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	<title>Camminando Scalzi... Informazione Libera &#187; Ambiente</title>
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		<title>Rifiuti zero</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 11:18:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Guevara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questo periodo di estrema crisi monetaria si parla così ampiamente di economia, Unione Europea, spread, e così scarsamente di tutti quei problemi che necessitano di risanamenti immediati. Un esempio qualsiasi? La gestione dei rifiuti. La legge italiana richiede a ogni città di raggiungere il 65% di raccolta differenziata, un obiettivo che la politica rende [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="text-align: left;">In questo periodo di estrema crisi monetaria si parla così ampiamente di economia, Unione Europea, spread, e così scarsamente di tutti quei problemi che necessitano di risanamenti immediati. Un esempio qualsiasi? La </span><strong>gestione dei rifiuti</strong><span style="text-align: left;">.<br />
</span>La legge italiana richiede a ogni città di raggiungere il 65% di raccolta differenziata, un obiettivo che la politica rende impossibile da raggiungere dichiarando la gestione dei rifiuti una situazione d’emergenza, così discariche e inceneritori risultano le uniche soluzioni efficaci. Qui – e non solo – la politica erra: la gestione dei rifiuti non è mai sinonimo di allarme o dilemma socio-politico poiché, come tutti sanno, dal trattamento corretto dell’immondizia possiamo trarre soltanto benefici, e invece? Invece, gettando la monnezza in discarica o infornandola negli inceneritori, la gestione dei rifiuti viene resa un problema a livello nazionale. In questo caso, come in molti altri, la politica crea il problema dove potrebbe non sussistere. I politici non meritano alcun rispetto quando impongono ciecamente, attraverso la loro schifosa supremazia, l’apertura di nuove discariche o quando, attraverso studi poco accurati, difendono pienamente gli inceneritori, perché tutto questo avviene senza che essi pongano attenzione ai dissensi popolari.<img class="alignright" src="http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/emiliaromagna/rifiuticonnet2009.jpg" alt="" width="239" height="204" /><br />
<strong>I nostri rifiuti non sono unicamente spazzatura</strong>, e quindi oggetti da nascondere sottoterra o da bruciare nei termovalorizzatori ma anzi, dopo essere stati legalmente trattati, possono dar vita a nuovi oggetti, evitando tra l’altro di consumare le materie prime che oggi, purtroppo, scarseggiano sulla Terra. Sono dunque materie preziose che possono dare fiducia al futuro che ci attende e speranza in quel mondo che, presto o tardi, sarà sempre più carente delle materie dalle quali oggi dipendiamo.<br />
<strong>La raccolta differenziata e il riciclaggio</strong> sono due delle tante soluzioni sostenibili in grado di riportare il giusto equilibrio tra noi e l’ambiente. Se noi producessimo e successivamente riciclassimo quanto fabbricato, le risorse naturali sarebbero disponibili anche un domani, e il nostro habitat si troverebbe in condizioni abbastanza decenti da poter continuare a ospitare meravigliose civiltà in futuro. Non sto imponendo nessuna mia ideologia, vorrei solo far capire a chi legge che la tecnologia non sempre riscuote risultati positivi, che non è sempre la via più semplice &#8211; ad esempio bruciare i rifiuti o sotterrarli &#8211; a sistemare le cose, che la politica è stata macchiata da qualcosa di indelebile, che il fatto che siamo <em>homo sapiens</em> non spiega il perché dovremmo sempre salvarci la pelle. Vorrei semplicemente far capire che i rifiuti sono risorse importanti il cui scopo non è inquinare l’ambiente circostante ma sostituire quelle materie che si stanno esaurendo. Penso che la cosa più difficile da combattere non si trovi nel far eseguire la raccolta differenziata o insegnare come riciclare l’immondizia, ma come poter destituire chi detiene il dominio della gestione dei rifiuti. Se ci fossero persone più motivate e dotate di maggior buonsenso in campo politico, non ho dubbi che il mondo sarebbe leggermente migliore. Dico<br />
<img class="alignright" src="http://devilpress.files.wordpress.com/2010/12/newlogogreennonamemedium1.jpg" alt="" width="62" height="69" /> <em>leggermente</em>. Forse siamo troppo <em>sapiens</em> per sistemare il mondo, ci vorrebbe un tocco di umiltà in più in tutti noi…<br />
<strong>Zero waste</strong> = <strong>rifiuti zero</strong>: non è uno slogan, è un modo di pensare più pulito che dovrebbe accarezzare gli stili di vita di tutti, non solo di alcuni.</p>
