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	<title>Camminando Scalzi... Informazione Libera &#187; Recensioni</title>
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		<title>&#8220;Unica&#8221; e &#8220;L&#8217;altra metà dell&#8217;anima&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 09:43:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Samuel Pavanello</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel panorama della musica pop italiana continuano le novità discografiche. Il 29 Novembre è stata la volta del nuovissimo album di Antonello Venditti: Unica. 9 brani che continuano i racconti personali e non, che il cantautore ci propone da anni. Impegno sociale, amore e vita, quella di tutti con i problemi che ognuno può incontrare. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel panorama della musica pop italiana continuano le novità discografiche. Il 29 Novembre è stata la volta del nuovissimo album di Antonello Venditti: <strong>Unica</strong>. 9 brani che continuano i racconti personali e non, che il cantautore ci propone da anni. Impegno sociale, amore e vita, quella di tutti con i problemi che ognuno può incontrare. Per il cantautore l&#8217;album è desiderio di libertà, quella di amare, di vivere in maniera dignitosa, insomma libertà a 360 gradi. Lui stesso l&#8217;ha definito la sua “preghiera laica”.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/venditti-unica.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-13241" title="venditti-unica" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/venditti-unica.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a>Ecco la track list:<br />
1.<strong>E allora canta!</strong>: di fronte alle varie difficoltà, dall&#8217;amore perso al lavoro svanito in questi anni di crisi, Venditti incita tutti a non molllare e gridare come nel coro finale: “la libertà ritornerà”. La conclusione del brano è affidata al famoso sassofonista Gato Barbieri che accompaganto da un tappeto di archi improvvisa e regala melodia alla canzone. Il brano segue la falsa riga di tanti soggetti e delle vite cantati in “Che fantastica storia la vita” e “Sotto il segno dei pesci”.<br />
2.<strong>Unica (Mio danno ed amore)</strong>: gelosia e passione per la compagna che forse si sta facendo stringere da qulacun altro. Danno ed amore. E&#8217; il singolo ufficiale dell&#8217;album e sicuramente il brano più rappresentativo.<br />
3.<strong>Oltre il confine</strong>: una dedica a chi sta arrivando profugo nel nostro Paese con la speranza di una vita migliore “con l&#8217;aiuto di Allah se Dio vorrà”.<br />
4.<strong>Ti ricordi il cielo</strong>: brano che va ascoltato più volte e capito. Si sente la mano di Pacifico.<br />
5.<strong>Forever</strong>: brano con un segnale ben definito, “sarai con me per sempre”. E&#8217; stato dedicato alla madre del cantautore che ora non è più qui. Brano al centro dell&#8217;attenzione dei critici per alcune analogie con un brano dei Coldplay.<br />
6.<strong>Come un vulcano</strong>: dedicato ad una donna che prende tutti e nonsi ferma mai, un vulcano!<br />
7.<strong>Cecilia</strong><br />
8.<strong>Non ci sono anime</strong><br />
9.<strong>La ragazza del lunedì (Silvio)</strong>: è il brano politicamente scorretto che Venditti inserisce in ogni suo album. Parla di una ragazza lasciata sola dal suo Silvio nel “classico” lunedì ed ora cercherà di riprendersi la sua vita! Alla batteria troviamo Carlo Verdone, come nella sana tradizione “vendittiana” in brani di questo genere.<br />
Dall&#8217;8 Marzo, a Roma, partirà il nuovo tour e toccherà come sempre molte città italiane.<br />
“Unica” è prodotto da Antonello Venditti e Alessandro Colombini per la Heinz Music.<br />
Personalmente trovo il lavoro un po&#8217; sotto le mie aspettative, sono passati quattro anni dall&#8217;ultimo album di Venditti e i brani come sempre sono solo nove. Credo che solo “Unica” faccia la differenza. Impegnati i testi e ben pensati gli arrangiamenti, ma spesso la melodia lascia a desiderare e il brano si fa apprezzare solo per il ritmo. Pochi spazi per il piano e il sax L&#8217;album va ascoltato e capito, al primo impatto purtroppo non lascia un grosso segno, ma riascoltandolo ammetto che ne sto cogliendo e valorizzando le sfumature.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/carletti.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-13242" title="carletti" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/carletti-300x274.jpg" alt="" width="300" height="274" /></a>Dopo quasi 50 anni ci carriera con i Nomadi, <strong>Beppe Carletti</strong>, leader della formazione, decide di far uscire un album tutto suo di sola musica strumentale. <strong>“L&#8217;altra metà dell&#8217;anima”</strong> è il titolo del suo lavoro, 13 brani strumentali con piano e tastiere e dei bei vocalizzi di Alessandra Ferrari. Un lavoro molto “intimo” le cui le note ci portano in magiche atmosfere. Semplice la copertina come semplice la sua vita e il suo racconto di come e perchè nasce quest&#8217;album: “Questo è un progetto che coltivavo da tempo. Un sogno maturato e cresciuto, durante questi lunghi anni di vita e di musica, lungo le strade del mondo. Si tratta di 13 brani strumentali inediti. Composizioni che rivelano una parte di me stesso, nascosta e sconosiuta. In questo lavoro infatti, escono allo scoperto emozioni, fragilità, sentimenti e pensieri, che appartengono all&#8217;altra metà della mia anima. Un album che fotografa i momenti importanti della mia esistenza: un incontro imprevisto, la nascita dei miei figli e dei miei nipoti, la morte di Augusto, un tramonto su una spiaggia, il sorriso di un bambino, il respiro del vento e l&#8217;odore della pioggia, o semplicemente la consapevolezza di essere vivo. Composizioni che sono fotografie di attimi rubati alla vita e che non potevo che riempire di note”.<br />
Veramente belle queste melodie che rimarcano lo stile pianistico e tastieristico del musicista emiliano. Forse sarebbe stato bello sentire qualche strumento “vero” quali un flauto o un violino anziché le sole tastiere, ma Beppe è questo. Ricordo lo scambio di battute che ho avuto con Carletti negli spogliatoi di un palazzetto dello sport prima di un concerto: impressionanti la sua semplicità e la sua cordialità. In bocca al lupo per questo lavoro che arriva alla soglia dell&#8217;anniversario dei 50 anni della band e dalle recenti dimissioni del cantante Danilo Sacco.
