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	<title>Camminando Scalzi... Informazione Libera &#187; Featured</title>
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		<title>Rifiuti zero</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 11:18:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Guevara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[In questo periodo di estrema crisi monetaria si parla così ampiamente di economia, Unione Europea, spread, e così scarsamente di tutti quei problemi che necessitano di risanamenti immediati. Un esempio qualsiasi? La gestione dei rifiuti. La legge italiana richiede a ogni città di raggiungere il 65% di raccolta differenziata, un obiettivo che la politica rende [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="text-align: left;">In questo periodo di estrema crisi monetaria si parla così ampiamente di economia, Unione Europea, spread, e così scarsamente di tutti quei problemi che necessitano di risanamenti immediati. Un esempio qualsiasi? La </span><strong>gestione dei rifiuti</strong><span style="text-align: left;">.<br />
</span>La legge italiana richiede a ogni città di raggiungere il 65% di raccolta differenziata, un obiettivo che la politica rende impossibile da raggiungere dichiarando la gestione dei rifiuti una situazione d’emergenza, così discariche e inceneritori risultano le uniche soluzioni efficaci. Qui – e non solo – la politica erra: la gestione dei rifiuti non è mai sinonimo di allarme o dilemma socio-politico poiché, come tutti sanno, dal trattamento corretto dell’immondizia possiamo trarre soltanto benefici, e invece? Invece, gettando la monnezza in discarica o infornandola negli inceneritori, la gestione dei rifiuti viene resa un problema a livello nazionale. In questo caso, come in molti altri, la politica crea il problema dove potrebbe non sussistere. I politici non meritano alcun rispetto quando impongono ciecamente, attraverso la loro schifosa supremazia, l’apertura di nuove discariche o quando, attraverso studi poco accurati, difendono pienamente gli inceneritori, perché tutto questo avviene senza che essi pongano attenzione ai dissensi popolari.<img class="alignright" src="http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/emiliaromagna/rifiuticonnet2009.jpg" alt="" width="239" height="204" /><br />
<strong>I nostri rifiuti non sono unicamente spazzatura</strong>, e quindi oggetti da nascondere sottoterra o da bruciare nei termovalorizzatori ma anzi, dopo essere stati legalmente trattati, possono dar vita a nuovi oggetti, evitando tra l’altro di consumare le materie prime che oggi, purtroppo, scarseggiano sulla Terra. Sono dunque materie preziose che possono dare fiducia al futuro che ci attende e speranza in quel mondo che, presto o tardi, sarà sempre più carente delle materie dalle quali oggi dipendiamo.<br />
<strong>La raccolta differenziata e il riciclaggio</strong> sono due delle tante soluzioni sostenibili in grado di riportare il giusto equilibrio tra noi e l’ambiente. Se noi producessimo e successivamente riciclassimo quanto fabbricato, le risorse naturali sarebbero disponibili anche un domani, e il nostro habitat si troverebbe in condizioni abbastanza decenti da poter continuare a ospitare meravigliose civiltà in futuro. Non sto imponendo nessuna mia ideologia, vorrei solo far capire a chi legge che la tecnologia non sempre riscuote risultati positivi, che non è sempre la via più semplice &#8211; ad esempio bruciare i rifiuti o sotterrarli &#8211; a sistemare le cose, che la politica è stata macchiata da qualcosa di indelebile, che il fatto che siamo <em>homo sapiens</em> non spiega il perché dovremmo sempre salvarci la pelle. Vorrei semplicemente far capire che i rifiuti sono risorse importanti il cui scopo non è inquinare l’ambiente circostante ma sostituire quelle materie che si stanno esaurendo. Penso che la cosa più difficile da combattere non si trovi nel far eseguire la raccolta differenziata o insegnare come riciclare l’immondizia, ma come poter destituire chi detiene il dominio della gestione dei rifiuti. Se ci fossero persone più motivate e dotate di maggior buonsenso in campo politico, non ho dubbi che il mondo sarebbe leggermente migliore. Dico<br />
<img class="alignright" src="http://devilpress.files.wordpress.com/2010/12/newlogogreennonamemedium1.jpg" alt="" width="62" height="69" /> <em>leggermente</em>. Forse siamo troppo <em>sapiens</em> per sistemare il mondo, ci vorrebbe un tocco di umiltà in più in tutti noi…<br />
<strong>Zero waste</strong> = <strong>rifiuti zero</strong>: non è uno slogan, è un modo di pensare più pulito che dovrebbe accarezzare gli stili di vita di tutti, non solo di alcuni.</p>
<p style="text-align: left;"> <strong><strong><br />
</strong></strong></p>
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			</a>
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		<title>Ricordando Luigi Tenco con le parole di Fabrizio De André</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 13:09:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Richpoly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[1967]]></category>
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		<description><![CDATA[Luigi Tenco amava definirsi un compositore. In realtà non era altro che un cantautore italiano, non che l’una delle due cose escluda l’altra, ma lui teneva a precisarlo, ed allora anch’io lo ribadisco, Tenco era un compositore. Nato a Cassine, in Piemonte, il 21 marzo 1938 si tolse la vita alla giovane età di 29 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Luigi Tenco amava definirsi un compositore. In realtà non era altro che un cantautore italiano, non che l’una delle due cose escluda l’altra, ma lui teneva a precisarlo, ed allora anch’io lo ribadisco, <strong>Tenco era un compositore.</strong> Nato a Cassine, in Piemonte, il 21 marzo 1938 si tolse la vita alla giovane età di 29 anni, il 27 gennaio 1967. La cronaca della sua morte è una pagina molto triste, tra le più spietate della musica italiana. D’altronde, è sempre difficile non aggrottare la fronte quando una morte fa rima con la parola “suicidio”. La sua attività artistica è durata pochi anni, anche se già dagli arbori della sua carriera tutti intuirono che si trattava di un vero genio. Oggi voglio ricordare Tenco in maniera molto semplice, svelando a coloro che non lo sapessero una canzone che Fabrizio De André gli dedicò. De André, molto legato a Gigi Tenco, scrisse infatti una canzone che in pochi sanno essere dedicata a lui, la canzone si intitola<strong> “<em>Preghiera in gennaio</em>”</strong>, non tanto “scritta”, come tenne a precisare proprio Faber, quanto “pensata” nel ritorno da Sanremo dove si era precipitato non appena gli era stato comunicato il tragico epilogo della vita dell’amico.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/tenco1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12099" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/tenco1-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a>Un brevissimo riassunto della carriera di Tenco. Iniziò  lavorando come arrangiatore e partecipando come session man alle registrazioni di “<em>La tua mano”</em> di Gino Paoli e “<em>Se qualcuno ti dirà”</em> di Ornella Vanoni. Fu del 1961 il suo primo 45 giri intitolato “<em>I miei giorni perduti”</em>. Nello stesso anno uscì il suo primo 33 giri che conteneva successi quali <strong>“<em>Mi sono innamorato di te</em>”</strong> e “<em>Angela”</em>. Un piccolo aneddoto su un’altra canzone contenuta in quell’album “<em>Cara maestra”</em>, canzone che non fu ammessa all&#8217;ascolto da quella che un tempo era la <em>Commissione per la censura</em> , la quale decise di escludere Luigi Tenco dalle trasmissioni della Rai per due anni. Altre sue canzoni “<em>Io sì</em>” e “<em>Una brava ragazza”</em> furono nuovamente bloccate dalla censura, e già questo sarebbe sufficiente a dimostrare quanto Tenco fosse diverso da quel mondo cui apparteneva ma che era così tanto diverso da lui. La sua carriera fu accompagnata anche da alcune esperienze cinematografiche. Proprio dalla prima delle sue comparse cinematografiche prendiamo spunto per capire come il collegamento tra Tenco e Faber non fu soltanto un rapporto di amicizia ma anche un profondo legame professionale. Mi riferisco in particolare al film ”<em>La cuccagna</em>” dove Tenco cantò un brano composto da De André “<em>La ballata dell’eroe</em>”. La sua carrierà proseguì fino al 1967  quando si presentò al Festival di Sanremo con la canzone &#8220;<em>Ciao, amore ciao</em>”, in coppia con la cantante Dalila, che il destino volle morta suicida a Montmartre, il 3 maggio 1987.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=CHzenftyEBQ">http://www.youtube.com/watch?v=CHzenftyEBQ</a></p>
