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	<title>Camminando Scalzi... Informazione Libera &#187; Economia</title>
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		<title>La democrazia è morta!</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 07:30:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Guevara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Anche oggi i telegiornali sparano parole al vento. Non so se sia giusto continuare a fidarsi, dato che non fanno altro che passarci informazioni superflue e spaventarci; a dir il vero, ultimamente mi sono lasciata prendere da altro, così da perdere le ultime della politica. Sarà perché Monti non fa altro che elencare i duri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche oggi i telegiornali sparano parole al vento. Non so se sia giusto continuare a fidarsi, dato che non fanno altro che passarci informazioni superflue e spaventarci; a dir il vero, ultimamente mi sono lasciata prendere da altro, così da perdere le ultime della politica. Sarà perché Monti non fa altro che elencare i duri colpi che accetteremo, sarà perché i partiti stanno facendo i pagliacci in Parlamento &#8211; come loro consuetudine &#8211; sarà perché non voglio credere a niente di ciò che sta accadendo. Insomma, tutto m’annoia. Ma la cosa che più mi irrita tra tutte è sapere e vedere che i mercati finanziari, da tempo gibbosi, sono il tedio della vita di noi che viviamo sotto l’uggia dei monarchi. Mi spiego meglio. <strong>Noi (cittadini onesti) siamo stati letteralmente schiavizzati da cifre. <em>Cifre inesistenti</em>!</strong> Rendiamoci conto dell’assurdità del problema! Com’è possibile che nel 2011 non si riescano a fronteggiare problemi finanziari originati da negligenze antecedenti e da false promesse accumulate nel tempo? Mi sento frustrata. E persa. Ci sono giorni in cui sui giornali non troviamo altro che titoli lugubri: “rischio default”, “fallimento dello Stato”&#8230; In TV compaiono dal nulla uomini e donne che con gli occhi lucidi annunciano vendetta, che inveiscono contro gli alti muri dell’imperialismo vorace, che lanciano fumogeni e creano subbugli affinché tutto vada come dovrebbe andare. È durante questi giorni di estrema agonia che vorrei che niente fosse vero. Vorrei che le immagini che mi si creano in testa quando leggo i valori dello spread fossero solo tristi fantasie passeggere, che i giornali dicessero bugie e che i video riprodotti dalla TV fossero girati da un ottimo regista e recitati da bravi attori. Ma purtroppo non è così.<br />
<img class="alignleft" src="http://cogitoergo.it/wp-content/uploads/2011/05/politici-cittadini-banca.jpg" alt="" width="291" height="184" />Le bestie di Monti, quelle in giacca e cravatta, e Monti stesso, ci stanno imponendo con la forza di essere più gentili con lo Stato, di digerire i sacrifici che presto ci ficcheranno in bocca e che solo a noi precari faranno ingoiare. C’hanno detto che se faremo ciò che dicono loro, tra qualche anno verremo fuori dal vortice chiamato “crisi”, che riprenderà l’economia, e che quindi l’Italia comincerà a giovarne; s’alzerà il PIL, aumenterà il tenore di vita e la felicità nazionale! Ciò che più mi dilania è che <strong>tutto questo avverrà esclusivamente grazie ai leggeri portafogli</strong> <strong>di chi ha sempre pagato</strong>, e ora non ha un centesimo da mettere in tavola. Come faranno allora a sovvenzionare coloro che sono stremati dalla lunga e pressante vita che l’Italia ha fatto condurre loro? Quelli in giacca e cravatta essendo molto miopi rispondono in questo modo: “chi se ne frega, tanto io ho l’indennità e il mio stipendio non lo tocca nessuno”. La fanno facile, tanto non sono loro a rimetterci la pelle.<br />
<strong>L’articolo 54 della Costituzione Italiana dice che <em>tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi</em></strong>; ma nessuno ha scritto che, nel caso in cui il Paese si comporti slealmente nei confronti dei cittadini, il popolo ha il dovere di dissociarsi da esso. Difatti, negli ultimi anni l’Italia (sarebbe più corretto dire &#8220;il governo&#8221;) s’è comportata da Giuda nei confronti degli italiani onesti. In questo particolare periodo lo Stato non può auto-ritenersi &#8220;il popolo&#8221;, in quanto le riforme attuate da Monti &#8211; i sacrifici e compagnia bella &#8211; non sono state assentite e regolate dai cittadini. Dunque la democrazia è morta, sepolta ma non risuscitata. L’articolo 54 della Costituzione italiana non esiste al momento, è stato cancellato dalla tirannia dei potenti e dei vigliacchi. E se qualcuno mi obbligasse con la forza a obbedire a quello stupido articolo, io non mi prostrerei. Nemmeno se mi pagassero.<br />
Mi dispiace caro Paese, presto non potrai più rivolgerti a me quando sarai a corto di soldi. Va’ pure da chi ne ha ma ignobilmente non te li dà! Dovresti essere sleale con lui, non con me!</p>
<p>Noi Italiani, quelli con la “i” maiuscola, siamo il capro espiatorio di chi ha creato questo grande guaio: noi svuotiamo i portafogli facendo salti mortali, loro stanno a guardare agiatamente come vanno le cose. Divertente per loro, ma per noi?</p>
<p><div id='stb-container-6541' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-6541' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-6541' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita?<br />
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		<title>Questo è un articolo impopolare.</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 07:30:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Sisto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[banca centrale]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo è un articolo impopolare, perché non sarà l’ennesima invettiva contro Berlusconi o, tanto per cambiare, un’apologia del criptico Monti. Non sarà un bilancio di diciassette anni di berlusconismo, culminante in una drammatica presa di coscienza del degrado delle istituzioni e dello squallore degli scandali passati. Certo, non si può archiviare un intero arco storico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è un articolo impopolare, perché non sarà l’ennesima invettiva contro Berlusconi o, tanto per cambiare, un’apologia del criptico Monti. Non sarà un bilancio di diciassette anni di berlusconismo, culminante in una drammatica presa di coscienza del degrado delle istituzioni e dello squallore degli scandali passati. Certo, non si può archiviare un intero arco storico come se nulla fosse accaduto e potrebbe rivelarsi anche interessante sedersi e discutere davanti a un caffè di come il decoro dei vertici dello stato possa influire sul prestigio internazionale dello stesso e sui mercati.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/Mario-Monti.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12780" title="Mario Monti" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/Mario-Monti-300x200.jpg" alt="" width="192" height="128" /></a>Come al solito, il problema è la carenza di domande. Gli italiani, da tempo abituati ad una politica incurante ma carnevalesca e quindi, di per sé, auto-delegittimante hanno perso il fiuto per  i taciti imbrogli. Quelli architettati a “porte chiuse”, che neanche i giornalisti antiregime più esperti possono, o vogliono, denunciare. Gli italiani non si chiedono dopotutto chi sia Monti, lanciano le monetine a Berlusconi ma forse il tintinnio stesso di quelle monetine ostacola la formulazione di altri pensieri.</p>
<p>Il popolo di Internet è impietoso, sulla pagine di informazione più frequentate dagli amanti delle notizie si leggono le timide ma decise polemiche di coloro che sono stufi del “disfattismo” , del “qualunquismo” o semplicemente del classico “complottismo”. Nell’eterogeneo universo virtuale c’è ancora chi, sicuro della soluzione adottata dal Presidente della Repubblica,  vorrebbe, al massimo, criticare ancora Berlusconi, farsi qualche altra risata sui condizionali della Gelmini o, perché no, sull’inglese di La Russa, quasi ci fosse una sorta di sindrome di Stoccolma che preclude ai cittadini l’opportunità di ricominciare a vivere.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/Mario-Monti.jpg"><br />
</a>A un certo giornalismo questo piace. Piace perché ridere del passato, quanto meno, distoglie l’attenzione dal presente, piace perché questo Monti, in giacca e cravatta, ha un suo fascino retrò. Ce lo si immagina a giocare a golf, portare a spasso il cane, discutere con l’amico Napolitano.  Ah sì, c’è anche lui, Napolitano, ringraziato da tutti e osannato per la scelta di invitare il premier a fare un passo indietro.</p>
