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	<title>Camminando Scalzi...Walking Barefoot &#187; Scienza e Tecnologia</title>
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		<title>La tavoletta perfetta. Diario di chi ha deciso di aspettare tempi migliori.</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 07:11:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Pirò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’iPad è un bell’oggetto, nessuno può dire il contrario. Però costa e nessuno ce lo regala. Pertanto, gran parte di chi lo vorrebbe deve prendere una decisione: spendo quei soldi oppure no?
Se fosse gratis o molto economico il problema non sussisterebbe: è da avere. E per diversi motivi, che vanno dall’utilità dell’oggetto in sé, al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’iPad è un bell’oggetto, nessuno può dire il contrario. Però costa e nessuno ce lo regala. Pertanto, gran parte di chi lo vorrebbe deve prendere una decisione: spendo quei soldi oppure no?</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" src="http://itechreport.com/wp-content/uploads/2010/01/ipad_concept.jpg" alt="" width="284" height="284" />Se fosse gratis o molto economico il problema non sussisterebbe: è da avere. E per diversi motivi, che vanno dall’utilità dell’oggetto in sé, al poter proclamare di esserci  stato quando il Fatto è avvenuto. L’utilità dell’oggetto non è messa in discussione, almeno dalle persone che sanno che esiste e che vorrebbero comprarlo. Insomma qualcosa ci si fa con questa mattonella: si porta sempre in borsa, ci si prepara un veloce PowerPoint durante la colazione, si controlla la mail o si legge l’Ansa in autobus, si ruota il globo di Google Earth con le dita, ci si distrae sul divano disegnando o prenotando il volo per le vacanze, si guardano le foto del campeggio poco prima di addormentarsi alla sera.<br />
Per ciò che riguarda il Fatto invece, mi riferisco al momento “storico” della sua presentazione, pietra miliare nell’evoluzione dei personal computer. Per la prima volta nella storia dei gadget è stato portato nelle vetrine dei negozi un quadretto tutto-schermo, senza mouse, tastiere e fili, con una splendida interfaccia grafica tutta da toccare, sempre collegato a internet e che pesa poco più di mezzo chilo. Certo, tutto questo non basta a spiegare le isterie di molti durante il lancio commerciale, ma bisogna anche considerare che sono questi oggi i grandi eventi nella vita di ogni buon indigeno globale digitale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://onlygizmos.com/content/2010/01/ideapadu1hybrid-1262655724-350x312.jpg" alt="" width="202" height="179" />Svincolati dall’allucinazione di non poterne fare a meno, innescata probabilmente dal suo ipnotico design o dalla patologica campagna di attesa promozionale, possiamo concederci del tempo e valutare la nostra effettiva ineluttabilità ad averlo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La tavoletta perfetta però non è questa. Come tutti i prodotti della mela, manca sempre qualche funzioncina che deliberatamente Apple non ha voluto inserire. Altrimenti come imbottirà la lista delle novità dei futuri <strong>iPad S</strong> o <strong>iPad 4G</strong>?<br />
Insomma c’è sempre qualcosa a parte il prezzo, che ti fa rinunciare all’acquisto, oppure ti lascia quell’amaro dopo che l’hai comprato. Perché le potenzialità sono tante, e l’oggetto potrebbe fare tutto  ciò che attualmente fanno gli oggetti che ci farciscono lo zaino. Ma tant’è, non lo fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo iniziare l’elenco dicendo che non si possono vedere i divx scaricati da Internet, a meno di convertirli uno per uno nel formato compatibile tramite iTunes (e la procedura non dura 5 minuti diciamo); ovviamente non si può utilizzarlo per scaricare “illegalmente” dal web ciò che Apple vende “legalmente” (musica, film, telefilm, ecc..); non è multitasking, quindi, per esempio, non posso tenere Messenger acceso mentre navigo sul web; non ha la webcam (signori spiegatemi perché non hanno messo la webcam vi prego); non ha porte usb; non puoi espandere la memoria con una scheda SD; l’unica porta di comunicazione che ha è proprietaria e quindi devi comprare a parte ogni adattatore; non puoi vedere i contenuti in Flash; non vive di vita propria ma è pensato per essere “abbinato” ad un computer dotato di iTunes; non ci puoi installare tutto ciò che vuoi, ma solo ciò che Apple “approva” (un esempio banale? Firefox).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" src="http://designyoutrust.com/wp-content/uploads6/1_44.jpg" alt="" width="167" height="201" />Io aspetto tempi migliori. Gli altri produttori di PC si sono già attivati per adeguarsi ai nuovi standard di mobilità creati dall’iPad. La speranza è che lo facciano in fretta e in maniera decente, in modo da non apparire, al confronto, prodotti cinesi. Personalmente sono pronto ad accettare eventuali impallature del sistema operativo o una minore fluidità dello schermo, affrancato però nel fare con il mio tablet ciò che meglio credo. Una prova lampante che aspettare sia una scelta valida è la storia dei cellulari Android: hanno inseguito l’iPhone per un bel periodo, ma poi ce l’hanno fatta. Ora sono al top. Nulla vieta di pensare che la storia possa ripetersi anche con i tablet, nei quali si cimenteranno probabilmente per primi gli attuali produttori di netbook come Asus e Acer. E in questo caso la possibilità di scelta farà spaziare gli utenti dallo stesso Android (sistema operativo molto versatile) all’attesissimo Chrome OS (il primo in The Cloud), da Windows Seven a tutte le distribuzioni Linux per netbook ormai a livelli di qualità altissimi. Ciò che mi galvanizza però, e credo anche tutti coloro che subiranno la pena di aspettare, è che questi sistemi operativi potranno essere utilizzati contemporaneamente sullo stesso dispositivo. Non ci sarà mela proibita qui.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">“Windows è pesante!” &#8211; ma chi l’ha detto che un tablet non può sostituire un PC? Classica arringa per suffragare un mezzofare come l’iPad. Si denigravano nello stesso modo i netbook all’inizio, finché non ci si è accorti che la gente aveva bisogno di continuare a fare in mobilità tutto ciò che già faceva. Risultato: sono crollate le vendite dei portatili “3 chili e mezzo” perché molti si sono trasferiti completamente sulla nuova alternativa “peso piuma”.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" src="http://www.gottabemobile.com/blogimages/lenovoyoga_20concept.jpg" alt="" width="239" height="230" />Perché le persone, infatti, dovrebbero portarsi dietro un oggetto con le potenzialità di un PC, potendolo però usare soltanto come un grosso iPod? Per quello che mi riguarda, l’intenzione è di usare il mio venturo tablet come una copia speculare dei miei PC; vorrei trovarci sempre tutti i miei file e programmi aggiornati, dovunque mi trovo. Ovviamente eviterei di far partire una simulazione Matlab dell’Universo dal mio tablet (a oggi per ovvie ragioni di potenza di calcolo), ma mi piacerebbe decidere di volta in volta se utilizzarlo in modalità “grosso lettore mp3” o “notebook aziendale”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Probabilmente queste riflessioni nascono semplicemente dal fatto che ognuno chiama con la parola &#8220;tablet&#8221; un sogno che insegue da anni. E ognuno in fondo ha il proprio sogno, diverso da quello degli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché “diario”. Tutte le considerazioni espresse fin qui valgono fintantoché non ci frulla nella mente una nuova e tutta personale idea di utilizzo della tavoletta, o molto più mestamente finché non ci ammutoliamo di fronte al nuovo spot della Apple.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Mi piacerebbe conoscere i sogni di chi ha deciso di aspettare tempi migliori, ma anche di chi ha già visto realizzarsi il suo. Buona estasi a tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<div id="stb-container" class="stb-container"><div class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="../collabora-con-noi" target="_blank">trovate qui</a>. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi.</div></div>
<p style="text-align: justify;">
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			</a>
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		<title>Sicurezza stradale e tecnologia</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 12:25:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Steppenwolf</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari lettori di Camminando Scalzi, quest&#8217;oggi vorrei affrontare con voi un tema che dovrebbe stare a cuore un po&#8217; a tutti: la <strong>sicurezza stradale</strong>. Troppe persone trovano prematuramente la morte sulle nostre strade ogni weekend e non solo. Le <strong>cause</strong> degli incidenti possono essere le più varie, e possono essere raggruppate in tre distinte categorie: quelle attribuibili al <strong>conducente</strong> del mezzo, quelle riconducibili a <strong>condizioni ambientali</strong> e, infine, quelle provocate da <strong>guasti</strong> di vario genere e natura. Statisticamente a farla da padrona sono sicuramente i primi due ambiti, spesso in combinazione tra loro. Dando per scontato che chi scrive, e la maggior parte dei lettori, siano convinti che nessuno dovrebbe mettersi alla guida di un qualsiasi veicolo a motore in condizioni di grave alterazione psico-fisica, ho provato a pensare come fosse possibile mutuare tecnologie già esistenti &#8211; e applicate in altri campi &#8211; per incrementare il livello di sicurezza sulle nostre strade. I dispositivi che ho in mente di installare su un&#8217;ipotetica auto del futuro sono tutti già pronti e ben affermati, per cui sembra proprio che l&#8217;unico deterrente contro il loro utilizzo in ambito automobilistico sia il loro costo.</p>
<p><strong>PASSIVO O ATTIVO?</strong></p>
