<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Camminando Scalzi... Informazione Libera &#187; Lavoro</title>
	<atom:link href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/category/attualita/lavoro/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress</link>
	<description>La blogzine libera</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Feb 2012 07:45:44 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>(pre)Cari Amici #5 &#8211; La Società da costruire</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/precari-amici-5-la-societa-da-costruire.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/precari-amici-5-la-societa-da-costruire.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 13:46:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Camminando Scalzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[(pre)Cari Amici]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[daniele mariani]]></category>
		<category><![CDATA[elogio dell'indignazione]]></category>
		<category><![CDATA[flessibilità]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[precari]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=13167</guid>
		<description><![CDATA[Cosa faccio, diciamo, non è una novità rispetto al panorama giovanile attuale. Chi sono, posso rispondere con un più semplice “cosa pensavo che sarei potuto essere”: ho quasi trent’anni e ho sempre immaginato questo capitolo della mia vita come un momento dove chiudevo serenamente il mio periodo giovanile, o per meglio dire il tempo delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id='stb-box-5593' class='stb-custom_box' >Torniamo a parlare di precariato e lo facciamo presentandovi <strong>Daniele Mariani</strong>, autore del libro &#8220;<strong>L&#8217;elogio dell&#8217;indignazione</strong>&#8220;. La redazione di Camminando Scalzi ha proposto a Daniele di riadattare per la blogzine l&#8217;ultimo capitolo del libro; il post va così ad arricchire la rubrica <strong>(pre)Cari Amici</strong>, che raccoglie le storie di precariato inviateci da voi lettori.</p>
<p>A <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/category/attualita/lavoro/precari-amici" target="_blank">questo link</a> trovate le altre storie pubblicate negli scorsi mesi su Camminando Scalzi.<em><strong></strong></em></div>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/sos-precario.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-13261" title="sos precario" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/sos-precario-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Cosa faccio, diciamo, non è una novità rispetto al panorama giovanile attuale. Chi sono, posso rispondere con un più semplice “<em>cosa pensavo che sarei potuto essere</em>”: ho quasi trent’anni e ho sempre immaginato questo capitolo della mia vita come un momento dove chiudevo serenamente il mio periodo giovanile, o per meglio dire il tempo delle “cazzate” e mi incamminavo verso l’era delle scelte (tutto questo ovviamente se paragonato alla vita dei miei genitori), e invece paradossalmente sembra che le uniche scelte di senso fatte fino a oggi, anche se inconsapevoli, le abbia vissute nel periodo compreso tra l’infanzia e la fine dell’università, dove appunto c’era qualcun altro a scegliere per me. Non perché ora non sappia scegliere, né perché non abbia preso decisioni, ma semplicemente perché qualsivoglia scelta sia stata intrapresa non era, per usare lessico da risorse umane,  “corrispondente al profilo richiesto”.  Molte domande hanno affollato la mia testa sul come andare avanti, su cosa inventarmi, se valeva la pena perseguire la stessa strada o cambiare completamente per ricominciare da capo&#8230; per quanto però mi impegnavo a cercare una risposta, una soluzione, sentivo che il problema non era prevalentemente rispetto a ciò che avrei potuto avere, trovare o cercare, bensì rispetto a chi sono; perché sentivo che il lavoro non era la soluzione. Allora ho smesso di guardare in avanti (un po’ per non alimentare false speranze, un po’ per imparare a godermi il presente, un po’ per non rinunciare al piacere delle sorprese) e ho cominciato a guardarmi intorno: vedevo tanti “me”, non nell’accezione di un ego smisurato, bensì nella comunione di intenti, esperienze e sensazioni. Così, come un viaggio a ritroso, ho iniziato a guardarmi dentro, e allora ho trovato le cause di questo mio peregrinare senza meta tra me e il mondo: “Siamo definiti una generazione fortunata perché non abbiamo vissuto la guerra, perché non soffriamo la fame e conduciamo vite agiate; la guerra però l&#8217;abbiamo avuta dentro le nostre famiglie, ci sono giovani che soffrono di bulimia o anoressia, mentre il comfort ci ha reso schiavi della noia. Siamo stati educati dalla televisione, cresciuti a “pane e lieto fine”; i sogni però non sono stati rifugio sufficiente dalla problematicità e la realtà non ha offerto un&#8217;alternativa concreta alla fantasia. Ci hanno insegnato il rispetto, facendoci innamorare della bellezza del Creato e delle genti; però sottostiamo tutti a regole economiche che non solo hanno inquinato il mondo, ma i cuori, seminando odio da oriente a occidente. Ci hanno fatto credere che la società si divide in vincenti e perdenti, che si può essere di successo anche senza saper fare niente, e di essere alternativi sempre e comunque; nessuno però ci ha detto che i veri eroi non sono perfetti come nei media, ma sono quelli che faticano quotidianamente, cadono e si rialzano&#8230; e magari muoiono lavorando.</p>
<p><img class="alignleft  wp-image-13382" title="9788856742923" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/9788856742923.jpeg" alt="" width="150" height="227" /></p>
<p>Pensavo che modernità significasse anche tutela degli indifesi; qui anziani e bambini sono lasciati a loro stessi; da altre parti ci sono bambini che &#8220;giocano&#8221; a fare il soldato in sporche guerre, altrove sono diventati essi stessi giocattoli per adulti. Pensavo che pari opportunità significasse una società con ruoli che prescindessero dal genere; alcune donne invece hanno dovuto rinnegare la propria femminilità per stare al passo del “branco”, mentre altre hanno dovuto sbattere in vetrina solamente la propria femminilità; al resto non è stata data altrettanta visibilità.</p>
<p>Ci hanno detto «<strong>Studia</strong>», così noi giovani abbiamo collezionato tanti “pezzi di carta”; poi ci hanno “parcheggiati” in tirocini sottopagati, regredendo a fare manovalanza da ufficio; infine ci richiedono esperienze lavorative qualificanti ma non ci hanno dato la possibilità di qualificarci. Volevo essere giornalista ma non basta per sopravvivere; credere nell&#8217;amore ma oggi tutto dura quanto un&#8217;emozione; vivere secondo valori ma sembra che ora i valori siano mossi solo dall&#8217;interesse. Il vero precariato è stata la condizione esistenziale di contraddittorietà che abbiamo vissuto e con cui siamo cresciuti, non la misera ricerca del lavoro. Non domandateci più che tipo di lavoro sogniamo, non ricordateci il lavoro che cerchiamo e non troviamo, non fateci lavorare ancora di fantasia per inventarci un lavoro. Chiedeteci solo che società vorremmo costruire”.</p>
<p><em>Daniele Mariani</em></p>
<p><div id='stb-container-525' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-525' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-525' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita?<br />
Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="../collabora-con-noi">trovate qui</a>. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi!</div></div>
<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-top: 40px; margin-right: 35px">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fprecari-amici-5-la-societa-da-costruire.html"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fprecari-amici-5-la-societa-da-costruire.html&amp;style=normal&amp;b=2" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/precari-amici-5-la-societa-da-costruire.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Licenziamenti facili, ecco la soluzione</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/licenziamenti-facili-ecco-la-soluzione.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/licenziamenti-facili-ecco-la-soluzione.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 12:46:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Griso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[CGIL]]></category>
		<category><![CDATA[commissione bilancio]]></category>
		<category><![CDATA[contratto collettivo nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[licentiamenti facili]]></category>
		<category><![CDATA[precari]]></category>
		<category><![CDATA[susanna camusso]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=11441</guid>
		<description><![CDATA[In questi giorni concitati, il Governo si trova a far fronte ai problemi finanziari di un Paese sempre più senza una guida solida e forte. Tra le varie idee brillanti che sono saltate fuori, spiccano gli emendamenti approvati in Commissione Bilancio che prevedono deroghe alla legislazione lavorativa vigente e ai contratti collettivi nazionali. Nella pratica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni concitati, il Governo si trova a far fronte ai problemi finanziari di un Paese sempre più senza una guida solida e forte. Tra le varie idee brillanti che sono saltate fuori, spiccano gli emendamenti approvati in Commissione Bilancio che prevedono deroghe alla legislazione lavorativa vigente e ai contratti collettivi nazionali.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/susanna-camusso.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-11444" title="susanna-camusso" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/susanna-camusso-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nella pratica i contratti lavorativi potranno essere trattati e discussi <strong>anche in deroga alle attuali leggi vigenti</strong>, compreso il discorso sui licenziamenti. Questo in cosa si traduce? Le aziende avranno la possibilità di &#8220;licenziare&#8221; più facilmente i propri dipendenti (restano fuori dalle deroghe solo le donne vicine a matrimonio e gravidanza) attraverso accordi con i sindacati interni. Secondo <strong>Susanna Camusso</strong> di CGIL, questa è legge è &#8220;anticostituzionale&#8221;, e mira a distruggere l&#8217;autonomia dei sindacati nazionali. In concreto è un modo per aggirare completamente il contratto nazionale collettivo. Se l&#8217;azienda riesce ad accordarsi internamente con le rappresentanze sindacali, potrà arbitrariamente e senza alcun referendum interno modificare i vigenti contratti nazionali. Sarà, quindi, anche più facile licenziare.</p>
<p>L&#8217;<strong>articolo 18</strong> diventa così sempre più labile, ed è inevitabile sottolineare come questa maggioranza continui a penalizzare i lavoratori, inseguendo la chimera della ripresa economica. Rimane un mistero per noi (che non ne capiamo molto di economia, ma qualcosa lo intuiamo), ma anche per gli addetti ai lavori, come una &#8220;maggiore mobilità&#8221; (chiamiamola così) possa risollevare le sorti della nostra economia. Dare più potere alle aziende significherà inevitabilmente togliere sempre più libertà ai lavoratori, libertà conquistate negli anni con dure lotte faticose. E chi ci assicura che le aziende non si accorderanno internamente per modificare i contratti con i loro stessi sindacati-rappresentanti &#8220;di comodo&#8221;? Chi impedisce ad un&#8217;azienda di mettere i lavoratori gli uni contro gli altri dicendo &#8220;o ne licenziamo tot, o si chiude&#8221;? Insomma, sembra l&#8217;ennesimo enorme pastrocchio, poco incisivo dal punto di vista del rilancio economico e assolutamente mutilante nei confronti dei diritti dei lavoratori.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/finanza-usa.jpeg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-11443" title="soldi" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/finanza-usa-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nel frattempo <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/05/finanziaria-piu-morbidele-misure-anti-evasione/155314/" target="_blank">leggiamo</a> che <strong>le misure anti-evasione</strong> e in generale le sanzioni per chi si fa beffe del Fisco diventano addirittura più &#8220;morbide&#8221;. Spariscono le dichiarazioni dei redditi online in nome della privacy, non c&#8217;è più l&#8217;obbligo di allegare alla dichiarazione dei redditi gli estremi dei conti correnti bancari e dei rapporti con gli operatori finanziari, rimane soltanto il carcere per i grandi evasori, ma in maniera non retroattiva. Insomma, si poteva pescare nell&#8217;immenso mare dell&#8217;evasione fiscale, dei milionari che non pagano le tasse e vanno a farsi le vacanze in Costa Smeralda, magari gli stessi milionari che sono a capo di aziende che un domani potranno decidere la vita dei singoli lavoratori in base a come gira il mercato.</p>
<p>E invece si è preferito ancora una volta <strong>limitare i diritti della gente comune</strong>, di chi deve portare il pane a casa e rischia ogni giorno di più di rimanere senza lavoro. Tra contratti a progetto, cocopro, licenziamenti facili e chi più ne ha più ne metta, il lavoro in Italia diventa sempre più una chimera irraggiungibile.
