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	<title>Camminando Scalzi... Informazione Libera &#187; Cronaca</title>
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	<description>La blogzine libera</description>
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		<title>Cas(t)a Pound</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 07:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Di Martino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[“È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”                                                                                                                              (Costituzione Italiana, disposizioni finali XII) Parlare di Casa Pound non è proprio un compito semplice. Associazione fortemente dibattuta, Casa Pound è stata protagonista delle cronache recenti in seguito all’omicidio di Samb Modou e Diop Mor da parte del simpatizzante Gianluca Casseri, e per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>“È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”</em></p>
<p><em>                                                                                                                             (Costituzione Italiana, disposizioni finali XII)</em></p></blockquote>
<p>Parlare di Casa Pound non è proprio un compito semplice. Associazione fortemente dibattuta, Casa Pound è stata protagonista delle cronache recenti in seguito all’omicidio di Samb Modou e Diop Mor da parte del simpatizzante Gianluca Casseri, e per la gambizzazione di Francesco Bianco, ex militante dei Nar.</p>
<p>Parlare di <strong>Casa Pound</strong> non è un compito semplice in quanto ci esprimiamo su un’associazione che sta acquistando un forte potere in Italia, soprattutto negli ultimi anni (3.500 iscritti al 2011, si legge dal sito), e soprattutto perché parliamo di una associazione di chiara ispirazione fascista, il che imbarazza a prescindere, visto i trascorsi del nostro Paese.</p>
<p>Ma cos’è Casa Pound e a cosa deve il suo successo? Dal sito ufficiale leggiamo che Casa Pound è un’associazione regolarmente costituita e riconosciuta, e la burocrazia finisce lì, per lasciare il posto all’azione e al volontariato.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/casapound_er1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-13574" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/casapound_er1.jpg" alt="" width="300" height="220" /></a>Casa Pound nasce a Roma nel dicembre del 2003 con l’occupazione di uno stabile nel quartiere romano Esquilino da parte di alcuni giovani provenienti dall’esperienza precedente di Casa Montag. Il nome prende ispirazione da Ezra Pound, poeta statunitense aderente alla Repubblica Sociale Italiana, cosa che ha portato la figlia del suddetto a sporgere una bella denuncia a Casa Pound definendola “associazione compromessa”, quindi non degna di portare il nome del padre, che proprio uno stinco di santo non era.</p>
<p>Per Casa Pound il compito maggiore, a mio dire, è stato quello di restituire un’immagine del fascismo presentabile, a cui poter aderire alla luce del sole, storia che la destra attuale ha cercato di nascondere come la cenere sotto al tappeto, e che ha indispettito molti simpatizzanti e nostalgici del tempo che fu.</p>
<p>In effetti Casa Pound propone moltissime attività, che spaziano dai momenti culturali, con incontri di dibattito tra i diversi partiti, passando per musica con la creazione degli <strong>Zetazeroalfa</strong> &#8211; gruppo cult per l’associazione &#8211; attività teatrali, web tv, riviste, fino ad arrivare al punto forte, ovvero le attività nel sociale. Tra di esse ricordiamo la proposta del Mutuo Sociale, progetto politico che si interroga sull’emergenza abitativa in Italia; “Tempo di essere madri”, proposta per affrontare il tema delle madri lavoratrici, e non meno importante “Blocco studentesco”, movimento di organizzazione e mobilitazione studentesca.</p>
<p>Uno dei punti forti di questa associazione è rappresentato dalle numerose conferenze e iniziative che coinvolgono le nostre città, e che vengono promossi il più delle volte senza rispettare le disposizioni sulle affissioni pubbliche, il cosiddetto &#8220;attacchinaggio&#8221;. Casa Pound, un giorno sì e l’altro pure, organizza dibattiti sugli argomenti dell’attualità, come l’acqua pubblica e il nucleare, per essere “sempre sul pezzo”.</p>
<p>Ma la vera frontiera avanguardista riguarda gli incontri sulle personalità di spicco della nostra storia, da Craxi (e qui ci possiamo pure arrivare concettualmente) alle denunce sociali nascoste (nemmeno troppo) nei temi di Rino Gaetano, che però si è sempre dichiarato apartitico; a Peppino Impastato, fino ad arrivare alla ciliegina sulla torta: la conferenza su Ernesto &#8220;Che&#8221; Guevara al grido di “aprendimos a quererte”, ovvero “abbiamo imparato ad amarti”.</p>
<p>Ora, a parte non sapere, causa mancanza dell’interessato, se anche Che Guevara ha imparato ad amare loro, devo dire che Casa Pound assume in sé la capacità davvero invidiabile di richiamare, affascinare e coinvolgere tantissimi giovani a una passione e una concretezza politica che non riescono di certo a trovare nel “<em>siamo mica qui a drizzare banane col martello</em>” di Bersani, o nel (non?) più compianto <em>“mi consenta”</em> del Cavaliere.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/casapound-italia.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-13575" title="casapound italia" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/casapound-italia-300x167.jpg" alt="" width="300" height="167" /></a>Ma cos’è davvero Casa Pound? È l’associazione de “La Salamandra”, primo nucleo di protezione civile a favore dei più deboli, o il gruppo che si muove al grido di “nel dubbio mena” degli Zerozetaalfa? È l’associazione che promuove la legalità nel ricordo di Falcone e Borsellino o il gruppo il quale fondatore e presidente, Gianluca Iannone, è stato condannato a 4 anni per aggressione a un carabiniere per una rissa del 2004 (come riportato ne &#8220;Il resto del Carlino&#8221;)? È l’associazione di Gr.i.me.s &#8211; l’equipe di medici e infermieri nata per difendere i cittadini dalle falde del sistema sanitario &#8211; oppure quella contro cui si stanno scagliando Idv e Pd per toglierle la possibilità di ricevere finanziamenti dal 5&#215;1000?</p>
<p>Domande a cui ciascuno di noi è libero di rispondere, ma che sicuramente non prevedono mezze misure, linee di confine, accoglienza e mediazione, come in molti cercano di fare per dare un bel colpo al cerchio e uno alla botte. Casa Pound o si odia o si ama, a noi la scelta.</p>
<p>Parlare di Casa Pound non è un compito semplice perché se parliamo di “fasc…” e non stiamo nominando un fascio di fiori, evidentemente c’è qualcosa che non va; perché stiamo parlando di una realtà la cui fonte di ispirazione in Italia è considerata (speriamo ancora per molto) un reato, e se lo è un motivo ci sarà; ma soprattutto è un compito non solo difficile, ma anche imbarazzante, pensare che possa esistere (dentro e fuori Casa Pound) qualcuno che identifica ancora il fascismo con onore e fedeltà.
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		<title>Cronache di ordinario razzismo</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 13:58:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvo Mangiafico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel giro di pochi giorni, due fatti di cronaca hanno tristemente meritato gli onori delle prime pagine dei giornali. Con buona pace degli amanti dei plastici, in nessuno dei due casi c&#8217;è di mezzo un omicidio di una ragazza in una villetta. Forse proprio per questo, a entrambe le notizie, è concesso di risuonare nelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel giro di pochi giorni, due fatti di cronaca hanno tristemente meritato gli onori delle prime pagine dei giornali. Con buona pace degli amanti dei plastici, in nessuno dei due casi c&#8217;è di mezzo un omicidio di una ragazza in una villetta. Forse proprio per questo, a entrambe le notizie, è concesso di risuonare nelle TV per non più di qualche volta, per poi addentrarsi nell&#8217;oblio. Stiamo parlando di quanto accaduto <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/10/torino-stuprata-smentisce-fiaccolata-finisce-lincendio-campo/176718/">sabato a Torino</a> e <a href="http://ilfattoquotidiano.it/2011/12/13/firenze-uccide-senegalesi-uccide-killer-estrema-destra-terrorizza-citta/177285/">martedì a Firenze</a>. Torino e Firenze, due fiori all&#8217;occhiello dell&#8217;Italia civile e colta. Evidentemente non immuni alla xenofobia e all&#8217;odio razziale. È bene fermarsi a riflettere su quanto accaduto senza trincerarsi dietro la generica definizione di &#8220;folle tragedia&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/manifestosangue_31619-1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-13156" title="manifestosangue_31619 (1)" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/manifestosangue_31619-1-300x213.jpg" alt="" /></a>Di <strong>razzismo</strong> se ne parla sempre troppo poco, specialmente in proporzione alla diffusione di questa piaga nella società. Fanno notizia per qualche ora i fischi rivolti negli stadi ai giocatori neri, ma in fin dei conti, deandreanamente (mi si passi il termine), ci si costerna, ci si indigna, ci si impegna e poi si getta la spugna, prima di tutto quella mediatica. È difficile, fa paura, ma è palese che del razzismo siamo tutti impregnati. Intere generazioni