricabile gratuitamente</a> ed è compatibile con tutti i sistemi operativi. Ora non vi resta che impostare dal programma la fonte di ripresa del suono (line in) e premere il tasto con il cerchio rosso per avviare la registrazione (seguite il manuale per ulteriori chiarimenti). Dovrete aspettare la fine dell&#8217;intera riproduzione della cassetta o vinile che sia, quindi nel frattempo potete anche spegnere le casse e dedicarvi ad altro.</p>
<p><strong>REGISTRARE UN’IDEA MUSICALE</strong></p>
<p>Conosco tante persone che suonano strumenti, e sicuramente ognuna di loro ha avuto almeno una volta l&#8217;esigenza di registrare. Il musicista è un creativo e non vuole che vadano perdute nel tempo le sue piccole (e personali) opere d&#8217;arte. Se volete registrare una tastiera potete collegarla al pc seguendo le connessioni citate sopra, e Audacity può andare ancora bene. Se invece volete registrare una chitarra elettrica oppure un basso, basterà collegare lo strumento al pc con un riduttore <strong>minijack </strong>e procurarsi un software più indicato, come <strong><a href="http://www.ikmultimedia.com/amplitube/features/" target="_blank">Amplitube 3</a></strong>, che però è a pagamento. Oltre ad avere svariate versioni di simulazione di amplificatori ed effetti, quest&#8217;ultima versione supporta anche la registrazione, oltre che la riproduzione di un file audio da utilizzare come base. Se cercate qualcosa di gratuito, virate su piattaforma Linux con <strong><a href="http://ardour.org/" target="_blank">Ardour</a></strong> (da poco disponibile anche per Mac OS X), un sequencer (non adattato ai non esperti) che ha dei discreti effetti per suonare una chitarra su computer. Non provate a collegare la chitarra con la distorsione direttamente alla line in del pc, ne otterrete un suono osceno.</p>
<p>Diverso è il discorso per la registrazione di strumenti acustici. Ho notato da sempre quanto possa essere freddo e secco il suono di un qualsiasi strumento acustico registrato via pc. Tuttavia, per un uso non professionale, possiamo anche accontentarci. Se non ci sono particolari esigenze, potete ad esempio usare il microfono del portatile, con l&#8217;accorgimento di regolare la distanza da esso in base al vostro <strong>picco di volume</strong>: suonate più forte che potete per vedere a quale distanza minima il segnale di registrazione non distorce. Così facendo cercate di avvicinare lo strumento il più possibile, senza rumori ambientali. Per regolare meglio la ripresa audio, consiglio l&#8217;acquisto di un microfono esterno, per disporlo al riparo da fonti di disturbo.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/Zoom-Modello-nuovo-H4n-Registratore-Portatile-multitraccia-h4-next-con-una-scheda-SD-da-1-GB-1682_2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3853" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/03/Zoom-Modello-nuovo-H4n-Registratore-Portatile-multitraccia-h4-next-con-una-scheda-SD-da-1-GB-1682_2-300x273.jpg" alt="" width="192" height="174" /></a>Per chi invece non è smanettone con i software musicali e vuole qualcosa di semplice da usare con qualità più che apprezzabile, sono in commercio degli interessanti registratori digitali, come questo in figura. Certo, dovrete sborsare un po&#8217; di quattrini, ma il risultato è veramente notevole. In ogni caso vi consiglio di farvi le ossa su Audacity, che ha diverse funzioni utili per la vostra creatività e che possono essere nuovamente messe in gioco con software più professionali, qualora poi vogliate passare a qualcosa di più avanzato.</p>
<p>In linea di massima, cercate di preferire il computer fisso a quello portatile per questo tipo di lavori, che sia mac, windows o linux. Lavorare con l’audio vuol dire impegnare molte risorse di sistema, quindi vi consiglio di chiudere tutte le applicazioni non necessarie per non incappare in problemi e inconvenienti.