<p style="text-align: left;"> <strong><strong><br />
</strong></strong></p>
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		<title>Abbiamo sbagliato per anni, adesso è ora di rimediare</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 17:54:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Guevara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Carenza d’acqua potabile, diminuzione delle aree coltivabili, impoverimento dello strato superficiale finalizzato alla produzione agricola, estinzione di diverse specie viventi, aumento dei casi di deforestazione, distruzione di barriere coralline, inquinamento atmosferico, marino e terrestre. Tutto questo è già in atto, si può vedere chiaramente. Se non ci si alzerà dal divano, queste manifestazioni apocalittiche ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Carenza d’acqua potabile, diminuzione delle aree coltivabili, impoverimento dello strato superficiale finalizzato alla produzione agricola, estinzione di diverse specie viventi, aumento dei casi di deforestazione, distruzione di barriere coralline, inquinamento atmosferico, marino e terrestre. Tutto questo è già in atto, si può vedere chiaramente. Se non ci si alzerà dal divano, queste manifestazioni apocalittiche ci porteranno a un inammissibile peggioramento. Volete ancora che quei disastri sopraelencati continuino ad essere gli emblemi d’oggi e la paura di domani? Io no.<br />
È ora di dire basta a questa sporca umanità, a questo snervante e incomprensibile degrado sociale, a questo immenso menefreghismo nei confronti della realtà tangibile. Noi umani disperdiamo ogni giorno nell’aria inestimabili quantità di <strong>sostanze tossiche</strong> senza rendercene conto mai abbastanza. Questo è un dato di fatto, non l’ho inventato io. Abbiamo tra le mani la verità e ininterrottamente la sottoponiamo a prove per renderla possibilmente meno vera e meno visibile. Provo vergogna nel sapere che siamo tutti a conoscenza del disastroso domani e nonostante ciò rimaniamo ancora seduti sul divano a guardare la TV. È vergognoso non tanto perché stiamo zitti e immobili, ma perché ora ho la certezza che all’umano non importa nulla di quella immensa fortuna che ci ha donato questo bellissimo pianeta verde-blu.<br />
Stiamo consapevolmente, ripeto consapevolmente, sparando su nel cielo sostanze inquinanti <em>da troppo tempo</em>. Il vero problema è che esse trattengono calore, quindi elevano la temperatura dell’aria, degli oceani e della superficie terrestre. L’incremento termico a sua volta causa tutto quanto elencato nelle prime righe, oltre a: scioglimento dei ghiacciai, aumento del numero e della potenza degli uragani, diminuzione delle foreste, diminuzione dei raccolti e così via. Se ora anche voi, come me, non volete che questa crisi climatica peggiori, dobbiamo subito cominciare a risolverla partendo proprio dai gas serra liberati nell’atmosfera.<br />
<img class="alignright" src="http://lusignolo.files.wordpress.com/2011/11/riscaldamento2.jpg" alt="" width="210" height="210" />Le sostanze inquinanti che causano il <strong>surriscaldamento globale</strong> sono diverse. La più importante è il <strong>biossido di carbonio</strong> (CO<sub>2</sub>) che proviene dalla combustione di carbone per la produzione di energia, e dalla combustione di derivati del petrolio nei trasporti; la CO<sub>2</sub> è il più inquinante rispetto agli altri gas serra, poiché è quello maggiormente prodotto, per tal motivo bisognerebbe trovare un modo di <strong>produrre energia senza sprigionare biossido di carbonio</strong> nell&#8217;aria. Ma non tutto è compromettente! Una cosa che ci dovrebbe far diventare più zelanti è la straordinaria capacità detenuta dalla Natura:<strong> le piante assimilano la CO<sub>2 </sub>atmosferica</strong>; quindi dobbiamo assolutamente diminuire i casi di deforestazione perché portano soltanto a un minor smaltimento di CO<sub>2</sub>, ovvero ad un suo maggior accumulo nell&#8217;atmosfera.<br />
Spesso ci si chiede quale sia la vera via di fuga, o meglio, la soluzione più giusta a questa grave crisi, ma generalmente non si riesce mai a darsi valide risposte. Forse perché la falsa convinzione che tutto è irrimediabile ci rende negligenti, o forse perché si ha paura di dover dar ragione alla realtà e <em>ammettere i propri errori</em>. Probabilmente la cosa più esatta da fare, ma più complicata da attuare, è unirsi e combattere la ardua situazione con buonsenso e diligenza. La terra è abitata da circa sette miliardi di persone; in qualche modo riusciremo a creare una pacifica coalizione tra le nazioni mondiali. Sarà difficile, ovviamente, ma non ci sono dubbi che la benevolenza nascosta in noi possa vincere sulla codardia dei “potenti”. Inoltre, la politica potrebbe darci una mano limitando le emissioni di biossido di carbonio, di metano e di altri gas serra, ma, pensandoci a modo, sarebbe come chiedere al mondo di smettere di ruotare per un giorno.<br />