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			</a>
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		<title>La vecchia e sempre nuova leva del Pop Italiano</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 10:53:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Samuel Pavanello</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche quest&#8217;anno l&#8217;autunno ci ha regalato l&#8217;uscita di nuovi album pop melodici italiani; in particolare, di quattro cd che segnano il ritorno di altrettanti artisti/gruppi della nostra Italia che canta e che sa scrivere canzoni. La fine di settembre ci ha presentato l&#8217;uscita del nuovo lavoro di Michele Zarrillo dal titolo “Unici al mondo”. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche quest&#8217;anno l&#8217;autunno ci ha regalato l&#8217;uscita di nuovi album pop melodici italiani; in particolare, di quattro cd che segnano il ritorno di altrettanti artisti/gruppi della nostra Italia che canta e che sa scrivere canzoni.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/michele-zarrillo-unici-al-mondo-290x290.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-12082" title="michele-zarrillo-unici-al-mondo-290x290" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/michele-zarrillo-unici-al-mondo-290x290.jpg" alt="" width="186" height="186" /></a>La fine di settembre ci ha presentato l&#8217;uscita del nuovo lavoro di <strong>Michele Zarrillo</strong> dal titolo “<strong>Unici al mondo</strong>”. Il cantautore romano si presenta al pubblico dopo il successo de “L&#8217;alfabeto degli amanti” con queste nuove dieci canzoni. Come nel suo stile, l&#8217;album ci porta a esplorare amore, sogni, rimpianti e riflessioni sociali. La grafica dell&#8217;album si presenta in forma veramente “intima”, con poche foto e l&#8217;attenzione di chi sfoglia il “libretto” tutta concentrata sui versi delle canzoni. Buona la composizione e gli arrangiamenti, e bravissimi i musicisti (notevole la parte ritmica composta da Lele Melotti alla batteria e Paolo Costa al basso) .Bello questo nuovo lavoro anche se forse ricalca un po&#8217; troppo lo stile ed i temi tipici del cantautore. La parte molto &#8220;intimista&#8221; restano però sempre il fascino ed il cardine del nostro Michele.</p>
<p>L&#8217;artista inizierà il tour nel prossimo inverno, e possiamo già darvi le prime date:<br />
03 Dicembre. Torino<br />
12 Dicembre. Firenze<br />
13 Dicembre. Milano<br />
20 Gennaio. Bologna<br />
21 Gennaio. Roma<br />
27 Gennaio. Padova</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/Stadio-Copertina-Diamanti-e-caramelle.jpeg___th_320_0.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-12086" title="Stadio - Copertina Diamanti e caramelle.jpeg___th_320_0" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/Stadio-Copertina-Diamanti-e-caramelle.jpeg___th_320_0.jpeg" alt="" width="134" height="134" /></a>Sempre di fine settembre è il nuovo lavoro degli <strong>Stadio</strong>. La band affiancata dietro le quinte da Saverio Grandi nel ruolo di produttore e musicista danno nuovo repertorio a un&#8217;attività artistica che negli ultimi anni è sempre stata ricca di nuove idee. Dopo “Gaetano e Giacinto” di quest&#8217;estate, “Diamanti e caramelle” (che dà anche il titolo all&#8217;album) è il nuovo singolo, composto insieme ad Andrea Mingardi e dedicato ai calciatori Scirea e Facchetti. Una nota solidale: i proventi ricavati da questa canzone saranno devoluti alle onlus fondate in onore dei due campioni. Undici nuovi brani e una bonus track che vede alla voce anche Noemi in una riproposizione de “La promessa”, il brano che apre il cd.<br />
Un parere del tutto personale è che le melodie siano un po&#8217; qualitativamente in ribasso dopo che gli Stadio ci hanno abituato ad album quali &#8220;Parole nel vento&#8221; e &#8220;Diluvio Universale&#8221;.</p>
<p>Gli Stadio incontreranno il pubblico in queste date:<br />
12 Novembre. Salsomaggiore<br />
19 Novembre. Torino<br />
22 Novembre. Milano<br />
26 Novembre. Padova<br />
01 Dicembre. Firenze<br />
16 Dicembre. Roma<br />
17 Dicembre. Bologna</p>
<p>“Decadancing” è invece il nuovo &#8211; e pare ultimo &#8211; lavoro di<strong> Ivano Fossati</strong>. Ebbene sì: pare che il cantautore, arrivato a sessant&#8217;anni, abbia deciso di uscire di scena per riassaporare la sua vita e per non voler proseguire oltre in un mestiere dove ha dato tutto. Una scelta meditata, come questo album, dove gli arrangiamenti sono stati studiati alla perfezione. Pochissima elettronica e tantissimi dettagli, che delineano un album forse con poche idee nuove, ma con tanta voglia di suonare. Si sente il tocco dell&#8217;esperienza in questi dieci nuovi brani, anticipati dal singolo “La decadenza”, nelle radio da qualche settimana. Un bell&#8217;addio dai riflettori caro Ivano. Forse veramente ci hai detto tutto o forse la vita, compresa quella artistica, va capita ed apprezzata per quello che è, con la semplicità ed allo stesso tempo con tutta la complicatezza che nasce dal vivere quotidiano.<br />
Il 9 Novembre partirà un lungo tour nei teatri italiani che durerà fino a febbraio, per chiudere in un tripudio di note la carriera di questo cantautore che ha dato tanto alla musica italiana.<br />
Per conoscere le date vi invito a visitare <a href="%20http://www.fepgroup.it/artista/ivano-fossati" target="_blank">questo sito</a></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/Pooh-dove-comincia-il-sole-live-cover-300x300.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-12093" title="Pooh-dove-comincia-il-sole-live-cover-300x300" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/Pooh-dove-comincia-il-sole-live-cover-300x300.jpg" alt="" width="144" height="144" /></a>Infine parliamo di “Dove comincia il sole Live” dei <strong>Pooh</strong>. Dopo il successo dell&#8217;album dello scorso anno &#8211; il primo senza Stefano D&#8217;Orazio &#8211; i Pooh escono con questo doppio cd live disponibile anche in DVD. Ci sono canzoni nuove e grandi successi del passato, riproposti da Roby Facchinetti, Red Canzian e Dody Battaglia con il pregiatissimo supporto di Phil Mer, Ludovico Vagnone e Danilo Ballo. Nuova linfa e &#8211; udite udite, fan dei Pooh &#8211; la riproposizione live di brani quali “L&#8217;anno, il posto, l&#8217;ora” e “Il tempo, una donna, la città”. Tutto più facile con sei musicisti provare a riportare in un concerto i brani del pop-sinfonico degli anni settanta targato Pooh. Il concerto è stato registrato durante l&#8217;ultima tappa del tour, il 27 Agosto al castello di Este. Un live ben fatto. Da profondo amante dei &#8220;vecchi&#8221; Pooh e da persona non soddisfatta da quello che il gruppo ci ha regato dal 1996 in poi (&#8220;Amici per sempre&#8221;) trovo nuova linfa e nuovo gusto a portarmi questo cd in ogni posto. &#8220;Dove comincia il sole&#8221; era il presagio di una nuova vita artistica, il live ne è la conferma.<br />
Buon ascolto!</p>
<p><div id='stb-container-3744' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-3744' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-3744' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita ?</p>
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		<title>Nomadi &#8211; Cuorevivo</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jun 2011 10:28:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Samuel Pavanello</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Segnali Caotici Produzioni Discografiche”. Parte da qui la nuova avventura dei Nomadi, il gruppo emiliano che dal 1963 ha scritto righe importanti nelle pagine della musica italiana. Una scelta di libertà: un&#8217;etichetta tutta per loro dopo tanti anni passati con la major Warner. Dieci brani, due inediti e otto rivisitazioni di canzoni non troppo famose [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id='stb-box-2719' class='stb-custom_box' ><strong>Una nuovo autore su Camminando Scalzi</strong><br />