<p></a></strong></p>
<p><strong>Proprio Sanremo invece, dove Tenco probabilmente sognava il vero e proprio decollo della sua carriera, segnò la tragica fine della sua vita.</strong> La sera che seppe della sua esclusione dalla serata finale del Festival, dopo essersi rinchiuso nella sua camera d’albergo, fu ritrovato morto con un foro di proiettile alla testa ed un biglietto scritto dalla sua stessa mano con queste parole: <strong></strong></p>
<table width="0" border="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top"></td>
<td><strong><em>“</em></strong><em>Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt&#8217;altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi”.</em></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>La questione non è del tutto sopita e a dire il vero, come spesso accade in questi casi, ancora oggi qualcuno solleva dubbi e interrogativi su questo atroce dramma che ha colpito, prima che l’artista, l’uomo Luigi Tenco. La maggior parte dei dubbi era, ed è, dettata dal fatto che non fu mai ritrovato il proiettile che ne causò la morte. Ma questa è una questione diversa, oggi non voglio dedicarmi ai dubbi ma esclusivamente al ricordo che Fabrizio De André ci ha lasciato di Tenco.<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/luigi_tenco_28.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12172" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/luigi_tenco_28-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Ho preso in mano il testo della canzone di Faber, l’ho letto e riletto, ascoltato e riascoltato al punto da non poter far a meno di condividerlo con tutti voi, sia al fine di svelarne il significato, sia di sottolineare per l’ennesima volta la profonda umanità di Fabrizio De André che, pur essendosi sempre dichiarato ateo, nei suoi testi ai miei occhi incarna quella che secondo me dovrebbe essere la carità, l’umiltà e la speranza di ogni confessione e fede religiosa. La cosa che mi ha colpito più di tutte è la semplicità delle parole con le quali De André assegna e giustifica il posto “riservato” a Tenco in paradiso. Un particolare interessante sta nel fatto che  il testo da anni è stato, tra l&#8217;altro, incluso in numerose antologie scolastiche di letteratura italiana.</p>
<p>La morte di Tenco assume connotati ancora più tristi se si pensa che il giorno del suo funerale non si presentò nessun celebre cantante. <strong>Tenco fu lasciato solo con il suo dolore</strong>, sia prima che, fatto ancora più spiacevole,dopo la sua morte. E allora ancora oggi, a parer mio, rimane l’amaro in bocca a ripensare a Tenco ed assume un significato maggiore il ricordo di coloro che, come De André, non fecero finta di niente laddove fare finta di niente era più facile che abbandonare al suo destino un uomo, un cantante, o meglio, “un compositore”. È forse questo il finale più tragico e impietoso che cala il sipario su di una vita indimenticata e indimenticabile. Vi riporto quanto si lesse, il giorno dopo i funerali di Tenco, su “La Stampa” del 31 gennaio 1967: “<em>I cantanti che la notte del suicidio avevano pianto, urlato e imprecato, sono rimasti a dormire: non hanno inviato neppure un fiore &#8211; Il mesto corteo è stato seguito da una folla di anonimi ammiratori”. </em>Ecco il testo della canzone di Fabrizio De André “Preghiera in gennaio”, buon ascolto e buona lettura a tutti.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=0JK1ntv7mOI">http://www.youtube.com/watch?v=0JK1ntv7mOI</a></p>
<p></a></strong></p>
<p style="text-align: center;">Lascia che sia fiorito Signore il suo sentiero<br />
quando a te la sua anima e al mondo la sua pelle<br />
dovrà riconsegnare quando verrà al tuo cielo<br />
là dove in pieno giorno risplendono le stelle.<br />
Quando attraverserà l&#8217;ultimo vecchio ponte<br />
ai suicidi dirà baciandoli alla fronte<br />
venite in Paradiso là dove vado anch&#8217;io<br />
perchè non c&#8217;è l&#8217;inferno nel mondo del buon Dio.<br />
Fate che giunga a voi con le sue ossa stanche<br />
seguito da migliaia di quelle facce bianche<br />
fate che a Voi ritorni fra i morti per oltraggio<br />
che al cielo ed alla terra mostrarono il coraggio.<br />
<strong>Signori benpensanti</strong> <strong>spero non vi dispiaccia</strong><br />
<strong> se in cielo in mezzo ai Santi</strong> <strong>Dio fra le sue braccia</strong><br />
<strong> soffocherà il singhiozzo</strong> <strong>di quelle labbra smorte</strong><br />
<strong> che all&#8217;odio e all&#8217;ignoranza</strong> <strong>preferirono la morte.</strong><br />
Dio di misericordia il tuo bel Paradiso<br />
lo hai fatto soprattutto per chi non ha sorriso<br />
per quelli che han vissuto con la coscienza pura<br />
l&#8217;inferno esiste solo per chi ne ha paura.<br />
Meglio di lui nessuno mai ti potrà indicare<br />
gli errori di noi tutti che puoi e vuoi salvare.<br />
Ascolta la sua voce che ormai canta nel vento<br />
Dio di misericordia vedrai, sarai contento.<br />
Dio di misericordia vedrai, sarai contento.</p>
<p><strong> </strong>
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		<title>Se in Grecia si abbandonano i bambini</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 11:03:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Paci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Anna, la mamma non ti verrà a prendere stasera. Non ho più soldi. Scusa. La tua mamma”. Questo biglietto è stato trovato in una scuola di Atene. Il personale della scuola dice che non è un caso isolato. La Grecia sta affondando nell&#8217;incubo della miseria più nera, dove si ritrovano persone che fino a ieri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Anna, la mamma non ti verrà a prendere stasera. Non ho più soldi. Scusa. La tua mamma</em>”. Questo biglietto è stato trovato <a href="http://www.courrierinternational.com/article/2012/01/12/les-orphelins-de-la-crise">in una scuola di Atene</a>. Il personale della scuola dice che non è un caso isolato. La Grecia sta affondando nell&#8217;incubo della miseria più nera, dove si ritrovano persone che fino a ieri conducevano una vita normale, andavano al lavoro, accudivano i figli e ora si ritrovano senza niente, abbandonate a loro stesse, senza alcuna rete di protezione sociale ed economica. “<em>Ogni notte piango da sola a casa. Ma cosa posso fare? Non ho scelta</em>” <a href="http://www.bbc.co.uk/news/magazine-16472310">racconta alla BBC</a> un&#8217;altra madre che ha deciso di abbandonare il figlio.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://news.bbcimg.co.uk/media/images/57780000/jpg/_57780394_natashadsc00391.jpg" alt="" width="179" height="239" />Le domande che ci assalgono sono molte: com&#8217;è possibile che questo avvenga in quell&#8217;Europa nata per garantire i diritti fondamentali ai propri cittadini? Quali colpe hanno le giovani generazioni greche, tali da dover essere pagate con lo sfascio delle proprie vite e dei propri affetti più cari? Come è possibile che la politica europea possa cinicamente calcolare i doveri finanziari di un paese senza garantire la possibilità di sopravvivenza dei suoi cittadini? Quale morbo si è impadronito delle menti e dei cuori di chi ha le responsabilità politiche ed economiche di trovare una via d&#8217;uscita da una crisi che, prima che economica, è morale e di giustizia? È vero, la Grecia ha fatto molti errori negli ultimi decenni. La sua classe politica ha mentito, non ha pensato all&#8217;interesse generale ma ai propri interessi particolari. Questo vale anche per l&#8217;Italia e gli altri paesi che hanno vissuto sperperando e non creando quei meccanismi sociali e istituzionali capaci di garantire la sostenibilità, economica e sociale, del proprio sistema. Ma è proprio vero che ognuno ha la classe politica che si merita? E chi può tirarsi fuori dalle responsabilità? Dove era l&#8217;Europa quando queste politiche scellerate venivano attuate? E ancora: quale responsabilità è così grande da dover essere pagata con il sangue e gli affetti di vite spezzate, abbandonate, emarginate?</p>