sono cresciute con l&#8217;incubo degli zingari che rubano i bambini, degli albanesi che rubano il portafoglio, dei marocchini che spacciano e degli extracomunitari che aggrediscono le donne la sera. Un discorso a parte meriterebbe l&#8217;analisi dell&#8217;utilizzo del termine &#8220;extracomunitari&#8221;, che dall&#8217;ambito squisitamente geopolitico ed economico è diventato un gradino di un&#8217;orribile scala di rispettabilità delle persone, non di rado uno degli ultimi. Sono interessanti  le dichiarazioni di Sandra (nome fittizio), la ragazza di Torino che ha inventato la balla dello stupro subito da parte dei rom. In un&#8217;<a href="http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/12/14/news/ho_mentito_sullo_stupro_per_paura_per_me_la_verginit_un_valore-26578218/">intervista a Repubblica</a>, ecco cosa risponde alla domanda sul perché abbia scelto proprio i rom del campo vicino a casa sua come finti aggressori: <em>&#8220;Ho sbagliato. Ma il mio non è razzismo. Chiedete a chiunque in quartiere, quasi tutti hanno avuto un furto in casa. È normale che la gente sia esasperata, anche se non si può giustificare quello che è successo alle baracche dei rom, dove c´erano donne e bambini. Quando sono uscita dal garage (il luogo dove Sandra aveva passato il pomeriggio di giovedì insieme al fidanzato, di tre anni più grande, ndr) e ho incontrato mio fratello c´erano due ragazzi del campo in lontananza che scappavano. Io li ho visti, anche lui li ha visti, una parte della mia bugia è nata così&#8221;</em>. <strong>L&#8217;equazione &#8220;straniero = delinquente&#8221; è scolpita nella mente.</strong> Nessuno intende giustificare o chiudere un occhio sui furti -se e quando commessi- ma se quello di Sandra non è razzismo, allora ci spieghi cos&#8217;è. Vogliamo chiamarlo &#8220;vendetta etnica&#8221;? Se non è zuppa è pan bagnato. Non si tratta di puntare l&#8217;indice contro di lei, che si spera possa almeno imparare qualcosa dalla vicenda. Tuttavia, <strong>è impressionante la facilità con cui la scintilla dell&#8217;odio si sia propagata, dalla mente di Sandra, alle torce della fiaccolata di protesta di sabato sera, per finire nel rogo del campo rom per opera degli immancabili criminali.</strong></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/Senegalesi-freddati-a-Firenze.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13157" title="Senegalesi-freddati-a-Firenze" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/Senegalesi-freddati-a-Firenze-300x197.jpg" alt="" width="300" height="197" /></a>Diverso nei modi, ma della stessa natura, il caso di Firenze. Qui, in circostanze tragicamente più semplici, <strong>un pazzo ha deciso di sparare a vista ai senegalesi, iniziando in periferia per finire nel cuore del centro storico, prima di suicidarsi vistosi assediato dalla polizia.</strong> Il fatto che il folle criminale fosse un dichiarato neofascista, simpatizzante di Casa Pound, non restringe in alcun modo la gravità della vicenda e la cerchia di responsabilità morale. Fin troppo semplice ripararsi dietro il paravento dell&#8217;estremismo di Casseri, questo il nome dell&#8217;omicida-suicida. Piuttosto, è d&#8217;obbligo domandarsi come e perché certe indoli certamente non ordinarie possano condurre a comportamenti tali. È perfino superfluo sottolineare come il razzismo e la xenofobia abbiano trovato sempre più spazio negli ultimi anni nelle discussioni politiche, da quelle in Transatlantico a quelle al bar. Quando si arriva a proporre di <a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/04/13/news/immigrazione_speroni_come_castelli_contro_i_bareconi_lecito_usare_le_armi-14881546/">sparare ai barconi</a>, di riservare alcune carrozze della <a href="http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/cronaca/metro-riservata-milanesi/metro-riservata-milanesi/metro-riservata-milanesi.html">metropolitana agli stranieri</a>, di istituire <a href="http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/ddl-sicurezza-7/terza-fiducia/terza-fiducia.html">ronde di quartiere</a> (proposta, questa, malauguratamente realizzata), in breve, di perseguire i più biechi istinti di discriminazione e intolleranza, senza che si registrino reazioni diverse dall&#8217;indignazione e dalla costernazione di cui sopra, è automatico che l&#8217;asticella della civiltà si muova verso il basso. La responsabilità materiale della morte dei senegalesi di Firenze, dell&#8217;incendio del campo nomadi di Torino, dei fischi allo stadio verso i giocatori neri, non grava certamente sulle spalle della Lega. D&#8217;altro canto, il movimento politico di Umberto Bossi &amp; Co. è servito da apripista e cassa di amplificazione per il generale sdoganamento dell&#8217;intolleranza etnica e razziale. Troppe volte idee barbare e malsane sono state archiviate come folklore e frettolosamente accantonate nel mucchio delle fesserie senza conseguenze. La stessa sorte che probabilmente toccherà agli abietti commenti che fioccano sui <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2011/12/13/news/forum_razzisti_sul_web_casseri_un_nostro_eroe-26554728/?ref=HRER1-1">forum di estrema destra</a> in riferimento agli omicidi di Firenze. Magari qualcuno di questi animali finirà anche davanti al giudice, ma nella coscienza dell&#8217;opinione pubblica &#8220;questi sono fascisti, è un caso isolato&#8221;. Finita lì.</p>
<p><strong>La goccia scava la roccia e oggi ci troviamo di fronte a una voragine di ignoranza che mina la civiltà e la modernità della nostra società.</strong> Per questo motivo, prima che i riflettori si spengano e i commenti si esauriscano, vale la pena chiedere: l&#8217;Italia si scopre razzista, o lo ha sempre saputo?</p>
<p>P.S.: Il titolo di questo articolo richiama volontariamente il nome di un <a href="http://www.cronachediordinariorazzismo.org/">sito</a> di cui è caldamente consigliata la visita. Se la costruzione di una cultura di accoglienza trovasse la stessa rilevanza mediatica della bestialità, probabilmente non ci sarebbe bisogno di scrivere pagine come questa.</p>
<p><div id='stb-container-132' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-132' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-132' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita ?<br />
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		<title>L’acqua di Fukushima, tra radioattività e patriottismo</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 07:30:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Richpoly</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho appreso da giornali e televisioni che qualche giorno fa un parlamentare e membro del governo giapponese ha bevuto un bicchiere d&#8217;acqua preso da una vasca radioattiva situata all&#8217;interno dell&#8217;edificio che ospita l’ormai famosissimo reattore di Fukushima. Come tutti sanno, mi riferisco all&#8217;impianto che subì gravissime conseguenze dopo il terremoto della scorsa primavera e che per settimane [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ho appreso da giornali e televisioni che qualche giorno fa un parlamentare e membro del governo giapponese ha bevuto un bicchiere d&#8217;acqua preso da una vasca radioattiva situata all&#8217;interno dell&#8217;edificio che ospita l’ormai famosissimo reattore di Fukushima. Come tutti sanno, mi riferisco all&#8217;impianto che subì gravissime conseguenze dopo il terremoto della scorsa primavera e che per settimane ha monopolizzato l’attenzione della popolazione mondiale, facendola riflettere su un tema di interesse globale come, per l’appunto, l’utilizzo del nucleare. Anche noi, al tempo, avevamo approfondito l’argomento con degli articoli molto curati che cercavano di dare non solo un’interpretazione, ma anche una descrizione scientifica dell’accaduto. Ecco i link dei nostri precedenti articoli sull&#8217;argomento:</p>
<p>- <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/nubi-sul-sol-levante.html" target="_blank">Nubi sul sol levante</a> di Dario Ganci.<br />
- <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/fukushima-febbre-nucleare.html" target="_blank">Fukushima febbre nucleare</a> di Steppenwolf.</p>