<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-top: 40px; margin-right: 35px">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Flicenziamenti-facili-ecco-la-soluzione.html"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Flicenziamenti-facili-ecco-la-soluzione.html&amp;style=normal&amp;b=2" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/licenziamenti-facili-ecco-la-soluzione.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tirocini retribuiti: un esempio da seguire&#8230;</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/tirocini-retribuiti-un-esempio-da-seguire.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/tirocini-retribuiti-un-esempio-da-seguire.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 02 Jul 2011 13:18:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erika Farris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[contratto]]></category>
		<category><![CDATA[costruire]]></category>
		<category><![CDATA[curriculum]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditoria]]></category>
		<category><![CDATA[opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[precariato]]></category>
		<category><![CDATA[progetto]]></category>
		<category><![CDATA[regione]]></category>
		<category><![CDATA[retribuiti]]></category>
		<category><![CDATA[selezione]]></category>
		<category><![CDATA[sì]]></category>
		<category><![CDATA[stage]]></category>
		<category><![CDATA[stagisti]]></category>
		<category><![CDATA[tirocini]]></category>
		<category><![CDATA[toscana]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=11063</guid>
		<description><![CDATA[S&#8217;intitola “Giovani sì” il progetto avviato nella Regione Toscana per cercare di dare una spinta di miglioramento alle nuove generazioni, oggi schiacciate dalla mancanza di lavoro e di prospettive. Un totale di oltre 334 milioni di euro stanziati, tra il 2011 e il 2013, per avviare una serie di interventi di sostegno all&#8217;occupazione e all&#8217;imprenditoria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/GIOVANI-Sì16-6-2011.png"><img class="alignright size-full wp-image-11078" title="GIOVANI Sì16-6-2011" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/GIOVANI-Sì16-6-2011.png" alt="" width="235" height="120" /></a>S&#8217;intitola “<strong>Giovani sì</strong>” il progetto avviato nella <strong>Regione Toscana</strong> per cercare di dare una spinta di miglioramento alle nuove generazioni, oggi schiacciate dalla mancanza di lavoro e di prospettive.</p>
<p>Un totale di oltre 334 milioni di euro stanziati, tra il 2011 e il 2013, per avviare una serie di interventi di sostegno all&#8217;occupazione e all&#8217;imprenditoria giovanile, con contributi per l&#8217;affitto e l&#8217;acquisto della casa.</p>
<p>Lo scorso 9 maggio la Giunta della Regione Toscana ha ad esempio approvato una &#8220;<em>carta dei tirocini e stage di qualità</em>&#8220;, che definisce le linee guida per la stesura di una legge regionale che si pone l&#8217;obiettivo di evitare l&#8217;abuso di questi “<em>percorsi formativi</em>”: troppo spesso utilizzati dalle aziende col solo scopo di accaparrarsi manodopera capace e competente a costo zero.</p>
<p>Come si legge nel blog del progetto <em>Giovani sì</em>, “<em>la Regione Toscana cofinanzia tirocini e stage presso le imprese, con borse di studio (a titolo di rimborso) di 400 euro mensili. Di questi, 200 sono a carico dell’azienda e 200 della Regione. Sono esclusi stage e tirocini curriculari promossi da università, istituzioni scolastiche, centri di formazione professionale. Il giovane che accede al tirocinio deve essere inoccupato o disoccupato/in mobilità.</em></p>
<p><em><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/Giovani-Sì-stage-retribuiti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11087" title="Giovani-Sì-stage-retribuiti" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/Giovani-Sì-stage-retribuiti1-207x300.jpg" alt="" width="207" height="300" /></a>Se l’azienda, alla fine del tirocinio, decide poi di <strong>assumere il giovane</strong> (di età compresa fra i 18 e i 30 anni) con un contratto a tempo indeterminato, la Regione mette a disposizione incentivi pari a 8 mila euro, che saranno elevati a 10 mila euro in caso di tirocinanti appartenenti alle categorie previste dalla legge sul diritto al lavoro dei disabil</em>i”.</p>
<p>Nel 2010 in Toscana sono stati attivati circa 15 mila stage, circa 4000 in più rispetto al 2008, e l&#8217;esperienza personale mi dice che molti di questi non abbiano realmente coinvolto persone inesperte, alle prese con la prima esperienza lavorativa&#8230;</p>
<p>Questa norma servirebbe dunque a garantire una base economica ai giovani stagisti che vivono in questa regione, ma soprattutto a sensibilizzare ed educare le aziende che spesso abusano di questo strumento.</p>
<p>E dopo che la Toscana avrà approvato la sua legge sulla retribuzione degli stage, la speranza sarà quella di assistere a un contagio nazionale di questa politica.</p>
<p>Un primo passo è stato quasi compiuto: sintomo di un problema che finalmente comincia a essere avvertito anche da coloro che non ne sono direttamente coinvolti&#8230;</p>
<p>Che qualcosa stia davvero cambiando?
<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-top: 40px; margin-right: 35px">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Ftirocini-retribuiti-un-esempio-da-seguire.html"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Ftirocini-retribuiti-un-esempio-da-seguire.html&amp;style=normal&amp;b=2" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/tirocini-retribuiti-un-esempio-da-seguire.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Polso di Puma &#8211; Non c&#8217;e&#8217; solo chi cerca lavoro</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/polso-di-puma-non-ce-solo-chi-cerca-lavoro.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/polso-di-puma-non-ce-solo-chi-cerca-lavoro.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 10:32:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PolsodiPuma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Polso di Puma]]></category>
		<category><![CDATA[condizionamento]]></category>
		<category><![CDATA[curriculum]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione giovanile]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[neolaureati]]></category>
		<category><![CDATA[pensione]]></category>
		<category><![CDATA[polsodipuma]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[svogliati]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=10766</guid>
		<description><![CDATA[Il giovane attuale secondo me è un po’ traviato ormai. Ma non riesce più ad ammetterlo, questo è il vero problema. È come chiedere a qualcuno se ha votato l’attuale presidente del consiglio&#8230; Nessuno lo ammette! Sono quelle cose strane ma che accadono e sono incontrollabili. Vi sto parlando del fatto che ormai questo neolaureato, questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/lavoro-1.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-10907" title="lavoro (1)" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/lavoro-1-300x261.jpg" alt="" width="168" height="146" /></a>Il giovane attuale secondo me è un po’ traviato ormai.</p>
<p>Ma non riesce più ad ammetterlo, questo è il vero problema.</p>
<p>È come chiedere a qualcuno se ha votato l’attuale presidente del consiglio&#8230; Nessuno lo ammette!</p>
<p>Sono quelle cose strane ma che accadono e sono incontrollabili. Vi sto parlando del fatto che ormai questo neolaureato, questo diplomato, questo scuola-dell’obbligato, non puo’ più guadagnare mille euro al mese! Non può fare l’inserviente o l’operatore ecologico, non può usare le mani per lavorare!</p>
<p>Tra un aperitivo, una serata in discoteca, uno status su facebook da casa e uno dall’iphone è ormai sfuggito il senso del lavoro (&#8220;<em>che non c’è</em>&#8220;, voi direte), ma più di tutto il senso delle proprie possibilità. Ok è una banalità il fatto che tutti vivano al di sopra delle proprie possibilità; che la competizione, l’apparire appiattisce i bisogni &#8211; che diventano uguali per tutti i ceti &#8211; e che non tutti possono affrontare certe spese ma lo fanno lo stesso. Ma secondo me le banalità non vanno lasciate stare lì, a zonzo.</p>
<p>Allora ricapitoliamo: la gente si lascia condizionare e vuole tutto quello di cui non ha bisogno per un continuo apparire simile al vicino, al capo, a<strong> quello della tv</strong>.</p>
<p>Bene.</p>
<p>BENE?</p>
<p>Male! Ma le cose peggiori sono quando a essere travolti da questo tipo di crisi sono i famosi ragazzi &#8220;con la testa a posto&#8221;. Che si sentono fuori dal gregge. Si sentono così fuori che non possono fare quello che fanno gli altri. Si sentono superiori, si sentono limitati, sentono che la propria terra non offre niente, sentono che devono fuggire, sentono che devono avere posti di responsabilità, pensano che la responsabilità del matrimonio o di un figlio è pesante senza aver fatto ancora carriera, pensano, come insegna mediobanca, che il mondo giri intorno a loro.<br />
Questo di sicuro non era un atteggiamento dei nostri genitori. Questa arroganza, questo protagonismo… Mi puzza!</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/lavoro-disoccupazione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10904" title="lavoro-disoccupazione" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/lavoro-disoccupazione-300x214.jpg" alt="" width="240" height="171" /></a>Nel film &#8220;<strong>il padrino</strong>&#8221; c’è la frase mitica: &#8220;<em>il potere logora chi non ce l’ha</em>&#8220;. E ok, può essere.</p>
<p>Ma quanti esempi conosciamo di gente che invece di potere ne ha e ne viene logorata?</p>
<p>Ci sono persone capaci, persone fortunate e persone che impiegano la loro vita nel raggiungimento dei loro obiettivi. Onore a loro.<br />
La mia potrebbe essere una questione stupida, ingenua.</p>
<p>Ma mi chiedo: se fossimo tutti più consapevoli di essere normali, se iniziassimo a pensare tutti di dover fare una vita da onesto lavoratore per 40 anni, vivremmo meglio?</p>
<p>Oppure i sogni aiutano a vivere?</p>
<p>Il punto è che questo nostro mondo nel quale dobbiamo essere tutti straordinari, tutti dobbiamo ostentare la nostra unicità, inevitabilmente ci rende tutti uguali. E allora tutte le ragazze si descrivono pazzerelle,  tutti i ragazzi pensano di essere bulletti o imprenditori in erba, mentre dietro di loro c’e’ tanta tanta insicurezza.</p>
<p><em>Il molosso<br />