<p>Come lui c’è da ringraziare Bersani, oppositore incallito che è probabilmente convinto di aver persuaso, con le sue continue richieste di dimissioni, Berlusconi. “L’abbiamo preso per sfinimento”, avrà gongolato tra sé e sé la sera della conferenza. Oppure potremmo semplicemente ringraziare il gruppo Bilderberg (<strong>del cui comitato direttivo Monti è membro)</strong>, la commissione trilaterale (<strong>di cui è presidente europeo</strong>)<strong>, </strong>Goldman Sachs (<strong>di cui è international advisor</strong>), il rischio default, il debito pubblico e le banche, sempre presenti (<strong>anche nel governo Monti, eh? Passera, nuovo ministro ad interim dello sviluppo economico ha lasciato il posto di consigliere delegato di Intesa Sanpaolo per l’incarico</strong>), che hanno dato uno scossone notevole alle istituzioni.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/Goldman_Sachs.gif"><img class="alignright size-medium wp-image-12782" title="Goldman_Sachs" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/Goldman_Sachs-300x300.gif" alt="" width="210" height="210" /></a>E il paradosso di questa nuova realtà è che il panorama dei (pochi) dissidenti si è arricchito di quei violinisti che ancora suonavano mentre la nave berlusconiana affondava. Capita di sentire, per esempio, il 16/11/2011 Giuliano Ferrara tuonare contro il governo tecnico, a sostegno della democrazia (<a href="
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=G994hwzsgEQ">http://www.youtube.com/watch?v=G994hwzsgEQ</a></p>
<p> target=&#8221;_blank&#8221;>fonte</a>). Poco importa quali siano le motivazioni che lo spingono, le vie della verità sono infinite. L’elefantino cita il New York Times  e la sua descrizione di una certa operazione politica non appare una totale sciocchezza. Lo sostiene anche l’Herald Tribune, versione internazionale del New York Times, in un articolo intitolato “<em>Il capo della banca rifiuta le richieste d’aiuto dell’Eurozona</em>” (<a href="http://www.nytimes.com/2011/11/19/business/global/bank-chief-rejects-calls-to-rescue-euro-zone.html?_r=1&amp;ref=world" target="_blank">fonte</a>):</p>
<p>“<em>If the collapse of</em><em> </em><em><a title="More articles about the Euro." href="http://topics.nytimes.com/top/reference/timestopics/subjects/c/currency/euro/index.html?inline=nyt-classifier">the euro</a></em><em> </em><em>seemed imminent, the central bank would become lender of last resort to countries like Italy, many analysts say. But the bank seems to be far from that point and instead is insisting that countries take steps to cut budget deficits and improve their economic performance</em>”</p>
<p>Che tradotto significa:</p>
<p>“<em>Molti analisti sostengono che se il collasso dell’euro sembrasse imminente la banca centrale diventerebbe prestatore di ultima istanza per stati come l’Italia. </em><em>Ma la banca sembra molto lontana da quel punto e sta insistendo, invece, affinché quelle nazioni prendano provvedimenti per tagliare i deficit del budget e migliorino le proprie prestazioni economiche”</em></p>
<p>Cos’è un prestatore di ultima istanza? È sufficiente una breve ricerca su Google. Il primo link che appare ci collega a una pagina di wikipedia. Leggendo:</p>
<p>“<em>Un</em><em> </em><strong><em>prestatore di ultima istanza</em></strong><em> </em><em>è una istituzione disposta a concedere</em><em> </em><em><a title="Credito" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Credito">credito</a></em><em> </em><em>quando nessun altro lo fa</em>. <em>In origine il termine si riferiva a un&#8217;istituzione finanziaria di riserva che si faceva garante in ultima istanza per banche o altre istituzioni definite; nella maggior parte dei casi si trattava della</em><em> </em><em><a title="Banca centrale" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_centrale">banca centrale</a></em><em> </em><em>di un paese. Lo scopo del finanziamento e del finanziatore è prevenire il collasso delle istituzioni che stanno attraversando difficoltà finanziarie, spesso </em><strong><em>vicine al tracollo.</em></strong><em>”</em></p>
<p>E ancora:<strong><em></em></strong></p>
<p><strong><em></em></strong><em>“Negli <a title="Stati Uniti d'America" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stati_Uniti_d%27America">Stati Uniti</a> la <a title="Federal Reserve" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Federal_Reserve">Federal Reserve</a> ha la funzione di prestatore di ultima istanza per quelle istituzioni che non riescono ad ottenere credito altrimenti e il cui collasso avrebbe serie implicazioni per l&#8217;economia. Nel <a title="Regno Unito" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Regno_Unito">Regno Unito</a> e in <a title="Nuova Zelanda" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nuova_Zelanda">Nuova Zelanda</a>, il ruolo di prestatore di ultima istanza è ricoperto dalle rispettive banche centrali nazionali, la <a title="Banca d'Inghilterra" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_d%27Inghilterra">Banca d&#8217;Inghilterra</a> e la <a title="Reserve Bank of New Zealand (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Reserve_Bank_of_New_Zealand&amp;action=edit&amp;redlink=1">Reserve Bank of New Zealand</a>.</em><em>”</em></p>
<p>Questi argomenti validi, purtroppo, perdono credibilità nel momento in cui a pronunciarli sono quelle stesse persone, che erano fermamente convinte che Ruby fosse la nipote dell’ex capo di stato Egiziano Hosni Mubarak. Bisognerebbe, però, imparare ad andare oltre l’interlocutore, a soffermarsi sul discorso per giudicarlo in quanto tale.</p>
<p>Facciamo un altro esempio. Quando Alfonso Luigi Marra fa sfilare showgirl nude per promuovere i suoi libri sullo strategismo sentimentale ci viene da ridere. Perché si tratta di una situazione assurda, paradossale. Le starlette  che con il seno scoperto discutono di tecnicismi macroeconomici rappresentano davvero il colmo. Se però, anziché lasciare esaurire quell’ilarità in una risata vuota, cercassimo di capire esattamente che cosa sia questo fantomatico signoraggio, magari con la solita, banale ricerca su Internet, verremmo probabilmente a sapere che l’Italia <strong>NON </strong>ha una banca nazionale, pubblica, preposta all’emissione di moneta per conto del ministero dell’economia, ma una <strong>BANCA CENTRALE, </strong>una società per azioni, che aderisce al sistema europeo delle banche centrali,  le cui quote sono detenute da altre banche private, che stampa denaro e <strong>LO PRESTA </strong>allo stato, in cambio dei cosiddetti titoli di stato, sui quali vanno pagati gli interessi.</p>
<p>E a quel punto il cittadino potrebbe domandarsi chi sia il reale proprietario del denaro. Anche perché è palese che esso non nasca di proprietà dello stato ma di alcuni privati.</p>
<p>Lo disse anche Tremonti, in un momento di onesta lucidità<br />
<a href="
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=HVVa--bZIa0">http://www.youtube.com/watch?v=HVVa&#8211;bZIa0</a></p>
<p></a></p>
<p>“<em>Gli stati spesso rinunciano alla sovranità monetaria e consentono che al fianco della moneta buona, quella sovrana, nasca una moneta privata, commerciale, parallela, fondata su nulla. È quello che ha causato la crisi. Ha ragione il presidente americano, quello che va fatto, quello che farei è … più stato, più decisamente”</em></p>
<p>Il problema esiste. Non lo si può semplicemente considerare come l’ennesimo espediente dei berluscones per riesumare il patriarca. Soprattutto non si può celebrare la figura di Monti e soffocare nel livore tutte le prese di posizione di una certa stampa, che per quanto deludente sia stata finora, potrebbe comunque rivelarsi <strong>funzionale agli interessi dei cittadini</strong>, magari denunciando inconsapevolmente dei meccanismi a lungo taciuti. Ovviamente sarebbe sbagliato riporre cieca fiducia in quegli organi pro-regime che, per usare un’espressione di Marco Travaglio, “ci pisciano addosso e ci dicono che piove”, ma magari guardare con occhio critico ai presunti idoli, domandandosi sempre il perché di determinate scelte, del silenzio che copre certi temi. Senza dare nulla per scontato.</p>
<p>Il debito pubblico è sanabile?<br />
È possibile che l’emissione del denaro sia un business?</p>
<p>Prima di stendere il tappeto rosso ai tecnici, potremmo cominciare da qui.