<p style="text-align: justify;">Yasuhiro Sonoda, questo è il nome del parlamentare, al fine di dimostrare l’efficacia del sistema di decontaminazione dell&#8217;impianto di Fukushima ha ingerito davanti a un mare di giornalisti sbalorditi, e con un neanche tanto velato nervosismo, un bicchiere d’acqua presa proprio da quel reattore tacciato di essere fortemente inquinato da scorie radioattive. La scena, a mio parere, è stata connotata da un mix di drammaticità e comicità. Da una parte, il pubblico rideva perché non credeva a quanto stesse accadendo dubitando della veridicità della dimostrazione, dall’altra, il gesto di Sonoda è stato visto come un tragico atto di estremo patriottismo, in termini di difesa dell’attività di governo. Per fare un paragone con la nostra Italia, a mero titolo esemplificativo, immaginiamoci Berlusconi che, per dimostrare la funzionalità delle nostre discariche, si abbevera dalle falde acquifere napoletane sulle quali abbiamo visto scorrere violentemente e incessantemente, durante l’alluvione di questi giorni, un mare informe di rifiuti dall’aspetto di certo non rassicurante.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando al nostro parlamentare giapponese c’è da dire che, non a caso, le telecamere di tutto il mondo si sono soffermate sul suo volto, visibilmente nervoso, quasi terrorizzato e improvvisamente preso dal panico, mentre l&#8217;uomo esaudiva la richiesta di un’imminente dimostrazione dell’efficacia dell’impianto di decontaminazione. Le sue mani tremanti hanno fatto il giro del mondo e sinceramente ho provato una stretta allo stomaco nell’osservare quel gesto estremo. Ci vedo ben poco di patriottico, però, in un tentativo di rassicurare la popolazione attraverso un&#8217;azione tanto estrema quanto insignificante. <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/centrale-nucleare-fukushima-300x300.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12350" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/centrale-nucleare-fukushima-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Un dato di fatto è che la conferenza stampa del membro del governo Sonoda (ancora più assurdo sarebbe stato il medesimo gesto fatto da un parlamentare dell’opposizione) si è conclusa con le seguenti parole per nulla rassicuranti: “<em>Il semplice fatto di bere quest&#8217;acqua non significa che la sicurezza sia confermata. Ne sono consapevole. Il modo migliore è fornire dei dati al pubblico</em>&#8221;. Purtroppo nessuno ha presentato questi dati scientifici dalla funzione rasserenante all’opinione pubblica e dubito che qualcuno sia in grado, ad oggi, di confermare la non contaminazione di quell’acqua. Speriamo soltanto che a farne le spese non sia la popolazione mondiale (cosa che reputo assai utopica) e, dopo quanto accaduto, in prima persona il patriottico parlamentare giapponese, al quale questo gesto spero sia valso per lo meno una medaglia al merito.</p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente il mondo intero avrebbe preferito qualche dato scientifico in più da parte del governo giapponese, anche a costo di un po’ di spettacolarità in meno, soprattutto considerando che per quanto io possa credere che quell’acqua non sia contaminata, il che mi sembra assai strano, faccio una grande fatica ad immaginarmela oltretutto anche “potabile”. Ci viene poi assicurato che l’acqua era stata precedentemente decontaminata da ogni traccia di iodio radioattivo e di cesio 134 e 137 e allora la domanda è un’altra: se l’acqua bevuta dal parlamentare è stata ulteriormente decontaminata, oltre alla decontaminazione che viene effettuata dagli appositi macchinari situati nel reattore, non è questo sufficiente a dimostrare che non si tratta della stessa acqua che si trova nella celebre vasca che ospita il reattore di Fukushima? A voi la risposta, io credo di poter tirare un sospiro di sollievo, non certo per la salute della popolazione mondiale, ma soltanto per quella del &#8220;patriottico&#8221; Sonoda.</p>
<p> <div id='stb-container-7578' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-7578' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-7578' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita ?</p>
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		<title>La morte di Meredith “oltre ogni ragionevole dubbio”</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2011 07:51:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Richpoly</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<description><![CDATA[Non bisogna essere esperti di diritto per capire come tra una sentenza di condanna all’ergastolo ed un’ assoluzione vi sia una differenza abissale, soprattutto in termini di privazione della libertà personale per il soggetto nei cui confronti la decisione è rivolta. In realtà, tra una sentenza di condanna ed una sentenza di proscioglimento spesso ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non bisogna essere esperti di diritto per capire come tra una sentenza di condanna all’ergastolo ed un’ assoluzione vi sia una differenza abissale, soprattutto in termini di privazione della libertà personale per il soggetto nei cui confronti la decisione è rivolta. In realtà, tra una sentenza di condanna ed una sentenza di proscioglimento spesso ci passa davvero poco. Nel nostro sistema giudiziario penale, affinché possa essere emessa una sentenza di condanna nei confronti di un imputato, è necessario che il giudice sia convinto della sua colpevolezza “<strong>oltre ogni ragionevole dubbio</strong>”. Ciò significa che, ogni qual volta si trovi anche soltanto con il barlume del cruccio circa la responsabilità del soggetto sottoposto a processo penale, il giudice deve essere straconvinto, se non addirittura certo, della verità processuale sulla quale si trova a giudicare. E’ un po’ questo il succo del processo di secondo grado conclusosi il primo ottobre a carico di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, imputati per la morte di Meredith Kercher.<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/images-11.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-11783" title="images (1)" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/images-11.jpg" alt="" width="207" height="244" /></a>  Credo, infatti, che proprio il “ragionevole dubbio” sia nascosto dietro quella che in realtà è stata una vera e propria <strong>assoluzione con formula piena</strong>. I due imputati sono stati assolti con quella che in gergo è definita una “formula ampia” di assoluzione. Non voglio addentrarmi nel merito della decisione della Corte d’Assise d’Appello di Perugia perché, non avendo tra le mani gli atti del processo, non me la sentirei di dare un giudizio tecnico che risulterebbe approssimativo che mi condurrebbe a trarre conclusioni sommarie.  Vorrei, però, spiegare le tipologie di sentenze che possono essere emesse da un giudice penale in primo e secondo grado. Per la Cassazione, invece, il discorso è diverso essendo espressamente previste dalla legge le motivazioni che possono condurre ad un eventuale ricorso in Cassazione, motivazioni che non possono essere inerenti al “fatto”, ma devono necessariamente concernere questioni di “diritto”, quindi errori procedurali, di valutazione, di applicazione della legge, oppure carenze o vizi relativi alla motivazione della sentenza.</p>
<p>Le sentenze possono essere divise in due grandi gruppi: condanna e proscioglimento. La condanna è una sentenza che viene pronunciata qualora dalle carte processuali emerga oltre ogni ragionevole dubbio, come detto, la colpevolezza dell’imputato. Occorre cioè accertare che l’imputato abbia commesso il fatto, che, a seconda del tipo di reato, lo abbia commesso con dolo o colpa, che non vi siano cause diverse dalla condotta dell’imputato che abbiano determinato il verificarsi dell’evento e che non vi siano cause particolari od ulteriori tali da escludere, in qualunque altro modo, la sua responsabilità penale. Diversamente, le sentenze di proscioglimento si dividono in sentenze di due tipi: <strong>assoluzione </strong>e <strong>proscioglimento</strong>. Il proscioglimento, o per meglio dire il “<strong>non luogo a procedere</strong>”, indica il caso in cui il processo non può proseguire per motivazioni processuali. Ciò significa che il giudice non può spingersi sino ad accertare nel merito i fatti oggetto del processo ma deve, al ricorrere di una causa di estinzione del processo, dichiarare estinto il procedimento. Ad esempio tale circostanza si verifica in caso di intervenuta <strong>prescrizione del reato</strong>, di <strong>morte</strong> dell’imputato, amnistia, ed altre cause specificatamente previste dalla legge. In tutte queste ipotesi non potrà mai parlarsi di assoluzione proprio perché il giudice non avrà potuto accertare i fatti e non potrà parlarsi di “innocenza”. Non a caso tali sentenze vengono definite di proscioglimento “nel rito”.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/images-2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-11784" title="images (2)" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/images-2.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a>Veniamo al secondo gruppo di sentenze, quelle di proscioglimento “nel merito”. L’innocenza dell’imputato è riconducibile esclusivamente a tale tipologia di provvedimenti. Le sentenze di assoluzione possono avere diverse “formule”: “<strong>Il fatto non sussite</strong>”, “<strong>il fatto non costituisce reato</strong>”, “<strong>il fatto non è previsto dalla legge come reato</strong>”, “<strong>l’imputato non lo ha commesso</strong>”, “<strong>l’imputato non è punibile o non è imputabile</strong>”. Tale decisione deve risultare il frutto di un’attenta e approfondita analisi dei fatti eseguita dal giudice il quale, alla luce dell’esito dell’istruttoria dibattimentale (luogo in cui avviene la formazione della prova), reputi l’imputato innocente. Ognuna di tali formule assolutorie ha un significato ben preciso. Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati assolti con la formula “il fatto non sussiste”. In tale formula rientrano tutti i casi in cui dal processo emerge che manchino elementi per ritenere che quella specifica condotta sia stata tenuta dall’imputato. Ciò significa che non è stata provata la responsabilità penale in riferimento al fatto a loro contestato. I giudici della Corte d’Assise d’Appello hanno ritenuto che il comportamento dei due non abbia potuto determinare l’evento, cioè la morte di Meredith. Al contrario delle sentenze di condanna, per le sentenze di assoluzione non esiste il limite del ragionevole dubbio, proprio perchè in caso di dubbio il giudice è sempre tenuto ad assolvere l’imputato. Ciò non toglie che su alcune sentenze, come quella in commento, si possa rimanere un po’ incerti, un po’ perplessi o, per meglio dire, con un “ragionevole dubbio”.