</em><em>_________________________________________________________________________________</em></p>
<p>Gli articoli della rubrica &#8220;Polso di Puma&#8221; sono reperibili anche sul blog <a href="http://www.polsodipuma.blogspot.com" target="_blank">www.polsodipuma.blogspot.com</a></p>
<div id='stb-container-2408' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-2408' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-2408' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita ?</p>
<p>Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="../collabora-con-noi">trovate qui</a>. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi.</div></div>
<p>&nbsp;
<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-top: 40px; margin-right: 35px">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fpolso-di-puma-non-ce-solo-chi-cerca-lavoro.html"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fpolso-di-puma-non-ce-solo-chi-cerca-lavoro.html&amp;style=normal&amp;b=2" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/polso-di-puma-non-ce-solo-chi-cerca-lavoro.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Verso la nuova PAC</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/verso-la-nuova-pac.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/verso-la-nuova-pac.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 May 2011 09:35:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Lutzu</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Petrini]]></category>
		<category><![CDATA[contadini]]></category>
		<category><![CDATA[finanziamenti]]></category>
		<category><![CDATA[OGM]]></category>
		<category><![CDATA[PAC]]></category>
		<category><![CDATA[pastori]]></category>
		<category><![CDATA[proteste]]></category>
		<category><![CDATA[quote latte]]></category>
		<category><![CDATA[slow food]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo rurale]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=10154</guid>
		<description><![CDATA[La Politica Agricola Comune (PAC) assorbe il 40% circa del bilancio comunitario, ed è quindi la più importante politica europea in termini monetari. Tramite la PAC si decide sostanzialmente cosa e come mangiamo, chi produce il cibo, ma anche il paesaggio e lo sviluppo delle aree rurali dei 27 paesi membri. Stiamo parlando della vita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 13.0px 0.0px; line-height: 19.0px; font: 17.0px Georgia} span.s1 {font: 16.0px Verdana} -->La Politica Agricola Comune (PAC) assorbe il 40% circa del bilancio comunitario, ed è quindi la più importante politica europea in termini monetari. Tramite la PAC si decide sostanzialmente cosa e come mangiamo, chi produce il cibo, ma anche il paesaggio e lo sviluppo delle aree rurali dei 27 paesi membri. Stiamo parlando della vita di oltre<strong> 495 milioni di persone</strong>.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/pac.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-10277" title="pac" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/pac.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a>Nata nel 1956, la PAC rappresenta di fatto l&#8217;unica politica sulla quale c&#8217;è stato un effettivo passaggio di sovranità da parte degli stati membri, e viene quindi decisa esclusivamente a livello Europeo. Secondo il nuovo Trattato di Lisbona, in materia di PAC è previsto l&#8217;accordo di tutti i principali organi dell&#8217;UE ovvero il Parlamento Europeo, il Consiglio Europeo e la Commissione Europea. Nel 2010 è partito l&#8217;iter che porterà alla definizione della nuova politica agricola, che sarà in vigore nel periodo 2014-2020. Siamo quindi nel mezzo di uno straordinario momento decisionale a cui siamo tutti chiamati a partecipare. Ma di che cifre stiamo parlando e come vengono spese? Si parla di investimenti per circa <strong>55 miliardi di euro</strong>, e non bisogna essere degli economisti per capire che si tratta di un fracco di soldi.</p>
<p>Attualmente l&#8217;80% dei contributi vanno al 20% dei produttori. A fronte degli oltre <strong>6 miliardi di euro destinati all&#8217;Italia</strong>, abbiamo da un parte il 58,6% delle aziende che riceve aiuti per circa 394 euro l&#8217;anno, dall&#8217;altra un&#8217;industria per la produzione di zucchero che riceve da sola oltre 24 milioni di euro (dossier AIAB &#8211; 5 maggio 2011 e  dati www.agea.gov.it).</p>
<p>Le piccole aziende agricole costrette a chiudere i battenti sono sempre più numerose, e le proteste dei pastori si fanno sempre più incalzanti. Ma potranno mai vincere se rimane una battaglia per il prezzo del latte?</p>
<p><!-- p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; line-height: 19.0px; font: 14.0px Georgia} span.s1 {text-decoration: line-through ; color: #ff0000} -->Se il dissenso e il dibattito sono riservati agli addetti al settore, se non prendiamo coscienza del fatto che si parla del nostro cibo, del nostro territorio, della nostra vita, quante speranze abbiamo?</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/mix_agricoltura.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10279" title="mix_agricoltura" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/mix_agricoltura-300x254.jpg" alt="" width="230" height="194" /></a>La riforma della PAC riguarda tutti noi e sta a noi decidere in che direzione andare. Decidere tra produzioni industriali e produttori locali. Tra OGM e <strong>biodiversità</strong>. Tra il restare meri consumatori e iniziare a pensarci<strong> co-produttori</strong>.</p>
<p>Per ora, l&#8217;attenzione dei grandi media si è dimostrata del tutto insufficiente se paragonata alla portata del fenomeno. Ma se il dibattito accende la rete, si crea quella <strong>massa critica</strong> che semplicemente non può essere ignorata. E si ottiene così quella pressione sana e necessaria sulla classe politica da cui scaturisce il <strong>cambiamento </strong>democratico.</p>
<p>Per dirla con le parole di <a title="Carlo Petrini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Petrini_(gastronomo)" target="_blank">Carlo Petrini</a> è venuto il momento di &#8220;<strong>pensare nuovi paradigmi&#8221;</strong>, coniugando innovazione e tradizione. Senza cercare in alcun modo di mitizzare il mondo agricolo. Ma ricordandoci un po&#8217; più spesso che la nostra sopravvivenza dipende dal lavoro dei contadini (e dei pastori e dei pescatori&#8230;).</p>
<p><div id='stb-container-3228' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-3228' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-3228' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="../collabora-con-noi">trovate qui</a>. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi.</div></div>
<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-top: 40px; margin-right: 35px">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fverso-la-nuova-pac.html"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fverso-la-nuova-pac.html&amp;style=normal&amp;b=2" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/verso-la-nuova-pac.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Saras: ci risiamo</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/saras-ci-risiamo.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/saras-ci-risiamo.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 11:20:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Richpoly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[azoto]]></category>
		<category><![CDATA[idrogeno solforato]]></category>
		<category><![CDATA[Marongiu]]></category>
		<category><![CDATA[Moratti]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[operai]]></category>
		<category><![CDATA[Pierpaolo Pulvirenti]]></category>
		<category><![CDATA[Priolo]]></category>
		<category><![CDATA[raffinerie sarde]]></category>
		<category><![CDATA[saras]]></category>
		<category><![CDATA[Schirru]]></category>
		<category><![CDATA[sciopero]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Surroch]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=9705</guid>
		<description><![CDATA[Ci risiamo. Si, è proprio il caso di dirlo, anzi di gridarlo a gran voce. Per la quarta volta, un altro cuore ha cessato di battere, e per la quarta volta c’è di mezzo la Saras. La Saras Raffinerie Sarde è una Spa costituita costituita nel 1962. La società si occupa di raffinazione petrolifera e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/iniziale.jpg"><br />
</a>Ci risiamo. Si, è proprio il caso di dirlo, anzi di gridarlo a gran voce. Per la quarta volta, un altro cuore ha cessato di battere, e per la quarta volta c’è di mezzo la Saras. La <strong>Saras Raffinerie Sarde </strong> è una Spa costituita costituita nel 1962. La società si occupa di raffinazione petrolifera e l&#8217;impianto di Sarroch lavora circa 300.000 barili al giorno, cioè il 15% dell&#8217;intera raffinazione in Italia.</p>
<p>Lunedì 11 aprile il venticinquenne operaio della <strong>Star Service</strong>, <strong>Pierpaolo Pulvirenti</strong>, è morto perché ha respirato <em>l’idrogeno solforato</em> uscito da una delle colonne dell’impianto “<em>Dea2</em>”, dove stava prestando la sua ordinaria opera lavorativa. La sua morte ripropone il dramma, in realtà mai sopito, della sicurezza, o meglio della poca sicurezza che si vive nei luoghi di lavoro. Il che risulta ancora più grave se si pensa che l’azienda coinvolta, ed ancora una volta sul banco degli imputati, è sempre la stessa cioè la Saras,.</p>
<p>La dinamica dell’incidente sembra essere abbastanza chiara ed evidente. Le testimonianze degli astanti e dei colleghi dei tre operai coinvolti hanno subito confermato l’anomalia accaduta nella circostanza dell’incidente. Gli operai della Star Service, azienda con base ad Augusta e cuore nella raffineria di Priolo, hanno aperto uno dei tre “passi d’uomo” collocati ad altezza diversa nella colonna per avviare le procedure di manutenzione. Il loro intervento è iniziato dopo il <strong>via libera</strong>, cartaceo, avuto dalla Saras ed in particolare dal settore che si occupa del rilascio dei permessi di lavoro. Il nulla osta è stato rilasciato, in quanto obbligo di legge, dopo aver effettuato prove ambientali, si presume certificate, dei <strong>tecnici Saras</strong> che dovevano certificare, ed infatti <strong>hanno certificato, l’assenza di pericoli</strong>.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/20090527_051020_4713DB24_medium.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9710" title="20090527_051020_4713DB24_medium" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/20090527_051020_4713DB24_medium-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" /></a>Era stata accertata la assenza di  qualsivoglia gas in pressione, tantomeno nocivo come è l’idrogeno solforato. Dopo tali accertamenti, verifiche e assicurazioni, passati al vaglio dal capo cantiere della Star Service, i tecnici avrebbero potuto effettuare le prime attività. <em>«Di solito in queste colonne si opera prima dall’apertura superiore, e poi si passa a quella inferiore, per consentire “l’effetto camino” in caso di presenza di fumi o vapori pericolosi a maggior ragione in pressione. E invece &#8211; </em>ha detto <strong>William Schirru</strong>, delegato della Filctem &#8211; Cgil<em> &#8211; mi risulta che l’ordine di intervento non sia stato quello abituale. Ma in ogni caso è evidente che <strong>dentro quella colonna non ci dovevano essere quei fumi, e chi ha consegnato l’impianto bonificato e verificato solo a parole ha commesso un errore non perdonabile</strong>»</em>.</p>