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		<title>Manovra finanziaria, vediamo i dettagli</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 14:15:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Siniscalco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da circa un mese, non si fa altro che parlare di manovra finanziaria, mercati europei, borse, Bce. E’ difficile comprendere i contenuti di questa manovra anche perché il governo ha apportato numerose modifiche al disegno di legge iniziale. Si era partiti con un contributo di solidarietà che avrebbero dovuto pagare coloro i quali hanno un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-11511" title="finanziaria" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/finanziaria-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></p>
<p>Da circa un mese, non si fa altro che parlare di <strong>manovra finanziaria</strong>, mercati europei, borse, Bce. E’ difficile comprendere i contenuti di questa manovra anche perché il governo ha apportato numerose modifiche al disegno di legge iniziale. Si era partiti con un <strong>contributo di solidarietà</strong> che avrebbero dovuto pagare coloro i quali hanno un reddito superiore ai 90.000 euro, ma dopo vari accordi (e disaccordi) all’interno della maggioranza si è deciso che questo contributo (contestato anche e soprattutto dai calciatori) <strong>sarà del 3%</strong> e verrà pagato dalle persone che hanno un reddito superiore ai 300.000 euro. E’ retroattivo e si applica a partire dal 1 Gennaio 2011. Questa decisione ha scatenato non poche polemiche: da un lato c’era chi voleva che questo contributo fosse più alto e dall’altro c’era chi voleva cancellarlo perché non vuole “mettere le mani nelle tasche degli italiani”. Un altro punto su cui si è discusso molto è quello che riguarda l’<strong>Iva</strong>, il piatto forte della manovra. <strong>L’aliquota passa dal 20 al 21%</strong> e sarà in vigore già dalla data di conversione in legge del decreto: è un provvedimento contro cui si è scatenata l’ira di consumatori e commercianti, in particolare da parte del presidente di Confcommercio,, che ha dichiarato in una recente intervista al quotidiano &#8220;Il Mattino&#8221;: “Abbiamo stimato che un aumento di tutte le aliquote Iva produrrà un calo dello 0.9% dei consumi con riflessi negativi sul Pil”. Pare, però, che il governo non abbia pensato al Pil, tanto che questo provvedimento è stato preso poche ore prima che la manovra venisse approvato al Senato, mentre non era stato introdotto inizialmente.</p>
<p>Anche gli Enti locali sono stati duramente colpiti: all’inizio era stato deciso che i comuni al di sotto di mille abitanti avrebbero dovuto accorparsi, così come era stato annunciato il taglio delle Province con una popolazione inferiore ai 300.000 abitanti; ora, invece, è rimasto in piedi solo il taglio del 50% dei consiglieri in attesa del ddl costituzionale che riguarderà l’abolizione delle Province, così come sarà inserito l’equilibrio di bilancio.</p>
<p>Nel reparto pensionistico c’è l’<strong>incremento dell’età pensionabile per le lavoratrici del settore privato</strong> che scatterà dal 2014, vale a dire con due anni di anticipo rispetto alla versione originaria della manovra, mentre è stata introdotta una tassa del 2%  sul denaro trasferito all’estero. E’ un provvedimento che riguarda gli immigrati ed è stato fortemente voluto dalla Lega Nord, mentre le coppie che nel 2006 ebbero il bonus bebè, senza averne diritto, hanno l’obbligo di restituire la somma ricevuta entro tre mesi di tempo. <strong>Si allenta la stretta sugli evasori fiscali</strong> per cui è previsto il carcere solo a due condizioni: 1) l’ammontare dell’imposta evasa dovrà essere superiore al 30% del volume complessivo di affari. 2) l’ammontare della stessa imposta evasa deve essere superiore ai 3 milioni di euro.</p>
<p>Non ci saranno più i giorni di festa per le ricorrenze patronali, anche se sono state salvate le feste laiche.</p>
<p>Insomma, tanti provvedimenti emanati, poi ritirati, poi emanati nuovamente. Al Senato è stata posta la fiducia, impedendo di fatto un vero dibattito parlamentare. Alla fine, comunque,<strong> sono sempre le categorie sociali più deboli quelle maggiormente colpite</strong>, come avviene, del resto, in tutte le manovre finanziarie. Non è stata introdotta una tassa patrimoniale che, forse, consentirebbe allo stato di avere qualche entrata in più, mentre anche sull’evasione fiscale, vecchia piaga italiana, non sono state prese le misure necessarie a fronteggiarla veramente.</p>
<p>Con questa manovra, tuttavia, si spera che l’Unione Europea, dia più fiducia all’Italia, ma la fine della crisi, per troppo tempo nascosta dai governanti italiani, è ancora molto lontana.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;
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		<title>C&#8217;erano un Italiano, un Francese e un Tedesco</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Sep 2011 10:18:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Ganci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Crisi! E&#8217; questa la parola d&#8217;ordine dei nostri tempi moderni, il pensiero dominante, la tempesta che fa tribolare stati e continenti interi. Nessuno è più al sicuro ormai. Gli Stati Uniti, per la prima volta, sono stati bollati come pagatori non proprio eccellenti e, tra un uragano e l&#8217;altro, continuano a perdere posti di lavoro. L&#8217;Europa, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Crisi! E&#8217; questa la parola d&#8217;ordine dei nostri tempi moderni, il pensiero dominante, la tempesta che fa tribolare stati e continenti interi.</p>
<p>Nessuno è più al sicuro ormai. Gli Stati Uniti, per la prima volta, sono stati bollati come pagatori non proprio eccellenti e, tra un uragano e l&#8217;altro, continuano a perdere posti di lavoro. L&#8217;Europa, tanto faticosamente costruita in cinquant&#8217;anni, si sta disgregando trasformandosi in un covo di litigiosi, dove il nemico di turno ora si chiama Grecia, ora Portogallo, ora Irlanda, ora Spagna.</p>
<p>In questi giorni, nel poco invidiabile elenco dei &#8220;nemici&#8221; dell&#8217;economia europea, <strong>è entrato anche il nostro Paese</strong>. Sarebbe un esercizio superfluo riepilogare la grande farsa di quest&#8217;estate, con una manovra finanziaria “urgente” modificata quattro volte, in base agli umori e alle pressioni di lobbies e interessi più o meno forti.</p>
<p>E&#8217; meglio riassumere, in breve, i punti salienti della versione definitiva della manovra, in questi giorni al voto in Parlamento.</p>
<p>In breve, la manovra italiana, valutata circa 52 miliardi di Euro, prevede: aumento dell&#8217;IVA al 21%, un &#8220;contributo di solidarietà&#8221; pari al 3% a carico dei contribuenti che dichiarano più di 300.000 Euro annui, l&#8217;equiparazione dell&#8217;età pensionabile tra uomo e donna, l&#8217;abolizione della provincie, il dimezzamento dei parlamentari (entrambi da fare con legge costituzionale) e la modifica dell&#8217;articolo 8 per facilitare i licenziamenti.</p>
<p>Questo è quello che il nostro governo, dopo mesi di trattative, ha partorito e ha portato alle Camere. Al di là dei giudizi di merito, viene spontaneo chiedersi quali misure abbiano adottato i paesi europei vicini all&#8217;Italia per Pil Pro capite e per dimensioni. Scopriamolo subito.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/germania.jpeg"><img class="size-thumbnail wp-image-11462 alignleft" title="germania" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/germania-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Iniziamo dal cuore acciaccato ma sempre pulsante dell&#8217;Europa, la<strong> Germania. </strong>Innanzi tutto bisogna riconoscere che i tedeschi sono stati molto lungimiranti. Già nel 2005 si temeva una crisi economica dovuta alla bassa competitività e così venne varata la riforma Hartz. Si trattò, ai tempi di una vera rivoluzione che ha stravolto il rigido mercato del lavoro tedesco. In un colpo solo vennero deregolamentati e defiscalizzati i contratti di lavoro, venne introdotto il lavoro interinale e il lavoro di sussistenza, venne riformata l&#8217;agenzia federale per il collocamento e modificati i sussidi di disoccupazione. Quest&#8217;intervento, all&#8217;epoca criticato dalla stampa e dai sindacati, sta tenendo in piedi l&#8217;industria manifatturiera tedesca. Ma questo fu solo l&#8217;inizio.</p>