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		<title>Volo Bologna-Palermo: andata senza ritorno</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 10:32:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federica Di Martino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<description><![CDATA[Venerdì 27 giugno 1980, l&#8217;aereo di linea Douglas DC-9 della compagnia aerea Itavia si disperde nella tratta tra Ponza ed Ustica. Ora diamo i numeri&#8230; Sono le ore 22.00 quando un Breguent Atlantic dell&#8217;Aeronautica rinviene i primi relitti e cadaveri. 81 morti (anche se si recupereranno soltanto 38 corpi): 77 i passeggeri, 4 i membri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì 27 giugno 1980, l&#8217;aereo di linea <strong>Douglas DC-9</strong> della compagnia aerea Itavia si disperde nella tratta tra Ponza ed Ustica.</p>
<p>Ora diamo i numeri&#8230; Sono le ore 22.00 quando un Breguent Atlantic dell&#8217;Aeronautica rinviene i primi relitti e cadaveri. 81 morti (anche se si recupereranno soltanto 38 corpi): 77 i passeggeri, 4 i membri dell&#8217;equipaggio, 13 i bambini a bordo. Infine 31 sono gli anni in cui i familiari delle vittime attendono la verità su una delle vicende più torbide cha hanno coinvolto il nostro bel Paese.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/ustica.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11585" title="ustica" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/ustica-300x243.jpg" alt="" width="240" height="194" /></a>Il<strong> volo IH870</strong> decolla dall&#8217;aereoporto di Bologna alle ore 20.08, con due ore di ritardo, diretto a Palermo. Il volo prosegue normalmente, fino alle ore 20.58, orario dell&#8217;ultimo contatto con la torre di controllo di Roma, a cui fanno seguito prima i numerosi silenzi, poi le prime ricerche a cura del Soccorso Aereo di Martina Franca, infine al rinvenimento dei rottami prima, di alcuni cadaveri poi. Pochi i fatti certi, molti i dubbi e le incertezze, infiniti i silenzi e i tentativi di depistaggio su cui si è cercato di fare luce negli ultimi anni, ma che lasceranno sempre zone d&#8217;ombra troppo vaste.</p>
<p>Sono stati aperti procedimenti dalle procure di Roma, Bologna e Palermo, con la magistratura e Rino Formica, allora ministro dei Trasporti, il quale ha nominato una commissione d&#8217;inchiesta diretta dal dottor <strong>Luigi Luzzati</strong>. Quest&#8217;ultimo si è dimesso dalla suddetta nel 1982 a causa di contrasti con la magistratura. La prima ipotesi, quella di un cedimento strutturale dovuto alla cattiva manuntenzione, proposta nella prima requisitoria della Procura di Roma, viene abbandonata per il rinvenimento sul veicolo, che avverrà per il 96% soltanto nel 1991, di TNT e T4, esplosivi presenti generalmente nelle miscele di ordigni militari, e che porterà l&#8217;allora Ministro per le Relazioni con il Parlamento, Carlo Giovanardi, a sostenere fortemente questa ipotesi, ancora sostenuta a 30 anni di distanza, come evidenziato da un&#8217;intervista su Repubblica.</p>
<p>Nel 1989 la Commissione Stragi, istituita dal Senatore Libero Gualtieri, decide di inserire tra le proprie competenze anche l&#8217;incidente di Ustica, che da allora viene denominato appunto strage.</p>
<p>I lavori, seguitati per ben undici anni, hanno coinvolto i governi e le autorità militari per i numerosi tentativi di inquinare le prove in possesso. Dopo cinque mesi di analisi, la ricostruzione n° 266/90 prevedeva la certezza di un abbattimento causato da un missile, ipotesi negata dall&#8217;allora onorevole Francesco Cossiga, che magicamente ha ripreso la sua capacità critica anni dopo. Aldo Davanzali, presidente dell&#8217;allora Itavia, reo di aver avallato la tesi dell&#8217;abbattimento il 17 dicembre 1980, viene proprio per questo indiziato per il reato di diffusione atte a turbare l&#8217;ordine pubblico.</p>
<p>Come se non bastasse, come in un romanzo giallo, si aggiungono inquietanti particolari, che contribuiscono ad infittire la trama e mantenere lo spettatore sul filo del rasoio.<br />
Il primo riguarda il registo del radar della stazione di Marsala, in cui viene individuata una pagina strappata in maniera molto accurata, tanto da sfuggire anche all&#8217;avvocato difensore, guarda caso proprio relativa al giorno della strage, e riscritta successivamente in una nuova versione; le casuali scomparse hanno riguardato anche il radar di Licola, di tipo fonetico-manuale, di cui non è stato mai ritrovato il modello originale, come indagato nella seduta delle audizioni dei periti radar. A tal proposito nel 1989, il giudice Bucarelli ha rinviato a giudizio 23 militari in servizio il giorno della tragedia.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/ustica-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11588" title="ustica 2" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/ustica-2-300x215.jpg" alt="" width="240" height="172" /></a>Episodio altrettanto inquietante, quello della telefonata nel 1988 alla trasmissione &#8220;Telefono Giallo&#8221; condotto da Corrado Augias, in cui un anonimo, un aviere in servizio la sera della strage, dichiara di aver visto &#8220;tutto&#8221;, ma di essere stato invitato a tacere. Il tutto di cui parlava è stato poi riportato dal giornalista <strong>Nino Tilotta</strong> nell&#8217;articolo &#8220;Battaglia aerea e poi la tragedia&#8221;, nel quale ha descritto uno scontro aereo avvenuto tra due caccia, un F-14 Tomcat della US Navy e un MiG-23 libico.</p>
<p>A ben seguire la documentazione c&#8217;è da dire che il traffico delle nostre caotiche città è niente se paragonato a quello aereo descritto in quel periodo; infatti troviamo, grazie ai telex giunti nel 2003 grazie al Freedom Information Act, l&#8217;utilizzo della zona del Tirreno per le esercitazioni NATO, quelle degli aerei militari statunitensi, e infine le infiltrazioni accertate degli aerei militari libici, che si dirigevano in Jugoslavia per la manutenzione, come riscontrato dal ritrovamento di un MIG-23 libico precipitato sui monti della Sila. Il governo italiano dipendeva fortemente dalla Libia in quel periodo, soprattutto a livello economico, tanto da tollerare attraversamenti, addirittura mimetizzati nella rete radar in coda ad aerei civili, per evitare controlli da parte della NATO. Soltanto nella sera dell&#8217;incidente, in un range che va dalle 20.00 alle 24.00, viaggiavano più di 7 aerei militari non appartenenti all&#8217;Aeronautica Italiana. L&#8217;autostrada Salerno-Reggio Calabria dei cieli, insomma.</p>
<p>La prima istruttoria si conclude con l&#8217;impossibilità a procedere poichè ignoti risultano gli autori del reato. Da qui seguono numerosi processi a partire dal 28 settembre 2000, che prevedono tutte le assoluzioni &#8220;per non aver commesso il fatto&#8221; (sentenza primo grado 30 aprile 2004, secondo grado 15 dicembre 2005), due condanne ai generali Lamberto Bertolucci e Franco Ferri, cadute poi in prescrizione il 30 aprile 2004 perchè passati 15 anni. Le sentenze sono confermate successivamente in Corte di Cassazione il 10 gennaio 2007.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/ustica-vittime.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11584" title="30° anniversario della strage della stazione di bologna" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/09/ustica-vittime-300x199.jpg" alt="" width="240" height="159" /></a>A conclusione di questo intrigo, ecco le dichiarazione del 24 gennaio 2010, in cui la buon&#8217;anima dell&#8217;Ex Presidente Emerito della Repubblica Francesco Cossiga ha dichiarato che un aereo francese, posizionato sotto quello italiano, ha erroneamente sganciato un missile, nel tentativo di colpire un velivolo libico. A seguito di questa &#8220;tempestiva&#8221; informazione la Procura della Repubblica ha aperto una nuova inchiesta tutt&#8217;ora in corso.</p>
<p>Notizia di pochi giorni fa, la terza sezione civile di Palermo ha condannato per omissioni e negligenze i Ministeri della Difesa e dei Trasporti (lo stesso Ministero incaricato per primo di occuparsi delle indagini, una garanzia insomma), le quali pagheranno una somma record di 100 milioni di euro alle famiglie delle vittime.</p>
<p>Molto ha operato l&#8217;Associazione parenti della strage di Ustica, presieduta dalla senatrice Daria Bonfietti, componente della Commissione Stragi e sorella di una delle vittime. Se oggi siamo ancora qui a parlare di Ustica non è solo per commemorarne l&#8217;anniversario o navigare nel torbido delle vicende ad essa legata, ma è soprattutto perchè grazie alle loro continue iniziative riusciamo a sentire il dolore di una ferita che anni dopo riesce ancora a bruciare, infettata da una verità ancora troppo tarda a venire.</p>
<p>E cosa resta alla fine di questa storia oltre che l&#8217;amaro in bocca? Rimangono loro, le vittime.</p>
<p>* Cinzia Andres<br />
* Luigi Andres<br />
* Francesco Baiamonte<br />
* Paola Bonati<br />
* Alberto Bonfietti<br />
* Alberto Bosco<br />
* Maria Vincenza Calderone<br />
* Giuseppe Cammarota<br />
* Arnaldo Campanini<br />
* Antonio Candia<br />
* Antonella Cappellini<br />
* Giovanni Cerami<br />
* Maria Grazia Croce<br />
* Francesca D&#8217;Alfonso<br />
* Salvatore D&#8217;Alfonso<br />
* Sebastiano D&#8217;Alfonso<br />
* Michele Davì<br />
* Giuseppe Calogero De Ciccio<br />
* Secondo assistente di volo Rosa De Dominicis<br />
* Elvira De Lisi<br />
* Francesco Di Natale<br />
* Antonella Diodato, 7 anni<br />
* Giuseppe Diodato, 1 anno<br />
* Vincenzo Diodato, 10 anni<br />
* Giacomo Filippi<br />
* Primo ufficiale Enzo Fontana<br />
* Vito Fontana<br />
* Carmela Fullone<br />
* Rosario Fullone<br />
* Vito Gallo<br />
* Comandante Domenico Gatti<br />
* Guelfo Gherardi, 59 anni<br />
* Antonino Greco<br />
* Berta Gruber<br />
* Andrea Guarano<br />
* Vincenzo Guardi<br />
* Giacomo Guerino, 9 anni<br />
* Graziella Guerra<br />
* Rita Guzzo<br />
* Giuseppe Lachina<br />
* Gaetano La Rocca<br />
* Paolo Licata<br />
* Maria Rosaria Liotta<br />
* Francesca Lupo, 17 anni<br />
* Giovanna Lupo, 32 anni<br />
* Giuseppe Manitta<br />
* Claudio Marchese<br />
* Daniela Marfisi<br />
* Tiziana Marfisi<br />
* Erica Mazzel<br />
* Rita Mazzel<br />
* Maria Assunta Mignani<br />