Vi presentiamo Samuel, operaio aeronautico con la passione per la musica. Nel suo piccolo suona e cerca di creare nuove melodie con il suo pianoforte. Il suo primo post è una recensione dell&#8217;ultimo album dei Nomadi. Buona lettura!</div>
<p>“Segnali Caotici Produzioni Discografiche”. Parte da qui la nuova avventura dei Nomadi, il gruppo emiliano che dal 1963 ha scritto righe importanti nelle pagine della musica italiana. Una scelta di libertà: un&#8217;etichetta tutta per loro dopo tanti anni passati con la major Warner.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/CuoreVivo_0.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-10745" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/CuoreVivo_0-294x300.jpg" alt="" width="235" height="240" /></a>Dieci brani, due inediti e otto rivisitazioni di canzoni non troppo famose pubblicate tra il &#8217;67 e il &#8217;77. Pezzi scelti tra il vasto repertorio della band, che il “popolo nomade” ha già avuto modo di ascoltare nei vari escursus che la formazione propone nelle centinaia di live in giro per l&#8217;Italia, infiammando campi sportivi, palazzetti dello sport e teatri, e nelle varie raccolte che sono state pubblicate negli anni.</p>
<p>Sono passati pochi mesi dalla pubblicazione dall&#8217;album “RaccontiRaccolti”, in cui Carletti &amp; Company reinterpretano alla loro maniera brani di altri artisti famosi. Il risultato? Lodi per il gusto degli arrangiamenti e della qualità dei pezzi, e critiche per il fatto di proporre delle cover da parte di musicisti sempre propositivi e prolifici di nuove idee con una storia discografica invidiabile.</p>
<p>Ma veniamo a questo nuovo album. Uscita ufficiale il 7 giugno, mentre il singolo “Toccami il cuore” già dal 13 maggio annunciava il nuovo lavoro. La formazione è quella che da qualche anno regala splendide interpretazioni: Beppe Carletti, Danilo Sacco, Sergio Reggioli, Cico Falzone, Daniele Campani e Massimo Vecchi. Veniamo alla track-list.</p>
<ol>
<li><strong>Toccami il cuore</strong>. È il singolo del nuovo album. Brano inedito, voglia di amore e vita. “Toccami il cuore e senti come è vivo”. Esclamazione di amore, forza e grande sentimento. Dopo i problemi fisici di Danilo Sacco legati al cuore, è bello anche per questo sentire cantare con grinta questo “inno”.</li>
<li><strong>Non dimenticarti di me</strong>. Brano stupendo del 1971. Molti fans ricorderanno le splendide versioni cantate da Augusto Daolio. Nuova livrea per questa canzone che è sempre stata all&#8217;avanguardia negli arrangiamenti.</li>
<li><strong>Un figlio dei fiori non pensa al domani</strong>. Cover di “The death of the clown”. 1967, e nel 2011 Massimo Vecchi ce la ripropone con la sua  voce da rocker.</li>
<li><strong>Isola ideale</strong>. 1974 la prima pubblicazione; oggi fa la comparsa in veste di “cantante ufficiale” Sergio Reggioli, abile pluristrumentista della band (cori, percussioni, chitarra e virtuose improvvisazioni al violino. Valore aggiunto!)</li>
<li><strong>Cosa cerchi da te</strong>. Ecco il secondo inedito del disco interpretata da Massimo Vecchi.</li>
<li><strong>Noi</strong>. Riproposizione del brano del 1967. “Esiste solo sound!”</li>
<li><strong>Un po&#8217; di me</strong>. Brano stupendo del 1973. In questo album decisamente la mia preferita insieme a “Non dimenticarti di me”. Melodia e poesia si uniscono, canzone sempreverde.</li>
<li><strong>La storia</strong>. Dal 1977 a oggi, ecco la nuova versione.</li>
<li><strong>Mamma giustizia</strong>. Nella ricerca di “legalità” dei giorni nostri, questo brano del 1973 sembra scritto da un artista dei nostri tempi.</li>
<li><strong>Fatti miei</strong>. Ballata rimasta piacevole dal 1975.</li>
</ol>
<p>Naturalmente i “live” dei Nomadi continuano con la solita costanza. Più di cento concerti all&#8217;anno da sempre, tanti “amici” che formano il popolo nomade, beneficenza sempre in primo piano e la loro musica sempre all&#8217;altezza nelle situazioni dal vivo. Seguite tutti gli aggiornamenti sul sito ufficiale <a href="http://www.nomadi.it/">www.nomadi.it</a></p>
<p><div id='stb-container-7847' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-7847' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando  Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-7847' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi  scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla  tua tematica preferita ?</p>
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		<title>Travis Barker &#8211; Give The Drummer Some</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2011 11:26:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ER TIGRE 666</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un disco giunto nei negozi inaspettatamente, fra l’altro senza nessun tipo di esposizione mediativa, che però metterà sicuramente la pulce all’orecchio al popolo musicale più attento. ‘Give The Drummer Some’ è il primo lavoro solista di Travis Barker, meglio noto come batterista dei Blink 182. Come molti di voi sapranno, i Blink 182 suona(va)no un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id='stb-box-5711' class='stb-custom_box' ><strong>Un nuovo autore su Camminando Scalzi.it</strong></p>
<p>Il post di oggi è scritto da <strong>ER TIGRE</strong>, che si presenta parlandoci di se.</p>
<p>&#8220;Amo: i dolci, la pizza, dormire. Adoro: la musica che scuote il  cervello, la parte femminile meno visibile agli occhi, stare a casa a  farmi i cazzi miei. Non sopporto: il Paese in cui vivo, coloro che  vivono il Paese in cui vivo, gli U2 e i REM.&#8221;</p>
<p>Frase preferita: &#8220;<em>Tom Araya Is Our Elvis</em>&#8220;</div>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/travis_barker_cover.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-10127" title="travis_barker_cover" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/travis_barker_cover-300x300.jpg" alt="" width="210" height="210" /></a>Un disco giunto nei negozi inaspettatamente, fra l’altro senza nessun tipo di esposizione mediativa, che però metterà sicuramente la pulce all’orecchio al popolo musicale più attento. ‘<strong>Give The Drummer Some</strong>’ è il primo lavoro solista di Travis Barker, meglio noto come batterista dei <strong>Blink 182</strong>. Come molti di voi sapranno, i Blink 182 suona(va)no un punk confezionato e laccato, divenuto poi colonna sonora dell’ultima generazione punk. Ma veniamo a noi: Travis Barker ha deciso di chiamare alcuni amici del giro di Los Angeles e registrare un album dalle sonorità metropolitane, musicalmente distante anni luce dalla sua band di origine. ‘Give The Drummer Some’ è sostanzialmente un disco hip hop vecchio stile, che però mantiene quell’atteggiamento da ragazzo cattivo di strada tipico del rock.</p>
<p>È per questo motivo che Travis Barker si può permettere di registrare un pezzo con Tom Morello, un altro con Busta Rhymes, un altro ancora con Snoop Dogg e poi Slash. ‘Knockin’, ‘Let’s Go’ e ‘Saturday Night’ sono solo alcuni dei brani che meritano di essere ascoltati con attenzione ma anche con quella leggerezza adolescenziale che questo album ci fa ritrovare. Se amavate i Beastie Boys e i Rage Against The Machine e se pensavate di fare la rivoluzione dalla scrivania della vostra cameretta allora ‘Give The Drummer Some’ è il disco che fa per voi. L’importante è togliersi il paraocchi e pensare a trecentosessanta gradi. Compratelo, scaricatelo, fatelo vostro: insomma fate qualcosa e lasciatevi travolgere!</p>
<p><em>Er Tigre</em></p>
<p>Travis Barker &#8211; Give The Drummer Some (Interscope/Universal)</p>
<p><div id='stb-container-227' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-227' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-227' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="../collabora-con-noi">trovate qui</a>. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi.</div></div>