<p>Il campo da cui attingere a piene mani riguardo le innovazioni da introdurre in campo automobilistico è sicuramente quello aereonautico: la qualità costruttiva dei moderni aereoplani è fuori discussione, così come la loro dotazione di sistemi tecnologici all&#8217;avanguardia. La <strong>sicurezza passiva </strong>è quella che vi permette di sopravvivere dopo essservi schiantati a 140 all&#8217;ora contro un muro in cemento armato: scocche rinforzate in titanio, airbag, parabrezza in plexiglass non frantumabile, sono tutti accorgimenti che hanno come scopo il cercare di limitare il più possibile i danni. Certo, sarebbe meglio non andarsi a schiantare contro quel maledetto muro, ed è qui che entrano in gioco i sistemi di sicurezza attiva, che in parte già ritroviamo sulle auto moderne: controllo elettronico della stabilità, ABS, mappature delle centraline elettroniche variabili sono dispositivi già ampiamente collaudati e presenti sui nostri veicoli, che tuttavia concentrano la loro azione esclusivamente sull&#8217;analisi della risposta del veicolo al fondo stradale, senza sapere effettivamente quel che sta succedendo al di fuori della macchina. Pare quindi che la prima mossa da fare sia intervenire sulla “consapevolezza” che il mezzo ha dell&#8217;ambiente che lo circonda, dotandolo di nuovi occhi e nuove orecchie elettroniche.</p>
<p><strong>PRECISIONE AL MILLIMETRO</strong></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/Radar.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5313" title="Radar" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/Radar-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il <strong>radar </strong>è un invenzione che oramai ha superato i 60 anni di età: nato durante la seconda guerra mondiale come mezzo per individuare le formazioni di bombardieri nemici, oggi è lo strumento principe per quanto riguarda la navigazione aeronavale. Il RAdio Detection And Ranging basa il proprio funzionamento su un emettitore di onde radio (o microonde) e su un antenna per la ricezione delle stesse. Solitamente ricevitore ed emettitore sono posti nella medesima posizione, in maniera tale da compattare il tutto per un&#8217;eventuale installazione a bordo di veicoli.<br />
Quando le onde trasmesse colpiscono un oggetto, vengono riflesse in tutte le direzioni. Il segnale viene quindi in parte reirradiato anche indietro, verso la direzione di provenienza, e misurando il delay temporale tra emissione e ricezione è possibile stabilire la distanza che ci separa dall&#8217;oggetto rilevato. Grazie all&#8217;effetto doppler (ovvero il leggero spostamento in frequenza nell&#8217;onda causato dal moto relativo tra sorgente e ricevitore) è possibile inoltre misurare anche la velocità di tale oggetto. I radar hanno raggiunto oramai capacità tali da poter disegnare in tempo reale una mappa ambientale di ciò che ci circonda praticamente in tempo reale, con precisione nell&#8217;ordine del millimetro. Capite bene che avere a disposizione un sistema di rilevamento praticamente insensibile alle condizioni di visibilità più o meno buone che siamo abituati ad affrontare è un grosso passo avanti per evitare incidenti dovuti alla <strong>pioggia </strong>battente, alla <strong>nebbia</strong> o a quant&#8217;altro vi impedisca di vedere bene dove state andando.</p>
<p><strong>VEDERCI AL BUIO</strong></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/Night_Vision.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5312" title="Night_Vision" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/Night_Vision-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Chiunque guidi da un po&#8217; di tempo, sa perfettamente quanto drasticamente cali la visibilità di notte, soprattutto per chi, come il sottoscritto, porta gli occhiali. I fari fanno il loro dovere fino a un certo punto, dato che per evitare di bruciare la retina a chi ci precede o incrocia, essi sono studiati in maniera tale da non estendersi oltre 25 / 30 metri dalla vettura. Oltretutto in caso di nevicata molto fitta o nebbia, l&#8217;uso dei fari può addirittura rivelarsi controproducente, dato che entrambi questi fenomeni atmosferici tendono a riflettere la luce piuttosto efficacemente.<br />
Da tempo oramai in ambito militare si utilizzano sistemi di <strong>visione notturna</strong> che tralasciano la parte di illuminazione nell&#8217;ottico per concentrarsi sull&#8217;intensificazione della luce che già c&#8217;è nell&#8217;ambiente, o utilizzano fasci di raggi infrarossi per illuminare l&#8217;ambiente circostante. Oltre a garantire una visione chiara e pulita dell&#8217;ambiente circostante anche in totale assenza di luce visibile, i visori che combinano questo tipo di tecnologia possono essere studiati in maniera tale da adattarsi continuamente alle condizini ambientali. In questo modo forti e <strong>improvvise</strong> sorgenti di luce che dovessere comparire nel campo visivo verrebbero automaticamente attenuate, scongiurando il rischio di venirne abbagliati.</p>
<p><strong>A TESTA ALTA</strong></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/corvette_z06_hud.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5310" title="corvette_z06_hud" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/corvette_z06_hud-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Certo, tutte queste informazioni aggiuntive messe a disposizione dai nuovi dispositivi sarebbero inutili, se non le si potessero trasmettere al guidatore in maniera adeguata. Rappresenterebbero addirittura un rischio aggiuntivo, dato che per accedervi il conducende dovrebbe distogliere lo sguardo dalla strada. Insomma avere schermo radar, telecamera per la visione notturna, GPS e quant&#8217;altro ognuno con il suo bel display, alla fine dei conti sarebbe decisamente poco pratico. Questo è quello che devono aver pensato anche i progettisti dei primi aviogetti militari, quando si resero conto che forse non era il caso di far distogliere troppo lo sguardo dei piloti dal vetro anteriore mentre volavano a più di 900 km/h. È così che nacque l&#8217;<strong>HUD</strong>, acronimo di Head Up Display. In pratica si tratta di un <strong>visore </strong>a proiezione olografica completamente trasparente, sul quale vengono visualizzate<strong> informazioni</strong> come velocità, orientamento dell&#8217;aereo rotta, bersagli inquadrati dal radar e così via: sebbene la strumentazione di un aereo moderno sia ricca di lancette, quadranti e affini, le informazioni proiettate sull&#8217;HUD sono più che sufficienti a far volare (e soprattutto, combattere) l&#8217;aereo. Ora, provate a immaginare un parabrezza anteriore in cui venga integrato un sistema di questo tipo, collegato a tutti i dispositivi che ho elencato prima, e in grado quindi di<strong> avvisarvi </strong>di eventuali ostacoli evidenziandoli direttamente davanti ai vostri occhi, piuttosto che di colorare di rosso la strada da percorrere secondo il vostro GPS e via di questo passo. Insomma sarete consapevoli di ogni aspetto riguardante la guida senza mai dover togliere gli occhi dalla strada, che vi apparirà più chiara che mai. E se qualcuno vi sorpassa in curva sulla destra a 180, potete comodamente agganciarlo con il vostro radar, lanciare un simpaticissimo missile terra-terra e godervi in tempo reale la deflagrazione ben contornata dal vostro display a proiezione!</p>
<p><strong>GLI AUTOMATISMI DEL CASO</strong></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/bmw-night-vision1.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5308" title="bmw-night-vision1" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/bmw-night-vision1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Infine, volevo porre la vostra attenzione su un aspetto che esula un po&#8217; dalle tecnologie che vi ho esposto sino ad ora. Sì, perchè, per quanto efficaci, oltre al loro costo economico c&#8217;è da considerare anche le loro richieste energetiche, che le attuali batterie di automobile non sono minimamente in grado di soddisfare. Al di là dell&#8217;applicabilità futura di quel di cui abbiamo finora discusso, tutti questi sistemi partono dal presupposto che il conducente sia pienamente in grado di intendere e di volere, se non altro per essere in grado di comprendere ciò che il mezzo sta cercando di dirgli. Tuttavia ci sono casi in cui, vuoi per malessere fisico, vuoi  per abuso di sostanza psicotrope, vuoi per botte di sonno, il conducente perde il controllo della vettura. Insomma, se vi addormentate al volante e sterzate di colpo, non speriate che il sistema elettronico di stabilità vi tenga dritti in strada&#8230; Eppure, lo si potrebbe fare. <strong>Accelerometri</strong> che misurino eventuali sterzate troppo brusche e pericolose e le blocchino sul nascere (anche qui, l&#8217;aeronautica fa da precursore, con i limitatori di accelerazione g studiati per evitare di far svenire i piloti che manovrano duro), sensori di prossimità per rilevare auto e ostacoli nelle immediate vicinanze, collegate ad un sistema di frenatura automatica, che intervenga nel caso di “inchiodata” di quello che vi precede e così via, sono cose tutto sommato economiche da implementare che, se studiate con un minimo di intelligenza e praticità, possono davvero salvare delle vite. E soprattutto, un&#8217;ultima cosa: se il <strong>limite massimo</strong> di velocità è <strong>130 all&#8217;ora</strong>, perchè costruire macchine che superano<strong> ABBONDANTEMENTE</strong> questo valore? Ad postera&#8230;
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			</a>
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		<title>HTML5 cosa?</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 12:57:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Griso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli scorsi post di Apple Bar ricorderete sicuramente che abbiamo parlato della diatriba Flash vs. HTML5, con la propensione di Jobs e compari verso quest&#8217;ultimo. Cerchiamo oggi di capire un po&#8217; che cos&#8217;è questo HTML5, approfittando della pagina che Apple ha dedicato proprio sul suo sito ufficiale.
HTML5 for dummies.