<p>La famiglia Moratti, proprietaria della Saras, è arrivata ieri mattina con una delegazione composta da Angelo, vicepresidente, e dai consiglieri Angelo Mario e Gabriele. Una “nota stampa” della famiglia Moratti recita «<em>profondo dolore</em>» per l’incidente definito «<em>tragico evento</em>» sul quale «<em>sono in corso accertamenti sulla dinamica e le cause, sia da parte della società che da parte delle autorità competenti</em>». Al di là della ovvia tragicità dell’evento la situazione risulta essere particolarmente drammatica, dato che siamo di fronte al ripetersi di una strage già avvenuta due anni fa, sempre alla Saras.</p>
<p>Per quel che concerne le responsabilità, la dinamica dei fatti e le testimonianze hanno fornito immediatamente una prima risposta che consente di puntare il dito sul committente. «<em>È come se chiamassimo un elettricista a casa e gli chiedessimo di intervenire sulle prese a muro, garantendogli di aver staccato la corrente. E invece non lo facciamo</em>». <em>Il segretario della Camera del Lavoro della Cgil, <strong>Nicola Marongiu</strong></em>, ha utilizzato questa metafora per spiegare cosa sia successo lunedì sera. La corrente, cioè nel nostro caso <em>il gas velenoso</em>, era ancora sotto pressione nella colonna. I dirigenti della Saras, oltretutto, hanno ammesso di aver sbagliato.</p>
<p><strong>La catena della sicurezza</strong>, quell’insieme complesso di procedure che obbliga a mettere insieme in una sequenza precisa tutte le autorizzazioni di diversi uffici prima di mettere mani all’impianto, è palesemente saltata. Sarà la magistratura ad accertare se esistono responsabilità gestionali o, cosa molto utopistica, solo personali. Sicuramente il modello Saras, messo in crisi dopo i tre morti del 2009, subisce nuovamente un ridimensionamento ed è auspicabile una nuova ricostruzione strutturale e gestionale. Non possono rimanere impunite certe condotte che hanno mietuto vittme e che nulla fa pensare che non possano mieterle nuovamente.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/ora-basta.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9711" title="ora basta" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/ora-basta.jpg" alt="" width="230" height="188" /></a>Vale la pena ricordare come il 26 maggio 2009, allo stabilimento di Sarroch, tre operai di un&#8217;azienda esterna rimasero uccisi mentre effettuavano un lavoro di manutenzione in un accumulatore dell&#8217;impianto MHC 2 (MildHydroCracking). A causare la morte fu la <strong>presenza di Azoto nell&#8217;apparecchiatura</strong>. I sindacati anche allora avevano indetto uno sciopero e parlato di &#8220;morte annunciata&#8221;, denunciando come la pericolosità del sito fosse ampiamente nota.</p>
<p>Voglio riproporvi (riportandole dal Corriere della sera del 27 maggio 2009) le parole a suo tempo spese dallo stesso Nicola Marongiu, segretario della Camera del lavoro di Cagliari e dal<em> </em>segretario generale della Cgil sarda, Enzo Costa. Il primo disse:<em> “Non sappiamo se l&#8217;accumulatore dove i tre operai sono morti fosse stato bonificato. Certo, il gas che li ha uccisi non doveva essere presente al momento del loro ingresso della zona di accumulo, dove si svolge un particolare tipo di lavorazione sul gasolio”. </em>Il secondo affermò<em>: “La raffineria è un luogo ad alto rischio, non è la prima volta che succedono incidenti mortali, ma mai erano stati di questa gravità. <strong>È un incidente gravissimo ma nessuno parli di fatalità, la pericolosità del sito era ampiamente nota</strong>”.</em></p>
<p>Appunto. Nessuno parli di fatalità, la pericolosità del sito era ampiamente nota e, purtroppo, abbiamo le prove che lo è tuttora<em>. </em>Ecco allora spiegato il motivo per cui “ci risiamo”, perché da quel 26 maggio non è cambiato proprio niente. Quanti altri morti serviranno per iniziare a fare qualcosa?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-top: 40px; margin-right: 35px">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fsaras-ci-risiamo.html"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fsaras-ci-risiamo.html&amp;style=normal&amp;b=2" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/saras-ci-risiamo.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>(pre)Cari Amici #4 &#8211; Ricercatori alla corte di sua Maestà</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/precari-amici-4-ricercatori-alla-corte-di-sua-maesta.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/precari-amici-4-ricercatori-alla-corte-di-sua-maesta.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 13 Mar 2011 17:05:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Griso</dc:creator>
				<category><![CDATA[(pre)Cari Amici]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[cervelli in fuga]]></category>
		<category><![CDATA[dottorato di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[einstein]]></category>
		<category><![CDATA[fisica]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro precario]]></category>
		<category><![CDATA[precariato]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[ricercatori]]></category>
		<category><![CDATA[ricercatori precari]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>
		<category><![CDATA[university of manchester]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=8951</guid>
		<description><![CDATA[&#160; Un tavolino, un caffè, magari un muffin (che in Gran Bretagna &#8216;o sanno fa) ed è pronta un&#8217;ottima scusa per chiaccherare un po&#8217;, specialmente se si tratta di prendersi una pausa dai fogli, dallo schermo, dai conti, dai grafici, insomma dall&#8217;odi et amo quotidiano. Essendo quindi ben consapevole che non avrebbero potuto resistere a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<div id='stb-box-9974' class='stb-custom_box' ></p>
<p><strong>Alessandro Fregoso</strong>, che sta sostenendo un dottorato di ricerca in fisica, ha intervistato due nostri conterranei che stanno facendo i ricercatori in Inghilterra. Un interessante spaccato della vita dei cosiddetti <strong>&#8220;cervelli in fuga&#8221;</strong> è il protagonista di questa quarta puntata di (pre)Cari Amici. Raccontateci la vostra storia, e noi la pubblicheremo. Farlo è semplicissimo, basta cliccare su &#8220;Contattaci&#8221; o sul banner qua di lato.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>La Redazione di Camminando Scalzi.</em></strong></p>
<p></div>
<p style="text-align: right;"><strong><em></em></strong></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/fuga_cervello.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-8954" title="fuga_cervello" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/fuga_cervello.jpeg" alt="" width="179" height="158" /></a>Un tavolino, un caffè, magari un muffin (che in Gran Bretagna &#8216;o sanno fa) ed è pronta un&#8217;ottima scusa per chiaccherare un po&#8217;, specialmente se si tratta di prendersi una pausa dai fogli, dallo schermo, dai conti, dai grafici, insomma dall&#8217;odi et amo quotidiano. Essendo quindi ben consapevole che non avrebbero potuto resistere a una proposta così allettante, sono riuscito a incontrarmi con <strong>la dott.ssa Stefania Maccalli e il dott. ing. Ruggero Poletto</strong>, due dottorandi presso la <strong>University of Manchester</strong>, in Inghilterra, e a porre loro qualche domanda sulla loro esperienza nel variopinto calderone della ricerca scientifica.</p>
<p><strong>Chiariamoci subito: voi non siete veri dottori, giusto?</strong></p>
<p>Facce basite, mezzi sorrisi, un silenzio imbarazzato che grida, letteralmente, “ma che sta addì”. Urge precisazione.</p>
<p><strong>Nelle conversazione più normali, “dottore” è quasi sempre sinonimo di “medico” e so, per esperienza personale e non, che può capitare di avere l&#8217;impressione che il proprio titolo di studio non venga considerato come ci si aspetterebbe perché non corrisponde a una professione tradizionalmente “rispettabile”. Avete anche voi qualche esperienza a riguardo?</strong></p>
<p><em>Stefania: Una volta, parlando con una persona appena conosciuta, ci si diceva cosa si fa nella vita, e io raccontai che ero laureata in fisica. Al che mi fu ribattuto “ah sì, avrei proprio un po&#8217; di pancetta da buttar giù, non è che potresti consigliarmi cosa fare in palestra?”. È vero, il nome è simile, ma l&#8217;educazione fisica è decisamente un altro ambito della conoscenza&#8230;</em></p>
<p><em>Ruggero: In realtà il titolo di ingegnere rientrerebbe anche tra quelli “rispettabili”, ma appena m&#8217;hanno dato in mano la laurea mi hanno detto: “tu sei dottore in ingegneria ma non sei ancora ingegnere perché ti manca l&#8217;esame di stato”, per cui mi sento sempre come qualcuno a cui manca qualcosa per essere qualcos&#8217;altro.</em></p>
<p><strong><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/UniversityOfManchester2.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-8957" title="UniversityOfManchester2" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/UniversityOfManchester2.jpeg" alt="" width="233" height="250" /></a>Raccontatemi un po&#8217; della vostra formazione.</strong></p>
<p><em>R.: Ho fatto il liceo scientifico in una piccola scuola di paese dove ci conosciamo tutti, poi sono andato a Padova a fare la laurea triennale e specialistica in ingegneria aerospaziale, dopodiché ho provato a trovare un&#8217;occupazione in Italia, non ho trovato niente che mi piacesse in maniera sostanziale, e soprattutto che mi permettesse di mettere in pratica quel che avevo imparato, per non parlare dell&#8217;aspetto economico, il più delle volte in uno stato desolante. Allora ho preso armi e bagagli, e ho deciso di approfondire i miei studi con un dottorato, e ho trovato il più adatto a me qui in Inghilterra.</em></p>