* Annino Molteni<br />
* Primo assistente di volo Paolo Morici<br />
* Guglielmo Norritto<br />
* Lorenzo Ongari<br />
* Paola Papi<br />
* Alessandra Parisi<br />
* Carlo Parrinello<br />
* Francesca Parrinello<br />
* Anna Paola Pelliccioni<br />
* Antonella Pinocchio<br />
* Giovanni Pinocchio<br />
* Gaetano Prestileo<br />
* Andrea Reina<br />
* Giulia Reina<br />
* Costanzo Ronchini<br />
* Marianna Siracusa<br />
* Maria Elena Speciale<br />
* Giuliana Superchi, 11 anni<br />
* Antonio Torres<br />
* Giulia Maria Concetta Tripiciano<br />
* Pierpaolo Ugolini<br />
* Daniela Valentini<br />
* Giuseppe Valenza<br />
* Massimo Venturi<br />
* Marco Volanti<br />
* Maria Volpe<br />
* Alessandro Zanetti<br />
* Emanuele Zanetti<br />
* Nicola Zanetti</p>
<p><div id='stb-container-8104' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-8104' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-8104' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita ?</p>
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		<title>Cronaca di una giornata di rivolta (parte 1)</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jul 2011 08:05:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Grassi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hanno proprio ragione i valligiani di Susa a scrivere sulle proprie magliette “la paura qui non è di casa”. Poche cose riescono a suscitare un consenso bipartisan così vasto come la linea TAV Torino-Lione, tanto da indurre lo Stato a schierare 2000 agenti (duemila! Quanti sono i carabinieri in Afghanistan?). Loro, il popolo della valle, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id='stb-box-6842' class='stb-custom_box' ><strong>Un nuovo autore su Camminando Scalzi</strong><br />
Pubblichiamo oggi la prima parte dell&#8217;articolo di <strong>Alessandro Grassi</strong> alla sua prima collaborazione con la blogzine. L&#8217;articolo è accompagnato dalle foto scattate da Alessandro in <strong>Val Susa</strong>.</div>
<p>Hanno proprio ragione i valligiani di Susa a scrivere sulle proprie magliette “<em>la paura qui non è di casa</em>”.</p>
<p>Poche cose riescono a suscitare un consenso bipartisan così vasto come la linea<strong> TAV Torino-Lione</strong>, tanto da indurre lo Stato a schierare 2000 agenti (duemila! Quanti sono i carabinieri in Afghanistan?). Loro, il popolo della valle, hanno contro tutti i poteri che contano, ma paura non ne hanno. Così come non ne hanno avuta i manifestanti, autoctoni e non, che hanno assediato quella che un tempo era la Libera Repubblica della Maddalena e ora è zona militare occupata dalle forze dell&#8217;ordine. Domenica hanno legittimamente provato a liberarla, ma sapevano che sarebbe stato impossibile. L&#8217;obiettivo dichiarato &#8211; “dare un segnale forte” e “assediare” le recinzioni &#8211; però, è stato raggiunto.</p>
<p>Poiché i giornali <em>mainstream</em> faticano a riportare le dinamiche della protesta, questo è il mio racconto della giornata di rivolta che ha animato una valle intera nel nord-ovest italiano.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/DSC_0120-52.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11168" title="DSC_0120-52" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/DSC_0120-52-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Sono arrivato a Susa sabato mattina e da subito mi son accorto che l&#8217;aria che si respirava era diversa, ma non era solo l&#8217;assenza dello smog romano e il bel paesaggio naturale che mi circondava. La solidarietà degli abitanti della valle ai manifestanti forestieri la sperimento in prima persona. Appena arrivato sono tutti felici di dare informazioni e una signora spontaneamente si offre di dare un passaggio a me e ad altri ragazzi fino al presidio NO TAV di Venaus. In macchina ci racconta dello sgombero della Maddalena, della violenza dei poliziotti e della propria decisione a non lasciare costruire la TAV. Tutti sapevano che l&#8217;indomani sarebbe successo “qualcosa di grosso”, che ci sarebbe stata l&#8217;ennesima battaglia in una lunga serie che ha visto questo territorio come teatro.</p>
<p>Domenica mattina mi sveglio presto al presidio. Faccio colazione e rimedio un passaggio da due emiliani fino a Exilles, uno dei tre concentramenti da dove partirà un corteo. Dovrebbe essere lo spezzone più numeroso e quello più istituzionale e pacifico. Da Exilles ci si dirige verso Chiomonte (da dove parte un altro corteo che confluisce). È in questo corteo che l&#8217;incontro surreale con una anziana signora, che potrebbe essere una predicatrice eretica di secoli remoti, preannuncia che sarà dura. Regge un bastone con in cima un crocifisso e nell&#8217;altra mano una statua della Madonna e mi  dice che protestare contro la TAV “<em>è giusto</em>”, perchè la Madonna vuole pace e amore e giustizia divina, che ci sono dei diritti da rispettare e la TAV non li rispetta. Poi precisa: “anche l&#8217;apocalisse è pace e amore”. Non so in che senso lo intendesse ma ora è difficile pensare che non fosse un presagio di quanto poi è successo.</p>
<p>Durante il corteo incontro altri Valsusini di tutte le età, in testa ci sono sindaci e bambini. È bello parlare con loro, ci tengono alla loro valle e alla loro lotta. Sono cinque chilometri nel punto in cui la valle è più larga: due statali, un fiume, una linea ferroviaria sottoutilizzata e un&#8217;autostrada già poco desiderata, un&#8217;altra ferrovia ad alta velocità per portare le merci da Lisbona a Kiev, costosa e inutile, non la vogliono. Per non parlare dei costi sostenuti da tutto lo Stato e dalla mancanza di evidenti benefici che dovrebbero costituire l&#8217;interesse nazionale.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/DSC_0199-83.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11171" title="DSC_0199-83" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/DSC_0199-83-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Il corteo prevede la discesa fino a Chiomonte per sfilare davanti alla centrale elettrica (dove c&#8217;era la barricata che proteggeva la Libera Repubblica della Maddalena), io però mi sfilo prima e al bivio per Ramats salgo i monti deciso a imboccare uno dei sentieri che porta giù alle recinzioni che circondano il cantiere dei lavori. Dal corteo si staccano in molti. Arrivo in cima a Ramats, alla frazione Sant&#8217;Antonio, dove ci sono già tanti manifestanti che si preparano per scendere. Indossano caschi e tengono maschere antigas intorno al collo. “<em>Violenti organizzati</em>”, diranno le malelingue, giornalisti che forse nemmeno erano presenti, ma come biasimare quelli attrezzati dopo lo sgombero della settimana prima? Tutti sapevano che le forze dell&#8217;ordine ci avrebbero sommerso di gas lacrimogeni; non quelli normali: il CS, vietato in guerra, che ti toglie il respiro, brucia la pelle e ti entra in gola fino a farti vomitare. Di lì a poco anche io avrei pregato in ginocchio per avere una maschera.</p>
<p>I sentieri per scendere al cantiere sono due, uno più lungo e leggermente più largo e uno più esposto e più stretto. Decido di prendere il secondo, perché da lì si riesce a vedere il cantiere e l&#8217;autostrada (chiusa al traffico dalla mattina). Mentre scendo l&#8217;elicottero svolazza intorno alle montagne con il suo incessante rumore che proseguirà per tutto il giorno. Scendere il sentiero è emozionante, non mi era mai capitato un corteo “di montagna” e non si può certo rinunciare a questa esperienza. All&#8217;inizio non ci sono alberi intorno e infatti riesco a vedere l&#8217;imponenza dello schieramento dei carabinieri più in basso. C&#8217;è anche la forestale, la finanza e i cacciatori della Sardegna, corpo speciale capace di muoversi tra i monti, chiamato apposta per la situazione. Mano a mano che si scende però si capisce che non si tratta di una piacevole scampagnata tra i boschi.  Il sentiero è tortuoso e si addentra nel bosco, inizio a sentire puzza di lacrimogeno e i botti si ripetono costantemente. Gli scontri, giù al cantiere, sono iniziati dalla mattina. Altri due concentramenti, da Giaglione e da Ramats, si sono diretti attraverso la vegetazione all&#8217;assalto delle recinzioni. La polizia è sotto assedio già da diverse ore quando arrivo. Siamo incolonnati e ci avviciniamo a un bivio da dove si può scendere per la recinzione. Da lì salgono manifestanti con gli occhi gonfi e le facce impaurite; tutti che dicono “non scendete se non avete le maschere, ci sono i poliziotti che appena vedono qualcuno avvicinarsi sparano lacrimogeni”. Tutti ripetono questa cosa e si decide allora di proseguire e scendere alle recinzioni più avanti. Cammino ancora un po&#8217; dietro gli altri in fila indiana, si sale e poi si prosegue per un bel pezzo alla medesima altezza, infine si scende. Di nuovo lo stesso scenario, ma questa volta sono in tanti a risalire, tanti quanti quelli che scendono. Di nuovo lo stesso mantra: “non scendete”. Mi sembra di andare incontro all&#8217;orrore del colonnello Kurtz discendendo un sentiero tortuoso invece che risalendo un fiume. Si respira aria di lacrimogeni invece che di napalm.</p>
<p>La quantità di gente che cammina per i sentieri è impressionante. Migliaia, tra quelli che salgono e quelli che scendono a dare il cambio agli assedianti stremati. Le raccomandazioni di coloro che salgono, che già hanno visto e respirato la potenza delle forze armate, valgono a poco. Alcuni si fermano ed esitano ma molti continuano. Una colonna infinita muove decisa e quando i cori fanno tremare la foresta al grido “giù le mani dalla val Susa!” il cuore si ferma nel petto.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/DSC_0178-73.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11170" title="DSC_0178-73" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/DSC_0178-73-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>I<strong> lacrimogeni</strong> iniziano a fare effetto e penso di essere ormai prossimo al cantiere ma in realtà solo più tardi mi accorgo di essere ancora molto in alto e che i lacrimogeni riescono ad arrivare in quel punto perchè sparati direttamente dall&#8217;elicottero che continua a volare sopra le nostre teste.</p>