Che cos&#8217;è allora questo HTML5? E&#8217; un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli scorsi post di Apple Bar ricorderete sicuramente che abbiamo parlato della diatriba Flash vs. HTML5, con la propensione di Jobs e compari verso quest&#8217;ultimo. Cerchiamo oggi di capire un po&#8217; che cos&#8217;è questo <strong>HTML5</strong>, approfittando della <a href="http://www.apple.com/html5/" target="_blank">pagina che Apple ha dedicato proprio sul suo sito ufficiale.</a></p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">HTML5 for dummies.<br />
<span style="font-size: small;"><span style="font-weight: normal;"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/Schermata-2010-06-04-a-13.59.28.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5057" title="texthtml5" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/Schermata-2010-06-04-a-13.59.28-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a>Che cos&#8217;è allora questo HTML5? E&#8217; un nuovo standard in via di approvazione presso il W3C (World Wide Web Consortium, organizzazione del MIT che si occupa della definizione dei vari standard per la rete), ed è la naturale evoluzione dell&#8217;attuale HTML 4.01. E&#8217; un linguaggio di markup, si occupa quindi di definire la &#8220;struttura&#8221; e gestire i contenuti delle pagine web, e permetterà, tra le altre cose, l&#8217;utilizzo e il download di molti dati in locale, fondamentale per tutta la nuova generazione di </span><span style="font-weight: normal;">applicazioni Web Based</span><span style="font-weight: normal;"> in arrivo nel prossimo futuro (basti pensare a Chrome OS). Geolocalizzazione, </span><span style="font-weight: normal;">gestione dei video</span><span style="font-weight: normal;">, gestione di database e gestione grafica delle pagine web tramite Javascript sono solo alcune delle interessanti feature di questo nuovo standard. Nella pratica andrà probabilmente a </span><span style="font-weight: normal;">sostituire Flash</span><span style="font-weight: normal;">, occupandosi più o meno delle stesse mansioni, ma senza mangiare avidamente risorse della CPU. Fate un confronto voi stessi con la versione normale di Youtube (che ha il player in Flash) e la beta HTML5, attivabile da <a href="http://www.youtube.com/html5" target="_blank">questa pagina</a>. In <a href="http://apirocks.com/html5/html5.html#slide1" target="_blank">quest&#8217;altra pagina</a> invece, per i più smanettoni, una presentazione in HTML5 sull&#8217;HTML5, con i dati tecnici e le prove da fare scheda per scheda.</span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: small;"><span style="font-weight: normal;"><span style="font-size: medium;"><strong>La prova con Apple</strong></span><br />
<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/Schermata-2010-06-04-a-14.00.09.png"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5059" title="galleryhtml5" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/Schermata-2010-06-04-a-14.00.09-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a>Sul sito ufficiale della Mela, come dicevamo ad inizio articolo, è presente tutta una serie di demo che mettono in mostra le funzionalità dell&#8217;HTML 5. Un video (il trailer di Tron 2.0), la gestione dinamica di una scritta, un esempio di galleria fotografica e tanto altro, introdotti da un piccolo cappello che ci spiega come HTML5 è sicuramente tra i nuovi standard del futuro. E certamente usarlo fa capire la differenza con tutto ciò di dinamico c&#8217;è attualmente in giro. Veloce, </span><span style="font-weight: normal;">occupa poche risorse</span><span style="font-weight: normal;">, e fa sicuramente venire voglia di provarne le funzionalità sul campo, quando finalmente diverrà realtà. Non è un segreto -ovviamente- che Apple punta tutto su questo nuovo standard, ed essere tra i pionieri in qualche maniera li ha sempre provati. Faccio un esempio, ve li ricordate i primi iMac che eliminarono il supporto del Floppy Disk? Da lì a qualche anno della cara e vecchia periferica quadrata non ce n&#8217;è stata più traccia. Scommettiamo anche noi sull&#8217;ennesima scelta giusta di Apple che, dal canto suo, ha sempre precisato che la sua non è una ripicca piccata e che anzi ha chiesto spesso ad Adobe di produrre qualcosa di nuovo, cosa che non è mai avvenuta.</span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: small;"><span style="font-weight: normal;"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/Schermata-2010-06-04-a-13.59.49.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5058" title="360html5" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/06/Schermata-2010-06-04-a-13.59.49-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a>Concludiamo con </span><span style="font-weight: normal;">una piccola critica</span><span style="font-weight: normal;"> alla casa di Cupertino, che tanto in questi giorni sta facendo -e dichiarando- per sottolineare la propensione per piattaforme aperte, e poi la suddetta HTML5 demo funziona soltanto su browser Safari (che non è l&#8217;unico ad utilizzare Webkit per HTML5). Ci sarebbe piaciuto vederne una versione funzionante su tutti i browser, anche per fare un confronto diretto, ma non si può volere tutto.</span></span></span></strong>
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		<title>Touch &amp; Go</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 08:51:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Steppenwolf</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[apple]]></category>
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		<category><![CDATA[Touch]]></category>
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Uno degli oggetti di uso più comune che negli ultimi anni ha subìto un&#8217;evoluzione spaventosa è sicuramente il telefono cellulare. Pareva già fantascienza, qualche anno fa, quando iniziarono a uscire i primi modelli dotati di fotocamera digitale integrata, e oggi come oggi è difficile trovare modelli che limitino le loro funzioni a quelle di un semplice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-4947 alignleft" title="cellulare-ultima-generazione" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/cellulare-ultima-generazione.jpg" alt="" width="130" height="158" /></p>
<p>Uno degli oggetti di uso più comune che negli ultimi anni ha subìto un&#8217;evoluzione spaventosa è sicuramente il telefono <strong>cellulare</strong>. Pareva già fantascienza, qualche anno fa, quando iniziarono a uscire i primi modelli dotati di fotocamera digitale integrata, e oggi come oggi è difficile trovare modelli che limitino le loro funzioni a quelle di un semplice telefono: telefonare e mandare messaggi. Connettività Wi-Fi, fotocamere con ottiche di qualità, sensori da svariati megapixel, capacità di riprodurre mp3: oramai il cellulare è diventato un mezzo di <strong>entertainment e utilità a 360 gradi</strong>, in grado di sostituire in condizioni di emergenza apparecchi elettronici come ipod vari e fotocamere digitali. Certo la qualità non è la stessa, ma è il prezzo che si paga per la versatilità. Una delle ultime aggiunte in questo campo riguarda l&#8217;integrazione dei moduli <strong>GPS</strong> all&#8217;interno dei telefonini più avanzati. All&#8217;aumentare delle funzioni disponibili però deve fare da contraltare una migliore interfaccia utente, in grado di gestire le nuove funzionalità in maniera veloce e precisa: insomma volete girarvi Milano a piedi sfruttando la guida del vostro fido telefonino dotato di modulo satellitare integrato: cosa c&#8217;è di meglio che toccare direttamente la mappa visualizzata sullo schermo per ottenere magari informazioni riguardo a quel particolare monumento o, preda di una fame chimica senza precedenti, ricercare la prima tavola calda nel raggio di 500 metri ?</p>
<p><strong>TOUCHSCREEN</strong></p>
<p><img class="size-full wp-image-4945 alignright" title="touch_screen_2" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/touch_screen_2.gif" alt="" width="260" height="259" /></p>
<p>Se si escludono i joystick con il ritorno di forza (tipo il famoso &#8220;Sidewinder Force Feedback Pro&#8221;), il touch screen è la prima periferica elettronica a funzionare sia come dispositivo di input, che di output. L&#8217;utente interagisce direttamente con i contenuti visualizzati  sullo schermo semplicemente toccandoli. Sebbene le tecnologie che permettono tutto questo siano molte e svariate, in commercio ne esistono principalmente due tipologie passive: capacitiva e resistiva. Come potete intuire dai loro nomi, si basano entrambe sul comportamento elettrico che viene più o meno modificato dal contatto tra schermo e l&#8217;input meccanico (il vostro dito).Nei sensori capacitivi, la superficie esterna degli stessi viene ricoperta da un sottile film metallico (quindi conduttore), che viene poi mantenuto sotto tensione. Questa tensione è assolutamente uniforme sino a che un conduttore (il vostro dito interpreta piuttosto bene questo ruolo) viene messo a contatto con la stessa. Nel punto di contatto avverrà quindi una variazione della capacità elettrica. Questa variazione viene “letta” da una matrice di condensatori posti al di sotto della superficie del sensore o dello schermo. Semplice, preciso e pulito, sempre che lo siano le vostre mani. Il <strong>maggiore pregio</strong> della tecnologia capacitiva sono i suoi tempi di risposta, estremamente brevi. Inoltre il fatto di funzionare esclusivamente tramite conduttori permette agli schermi di venir puliti senza indurre input accidentali. Dall&#8217;altro lato della medaglia, gli schermi capacitivi sono più costosi, e in inverno doversi togliere i guanti con 10 gradi sottozzero per scrivere un messaggino sullo schermo non è proprio il massimo della gioia. Gli schermo resistivi, se possibile sono ancora più semplici: due strati flessibili ricoperti di materiale conduttivo vengono tenuti separati da un sottile strato di aria. La pressione su un punto della superficie mette in contatto i due strati, e il passaggio di corrente viene registrato anche qui da una matrice di semplici contatti elettrici. Essendo sensibile alla pressione, lo schermo resistivo può essere utilizzato con qualsiasi oggetto, anche non conduttivo. Sono schermi tendenzialmente meno costosi da produrre rispetto ai loro cugini capacitivi, ma non hanno lo stesso tempo di risposta. Possono tuttavia essere anche di tipo multitouch, ovvero in grado di gestire più pressioni contemporaneamente, come mamma <strong>Apple</strong> ha voluto insegnarci ultimamente.<br />
<strong>GPS<br />
</strong><br />
<img class="size-medium wp-image-4942 alignright" title="gps" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/gps-300x300.jpg" alt="" width="168" height="168" />Ricordo ancora con un po&#8217; di nostalgia la prima volta che io e il GPS ci siamo conosciuti: correva l&#8217;estate del 1998 e mio cuGGino più grande se ne arrivò in montagna sfoggiando una sorta di parente grasso del tricorder di Star Trek in gomma nera e gialla. Era enorme, pesante, limitato nelle funzioni, ma pur sempre terribilmente fico. Le prime unità GPS non erano in grado di visualizzare le mappe, fornendo unicamente le coordinate spaziali. La loro precisione si aggirava attorno ai 100m , per cui erano assolutamente inutilizzabili per una navigazione di precisione. Ma il fatto di avere in mano un aggeggio che fosse in grado di dirti a qualunque ora del giorno e della notte in qualsiasi luogo tu ti trovassi la tua posizione sulla terra, beh era una cosa che io trovavo sensazionale. Il Global Positioning System attualmente vanta una costellazione di 31 satelliti al suo attivo, ognuno dei quali percorre due orbite complete al giorno. Ogni satellite conosce perfettamente la propria posizione, l&#8217;ora esatta (grazie a ben 4 orologi atomici sincronizzati) e la posizione relativa di tutti i suoi fratelli in orbita. Queste informazioni vengono trasmesse con un segnale a microonde che viene raccolto dal ricevitore, che calcola la distanza da ciascun satellite misurando il tempo che il segnale impiega a raggiungerlo. Dal canto suo il vostro GPS non può sapere quando è partito il segnale dal satellite, per cui ecco spiegata la presenza degli orologi sui satelliti: confrontando l&#8217;ora ricevuta dal segnale con il proprio orologio interno, il navigatore è in grado di calcolare le distanze dei satelliti e, grazie alle altre informazioni contenute nel segnale, la propria posizione.</p>