<p><em>S.: Alle elementari ho avuto la maestra unica, una seconda mamma che è stata capace di insegnarmi a ragionare, a imparare. Poi il periodo buio delle medie, il liceo scientifico con indirizzo informatico, che però non m&#8217;ha dato niente di diverso da un normale liceo; Università Cattolica di Brescia per tre anni a studiare fisica, spesso in corsi con più professori che studenti, quindi seguiti molto da vicino, fantastico. Tentativo di laurea specialistica fallito per varie incompatibilità di piano di studi, dopodiché sono venuta a sapere da amici di amici di amici che qua si poteva fare il dottorato anche solo con la laurea triennale e ho fatto subito le valigie.</em></p>
<p><strong>Albert Einstein sosteneva che ogni scienziato dovrebbe essere in grado di spiegare di cosa si occupa alla propria nonna. Di cosa vi occupate, cari nipotini?</strong></p>
<p><em>R.: Per risolvere problemi come ad esempio progettare un&#8217;ala o studiare il rumore prodotto da una turbina, spesso si usano simulazioni al computer. Per farle ci sono principalmente due metodi: uno veloce ma molto approssimativo e uno lento ma più accurato. Io sto cercando di creare un sistema ibrido che riesca a mettere insieme i vantaggi degli altri due.</em></p>
<p><em>S.: Mi occupo di ottica, cioè di ciò che riguarda la luce (e non di occhiali!). Recentemente sono state scoperte nuove proprietà dei fotoni, che sono le particelle di cui è fatta la luce, ed è possibile sfruttarle per capire di più delle stelle da cui la luce arriva fin qua. Io sto pensando agli strumenti che ci permetteranno di ottenere queste informazioni.</em></p>
<p><strong>Scegliere di fare ricerca scientifica non vuol dire mai intraprendere una strada comoda, in nessun periodo storico. Come mai avete preso questa direzione?</strong></p>
<p><em>S.: La botta in testa vocazionale risale al periodo delle elementari, appena ho potuto cominciare a leggere i libri di Asimov di mio papà. Dalla fantascienza è nato poi l&#8217;amore per l&#8217;astrofisica, che dura tutt&#8217;ora.</em></p>
<p><em>R.: Ci sono tante ragioni, ma credo che la più importante sia quella che dovrebbe esser valida per ogni scelta, e cioè la passione per quello che si sta facendo. Non sono mai stato attratto dall&#8217;idea dell&#8217;ingegnere che gestisce l&#8217;azienda, che fa il manager; mi interessano molto di più le sfide che si affrontano nella progettazione e nella ricerca.</em></p>
<p>Il caffè che non è ancora stato bevuto si sta raffreddando, il sole ormai basso fa capolino tra gli alberi immergendo il locale in un tepore che sa già di ritorno a casa per cena. È il momento ideale per una marzullata.</p>
<p><strong><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/manchester_university.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-8955" title="manchester_university" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/manchester_university.jpeg" alt="" width="250" height="261" /></a>Scienziati si nasce o si diventa?</strong></p>
<p><em>S.: Direi che si nasce, perlomeno in certi casi eclatanti. Ma se incontri le persone giuste, puoi anche imparare ad apprezzare l&#8217;ambiente e ad appassionartene col tempo. Ci sono persone che si innamorano con un colpo di fulmine, e altre che ci mettono di più a rendersene conto.</em></p>
<p><em>R.: Probabilmente nasci con la passione, poi sta a te far diventare questa passione una scelta di vita. È come il calcio, nasci con la dote giusta, ma se non ti alleni è inutile, non diventerai mai un calciatore.</em></p>
<p><strong>Cosa vuol dire per te fare scienza, qui e ora?</strong></p>
<p><em>S.: Per me innanzitutto è vivere un sogno che non speravo più di riuscire a realizzare. Poi è qualcosa che è soltanto per la conoscenza, la soddisfazione di aggiungerci il proprio pezzettino, anche se non dovesse comportare gratificazioni né sociali né economiche. Il bello è anche potersi confrontare con tante altre persone da tutto il mondo che condividono i tuoi stessi metodi e le tue stesse motivazioni.</em></p>
<p><em>R.: A me pare che la storia sia stata fatta e sia fatta tutt&#8217;ora da dei piccoli esserini come te e me, che cercano di risolvere i loro problemi, piccoli o grandi che siano. C&#8217;era il problema del trasporto, e qualcuno s&#8217;è detto “bè, quasi quasi mi invento la ruota”, e questo è fare scienza: cercare di risolvere i nostri piccoli problemi e migliorarci un po&#8217; la vita.</em></p>
<p><strong>Uno dei padri della fisica moderna, Niels Bohr, asseriva che fare previsioni è molto difficile, specialmente del futuro. Ciononostante, vi chiedo di provare a dare un&#8217;occhiata nei prossimi anni: quali sono le vostre speranze e che cosa vi aspettate?</strong></p>
<p><em>R.: Innanzitutto spero di finire il dottorato in tempo, e dopo mi piacerebbe tornare in Italia ad applicare quello che ho imparato. Il resto lo scopriremo solo vivendo, d&#8217;altronde se m&#8217;avessi fatto la stessa domanda qualche anno fa, mai t&#8217;avrei detto che mi sarei ritrovato a Manchester, men che meno a farmi fare un&#8217;intervista!</em></p>
<p><em>S.: Come primo obbiettivo, finire il dottorato, mettere la mia bandierina sulla cima della montagna, magari nel frattempo avendo realizzato qualcosa di utile anche per altra ricerca. Se poi potessi continuare a far ricerca, non importa dove, sarebbe il massimo. E anche farsi una famiglia&#8230;</em></p>
<p><strong>Chiudiamo in bellezza: un consiglio per chi sta muovendo i primi passi verso una vita dedicata alla scienza.</strong></p>
<p><em>R.: Lasciate perdere, ho già abbastanza concorrenza!</em></p>
<p><em>S.: Fatevi curare!</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Che dite, questi scienziati ci stanno già diventando troppo british? Tanti saluti ai continentali!</p>
<p>&nbsp;
<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-top: 40px; margin-right: 35px">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fprecari-amici-4-ricercatori-alla-corte-di-sua-maesta.html"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fprecari-amici-4-ricercatori-alla-corte-di-sua-maesta.html&amp;style=normal&amp;b=2" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/precari-amici-4-ricercatori-alla-corte-di-sua-maesta.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>(pre)Cari Amici #3 – 110 e lode: Italia, il paese della meritocrazia</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/precari-amici-3-%e2%80%93-110-e-lode-italia-il-paese-della-meritocrazia.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/precari-amici-3-%e2%80%93-110-e-lode-italia-il-paese-della-meritocrazia.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 27 Feb 2011 11:47:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Betty Bradshaw</dc:creator>
				<category><![CDATA[(pre)Cari Amici]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[concorso]]></category>
		<category><![CDATA[laurea]]></category>
		<category><![CDATA[meritocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[neolaureati]]></category>
		<category><![CDATA[precari]]></category>
		<category><![CDATA[precariato]]></category>
		<category><![CDATA[professori]]></category>
		<category><![CDATA[raccomandati]]></category>
		<category><![CDATA[ricercatori]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<category><![CDATA[voto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=8345</guid>
		<description><![CDATA[Questa storia delle prodigiose “signorine 110 e lode” non mi va proprio giù. Resta sul gozzo come un boccone amaro e indigesto. Italo Bocchino, in vari talk show, ripete le cifre da capogiro che questa “sorprendente” igienista dentale andrà ad accumulare nei suoi conti in banca per meriti tutti da verificare, a fronte di giovani militanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id='stb-box-878' class='stb-custom_box' >Oggi il vostro contributo per <strong>(pre)Cari Amici</strong> è redatto da <strong>Betty Bradshaw</strong>, che ci racconta le difficoltà di cui è irto il percorso della carriera medica. Impegno, studio, magari il massimo dei voti, ma la più grossa difficoltà è scontrarsi con la casta e il sistema dell&#8217;antimeritocrazia. Raccontateci anche la vostra storia, vi aspettiamo.</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>La redazione di Camminando Scalzi</strong></em></div>
<p>Questa storia delle prodigiose “signorine 110 e lode” non mi va proprio giù.</p>
<p>Resta sul gozzo come un boccone amaro e indigesto. Italo Bocchino, in vari talk show, ripete le cifre da capogiro che questa “sorprendente” igienista dentale andrà ad accumulare nei suoi conti in banca per meriti tutti da verificare, a fronte di giovani militanti che, pur prodigandosi per la causa sin dalla culla, vengono surclassati da persone come la Minetti. Gli si contrappongono Berlusconi (e, <em>in secundis</em>, Formigoni) che sostiene l’avvenente consigliera regionale, la cui strabiliante carriera accademica prova che questa ragazza prodigio <strong>merita</strong> di stare dov’è.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/concorso_pubblico.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-8459" title="Scuola, Esami di Maturità" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/concorso_pubblico-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Ecco, mi voglio soffermare su quel “merita”.</p>
<p>Se c’è un verbo che nel nostro paese decadente non dovrebbe più essere utilizzato è proprio “meritare”. Per rispetto verso chi, sull’inconsistenza del merito, si è logorato anima e corpo. Prendo ad esempio la classe medica, perché, volente o nolente, ne faccio parte. In particolare coloro che hanno avuto la triste idea (in modo del tutto presuntuoso!) di tuffarsi nella piscina (vuota) della ricerca scientifica italiana. Immaginiamo un giovane neo-maturato che passi l’estate a studiare (invece che partire per un’isola della Grecia) per superare il devastante <em>barrage</em> del numero chiuso. Immaginiamo che, solo tre giorni prima della prova, venga a sapere che il 70% delle domande verteranno su “cultura generale”. Immaginiamo dunque le bestemmie che naturalmente avrà proferito mentre gettava benzina sui libri di chimica, fisica, biologia…</p>