<p>Ci si addentra sempre di più. A volte ci si ferma per aspettare che l&#8217;aria si pulisca dai gas e poi si procede. Si scende e alla fine si arriva a uno spiazzo dove avvengono gli scontri.</p>
<p>Qui, mi dicono, la mattina c&#8217;era la polizia, ma è stata respinta. Le recinzioni sono state tagliate e parte del cantiere è stato anche riconquistato. Poi la polizia ha ripreso terreno ma non è in grado di dissolvere la forza dei manifestanti. Si limitano a sparare lacrimogeni a raffica, senza sosta per tutta la mattinata, anche se nel pomeriggio, probabilmente mossi dal timore di rimanere senza, ne riducono l&#8217;uso. Non so se è a causa dell&#8217;abitudine o meno, ma anche l&#8217;effetto dei lacrimogeni sembra diminuire, tanto da farmi pensare che forse gli ultimi non erano del medesimo tipo dei primi che erano veramente intollerabili.</p>
<p>Scendendo dal sentiero, superando gente intossicata o che si riposa mangiando un panino negli spiazzi prima di tornare a manifestare, il fondo del sentiero è ancora parte del bosco e delimitato da alte rocce. Tra queste una strettoia è il punto per accedere al cantiere e fronteggiare la polizia. Lì si concentrano i manifestanti e da lì arrivano i lacrimogeni sparati ad altezza uomo direttamente addosso alle persone, oppure lanciati alle spalle in modo che a volte ci si ritrova con la polizia davanti e il gas dietro. Si tratta di proiettili a grappolo che una volta toccato terra si dividono in diverse cartucce che saltano tutto intorno. Per fortuna molti manifestanti sono attrezzati con guanti spessi abbastanza da poter prendere in mano le cartucce e lanciarle indietro oppure abbastanza svelti da coprirle con terra e foglie.</p>
<p>Dai manifestanti in risposta vengono lanciati sassi alla polizia, non si fatica a ritrovare materiale nel sottobosco. Le forze dell&#8217;ordine non si tirano certo indietro dal rispondere allo stesso modo: lanciano pietre dall&#8217;alto dell&#8217;autostrada. Forse proprio a questo si riferisce Maroni quando parla di “tentato omicidio”.</p>
<p>A un certo punto mentre <strong>questo caos mi circonda</strong>, le urla della gente e i botti degli esplosivi rimbombano, e una scena quasi surreale mi si presenta davanti agli occhi. Dal monte scende una banda mentre la rivolta imperversa. Sono vestiti di rosa acceso, con paillette luccicanti, la cosa più fuoriluogo che potesse comparire. A quel punto anche i carabinieri che cantano la canzone di Topolino o Mary Poppins che scende dal cielo con un ombrello sarebbero stati normali. I musici attaccano a suonare i loro tamburi, ma dura poco. Ci sono i feriti e il loro suono copre anche le urla di chi chiede un medico, quindi vengono fatti smettere. I manifestanti sono tutti pronti a soccorrersi a vicenda, i feriti vengono medicati e portati via dal campo di battaglia.</p>
<p>Si continua così, si alternano avanzate dei manifestanti con scariche più dense di lacrimogeni che costringono tutti ad allontanarsi. Avanti e indietro in continuazione. La polizia fatica evidentemente a tenere a bada i manifestanti. A un certo punto, forse pensando a una azione risolutiva, decide persino di avanzare con una ruspa. Poi segue una violenta carica, ma mentre osservo da una posizione laterale, si capisce subito che è una brutta idea. La polizia mette in fuga i manifestanti nello spiazzo e si trova così al centro di una sassaiola proveniente dalle posizioni sopraelevate in cui costringe i NO-TAV. L&#8217;unica soluzione che rimane loro è quella della fuga, disordinata e per questo pericolosa, tanto pericolosa che uno “sbirro” viene catturato. Subito viene circondato e spogliato delle armi. Poi viene lasciato andare. Si accende un dibattito, molti avrebbero voluto tenerlo per trattare il rilascio dei fermi.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/DSC_0162-65.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11169" title="DSC_0162-65" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/DSC_0162-65-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Il fatto che i manifestanti siano in possesso di una pistola delle forze armate non lascia tranquilli i rappresentanti dello Stato e quindi si aprono persino delle trattative per riavere indietro l&#8217;arma. Trattative che scemano nel nulla. Scopro solo il giorno dopo che la pistola sarà restituita, senza caricatore, la sera stessa. Nel frattempo i manifestanti sono stanchi e la pausa dai lacrimogeni della polizia permette loro di riflettere sul da farsi. Nel mentre arriva la notizia che cinque camionette sarebbero arrivate e avrebbero caricato le persone su alla frazione di Sant&#8217;Antonio. La decisione presa è quella di risalire per dare una mano, forse anche mossi dal desiderio di cambiare un po&#8217; teatro per uscire dalla evidente situazione di stallo che si è creata. Inizia così la risalita. Una faticosissima risalita su per i sentieri, accompagnati dal rumore dell&#8217;elicottero. La stanchezza è molta. Quando arriviamo in cima la polizia se n&#8217;è andata, ancora non so se la carica ci sia effettivamente stata. Ma a quel punto per me la giornata finisce e decido che è ora di trovare il modo di tornare a casa. Altri si spostano, cercando di evitare i blocchi stradali che, si vocifera, siano sparsi per tutta la valle. Nel mentre gli scontri continuano alla centrale elettrica, dove un gruppo di manifestanti distaccatosi dal corteo principale si è scagliato contro le recinzioni.</p>
<p>Il tempo di trovare un passaggio su un camper di generosi anarchici e di raggiungere una stazione qualsiasi da dove prendere un treno per Torino.</p>
<p><em>&#8230;continua&#8230;</em>
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		<title>Napule è &#8216;na carta sporca, ma nisciuno se ne importa</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 14:53:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Richpoly</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 30 giugno, come è noto, c’è stato il tanto atteso via libera al decreto sui rifiuti per la città di Napoli. Dopo il lungo, acceso e &#8211; consentitemelo &#8211; ridicolo battibecco tra la Lega e il PdL, il Consiglio dei ministri ha dato il nulla osta al provvedimento, nonostante il voto sfavorevole del partito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 30 giugno, come è noto, c’è stato il tanto atteso via libera al decreto sui rifiuti per la città di Napoli. Dopo il lungo, acceso e &#8211; consentitemelo &#8211; ridicolo battibecco tra la Lega e il PdL, il Consiglio dei ministri ha dato il nulla osta al provvedimento, nonostante il voto sfavorevole del partito del Carroccio. A posteriori, molte sono state le critiche mosse sia dal neo sindaco De Magistris, che ha tacciato il decreto di essere deluente, sia del Presidente della Repubblica Napolitano, che lo ha definito “<em>non risolutivo</em>”. In realtà il decreto, a mio parere, è in parte utile, ma non sufficiente. <strong>In cosa consiste tale criticato decreto?</strong></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/De_Magistris_Sindaco_Napoli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11116" title="Luigi De Magistris è il nuovo sindaco di Napoli" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/De_Magistris_Sindaco_Napoli-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Il decreto consta di tre soli articoli, e consiste nel fatto che permetterà alla Campania di trattare direttamente con le singole regioni per risolvere il problema dei rifiuti. Si eviterà quindi di passare per la lunga e a volte troppo complessa conferenza unificata delle regioni. Prevede, inoltre, l’ampliamento dei poteri dei commissari nominati dal Presidente della regione Campania per i siti di conferimento locali e, nell&#8217;ultimo articolo, parla di “destinazioni prioritarie” dei rifiuti, individuate nelle regioni limitrofe alla regione Campania.</p>
<p>In virtù di tale provvedimento la regione Campania ha già fatto partire verso sette regioni italiane (Sicilia, Puglia, Marche, Emilia Romagna, Toscana, Lombardia e Friuli Venezia Giulia) la richiesta di nulla osta per il trasferimento dei rifiuti. Questo, per ora, dimostra soltanto come il provvedimento non sia inutile, ma non dimostra ancora la sua risolutività. Per la serie &#8220;staremo a vedere&#8221;, la bontà del decreto appena approvato andrà del tutto verificata e avremo tempo per giudicarne pregi e difetti.</p>
<p>In tutto ciò la Lega non si è voluta schierare dalla parte di coloro che hanno proposto tale provvedimento. Qualora ci fossero state motivazioni e critiche costruttive non avrei voluto commentare l’atteggiamento del partito di Bossi. Il problema reale è che il voto contrario non è stato determinato da ragioni di merito; non è stata cioè criticata l’inutilità dello stesso o il fatto che questo non sia risolutivo. Il provvedimento non è stato votato perché la Lega ha reputato inutile intervenire in una città incapace di risolvere il problema della “monnezza”. In parole povere il problema dei rifiuti di Napoli sarebbe colpa dei napoletani.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/rifiuti-napoli12.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11119" title="rifiuti-napoli12" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/rifiuti-napoli12-300x225.jpg" alt="" width="252" height="190" /></a>Fondamentalmente con il voto contrario la Lega, ben sapendo di non ostacolare il varo del provvedimento, ha voluto semplicemente ribadire la sua posizione. Non si può non sottolineare la gravità delle dichiarazioni rese per l’occasione dal Senatùr, a parere di chi scrive sin troppo sottovalutate quanto anacronistiche e fuorvianti. «<em>I napoletani non hanno imparato la lezione. Noi il problema dei rifiuti lo abbiamo già risolto una volta e ora i rifiuti sono ancora per strada</em>, <em>vuol dire che i napoletani non imparano la lezione</em>».</p>