Come dice Al Gore: &#8220;se smettessimo domani di produrre CO<sub>2 </sub>in eccesso, circa metà della CO<sub>2 </sub>prodotta dall&#8217;uomo ricadrebbe giù nell&#8217;atmosfera (per essere assorbita dagli oceani e da piante e alberi) nel giro di 30 anni [...] la parte rimanente ricadrebbe con molta più lentezza, e fino al 20% di ciò che abbiamo immesso nell&#8217;atmosfera quest&#8217;anno sarebbe ancora lì tra 1000 anni. E <strong>ogni giorno spariamo fin lassù 90 milioni di tonnellate di CO<sub>2</sub></strong>&#8220;. Incredibile, vero?<br />
L&#8217;unica cosa che in questo periodo non dobbiamo assolutamente fare è perdere la speranza, perché nulla è per sempre, nemmeno il dolore, le ingiustizie e ogni cosa che fa parte della frazione morta del mondo. In ogni piccola realtà che noi viviamo c’è sempre un margine di speranza. E noi &#8211; noi che vogliamo lottare contro questa forte crisi climatica &#8211; gestiremo questa speranza col fine di renderla ampiamente reale. Prima, però, dobbiamo convincerci che il problema basilare della crisi climatica è l’assenza di un&#8217;unione mondiale, di una vera pace tra cittadini&#8230; Noi faremo in modo che questo buco fondamentale possa essere ricucito in fretta.</p>
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			</a>
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		<title>Noi, batteri che produciamo tossine</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 07:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Guevara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi capita molto spesso di domandarmi vanamente quand&#8217;è che finirà quest&#8217;evo disastroso. Quand&#8217;è che si fermeranno le automobili, i tram e i treni, e quand&#8217;è che si andrà a scuola e al lavoro su carri trainati da cavalli, in bicicletta o a piedi. Quand&#8217;è che si smetterà di scavare a terra per ricercare quel fottuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id='stb-box-5005' class='stb-custom_box' ><strong>Una nuova autrice su Camminando Scalzi</strong></p>
<div><em>Mi chiamo Sara. Sara e basta. Vivo nello squallido nord Italia: squallido perché la mia città non sa essere accogliente e amichevole con me. Vorrei andarmene a sud, nel bellissimo meridione; non ci sono mai stata, sarà perché non mi è stato &#8220;insegnato&#8221; a viaggiare o sarà perché non ho mai saputo cogliere l&#8217;occasione per fuggire laggiù. So solo che mi piacerebbe tanto compiere un viaggio nel meridione, una sorta di peregrinazione, per conoscere posti nuovi e gente apparentemente diversa da quella del nord. </em></div>
<div><em>Son giovane, frequento ancora le superiori. In futuro mi piacerebbe proseguire gli studi, ma non ho ancora le idee ben chiare per decidere che facoltà intraprendere. Quel che voglio dalla vita è un enigma! Non è facile saperlo e di certo non lo si può capire attraverso una stupida domanda: &#8220;Sara, che vuoi fare da grande?&#8221;. La sicurezza sa essere soltanto amica delle mie passioni, per fortuna! Mi piace molto capire come gira il mondo, quindi tenermi informata attraverso i quotidiani; mi piace </em><em>anche </em><em>leggere (mi perdo soprattutto nei romanzi ottocenteschi) e scrivere poesie e critiche contro la vita moderna (sì, son complicata, lo so!). </em></div>
<div><em>Beh, questa era ed è Sara, quella ragazza che spera di poter farvi capire sé stessa attraverso articoli scritti con un infinito amore per la parola. Spero di cuore di poter rendere questo mondo contorto quel mondo agognato da milioni di persone umili quanto me.</em></div></div>