<p>Il giovane passa l&#8217;esame alla grande: gioia, tripudio… Sino al discorso d’ingresso (attenzione: NON di benvenuto) alle matricole. In un’aula spettrale vengono radunati giovani tremanti di felicità e di paura; dietro un ligneo altare su scranni fastosi… La casta! Figure in penombra dalle fattezze di cariatidi provvedono immediatamente a puntare estintori contro l’entusiasmo. Parlano in percentuale: il 30% dei presenti verrà ELIMINATO al primo semestre, un altro 30% entro il primo anno, del restante 40% qualcuno si laureerà, ma sicuramente non passerà l’esame per entrare in specializzazione… Ma cos’è, un lager? L’isola dei famosi? X-factor?</p>
<p>Ragazzi, stanno investendo sei, ben sei anni delle loro vite! Non sono mica qui a pettinare bambole! Una piccola pacca sulla spalla no?!</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/giovani.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8461" title="giovani" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/giovani-300x224.jpg" alt="" width="180" height="134" /></a><strong>I sei anni scorrono lentamente, penosamente, faticosamente</strong>, tra professoroni bastardi, medici che non hanno voglia di insegnare in corsia, leccapiedi che cominciano a spiccare sin dal terzo anno nella penombra generale di giovani stanchi e delusi. Arriva la laurea, dopo insulti, offese, tentativi di manomissione psicologica… Evviva! Centodieci e lode! Poi l’abilitazione e quindi… L’esame per la specializzazione. La tomba di tutti i neo-laureati non paraculati. Ma immaginiamo che quel giovane, rimboccandosi le maniche (anche se molti non hanno dovuto rimboccare esattamente quelle), ce la faccia. Evviva!</p>
<p>Cinque anni di specializzazione: i più brutti della sua vita. Baroni, portaborse, malcostume, progetti rubati, telefonini che squillano nel cuore della notte per chiedere dov’è il lavoro X, guardie non assistite e non assicurate, promozioni di carriera del tutto ingiustificate, viaggi all’estero convertiti ad altri con il proprio progetto di ricerca, corse in aeroporto per “accompagnare” il capo a un congresso oltreoceano. All’inizio il giovane cerca di ribellarsi, di trovare una coesione di classe: ma i più tacciono &#8211; peggio &#8211; osteggiano. Il caldo della sedia che hanno sotto il sedere gli basta. Queste sono le regole, questo è il SISTEMA, è tutto normale. Se c’è qualcosa di anormale, è chi pensa che le cose possano andare diversamente. È cosa buona e giusta stare sotto il tavolo, leccare i piedi, prendere calci e mangiare briciole, puntando a un posto a tavola. Questo è il <em>vero</em> merito.</p>
<p>Finisce la specializzazione, a pieni voti! Evviva… E adesso?</p>
<p>Il giovane vede coetanei consenzienti e mediocri sfrecciare sull’onda del Professor Antani, avere il dottorato di ricerca grazie all’illustre Cavalier Lup-Man, partecipare a concorsi il cui bando, nella gazzetta ufficiale, l’avevano visto solo quelli del team dell’Ingegner Tapioca.<strong> Ma il giovane (che ormai è vecchio) continua a viaggiare sull’autostrada dell’Antimeritocrazia</strong>, tra progetti di ricerca e contratti a tempo determinatissimo, su una Panda comprata con <em>summa cum laude</em> in contanti e assegni di olio di gomito, vedendo sfrecciare automobili di lusso, SUV grandi come mammut, ferrarini superpotenti.</p>
<p>Onore al merito… Soprattutto a chi non ne ha.</p>
<p><div id='stb-container-1980' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-1980' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-1980' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="../collabora-con-noi" target="_blank">trovate qui</a>. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi.</div></div>
<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-top: 40px; margin-right: 35px">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fprecari-amici-3-%25e2%2580%2593-110-e-lode-italia-il-paese-della-meritocrazia.html"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fprecari-amici-3-%25e2%2580%2593-110-e-lode-italia-il-paese-della-meritocrazia.html&amp;style=normal&amp;b=2" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/precari-amici-3-%e2%80%93-110-e-lode-italia-il-paese-della-meritocrazia.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tutta colpa degli architetti</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/tutta-colpa-degli-architetti.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/tutta-colpa-degli-architetti.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 11:31:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela Scarpa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[architetto]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[condono]]></category>
		<category><![CDATA[costruzione]]></category>
		<category><![CDATA[edilizia]]></category>
		<category><![CDATA[incentivi]]></category>
		<category><![CDATA[ingengeria]]></category>
		<category><![CDATA[legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[progettazione]]></category>
		<category><![CDATA[progetto]]></category>
		<category><![CDATA[renzo piano]]></category>
		<category><![CDATA[risparmio energetico]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=8402</guid>
		<description><![CDATA[Sono un architetto e come tale intendo raccontarvi che cosa accade quando si sviluppa un progetto di edilizia, dal concepimento fino alla sua realizzazione, passando per le delicate fasi di ideazione, di confronto con il committente che finanzia l’opera, di approvazione delle pratiche comunali, igienico-sanitarie e di certificazione energetica, di relazione con le varie imprese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><div id='stb-box-3060' class='stb-custom_box' >Camminando Scalzi ospita ancora <strong>Daniela Scarpa</strong>, già autrice del primo articolo della nostra rubrica <strong><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/precari-amici-1-la-mamma-architetto.html" target="_blank">(pre)Cari Amici</a></strong>.<br />
Daniela è appassionata di scrittura, e potete seguirla anche sul suo blog personale &#8220;<a href="http://www.liberoviandante.blogspot.com/" target="_blank"><strong>liberoviandante</strong></a>&#8220;. I suoi interessi sono molteplici e spaziano dall’architettura al design, al mondo della maternità intesa come un’esperienza naturale e unica, all’attualità e alla denuncia di tutto ciò che dovrebbe cambiare nel nostro Paese. Passando per un amore profondo per la sua città di nascita, Napoli, e una forte attrazione verso ognitipo di viaggio, fisico o interiore che sia.</div></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/edilizia_alt.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-8470" style="float: right; border: 0px initial initial;" title="edilizia_alt" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/edilizia_alt-225x300.jpg" alt="" width="144" height="192" /></a></p>
<p>Sono un architetto e come tale intendo raccontarvi che cosa accade quando si sviluppa un <strong>progetto di edilizia</strong>, dal concepimento fino alla sua realizzazione, passando per le delicate fasi di ideazione, di confronto con il committente che finanzia l’opera, di approvazione delle pratiche comunali, igienico-sanitarie e di certificazione energetica, di relazione con le varie imprese che svolgeranno i lavori edili e, infine, di svolgimento del cantiere.<br />
Voglio raccontarvi questo processo perché molto spesso, anzi direi quasi sempre, quando si guarda un’opera edile, di qualunque edificio si tratti, e si riscontrano incongruenze, apparenti errori di progettazione, assurdità così evidenti da essere percepite anche dai non addetti ai lavori, paradossi talmente grandi da riderci (o piangerci) su, puntualmente si conclude: tutta colpa degli architetti.<br />
Non sono qui per convincervi che gli architetti siano esenti da colpe, perché è chiaro che questo non corrisponderebbe a verità. Voglio però che si sappia che spesso gli architetti operano scelte che sono davvero le uniche possibili, trovandosi a dover conciliare vincoli imposti da svariate figure professionali, tempistiche improponibili, imprevisti di cantiere, continue richieste dei committenti, normative di ogni tipo. Insomma un delirio totale in cui l’architetto cerca solo di sopravvivere evitando denuce e multe, beccandosi suo malgrado gli insulti di tutti, aventi diritto e non.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/edilizia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8471" title="edilizia" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/edilizia-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>È il nostro lavoro, e su questo concordo; e come tutti i lavori è fatto di responsabilità, scelte, impegno e sacrificio. Dunque ce lo prendiamo così com’è e continuiamo a svolgerlo con passione e professionalità.<br />
Sia chiaro però che se un muro è più sottile del dovuto e non è adeguatamente isolato, se gli impianti sono posizionati nei luoghi più impensabili e scomodi, se le finestre sono inadeguate e montate male, se le scelte dei materiali sembrano a dir poco casuali, causando ponti termici e inutili dispersioni, non sempre questo è frutto dell’incompetenza del progettista. Il quale, il più delle volte, vorrebbe tendere alla perfezione, estetica e funzionale, cercando una pubblicazione su una qualche rivista di architettura e un posto nell’Olimpo degli architetti, magari accanto al nostro mitico <strong>Renzo Piano</strong>, ma davvero si trova quasi sempre a dover lottare per realizzare un’opera quanto meno decente.<br />
Ecco, in sintesi, quello che accade. Quando un imprenditore o un gruppo di imprenditori, un Ente privato o pubblico o qualsivoglia committente, commissiona a un architetto un’opera edile, già dal primo incontro avanza le proprie richieste in termini di metri quadri e metri cubi da costruire, rende chiari i propri gusti, puntualizza le tempistiche da rispettare, evidenzia le proprie esigenze economiche (si costruisce per vendere, dunque più si costruisce più si vende). Insomma, il committente è il capo e in quanto tale va accontentato.<br />
Con in mano tutti questi input il bravo architetto fa le sue ricerche, mette giù i primi schizzi e disegni, calcola e ricalcola le eventuali soluzioni, si procura tutte le normative in vigore da rispettare, fa diversi sopralluoghi nell’area di progetto, fa i suoi rilievi. Puntualmente dopo questa fase preliminare si rende conto che le pretese del committente sono pura utopia. Allora cerca di avvicinarsi il più possibile a quei desideri, sapendo che la negoziazione sarà lunga e faticosa.</p>