<p><img class="size-full wp-image-4943 alignleft" title="Posizionamento_gps" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/Posizionamento_gps.png" alt="" width="150" height="150" /></p>
<p>Occorrono almeno 3 satelliti per conoscere la propria posizione in 2D (ovvero latitudine e longitudine), e almeno 4 per ottenere anche l&#8217;altitudine. Ogni satellite aggiuntivo fornisce ulteriori informazione e quindi velocizza il processo di calcolo. Il GPS attuale non ha più le limitazioni che venivano imposte all&#8217;inizio alle apparecchiature civili, e allo stato attuale è in grado di garantire una precisione nell&#8217;ordine della decina di metri. Rimangono comunque alcune restrizioni sulla quota massima a cui può funzionare (18.000 metri) e anche sulla velocità (515 m/s), per evitare che apparecchiature civili possano fungere da sistema di guida per eventuali missili a lungo raggio. <strong>L&#8217;unica pecca </strong>del GPS è forse la lentezza con cui acquisisce la propria posizione: in media ci vogliono tra i 45 e i 90 secondi dall&#8217;attivazione del dispositivo. Per questo, e per risparmiare anche preziosa <strong>batteria</strong>, i cellulari di ultima generazione fanno uso dell&#8217; Assisted GPS: in pratica, tramite la normale rete di telefonia mobile, si fanno pervenire al terminale le informazioni riguardanti i satelliti visibili dalla cella a cui l&#8217;utente risulta connesso. Assumendo che i satelliti in vista dall&#8217;utente siano quelli in vista dalla cella, il calcolo della posizione iniziale risulta molto più veloce, dato che in pratica il GPS sa già cosa andare a cercare e non deve passare il tempo a discriminare tra segnali troppo deboli o che non lo soddisfano appieno. Questo sistema è particolarmente <strong>utile in città</strong>, dove la presenza di edifici alti può oscurare i cieli al vostro ricevitore, allungando il tempo che il satellite impiega a capire a quali satelliti agganciarsi.</p>
<p><div id="stb-container" class="stb-container"><div class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it  ?</div><div class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con  la  blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le  istruzioni  che <a href="../collabora-con-noi" target="_blank">trovate qui</a>. Siamo   interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione   del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate:   attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi   aspettiamo numerosi.</div></div>
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		<title>Tutti ce l&#8217;hanno con Steve</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 12:46:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Griso</dc:creator>
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		<category><![CDATA[flash]]></category>
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		<category><![CDATA[Ryan Tate]]></category>
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		<description><![CDATA[Anche questa settimana, le ultime notizie dal mondo della Mela. In particolare oggi ci soffermiamo sull&#8217;ormai battaglia infiniti tra Adobe e Apple per quanto riguarda l&#8217;ormai famigerato &#8220;supporto Flash&#8221;. Se ne sono dette sicuramente di tutti i colori, da una parte e dall&#8217;altra, prima con le dichiarazioni dei rispettivi CEO, poi con una lettera aperta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/steve-jobs.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4826" title="steve-jobs" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/steve-jobs-239x300.jpg" alt="" width="239" height="300" /></a>Anche questa settimana, le ultime notizie dal mondo della Mela. In particolare oggi ci soffermiamo sull&#8217;ormai battaglia infiniti tra Adobe e Apple per quanto riguarda l&#8217;ormai famigerato &#8220;supporto Flash&#8221;. Se ne sono dette sicuramente di tutti i colori, da una parte e dall&#8217;altra, prima con le dichiarazioni dei rispettivi CEO, poi con una lettera aperta di Jobs che spiega le ragioni per cui non scelgono Flash, e l&#8217;ultima tra i due contendenti la possiamo vedere sul sito ufficiale <strong>Adobe</strong>, che presenta<a href="http://www.adobe.com/choice/" target="_blank"> la sua risposta</a> in maniera anche abbastanza ironica e divertente.</p>
<p>Il fulcro della questione, come abbiamo detto, riguarda la totale assenza di <strong>supporto Flash sull&#8217;iPad</strong>, segno tangibile che la casa di Cupertino non vorrà in futuro scommettere sulla tecnologia di Adobe. E sull&#8217;argomento c&#8217;è stato un fitto scambio di email -strano per Jobs, che ci ha abituato alle sue risposte in haiku- con il redattore e<a href="http://gawker.com/5539717/" target="_blank"> blogger di Gawker,</a> <strong>Ryan Tate</strong>. Tra i vari argomenti toccati nell&#8217;&#8221;appasionante&#8221; scambio epistolare, oltre a Flash (che per gli sviluppatori delle app dovrà essere &#8220;tradotto&#8221; attraverso Cocoa), Tate ha biasimato a Jobs la scelta &#8220;illiberale&#8221; di tenere fuori una piattaforma.</p>
<p>Ora, facciamo una breve riflessione su tutta questa faccenda <strong>Apple vs. Flash</strong>. Ci sono dei motivi tecnici prima di tutto, e li possiamo riscontrare tutti noi semplicemente andando su uno dei migliaia di siti in flash della rete (partendo da YouTube): avete mai notato rallentamenti, scatti nei filmati, CPU che schizza impazzita al 100% per far girare Farmville o cose del genere? Ecco, questo è il semplicissimo motivo per cui Flash è tanto scansato da Apple. Consuma un sacco di risorse di sistema, e le risorse di sistema hanno bisogno di energia per funzionare. Fate un altro semplicissimo test. Provate il vostro portatile senza alimentazione, e guardate quanto tempo in meno dura utilizzando applicazioni in Flash. Vi siete convinti adesso? E&#8217; ovvio che in un futuro in cui tutto si sta spostando sul piano Mobile (quantomeno dal punto di vista degli affari e della Next Big Thing) sia necessario tenere sott&#8217;occhio le prestazioni ma soprattutto <strong>la durata energetica</strong> di questi dispositivi, e <strong>iPad </strong>sicuramente non fa eccezione. La scelta di Apple è semplicemente logica: c&#8217;è una piattaforma che consuma un sacco di energia e occupa un sacco di risorse di sistema, possiamo non usarla? Sì. E non la usano. Mi sembra logico.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/Apple-iPad_47119_1.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4825" title="Apple-iPad_47119_1" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/Apple-iPad_47119_1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L&#8217;utenza, che tanto si sta lamentando in questi giorni, dovrebbe semplicemente capire una cosa che Jobs dice chiaramente in una delle email di cui sopra: nessuno li ha obbligati a scegliere. Nessuno vi dice &#8220;usate per forza l&#8217;iPad&#8221;. Esistono -per fortuna direi- altri dispositivi, altri sistemi operativi, un sacco di altre piattaforme su cui &#8220;godersi&#8221; il fagocita-risorse Flash. E&#8217; altresì chiaro che dall&#8217;altro lato una chiusura così diretta rispetto ad un formato appaia come illiberale, e su questo posso essere anche d&#8217;accordo. Diciamo che non è molto da condividere la politica &#8220;o così o niente&#8221;, bastava semplicemente segnalare che con Flash determinate prestazioni sarebbero calate, e stop, uno era libero di scegliere. Ma dal momento che Apple non vuole spingere Flash sui suoi dispositivi (e segnaliamo anche che Google ha invece integrato direttamente flashplayer nel suo <strong>Chrome</strong>), non si può fare altro che rassegnarsi alla cosa, senza mettersi là a frignare perché con l&#8217;iPad non posso andare a visitare Farmville. Forse il momento non era ancora maturo per una scelta del genere, forse bisognava aspettare un&#8217;alternativa valida, ma vedo anche un possibile vantaggio in tutta questa interminabile guerra Apple vs. Adobe: che sia la volta buona che ad Adobe si decidano ad ottimizzare quel mostro che è Flash?
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		<title>Le domande senza risposta della fisica moderna</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 13:50:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Steppenwolf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se andate dall&#8217;uomo della strada a chiedergli quale sia la sua concezione di scienziato in generale, con tutta probabilità egli vi risponderà che uno scienziato è colui che cerca e dà risposte. Tuttavia lo scopo della scienza non è tanto quello di dare delle risposte, quanto quello di porsi le domande giuste. Ogni risposta, per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se andate dall&#8217;uomo della strada a chiedergli quale sia la sua concezione di scienziato in generale, con tutta probabilità egli vi risponderà che uno scienziato è colui che cerca e dà risposte. Tuttavia lo scopo della scienza non è tanto quello di dare delle risposte, quanto quello di porsi <strong>le domande giuste.</strong> Ogni risposta, per quanto dettagliata possa essere, sarà sempre incompleta di fronte a quella che è la natura delle cose. Ogni risposta inevitabilmente aumenta il numero di domande a cui gli scienziati devono lavorare per progredire nella nostra conoscenza delle regole dell&#8217;universo, e capita nel mondo attuale che le cose che noi conosciamo siano in realtà una minima parte degli innumerevoli fenomeni cui la natura può dare origine. I grandi interrogativi esistenziali sono appannaggio di filosofia e religioni, ciononostante alcuni degli aspetti più evidenti del nostro universo sono anche quelli che sollevano le questioni più importanti.</p>
<p><strong><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;">MATERIA ED ANTIMATERIA</span></span></strong></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/matter_antimatter.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4779" title="matter_antimatter" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/matter_antimatter-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Uno dei meccanismi che ancora non si sono compresi fino in fondo, riguarda la creazione della materia e dell&#8217;antimateria (ne abbiamo <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/lantiarticolo-che-non-vi-aspettavate.html" target="_blank">già parlato</a>, ricordate?). Appare evidente come la porzione di universo che possiamo osservare sia formata nella sua quasi totalità da materia ordinaria, a scapito dell&#8217;antimateria che rimane confinata alle grandi reazioni energetiche nel cosmo o negli acceleratori di particelle. Insomma, se in queste reazioni materia ed antimateria vengono prodotte assieme, com&#8217;è possibile che ci sia attualmente un universo composto unicamente da una sola di queste due entità? La spiegazione che gli scienziati si danno sembrerebbe essere corretta ma parziale: in natura esiste una particolare violazione di questa simmetria (detta simmetria CP), che spiega qualitativamente<strong> la possibilità che la materia prevalga sull&#8217;antimateria.</strong> Il problema è che la frequenza con cui la rottura della simmetria si verifica non è sufficiente a spiegare l&#8217;enorme sproporzione che vige nel nostro universo. Si spera che con i prossimi esperimenti a <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/its-the-end-of-the-world-as-we-know-it.html" target="_blank">LHC</a>, in grado di creare in piccolo le condizioni immediatamente successive al Big Bang, si possano svelare i meccanismi più intimi del mondo microscopico, tra cui eventuali nuove vie per cui la simmetria CP venga violata più frequentemente.</p>