<p>Mi capita molto spesso di domandarmi vanamente quand&#8217;è che finirà quest&#8217;evo disastroso. Quand&#8217;è che si fermeranno le automobili, i tram e i treni, e quand&#8217;è che si andrà a scuola e al lavoro su carri trainati da cavalli, in bicicletta o a piedi. Quand&#8217;è che si smetterà di scavare a terra per ricercare quel fottuto oro nero che sfrutta i paesi indigenti e soddisfa la sete di capitalismo dei paesi occidentali. Quand&#8217;è che si attueranno politiche le cui prassi si fondano su principi sani e consapevoli. Quand&#8217;è che la gente accetterà di aver sbagliato per anni e accoglierà nuovi stili di vita capaci di rispettare sia il mondo civile che quello naturale. Già, io mi chiedo tutto questo, voi no?</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/leaf_environment2.gif"><img class="alignright size-medium wp-image-13125" title="leaf_environment2" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/leaf_environment2-300x296.gif" alt="" width="210" height="207" /></a>Io ho paura di quest&#8217;era. Non sono disperata, non credo che la disperazione possa essere di qualche aiuto; come disse Al Gore, essa è solo un modo per cui nutrire maggior negligenza poiché c&#8217;è sempre un margine di speranza dietro a ogni errore, grande o piccolo che sia. Ho soltanto il timore che niente di tutto questo, che io chiamo &#8220;<strong>sporcizia del ventunesimo secolo</strong>&#8220;, si fermi. O meglio, che <em>nessuno</em> lo fermi. Ho il presentimento che veramente poche persone sappiano che peso ha la Natura su di noi e di cosa essa ha realmente bisogno dalle società umane. Lo possiamo vedere nella politica: esiste qualche partito che mette alla base delle proprie utopie il rispetto per l&#8217;ambiente? Non credo, perlomeno non che io sappia. La politica attuale non conosce limiti e nemmeno prova a imporseli, attua sbadatamente leggi insensate come se si trovasse continuamente sotto l&#8217;effetto di narcotici; le sue ideologie sono animate da un incomprensibile amore per la ricchezza materiale e la potenza monarchica. I politici attuano e ci persuadono che la vita migliore sia quella da loro tracciata: non c&#8217;è niente di meglio che città moderne, fabbriche megagalattiche e inquinanti, centrali nucleari ben piazzate su tutto il territorio, automobili moderne, e così via. Ma tra tutto questo dov&#8217;è il riguardo verso l&#8217;ambiente naturale? Perché si pensa che una vita occidentalizzata (= moderna) debba essere per forza il modello da seguire? Perché &#8211; cazzo &#8211; nessuno si ferma e decide di attuare un cambiamento radicale capace di rimanere per sempre fedele alle leggi della Natura? Stiamo inconsapevolmente (ma anche consapevolmente) distruggendo il nostro nido. Ma&#8230; che faremo quando non ci sarà più luogo di riparo per noi?</p>
<p>Non sono naturalista o fanatica di Greenpeace, sono solo eco-consapevole. Non serve per forza tornare a vivere come facevano gli uomini delle caverne, non serve chiudere ogni fabbrica produttrice di sostanze inquinanti. Non chiederei mai di fare questi sforzi, perché so benissimo che una notevole percentuale delle società mondiali li declinerebbe ferocemente. Penso che basterebbe soltanto che venissero incentivati gli studi nel campo delle energie rinnovabili, e che le politiche e le società divenissero più consapevoli del fatto che la Natura esige rispetto e amore dai suoi figli; la cosa più buffa di tutto questo è che noi &#8211; figli &#8211; siamo degli &#8220;invincibili batteri&#8221; che, purtroppo, non fanno altro che produrre un&#8217;incalcolabile quantità di tossine altamente dannose per la madre.</p>
<p>Ehi, ma&#8230; non vi sentite un po&#8217; in colpa?</p>
<p>____________________________________________________<br />
Blog personale dell&#8217;autrice: <a href="http://www.saravox.wordpress.com/" target="_blank">www.saravox.wordpress.com</a></p>
<p><div id='stb-container-2054' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-2054' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-2054' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita ?<br />
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		<title>La pioggia del Sud non fa rumore</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 13:08:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Ganci</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;La pioggia del Sud non fa rumore&#8221;. È questa la frase che nei social network commenta le drammatiche immagini dell&#8217;alluvione che il 22 novembre ha colpito la costa tirrenica messinese. Il popolo della rete, quello delle zone colpite in primis, ma anche di varie parti di Italia, fin da subito si è mosso per far sapere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La pioggia del Sud non fa rumore&#8221;. È questa la frase che nei social network commenta le drammatiche immagini dell&#8217;alluvione che il 22 novembre ha colpito la costa tirrenica messinese. Il popolo della rete, quello delle zone colpite in primis, ma anche di varie parti di Italia, fin da subito si è mosso per far sapere al resto della nazione cosa stava accadendo a Barcellona Pozzo di Gotto, a Milazzo, a Saponara e così via.</p>