<p>Queste parole hanno offeso la mia persona e in particolare la mia morale di onesto cittadino. Non sono napoletano, ma non serve essere napoletani per sentirsi feriti dall’ennesima dimostrazione di come i governi, di destra o di sinistra che siano, e più in generale il potere, tendano a scaricare sui più deboli il proprio degrado morale (e la propria insensibilità), figlio di condotte che da anni hanno contribuito a infangare la nostra Italia e in particolare Napoli. Qualunque persona, qualunque cittadino onesto è in grado di capire che la colpa non può essere dei napoletani; i napoletani sono le vittime di tutta questa ennesima vergogna italiana. Consentire dichiarazioni di questo genere significa compiere un altro passo verso la rovina e la decadenza dello Stato e di chi lo rappresenta. Se è vero che oggi più che mai “Napul’è na carta sporca”, dato che è ancora sommersa dai rifiuti, è ancora più vero che “nisciuno se ne importa”, perché nessuno ha interesse a prendersela a cuore, e la cosa più triste è che c’è ancora chi racconta che la colpa è dei napoletani, quando tutti sappiamo che i napoletani sono le sole vittime di questa “<em>monnezza morale</em>”.</p>
<div id='stb-container-4489' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-4489' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-4489' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita ?</p>
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		<title>L&#8217;annientamento di Napoli.</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 13:13:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Laraspata</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo 150 anni dall&#8217;unitá d&#8217;italia, si sta attuando per mezzo della Lega nord una strategia politica volta alla sua divisione. Non si tratta della separazione  della &#8220;Padania&#8221; dall&#8217; &#8220;Africa&#8221; , cioè il meridione, ma di tracciare una croce nera su una città &#8211; simbolo. Napoli, la terza città d&#8217;Italia, capitale storica del Sud, porto commerciale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><!-- p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 13.0px 0.0px; line-height: 19.0px; font: 17.0px Georgia} span.s1 {font: 17.0px 'Lucida Grande'} -->Dopo 150 anni dall&#8217;unitá d&#8217;italia, si sta attuando per mezzo della Lega nord una strategia politica volta alla sua divisione. Non si tratta della separazione  della &#8220;Padania&#8221; dall&#8217; &#8220;Africa&#8221; , cioè il meridione, ma di tracciare una <strong>croce nera</strong> su una città &#8211; simbolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-10891 alignleft" title="band--620x385" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/band-620x385-300x186.jpg" alt="" width="300" height="186" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Napoli</strong>, la terza città d&#8217;Italia, capitale storica del Sud, porto commerciale e lido di cultura, oggi non vive più il sentimento soporifero di morte, dovuto dapprima al secolare problema della camorra e della disoccupazione: il napoletano oggi vive la propria eutanasia. La<em> forma mentis</em> tipica e pessimista del &#8220;<em>non c&#8217;è più niente da fare</em>&#8221;  si instilla sin da piccoli a causa del bombardamento visivo dei rifiuti, di cui i media si limitano alla mera e puntuale testimonianza e nulla più, documentandone la normalità. Purtroppo la drammatica notizia a cui non si è dato per nulla risalto è che nell&#8217;anno delle sue celebrazioni per l&#8217;unità, l&#8217;Italia non muove un dito per Napoli, nonostante la volontà attuale del napoletano  di risolvere radicalmente la questione rifiuti esplicitata nell&#8217;elezione di De Magistris. <strong>Partenope oggi è reietta</strong>. Sedotta dagli ideali di libertà dei Savoia ma da loro trafugata di ricchezze e risorse umane; costretta per decenni ad ingoiare rifiuti (tossici) padani, Napoli ora vede sbarrarsi con ogni pretesto qualsiasi richiesta d&#8217;aiuto in una situazione ad alto rischio sanitario.</p>
<p style="text-align: justify;">La mancata solidarietà, con l&#8217;abbandono di Napoli al suo destino, manifesta un sentimento di indifferenza/compiacenza (o peggio ancora un reale desiderio) di buona parte dell&#8217;Italia nell&#8217; <strong>annientamento</strong> dei napoletani, un processo diviso in annichilimento morale, con l&#8217;umiliazione  in mondovisione  della &#8220;monnezza&#8221;, e fisico, con i danni alla salute dovuti alla diossina dei roghi di rifiuti. Dopo 17 anni di agonia emergenziale, dopo 150 anni dall&#8217;unità d&#8217;Italia, la città partenopea vive la sua <strong>morte</strong>:  nell&#8217;arco di una generazione lo stereotipo &#8220;pizza e mandolino&#8221;, accettabile con un sorriso, è sommerso da un infinito oceano di &#8220;monnezza&#8221;, un marchio che sarà indelebile per i futuri nati: la terra li umilierà prima ancora di venir alla luce.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="size-medium wp-image-10892 alignright" title="bruciata-bandiera-italiana" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/bruciata-bandiera-italiana-300x229.jpg" alt="" width="210" height="160" /></p>
<p style="text-align: justify;">Dietro le quinte, il disegno di secessione del Nord si sta attuando proprio partendo dal <strong>Sud</strong>: non è un caso che quest&#8217;anno si è assistito a numerosi vilipendi alla bandiera. Se dietro le rivolte c&#8217;è sempre lo zampino della camorra, che si sta scatenando con roghi e sommosse nel napoletano,  nei casi dei vilipendi non si può parlare di malavita, ma più plausibilmente di persone esasperate. A Napoli e provincia si respira aria appestata e quindi la volontà di &#8220;rifiutare&#8221; l&#8217;Italia è comprensibile e palpabile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" src="http://static.blogo.it/ecoblog/RifiutiNapoli.JPG" alt="" width="240" height="170" />Eppure Napoli non merita una <strong>pietra tombale</strong>. É la sede della prima università laica in Europa, la Federico II nel 1224*, e dei primi conservatori musicali nella storia nel 1500; ha un patrimonio storico &#8211; architettonico di valore inestimabile; ha il cibo più imitato nel mondo, la pizza.  L&#8217;unità d&#8217;Italia avrebbe dovuto rendere la prosperosa Partenope libera e felice, invece ancor oggi è dilaniata dallo strapotere del nord e dagli interessi camorristici. Il sogno di libertà dei nostri padri fondatori per i più deboli è soffocato dagli interessi dei più forti. L&#8217;azzurro mare e l&#8217;azzurro cielo, simboli di Napoli e d&#8217;Italia, svaniscono nella grigiastra nebbia dei roghi.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p>*si ringrazia Daniela Scarpa per l&#8217;integrazione.
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		<title>Concorso in magistratura: poche consegne per tanti supereroi</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 06:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Richpoly</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mercoledì 15 giugno, esattamente le ore 06:44 del mattino. Ho aperto gli occhi e mi sono accorto che la sveglia sarebbe suonata esattamente un minuto dopo il mio risveglio. Una doccia, una colazione veloce, giusto il tempo di un caffè, un bicchiere d’acqua e poi via di corsa verso la Nuova Fiera di Roma. Lunedì [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì 15 giugno, esattamente le ore 06:44 del mattino. Ho aperto gli occhi e mi sono accorto che la sveglia sarebbe suonata esattamente un minuto dopo il mio risveglio. Una doccia, una colazione veloce, giusto il tempo di un caffè, un bicchiere d’acqua e poi via di corsa verso la Nuova Fiera di Roma. Lunedì 13 e martedì 14 giugno erano stati i giorni della consegna dei codici e fino a quel momento, in fin dei conti, le emozioni ancora erano latitanti. In realtà il mio umore saltellava su e giù come un grillo e l’ansia saliva precipitosamente da giorni. Ma quella mattina mi sono accorto subito che era diverso, quella mattina era il giorno della prima prova del concorso in magistratura.</p>
<p>Si sono presentate circa 4.200 persone delle ventimila che si erano iscritte. Arrivo all’immenso parcheggio che giganteggia dinanzi l’ingresso nord della Nuova Fiera e mi trovo davanti un mare umano. Ciascuno dotato di una propria busta (tutte buste della spesa trasparenti) dove venivano custoditi gelosamente viveri, penne, documenti e poco altro, insomma il necessario per passare il tempo dalle otto del mattino sino alle sette della sera. Dopo circa un’ora e qualcosa di fila finalmente ognuno arriva al proprio padiglione. Eravamo divisi in quattro immenso blocchi, solitamente atti ad accogliere eventi fieristici, ma questa volta adibiti a enormi sale dove vi erano infinite file di banchi, ognuno con un nome, una data e una matricola.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/02-concorsopubblico.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10827" title="Scuola, Esami di Maturità" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/02-concorsopubblico-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Arrivo al mio posto, con non poca adrenalina nel sangue e, agitatissimo, mi siedo. Mi guardo intorno e vedo gente di ogni età. Gente alla sua prima volta, ma anche veterani alle terza, altri anche alla quarta. La legge consente tre consegne nell’arco di una vita; la quarta consegna è consentita in via eccezionale per coloro i quali si siano iscritti al bando di concorso prima dell’uscita dei risultati del concorso precedente. Sostanzialmente tutti hanno diritto a quattro consegne, tranne casi estremamente rari. È molto difficile, infatti, che escano i risultati del concorso precedente prima dell’uscita del bando del concorso successivo, dato che per le correzioni occorrono spesso molti mesi.</p>
<p>La commissione, seduta in cima alla sala su un’immensa cattedra, il primo dei tre giorni ha optato per il tema in materia di diritto amministrativo. Non vi nascondo che si è trattata di una vera e propria strage. In circa cinquecento si sono alzati allo scadere della quarta ora, limite minimo per potersi alzare e abbandonare la gara. I 3.700 candidati rimasti seduti hanno dovuto confrontarsi con una traccia estremamente complessa su un argomento tanto inaspettato quanto angusto. Alla fine della prima giornata non hanno consegnato più di 3.300 persone. Del resto, il giorno dopo è stato estratto il tema di diritto civile e la carneficina è proseguita incalzante. L’ultimo giorno, infine, la traccia di penale ha dato il colpo di grazia a un concorso che, a dire dei più, non era così difficile da anni. Le consegne effettive dovrebbero aggirarsi intorno alle duemila persone. Ricordo che il concorso era stato bandito per un numero pari a 360 posti, che verosimilmente non verranno integralmente coperti, come al solito. Tracce strane, imprevedibili, ma soprattutto dai titoli fuorvianti, a dire di molti finalizzate a testare la lucidità, più che la preparazione, dei candidati.</p>