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		<title>Wasting Light &#8211; Recensione</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 11:20:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Griso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Foo Fighters sono tornati. Wasting Light è il settimo album di studio dei Foo, capitanati dal sempre più &#8220;signore del Rock&#8221; Dave Grohl. Il ragazzaccio della Virginia proprio non riesce a stare con le mani in mano, e dopo le ultimissime collaborazioni (&#8220;Them Crooked Vultures&#8221; vi dice niente?), è tornato in studio con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/foofighters.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-9821" title="foofighters" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/foofighters-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>I <strong>Foo Fighters</strong> sono tornati. <strong>Wasting Light</strong> è il settimo album di studio dei Foo, capitanati dal sempre più &#8220;signore del Rock&#8221; <strong>Dave Grohl</strong>. Il ragazzaccio della Virginia proprio non riesce a stare con le mani in mano, e dopo le ultimissime collaborazioni (&#8220;Them Crooked Vultures&#8221; vi dice niente?), è tornato in studio con la sua band di sempre.</p>
<p>&#8220;Echoes, Silence, Patience &amp; Grace&#8221;, il precedente album, aveva lasciato i fan più accaniti con un po&#8217; d&#8217;amaro in bocca. La sensazione che si respirava era quella di trovarsi di fronte agli scarti (di qualità in ogni caso) di &#8220;In Your Honor&#8221; (vero e proprio capolavoro assoluto dei Foo), e il successivo Greatest Hits aveva accresciuto un po&#8217; lo scoramento nei confronti della band.</p>
<p>Ma quando tutto ormai sembra avviato verso la via della ripetizione ad libitum di sé stessi, ecco arrivare &#8220;Wasting Light&#8221;. Chiariamoci subito, i Foo non hanno fatto grande sperimentazione (non sono famosi per farlo, comunque): ciò che ci ritroviamo davanti è esattamente quello che ci si aspetta da loro, con in più la grossa (e non del tutto prevedibile) sorpresa di trovarsi di fronte undici brani che spaccano letteralmente il cervello per quanto ti si piantano in testa.<strong> Un rock genuino, una serie di riff che si stampano nella memoria come impronte nel cemento, con i classici ritornelli alla Foo che ripeterete e ripeterete mentre fate qualsiasi cosa.</strong> Spicca in maniera esorbitante la produzione di <strong>Butch Vig</strong>, tornato a collaborare con Grohl dopo i tempi epici dei Nirvana; il suo apporto si sente, e tanto. Wasting Light è stato tutto registrato nel garage di Dave, doveva essere un album cattivo, rock vecchio stampo. Quindi via i computer, i sequencer, le modifiche in digitale, rispolverati i mixer multitraccia e il nastro, il suono è la cosa che colpisce di più al primo impatto. Caldo, potente, con il basso che martella il ritmo, le chitarre che tirano giù riff che ti fanno fare headbangin&#8217; in continuazione, la batteria di <strong>Taylor</strong> che è una vera macchina da guerra. L&#8217;idea è semplice e geniale. Fare un rock che suoni duro, sporco, semplice, come il rock deve essere (tanto Grohl ha ben altri modi per sperimentare). Il risultato è garantito. L&#8217;idea è piaciuta così tanto al gruppo che in USA hanno indetto un concorso per portare Wasting Light nei garage dei fan. Esatto, i Foo Fighters, che riempiono in due giorni Wembley con centottantamila persone, vengono a suonare a casa tua per te e i tuoi amici. Ennesima qualità di questa band, del suo indissolubile legame con i fan, della voglia di divertirsi che traspare in continuazione. E quando ci si diverte, fare bella musica viene naturale.</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=pdAMSUFoKK0">http://www.youtube.com/watch?v=pdAMSUFoKK0</a></p>
</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/foo_fighters_wasting_light_cover.jpeg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-9820" title="foo_fighters_wasting_light_cover" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/foo_fighters_wasting_light_cover-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Tornando alle tracce, ci troviamo di fronte a qualche spunto tecnico più complesso rispetto al passato (<strong>Rope</strong>), con tempi dispari e riff heavy metal (<strong>White Limo</strong>), insieme a pezzi più classici (<strong>One of these days, Back&amp;Forth</strong>), che hanno forse l&#8217;unico difetto ascrivibile al disco: ci si ritrova ad ascoltare il &#8220;solito&#8221; ritornello alla Foo Fighters. Ciò che colpisce di più in ogni caso è la totale riuscita di ogni brano, che mantiene quella forza incisiva che forse era mancata con il lavoro precedente (di cui ci si ricorda &#8220;The Pretender&#8221; e poco altro). Qui ogni brano rimane piantato nella memoria, non viene mai a noia, mantiene la sua forza. Ascoltatelo dieci volte consecutive, e l&#8217;undicesima sarete ancora lì col tasto play. Una grossa qualità. I testi sono sempre belli, e si nota con piacere un po&#8217; meno di <em>nonsense</em> a cui Grohl ci aveva abituati (il testo di Big Me rimarrà un mistero), continuando la strada iniziata con In Your Honor. I temi sono i più disparati, si va dalla love song <strong>Dear Rosemary</strong> (che vede la collaborazione di Bob Mould degli Husker Du; gruppo fondamentale tra le influenze di Dave), al travagliato rapporto con il luogo di origine di <strong>Arlandria</strong> (&#8220;You and what army, Arlandria?&#8221; epico). Non manca una piacevole sorpresa, la collaborazione di<strong> Krist Novoselic </strong>nella registrazione di <strong>I Should Have Known</strong>, che insieme a <strong>Pat Smear</strong> &#8211; ormai rientrato a far parte ufficialmente della band -, fa un po&#8217; da revival-raccordo con il discorso lasciato ai tempi dei Nirvana.</p>
<p>Wasting Light è un album decisamente riuscito sotto tutti gli aspetti, una spanna sopra il precedente senza dubbio, consigliato anche a chi è a digiuno di Foo Fighters, perché un po&#8217; di sano rock&amp;roll non può che fare bene in questi tempi di magra e Justin Bieber.</p>
<p>Vi lasciamo con un live della band. Tutto l&#8217;album suonato di seguito, senza mai fermarsi, nel loro studio 606. Sono dei mostri, innegabilmente.</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Xnmzins2Uow">http://www.youtube.com/watch?v=Xnmzins2Uow</a></p>
</p>
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		<title>Radiohead &#8211; The King of Limbs</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 15:54:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Griso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Radiohead sono tornati. Dopo una lunga attesa dall&#8217;ultimo meraviglioso In Rainbows, a gran sorpresa hanno annunciato il loro nuovo album a una settimana dal rilascio online. Ancora una volta l&#8217;utilizzo di una nuova forma di distribuzione che bypassa le major e permette alla gente di acquistare la musica direttamente da loro. Lasciata andare l&#8217;idea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/imgres3.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-8432" title="imgres" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/imgres3.jpeg" alt="" width="268" height="188" /></a>I Radiohead sono tornati. Dopo una lunga attesa dall&#8217;ultimo meraviglioso <em>In Rainbows</em>, a gran sorpresa hanno annunciato il loro nuovo album a una settimana dal rilascio online. Ancora una volta l&#8217;utilizzo di una nuova forma di distribuzione che bypassa le major e permette alla gente di acquistare la musica direttamente da loro. Lasciata andare l&#8217;idea del &#8220;paga-quanto-vuoi&#8221; dell&#8217;ultima produzione (che è comunque stata un successo), questa volta il sistema di distribuzione si è basato sul pre-order (<a href="http://www.thekingoflimbs.com/" target="_blank">ma l&#8217;album è acquistabile anche adesso ovviamente, sul loro sito)</a> dei formati digitali, e una versione deluxe misteriosamente chiamata &#8220;Newspaper album&#8221;, che conterrà oltre alla versione digitale anche due vinili con l&#8217;album (otto tracce per due vinili? Mistero? Ne riparliamo a fine articolo).</p>