<p>Tutto questo, semplicemente perché nessuno ne parlava.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/maltempo-alluvione-messina-barcellona-pozzo-di-gotto-feroleto-marcellinara-1321988795612.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12769" title="maltempo-alluvione-messina-barcellona-pozzo-di-gotto-feroleto-marcellinara--1321988795612" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/maltempo-alluvione-messina-barcellona-pozzo-di-gotto-feroleto-marcellinara-1321988795612-300x203.jpg" alt="" width="300" height="203" /></a>Le forti piogge che son cadute nel messinese hanno fatto esondare<strong> tutti i torrenti della costa tirrenica</strong>. La situazione più grave si è verificata a <strong>Barcellona Pozzo di Gotto</strong>, dove l&#8217;esondazione del Logano &#8211; il corso d&#8217;acqua che taglia in due la cittadina &#8211; ha letteralmente invaso la città di fango e detriti, distruggendo strade e isolando intere zone. Ma come capita spesso in questi casi il fango ha anche ucciso. A Saponara, un piccolo comune dell&#8217;entroterra, una frana ha travolto il villaggio di Scarcelli, uccidendo tre persone. Sebbene le esondazioni siano avvenute in mattinata, fino a ora pranzo, sui principali quotidiani on line e nei telegiornali Barcellona veniva a malapena citata per un&#8217;allerta meteo molto vaga e per il rinvio, a causa del maltetmpo, della presentazione di un libro dell&#8217;Onorevole Domenico Nania che si doveva tenere proprio nella sua città natale.</p>
<p>Ma già dalle 10 del mattino erano apparsi i primi video su Youreporter.it, che non lasciavano presagire nulla di buono. La situazione degenera rapidamente e solo nel pomeriggio, tra le 16 e le 17, iniziano a far capolino le prime notizie e le foto del ponte crollato in contrada Spinesante, diventato simbolo involontario di questa grottesca tragedia. Quando i giornali battono la notizia la tragedia è già avvenuta, la pioggia si è calmata, i torrenti sono straripati e Barcellona è sommersa dal fango. Si accenna qualcosa di danni nel catanzarese e di un deragliamento, ma anche in questo caso si tratta di notizie date di fretta e senza approfondimento, anche se il fatto è avvenuto da molte ore.</p>
<p>Quasi tutti i tg della sera passano la notizia e mostrano, quasi si trattasse di un feticcio, le immagini del ponte di Spinesante. Ancora non si hanno notizie di morti, ma solo di qualche disperso e la cosa viene liquidata con rapidità. Nella notte si scoprono i primi morti, tra i quali un bambino di dieci anni.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/detriti-e-fango-in-centro.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-12770" title="detriti-e-fango-in-centro" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/detriti-e-fango-in-centro-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>A distanza di ventiquattro ore, l&#8217;Italia si risveglia e scopre che in Sicilia è accaduto qualcosa di serio e che forse vale la pena occuparsene. Inevitabile fare paragoni con le recenti tragedie che hanno colpito Genova, le Cinque Terre e la Lunigiana o con la spaventosa alluvione che due anni fa colpì Giampilieri e Scaletta Zancela, sulla costa Jonica del messinese, e che di morti ne fece trentasette. La vicenda di Genova ha avuto fin da subito risalto nazionale, con dovizia di foto e lunghi servizi televisivi. Il governo aumentò le accise sul carburante e stanziò un fondo di trecento milioni di euro per tamponare l&#8217;emergenza. Su tutti i telegiornali partì la gara di solidarietà per donare qualche euro in favore delle popolazioni alluvionate.</p>
<p>Di <strong>Barcellona</strong>, di <strong>Milazzo</strong>, di <strong>Saponara</strong> e di tutti gli altri comuni della costa tirrenica, a malapena si parla. Nessuna gara di solidarietà, inaccettabili black out informativi, aiuti che stentano ad arrivare e le solite faziose polemiche sull&#8217;abusivismo e le speculazioni edilizie, che riemergono sempre quando una tragedia di questo tipo colpisce qualche città del sud. Forse qualcuno dovrebbe spiegare il perché di questa <strong>disparità di trattamento</strong>&#8230; Ma forse non si può. Non si può ammettere pubblicamente che un morto del sud, in termini di importanza e solidarietà umana, conta meno di uno del nord.</p>
<p>Questo è il Paese dove viviamo, una Paese sulla carta unito ma in realtà diviso, un paese dove i cittadini non hanno pari diritti e pari dignità, dove una parte è più importante dell&#8217;altra.</p>
<p>Ma il fango è sempre fango e non fa distinzioni, soprattutto quando distrugge e si porta via vite umane.