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		<title>Buzz: Google ha sbagliato?</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 10:10:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Griso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche settimana fa Google ha introdotto una nuova e &#8220;interessate&#8221; funzione al suo già ampissimo catalogo di applicazioni web gratuite. Questa applicazione risponde al nome di Buzz, che ha lanciato Google nella sfida che ancora non è riuscita a vincere -o meglio, ancora non ha combattuto- quella riguardante il fulcro del web 2.0, ovvero i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/02/new-google-logo-thumb.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3414" title="new-google-logo-thumb" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/02/new-google-logo-thumb-300x297.jpg" alt="" width="300" height="297" /></a>Qualche settimana fa Google ha introdotto una nuova e &#8220;interessate&#8221; funzione al suo già ampissimo catalogo di applicazioni web gratuite. Questa applicazione risponde al nome di <strong>Buzz</strong>, che ha lanciato Google nella sfida che ancora non è riuscita a vincere -o meglio, ancora non ha combattuto- quella riguardante il fulcro del web 2.0, ovvero <strong>i social network</strong>.</p>
<p>Evidentemente a Mountain View hanno fatto proprio un motto che ha reso famoso <a href="http://www.levysoft.it/archivio/2006/10/06/discorso-biografico-di-steve-jobs/" target="_blank">un discorso di Steve Jobs</a>, <em><strong>&#8220;Siate affamati, siate visionari&#8221;</strong></em>. Perché Google negli ultimissimi anni sembra non accontentarsi mai, sembra essere un polipo che ha deciso di estendere i propri tentacoli su tutto quello che ha da offrire la nostra esperienza online, al grido di &#8220;Don&#8217;t be evil!&#8221;, loro famoso slogan. Ed ecco quindi che decide di cominciare un&#8217;avventura tutta made in bigG dedicata al mondo social.</p>
<p>Ma che cos&#8217;è Buzz? Per spiegarlo in due parole, senza addentrarci troppo nelle sue funzioni, è un social network che offre esattamente le stesse opportunità che già altri social fanno da tempo: condividere contenuti (siti, immagini, ma anche elementi di Google Reader), lasciare aggiornamenti di stato personali, commentare i post degli altri, il famoso pulsantino &#8220;Like&#8221; -il &#8220;mi piace&#8221; di Facebook (a proposito, vi siete accorti che ora potete cliccare su &#8220;mi piace&#8221; anche negli articoli di Camminando Scalzi?) e così via. Tutto questo in un&#8217;interfaccia che a me continua a sembrare<strong> assolutamente poco chiara</strong>, con un sistema di priorità e di elementi grafici che non sono propriamente ordinati e di facile lettura. Bene, quindi abbiamo Google che decide di andare a sfidare i colossi del social web, che sono nelle loro posizioni belli saldi da anni (e soprattutto nei cuori virtuali degli utenti): come fare per fare breccia? Insomma, come si fa a far provare un social Facebook-like a qualcuno che già usa Facebook?</p>
<p>Ed ecco che arriva l&#8217;illuminante idea: diamolo di default a tutti i milioni di utenti che usano Gmail. Anzi, integriamolo direttamente in Gmail, e installiamolo senza praticamente dare possibilità di scelta. E anzi, vi dirò di più, prendiamo i profili degli iscritti e <strong>rendiamoli pubblici</strong>, compresa la loro lista di contatti mail (che magari voleva rimanere privata), automaticamente iscritti come &#8220;follower&#8221;, senza avvisare nessuno! Naturalmente sul web una tale <strong>invasione della privacy</strong> -per giunta imposta- genera prima poche, poi tantissime voci di protesta. Tralasciando la dubbia utilità di un ennesimo social network, questo &#8220;errore&#8221; non viene perdonato facilmente, e sintomo sono i centinaia di post sui blog in giro per tutto il mondo. Immagino che un po&#8217; tutti aspettassero al varco la bigG, e dopo il fallimento di Wave (che si è praticamente svuotato a due mesi dalla sua introduzione, quando all&#8217;inizio sembrava la next-big-thing del secolo), la casa di Mountain View ha mostrato il fianco facendo un <strong>enorme errore di valutazione</strong>.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/02/01_google_buzz_in_gmail_fk.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3415" title="01_google_buzz_in_gmail_fk" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/02/01_google_buzz_in_gmail_fk-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a>Il &#8220;Don&#8217;t be evil!&#8221; è andato a farsi benedire, e Google è dovuta correre ai ripari (e di questo bisogna dargliene atto). Le opzioni di privacy cambiano di default, viene data la possibilità di disattivare Buzz in maniera più semplice (prima bisognava andare nelle opzioni di Gmail per farlo) e radicale, e sui vari blog internazionali di Google appaiono le scuse dell&#8217;azienda, che forse presa da troppo entusiasmo, ha lanciato sul mercato un prodotto <strong>ancora in beta </strong>(ironia della sorte, l&#8217;unico dei loro prodotti uscito senza passare da una fase di beta vera e propria). Certo, aveva una falla di privacy di cui chiunque si sarebbe accorto, ma noi vogliamo credere alla buona fede di Google.</p>
<p>Questa piccola storia cosa ci ha insegnato? Beh, prima di tutto a disinstallare un prodotto inutile e ridondante (almeno, questo è il mio parere), che per giunta ci è stato in qualche maniera imposto (e già questo al netizen dà parecchio fastidio, si sa), in secondo luogo che<strong> i rischi dello strapotere della grande G</strong> su internet ci sono, sono percettibili, e questa volta sono venuti fuori nel concreto. Avete idea di quanti utenti (noi compresi) utilizzino Gmail? O uno dei tantissimi servizi free offerti da Google? Una quantità di informazioni personali immensa, superata forse solo da quella detenuta da Facebook.</p>
<p>E, per chiudere con una nota sicuramente complottista ed esagerata, non vi è mai venuto da pensare che in fondo tutto quello che ci offrono gratis, a spese loro, sia in qualche modo pagato dal controllo totale della rete che noi gli stiamo regalando?</p>
<p>Riflettiamone insieme, vi aspetto nei commenti.
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