<p>Otto tracce soltanto, quindi, solo trentasette minuti di musica dei Radiohead, forse <strong>l&#8217;unico lato negativo di questa produzione: un&#8217;eccessiva brevità.</strong> Sarà perché quando si comincia ad ascoltarli vorresti un po&#8217; che non finissero mai, sarà che eravamo stati abituati diversamente, la lunghezza non propriamente da LP è un po&#8217; deludente per chi ha aspettato fremendo quest&#8217;album per quasi tre anni.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/Radiohead-The-King-of-Limbs.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-8434" title="Radiohead-The-King-of-Limbs" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/Radiohead-The-King-of-Limbs-300x180.jpg" alt="" width="300" height="180" /></a>La musica dei Radiohead rimane sempre particolarissima, sperimentale oltre il limite, e quest&#8217;album prosegue una strada evolutiva che è iniziata ai tempi di <strong>Amnesiac</strong> e <strong>Kid A</strong>, culminata nel capolavoro che è stato <strong>In Rainbows</strong>. Questo <em>The King of limbs </em>è un album &#8220;difficile&#8221;, diciamolo subito, che non si comprende appieno a un primo ascolto, ma che necessita di un minimo di impegno attivo per farlo entrare nelle proprie corde, anestetizzate da una attualità musicale soporifera e ripetitiva. Sicuramente troviamo molto dell&#8217;ultima (e per ora unica) produzione di Yorke solista, con un uso dell&#8217;elettronica ormai preponderante rispetto alla parte più rock, che possiamo dire sia stata ormai abbandonata dal gruppo da tempo nella sua forma più classica. L&#8217;album si apre con una disorientante <strong>Bloom</strong>, una base ritmica in controtempo, e la voce di Yorke che sembra arrivare da lontanissimo, con il solito accostamento dissonante tra melodia e accompagnamento a cui ci hanno (bene) abituato. Ci si sente in parte a casa, e in parte in un posto nuovo. Si continua con le dissonanze ritmico-melodiche di <strong>Morning Mr Magpie</strong>, e poi <strong>Little by Little</strong>, che ricorda i pezzi più arditi di <strong>Ok Computer</strong>. L&#8217;esperimento elettronico culmina in <strong>Feral</strong>, un brano particolare, forse quasi inascoltabile in un primo momento, ma che con un minimo di attenzione dimostra tutta la sua sperimentazione portata all&#8217;estremo, e riesce a funzionare sin troppo bene. Non mancano classiche &#8220;ballad&#8221; (se possiamo definirle così) come <strong>Codex</strong>, che lascia senza parole per le melodie disegnate dalla voce di Yorke che ormai ha raggiunto il suo apice, diventando un vero e proprio &#8220;strumento&#8221; nelle mani della band. <strong>Lotus Flower</strong>, singolo scelto per il lancio dell&#8217;album, è forse il brano che raccoglie l&#8217;eredità più vicina ad In Rainbows, probabilmente scelto proprio per questo legame a doppio filo con il predecessore, per non disorientare troppo i fan. Ma è soltanto un&#8217;esca lanciata, perché quando ci si ritrova dentro The King of Limbs si respira tutt&#8217;altra aria, e ancora una volta i Radiohead ci portano avanti nel futuro (o in quello che a noi sembra il futuro). Meravigliosa anche l&#8217;acustica <strong>Give up the ghost</strong>, con il suo mantra &#8220;don&#8217;t haunt me&#8221; che si ripete per tutto il brano, e il brano di chiusura, che si intitola <strong>Separator</strong>. Separator? E da cosa?</p>
<p><strong><span style="font-size: medium;">The King of Limbs part 2?</span></strong></p>
<p>E arriviamo così alla seconda parte di questo articolo, quella un po&#8217; più speculativa. Ciò che segue potrebbero essere soltanto coincidenze, o forse no. Girando qua e là per la rete ho scoperto (grazie alla segnalazione del mio grande amico <em>Francesco &#8220;Frank&#8221; Arena</em>) che ci sono parecchi indizi che lasciano pensare che <strong>The King of Limbs non finisca qua.</strong> Prima di tutto, come già detto in apertura, i due vinili previsti per la Newspaper Edition sembrano troppi per contenere soltanto gli otto brani dell&#8217;album. Inoltre non si spiega il perché di una differita di tanti mesi tra la pubblicazione online e l&#8217;invio delle copie &#8220;fisiche&#8221; del disco (che saranno disponibili dal 9 Maggio, ma distribuite a giugno). Se è tutto pronto e registrato come mai questa grossa pausa? Potrebbe quindi spuntare una <strong>seconda parte del disco</strong> in questi mesi, che andrà a completare l&#8217;album, che sarà così tutto unito nella Newspaper Edition, e si spiegherebbero in tal modo i due vinili. Altro interessante indizio è proprio la canzone di chiusura dell&#8217;album, che si intitola Separator. <strong>Separator da cosa? Cosa separa?</strong> Potrebbe essere anche questa soltanto una coincidenza, è vero, eppure nel testo viene ripetuta insistentemente la frase <strong>&#8220;if you think this is over Then you&#8217;re wrong&#8221;</strong>: &#8220;se pensi che sia finita, allora ti stai sbagliando&#8221;. È soltanto una parte del testo o Thom e soci ci stanno dando qualche indizio sulla seconda metà del Re dei Rami (il nome si riferisce a una quercia centenaria che si trovava in un bosco vicino alla località di registrazione dell&#8217;album)? E poi si sono susseguiti account misteriosi su twitter che davano indizi e facevano riferimenti a riguardo, e uno di questi pare anche abbastanza accreditato, essendo tra i soli cinque follower che segue Thom personalmente sul social network. Gli indizi naturalmente sono molti di più, e citarli tutti sarebbe lungo, ma insomma, un&#8217;idea ve la sarete fatta anche voi. Se volete approfondire questo &#8220;mistero&#8221;,  su <a href="http://thekingoflimbspart2.blogspot.com/" target="_blank">questo blog trovate tutti i dettagli</a>, e credetemi, ce ne sono veramente tanti che fanno diventare questa grossa speculazione molto ma molto credibile. Magari è tutta una pura coincidenza, ma se ci fosse davvero una sorpresa del genere ad attenderci, non potrebbe che farci oltremodo piacere, considerando anche <strong>le sperimentazioni in fatto di distribuzione</strong> che ormai sono marchio di fabbrica Radiohead. E quale maniera migliore per vendere un album che quella di distribuirlo in parte, far venire l&#8217;acquolina, e poi dare in pasto una seconda metà (ve ne dico un&#8217;altra: pare che le tracce saranno 14 in tutto)?</p>
<p>Vi lasciamo con il video di <strong>Lotus Flower</strong>, coreografato da Wayne McGregor (della Random Dance Company,<a href="
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Ex1qzIggZnA">http://www.youtube.com/watch?v=Ex1qzIggZnA</a></p>
<p> target=&#8221;_blank&#8221;> autore di questa coreografia in passato</a>), con un Thom Yorke scatenato. <a href="http://thekingoflimbspart2.blogspot.com/" target="_blank">Qui</a> trovate tutti i testi dell&#8217;album invece.</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/cfOa1a8hYP8" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/cfOa1a8hYP8"></embed></object></span>
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		<title>Mr.Bungle: rapsodia in rock.</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Feb 2011 14:07:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Recensire i Mr.Bungle non è certo impresa facile, se non altro per l&#8217;evidente impossibilità di inserire la band californiana in un qualsiasi filone artistico, oltre che per la complessità compositiva e sonora che ne distingue la breve ma brillante produzione. In estrema sintesi possiamo dire che i Bungle rappresentano il crossover più radicale, quello che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id='stb-box-8851' class='stb-custom_box' ><strong>Un nuovo autore su Camminando Scalzi.it</strong></p>