<p>Già nel 2009, il cancelliere, <strong>Angela Merkel</strong>, affilava le armi teutoniche contro la crisi mondiale operando su due fronti. Da un lato aumentò l&#8217;IVA per aumentare il gettito, dall&#8217;altro proiettò le aziende tedesche all&#8217;estero “colonizzando” nuovi mercati con l&#8217;apertura di filiali. La “finanziaria” tedesca, inoltre, prevede l&#8217;aumento dei finanziamenti all&#8217;università e alla ricerca e lo sviluppo di accordi e partnership con università ed enti culturali di paesi in via di sviluppo. Sul fronte interno, sono previsti, entro il 2014, tagli radicali al generoso welfare state tedesco, sforbiciate alle spese militari, che verranno ridotte insieme al numero di effettivi delle forze armate, rimodulazione della leva militare, snellimento della pubblica amministrazione, con la riduzione di 15.000 posizioni lavorative ed infine una tassa ecologica che graverà su tutti i biglietti aerei emessi in Germania.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/tour_eiffel_20.jpeg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-11461" title="tour_eiffel_20" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/tour_eiffel_20-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La <strong>Francia</strong> ha iniziato “solo” nel 2010 a varare misure di politica economica contro la crisi. Il governo conservatore francese, poco avvezzo alle grandi riforme, ha concentrato le sue forze sui problemi strutturali che nell&#8217;ultimo decennio hanno impedito al paese di crescere. I primi passi sono stati un aumento degli <strong>investimenti pubblici nella ricerca e nell&#8217;innovazione</strong> e l&#8217;aumento dei finanziamenti alle università pubbliche che, dal 2010, hanno l&#8217;assoluta libertà per la gestione dei trasferimenti da parte dello stato. Il governo ha anche previsto agevolazioni alle aziende che operano nel settore delle nuove tecnologie e che investono in ricerca ed enormi sgravi fiscali per le piccolissime aziende che non superano un certo livello di fatturato.</p>
<p>Per incentivare anche il commercio e i servizi è stata avviato dall&#8217;Eliseo una deregolamentazione del settore commerciale e dei servizi ma al tempo stesso sono stati ampliati i poteri e i mezzi per l&#8217;autorità per la libera concorrenza. Per sostenere i consumi, sono state ritoccate le aliquote per le fasce più basse dell&#8217;imposta sul reddito e ha introdotto il Sussidio di Solidarietà, cioè un contributo economico che viene pagato ai disoccupati che accettano posti di lavoro a bassi salari.</p>
<p>Per recuperare il denaro necessario ad attuare queste riforme il governo francese, come il nostro, pesantemente indebitato, ha adottato il cosiddetto <strong>“modello tedesco” di gestione della spesa pubblica</strong>, cioè fatto di tagli agli sprechi della pubblica amministrazione, azzeramento degli investimenti improduttivi ma soprattutto ridurre i costi del welfare state non colpendo radicalmente e ovunque, ma con interventi mirati che avranno un impatto limitato.</p>
<p>Questo è quanto hanno fatto Francia e Germania, notate qualche differenza con la nostra? Io sì.
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		<title>La silenziosa rivoluzione</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 06:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Ganci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa hanno in comune Grecia e Islanda? Apparentemente nulla, ma se guardiamo con attenzione le cronache economiche degli ultimi tre anni riusciamo a cogliere qualche somiglianza. Entrambi i paesi sono stati tra i più colpiti dalla crisi sulla sponda europea dell&#8217;oceano, hanno visto crollare i loro Pil, arrivando a dichiarare bancarotta, incapaci di far fronte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa hanno in comune Grecia e Islanda? Apparentemente nulla, ma se guardiamo con attenzione le cronache economiche degli ultimi tre anni riusciamo a cogliere qualche somiglianza. Entrambi i paesi sono stati tra i più colpiti dalla crisi sulla sponda europea dell&#8217;oceano, hanno visto crollare i loro Pil, arrivando a dichiarare bancarotta, incapaci di far fronte al loro debito pubblico.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/islanda.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11239" title="islanda" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/islanda-300x291.jpg" alt="" width="240" height="233" /></a>Ma, se le manifestazioni e gli scontri di piazza Syntagma hanno riempito per settimane i nostri media, mostrandoci il popolo greco infuriato contro il governo e contro la durissima manovra finanziaria da questo varata, del crack islandese non ci sono giunte notizie o quasi.</p>
<p>Il silenzio su questa vicenda probabilmente nasce dalle piccole dimensione del paese nordico (appena 300.000 abitanti) o per le cifre coinvolte. O forse c&#8217;è un&#8217;altra motivazione più sottile e nascosta.</p>
<p>Per capire meglio la situazione è meglio fare un breve riepilogo.</p>
<p>Tra il 2000 e il 2008 l&#8217;Islanda ha visto crescere il proprio Pil con percentuali che non avevano eguali negli altri paesi occidentali. Questo era dovuto, in parte all&#8217;ottima organizzazione del sistema economico dell&#8217;isola, e dall&#8217;altro dalle enormi quantità di denaro che, grazie alle favorevoli fluttuazioni della Corona, affluivano nelle tre principali banche del paese.</p>
<p>Gran parte di questo denaro però era, in realtà, inesistente e frutto di ardite speculazioni finanziarie. Con l&#8217;esplosione della crisi dei mutui subprime, nel 2008, le banche islandesi si ritrovarono improvvisamente esposte per circa 10 miliardi di Euro, una cifra enorme per il piccolo paese nordico, e dovettero dichiarare la bancarotta.</p>
<p>Veniva così a mancare il carburante principale per il sistema economico. Il governo di coalizione di <strong>Geir Haarde</strong>, per tamponare la situazione, nazionalizza le tre principali banche del paese, svaluta la Corona e innalza il costo del denaro, ma è tutto inutile.</p>
<p>Nel 2009 l&#8217;Islanda, non potendo far fronte all&#8217;enorme debito contratto dalle banche <strong>dichiara la bancarotta</strong> e il primo ministro Haarde è costretto ad accettare un prestito di due miliardi di Euro dal Fondo Monetario Internazionale per scongiurare l&#8217;insolvenza.</p>
<p>In cambio il governo islandese vara una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 miliardi di Euro somma che ricadrà su ogni famiglia islandese, mensilmente, per 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5%.</p>
<p>Alla presentazione della legge esplode la rivolta popolare e il governo è costretto alle dimissioni.</p>
<p>Il nuovo governo a guida socialdemocratica, ritrova in eredità la legge sul debito ma, a causa di dissidi interni alla coalizione, non ne ferma l&#8217;iter in Parlamento. Nel febbraio 2011 Presidente <strong>Olafur Grimsson</strong> pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il Referendum consultivo popolare che vedrà una schiacciante vittoria dei No (93%). Il debito viene dichiarato &#8220;detestabile&#8221; e quindi, per i cittadini islandesi, non esigibile.</p>
<div id="attachment_11240" class="wp-caption alignleft" style="width: 220px"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/3012d0014f0d85d97c880815471d.jpeg"><img class="size-medium wp-image-11240 " title="3012d0014f0d85d97c880815471d" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/3012d0014f0d85d97c880815471d-300x222.jpg" alt="" width="210" height="155" /></a><p class="wp-caption-text">Olafur Grimsson</p></div>