<p>Le responsabilità e le relative sanzioni, in un mondo giusto, dovrebbero essere commisurate ai reati commessi. Ora, la mamma di Anna quale enorme colpa ha per essere costretta a scrivere quel terribile biglietto? Quale potere aveva a disposizione per impedire che ciò che è avvenuto non avvenisse? Se nemmeno l&#8217;enorme apparato europeo né il sistema finanziario e bancario internazionale sono stati capaci di capire e prevenire ciò che stava accadendo in Grecia, come è possibile che la madre di Anna sia in qualche modo responsabile? Di domande come queste potremmo continuare a porne ancora molte. Resta il fatto che questa crisi ha mostrato tutti i limiti e tutta la falsità delle grandi retoriche solidaristiche che mascheravano i veri interessi della costruzione europea. Diciamo la verità, è facile stare insieme quando c&#8217;è da dividere qualcosa, più difficile quando c&#8217;è da rinunciare a una parte del proprio benessere e dei prori privilegi.</p>
<p>Una cosa è certa, nessun ideale più o meno nobile, nessuna moneta o mercato, nessun debito privato o pubblico, può pretendere di essere servito con la vita delle persone, dei bambini, delle madri. Non c&#8217;è colpa tanto grande. L&#8217;unica cosa per cui vale la pena difendere un sistema è la sua capacità di garantire la giustizia sociale e la dignità di tutti i suoi componenti. Altrimenti, si chiami Democrazia, Europa o Stato, tale sistema non ha ragioni morali per esistere.</p>
<p><div id='stb-container-9094' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-9094' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-9094' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita?<br />
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		<title>Un uno-due da togliere il fiato: Cosentino salvo, il Porcellum anche</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/un-uno-due-da-togliere-il-fiato-cosentino-salvo-il-porcellum-anche.html</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 13:05:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvo Mangiafico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un attimo, il muro che pensavamo di aver costruito fra noi e l&#8217;era berlusconiana, in cui il sentimento politico più comune era la vergogna, si è rivelato per quello che è: un impalpabile velo, fatto di sogni. La Camera ha negato l&#8217;autorizzazione all&#8217;arresto di Nick o&#8217; mericano, al secolo Nicola Cosentino, accusato dalla procura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un attimo, il muro che pensavamo di aver costruito fra noi e l&#8217;era berlusconiana, in cui il sentimento politico più comune era la vergogna, si è rivelato per quello che è: un impalpabile velo, fatto di sogni. La Camera ha <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/12/concorso-esterno-camorra-camera-nega-larresto-nicola-cosentino/183330/">negato l&#8217;autorizzazione</a> all&#8217;arresto di Nick o&#8217; mericano, al secolo Nicola Cosentino, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/06/napoli-chiedono-alla-camera-lautorizzazione-allarresto-nicola-cosentino/175512/">accusato dalla procura di Napoli</a> di essere il referente politico del clan dei Casalesi.<br />
Le immagini immediatamente successive alla proclamazione dell&#8217;esito della votazione entrano di diritto nell&#8217;antologia di perle di questa legislatura, peraltro già nutrita. L<a href="http://www.repubblica.it/politica/2012/01/12/foto/cosentino_la_festa_in_aula-27987910/1/?ref=HRER3-1">&#8216;esultanza dei colleghi di Cosentino</a>, che si affannano per congratularsi con lui, è <strong>l&#8217;ennesima beffa per il popolo italiano.</strong> Chissà cosa si saranno detti <strong>Nicola Cosentino</strong> e <strong>Alfonso Papa</strong> (a piede libero dal 23 dicembre) durante il loro abbraccio. Adesso ci tocca anche ascoltare le patetiche giustificazioni a sostegno dell&#8217;&#8221;un due tre libera tutti&#8221;, con folle di complici che si affrettano a spernacchiare le motivazioni sulla richiesta di arresto del compare. Di fatto, il messaggio che il Parlamento manda al paese è che Cosentino, e con lui chiunque approfitti del potere conferitogli dal popolo, è un perseguitato politico. L&#8217;aspetto più spiacevole non è neanche la motivazione politica della votazione: Cosentino non è stato salvato perché &#8220;uno in più è meglio che uno in meno&#8221;, ma perché molti degli spingibottoni che lo hanno mantenuto libero sperano di non doversi mai trovare nei suoi panni.<br />
Se poi uno volesse concentrarsi solo sui giochi politici, fa ridere <a href="http://www.repubblica.it/politica/2012/01/12/news/cosentino_non_ho_parenti_fra_i_boss-27966550/?ref=HRER3-1">Bossi</a> che afferma che &#8220;la Lega non è mai stata forcaiola&#8221;, come se il cappio in aula non l&#8217;avessero introdotto loro e se, soprattutto, permettere che la giustizia faccia il suo corso fosse essere forcaioli. Fanno piangere i radicali, con la loro ennesima esibizione di non si capisce bene cosa, evidentemente più impegnati a fare rumore per sostenere le proprie cause che a riflettere.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/cortecostituzionale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13407" title="cortecostituzionale" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/cortecostituzionale-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Chi sperava in una bella giornata sul piano politico si è visto bastonato due volte. L&#8217;indignazione per quanto avvenuto alla Camera si è infatti accompagnata alla delusione per la <a href="http://www.repubblica.it/politica/2012/01/12/news/consulta_respinto_referendum-27979781/?ref=HREA-1">bocciatura dei quesiti referendari</a> sulla legge elettorale da parte della Corte Costituzionale. Le ragioni che hanno spinto i giudici a una tale decisione saranno note quando sarà depositata la sentenza, ma intanto il milione e duecentomila persone che avevano firmato per i due referendum, e con essi molti altri, si trovano scippati di un&#8217;occasione per rimediare a una porcheria che di fatto azzoppa la democrazia in Italia, o perlomeno di far sentire il loro fiato sul collo ai loro ahimé rappresentanti politici. Oltre al danno la beffa, perché è inverosimile che per via parlamentare veda la luce una riforma dell&#8217;attuale legge elettorale che sia qualcosa di diverso dall&#8217;ennesima museruola agli elettori.<br />
Dopo un tale uno-due istituzionale, non resta che cercare di riprendere il fiato, meditare e continuare il conto alla rovescia per la fine della legislatura, nell&#8217;ormai antica speranza che la prossima non somigli all&#8217;attuale. Almeno ci resta l&#8217;ironia: nello stesso giorno Nicola Cosentino e i giudici ci hanno fatto male contemporaneamente. Chi se lo aspettava?