<p>Il committente, infatti, investe i suoi soldi e vuole che l’opera realizzata &#8211; sia essa un edificio per abitazioni, una scuola o un centro commerciale &#8211; renda il massimo possibile dal punto di vista economico. <strong>Se ne frega che il muro sia ben isolato</strong>: se farlo più sottile fa risparmiare cinque centimentri e, centimetro più centimetro, si recupera un appartamento, un’aula o un negozio, al diavolo il risparmio energetico! Se la scelta di un materiale, puntualmente proposto dall’architetto, è più idonea a certi ambienti, per estetica, funzionalità, rispetto delle normative, ma quel materiale è più caro rispetto ad altri in commercio, meno adatti, ma pur sempre utilizzabili, chi se ne frega delle idee dell’architetto, spendiamo il meno possibile e siamo tutti più contenti!<br />
<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/photo24.gif"><img class="alignright size-medium wp-image-8472" title="photo24" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/photo24-300x199.gif" alt="" width="300" height="199" /></a>Se vengono proposti infissi di nuova generazione, capaci di isolare al meglio e di ottimizzare il <strong>risparmio energetico</strong>, rendendo più facile e meno dispendiosa la climatizzazione di un ambiente, se gli impianti suggeriti dagli architetti, in linea con le nuove normative che richiedono per ogni edificio la certificazione energetica, sono all’avanguardia e di ultima generazione, ma queste scelte vanno contro la prima e unica regola del buon committente (cioè risparmiare più che si può), ecco che l’architetto deve suo malgrado piegarsi alle decisioni di chi sta investendo, ed è costretto anche a far quadrare le richieste del capo, inserendole, grazie a trucchi ed esperienza, nelle più rigide normative.<br />
Ore e ore di lavoro, disegni fatti e rifatti mille volte, calcoli e verifiche da rivedere da capo, infinite stampe, revisioni, modifiche necessarie e spesso richieste in tempi brevissimi. E tutto perché la soluzione più ovvia, che in genere è anche la più efficiente e bella, quella che va d’accordo con gli standard richiesti e le leggi da applicare, quella che mette insieme e accontenta un po’ tutti, non si sposa con la legge del soldo. Insomma: il danno e la beffa.<br />
Ricevuto finalmente un provvisorio benestare del capo, dopo estenuanti riunioni e proposte vagliate, si comincia con le pratiche edilizie, le richieste dei tecnici degli Enti pubblici, le rigide normative igienico sanitarie, richieste di modifiche, modifiche delle modifiche, modifiche delle modifiche delle modifiche, ripasso dal committente, ripasso dai tecnici degli Enti, variante della pratica, variante della variante&#8230; Insomma una trafila senza fine che porta allo stremo il povero architetto e i suoi collaboratori. E durante questo percorso lungo e tortuoso che deve per forza accontentare tutti, spesso si perde di vista l’iniziale idea persino del più illuminato dei progetti.</p>
<p>A ogni modo, ottenuti tutti i permessi necessari, eccoci di nuovo di fronte al nostro caro committente; ma questa volta siamo in presenza di nuove figure davvero raccomandabili: le imprese.</p>
<p>Le imprese sanno sempre che cosa è meglio, in un baleno hanno una soluzione migliore per ogni cosa e la propongono scavalcando senza ritegno chi è addetto alla progettazione e chi è pagato per operare quelle scelte. Se ne fregano di trovarsi di fronte un progetto definito in ogni dettaglio, approvato da tutti, pronto per essere realizzato. E ovviamente il committente è sempre aperto a cambiamenti che sulla carta sembrerebbero aumentare il suo profitto. Sulla carta, appunto. Il committente neanche immagina il lavoro che c’è stato per arrivare alla soluzione definitiva, i compromessi, i salti mortali fatti per star dietro a tutte le sue assurde richieste (o forse lo immagina ma se ne frega).</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/auditorium-in-rome.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8473" title="auditorium-in-rome" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/auditorium-in-rome-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>E così si ricomincia, un’altra volta, con proposte, nuove soluzioni, vecchie soluzioni rivisitate e rivalutate, nuovi incontri con i tecnici degli Enti pubblici, nuove richieste, vecchie indicazioni che vanno per forza rispettate, nuove varianti, nuove approvazioni.<br />
Questo lo sprint finale che va avanti fino a quando &#8211; per il rispetto di tempistiche in genere molto rigide e mai per scelta consapevole e definitiva operata da chi investe i suoi soldi &#8211; si approda all’apertura del tanto atteso cantiere. Ma neanche la posa simbolica della <strong>prima pietra</strong> definisce una volta per tutte le scelte fatte. Fino alla fine gli architetti devono lottare per far realizzare il proprio progetto, devono spiegare all’operaio di turno che non è casuale quel disegno o quel dettaglio, che quella soluzione è frutto di studio, di confronto con molteplici figure, di consulenze di tecnici e di esperti. Devono far valere il proprio lavoro come se ancora tutto potesse essere messo in discussione, da chiunque. E purtroppo tutto viene davvero messo in discussione, di fretta, senza più tempo per disegnare e capire, senza più la possibilità di approfondire e tirar fuori la soluzione più adatta. Ed ecco che vengono fuori quelle assurdità e quelle incongruenze di cui ogni architetto farebbe volentieri a meno, ma non sa davvero in quale altro modo arrivare alla fine di quel lavoro.<br />
Di quei progetti così accurati e proposti con tanto entusiasmo all’inizio di ogni estenuante percorso, rimane solo un lontano ricordo impresso su qualche cartaccia da buttare via.<br />
Dunque ciò che offrirebbe qualità all’opera da realizzare, ciò che ogni architetto propone come soluzione tecnicamente migliore, in ogni fase della progettazione, fino alla fase di cantiere, viene di norma bocciata a favore di quegli odiosi compromessi, che pur ne:rispetto di leggi e norme, non danno certo la possibilità di realizzare opere qualitativamente migliori. Si dimentica puntualmente che opere migliori renderebbero migliori anche le nostre città: più vivibili, più a misura d’uomo, più rispettose dell’ambiente.<br />
E così quotidianamente ci troviamo di fronte a notizie come quella di questi giorni, diffusa da<strong> Legambiente:</strong> in Italia 14 città su 15 sono state dichiarate non-ecologiche (l&#8217;unica promossa è Bolzano). Dopo un’analisi svolta con immagini termografiche (una tecnica capace di rilevare le caratteristiche termiche ed energetiche degli edifici e di evidenziare errori di progettazione, responsabili di inutili sprechi energetici) è stato rilevato che in 15 città italiane, su un campione di 100 edifici, solo 11, e tutti a Bolzano, sono stati promossi. E questo fa male all’Italia, fa male all’architettura e, vi assicuro, fa male agli architetti.<br />
Si aggiunga che nel nostro Paese rimangono ancora pochi e poco significativi gli incentivi per la realizzazione di un’architettura sostenibile. Se quegli stessi committenti, così legati ai loro conti e ai loro guadagni, fossero motivati da grandi risparmi e agevolazioni all’uso di accorgimenti in linea con il rispetto dell’ambiente, tesi alla creazione di città a misura d’uomo, più vivibili e figlie del costruire sostenibile, come peraltro già avviene in molti Paesi europei, forse noi architetti saremmo liberi di proporre e realizzare opere migliori, saremmo spinti a studiare, a formarci, a credere che <strong>un’architettura eccellente è possibile</strong>.</p>
<p>Certo, come in ogni categoria, sopravviverebbero gli architetti incompetenti e superficiali, pronti a cambiare idea in ogni istante e ad allinearsi con la filosofia del magna magna così diffusa nel mondo dell’edilizia, ma chi desidera lavorare al servizio della gente per offrire competenze adeguate alla realizzazione di opere in linea con gli standard europei, e non solo, sarebbe libero di farlo. E vi assicuro che lo farebbe con immenso piacere.</p>
<p><div id='stb-container-7091' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-7091' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-7091' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="../collabora-con-noi" target="_blank">trovate qui</a>. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi.</div></div>
<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-top: 40px; margin-right: 35px">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Ftutta-colpa-degli-architetti.html"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Ftutta-colpa-degli-architetti.html&amp;style=normal&amp;b=2" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/tutta-colpa-degli-architetti.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dalla facoltà di giurisprudenza alla magistratura, una strada infinita</title>
		<link>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/devo-fare-in-fretta-perche-adesso-tocca-a-me.html</link>
		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/devo-fare-in-fretta-perche-adesso-tocca-a-me.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 08:13:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Richpoly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[avvocato]]></category>
		<category><![CDATA[bando]]></category>
		<category><![CDATA[concorso]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[esame]]></category>
		<category><![CDATA[giurisprudenza]]></category>
		<category><![CDATA[la sapienza]]></category>
		<category><![CDATA[laurea]]></category>
		<category><![CDATA[magistrato]]></category>
		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
		<category><![CDATA[scuola si specializzazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/?p=8341</guid>