<p>Il post di oggi è scritto da <strong>Sanodimente</strong>, alla sua prima collaborazione con la blogzine. </div>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/Mike_Patton-12834.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-8293" title="Mike_Patton-12834" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/Mike_Patton-12834-243x300.jpg" alt="" width="243" height="300" /></a>Recensire i <strong>Mr.Bungle</strong> non è certo impresa facile, se non altro per l&#8217;evidente impossibilità di inserire la band californiana in un qualsiasi filone artistico, oltre che per la complessità compositiva e sonora che ne distingue la breve ma brillante produzione. In estrema sintesi possiamo dire che i Bungle rappresentano il crossover più radicale, quello che fa della contaminazione totale non un veicolo, ma il traguardo vero e proprio della propria estetica musicale. Ma attenzione, per quanto a un primo ascolto quello del quintetto californiano possa sembrare un esercizio di tecnica fine a sé stesso, quasi a dire “<em>guardate, possiamo suonare quello che vogliamo e come lo vogliamo</em>”, in realtà la musica dei Mr. Bungle non è quasi mai autoreferenziale. Piuttosto si può dire che il gruppo, capitanato dall&#8217;allora adolescente <strong>Mike Patton</strong>, abbia voluto raccogliere e cucire insieme le tradizioni musicali più disparate e tra loro eterogenee, pescando a mani basse dall&#8217;hardcore e dal rock ma anche da Ennio Morricone, dal jazz e dal funk, per crearne un&#8217;amalgama anticonvenzionale, coinvolgente, un&#8217;esperienza sonora trascinante a cui non si può che riconoscere il merito di riuscire a riassumere in una manciata di brani l&#8217;intensa ed estremamente ramificata fecondità musicale del secolo scorso.</p>
<p>Formatisi nella metà degli anni &#8217;80 ad opera del frontman Mike Patton (che proprio grazie alle doti canore mostrate nelle prime performance del gruppo verrà notato dai Faith No More e invitato a sostituire il dimissionario Chuck Mosley alle voci, raggiungendo così il successo del grande pubblico) insieme al chitarrista Trey Spruance, al bassista Trevor Dunn, al batterista Danny Heifetz, e a Clinton &#8220;Bär&#8221; McKinnon al sassofono e al vibrafono, i Mr. Bungle hanno registrato in studio tre album tra il 1991 e il 1999 (Mr. Bungle &#8211; 1991, Disco Volante &#8211; 1995, California &#8211; 1999), prima di interrompere la loro carriera nel 2004, peraltro dopo continui cambiamenti di formazione e senza che ciò fosse mai annunciato ufficialmente. I Mr. Bungle non hanno mai sperimentato un significativo successo commerciale durante i loro anni di attività e hanno pubblicato solo due video musicali. Tuttavia, con il passare del tempo sono riusciti a raggiungere una certa popolarità a livello internazionale, pur rimanendo sostanzialmente una band di nicchia.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/lVptUewHi24&amp;" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/lVptUewHi24&amp;"></embed></object></p>
<p>Come già accennato risulta praticamente impossibile, e probabilmente inutile, cercare di inquadrare  i Mr. Bungle all&#8217;interno di un genere definito, in quanto il tratto caratteristico della loro musica è proprio una mescolanza ossessiva ed estremamente articolata dei più svariati generi. Sempre in bilico tra una cacofonica apologia del nonsense e la ricerca di soluzioni squisitamente melodiche, i Bungle riescono a intrecciare chitarre muscolose, ritmiche e fiati funk, campionature techno, passaggi dal sapore decisamente jazz, soul, classica e metal in una miscela musicale che, pur sfuggendo a superflue quanto forzate definizioni di stile, inevitabilmente trasuda genio. E il tutto, nella maggior parte dei casi, all&#8217;interno del singolo brano. <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/Mr_Bungle.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-8304" title="Mr_Bungle" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/Mr_Bungle.jpg" alt="" width="210" height="238" /></a><br />
Continui cambi di tempo e di regime sonoro si alternano in composizioni a volte frenetiche, a volte liriche. La voce poliedrica di Patton passa con sbalorditiva disinvoltura dal falsetto, al growl più brutale, dal rap al crooner sussurrato a denti stretti, rivelando una capacità tecnica sopra le righe. Strumenti (tutti quelli che vi vengono in mente) e noise si fondono in modo perfetto in quello che sembra un delirio sì, ma un delirio ordinato in cui nulla è lasciato al caso. Si ha come l&#8217;impressione, ascoltando brani come Quote Unquote, Ars Moriendi o Ma Meeshka Mow Skwoz, che la band voglia prendersi gioco delle tematiche musicali che sfrutta nei propri pezzi, dissacrandone le regole ritmiche, destrutturandone  completamente il contenuto, inserendo testi spesso al limite dell&#8217;assurdo e non di rado difficilmente comprensibili. Mentre un pezzo come <strong>Girls of Porn</strong> ricorda in modo palese le sonorità glam e funk metal di band come gli Extreme o i primi Red Hot Chili Peppers, la suite Egg è qualcosa a metà tra la pura psichedelia e un jazz sperimentale raffinatissimo, mentre in un brano disturbato come Violenza Domestica ritroviamo tematiche e strumenti tipicamente italiani in altri, assai più melodici e davvero stupendi, come <strong>Retrovertigo</strong> o Vanity Fair, scorgiamo tracce del pop e del rock che poi caratterizzeranno i Faith No More e i Soundgarden. Insomma un grande calderone musicale multisfaccettato e in cui si mescolano tutti, ma proprio tutti, i generi, ma in modo mai banale e sempre con uno stile inconfondibile.</p>
<p>Se perciò ad un prima lettura prevale il caos, via via che si presta l&#8217;orecchio, che si sentono e risentono i dischi, quella sensazione di inorganica confusione viene sostituita dalla percezione che si tratti di qualcosa di ben più elevato, certamente di complesso e non immediato, in cui oltre all&#8217;esasperato tecnicismo si riconoscono chiaramente il profondo senso armonico, un&#8217;efficacia compositiva in grado di creare atmosfere e sensazioni di un&#8217;intensità stupefacente e, in definitiva, la volontà e la capacità di fare musica, quale essa sia, di altissimo livello.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/DRyh2cxJCp0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/DRyh2cxJCp0"></embed></object></p>
<p>Passando brevemente al trittico che compone la produzione dei Bungle: per quanto si debba riconoscere che l&#8217;album omonimo di esordio probabilmente rimanga il capolavoro della band, nonché il più rappresentativo, California &#8211; il loro ultimo LP &#8211; è sicuramente un disco di maggiore maturità e completezza artistica, per la scelta dei brani, delle strutture musicali e per l&#8217;utilizzo dei suoni. Disco Volante rimane invece un discorso a sé: più oscuro ed ermetico degli altri due non riesce ad avere né lo stesso impatto emotivo né la medesima personalità, rischiando di risultare troppo complesso anche per un ascoltatore attento e preparato.</p>
<p>In definitiva mi sento di consigliare vivamente l&#8217;ascolto dei Mr. Bungle, ma con un&#8217;avvertenza: non è musica per tutti. Se amate i Coldplay e Gigi d&#8217;Alessio lasciate perdere, non fa semplicemente per voi. A tutti quelli che invece si vogliano cimentare nella scoperta di una band a mio avviso tra le più audaci, talentuose e originali dello scorso millennio, consiglio di non fermarsi alle apparenze e di andare a fondo; la musica di Mike Patton e soci vi si rivelerà poco a poco e solo quando ne avrete assaporato anche le più minuscole sfumature, allora non potrete non comprenderne la portata e l&#8217;assoluta eccezionalità.