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		<title>L’acqua di Fukushima, tra radioattività e patriottismo</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 07:30:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Richpoly</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho appreso da giornali e televisioni che qualche giorno fa un parlamentare e membro del governo giapponese ha bevuto un bicchiere d&#8217;acqua preso da una vasca radioattiva situata all&#8217;interno dell&#8217;edificio che ospita l’ormai famosissimo reattore di Fukushima. Come tutti sanno, mi riferisco all&#8217;impianto che subì gravissime conseguenze dopo il terremoto della scorsa primavera e che per settimane [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ho appreso da giornali e televisioni che qualche giorno fa un parlamentare e membro del governo giapponese ha bevuto un bicchiere d&#8217;acqua preso da una vasca radioattiva situata all&#8217;interno dell&#8217;edificio che ospita l’ormai famosissimo reattore di Fukushima. Come tutti sanno, mi riferisco all&#8217;impianto che subì gravissime conseguenze dopo il terremoto della scorsa primavera e che per settimane ha monopolizzato l’attenzione della popolazione mondiale, facendola riflettere su un tema di interesse globale come, per l’appunto, l’utilizzo del nucleare. Anche noi, al tempo, avevamo approfondito l’argomento con degli articoli molto curati che cercavano di dare non solo un’interpretazione, ma anche una descrizione scientifica dell’accaduto. Ecco i link dei nostri precedenti articoli sull&#8217;argomento:</p>
<p>- <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/nubi-sul-sol-levante.html" target="_blank">Nubi sul sol levante</a> di Dario Ganci.<br />
- <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/fukushima-febbre-nucleare.html" target="_blank">Fukushima febbre nucleare</a> di Steppenwolf.</p>
<p style="text-align: justify;">Yasuhiro Sonoda, questo è il nome del parlamentare, al fine di dimostrare l’efficacia del sistema di decontaminazione dell&#8217;impianto di Fukushima ha ingerito davanti a un mare di giornalisti sbalorditi, e con un neanche tanto velato nervosismo, un bicchiere d’acqua presa proprio da quel reattore tacciato di essere fortemente inquinato da scorie radioattive. La scena, a mio parere, è stata connotata da un mix di drammaticità e comicità. Da una parte, il pubblico rideva perché non credeva a quanto stesse accadendo dubitando della veridicità della dimostrazione, dall’altra, il gesto di Sonoda è stato visto come un tragico atto di estremo patriottismo, in termini di difesa dell’attività di governo. Per fare un paragone con la nostra Italia, a mero titolo esemplificativo, immaginiamoci Berlusconi che, per dimostrare la funzionalità delle nostre discariche, si abbevera dalle falde acquifere napoletane sulle quali abbiamo visto scorrere violentemente e incessantemente, durante l’alluvione di questi giorni, un mare informe di rifiuti dall’aspetto di certo non rassicurante.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando al nostro parlamentare giapponese c’è da dire che, non a caso, le telecamere di tutto il mondo si sono soffermate sul suo volto, visibilmente nervoso, quasi terrorizzato e improvvisamente preso dal panico, mentre l&#8217;uomo esaudiva la richiesta di un’imminente dimostrazione dell’efficacia dell’impianto di decontaminazione. Le sue mani tremanti hanno fatto il giro del mondo e sinceramente ho provato una stretta allo stomaco nell’osservare quel gesto estremo. Ci vedo ben poco di patriottico, però, in un tentativo di rassicurare la popolazione attraverso un&#8217;azione tanto estrema quanto insignificante. <a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/centrale-nucleare-fukushima-300x300.