		<description><![CDATA[La Magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. È un organo costituzionale, secondo quanto sancito dall&#8217;art. 104 della Costituzione della Repubblica Italiana. In sostanza la magistratura è un complesso di organi con funzioni giurisdizionali in campo civile, penale, costituzionale e amministrativo, che si personificano nella figura del “Magistrato”. I magistrati, quindi, sono titolari della funzione giurisdizionale, che amministrano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Magi<span style="color: #000000;">stratura costituisce un<span style="color: #000000;"> <a title="Ordine professionale" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ordine_professionale">ordine</a> <a title="Autonomia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Autonomia">autonomo</a> e <a title="Indipendenza" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Indipendenza">indipendente</a> da ogni altro<span style="color: #000000;"> <a title="Potere" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Potere">potere</a></span>. È un <a title="Organi costituzionali" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Organi_costituzionali">organo costituzionale</a>, secondo quanto sancito dall&#8217;<a title="s:Costituzione della Repubblica italiana" href="http://it.wikisource.org/wiki/Costituzione_della_Repubblica_italiana#Art._104">art. 104</a> della <a title="Costituzione della Repubblica Italiana" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Costituzione_della_Repubblica_Italiana">Costituzione della Repubblica Italiana</a>. In sostanza la magistratura è un complesso di <a title="Organo (diritto)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Organo_(diritto)">organi</a> con <a title="Funzione (diritto)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Funzione_(diritto)">funzioni</a> <a title="Giurisdizione" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giurisdizione">giurisdizionali</a> in campo civile, penale, costituzionale e amministrativo, che si personificano nella figura del “<em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Magistrato">Magistrato</a>”</em>. I magistrati, quindi, sono titolari della funzione giurisdizionale, che amministrano in nome del <a title="Popolo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Popolo">popolo</a>.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/sapienza.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-8352" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/sapienza-300x213.jpg" alt="" width="300" height="213" /></a>Tutto è iniziato all’incirca nove anni fa. Mi ero appena diplomato al <strong>liceo classico</strong> e senza la più pallida ide</span>a di cosa volessi fare nella vita. Anzi, a dire il vero un’idea ce l’avevo: volevo fare il giornalista e sognavo di diventare uno scrittore. Probabilmente sull’onda del fatto che al liceo una coraggiosa casa editrice pubblicò un mio libricino di poesie, oppure più semplicemente perché trovavo nello scrivere un gusto particolare, in fondo era l’unica cosa che, allo stesso tempo, mi faceva divertire e mi dava infinita soddisfazione. Arrivato il famigerato giorno della decisione in merito alla facoltà da scegliere ero totalmente nel pallone. Passai una settimana a gironzolare tra le facoltà dell’<strong>Università La Sapienza di Roma</strong>, da ingegneria a quella di scienze delle comunicazioni (sì, le mie idee non erano molto chiare) per poi approdare, ahimè, alla <strong>facoltà di giurisprudenza</strong>. Ovviamente senza pensare neanche lontanamente alle implicazioni della mia scelta. Tra me e me dicevo “<em>giurisprudenza ti permette di fare qualunque cosa</em>”, “<em>è una laurea che ti apre più strade</em>”, ma in fin dei conti in cuor mio già sapevo che una volta varcata quella soglia non avrei voluto fare altro che il magistrato. Senza ammorbare il lettore con la narrazione dei miei cinque (meravigliosi) anni di università, un bel giorno, in un’aula dove campeggiava la scritta “<em><strong>la legge è uguale per tutti</strong></em>” mi sono laureato (con la votazione di 110 SENZA lode), ed è stata proprio quell’indimenticabile ricorrenza che ha segnato l’inizio della fine.</p>
<p>Avevo ventitre anni, e mi accorsi per la prima volta dell’utilità di aver fatto la primina. Quando andavo alle elementari questa storia della primina proprio non mi andava giù, anzi era davvero insopportabile e frustrante l’idea di essere sempre il più piccolo di tutti. Oggi se vuoi diventare magistrato devi affrontare una lunga sfida, piena di difficoltà, ostacoli e soprattutto devi essere disposto a mettere in gioco il fisico e i nervi. Due sono le parole d’ordine: <em>pazienza </em>e<em> costanza</em>. <em><strong>Pazienza</strong></em>, perché appena esci con la tua laurea “linda e pinta” dalla facoltà di giurisprudenza devi essere conscio che per almeno altri quattro anni non potrai nemmeno sederti tra i concorrenti dell’ambìto e agognato concorso. Ascoltate bene. Innanzitutto il laureato vive una immensa illusione, infatti la <strong>legge</strong>, beffarda e satirica, ti consente di partecipare al concorso in magistratura seguendo due diversi iter. Questa possibilità di scelta ti illude di essere  padrone del tuo destino, ma in realtà è lo strumento per farti desistere e per trasformarti in un numero. Solo i veri duri non mollano e persistono nella volontà di raggiungere la propria vocazione!</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/giurisprudenza2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8350" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/giurisprudenza2-300x270.jpg" alt="" width="180" height="162" /></a>La prima strada percorribile è quella di ottenere il titolo di “<strong>Avvocato</strong>”, la seconda quella di conseguire il diploma della scuola di specializzazione per le professioni legali. Entrambe le scelte implicano un tragitto che, se percorso senza intoppi, dura non meno di tre anni.</p>
<p>Per iscriversi alla <strong>scuola di specializzazione</strong>, innanzitutto, devi laurearti entro un determinato mese dell’anno &#8211; nel mio caso era il mese di ottobre -. Ciò significa che se il bando scade il 10 ottobre e  per discrezionali decisioni della facoltà, sconosciute a te provetto laureando, ti laurei il giorno dopo, allora hai già perso un anno. Io, e non nascondo un pizzico di sarcasmo nelle mie parole, ovviamente mi sono laureato una settimana dopo la chiusura delle iscrizioni, vanificando il mio percorso di studi durato quattro anni e mezzo. Se ti laurei entro quella specifica data potrai attendere “<em>soltanto”</em> tre anni per sostenere il <strong>concorso in magistratura</strong>, altrimenti gli anni sono almeno quattro.</p>
<p>Nell’attesa dell’uscita del bando per l’iscrizione dell’anno successivo, allora, mi sono iscritto alla <strong>pratica forense</strong>. E qui veniamo alla seconda delle due strade percorribili. Ti iscrivi per due anni alla pratica forense e, dopo code interminabili, giornate perse dietro ad avvocati che ti sfruttano e spremono come un limone, dopo settimane, mesi e stagioni non pagate né rimborsate del lavoro svolto all’interno dello <strong>studio legale</strong>, arrivi a sostenere l’esame di avvocato. L’<strong>esame</strong> è cinico. Tre prove in tre giorni, i risultati non prima di sette mesi. Se sei promosso allo scritto dovrai sostenere la prova orale dopo un periodo variabile dai tre ai dodici mesi dall’uscita dei risultati. Ricapitolando, seguendo la strada del titolo di avvocato, se passi l’esame al primo tentativo (il 15% dei laureati ci riesce), avrai impiegato dai tre ai quattro anni dalla laurea, a seconda della velocità nello svolgimento delle correzioni dei compiti, e finalmente potrai iscriverti al famigerato concorso.</p>
<p>Il concorso in magistratura impone anche un’infinita “<em><strong>costanza</strong></em>”, che non è il nome della mia splendida fidanzata (assorta come me dall’obiettivo della magistratura, motivo di infinito ausilio nel raggiungimento dell’obiettivo e conosciuta proprio a un corso di preparazione al concorso in magistratura), ma una virtù che significa regolarità, concentrazione, determinazione, perseveranza e tenacia nello studio e nel voler raggiungere la meta.</p>
<p>Ma, ahimè,  costanza vuol dire anche continuità nel devolvere migliaia di euro in <strong>libri</strong>, <strong>codici </strong>e <strong>manuali</strong> che, il più delle volte, un mese dopo il loro acquisto sono già vecchi, per non parlare degli altrettanti soldi da spendere in corsi specifici che ti preparino adeguatamente alla prova.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/959-falcone_e_borsellino.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-8349" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/959-falcone_e_borsellino-300x210.jpg" alt="" width="240" height="168" /></a>Per il prossimo concorso in magistratura risultano iscritte circa ventimila persone, probabilmente se ne presenteranno meno di cinquemila. Le prove riguarderanno tutto lo scibile in materia di <strong>diritto Civile, Penale e Amministrativo</strong> e si svilupperanno sulla base di tre temi. I risultati usciranno dopo circa dieci mesi e gli ammessi all’orale dovranno sostenere una prova che praticamente include tutte le possibili materie dell&#8217;ordinamento giuridico, venti, materia più, materia meno. I probi concorsisti idonei non saranno più di 360, essendo questo il numero di posti messi a bando dal <strong>Ministero della Giustizia</strong> ma, come del resto accade ogni anno, ne verrà ammesso un numero sicuramente inferiore. Su ventimila domande passeranno il concorso circa 300 persone.</p>
<p>Io sono uno di quei <strong>ventimila</strong> perché finalmente oggi, a quattro anni dalla laurea, potrò sedermi in quei banchi provando  a raccogliere i frutti della pazienza e della costanza. Nell’eventualità in cui dovessi superare l’esame, e quindi diventare magistrato al primo tentativo, allora saranno passati cinque anni dalla laurea, dieci considerando i cinque anni di università. La cosa bella, e anche un po’ triste, è che qualora riuscissi nell’impresa, alla luce della descritta situazione legislativa, sarei tra i più giovani e solerti a passare il concorso.</p>
<p>Per chiudere queste poche righe mi viene in mente una frase che <strong>Borsellino</strong> disse dopo la morte di <strong>Falcone</strong>: “<em>Devo fare in fretta, perché adesso tocca a me</em>”.</p>
<p><div id='stb-container-6774' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-6774' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-6774' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="../collabora-con-noi" target="_blank">trovate qui</a>. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi.</div></div>
<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-top: 40px; margin-right: 35px">
			<a href="http://api.tweetmeme.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fdevo-fare-in-fretta-perche-adesso-tocca-a-me.html"><br />
				<img src="http://api.tweetmeme.com/imagebutton.gif?url=http%3A%2F%2Fwww.camminandoscalzi.it%2Fwordpress%2Fdevo-fare-in-fretta-perche-adesso-tocca-a-me.html&amp;style=normal&amp;b=2" height="61" width="50" /><br />
			</a>
		</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/devo-fare-in-fretta-perche-adesso-tocca-a-me.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>13</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