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		<title>Eastwood racconta Hoover</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 17:07:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Obi-Fran Kenobi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
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		<category><![CDATA[Dustin Lance Black]]></category>
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		<category><![CDATA[Judi Dench]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo DiCaprio]]></category>
		<category><![CDATA[Naomi Watts]]></category>

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		<description><![CDATA[J. Edgar Hoover è per lo più è conosciuto come l'uomo che ha tenuto per le palle l'America per più di quarant'anni. Il nuovo film di Clint Eastwood racconta la storia di questo intrigante personaggio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/hoover.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13322" title="J. Edgar Hoover" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/hoover.jpg" alt="J. Edgar Hoover" width="264" height="363" /></a><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/J._Edgar_Hoover" target="_blank">J. Edgar Hoover</a> ha avuto un ruolo talmente primario nella nascita di quella che oggi chiamiamo FBI (Federal Bureau of Investigation, ovvero la polizia federale degli Stati Uniti d&#8217;America), che comunemente si dice ne sia stato il fondatore. Ma soprattutto <strong>è conosciuto come l&#8217;uomo che ha tenuto per le palle l&#8217;America per più di quarant&#8217;anni</strong>, utilizzando informazioni estremamente confidenziali per manipolare a suo vantaggio &#8211; o a vantaggio di ciò che egli credeva di dover difendere (la sicurezza dei cittadini) &#8211; i personaggi più potenti del suo tempo, da Roosevelt ai Kennedy fino a Nixon.</p>
<p><strong>Il nuovo film di Clint Eastwood è un biopic su questo personaggio, interpretato da Leonardo Di Caprio, e si intitola semplicemente &#8220;J. Edgar&#8221;.</strong><br />
Ad affiancare Di Caprio un cast veramente soddisfacente, a partire da Naomi Watts &#8211; che purtroppo non abbiamo avuto il piacere di vedere molto sul grande schermo, nell&#8217;ultimo paio d&#8217;anni &#8211; per passare ad Armie Hammer, &#8220;i gemelli&#8221; di The Social Network, nuova scoperta di Fincher che per Eastwood ha fatto veramente un lavoro notevole. <strong>La direzione degli attori è uno dei tanti fiori all&#8217;occhiello di nonno Eastwood</strong>, e quindi anche l&#8217;ultima delle comparse appare come il migliore degli attori, ma oltre allo stupendo trio di cui sopra, che funziona come il più perfetto dei meccanismi, non si può non citare l&#8217;immensa Judi Dench, nella parte della madre di Hoover.</p>
<p><strong>J. Edgar è il biopic perfetto</strong>. Se mai voleste fare una biografia di qualcuno, con qualsiasi media, andate al cinema con un bloc notes e una penna, perché la sceneggiatura è dell&#8217;astro nascente <a href="http://www.imdb.com/name/nm0085257/bio" target="_blank">Dustin Lance Black</a>, premio Oscar 2009 per la miglior sceneggiatura originale con &#8220;Milk&#8221;. La struttura narrativa è esattamente quella che deve essere: Black ed Eastwood ci raccontano la storia del personaggio fin dall&#8217;inizio della sua carriera, mostrandoci la nascita di quello che io paragono a un Batman della vita reale&#8230; Un uomo ciecamente ligio a ferrei principi morali, estremamente pignolo e rigido, determinato oltre ogni limite a ottenere il suo scopo. E contemporaneamente, mosso probabilmente da un qualche tipo di squilibrio mentale. La differenza che passa tra Batman e Joker è lo schieramento. Direi che è stato un enorme bene che un uomo come J. Edgar Hoover avesse come scopo la protezione dei cittadini e il superamento in mezzi, abilità e astuzia dei criminali.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/article-1314343-0B4EFB76000005DC-189_468x392.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-13321" title="Hoover e Tolson" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/article-1314343-0B4EFB76000005DC-189_468x392-300x251.jpg" alt="Hoover e Tolson" width="300" height="251" /></a>Sceneggiatore e regista ci raccontano tutto questo <strong>addentrandosi senza paura nei risvolti psicologici più profondi del personaggio</strong>, non solo snocciolandoci la pur interessante cronologia dei fatti. Il rapporto morboso con la madre, l&#8217;insicurezza con le donne, il rapporto con il potere e chi lo esercitava, l&#8217;omosessualità latente&#8230; Forse su questo punto abbiamo gli unici eccessi di una scrittura altrimenti perfettamente distribuita. Mentre non abbiamo dati obiettivi sulle preferenze sessuali di Hoover, Black romanza invece un battibecco tra checche (passatemi il termine, credo che renda l&#8217;idea) che sinceramente ho trovato un po&#8217; stonato nel complesso del film. Validissimo e plausibilissimo invece come tratta il resto del rapporto tra Hoover e Clyde Tolson, un&#8217;amicizia solenne e fraterna, che sfocia tranquillamente ma non ambiguamente nell&#8217;amore reciproco.</p>
<p>Non c&#8217;è nulla di particolare da segnalare riguardo al resto&#8230; Parliamo di Clint Eastwood, <strong>ogni reparto raggiunge standard altissimi</strong>: il makeup degli artisti invecchiati è stupefacente; la ricreazione scenografica e stilistica del periodo storico è ottima; la colonna sonora assolutamente non invasiva, anzi forse anche troppo; il montaggio brillante, con delle idee davvero geniali sui raccordi ai flashback. Come sempre, Eastwood dirige la sua troupe riuscendo a permeare ogni singolo fotogramma e al contempo facendo dimenticare allo spettatore che sta vedendo un film. Pura maestria, insomma.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/J-Edgar-Movie.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13323" title="Hoover DiCaprio" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/J-Edgar-Movie-300x223.jpg" alt="Hoover e DiCaprio" width="300" height="223" /></a>Il film rimane comunque un biopic, con tutto ciò che ne consegue: per quanto ben scritto, potreste trovare parti più noiose di altre, ad esempio, e la lunghezza non aiuta (137 minuti). Se insomma non siete minimamente interessati al personaggi di Hoover e/o al periodo storico, potreste considerare di aspettarlo in dvd o sul satellite. Certo che non se non si finanziano i film belli&#8230;</p>
<p>Per quelli che al contrario, come me, sono innamorati degli anni &#8217;30 &#8211; &#8217;40 e da personaggi come J. Edgar Hoover, vi consiglio una <strong>playlist per approfondire lo <em>zeitgeist</em> di quel periodo</strong>. Da vedere in quest&#8217;ordine:</p>
<p>- &#8220;<a href="http://www.imdb.com/title/tt1152836/" target="_blank">Nemico Pubblico</a>&#8220;, di Michael Mann, 2009. Con Johnny Depp nella parte di John Dillinger.</p>
<p>- &#8220;<a href="http://www.imdb.com/title/tt1616195/" target="_blank">J. Edgar</a>&#8220;, di Clint Eastwood, 2011. DiCaprio nella parte di J. Edgar Hoover.</p>
<p>- &#8220;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0074119/" target="_blank">Tutti gli uomini del presidente</a>&#8220;, di Alan Pakula, 1976. Sullo scandalo Watergate, con Robert Redford e Dustin Hoffman.</p>
<p>- &#8220;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0870111/" target="_blank">Frost/Nixon</a>&#8220;, di Ron Howard, 2008. La storia della famosa intervista rivelatoria a Richard Nixon (Frank Langella).</p>