<p>La piccola Islanda, fieramente si è opposta ai giganti della finanza. Dopo il referendum ha istituito una commissione per stabilire le responsabilità del crack e il cui lavoro ha già portato all&#8217;arresto di numerosi banchieri e dirigenti e all&#8217;emissione di parecchi mandati di cattura internazionali. Ma silenziosa rivoluzione islandese non si è fermata a questo. In questi mesi nella piccola isola del Mare del Nord stiamo assistendo ad una dimostrazione di democrazia che ha pochi precedenti. Tenendo conto degli errori del passati e dei difetti evidenti della costituzione vigente, il governo ha deciso di modificarla radicalmente affidando la stesura del nuovo testo ai cittadini.</p>
<p>In Islanda sta nascendo la prima costituzione <em>crowdsourcing </em>della storia,<em> </em>cioè un testo realizzato dagli utenti della rete attraverso mail e social network, il tutto coordinato da un gruppo di 25 cittadini, eletti regolarmente, che presenterà la redazione finale al parlamento per la votazione.</p>
<p>In silenzio e nell&#8217;indifferenza del mondo occidentale,<strong> il popolo islandese sta attuando una vera rivoluzione</strong>.</p>
<p>Sta dimostrando che nelle moderne democrazie la sovranità popolare è un qualcosa di concreto e non un semplice concetto astratto, sta contrapponendo il potere della società civile e della cittadinanza al sistema politico, cambiandone le regole e gli assetti, sta facendo tornare nelle mani del popolo il suo futuro e quello della nazione.</p>
<p>Di tutto questo, in Europa se ne parla pochissimo, in Italia solo qualche giornale ha dato un breve cenno.</p>
<p>Perchè? C&#8217;è forse il timore fondato che il popolo dell&#8217;Islanda possa dare il buon esempio?</p>
<p><div id='stb-container-6909' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-6909' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-6909' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita ?</p>
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		<title>Verso la nuova PAC</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2011 09:35:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Lutzu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Politica Agricola Comune (PAC) assorbe il 40% circa del bilancio comunitario, ed è quindi la più importante politica europea in termini monetari. Tramite la PAC si decide sostanzialmente cosa e come mangiamo, chi produce il cibo, ma anche il paesaggio e lo sviluppo delle aree rurali dei 27 paesi membri. Stiamo parlando della vita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 13.0px 0.0px; line-height: 19.0px; font: 17.0px Georgia} span.s1 {font: 16.0px Verdana} -->La Politica Agricola Comune (PAC) assorbe il 40% circa del bilancio comunitario, ed è quindi la più importante politica europea in termini monetari. Tramite la PAC si decide sostanzialmente cosa e come mangiamo, chi produce il cibo, ma anche il paesaggio e lo sviluppo delle aree rurali dei 27 paesi membri. Stiamo parlando della vita di oltre<strong> 495 milioni di persone</strong>.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/pac.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-10277" title="pac" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/pac.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a>Nata nel 1956, la PAC rappresenta di fatto l&#8217;unica politica sulla quale c&#8217;è stato un effettivo passaggio di sovranità da parte degli stati membri, e viene quindi decisa esclusivamente a livello Europeo. Secondo il nuovo Trattato di Lisbona, in materia di PAC è previsto l&#8217;accordo di tutti i principali organi dell&#8217;UE ovvero il Parlamento Europeo, il Consiglio Europeo e la Commissione Europea. Nel 2010 è partito l&#8217;iter che porterà alla definizione della nuova politica agricola, che sarà in vigore nel periodo 2014-2020. Siamo quindi nel mezzo di uno straordinario momento decisionale a cui siamo tutti chiamati a partecipare. Ma di che cifre stiamo parlando e come vengono spese? Si parla di investimenti per circa <strong>55 miliardi di euro</strong>, e non bisogna essere degli economisti per capire che si tratta di un fracco di soldi.</p>
<p>Attualmente l&#8217;80% dei contributi vanno al 20% dei produttori. A fronte degli oltre <strong>6 miliardi di euro destinati all&#8217;Italia</strong>, abbiamo da un parte il 58,6% delle aziende che riceve aiuti per circa 394 euro l&#8217;anno, dall&#8217;altra un&#8217;industria per la produzione di zucchero che riceve da sola oltre 24 milioni di euro (dossier AIAB &#8211; 5 maggio 2011 e  dati www.agea.gov.it).</p>
<p>Le piccole aziende agricole costrette a chiudere i battenti sono sempre più numerose, e le proteste dei pastori si fanno sempre più incalzanti. Ma potranno mai vincere se rimane una battaglia per il prezzo del latte?</p>
<p><!-- p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; line-height: 19.0px; font: 14.0px Georgia} span.s1 {text-decoration: line-through ; color: #ff0000} -->Se il dissenso e il dibattito sono riservati agli addetti al settore, se non prendiamo coscienza del fatto che si parla del nostro cibo, del nostro territorio, della nostra vita, quante speranze abbiamo?</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/mix_agricoltura.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10279" title="mix_agricoltura" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/mix_agricoltura-300x254.jpg" alt="" width="230" height="194" /></a>La riforma della PAC riguarda tutti noi e sta a noi decidere in che direzione andare. Decidere tra produzioni industriali e produttori locali. Tra OGM e <strong>biodiversità</strong>. Tra il restare meri consumatori e iniziare a pensarci<strong> co-produttori</strong>.</p>
<p>Per ora, l&#8217;attenzione dei grandi media si è dimostrata del tutto insufficiente se paragonata alla portata del fenomeno. Ma se il dibattito accende la rete, si crea quella <strong>massa critica</strong> che semplicemente non può essere ignorata. E si ottiene così quella pressione sana e necessaria sulla classe politica da cui scaturisce il <strong>cambiamento </strong>democratico.</p>
<p>Per dirla con le parole di <a title="Carlo Petrini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Petrini_(gastronomo)" target="_blank">Carlo Petrini</a> è venuto il momento di &#8220;<strong>pensare nuovi paradigmi&#8221;</strong>, coniugando innovazione e tradizione. Senza cercare in alcun modo di mitizzare il mondo agricolo. Ma ricordandoci un po&#8217; più spesso che la nostra sopravvivenza dipende dal lavoro dei contadini (e dei pastori e dei pescatori&#8230;).</p>
<p><div id='stb-container-9162' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-9162' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-9162' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="../collabora-con-noi">trovate qui</a>. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi.</div></div>
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		<item>
		<title>A volte ritornano.</title>
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		<comments>http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/a-volte-ritornano.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 10 Apr 2011 10:28:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Ganci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Cassa depositi e prestiti]]></category>
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		<description><![CDATA[Era stata smembrato, privatizzato, rinominato, rincollato e alla fine liquidato, ma finora mai nessuno aveva pensato di resuscitarlo. Stiamo parlando dell&#8217;IRI, Istituto per la Ricostruzione Industriale, per decenni regina e modello delle Partecipazioni Statali ed esempio pratico della cosiddetta &#8220;Terza Via&#8221; italiana in politica economica. Fondato nel 1933 dal governo fascista per salvare l&#8217;Italia dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/IRI-logo.gif"><img class="alignright size-full wp-image-9606" title="IRI-logo" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/IRI-logo.gif" alt="" width="101" height="64" /></a>Era stata smembrato, privatizzato, rinominato, rincollato e alla fine liquidato, ma finora mai nessuno aveva pensato di resuscitarlo. Stiamo parlando dell&#8217;<strong>IRI</strong>, Istituto per la Ricostruzione Industriale, per decenni regina e modello delle Partecipazioni Statali ed esempio pratico della cosiddetta &#8220;Terza Via&#8221; italiana in politica economica.</p>