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		<title>Umberto Rotondi – La musica come Idea.</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Jan 2011 08:48:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Laraspata</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’ estetica musicale di Umberto Rotondi si può benissimo sintetizzare con una frase dei suoi appunti, questa riportata nel libretto del cd: “Penso. Dunque non sono”.  Essa è carica di molteplici significati. Traspare la sottile ironia con cui si capovolge il sillogismo cartesiano “Penso. Dunque sono”, ironia che è anche auto-ironia. Ma la considerazione più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’ estetica musicale di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_Rotondi" target="_blank">Umberto Rotondi</a> si può benissimo sintetizzare con una frase dei suoi appunti, questa riportata nel libretto del cd: <em>“Penso. Dunque non sono”</em>.  Essa è carica di molteplici significati. Traspare la sottile ironia con cui si capovolge il sillogismo cartesiano <em>“Penso. Dunque sono”</em>, ironia che è anche auto-ironia. Ma la considerazione più importante è che il suo è pensiero puro: non vi è altro rapporto con le cose se non con la loro stessa essenza. Potremmo dire: Perotinus, Bach, Varese e quindi Rotondi. Egli si professa platonico asceta della musica e missionario dell’arte. Rotondi fu persona introversa, schiva a qualsiasi velleità di palcoscenico e di pubblici proclami; dopo un brillante successo ottenuto a inizio carriera &#8211; un Leone d&#8217;oro alla mostra del cinema di Venezia per il commento sonoro di alcuni documentari naturalistici &#8211; si chiuse nell&#8217;amore della sua missione musicale.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/01/Web-PIC-0249.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7658" title="Web PIC-0249" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/01/Web-PIC-0249-300x225.jpg" alt="" width="180" height="135" /></a>Questo cd monografico è frutto della stretta collaborazione no-profit  tra la <a href="http://www.bottegamusicalesantamariadejesu.org/" target="_blank">Bottega musicale “Santa Maria de Jesu”</a>, creata e diretta dal M° Enrico Renna e l’<a href="http://www.espressivostudio.it/" target="_blank">Espressivo Studio</a>, del M° Carlo Speltri, con sede a Rotondi (curiosa omonimia del destino).  Gli interpreti sono i discepoli della Bottega musicale, tutti con alle spalle una formazione accademica di diverso grado e tutti con un progetto condiviso: fare musica nella sacralità del convento S.Antonio di Oppido Lucano, ospiti di P. Pellegrino Tramutola e P. Adelmo Monaco, musica con  spirito di comunità. Sono lontani l&#8217;ambiente chiassoso e caotico della città e il mondo musicale fatto di solisti e primedonne. Il disco costituisce il doveroso omaggio a un compositore che ha avuto poche glorie in vita, come molti grandi nella storia della musica,ed è un prezioso documento delle sue opere, di cui l&#8217;umile spirito è destinato a conservarsi grazie alla memoria dei suoi discepoli e delle generazioni successive.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/01/cdcover.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7619" title="cdcover" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/01/cdcover-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Tracklist</p>
<p>1. Cinque episodi <em>per arpa</em><br />
2. Fantasia <em>per clavicembalo</em><br />
3. Osservando i disegni di Marzia <em>per chitarra</em><br />
4. Il tocco della medusa <em>per pianoforte</em><br />
5. Brucia lassù alto  <em>per chitarra</em> (U. Rotondi/ E. Renna)<br />
6. Pour Livia   <em>per violoncello</em><br />
7. Marcia funebre  <em>per pianoforte</em><br />
8. Cinque miniature   <em>per voce femminile e pianoforte (su testi di Marco Vitale)</em><br />
9. Per Annamaria, ovvero, il flauto  <em>per flauto</em>
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			</a>
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		<title>La stessa barca? Assolutamente no!</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Jan 2011 10:34:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<category><![CDATA[24 grana]]></category>
		<category><![CDATA[almamegretta]]></category>
		<category><![CDATA[francesco di bella]]></category>
		<category><![CDATA[la stessa barca]]></category>
		<category><![CDATA[Listening]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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		<description><![CDATA[Psichedelico, energico, sorprendente e visionario: ecco il nuovo lavoro dei 24 Grana, la band napoletana che ormai è un punto di riferimento per l’underground musicale italiano. Il loro suono reggae &#8211; dub si è trasformato negli anni in qualche cosa di più maturo e deciso, dagli inizi molto “almamegrettiani”, a un presente deciso e personalissimo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Psichedelico, energico, sorprendente e visionario: ecco il nuovo lavoro dei <strong>24 Grana</strong>, la band napoletana che ormai è un punto di riferimento per l’underground musicale italiano. Il loro suono reggae &#8211; dub si è trasformato negli anni in qualche cosa di più maturo e deciso, dagli inizi molto “<strong>almamegrettiani</strong>”, a un presente deciso e personalissimo.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/01/tour-24-Grana_napoliurbanblog.com_-262x300.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7566" title="tour-24-Grana_napoliurbanblog.com_-262x300" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/01/tour-24-Grana_napoliurbanblog.com_-262x300.jpg" alt="" width="262" height="300" /></a>I testi di <strong>Francesco Di Bella</strong>, storico leader della band, sono sempre più vicini alla poesia che alla musica, concepita in uno schema classico, e in questo nuovo lavoro si legano benissimo a una sonorità nuova ed energica. Forse i fan storici del gruppo, quelli che hanno cantato e vissuto i tour  di <em>Loop</em> e <em>Metaversus,</em> composti da concerti assolutamente gratuiti e in posti impensabili, storceranno un po’ il naso e vivranno ancora di più lo scossone già avvertito in <em>Underpop -</em> un cambio di rotta non repentino perché maturato in tre album &#8211; ma che ha cambiato completamente lo stile musicale del gruppo.</p>