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		<title>Religione e fanatismo, tra Jovanotti e Facebook</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 07:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvo Mangiafico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La morte dell&#8217;operaio ventenne che lavorava all&#8217;allestimento del palco per il concerto di Jovanotti a Trieste ha, giustamente, colpito l&#8217;opinione pubblica. Ai commenti sull&#8217;assurdità delle troppe morti sul lavoro in Italia se ne è aggiunto uno che merita una riflessione, non tanto sulla sua stupidità quanto sulla mentalità e le idee che lo hanno generato. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La morte dell&#8217;operaio ventenne che lavorava all&#8217;allestimento del palco per il concerto di Jovanotti a Trieste ha, giustamente, colpito l&#8217;opinione pubblica. Ai commenti sull&#8217;assurdità delle troppe morti sul lavoro in Italia se ne è aggiunto uno che merita una riflessione, non tanto sulla sua stupidità quanto sulla mentalità e le idee che lo hanno generato. Il commento in questione, che ha fatto esso stesso notizia, è quello apparso sull&#8217;<a href="http://www.pontifex.roma.it/index.php/editoriale/il-fatto/9744-concerto-di-jovanotti-la-tragedia-di-trieste-faccia-riflettere">editoriale</a> firmato da <strong>Bruno Volpe</strong> sul sito <strong>Pontifex</strong>, noto per le sue posizioni ultracattoliche.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/Jovanotti-e-Fiorello.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-13247" title="Jovanotti e Fiorello" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/Jovanotti-e-Fiorello-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Tanto per inquadrare il soggetto, stiamo parlando della stessa persona che ha <a href="http://www.pontifex.roma.it/index.php/component/content/article/46-categoria-lofarticlesscroller/9847-crozza-denunciato-per-offesa-a-capo-di-stato-estero">denunciato</a> Maurizio Crozza per la sua imitazione di Benedetto XVI. Il signor Volpe scrive: &#8220;Dio non manda certamente il male che non vuole. Dio non chiede sofferenze agli umani, ma si ribella e acconsente acché Satana ci metta alla prova. Una specie di &#8220;<em>catechismo del male</em>&#8220;, giusto percorso spirituale, che ogni uomo deve affrontare al fine di santificare la propria vita, mediante fortezza e virtù. Una positiva conseguenza del crollo è stata la sospensione del concerto di questo menestrello del vietato vietare, del tutto è permesso, della vita sregolata e dell&#8217;incitamento ad ogni scompostezza esistenziale. Da questo e solo da questo punto di vista, esiste una giustizia divina che si oppone alla volgarità ed al libertinaggio senza censura, anzi, avallato da nomi noti che, così facendo, si fanno portatori di voce del Maligno&#8221;.<br />
La &#8220;volgarità&#8221; e il &#8220;libertinaggio senza censura&#8221; coincidono con l&#8217;invito ai giovani all&#8217;uso del preservativo da parte di Jovanotti e Fiorello nel corso della trasmissione televisiva di quest&#8217;ultimo. Ovviamente, il signor Volpe <a href="http://www.pontifex.roma.it/index.php/editoriale/il-fatto/9805-fiorello-quanto-e-costato-benigni-sei-cattolico-sei-bisessuale">non le manda a dire</a> anche nei confronti dello showman, reo di aver difeso Jovanotti nella vicenda della morte dell&#8217;operaio, e per questo &#8220;accusato&#8221; (per queste persone certi comportamenti sono colpevoli) di essere gay o bisessuale.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/GOD.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13248" title="GOD" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/GOD-300x246.jpg" alt="" width="300" height="246" /></a>La reazione istintiva alla lettura delle parole di Volpe sarebbe una scrollata di spalle seguita dalla recita di un <em>Salve Regina</em> per la sua povera anima tormentata, se non saltassero alla mente alcuni collegamenti con altre vicende italiane legate tra loro da un comune modo di interpretare il sentimento religioso. In realtà sarebbe forse meglio parlare di fanatismo religioso. Interessante è la <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/14/quando-una-figlia-stuprata-meglio-di-una-non-vergine/177317/">riflessione</a> di <strong>Lidia Ravera</strong> su Il Fatto Quotidiano a proposito della ragazza di Torino che ha inventato il falso stupro da parte dei rom per giustificare con la madre la perdita della verginità in seguito a un normale rapporto sessuale con il suo ragazzo. È più dignitoso inscenare uno stupro che confessare (come se la cosa non appartenesse alla sfera privata) di aver tranquillamente e felicemente fatto l&#8217;amore. La stessa ragazza, <a href="http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/12/14/news/ho_mentito_sullo_stupro_per_paura_per_me_la_verginit_un_valore-26578218/">in un&#8217;intervista</a>, afferma: &#8220;In famiglia siamo tutti d´accordo che certe cose non vanno bene. [...] Andiamo in chiesa, siamo credenti, mi piace che in casa ci siano queste immagini (indica un quadro in cucina con il volto di Gesù). Ma non sono bigotta, sono una ragazza come tutte le altre, mi piace la musica e mi piace Facebook, e uscire con le amiche e guardare le vetrine in centro&#8221;. Non è bigotta perché ascolta la musica, usa Facebook e guarda le vetrine. Non fa una piega. Chiaramente la <em>forma mentis</em> di questa ragazza è la conseguenza dell&#8217;educazione che ha ricevuto in famiglia. In realtà <strong>è il concetto stesso di fanatismo a essere equivocato</strong>. Il fatto che la verginità sia vista come un valore fa il paio con la lotta senza quartiere a qualsiasi difformità dalla &#8220;sana&#8221; eterosessualità, alla contraccezione, all&#8217;educazione sessuale. Non è un caso se ancora qualcuno tenta di rimettere in discussione l&#8217;aborto e se il crocifisso nei luoghi pubblici per alcuni è un totem imprescindibile. Tristemente ironica è la constatazione che gli stessi individui protagonisti di queste battaglie sono quelli che si scagliano senza esitazioni all&#8217;attacco dei fondamentalismi e degli integralismi che affliggono altre religioni (con un occhio di riguardo verso l&#8217;islam) trascurando quelli altrettanto ingombranti presenti nel cristianesimo e nel cattolicesimo in particolare. L&#8217;uso del burqa, che a torto o a ragione viene considerato come uno strumento di sopraffazione della donna, è poi così diverso dalla strisciante costrizione all&#8217;astinenza sessuale prima del matrimonio? Demonizzare la sessualità dipingendone ogni espressione con i toni dell&#8217;immoralità non è forse una forzatura della libertà, anche quella di chi non si riconosce in una certa visione del mondo? Quali sono le condizioni socio-culturali che portano una parlamentare a dichiarare pubblicamente di indossare il cilicio? E soprattutto, in tutto ciò, qual è la responsabilità della Chiesa cattolica? Vero è che il modo di vivere la religiosità è proprio di ogni individuo, tuttavia le persone che si riconoscono in una determinata mentalità non fanno altro che conformarsi più o meno strettamente a una condotta pratica e morale stabilita dall&#8217;alto, più che dall&#8217;Altissimo. Non sarà stata la CEI a dettare l&#8217;editoriale del signor Volpe, ma è Benedetto XVI che <a href="http://tg24.sky.it/tg24/mondo/2010/11/20/preservativo_ratzinger_benedetto_xvi_pedofilia_pontificato.html">nel suo libro</a>, pur faticosamente ammettendo che <em>&#8220;vi possono essere singoli casi giustificati</em>&#8221; per l&#8217;utilizzo del profilattico, si affretta a precisare come &#8220;<em>questo non è il modo vero e proprio per vincere l&#8217;infezione dell&#8217;HIV</em>&#8220;, di fatto dettando la linea ai missionari che operano fra le popolazioni decimate dall&#8217;AIDS. Ironia della sorte, il capo dell&#8217;istituzione che da secoli tenta di controllare le masse anche attraverso la strumentalizzazione del naturale istinto alla sessualità, scrive che &#8220;è veramente necessaria una umanizzazione della sessualità&#8221;. La rozzezza con cui viene calpestata la natura umana in nome di un&#8217;ispirazione divina stride con l&#8217;attenzione dedicata alle questioni terrene legate allo sterco del demonio.</p>
<p>Una religiosità malata non compromette &#8220;solo&#8221; la laicità dello Stato, tutt&#8217;ora irrealizzata in Italia, ma il grado di civiltà della popolazione. Se, come cantava Samuele Bersani, &#8220;le previsioni meteo sono prese pari pari dalla Bibbia&#8221;, contare gli anni ogni 31 dicembre serve a poco.