<p>Facendo un calcolo approssimativo, e tenendo conto del fatto che delle ventimila iscrizioni siamo rimasti in meno di duemila, la percentuale di possibilità di essere promossi alle prove scritte si aggira attorno al 18%, più o meno uno su cinque verosimilmente ce la farà. Una percentuale altissima considerando che ci si attendeva quasi il doppio delle consegne, e quindi la metà della percentuale. Tirando le somme di questa tre giorni posso dire che, prima di tutto, è stata una grande esperienza di vita, nonché una dura prova di nervi, lucidità e ragionamento. È stata davvero dura soprattutto per chi, come me, era seduto lì per la prima volta.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/magistrati.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-10826" title="magistrati" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/magistrati.jpg" alt="" width="300" height="230" /></a>D’altra parte è stata anche una prova di enorme crescita personale. Niente a che vedere con l’esame di abilitazione alla professione di avvocato, tutta un’altra musica, tutta un’altra aria e soprattutto tutta un’altra tensione. I risultati, a questo punto e dato il numero esiguo di consegne, sono previsti non più tardi dell’inizio del prossimo inverno; diciamo che, se tutto dovesse filare liscio, entro la fine di gennaio saranno esaurite le correzioni. Nell’<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/concorso-in-magistratura-la-carica-dei-ventimila.html" target="_blank">articolo</a> che scrissi prima del concorso avevo parlato di supereroi. Oggi più che mai mi sembra ampiamente azzeccata questa definizione; adatta non soltanto a chi avrà avuto la bravura e la fortuna di passare, ma anche a chi pur non risultando idoneo avrà avuto il coraggio di consegnare tutte e tre le prove, e a coloro che non se la sono sentita nemmeno di consegnare, e giorno dopo giorno hanno abbandonato il campo. Concludo questo articolo come conclusi il precedente: in bocca al lupo a tutti, supereroi e non.</p>
<div id='stb-container-6898' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-6898' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-6898' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita ?</p>
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		<title>Saras: ci risiamo</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 11:20:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Richpoly</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci risiamo. Si, è proprio il caso di dirlo, anzi di gridarlo a gran voce. Per la quarta volta, un altro cuore ha cessato di battere, e per la quarta volta c’è di mezzo la Saras. La Saras Raffinerie Sarde è una Spa costituita costituita nel 1962. La società si occupa di raffinazione petrolifera e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/iniziale.jpg"><br />
</a>Ci risiamo. Si, è proprio il caso di dirlo, anzi di gridarlo a gran voce. Per la quarta volta, un altro cuore ha cessato di battere, e per la quarta volta c’è di mezzo la Saras. La <strong>Saras Raffinerie Sarde </strong> è una Spa costituita costituita nel 1962. La società si occupa di raffinazione petrolifera e l&#8217;impianto di Sarroch lavora circa 300.000 barili al giorno, cioè il 15% dell&#8217;intera raffinazione in Italia.</p>
<p>Lunedì 11 aprile il venticinquenne operaio della <strong>Star Service</strong>, <strong>Pierpaolo Pulvirenti</strong>, è morto perché ha respirato <em>l’idrogeno solforato</em> uscito da una delle colonne dell’impianto “<em>Dea2</em>”, dove stava prestando la sua ordinaria opera lavorativa. La sua morte ripropone il dramma, in realtà mai sopito, della sicurezza, o meglio della poca sicurezza che si vive nei luoghi di lavoro. Il che risulta ancora più grave se si pensa che l’azienda coinvolta, ed ancora una volta sul banco degli imputati, è sempre la stessa cioè la Saras,.</p>
<p>La dinamica dell’incidente sembra essere abbastanza chiara ed evidente. Le testimonianze degli astanti e dei colleghi dei tre operai coinvolti hanno subito confermato l’anomalia accaduta nella circostanza dell’incidente. Gli operai della Star Service, azienda con base ad Augusta e cuore nella raffineria di Priolo, hanno aperto uno dei tre “passi d’uomo” collocati ad altezza diversa nella colonna per avviare le procedure di manutenzione. Il loro intervento è iniziato dopo il <strong>via libera</strong>, cartaceo, avuto dalla Saras ed in particolare dal settore che si occupa del rilascio dei permessi di lavoro. Il nulla osta è stato rilasciato, in quanto obbligo di legge, dopo aver effettuato prove ambientali, si presume certificate, dei <strong>tecnici Saras</strong> che dovevano certificare, ed infatti <strong>hanno certificato, l’assenza di pericoli</strong>.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/20090527_051020_4713DB24_medium.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9710" title="20090527_051020_4713DB24_medium" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/20090527_051020_4713DB24_medium-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" /></a>Era stata accertata la assenza di  qualsivoglia gas in pressione, tantomeno nocivo come è l’idrogeno solforato. Dopo tali accertamenti, verifiche e assicurazioni, passati al vaglio dal capo cantiere della Star Service, i tecnici avrebbero potuto effettuare le prime attività. <em>«Di solito in queste colonne si opera prima dall’apertura superiore, e poi si passa a quella inferiore, per consentire “l’effetto camino” in caso di presenza di fumi o vapori pericolosi a maggior ragione in pressione. E invece &#8211; </em>ha detto <strong>William Schirru</strong>, delegato della Filctem &#8211; Cgil<em> &#8211; mi risulta che l’ordine di intervento non sia stato quello abituale. Ma in ogni caso è evidente che <strong>dentro quella colonna non ci dovevano essere quei fumi, e chi ha consegnato l’impianto bonificato e verificato solo a parole ha commesso un errore non perdonabile</strong>»</em>.</p>
<p>La famiglia Moratti, proprietaria della Saras, è arrivata ieri mattina con una delegazione composta da Angelo, vicepresidente, e dai consiglieri Angelo Mario e Gabriele. Una “nota stampa” della famiglia Moratti recita «<em>profondo dolore</em>» per l’incidente definito «<em>tragico evento</em>» sul quale «<em>sono in corso accertamenti sulla dinamica e le cause, sia da parte della società che da parte delle autorità competenti</em>». Al di là della ovvia tragicità dell’evento la situazione risulta essere particolarmente drammatica, dato che siamo di fronte al ripetersi di una strage già avvenuta due anni fa, sempre alla Saras.</p>
<p>Per quel che concerne le responsabilità, la dinamica dei fatti e le testimonianze hanno fornito immediatamente una prima risposta che consente di puntare il dito sul committente. «<em>È come se chiamassimo un elettricista a casa e gli chiedessimo di intervenire sulle prese a muro, garantendogli di aver staccato la corrente. E invece non lo facciamo</em>». <em>Il segretario della Camera del Lavoro della Cgil, <strong>Nicola Marongiu</strong></em>, ha utilizzato questa metafora per spiegare cosa sia successo lunedì sera. La corrente, cioè nel nostro caso <em>il gas velenoso</em>, era ancora sotto pressione nella colonna. I dirigenti della Saras, oltretutto, hanno ammesso di aver sbagliato.</p>
<p><strong>La catena della sicurezza</strong>, quell’insieme complesso di procedure che obbliga a mettere insieme in una sequenza precisa tutte le autorizzazioni di diversi uffici prima di mettere mani all’impianto, è palesemente saltata. Sarà la magistratura ad accertare se esistono responsabilità gestionali o, cosa molto utopistica, solo personali. Sicuramente il modello Saras, messo in crisi dopo i tre morti del 2009, subisce nuovamente un ridimensionamento ed è auspicabile una nuova ricostruzione strutturale e gestionale. Non possono rimanere impunite certe condotte che hanno mietuto vittme e che nulla fa pensare che non possano mieterle nuovamente.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/ora-basta.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9711" title="ora basta" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/ora-basta.jpg" alt="" width="230" height="188" /></a>Vale la pena ricordare come il 26 maggio 2009, allo stabilimento di Sarroch, tre operai di un&#8217;azienda esterna rimasero uccisi mentre effettuavano un lavoro di manutenzione in un accumulatore dell&#8217;impianto MHC 2 (MildHydroCracking). A causare la morte fu la <strong>presenza di Azoto nell&#8217;apparecchiatura</strong>. I sindacati anche allora avevano indetto uno sciopero e parlato di &#8220;morte annunciata&#8221;, denunciando come la pericolosità del sito fosse ampiamente nota.</p>
<p>Voglio riproporvi (riportandole dal Corriere della sera del 27 maggio 2009) le parole a suo tempo spese dallo stesso Nicola Marongiu, segretario della Camera del lavoro di Cagliari e dal<em> </em>segretario generale della Cgil sarda, Enzo Costa. Il primo disse:<em> “Non sappiamo se l&#8217;accumulatore dove i tre operai sono morti fosse stato bonificato. Certo, il gas che li ha uccisi non doveva essere presente al momento del loro ingresso della zona di accumulo, dove si svolge un particolare tipo di lavorazione sul gasolio”. </em>Il secondo affermò<em>: “La raffineria è un luogo ad alto rischio, non è la prima volta che succedono incidenti mortali, ma mai erano stati di questa gravità. <strong>È un incidente gravissimo ma nessuno parli di fatalità, la pericolosità del sito era ampiamente nota</strong>”.</em></p>
<p>Appunto. Nessuno parli di fatalità, la pericolosità del sito era ampiamente nota e, purtroppo, abbiamo le prove che lo è tuttora<em>. </em>Ecco allora spiegato il motivo per cui “ci risiamo”, perché da quel 26 maggio non è cambiato proprio niente. Quanti altri morti serviranno per iniziare a fare qualcosa?</p>
<p>&nbsp;</p>
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