<p><strong><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;">IL DESTINO DELL&#8217;UNIVERSO</span></span></strong></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/DESTINO.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4780" title="DESTINO" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/DESTINO-276x300.jpg" alt="" width="193" height="210" /></a>Oggi sappiamo con certezza che il nostro universo continua ad espandersi in seguito all&#8217;iniziale esplosione del Big Bang. L&#8217;astrofisico Edwin Hubble nel 1929 enunciò una legge tanto importante quanto semplice: la velocità di allontanamento delle galassie da noi è tanto grande quanto è maggiore la distanza che ci separa da esse. Le teorie del Big Bang ricevettero così una notevole conferma sperimentale, e oramai il concetto inerente la nascita dell&#8217;universo come un&#8217;immane esplosione è ben presente nell&#8217;immaginario collettivo. Quel che ancora non si è capito bene, è<strong> la fine che farà il nostro universo</strong>. Appurato che la situazione in cui ci troviamo non è statica, ma dinamica, si aprono di fronte a noi due possibilità, che prendono il nome di universo aperto e universo chiuso. In un universo aperto l&#8217;espansione continuerà all&#8217;infinito, iniziando a rallentare sempre più ma senza mai fermarsi, e aumentando il famoso &#8220;grado di entropia&#8221;, cioè la quantità di caos. Dato che energia e materia non si creano, ma tutt&#8217;al più possono essere trasformate l&#8217;una nell&#8217;altra, ne consegue che la somma di queste due entità rimane costante nel tempo. Per cui in un universo in espansione farà sempre più freddo, essendoci sempre più spazio a disposizione, fino a che le ultime stelle finiranno di bruciare e non ci sarà una densità di energia o materia sufficiente a innescare la formazione di nuovi astri.<br />
<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/big-crunch-open-and-flat-universe.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4781" title="big-crunch---open-and-flat-universe" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/big-crunch-open-and-flat-universe-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La teoria dell&#8217;universo chiuso invece prevede che a un certo punto l&#8217;espansione si fermi sotto l&#8217;influsso dell&#8217;attrazione gravitazionale operata dalla materia, e inizi una fase di contrazione che porterebbe infine ad un <strong>Big Crunch</strong>: così come il Big Bang è stata un esplosione partita da un singolo punto geometrico nello spazio, il Big Crunch rappresenterebbe il fenomeno opposto, con la materia che finisce per concentrarsi in un&#8217;unica singolarità sotto l&#8217;effetto della propria attrazione. L&#8217;effetto sarebbe quello di creare un secondo Big Bang e così via, con l&#8217;universo che continua a pulsare nel tempo tra incredibili esplosioni ed altrettanto sbalorditive implosioni.</p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>MATERIA ED ENERGIA OSCURA</strong></span></span></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/history-of-the-universe.gif"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4782" title="history-of-the-universe" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/history-of-the-universe-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a>“È una situazione alquanto imbarazzante dover ammettere che non riusciamo a trovare<strong> il 90 per cento della materia dell&#8217;Universo</strong>.” così si espresse l&#8217;astrofisico Bruce Margon in un articolo pubblicato sul New York Times qualche anno fa. La situazione, detta in parole povere, è questa: per quel che noi vediamo e percepiamo attraverso i nostri strumenti, il cosmo non dovrebbe esistere così come lo vediamo. Le galassie non dovrebbero stare assieme, la loro velocità di rotazione dovrebbe essere differente, e dovrebbero essere a uno stadio di vita molto più acerbo rispetto alla loro attuale età cosmologica. Insomma, là fuori ci dev&#8217;essere per forza qualcosa che noi non riusciamo a vedere, percepire, identificare. L&#8217;idea che energia e materia siano trasformabili l&#8217;una nell&#8217;altra risale alla famosa formula della relatività di Einstein E = mc^2. Facendo i dovuti calcoli, le masse di materia oscura e ordinaria rappresentano rispettivamente l&#8217;80% e il 20 % del totale dell&#8217;universo, che tradotte in energia significa il 23% e il 4,6% circa. Ora capite bene che 23 + 4,6 non fa di certo 100, per cui così come alla materia ordinaria si accompagnano i quanti di energia che tutti noi conosciamo con il nome di fotoni, analogamente per la materia oscura dovrà esserci un altrettanto oscura energia che bilanci il totale dell&#8217;equazione. La presenza della dark energy appare quanto mai necessaria, dato che dalle ultime osservazioni effettuate, l&#8217;espansione dell&#8217;universo sembra stia accelerando, ad un ritmo tale da risultare insostenibile per l&#8217;energia ordinaria. Da che cosa siano formate queste due entità è tutt&#8217;ora un mistero, sebbene ci siano molte teorie sulla loro natura, molte delle quali tirano in ballo la teoria delle stringhe supersimmetrica e derivati (compresa una teoria ai limiti della fantascienza, che comprende la gravitazione di invisibili mondi paralleli, <em>ndObi</em>). La situazione della ricerca è in realtà molto meno anomala di quanto si possa credere: praticamente tutta la fisica sub atomica risulta a conti fatti inosservabile direttamente, e quando qualcuno dice di aver trovato una nuova particella, in realtà vi sta dicendo che ha osservato le prove della sua esistenza. Nessuno ha mai visto un neutrone, un protone o un elettrone direttamente (non avrebbe nemmeno troppo senso affermarlo, visto che le particelle hanno dimensioni molto minori rispetto alla lunghezza d&#8217;onda della luce), tuttavia nessuno scienziato degno di questo nome si sognerebbe mai di dirvi che non esistono.  L&#8217;unica certezza che abbiamo è che, come in molti altri campi, i misteri da risolvere sono ancora moltissimi e che, mai come oggi, the truth is out there!
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		<title>Le ultime da Apple</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 11:34:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Griso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Iniziamo oggi con una nuova rubrica, &#8220;The Apple Bar&#8220;, dedicata al mondo Apple. L&#8217;Apple Bar vuole essere la nostra finestra scanzonata sul mondo della mela, visto la sempre maggiore popolarità che la casa di Cupertino e i suoi prodotti stanno raggiungendo nel mondo. Cominciamo facendo un breve riassunto delle ultime avventure di Jobs e compari.
iPad, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Iniziamo oggi con una nuova rubrica, &#8220;<strong>The Apple Bar</strong>&#8220;, dedicata al mondo Apple. L&#8217;Apple Bar vuole essere la nostra finestra scanzonata sul mondo della mela, visto la sempre maggiore popolarità che la casa di Cupertino e i suoi prodotti stanno raggiungendo nel mondo. Cominciamo facendo un breve riassunto delle ultime avventure di Jobs e compari.</p>
<p><span style="font-size: large;"><strong>iPad, un successo annunciato.</strong></span><br />
<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/apple_ipad.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4684" title="apple_ipad" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/apple_ipad-220x300.jpg" alt="" width="106" height="144" /></a><span style="font-size: 13.3333px;">Non si può che cominciare con l&#8217;incredibile successo mietuto da <strong>iPad</strong>. Pare siano addirittura già più di un milione gli esemplari venduti nel mondo (considerato che in molti paesi deve ancora essere reso disponibile, tipo in Italia), un vero boom di acquisti a cui ormai Apple ci ha abituati. File interminabili, pre-ordini online andati velocissimi, e la classica frenesia dell&#8217;utenza Apple ad acquistare i primi modelli della &#8220;next big thing&#8221;. Tutto questo per la primissima versione dell&#8217;iPad, quella senza il 3G, ossia la connessione diretta ad internet attraverso una sim (per la precisione una microsim, una versione ridotta) per cellulari. Insomma, oggetti tecnologici che diventano oggetti di moda prima di tutto, poco importa se hanno qualche feature in meno nelle loro prime versioni.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: large;">La guerra contro Flash.</span></strong><br />
<span style="font-size: 13.3333px;"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/flash11.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4683" title="flash11" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/flash11-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Direttamente collegato al discorso iPad è la guerra che ha scatenato Apple contro Adobe e il suo player web &#8220;<strong>Flash</strong>&#8220;. iPad non supporta in alcun modo Flash, e in queste settimane si è creato un vero e proprio botta e risposta tra le due case software a suon di &#8220;serve&#8221; &#8220;no non è vero&#8221; &#8220;sì invece!&#8221; &#8220;ma non è libero!&#8221; &#8220;voi non permettete la libertà!&#8221;&#8230; e così via. Come i bambini insomma. La realtà delle cose è che sicuramente Flash non sarà il futuro del web, visto è considerato che l&#8217;<strong>HTML5</strong> (che si può già provare su youtube in beta) sta facendo una lenta ma inesorabile scalata verso il successo. Flash rimane un protocollo pesante, che succhia un sacco di risorse, e quindi poco si confà alle esigenze di bassi consumi dei nuovi dispositivi mobile. È anche vero però che, allo stato attuale, gran parte del web è gestito tramite interfacce Flash, e quindi l&#8217;utenza iPad si ritroverà sicuramente a disagio sentendosi tagliata fuori da un buon numero di siti. Vedremo chi la spunterà. Intanto la Apple ha sbloccato il supporto per l&#8217;accellerazione hardware in Flash per i filmati in .h264 in OSX. Cos&#8217;è, una specie di contentino? Il contentino di Cupertino.</span></p>
<p><span style="font-size: 13.3333px;"><strong><span style="font-size: large;">Il mistero del&#8217;iPhone rubato.</span></strong><br />
<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/500x_open2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4681" title="500x_open2" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/500x_open2-300x190.jpg" alt="" width="180" height="114" /></a>Altro momento divertente delle ultime settimane è stato il simpatico ingegnere Apple che, ciucco come un irlandese, si è dimenticato un prototipo della <strong>prossima generazione di iPhone</strong> in un pub. Quest&#8217;ultimo è stato ritrovato da uno studente e rivenduto allo staff di <a href="http://gizmodo.com/" target="_blank">Gizmodo</a>, che lo ha <a href="http://gizmodo.com/5520876/the-next-iphone-dissected" target="_blank">smontato e recensito, facendo un bello scoop</a>. La conferma che si trattava di un prototipo è arrivata nei giorni successivi proprio da Apple, che ha ufficialmente chiesto la restituzione alla redazione di Gizmodo. Ora naturalmente siamo alle vie legali (il prototipo è stato in qualche maniera &#8220;rubato&#8221; e poi rivenduto, che è un po&#8217; ricettazione&#8230;), e di sicuro nessuno di noi vorrebbe essere nei panni del povero ingegnere bevitore.</span></p>