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		<title>(pre)Cari Amici #5 &#8211; La Società da costruire</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/precari-amici-5-la-societa-da-costruire.html</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 13:46:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Camminando Scalzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[(pre)Cari Amici]]></category>
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		<category><![CDATA[daniele mariani]]></category>
		<category><![CDATA[elogio dell'indignazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Cosa faccio, diciamo, non è una novità rispetto al panorama giovanile attuale. Chi sono, posso rispondere con un più semplice “cosa pensavo che sarei potuto essere”: ho quasi trent’anni e ho sempre immaginato questo capitolo della mia vita come un momento dove chiudevo serenamente il mio periodo giovanile, o per meglio dire il tempo delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id='stb-box-7945' class='stb-custom_box' >Torniamo a parlare di precariato e lo facciamo presentandovi <strong>Daniele Mariani</strong>, autore del libro &#8220;<strong>L&#8217;elogio dell&#8217;indignazione</strong>&#8220;. La redazione di Camminando Scalzi ha proposto a Daniele di riadattare per la blogzine l&#8217;ultimo capitolo del libro; il post va così ad arricchire la rubrica <strong>(pre)Cari Amici</strong>, che raccoglie le storie di precariato inviateci da voi lettori.</p>
<p>A <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/category/attualita/lavoro/precari-amici" target="_blank">questo link</a> trovate le altre storie pubblicate negli scorsi mesi su Camminando Scalzi.<em><strong></strong></em></div>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/sos-precario.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-13261" title="sos precario" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/sos-precario-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Cosa faccio, diciamo, non è una novità rispetto al panorama giovanile attuale. Chi sono, posso rispondere con un più semplice “<em>cosa pensavo che sarei potuto essere</em>”: ho quasi trent’anni e ho sempre immaginato questo capitolo della mia vita come un momento dove chiudevo serenamente il mio periodo giovanile, o per meglio dire il tempo delle “cazzate” e mi incamminavo verso l’era delle scelte (tutto questo ovviamente se paragonato alla vita dei miei genitori), e invece paradossalmente sembra che le uniche scelte di senso fatte fino a oggi, anche se inconsapevoli, le abbia vissute nel periodo compreso tra l’infanzia e la fine dell’università, dove appunto c’era qualcun altro a scegliere per me. Non perché ora non sappia scegliere, né perché non abbia preso decisioni, ma semplicemente perché qualsivoglia scelta sia stata intrapresa non era, per usare lessico da risorse umane,  “corrispondente al profilo richiesto”.  Molte domande hanno affollato la mia testa sul come andare avanti, su cosa inventarmi, se valeva la pena perseguire la stessa strada o cambiare completamente per ricominciare da capo&#8230; per quanto però mi impegnavo a cercare una risposta, una soluzione, sentivo che il problema non era prevalentemente rispetto a ciò che avrei potuto avere, trovare o cercare, bensì rispetto a chi sono; perché sentivo che il lavoro non era la soluzione. Allora ho smesso di guardare in avanti (un po’ per non alimentare false speranze, un po’ per imparare a godermi il presente, un po’ per non rinunciare al piacere delle sorprese) e ho cominciato a guardarmi intorno: vedevo tanti “me”, non nell’accezione di un ego smisurato, bensì nella comunione di intenti, esperienze e sensazioni. Così, come un viaggio a ritroso, ho iniziato a guardarmi dentro, e allora ho trovato le cause di questo mio peregrinare senza meta tra me e il mondo: “Siamo definiti una generazione fortunata perché non abbiamo vissuto la guerra, perché non soffriamo la fame e conduciamo vite agiate; la guerra però l&#8217;abbiamo avuta dentro le nostre famiglie, ci sono giovani che soffrono di bulimia o anoressia, mentre il comfort ci ha reso schiavi della noia. Siamo stati educati dalla televisione, cresciuti a “pane e lieto fine”; i sogni però non sono stati rifugio sufficiente dalla problematicità e la realtà non ha offerto un&#8217;alternativa concreta alla fantasia. Ci hanno insegnato il rispetto, facendoci innamorare della bellezza del Creato e delle genti; però sottostiamo tutti a regole economiche che non solo hanno inquinato il mondo, ma i cuori, seminando odio da oriente a occidente. Ci hanno fatto credere che la società si divide in vincenti e perdenti, che si può essere di successo anche senza saper fare niente, e di essere alternativi sempre e comunque; nessuno però ci ha detto che i veri eroi non sono perfetti come nei media, ma sono quelli che faticano quotidianamente, cadono e si rialzano&#8230; e magari muoiono lavorando.</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-13382" title="9788856742923" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/9788856742923.jpeg" alt="" width="150" height="227" /></p>
<p>Pensavo che modernità significasse anche tutela degli indifesi; qui anziani e bambini sono lasciati a loro stessi; da altre parti ci sono bambini che &#8220;giocano&#8221; a fare il soldato in sporche guerre, altrove sono diventati essi stessi giocattoli per adulti. Pensavo che pari opportunità significasse una società con ruoli che prescindessero dal genere; alcune donne invece hanno dovuto rinnegare la propria femminilità per stare al passo del “branco”, mentre altre hanno dovuto sbattere in vetrina solamente la propria femminilità; al resto non è stata data altrettanta visibilità.</p>
<p>Ci hanno detto «<strong>Studia</strong>», così noi giovani abbiamo collezionato tanti “pezzi di carta”; poi ci hanno “parcheggiati” in tirocini sottopagati, regredendo a fare manovalanza da ufficio; infine ci richiedono esperienze lavorative qualificanti ma non ci hanno dato la possibilità di qualificarci. Volevo essere giornalista ma non basta per sopravvivere; credere nell&#8217;amore ma oggi tutto dura quanto un&#8217;emozione; vivere secondo valori ma sembra che ora i valori siano mossi solo dall&#8217;interesse. Il vero precariato è stata la condizione esistenziale di contraddittorietà che abbiamo vissuto e con cui siamo cresciuti, non la misera ricerca del lavoro. Non domandateci più che tipo di lavoro sogniamo, non ricordateci il lavoro che cerchiamo e non troviamo, non fateci lavorare ancora di fantasia per inventarci un lavoro. Chiedeteci solo che società vorremmo costruire”.</p>
<p><em>Daniele Mariani</em></p>
<p><div id='stb-container-7584' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-7584' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-7584' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita?<br />
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		<title>Uomo, cielo, terra: &#8220;La danza&#8221; di Henri Matisse</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/uomo-cielo-terra-la-danza-di-henri-matisse-2.html</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 12:43:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eva</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[danza]]></category>
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		<description><![CDATA[«Il mio obiettivo è rappresentare un&#8217;arte equilibrata e pura, un&#8217;arte che non inquini né turbi. Desidero che l&#8217;uomo stanco, oberato e sfinito ritrovi davanti ai miei quadri la pace e la tranquillità». - Henri Matisse - &#160; Come tutti sappiamo, in questo periodo burrascoso dal punto di vista economico e politico siamo circondati da notizie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>«Il mio obiettivo è rappresentare un&#8217;arte equilibrata e pura, un&#8217;arte che non inquini né turbi. Desidero che l&#8217;uomo stanco, oberato e sfinito ritrovi davanti ai miei quadri la pace e la tranquillità».</em></p>
<p>- Henri Matisse -</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come tutti sappiamo, in questo periodo burrascoso dal punto di vista economico e politico siamo circondati da notizie più o meno allarmanti. Mi sono chiesta <strong>quale artista potesse venirci in aiuto</strong>, donandoci una boccata d’aria fresca e un momento di quiete. Non ho avuto dubbi: <strong>Henri Matisse</strong>, il pittore del colore puro e della leggerezza, uomo dal volto mite e dal cuore di inconsapevole rivoluzionario, fa al caso nostro.</p>
<p>Nel secolo buio delle due guerre mondiali la sua pittura cerca l’unità, l’armonia, la bellezza. Ciò si può vedere, ad esempio, nell’opera <em><strong>“La Danza”,</strong></em> datata 1910, che qui vorrei presentare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" style="vertical-align: middle;" src="http://www.archweb.it/arte/artisti_M/Matisse_G/images/matisse%20-%20hermitage%20-%20Dance%20(II)%20-1910.JPG" alt="" width="602" height="404" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Commissionata dal ricco collezionista russo Sergei Shchukin, l’opera esiste in due versioni, la seconda delle quali, quella di cui ci occupiamo, è conservata al museo dell’Hermitage di San Pietroburgo.</p>
<p>Anni fa ho avuto la fortuna di vederla dal vivo, a Roma, e nonostante fossi ancora a digiuno di qualsiasi cosa riguardasse l’arte, risposi a quella visione con un esplosione di euforia. Nessuna riproduzione fotografica può rendere giustizia a questa semplice quanto monumentale opera.</p>
<p>“La Danza” presenta cinque figure umane nell’atto di danzare in tondo, tenendosi per mano. Esse si posano su una superficie verde sovrastata da uno spazio blu. Le diverse pose e le braccia suggeriscono un movimento circolare vorticoso. Alcune figure sembrano essere spinte in avanti, altre paiono essere trascinate. I volti sono quasi tutti nascosti, spersonalizzando così i soggetti e consegnandoli a una dimensione universale e simbolica. <strong>La danza infatti è la vita stessa</strong>, che circola in un movimento armonioso e senza fine. I corpi si abbandonano a essa in tutta la loro plasticità, leggeri, delineati con gesti spontanei, caratteristici della pittura di Matisse. Nonostante l’artista l’avesse ponderata a lungo, l’opera pare non premeditata, emersa in un soffio sulla tela, e noi, sapendolo, distendiamo per qualche momento i nostri pensieri fra le linee dei personaggi, negli spazi vuoti fra loro.</p>
<p>Il colore è sicuramente la parte più interessante. Anzitutto, Matisse evita ogni profondità: la scena si svolge su due dimensioni. A chi interessano le ombre in questo momento?</p>
<p>Non possiamo fare a meno di associare il verde e il blu al cielo e alla terra. Sono concetti fondamentali. Torniamo all’inizio dell’umanità, ai dipinti rupestri. <strong>L’uomo, la terra, il cielo.</strong> Ecco ridotti al minimo gli elementi della nostra esistenza. E in questo minimalismo ritroviamo il sollievo di una fondamentale gioia di vivere. Dopo questo l’arte non può che svanire nell’astrattismo o andare verso la complessità, ed è quest’ultima, per fortuna, la via che Matisse scelse di seguire in seguito.</p>
<p>Anche la scelta dei colori è ridotta all’essenziale (“il minimo per ottenere il massimo effetto” era il motto di Matisse in questo periodo). Blu, verde, rosso. Talmente elementari, quasi fanciulleschi, che siamo portati a illuderci si tratti dei tre colori primari. Rosso, verde, blu. Uomo, terra, cielo. La danza della vita.</p>
<p>I colori, saturi, carichi di tutto il loro potere, parlano da soli. A essi rispondiamo senza bisogno di spiegazioni. Il verde ci investe, il blu, che è sia cielo sia spazio sacro, come l’oro delle icone, ci dona il senso dello spazio e dell’infinito. Lì dove i colori si incontrano non vi è fusione né linea. In alcuni punti si intravede la tela sottostante. Le tinte di Matisse accarezzano la tela, leggere come ali di farfalla. Ecco il verde, ecco il rosso. Li vediamo e semplicemente ci emozioniamo per la loro bellezza.</p>
<p>Per finire, non dimentichiamoci le dimensioni. L’opera misura 260&#215;391 centimetri. Riuscite a immaginarla? E’ enorme. Non sempre la grandezza fa un quadro, ma in questo caso è necessaria. Essa è una rappresentazione della vastità della vita, ci accoglie in lei, ci fa danzare con i personaggi. Potremmo volare in quel blu?