<p>Fondato nel 1933 dal governo fascista per salvare l&#8217;Italia dalla crisi economica scoppiata negli Stati Uniti nel 1929, l&#8217;IRI è sopravvissuto al regime che l&#8217;ha creato e nel corso degli anni è diventato il motore dell&#8217;economia italiana, contando partecipazioni in quasi tutti i settori dell&#8217;industria manufatturiera e arrivando a contare oltre cinquecentomila dipendenti.</p>
<p>Di recente il ministro dell&#8217;economia,<strong> Giulio Tremonti</strong>, ha parlato spesso delle partecipazioni statali, rimpiangendo l&#8217;IRI degli anni &#8217;70, negando però qualunque ipotesi di ricostituzione. Alle dichiarazioni del ministro però non stanno seguendo fatti. Il tentativo di scalata di Parmalat da parte del gruppo francese<strong> Lactalis</strong> ha visto un&#8217;inattesa levata di scudi da parte dei vertici economici del nostro paese e lo stesso ministro Tremonti ha ipotizzato un cosiddetto &#8220;decreto anti scalate&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/Parmalat-Lactalis.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9605" title="Parmalat-Lactalis" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/Parmalat-Lactalis.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a>In cosa consiste? Molto semplice, lo stato autorizza la <strong>Cassa depositi e prestiti</strong>, (l&#8217;ente pubblico che si occupa degli investimenti pubblici) a entrare nell&#8217;azionariato di aziende strategicamente rilevanti. Nella fattispecie, al posto dei francesi, le azioni di Parmalat andrebbero a un istituto di credito diretta emanazione del Ministero dell&#8217;economia.</p>
<p>Vi suona familiare? Un tempo l&#8217;IRI agiva con modalità simili: si prendeva carico di aziende private in grave perdita (i famosi “<em>salvataggi</em>”), acquistandone il pacchetto di maggioranza, creando una sinergia con i soci privati, spesso privatizzando i profitti e scaricando alla finanza pubblica le perdite. Si trattava di una funzione in primo luogo, sociale e assistenzialistica, ma allo stesso tempo permetteva all&#8217;economia italiana, affiancata dai capitali di Mediobanca, di competere ad armi pari sullo scenario globale. La cara vecchia IRI riusciva perfettamente lì dove le nostre aziende, oggi, miseramente falliscono.</p>
<p>Ma è realmente realizzabile un colosso industriale simile ai giorni nostri?</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/tremonti-iri.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9609" title="Liberal - L'anniversario dei 150 anni dell'Unita' d'Italia" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/tremonti-iri.jpg" alt="" width="210" height="210" /></a>La risposta è sicuramente negativa, e per alcune ottime ragioni. La più importante è senza dubbio la presenza dell&#8217;Italia nell&#8217;Unione Europea. Dalla fine degli anni &#8217;80 garanzie statali sui debiti delle aziende statali, ricapitalizzazioni di aziende e altre pratiche volte a modificare il mercato finanziario e la libera concorrenza con iniezioni di denaro pubblico non sono più permesse agli stati membri dell&#8217;Unione. Di conseguenza il modello “sociale” dell&#8217;IRI, oggi, non sarebbe più possibile. A questo si aggiungono le gravi condizioni della nostra finanza pubblica, probabilmente incapace di avviare operazioni di largo respiro o troppo onerose. Ultimo ostacolo alla “nuova IRI” è l&#8217;attuale statuto della Cassa depositi e prestiti che vieta esplicitamente l&#8217;impiego del denaro disponibile per investimenti potenzialmente a rischio.</p>
<p>Allora cosa potrebbe avere in mente il ministro Tremonti?</p>
<p>L&#8217;ipotesi più plausibile è quella di seguire il modello francese della <strong>Caisse des Dépôts et Consignations</strong>, un ente pubblico simile al suo omologo italiano, ma con la sostanziale differenza che questa può liberamente disporre del denaro depositato e utilizzarlo per investimenti nel settore privato. L&#8217;esempio più celebre è la Danone, di cui la Caisse detiene una quota parti al 3,6% delle azioni. Il rischio di un ritorno dei &#8220;Panettoni di Stato&#8221; sembra per il momento scongiurato. Resta però da fare una considerazione: anni di liberismo economico sfrenato e senza scrupoli ci stanno consegnando generazioni più povere di quelle precedenti e un mondo in perenne crisi economica. In questo contesto l&#8217;intervento dello stato, come arbitro o come giocatore, a questo punto diventa essenziale, possibilmente senza gli eccessi e le distorsioni che in passato hanno caratterizzato il sistema italiano e quello di tanti altri paesi.</p>
<p><div id='stb-container-5336' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-5336' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it  ?</div><div id='stb-body-box-5336' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con la  blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni  che <a href="../collabora-con-noi">trovate qui</a>.  Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra  visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica  vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo,  musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi.</div></div><em><br />
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		<title>Nubi sul Sol Levante</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 15:33:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Ganci</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
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		<description><![CDATA[In un mondo sempre più globalizzato e interconnesso, la tragedia giapponese di questi giorni rischia di avere gravissime ripercussioni, non solo nel paese del sol levante ma sull'intero pianeta. Dario Ganci analizza punto per punto alcuni possibili scenari.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un mondo sempre più globalizzato e interconnesso, <strong>la tragedia giapponese di questi giorni rischia di avere gravissime ripercussioni</strong>, non solo nel paese del sol levante ma sull&#8217;intero pianeta.</p>
<p>Probabilmente non siamo in grado di prevedere quello che accadrà nel breve, medio e lungo periodo&#8230; La situazione è ancora troppo fluida e in evoluzione. Possiamo però fare delle ipotesi, partendo dalla situazione economica mondiale prima di quel maledetto 11 marzo 2011.</p>
<p>Dopo anni di crisi l&#8217;economia mondiale dava finalmente lenti segnali di ripresa. Si trattava di una ripresa a due velocità, che vedeva paesi iniziare a correre verso il benessere, per esempio il Brasile e <strong>paesi in totale stagnazione</strong>, con l&#8217;Italia e lo stesso Giappone.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/20110315_borsa-tokyo-a-picco.jpg"><img class="size-full wp-image-9273 alignleft" title="borsa-tokyo-a-picco" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/20110315_borsa-tokyo-a-picco.jpg" alt="Borsa Tokyo" width="285" height="285" /></a>Dall&#8217;inizio degli anni Novanta il paese del Sol Levante, infatti, ha avuto un ritmo di crescita vicino allo 0% e una conseguente stagnazione economica. La Banca Centrale Giapponese, per rilanciare l&#8217;economia ha iniettato valuta fresca nel sistema e ha abbassato, nel corso degli anni, il costo del denaro fino a portarlo quasi allo 0%, ma senza risultati degni di nota.<strong> Inoltre la crisi economica mondiale ha colpito duramente l&#8217;industria manifatturiera nipponica</strong>, specialmente il settore dell&#8217;auto. Negli ultimi anni, alla perenne crisi economica si è aggiunto un periodo di<strong> instabilità politica</strong>, di governi deboli e poco incisivi e di scandali che hanno coinvolto esponenti dei due principali partiti.<br />