<p><span style="font-size: 13.3333px;">Ci vediamo la settimana prossima nell&#8217;<strong>Apple Bar</strong>, aspettiamo i vostri commenti e suggerimenti sugli argomenti da trattare. </span>
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		<title>Il dono della vita</title>
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		<pubDate>Sat, 01 May 2010 16:55:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luigi Sambataro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medicina]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 30 maggio 2010 si svolgerà in Italia la &#8220;Giornata nazionale per la donazione degli organi&#8220;. In teoria in questi casi di direbbe: &#8221; In tutte le piazze italiane&#8230;&#8220;, purtroppo in questa occasione non sarà così. Non sarà così per diversi motivi: perché in Italia la donazione di organi è quasi ignorata a livello pubblicitario, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='stb-custom_box' >Torniamo ad occuparci di trapianto d&#8217;organi, argomento già trattato <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/donatori-di-vita.html" target="_blank">in un articolo</a> dello scorso anno. Il post di oggi è scritto da <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/author/luigi-sambataro" target="_blank"><strong>Luigi Sambataro</strong></a>, al suo secondo contributo per Camminando Scalzi.it . Buona lettura. </div>
<p>Il 30 maggio 2010 si svolgerà in Italia la &#8220;<strong>Giornata nazionale per la donazione degli organi</strong>&#8220;. In teoria in questi casi di direbbe: &#8221; <em>In tutte le piazze italiane&#8230;</em>&#8220;, purtroppo in questa occasione non sarà così. Non sarà così per diversi motivi: perché in Italia la donazione di organi è quasi ignorata a livello pubblicitario, perché a molti fa paura l&#8217;idea di dover pensare da vivi alla morte o forse solo perché per molti è una cosa non condivisa come ideale. Tutto ciò porta anche ad un numero basso di volontari.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/ORGANI-DONARE.gif"><img class="alignright size-full wp-image-4652" title="ORGANI DONARE" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/ORGANI-DONARE.gif" alt="" width="143" height="149" /></a>Avendo firmato la mia prima tessera di assenso alla donazione all&#8217;età di 16 anni ed essendomi iscritto all&#8217;Aido all&#8217;età di 20, mi sono sempre impegnato affinché il messaggio &#8220;<em>donare gli organi è essenziale, è giusto, è un grande gesto</em>&#8221; prendesse piede il più possibile nella mentalità della gente comune. Mi sono venuto quindi a trovare spesso in conversazioni sul tema anche con molte persone che non la pensavano come me ma che , allo stesso tempo, mi hanno un po&#8217; illuminato su quali fossero le remore più grandi in merito all&#8217;argomento. Ne è venuto fuori che le paure più grandi sono essenzialmente due.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/aido-trapianto-organi-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4655" title="aido trapianto organi 2" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/aido-trapianto-organi-2-212x300.jpg" alt="" width="170" height="240" /></a>La prima paura è questa: &#8220;<em>Ho paura che essendo in lista per la donazione, se un giorno dovesse accadermi qualcosa, i medici potrebbero non fare tutto il possibile per salvarmi</em>&#8221; .<br />
Già in questa prima affermazione, a parte una grande paura della possibilità di quel momento, emerge tanta disinformazione. Innanzi tutto si mette in dubbio la professionalità del medico e il suo <a href="http://www.unicz.it/didattica/corsi/anatomia_umana/giuramento_di_ippocrate_testo.htm" target="_blank">giuramento d&#8217;Ippocrate</a>, che lo obbliga a &#8221; [...] perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell&#8217;uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale; di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente [...] &#8220;. In secondo luogo si disconosce qual è il momento esatto in cui si può effettivamente dichiarare un paziente deceduto e quando si può effettivamente procedere con l&#8217;espianto &#8220;[...] Quando sia stata accertata e documentata la morte encefalica o morte cerebrale, stato definitivo e irreversibile. L’accertamento e la certificazione di morte sono effettuati da un collegio di tre medici (medico legale, anestesista-rianimatore, neurofisiopatologo) diversi da chi ha constatato per primo la morte e indipendenti dall’équipe che effettuerà il prelievo e trapianto. Questi medici accertano la cessazione totale e irreversibile di ogni attività del cervello per un periodo di osservazione non inferiore a 6 ore.&#8221;</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/aido-trapianto-org.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4657" title="aido trapianto org" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/aido-trapianto-org-212x300.jpg" alt="" width="148" height="210" /></a>La seconda grande paura è questa: &#8221; <em>Mi rifiuto di pensare al corpo mio o di un mio caro martoriato e sezionato dopo la morte</em>&#8220;. Anche questa potrebbe essere una paura o meglio ancora un rifiuto plausibile, ma su questo cosa si potrebbe dire? Non ci basta un&#8217;intera vita terrena per preoccuparci del nostro aspetto esteriore? Non potremmo smettere, almeno dopo morti, di preoccuparci di noi stessi e pensare magari agli altri? E poi, hai mai pensato a cosa succederebbe in ogni caso a un corpo umano diversi giorni dopo la cessazione di tutte le funzioni vitali? Quale vantaggio ne deriverebbe per te dall&#8217;ottima conservazione del suo stato esteriore dopo la morte?</p>
<p>Queste sono solo le paure che maggiormente la gente mi ha manifestato, paure lecite, ma che non sforziamo molto di lenire. Poca informazione, poca pubblicità, poco interesse in merito all&#8217;argomento.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/aido-trapianto-organi-3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4659" title="aido trapianto organi 3" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/aido-trapianto-organi-3-212x300.jpg" alt="" width="148" height="210" /></a>Da qualche tempo ho anche fondato un <strong><a href="http://www.facebook.com/album.php?aid=-3&amp;id=1012857266#!/group.php?gid=31295517716&amp;ref=ts" target="_blank">gruppo su Facebook</a></strong>, al quale hanno aderito tantissime persone, tra le quali medici, trapiantati, familiari di trapiantati e familiari di donatori, che sono lì per raccontare la loro esperienza, per dare informazioni utili e reali. Io credo che basti parlare 10 secondi con una persona trapiantata, che si è vista salvare la vita, per capire quanto importante per loro possa essere un gesto che, in fin dei conti, una volta deceduti  per noi non ha più alcuna conseguenza se non quella di aver ridato la vita o la gioia di vivere a un&#8217;altra persona. Sul sito  AIDO, a questa pagina <a href="http://www.aido.it/index.php?id=1&amp;faq=14" target="_blank">http://www.aido.it/index.php?id=1&amp;faq=14</a> trovate tutte le risposte ai vostri possibili dubbi, incertezze ed anche il modulo per aderire formalmente all&#8217;associazione.</p>
<p>La donazione d&#8217;organi, a mio modesto parere, verrebbe agevolata se in Italia venisse data la possibilità di scegliere anche sull&#8217;eutanasia, ma questo è un altro discorso che affronteremo magari un&#8217;altra volta.</p>
<p>Concludo esprimendo ciò che rappresenta per me la donazione di organi e facendo un appello a tutti voi. Io non lo vedo neanche come un gesto di generosità, ma esclusivamente come un gesto dovuto nei confronti di chi avrà ancora un&#8217;intera vita davanti&#8230; Per una vita che si spegne ne possiamo illuminare molte altre, quindi doniamo e diffondiamo il valore di questo gesto.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/author/luigi-sambataro" target="_blank">Luigi Sambataro</a></p>
<p><div id="stb-container" class="stb-container"><div class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="../collabora-con-noi" target="_blank">trovate qui</a>. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi.</div></div>
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		<title>La Pirateria e il valore della Conoscenza</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 06:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Pirò</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non si parlerà qui ancora una volta della necessità di trovare il miracoloso compromesso tra Web e Copyright. Non spenderemo ulteriori parole per evidenziare il fatto che siamo di fronte alla singolarità del diritto d’autore, cioè il momento storico in cui si abbandonerà il vecchio modello di protezione dei contenuti per passare ad un nuovo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='stb-custom_box' >Torna a scrivere per Camminando Scalzi  <strong>Giuseppe Pirò</strong>, ventottenne laureato in Ingegneria delle Telecomunicazione già autore di un <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/apple-nokia-e-l%E2%80%99anno-degli-stupori.html" target="_blank">interessante articolo</a> riguardante la tecnologia. Giuseppe (qui il link al suo<a href="http://twitter.com/giuseppe_piro" target="_blank"> profilo twitter</a>) è autore della pagina facebook <strong><a href="http://www.facebook.com/pages/Prospettive-Telematiche/375810333800?ref=sgm" target="_blank">Prospettive Telematiche</a> <span style="font-weight: normal;">nella quale condivide le news tecnologiche provenienti dal web. Buona lettura!</span></strong></div>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/Copyright-01-dreamstime_2748753.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4598" title="Copyright 01 - dreamstime_2748753" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/Copyright-01-dreamstime_2748753-300x225.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a>Non si parlerà qui ancora una volta della necessità di trovare il miracoloso compromesso tra Web e <strong>Copyright</strong>. Non spenderemo ulteriori parole per evidenziare il fatto che siamo di fronte alla singolarità del diritto d’autore, cioè il momento storico in cui si abbandonerà il vecchio modello di protezione dei contenuti per passare ad un nuovo concetto che abbia senso nel mondo di Internet. Questo cambiamento, che sta faticando ad arrivare ma che in moltissimi attendono, rappresenterà la trasformazione della regolamentazione e dello sfruttamento delle opere protette in una direzione per cui i produttori, i distributori e gli utilizzatori dei contenuti sul web nutriranno un mercato economico, senza però essere intrappolati nella vecchia concezione fondata sull’impedimento della duplicazione e della condivisione delle opere. Tale concezione infatti è un modello che necessariamente perde di significato quando l’opera è costituita da bit e risiede in rete, cioè nel luogo dell’immaterialità per eccellenza, dove l’informazione non è altro che una serie di numeri, ricopiati continuamente alla velocità della luce in supporti come hard disk e schede di memoria ram sparsi spesso in tutto il mondo, al punto che non è né facile né realmente significativo individuarne l’esatta posizione per vietarne la duplicazione.</p>