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		<title>Cronache di ordinario razzismo</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 13:58:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvo Mangiafico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Casseri]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel giro di pochi giorni, due fatti di cronaca hanno tristemente meritato gli onori delle prime pagine dei giornali. Con buona pace degli amanti dei plastici, in nessuno dei due casi c&#8217;è di mezzo un omicidio di una ragazza in una villetta. Forse proprio per questo, a entrambe le notizie, è concesso di risuonare nelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel giro di pochi giorni, due fatti di cronaca hanno tristemente meritato gli onori delle prime pagine dei giornali. Con buona pace degli amanti dei plastici, in nessuno dei due casi c&#8217;è di mezzo un omicidio di una ragazza in una villetta. Forse proprio per questo, a entrambe le notizie, è concesso di risuonare nelle TV per non più di qualche volta, per poi addentrarsi nell&#8217;oblio. Stiamo parlando di quanto accaduto <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/10/torino-stuprata-smentisce-fiaccolata-finisce-lincendio-campo/176718/">sabato a Torino</a> e <a href="http://ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/firenze-uccide-senegalesi-uccide-killer-estrema-destra-terrorizza-citta/177285/">martedì a Firenze</a>. Torino e Firenze, due fiori all&#8217;occhiello dell&#8217;Italia civile e colta. Evidentemente non immuni alla xenofobia e all&#8217;odio razziale. È bene fermarsi a riflettere su quanto accaduto senza trincerarsi dietro la generica definizione di &#8220;folle tragedia&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/manifestosangue_31619-1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-13156" title="manifestosangue_31619 (1)" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/manifestosangue_31619-1-300x213.jpg" alt="" /></a>Di <strong>razzismo</strong> se ne parla sempre troppo poco, specialmente in proporzione alla diffusione di questa piaga nella società. Fanno notizia per qualche ora i fischi rivolti negli stadi ai giocatori neri, ma in fin dei conti, deandreanamente (mi si passi il termine), ci si costerna, ci si indigna, ci si impegna e poi si getta la spugna, prima di tutto quella mediatica. È difficile, fa paura, ma è palese che del razzismo siamo tutti impregnati. Intere generazioni sono cresciute con l&#8217;incubo degli zingari che rubano i bambini, degli albanesi che rubano il portafoglio, dei marocchini che spacciano e degli extracomunitari che aggrediscono le donne la sera. Un discorso a parte meriterebbe l&#8217;analisi dell&#8217;utilizzo del termine &#8220;extracomunitari&#8221;, che dall&#8217;ambito squisitamente geopolitico ed economico è diventato un gradino di un&#8217;orribile scala di rispettabilità delle persone, non di rado uno degli ultimi. Sono interessanti  le dichiarazioni di Sandra (nome fittizio), la ragazza di Torino che ha inventato la balla dello stupro subito da parte dei rom. In un&#8217;<a href="http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/12/14/news/ho_mentito_sullo_stupro_per_paura_per_me_la_verginit_un_valore-26578218/">intervista a Repubblica</a>, ecco cosa risponde alla domanda sul perché abbia scelto proprio i rom del campo vicino a casa sua come finti aggressori: <em>&#8220;Ho sbagliato. Ma il mio non è razzismo. Chiedete a chiunque in quartiere, quasi tutti hanno avuto un furto in casa. È normale che la gente sia esasperata, anche se non si può giustificare quello che è successo alle baracche dei rom, dove c´erano donne e bambini. Quando sono uscita dal garage (il luogo dove Sandra aveva passato il pomeriggio di giovedì insieme al fidanzato, di tre anni più grande, ndr) e ho incontrato mio fratello c´erano due ragazzi del campo in lontananza che scappavano. Io li ho visti, anche lui li ha visti, una parte della mia bugia è nata così&#8221;</em>. <strong>L&#8217;equazione &#8220;straniero = delinquente&#8221; è scolpita nella mente.</strong> Nessuno intende giustificare o chiudere un occhio sui furti -se e quando commessi- ma se quello di Sandra non è razzismo, allora ci spieghi cos&#8217;è. Vogliamo chiamarlo &#8220;vendetta etnica&#8221;? Se non è zuppa è pan bagnato. Non si tratta di puntare l&#8217;indice contro di lei, che si spera possa almeno imparare qualcosa dalla vicenda. Tuttavia, <strong>è impressionante la facilità con cui la scintilla dell&#8217;odio si sia propagata, dalla mente di Sandra, alle torce della fiaccolata di protesta di sabato sera, per finire nel rogo del campo rom per opera degli immancabili criminali.</strong></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/Senegalesi-freddati-a-Firenze.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13157" title="Senegalesi-freddati-a-Firenze" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/Senegalesi-freddati-a-Firenze-300x197.jpg" alt="" width="300" height="197" /></a>Diverso nei modi, ma della stessa natura, il caso di Firenze. Qui, in circostanze tragicamente più semplici, <strong>un pazzo ha deciso di sparare a vista ai senegalesi, iniziando in periferia per finire nel cuore del centro storico, prima di suicidarsi vistosi assediato dalla polizia.</strong> Il fatto che il folle criminale fosse un dichiarato neofascista, simpatizzante di Casa Pound, non restringe in alcun modo la gravità della vicenda e la cerchia di responsabilità morale. Fin troppo semplice ripararsi dietro il paravento dell&#8217;estremismo di Casseri, questo il nome dell&#8217;omicida-suicida. Piuttosto, è d&#8217;obbligo domandarsi come e perché certe indoli certamente non ordinarie possano condurre a comportamenti tali. È perfino superfluo sottolineare come il razzismo e la xenofobia abbiano trovato sempre più spazio negli ultimi anni nelle discussioni politiche, da quelle in Transatlantico a quelle al bar. Quando si arriva a proporre di <a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/04/13/news/immigrazione_speroni_come_castelli_contro_i_bareconi_lecito_usare_le_armi-14881546/">sparare ai barconi</a>, di riservare alcune carrozze della <a href="http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/cronaca/metro-riservata-milanesi/metro-riservata-milanesi/metro-riservata-milanesi.html">metropolitana agli stranieri</a>, di istituire <a href="http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/ddl-sicurezza-7/terza-fiducia/terza-fiducia.html">ronde di quartiere</a> (proposta, questa, malauguratamente realizzata), in breve, di perseguire i più biechi istinti di discriminazione e intolleranza, senza che si registrino reazioni diverse dall&#8217;indignazione e dalla costernazione di cui sopra, è automatico che l&#8217;asticella della civiltà si muova verso il basso. La responsabilità materiale della morte dei senegalesi di Firenze, dell&#8217;incendio del campo nomadi di Torino, dei fischi allo stadio verso i giocatori neri, non grava certamente sulle spalle della Lega. D&#8217;altro canto, il movimento politico di Umberto Bossi &amp; Co. è servito da apripista e cassa di amplificazione per il generale sdoganamento dell&#8217;intolleranza etnica e razziale. Troppe volte idee barbare e malsane sono state archiviate come folklore e frettolosamente accantonate nel mucchio delle fesserie senza conseguenze. La stessa sorte che probabilmente toccherà agli abietti commenti che fioccano sui <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2011/12/13/news/forum_razzisti_sul_web_casseri_un_nostro_eroe-26554728/?ref=HRER1-1">forum di estrema destra</a> in riferimento agli omicidi di Firenze. Magari qualcuno di questi animali finirà anche davanti al giudice, ma nella coscienza dell&#8217;opinione pubblica &#8220;questi sono fascisti, è un caso isolato&#8221;. Finita lì.</p>