Il Terremoto del Sendai si è limitato a dare il colpo di grazia a un paese allo sbando.</p>
<p>Cosa accadrà ora?<br />
Le conseguenze stiamo già iniziando a vederle, ma molto probabilmente inizieremo a subirle nei prossimi mesi e per molti anni a venire. Analizziamo punto per punto alcuni possibili scenari.</p>
<p><strong>Il Giappone è uno dei paesi con il più alto debito pubblico</strong> (circa il 200% del PIL); la ricostruzione, i danni all&#8217;industria e le imprevedibili conseguenze della crisi nucleare di Fukushima, potrebbero mettere a repentaglio sia le quotazioni dello Yen, sia la stessa solvibilità dei titoli di stato giapponesi. L&#8217;indebolimento di una piazza finanziaria importante come Tokyo provocherebbe &#8211; e in parte sta già provocando &#8211; un effetto domino su tutte le altre borse mondiali con effetti solo ipotizzabili.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/fukushima_centrale_nucleare.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-9274" title="fukushima_centrale_nucleare" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/fukushima_centrale_nucleare-300x211.jpg" alt="Fukushima" width="300" height="211" /></a>Il disastro di Fukushima sta obbligando il governo giapponese a un<strong> repentino ripensamento della politica energetica nazionale</strong>. In questi giorni molte centrali nucleari sono state spente o hanno lavorato a basso regime; le più vecchie e insicure rischiano la chiusura definitiva. Tutto questo, in <strong>una nazione che ha consumi elettrici elevatissimi e che ha investito tantissimo sull&#8217;energia nucleare</strong>, rischia di avere conseguenze disastrose. Rimpiazzare il nucleare richiederebbe investimenti enormi e tempi lunghissimi. Limitare la produzione di energia nucleare porterebbe enormi disagi per la popolazione ma soprattutto costringerebbe l&#8217;industria manifatturiera a ridurre la produzione. Questo porterebbe disoccupazione e un brusco aumento dei prezzi di prodotti tecnologici, automobili e di tutti i prodotti giapponesi d&#8217;esportazione.</p>
<p>Le future scelte del governo nipponico, il modo in cui affronterà questa emergenza nazionale e i progetti futuri riguardanti le politiche energetiche, la ricostruzione e il rilancio delle zone disastrate saranno<strong> fattori decisivi per l&#8217;intera economia globale</strong>.<br />
Allo stato attuale la situazione non lascia ben sperare, troppe incognite rischiano di cambiare o addirittura sconvolgere la situazione, su tutti l&#8217;incubo nucleare di Fukushima.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/meiji.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9275" title="Meiji" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/meiji.jpg" alt="Meiji" width="250" height="303" /></a>Il Giappone, nel corso della sua storia, <strong>ha sempre affrontato momenti bui e crisi che sembravano senza sbocco</strong>.<br />
Nel 1867 l&#8217;Imperatpre Meiji, per salvare il suo regno dalla colonizzazione occidentale, riuscì a modernizzarlo e a trasformarlo in una nazione moderna nel giro di pochi anni. Dopo la Seconda Guerra Mondiale e sempre in pochissimo tempo, l&#8217;Impero del Sol Levante, da nazione distrutta materialmente e moralmente, divenne la terza potenza industriale al mondo.</p>
<p>Possiamo sperare che il popolo giapponese ci stupisca ancora una volta e che da questa immane tragedia trovi nuovamente la forza  per rinascere dalle sue macerie.</p>
<p>&nbsp;
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		<title>Crescere o decrescere?</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 11:22:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvo Mangiafico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Chi ha un mutuo sulle spalle è già al corrente di quello che sto per dire. In seguito agli avvenimenti libici, alcuni giorni fa la BCE ha annunciato di voler alzare i tassi di interesse. La notizia ha provocato un immediato rialzo del tasso europeo che governa i mutui. In parole povere, le rate del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi ha un mutuo sulle spalle è già al corrente di quello che sto per dire. In seguito agli avvenimenti libici, alcuni giorni fa <a href="http://www.repubblica.it/economia/2011/03/07/news/libia_tassi-13273974/?rss">la BCE ha annunciato di voler alzare i tassi di interesse</a>. La notizia ha provocato <strong>un immediato rialzo del tasso europeo che governa i mutui</strong>. In parole povere, le rate del mutuo diventano sostanzialmente più pesanti. È un giro un po&#8217; complesso, quello che porta da Benghasi al nostro bilocale, che da un punto di vista tecnico economico non fa una piega. La domanda è: è normale? Sì, la globalizzazione è anche questo, per cui avvenimenti distanti da noi, senza alcun legame apparente con la nostra situazione, comportano conseguenze tangibili nella vita quotidiana. La mia domanda però, era un&#8217;altra: è normale che siano l&#8217;economia e il mercato a tenere in mano la politica e a governare le nostre vite, e non viceversa? In un certo senso, ce la siamo un po&#8217; cercata, come si suol dire, visto che è così che funziona l&#8217;economia capitalista. Anni di lotte avevano imposto dei sistemi che mettessero un freno alla corsa del guadagno per il guadagno, ma poiché la politica è stata pian piano &#8220;comprata&#8221; dalle multinazionali, questi sistemi stanno saltando, con gli effetti che vediamo.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/decrescita-ass-mente-in-pace.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9175" title="decrescita-ass-mente-in-pace" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/decrescita-ass-mente-in-pace-217x300.jpg" alt="" width="217" height="300" /></a>Quando si parla di economia, un concetto la fa padrone: il PIL. PIL è l&#8217;acronimo di Prodotto Interno Lordo. Corrisponde al &#8220;valore complessivo dei beni e servizi prodotti all&#8217;interno di un Paese in un certo intervallo di tempo (solitamente l&#8217;anno) e destinati ad usi finali (consumi finali, investimenti, esportazioni nette)&#8221; (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pil">Wikipedia</a>). Per farla semplice, è la somma di tutte le fatture emesse in un anno in Italia (sono consapevole che questa frase farà rabbrividire gli economisti, ma cerco di rendere l&#8217;idea). L&#8217;intento di questo indicatore è quello di quantificare la ricchezza prodotta da uno Stato, e infatti la classifica che determina quali paesi entrano nel G8, G20, etc. è stilata basandosi sul PIL. Molte sono le obiezioni di fronte a questo sistema di valutazione della ricchezza. Celebre il discorso di Robert F. Kennedy alla University of Kansas, il 18 marzo del 1968. Lo trascrivo (<a href="http://www.beppegrillo.it/2008/03/robert_kennedy/">traduzione italiana tratta dal sito di Beppe Grillo</a>) perché penso che valga davvero la pena leggerlo. Per chi volesse apprezzarlo in versione originale, riporto il <a href="http://www.jfklibrary.org/Research/Ready-Reference/RFK-Speeches/Remarks-of-Robert-F-Kennedy-at-the-University-of-Kansas-March-18-1968.aspx">link sul sito della John F. Kennedy Presidential Library</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.<br />
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL).<br />
Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.<br />
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.<br />
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.<br />
Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.<br />
Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ricordate lo spot che uno dei precedenti governi Berlusconi aveva finanziato, con quel tizio che andava in giro a comprare ogni ben di Dio, con una busta che diceva &#8220;L&#8217;economia gira con me&#8221;? Questa è l&#8217;essenza del PIL. <strong>Più facciamo la nostra parte di buoni consumatori, più spendiamo per acquistare, più contribuiamo alla crescita della nostra economia, nel modo in cui è intesa oggi.</strong> È accettabile questo concetto? È una domanda che chiunque abbia un cervello per pensare è tenuto almeno a porsi. Ci sono persone che a questa domanda rispondono no, ispirandosi a un principio che sta prendendo sempre più piede e sul quale credo sia opportuno fermarsi a riflettere. Parlo del &#8220;downshifting&#8221; o, nella sua traduzione italiana, della &#8220;decrescita&#8221;.  Per descriverlo, cito le parole di Maurizio Pallante, fondatore del <a href="http://decrescitafelice.it/">Movimento per la decrescita felice</a>:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/slow-lento.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-9177" title="Signs Warning of Approaching Curve" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/slow-lento-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>&#8220;La decrescita è elogio dell’ozio, della lentezza e della durata; rispetto del passato; consapevolezza che non c’è progresso senza conservazione; indifferenza alle mode e all’effimero; attingere al sapere della tradizione; non identificare il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato, il progresso con una sequenza di censure, la conservazione con la chiusura mentale; non chiamare consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell’acquistare non è il consumo ma l’uso; distinguere la qualità dalla quantità; desiderare la gioia e non il divertimento; valorizzare la dimensione spirituale e affettiva; collaborare invece di competere; sostituire il fare finalizzato a fare sempre di più con un fare bene finalizzato alla contemplazione. La decrescita è la possibilità di realizzare un nuovo Rinascimento, che liberi le persone dal ruolo di strumenti della crescita economica e ri-collochi l’economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I sostenitori della decrescita sono quelli che scelgono di rinunciare a un lavoro con uno stipendio maggiore e alla casa in centro, pur di avere il tempo di giocare con i figli e di dedicarsi alle proprie passioni. Sono quelli che vedono l&#8217;automobile come una fonte di spese inutili in termini economici e ambientali, e preferiscono spostarsi solo quando serve e con mezzi alternativi. Questo non significa essere nostalgici del Medioevo. Significa solo applicare il vecchio motto che recita &#8220;i soldi non danno la felicità&#8221;, o meglio, la felicità non passa necessariamente per vie economiche, anzi, spesso, le cose che ci rendono felici sono quelle che non si possono comprare.</p>
<p><strong>In breve, si vive per lavorare o si lavora per vivere?</strong> La decrescita non è che una delle risposte a questa domanda. È un modo di intendere la vita, il risultato di una scala di valori in cui il denaro rimane sempre, inequivocabilmente dietro gli affetti.</p>
<p>Occorrerebbe almeno riflettere sul fatto che un principio del genere sia così in contrasto con la società odierna, in cui molte persone devono lavorare dieci ore al giorno per sbarcare il lunario.
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		<title>Sperperando gli sprechi&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Mar 2011 14:42:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Erika Farris</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[“Quest&#8217;anno in Italia è stato tagliato il 76,3 per cento delle spese per i servizi sociali”, scrive l&#8217;economista Tito Boeri nella rivista Internazionale del 25 febbraio 2011. “Il fondo nazionale per le politiche sociali – prosegue – è stato ridotto a 275 milioni di euro. Tre anni fa la dotazione del fondo era più del triplo”. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/mangia-soldi.jpg"><img class="size-medium wp-image-8682 alignright" title="mangia soldi" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/mangia-soldi-208x300.jpg" alt="" width="149" height="216" /></a>“Quest&#8217;anno in Italia è stato tagliato il 76,3 per cento delle spese per i servizi sociali”, scrive l&#8217;economista <strong>Tito Boeri</strong> nella rivista <strong><em>Internazionale</em></strong> del 25 febbraio 2011. “Il fondo nazionale per le politiche sociali – prosegue – è stato ridotto a 275 milioni di euro. Tre anni fa la dotazione del fondo era più del triplo”.</span></p>
<p><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">I finanziamenti per la famiglia, tanto amata da questo governo, si sono ad esempio ridotti dai 185 milioni dello scorso anno ai 51 di quest&#8217;anno. “Cresce, inoltre, il numero dei fondi letteralmente svuotati: – scrive Boeri &#8211; dopo il piano straordinario per gli asili nido è toccato al fondo per la non autosufficienza, che perderà 400 milioni. Altri, come quello per gli affitti, sono ridotti ad una cifra simbolica”&#8230;</span></p>
<p><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">Ma la colpa è sempre solo della solita “crisi”. Non ci sono responsabilità politiche in Italia, solo difficili situazioni in cui qualche sfortunato esecutore dovrà cedere alla tentazione di sferrare il colpo di grazia per atterrare definitivamente un Paese sofferente e stremato.</span></p>
<p><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;">In compenso, la carenza di risorse non ha impedito ai nostri amati rappresentanti di inserire all&#8217;interno del recente testo <strong>“Milleproroghe” </strong>l&#8217;ennesima <em>Sanatoria manifesto “selvaggio”</em><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">, che riguarda le violazioni compiute dai partiti con manifesti politici, di cui non ci è dato modo di conoscere a quanto ammonti la multa che i partiti “incriminati” avrebbero dovuto pagare e quanti soldi sarebbero potuti entrare nelle casse dello Stato, ma ci è permesso sapere che adesso basterà versare mille euro entro il 31 maggio di quest&#8217;anno</span></span><span style="font-size: small;"> per vedersi automaticamente cancellata la sanzione.</span></span></p>
<p><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/3-REFERENDUM.jpg"><img class="size-medium wp-image-8678 alignleft" title="3-REFERENDUM" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/3-REFERENDUM-300x300.jpg" alt="" width="189" height="189" /></a>La carenza di risorse non ha impedito i nostri rappresentanti nemmeno di vergognarsi per la scelta di non organizzare un&#8217;unica giornata di elezioni per referendum e amministrative. “</span><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Trecento asili, 2000 auto per la polizia, messa in sicurezza delle scuole, ripristino del fondo per le non autosufficienze, assistenza ai malati di Sla. Ecco come potrebbero essere spesi in maniera utile i <strong>350 milioni di euro</strong> che il governo vuole gettare al vento facendo votare il 12 giugno per i referendum anziché prevedere l&#8217;</span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><em>election day (<a href="http://www.iovotoil29maggio.it/" target="_blank">www.iovotoil29maggio.it</a>) </em></span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">con le elezioni amministrative del 29 maggio”, ha affermato il capogruppo alla Camera dell&#8217;Italia dei <strong>Valori Massimo Donadi.</strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: arial, helvetica, sans-serif; font-size: small;">Ma il governo è deciso! Quando si tratta di mettere a rischio il raggiungimento del quorum ai referendum e rompere i coglioni alla gente che nel giro di due settimane dovrà votare due volte, lo sperpero di risorse non è certo mai stato un ostacolo!</span></p>
<p><div id='stb-container-169' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-169' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-169' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/collabora-con-noi">trovate qui</a>. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi.</div></div>
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