<p><strong><em>La stessa barca</em></strong> è stato prodotto e registrato presso gli studi <strong>Electrical Audio</strong> di Chicago da <strong>Steve Albini,</strong> completamente in presa diretta, così da poter catturare la forza live del gruppo. Un suono pulito, non più elementare, legato di più al rock e alle individualità e che dal vivo, sicuramente, troverà il suo compimento con un’esplosione artistica, che renderà un po’ tutti invogliati a lanciarsi nel pogo più sfrenato. L’album in sé è composto da 10 tracce; un disco non certo lunghissimo, ma in questo simile agli altri lavori del gruppo. I testi del solito Di Bella, ancor di più in questo disco, sembrano acquisire un senso solo dopo vari ascolti, dovuti alle loro caratteristiche visionarie, molto avvenenti e cantati con un brillante accento napoletano. La prima traccia, “<strong><em>Salvatore</em></strong>”, è anche la prima degna di nota che affronta temi cari ai fan del gruppo: la vita quotidiana sembra quasi la continuazione virtuale di <em>Stai mai ccà</em>. La terza traccia, “<strong><em>Ombre</em></strong>”, trasuda la vena psichedelica del disco; “… <strong><em>So’ fierr filat attuorn a me</em></strong>…” ai primi ascolti sembra la canzone al top del disco ma, logicamente, è solo la  prima impressione “non confermata”. Invece ascoltando  “<strong><em>Germogli</em> <em>d’inverno</em></strong>” si libera una ballata dolce, delicata e che lascia all’ascoltatore una sensazione di pace in un bianco e nero d’altri tempi.  La nona traccia, “<strong><em>Stop!</em></strong>”, ha un ritmo cadenzato, orecchiabile e con un testo non privo di ottimi spunti di riflessione.</p>
<p>Occorrerà altro tempo per ascoltare e sviscerare questo disco ma, per adesso, c’è una certezza, e cioè che questo 2011 comincia con un ottimo prodotto discografico, il nono album dei <strong>24 Grana,</strong> consigliato a chi ha voglia di ascoltare dell’ottima musica, assolutamente lontana dai format e dalle banalità della musica italiana.</p>
<p><strong>Gruppo:</strong> 24 Grana<br />
<strong> Titolo:</strong> La stessa barca<br />
<strong> Uscita prevista:</strong> 18 gennaio 2011<br />
<strong> Tracklist:</strong></p>
<p style="padding-left: 30px;">01    Salvatore<br />
02    Cenere<br />
03    Ombre<br />
04    Ce Pruvate Robé<br />
05    Malevera<br />
06    Turnamme a casa<br />
07    La stessa barca<br />
08    Germogli d’inverno<br />
09    Stop!<br />
10    Oggi rimani laggiù</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="350" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/SvxAodxWLrE" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="350" src="http://www.youtube.com/v/SvxAodxWLrE"></embed></object></p>
<p style="text-align: center;">Lavorazione dell&#8217;album</p>
<p style="text-align: center;"><div id='stb-container-9165' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-9165' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-9165' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="../collabora-con-noi" target="_blank">trovate qui</a>. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi.</div></div></p>
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		<title>4fioriperzòe &#8211; Musiche per film mai visti</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 07:27:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>MobyJones</dc:creator>
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		<category><![CDATA[4fioriperzòe]]></category>
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		<category><![CDATA[un bel dì vedremo]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo disco non è un disco. O meglio, non nasce come tale, quantomeno nell&#8217;accezione che diamo solitamente a questo termine come un corpus più o meno organico di lavori di uno stesso autore organizzati per essere inseriti in un unico supporto, quale esso sia. Questo perché &#8220;Musiche per film mai visti&#8220;, il terzo lavoro discografico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/12/cover_mpfmv.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-7302" title="cover_mpfmv" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2010/12/cover_mpfmv.jpg" alt="" width="260" height="270" /></a>Questo disco non è un disco. O meglio, non nasce come tale, quantomeno nell&#8217;accezione che diamo solitamente a questo termine come un corpus più o meno organico di lavori di uno stesso autore organizzati per essere inseriti in un unico supporto, quale esso sia. Questo perché &#8220;<em>Musiche per film mai visti</em>&#8220;, il terzo lavoro discografico dei 4fioriperzòe, al secolo <strong>Matteo Romagnoli</strong> (LE-LI), <strong>Francesco Brini</strong> (Pinktronix, Swaywak) e <strong>Nicola Manzan</strong> (Bologna Violenta, Il Teatro degli Orrori, ecc.), altro non è che una raccolta di brani &#8211; ma forse sarebbe meglio dire composizioni &#8211; che il gruppo ha realizzato in questi ultimi anni per cortometraggi, installazioni, documentari e quant&#8217;altro. Brani quindi essenzialmente strumentali, che però colpiscono subito per la ricchezza e la complessità del materiale musicale che li compone, a cominciare dalla qualità e quantità degli strumenti a disposizione, merito anche di collaborazioni eccellenti come Enrico Gabrielli (Calibro35, Mariposa), Alessandro Grazian e Pasqualino Nigro (<strong>Parto delle Nuvole Pesanti</strong>). Questo pot pourri di musicisti non può che portare al dilatamento delle convenzioni di genere musicale che, se da un lato può risultare in un lavoro confusionario e incompleto, nel caso del disco dei 4fioriperzòe è un valore aggiunto, per via della sapiente capacità del gruppo di miscelare influenze jazz alla world music, e ancora echi di musica classica a scheggie di rock. Ma soprattutto, pericolo fondamentale per un disco di questo genere, le composizioni si reggono benissimo anche da sole, evitando il rischio di essere uno sterile commento dell&#8217;immagine visiva. Ed è questa la forza di &#8220;Musiche per film mai visti&#8221;, che notiamo in brani come &#8220;Arriver moin rapidement à la mort&#8221;, forse il miglior estratto dell&#8217;album, o ne &#8220;Il Mali Migliore&#8221;, che gioca un po&#8217; con le succitate influenze etniche. Particolare curioso e allo stesso tempo interessante, la presenza di una &#8220;cover&#8221; di &#8220;Un bel dì vedremo&#8221;, celebre aria della Madama Butterfly di Giacomo Puccini, intepretato dal trio in modo molto interessante. Un grande passo in avanti insomma per i 4fioriperzòe, rispetto al precedente &#8220;Tredici cose che dovrei dirti&#8221;, che pure vantava collaborazioni eccellenti, ma che presentava qualche difetto di troppo che lo rendeva di fatto un disco riuscito a metà. Non è il caso di &#8220;Musiche per film mai visti&#8221;, che si candida di diritto a entrare nelle collezioni di tutti gli appassionati di musica strumentale e non.</p>
<p><div id='stb-container-2282' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-2282' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-2282' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="../collabora-con-noi" target="_blank">trovate qui</a>. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi.</div></div>
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