<p>Nondimeno, questo articolo non vuole promuovere la cultura dell’<strong>illegalità</strong>: né quando è intesa come l’atto di appropriarsi dei prodotti della genuina creatività degli autori senza pagare, né tantomeno quando è intesa come l’atto di superare i biechi monopoli dei contenuti attuati dai loro distributori. Cercheremo qui invece di valutare unicamente gli innegabili vantaggi culturali che l’attività di scaricare illegalmente dalla rete, nel bene o nel male, procura.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/duplicate_cont.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4603" title="duplicate_cont" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/duplicate_cont-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>Da sempre, nella storia dei contenuti duplicabili, si è osservato il fenomeno per il quale il livellamento economico per il loro accesso dovuto alla pirateria ha permesso, sia a chi non disponeva della capacità finanziaria per l’acquisto, sia ai giovani che volevano estendere la sperimentazione di argomenti del tutto nuovi (per esempio alcuni nascenti generi musicali), di poter ottenere tali contenuti senza grossi investimenti; è similmente palese che la maggior parte delle persone non acquisterebbe indefinitamente prodotti di cui non abbia certezza di ricavarne soddisfazione. Ciò ha provocato un evidente arricchimento del patrimonio di conoscenze individuali, per non parlare del fatto che ha altresì sancito spesso l’effettivo apprezzamento del prodotto, il quale, spogliato del valore economico del supporto fisico, esigeva valore contenutistico per poter rimanere in vita e non essere ignorato.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/CD_locked1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4613" title="CD_locked" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/CD_locked1-300x224.jpg" alt="" width="240" height="179" /></a>Oggi però, con l’avvento di Internet, il fenomeno si è evoluto dando vita a uno scenario che non può più essere classificato con il vecchio nome. È sufficiente ripercorrere ad esempio la storia dei maggiori<strong> supporti musicali </strong>per rendersene conto: il vinile ha permesso per la prima volta l’ascolto domestico della musica, la musicassetta ne ha permesso la duplicazione privata, il cd ne ha permesso la copia indistinguibile dall’originale, l’mp3 ne ha permesso la distribuzione planetaria a tempo e costo zero. Oggi gli impatti sociali della pirateria sembrano aver toccato quindi aspetti più profondi della semplice duplicazione. Ora si parla di condivisione. L’informazione digitale ha prodotto il totale annullamento dei costi di distribuzione ed è quindi paragonabile ad uno scambio di battute tra amici: non costa ripeterle e tutti le vogliono sentire.</p>
<p>Ma ciò non significa esclusivamente svago, è anche conoscenza. Distogliamo un attimo lo sguardo dal contesto musicale e pensiamo a tutto ciò che attualmente è informazione. È qui che sorge davvero la questione: qual è per noi il valore di usufruire gratuitamente delle informazioni? La risposta è che, come uomini, viviamo di informazioni; non ci accontentiamo mai di quelle che abbiamo. Se non hanno costo infatti, siamo generalmente portati a volerne di più, perché sappiamo che più ne abbiamo e più siamo coscienti, istruiti e in grado di difenderci.</p>
<p>Il divario formativo tra generazioni, in termini di capacità di accedere all’informazione, è evidente. E forse mai nella storia dell’uomo lo è stato tanto quanto per quelle generazioni a cavallo della diffusione del <em>personal computer</em>.</p>
<p>Oggi, i giovani che hanno un accesso estremamente economico ai contenuti della rete hanno un vantaggio culturale innegabile sugli altri. Se economico infatti vuol dire accaparrarsi tanto, gratis vuol dire accaparrarsi tutto. Ebbene, la pirateria vuol dire accaparrarsi tutto.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/diritto-dautore.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4600" title="diritto d'autore" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/diritto-dautore-300x256.jpg" alt="" width="210" height="179" /></a>Usiamo la parola “pirateria” nonostante storicamente sia stata utilizzata per la sua connotazione negativa. Non diamo qui giudizi di valore sulla sua legittimità. Consideriamo soltanto che chi scarica tutta l’informazione che vuole è favorito. Paradossalmente anche chi fa una rapina è favorito poi dall’avere una grossa somma di denaro, ma nel caso della pirateria stiamo parlando di conoscenza, che viene scaricata, utilizzata e ridistribuita. Ci si potrebbe scandalizzare del fatto che tali considerazioni implichino la violazione della legge. Lecito.</p>
<p>Certamente ci si potrebbe scandalizzare, se non fosse però che gran parte del tessuto sociale italiano (limitiamoci a parlare del nostro paese, ma credo che valga per tutti) ha competenze che derivano in parte dall’aver non pagato qualcosa. Facciamo degli esempi.</p>
<p>Le ultime generazioni di ingegneri, architetti, medici, designer, giornalisti, ecc. hanno contribuito certamente alla loro formazione specialistica universitaria con lo scambio illegale di informazioni non liberamente distribuibili. In primis con l’utilizzo di software non originale. Gran parte degli attuali laureati ha raggiunto le proprie competenze professionali violando la legge. E le <strong>università</strong> hanno beneficiato largamente di queste competenze acquisite fuori dai percorsi formativi accademici; molti dei corsi infatti prevedono che gli studenti possiedano già certune nozioni informatiche; la possibilità per gli allievi poi, di imparare sul proprio pc di casa ad utilizzare i costosissimi software dei corsi accademici, ha permesso alle università di risparmiare sulle licenze software, ridurre le postazioni pc dei laboratori e probabilmente molte ore di lezione teorica aggiuntive. Oppure pensate che questi esclusivi software siano sempre forniti agli studenti dalle università?</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/eliminate-drm.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4604" title="eliminate-drm" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/eliminate-drm-300x225.jpg" alt="" width="234" height="176" /></a>Prendiamo la società in generale, non solo gli studenti; pensiamo a <strong>Microsoft Windows</strong>, il sistema operativo che ha spiegato al mondo intero come si utilizza un PC; oppure Microsoft Office, che ha insegnato a generazioni intere a scrivere e impaginare un testo. Questi sono i software a pagamento più piratati della storia, dato il prezzo elevato. Ma quanto è stato utile piratarli? Quanta gente si è informatizzata grazie alla copia che gli veniva passata sottobanco? Mai nessun corso di Informatica avrebbe insegnato a milioni di persone ciò che ha permesso la pirateria. E quali sono le opportunità che ha generato? Pensiamo altresì a Photoshop, il più famoso programma di grafica di sempre. È così famoso proprio perché tanta gente ne ha potuto provare le ottime qualità senza spendere le svariate centinaia di euro della licenza. Quanti creativi designer ha prodotto la pirateria di <strong>Photoshop</strong>? Quanti talenti del marketing e della web-grafica sono emersi dopo aver provato da ragazzini una copia illegale del programma?</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/diritto_d_autore.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4601" title="diritto_d_autore" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/diritto_d_autore.jpg" alt="" width="180" height="151" /></a>Si può obiettare che le alternative gratuite esistono e sono sempre esistite (un esempio è Linux), spesso qualitativamente superiori. Questo è vero, ma solo per il software. Se si parla però di prodotti per l’intrattenimento non è così. Per questi prodotti unici nel loro genere, la pirateria non offre soltanto l’enorme opportunità di avere l’intera discografia e filmografia mondiali, ma spesso anche l’unico modo per poter usufruire di determinati contenuti. A questo proposito l’esempio delle serie televisive americane è lampante. La maggior parte di queste straordinarie produzioni viene trasmessa al di fuori degli Stati Uniti anche uno o due anni dopo la prima uscita; ciò principalmente a causa degli accordi commerciali tra le emittenti televisive che vogliono evidentemente impacchettarle in format adatti alla Tv. In Italia giungono quindi solo dopo molto tempo e non in lingua originale. Lo scambio degli episodi di queste serie tramite <em>filesharing</em> supera tali limitazioni. Ma non si banalizzi questa azione: tali produzioni si portano dietro un largo interesse nel dibattito e nutre vastissimi gruppi di appassionati da tutto il mondo che si ritrovano sul web per accompagnarne l’uscita degli episodi. La web-community è un fattore importante di dialogo e condivisione di idee, e travalica l’appartenenza a uno stato, a un credo religioso o a una comunità linguistica. Lasciare indietro l’Italia nella fruizione di queste produzioni significa di fatto escludere tanti italiani dalla vita di community in rete, quest’ultima imperniata per sua natura sulla contemporaneità dei fatti.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/itunes-no-drm11.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4614" title="itunes-no-drm1" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/itunes-no-drm11-300x162.jpg" alt="" width="240" height="130" /></a>Abbiamo visto il passato, il presente e ora gettiamo uno sguardo al futuro, perché il prossimo protagonista della condivisione illegale a livello globale è forse il caso più emblematico del rapporto tra pirateria e conoscenza: l’<em>eBook</em>. Il libro in formato digitale inevitabilmente sarà presto tra i contenuti più piratati; la sua introduzione nasce dalle spinte dell’editoria in cerca di nuove frontiere e dello sviluppo dei dispositivi elettronici per la lettura confortevole dei testi, come gli ebook-reader e i tablet. I due ostacoli principali che finora hanno limitato la copia dei libri, cioè l’uso degradante della fotocopiatrice e l’affaticante lettura a monitor, sono stati superati. Il formato condiviso per i libri digitali <em>ePub</em> probabilmente risalterà a breve agli onori della cronaca, proprio come quando il suo cugino <em>mp3</em> iniziò a sdoganare la musica in rete. Pensiamo alle opportunità, la possibilità di avere milioni di testi in tasca, nei quali è possibile trovare le informazioni in pochi secondi.</p>
<p>Ci si deve chiedere allora che occasioni di conoscenza, di collegamenti mentali, di innovazioni concettuali e di dialogo traggano origine dall’utilizzo di materiale protetto. Quanto vale per noi tutto questo? È davvero vantaggioso combattere ciò che svincola la conoscenza dalle briglie economiche? O meglio: è vantaggioso demandare la lotta alla pirateria solo a chi detiene degli interessi e omette l’aspetto culturale del fenomeno? I produttori di contenuti che non hanno ancora strutturato un nuovo modello di business tenendo conto di Internet, ostacoleranno rigidamente la pratica della copia illegale. Manterranno questa posizione di intransigenza e di denigrazione perché gli permetterà di mantenere, finché possono, introiti economici. Per il momento, finché non si scopre l’agognata soluzione al problema, sarebbe conveniente che lo Stato intervenisse per difendere l’accesso dei propri cittadini ai contenuti, estendendo l’opportunità a tutti di usufruirne e potersi potenziare, permettendo all’Italia di essere culturalmente concorrenziale nei confronti delle altre nazioni. <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/lhadopi-2-al-via-in-francia-la-legge-salva-copyright-ed-anti-p2p.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4607" title="cutting network wire. computer accessing safety concept" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/lhadopi-2-al-via-in-francia-la-legge-salva-copyright-ed-anti-p2p-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>La pirateria è un meccanismo che regge la competitività del paese, anche se non lo si ammette. La soluzione tampone per questo periodo di transizione allora, rischia di rimanere davvero quella di lasciare le cose così come sono, cioè consentendo sottobanco la fruizione dei contenuti a molti lasciando che paghino in pochi. Non è bella, ma si è rivelata per adesso l’unico modo per non creare una frattura insanabile nella società di Internet, esito verosimile se dovessero passare proposte di legge anti-copia come quelle che ogni tanto vengono fuori indebitamente dalla bocca di qualche politico non avvezzo a comprendere il cambiamento storico in atto. Se saranno imposte forti limitazioni al download illegale, potrebbe realizzarsi un digital divide temporale tra le attuali generazioni e quelle future. Ci si deve augurare che sempre più materiale sia disponibile in rete e che sempre più persone possano usufruirne. La possibilità dell’uso personale di contenuti protetti andrebbe preservata, perché ha valore sociale. È un investimento nel progresso digitale della nazione, che in Italia tende tristemente a mancare.</p>