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12350" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/11/centrale-nucleare-fukushima-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Un dato di fatto è che la conferenza stampa del membro del governo Sonoda (ancora più assurdo sarebbe stato il medesimo gesto fatto da un parlamentare dell’opposizione) si è conclusa con le seguenti parole per nulla rassicuranti: “<em>Il semplice fatto di bere quest&#8217;acqua non significa che la sicurezza sia confermata. Ne sono consapevole. Il modo migliore è fornire dei dati al pubblico</em>&#8221;. Purtroppo nessuno ha presentato questi dati scientifici dalla funzione rasserenante all’opinione pubblica e dubito che qualcuno sia in grado, ad oggi, di confermare la non contaminazione di quell’acqua. Speriamo soltanto che a farne le spese non sia la popolazione mondiale (cosa che reputo assai utopica) e, dopo quanto accaduto, in prima persona il patriottico parlamentare giapponese, al quale questo gesto spero sia valso per lo meno una medaglia al merito.</p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente il mondo intero avrebbe preferito qualche dato scientifico in più da parte del governo giapponese, anche a costo di un po’ di spettacolarità in meno, soprattutto considerando che per quanto io possa credere che quell’acqua non sia contaminata, il che mi sembra assai strano, faccio una grande fatica ad immaginarmela oltretutto anche “potabile”. Ci viene poi assicurato che l’acqua era stata precedentemente decontaminata da ogni traccia di iodio radioattivo e di cesio 134 e 137 e allora la domanda è un’altra: se l’acqua bevuta dal parlamentare è stata ulteriormente decontaminata, oltre alla decontaminazione che viene effettuata dagli appositi macchinari situati nel reattore, non è questo sufficiente a dimostrare che non si tratta della stessa acqua che si trova nella celebre vasca che ospita il reattore di Fukushima? A voi la risposta, io credo di poter tirare un sospiro di sollievo, non certo per la salute della popolazione mondiale, ma soltanto per quella del &#8220;patriottico&#8221; Sonoda.</p>
<p> <div id='stb-container-4986' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-4986' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-4986' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita ?</p>
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		<title>Napule è &#8216;na carta sporca, ma nisciuno se ne importa</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 14:53:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Richpoly</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 30 giugno, come è noto, c’è stato il tanto atteso via libera al decreto sui rifiuti per la città di Napoli. Dopo il lungo, acceso e &#8211; consentitemelo &#8211; ridicolo battibecco tra la Lega e il PdL, il Consiglio dei ministri ha dato il nulla osta al provvedimento, nonostante il voto sfavorevole del partito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 30 giugno, come è noto, c’è stato il tanto atteso via libera al decreto sui rifiuti per la città di Napoli. Dopo il lungo, acceso e &#8211; consentitemelo &#8211; ridicolo battibecco tra la Lega e il PdL, il Consiglio dei ministri ha dato il nulla osta al provvedimento, nonostante il voto sfavorevole del partito del Carroccio. A posteriori, molte sono state le critiche mosse sia dal neo sindaco De Magistris, che ha tacciato il decreto di essere deluente, sia del Presidente della Repubblica Napolitano, che lo ha definito “<em>non risolutivo</em>”. In realtà il decreto, a mio parere, è in parte utile, ma non sufficiente. <strong>In cosa consiste tale criticato decreto?</strong></p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/De_Magistris_Sindaco_Napoli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11116" title="Luigi De Magistris è il nuovo sindaco di Napoli" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/De_Magistris_Sindaco_Napoli-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Il decreto consta di tre soli articoli, e consiste nel fatto che permetterà alla Campania di trattare direttamente con le singole regioni per risolvere il problema dei rifiuti. Si eviterà quindi di passare per la lunga e a volte troppo complessa conferenza unificata delle regioni. Prevede, inoltre, l’ampliamento dei poteri dei commissari nominati dal Presidente della regione Campania per i siti di conferimento locali e, nell&#8217;ultimo articolo, parla di “destinazioni prioritarie” dei rifiuti, individuate nelle regioni limitrofe alla regione Campania.</p>