<p><strong>La goccia scava la roccia e oggi ci troviamo di fronte a una voragine di ignoranza che mina la civiltà e la modernità della nostra società.</strong> Per questo motivo, prima che i riflettori si spengano e i commenti si esauriscano, vale la pena chiedere: l&#8217;Italia si scopre razzista, o lo ha sempre saputo?</p>
<p>P.S.: Il titolo di questo articolo richiama volontariamente il nome di un <a href="http://www.cronachediordinariorazzismo.org/">sito</a> di cui è caldamente consigliata la visita. Se la costruzione di una cultura di accoglienza trovasse la stessa rilevanza mediatica della bestialità, probabilmente non ci sarebbe bisogno di scrivere pagine come questa.</p>
<p><div id='stb-container-7009' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-7009' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-7009' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita ?<br />
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		<title>Noi, batteri che produciamo tossine</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 07:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Guevara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Al Gore]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><div id='stb-box-4437' class='stb-custom_box' ><strong>Una nuova autrice su Camminando Scalzi</strong></p>
<div><em>Mi chiamo Sara. Sara e basta. Vivo nello squallido nord Italia: squallido perché la mia città non sa essere accogliente e amichevole con me. Vorrei andarmene a sud, nel bellissimo meridione; non ci sono mai stata, sarà perché non mi è stato &#8220;insegnato&#8221; a viaggiare o sarà perché non ho mai saputo cogliere l&#8217;occasione per fuggire laggiù. So solo che mi piacerebbe tanto compiere un viaggio nel meridione, una sorta di peregrinazione, per conoscere posti nuovi e gente apparentemente diversa da quella del nord. </em></div>
<div><em>Son giovane, frequento ancora le superiori. In futuro mi piacerebbe proseguire gli studi, ma non ho ancora le idee ben chiare per decidere che facoltà intraprendere. Quel che voglio dalla vita è un enigma! Non è facile saperlo e di certo non lo si può capire attraverso una stupida domanda: &#8220;Sara, che vuoi fare da grande?&#8221;. La sicurezza sa essere soltanto amica delle mie passioni, per fortuna! Mi piace molto capire come gira il mondo, quindi tenermi informata attraverso i quotidiani; mi piace </em><em>anche </em><em>leggere (mi perdo soprattutto nei romanzi ottocenteschi) e scrivere poesie e critiche contro la vita moderna (sì, son complicata, lo so!). </em></div>
<div><em>Beh, questa era ed è Sara, quella ragazza che spera di poter farvi capire sé stessa attraverso articoli scritti con un infinito amore per la parola. Spero di cuore di poter rendere questo mondo contorto quel mondo agognato da milioni di persone umili quanto me.</em></div></div>
<p>Mi capita molto spesso di domandarmi vanamente quand&#8217;è che finirà quest&#8217;evo disastroso. Quand&#8217;è che si fermeranno le automobili, i tram e i treni, e quand&#8217;è che si andrà a scuola e al lavoro su carri trainati da cavalli, in bicicletta o a piedi. Quand&#8217;è che si smetterà di scavare a terra per ricercare quel fottuto oro nero che sfrutta i paesi indigenti e soddisfa la sete di capitalismo dei paesi occidentali. Quand&#8217;è che si attueranno politiche le cui prassi si fondano su principi sani e consapevoli. Quand&#8217;è che la gente accetterà di aver sbagliato per anni e accoglierà nuovi stili di vita capaci di rispettare sia il mondo civile che quello naturale. Già, io mi chiedo tutto questo, voi no?</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/leaf_environment2.gif"><img class="alignright size-medium wp-image-13125" title="leaf_environment2" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/leaf_environment2-300x296.gif" alt="" width="210" height="207" /></a>Io ho paura di quest&#8217;era. Non sono disperata, non credo che la disperazione possa essere di qualche aiuto; come disse Al Gore, essa è solo un modo per cui nutrire maggior negligenza poiché c&#8217;è sempre un margine di speranza dietro a ogni errore, grande o piccolo che sia. Ho soltanto il timore che niente di tutto questo, che io chiamo &#8220;<strong>sporcizia del ventunesimo secolo</strong>&#8220;, si fermi. O meglio, che <em>nessuno</em> lo fermi. Ho il presentimento che veramente poche persone sappiano che peso ha la Natura su di noi e di cosa essa ha realmente bisogno dalle società umane. Lo possiamo vedere nella politica: esiste qualche partito che mette alla base delle proprie utopie il rispetto per l&#8217;ambiente? Non credo, perlomeno non che io sappia. La politica attuale non conosce limiti e nemmeno prova a imporseli, attua sbadatamente leggi insensate come se si trovasse continuamente sotto l&#8217;effetto di narcotici; le sue ideologie sono animate da un incomprensibile amore per la ricchezza materiale e la potenza monarchica. I politici attuano e ci persuadono che la vita migliore sia quella da loro tracciata: non c&#8217;è niente di meglio che città moderne, fabbriche megagalattiche e inquinanti, centrali nucleari ben piazzate su tutto il territorio, automobili moderne, e così via. Ma tra tutto questo dov&#8217;è il riguardo verso l&#8217;ambiente naturale? Perché si pensa che una vita occidentalizzata (= moderna) debba essere per forza il modello da seguire? Perché &#8211; cazzo &#8211; nessuno si ferma e decide di attuare un cambiamento radicale capace di rimanere per sempre fedele alle leggi della Natura? Stiamo inconsapevolmente (ma anche consapevolmente) distruggendo il nostro nido. Ma&#8230; che faremo quando non ci sarà più luogo di riparo per noi?</p>
<p>Non sono naturalista o fanatica di Greenpeace, sono solo eco-consapevole. Non serve per forza tornare a vivere come facevano gli uomini delle caverne, non serve chiudere ogni fabbrica produttrice di sostanze inquinanti. Non chiederei mai di fare questi sforzi, perché so benissimo che una notevole percentuale delle società mondiali li declinerebbe ferocemente. Penso che basterebbe soltanto che venissero incentivati gli studi nel campo delle energie rinnovabili, e che le politiche e le società divenissero più consapevoli del fatto che la Natura esige rispetto e amore dai suoi figli; la cosa più buffa di tutto questo è che noi &#8211; figli &#8211; siamo degli &#8220;invincibili batteri&#8221; che, purtroppo, non fanno altro che produrre un&#8217;incalcolabile quantità di tossine altamente dannose per la madre.</p>
<p>Ehi, ma&#8230; non vi sentite un po&#8217; in colpa?</p>
<p>____________________________________________________<br />
Blog personale dell&#8217;autrice: <a href="http://www.saravox.wordpress.com/" target="_blank">www.saravox.wordpress.com</a></p>
<p><div id='stb-container-5652' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-5652' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-5652' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita ?<br />
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