<p><div id="stb-container" class="stb-container"><div class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="../collabora-con-noi" target="_blank">trovate qui</a>. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi.</div></div>
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		<title>L&#8217;antiarticolo che non vi aspettavate</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Apr 2010 13:44:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Steppenwolf</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari lettori di Camminando Scalzi, i tempi sono maturi affinché noi si esplori assieme una delle entità più fanta-evocative che l&#8217;universo ci mette a disposizione. Se avete visto almeno una qualsiasi puntata di Star Trek sapete a cosa mi riferisco; per tutti gli altri, continuate a leggere se siete curiosi&#8230;
Tutto cominciò&#8230;
&#8230; Nel 1928 quando un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari lettori di Camminando Scalzi, i tempi sono maturi affinché noi si esplori assieme <strong>una delle entità più fanta-evocative</strong> che l&#8217;universo ci mette a disposizione. Se avete visto almeno una qualsiasi puntata di Star Trek sapete a cosa mi riferisco; per tutti gli altri, continuate a leggere se siete curiosi&#8230;</p>
<p>Tutto cominciò&#8230;</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/Dirac.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-4574" title="Dirac" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/Dirac.gif" alt="" width="140" height="198" /></a>&#8230; Nel 1928 quando un allora ventiseienne <strong>Paul Dirac</strong>, giocando un po&#8217; con l&#8217;equazione d&#8217;onda di Shroedinger (uno degli “esseri matematici” che stanno alla base della meccanica quantistica, e che descrive la propagazione delle particelle come delle onde) si rese conto che il risultato di suddetta equazione non cambiava se si invertiva simultaneamente sia il segno del termine di energia, sia quello temporale. Meno per meno fa più, come tutti sappiamo, di conseguenza Dirac postulò che, in termini meramente matematici, <strong>un elettrone (energia positiva) che si muove in avanti nel tempo (quindi positivo) equivaleva a quello che poi sarebbe diventato l&#8217;antielettrone (energia negativa) che si muove indietro nel tempo</strong>. Se la cosa vi lascia basiti, non preoccupatevi. <strong>Qua Ritorno al Futuro non c&#8217;entra</strong>, l&#8217;equivalenza regge puramente a livello matematico, e questo non significa che le antiparticelle si muovano tra il presente e il passato. La fisica si sforza di modellizzare a livello matematico la realtà per cercare di descriverla e prevederne l&#8217;evoluzione temporale, per cui se due modelli matematici differenti portano ai medesimi risultati, sono entrambi assolutamente validi.<br />
Qualche tempo dopo, nel 1932, Carl Anderson scoprì proprio l&#8217;antielettrone, che con un immenso sforzo di immaginazione venne chiamato <strong><em>positrone</em>, in quanto del tutto identico al suo cugino abituato ad orbitare attorno ai nuclei atomici, ma dotato di carica elettrica positiva</strong>. Il modello standard predice che ogni particella è dotata di un&#8217;anti-compagna, non importa quale sia il valore della sua carica elettrica, ed effettivamente fino a ora questa ipotesi è sempre stata confermata. La materia conosciuta, in tutto l&#8217;universo da noi osservabile, è composta da atomi, il cui nucleo è a sua volta composto da protoni e neutroni, attorno cui orbitano gli elettroni. Ora provate a immaginare un nucleo atomico composto da antiprotoni e antineutroni, attorno a cui ruotano antielettroni: <strong>in pratica, antimateria</strong>.</p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">PIU&#8217; CHE ESSERE DISINTEGRATO&#8230; ANNICHILITO?</span></strong></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/idrogeno-anti.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-4575" title="idrogeno-anti" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/idrogeno-anti-300x192.gif" alt="" width="240" height="154" /></a>Bene o male tutta la materia osservabile dalla Terra è composta unicamente da materia ordinaria, e questo trend sembra sia praticamente una costante (per fortuna) all&#8217;interno di tutto l&#8217;universo sino a ora osservato. <strong>Se infatti si fa interagire una particella con la propria antagonista, si assiste ad un fenomeno chiamato annichilazione</strong>: le due particelle vengono INTERAMENTE convertite in energia sotto forma di due raggi gamma (fotoni ad altissima frequenza). Se ci fossero regioni dell&#8217;universo in cui domina la presenza di antimateria, dovremmo essere in grado di vedere i continui raggi gamma prodotti ai bordi della stessa dall&#8217;interazione con la materia ordinaria che la circonda. È opinione diffusa che questo enorme disequilibrio tra antimateria e materia ordinaria (si stima un rapporto di 1/10<sup>79</sup>) debba essersi originato in un qualche momento immediatamente dopo il big bang.<br />
<strong>Le antiparticelle vengono prodotte in natura tramite reazioni estremamente energetiche</strong>, come le collisioni dei raggi cosmici con l&#8217;atmosfera, o in alcuni decadimenti radioattivi. Esse sono del tutto identiche alle loro compagne, con i medesimi valori di massa, tempo di vita se esse decadono (la cosidetta <em>emivita</em>, in inglese <em>half life</em>; vi ricorda per caso un certo Gordon Freeman? <em>ndR</em>) e così via. L&#8217;unica differenza risiede nella carica elettrica, che è uguale e opposta. <strong>Artificialmente è possibile produrre antimateria negli acceleratori di particelle</strong> come LHC al CERN (ne abbiamo <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/its-the-end-of-the-world-as-we-know-it.html">già parlato</a>, ricordate? <em>ndR</em>).  Nell&#8217;acceleratore europeo e al Fermilab di Chicago <strong>sono stati prodotti atomi di antiidrogeno e antielio</strong>, sebbene in numero estremamente ridotto e con tempi di vita estremamente brevi.</p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">APPLICAZIONI PRATICHE: POSITRON EMISSION TOMOGRAPHY.</span></strong></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/531px-PET-image.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4571" title="531px-PET-image" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/531px-PET-image-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L&#8217;unica applicazione che ha trovato fino a ora l&#8217;antimateria è in campo medico, e prende il nome di <strong>tomografia a emissione di positroni (PET)</strong>. In pratica si introduce all&#8217;interno del corpo un isotopo tracciante, che abbia un&#8217;emivita nell&#8217;ordine delle ore o giorni al massimo, per evitare che i pazienti inizino a brillare di luce propria o si trasformino in supereroi una volta terminata la procedura. Il decadimento dell&#8217;isotopo produce un positrone, che a sua volta si annichilerà immediatamente con un elettrone nelle vicinanze, generando due impulsi gamma che vengono quindi rilevati dalla macchina. È importante notare che la macchina rigetta tutti i singoli fotoni, tenendo conto solo delle coppie effettive (e quindi dei gamma che vengono rilevati a pochi nanosecondi di distanza). Grazie a questa tecnica è possibile quindi stabilire il punto del corpo da cui provengono i lampi gamma, ottenendo così l&#8217;immagine complessiva delle attività metaboliche. L&#8217;isotopo viene infatti legato a una molecola generalmente zuccherina, che entra quindi a far parte dei processi biochimici del nostro organismo. La PET quindi, invece di fornire un&#8217;immagine di tipo morfologico (come la TAC o le radiografie), è <strong>in grado di generare vere e proprie mappe dei processi funzionali all&#8217;interno del corpo</strong>.<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/800px-PET-schema.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4573" title="800px-PET-schema" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/800px-PET-schema-300x219.png" alt="" width="300" height="219" /></a></p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>POSSIBILI APPLICAZIONI FUTURE: ANTIMATTER ROCKET.</strong></span></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/750px-Antimatter_Rocket.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4572" title="750px-Antimatter_Rocket" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/750px-Antimatter_Rocket-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" /></a>Nelle collisioni materia – antimateria la teoria ci dice che l&#8217;intera massa delle particelle viene convertita in energia, sotto forma dei due fotoni gamma. Facendo i dovuti calcoli, si ottiene che l&#8217;energia per unità di massa che viene rilasciata in queste reazioni è <strong>10 miliardi di volte</strong> maggiore rispetto a una normale esplosione di tritolo, <strong>10.000 volte</strong> maggiore rispetto all&#8217;energia derivante dalla fissione nucleare e <strong>100 volte</strong> maggiore rispetto alla migliore reazione di fusione nucleare possibile. Anche supponendo un&#8217;efficienza nell&#8217;uso dell&#8217;energia del 50% &#8211; assolutamente realistica &#8211; <strong>si tratta semplicemente della migliore fonte di energia di sempre</strong>. Un ipotetico <em>space shuttle</em> alimentato ad antimateria, utilizzerebbe per il decollo circa 50g di combustibile, contro le <strong>750 tonnellate di idrogeno e ossigeno che consuma attualmente</strong>. Capite bene che l&#8217;antimateria sembra essere il carburante candidato ideale per i futuri viaggi interplanetari e interstellari, in quanto permetterebbe di stivare un&#8217;immensa quantità di energia in uno spazio e con un peso estremamente contenuti. Purtroppo l&#8217;antimateria è sì il miglior carburante concepibile, ma è anche in assoluto la sostanza più costosa da produrre: una recente stima pone <strong>il costo di un grammo di positroni attorno ai 25 miliardi di dollari</strong>. Questo perché la sua produzione è legata all&#8217;utilizzo di grossi acceleratori di particelle, come quello del CERN: macchine enormi, costose da costruire e mantenere, concepite per un utilizzo sperimentale e quindi senza tenere conto dei loro consumi energetici. Sebbene <strong>la quantità di antimateria prodotta di anno in anno è cresciuta con una progressione geometrica dal 1955 ad oggi</strong>, non siamo nemmeno lontanamente vicini a poterla produrre a livello commerciale. Anche perché una volta prodotta, non sapremmo dove metterla: stoccare l&#8217;antimateria con della materia ordinaria è chiaramente impossibile, a meno di non voler generare dei piccoli brillamenti solari ogni qualvolta si cercasse di ricaricare la propria cella a positroni personale. Metodi di confinamento, basati sull&#8217;utilizzo di campi magnetici ed elettrici, sono già stati sperimentati, ma rimangono appannaggio di quelle stesse strutture che producono con tanta fatica e con costi esorbitanti le nostre antiparticelle. Eppure, prima o poi, qualcuno potrà ordinare “curvatura 5” al proprio timoniere senza correre il rischio di venire internato&#8230;
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