<p>In virtù di tale provvedimento la regione Campania ha già fatto partire verso sette regioni italiane (Sicilia, Puglia, Marche, Emilia Romagna, Toscana, Lombardia e Friuli Venezia Giulia) la richiesta di nulla osta per il trasferimento dei rifiuti. Questo, per ora, dimostra soltanto come il provvedimento non sia inutile, ma non dimostra ancora la sua risolutività. Per la serie &#8220;staremo a vedere&#8221;, la bontà del decreto appena approvato andrà del tutto verificata e avremo tempo per giudicarne pregi e difetti.</p>
<p>In tutto ciò la Lega non si è voluta schierare dalla parte di coloro che hanno proposto tale provvedimento. Qualora ci fossero state motivazioni e critiche costruttive non avrei voluto commentare l’atteggiamento del partito di Bossi. Il problema reale è che il voto contrario non è stato determinato da ragioni di merito; non è stata cioè criticata l’inutilità dello stesso o il fatto che questo non sia risolutivo. Il provvedimento non è stato votato perché la Lega ha reputato inutile intervenire in una città incapace di risolvere il problema della “monnezza”. In parole povere il problema dei rifiuti di Napoli sarebbe colpa dei napoletani.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/rifiuti-napoli12.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11119" title="rifiuti-napoli12" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/07/rifiuti-napoli12-300x225.jpg" alt="" width="252" height="190" /></a>Fondamentalmente con il voto contrario la Lega, ben sapendo di non ostacolare il varo del provvedimento, ha voluto semplicemente ribadire la sua posizione. Non si può non sottolineare la gravità delle dichiarazioni rese per l’occasione dal Senatùr, a parere di chi scrive sin troppo sottovalutate quanto anacronistiche e fuorvianti. «<em>I napoletani non hanno imparato la lezione. Noi il problema dei rifiuti lo abbiamo già risolto una volta e ora i rifiuti sono ancora per strada</em>, <em>vuol dire che i napoletani non imparano la lezione</em>».</p>
<p>Queste parole hanno offeso la mia persona e in particolare la mia morale di onesto cittadino. Non sono napoletano, ma non serve essere napoletani per sentirsi feriti dall’ennesima dimostrazione di come i governi, di destra o di sinistra che siano, e più in generale il potere, tendano a scaricare sui più deboli il proprio degrado morale (e la propria insensibilità), figlio di condotte che da anni hanno contribuito a infangare la nostra Italia e in particolare Napoli. Qualunque persona, qualunque cittadino onesto è in grado di capire che la colpa non può essere dei napoletani; i napoletani sono le vittime di tutta questa ennesima vergogna italiana. Consentire dichiarazioni di questo genere significa compiere un altro passo verso la rovina e la decadenza dello Stato e di chi lo rappresenta. Se è vero che oggi più che mai “Napul’è na carta sporca”, dato che è ancora sommersa dai rifiuti, è ancora più vero che “nisciuno se ne importa”, perché nessuno ha interesse a prendersela a cuore, e la cosa più triste è che c’è ancora chi racconta che la colpa è dei napoletani, quando tutti sappiamo che i napoletani sono le sole vittime di questa “<em>monnezza morale</em>”.</p>
<div id='stb-container-1580' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-1580' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-1580' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Vuoi scrivere anche tu per Camminando Scalzi? Vuoi gestire una rubrica sulla tua tematica preferita ?</p>
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<p>&nbsp;
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		<title>Verso la nuova PAC</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2011 09:35:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Lutzu</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Politica Agricola Comune (PAC) assorbe il 40% circa del bilancio comunitario, ed è quindi la più importante politica europea in termini monetari. Tramite la PAC si decide sostanzialmente cosa e come mangiamo, chi produce il cibo, ma anche il paesaggio e lo sviluppo delle aree rurali dei 27 paesi membri. Stiamo parlando della vita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 13.0px 0.0px; line-height: 19.0px; font: 17.0px Georgia} span.s1 {font: 16.0px Verdana} -->La Politica Agricola Comune (PAC) assorbe il 40% circa del bilancio comunitario, ed è quindi la più importante politica europea in termini monetari. Tramite la PAC si decide sostanzialmente cosa e come mangiamo, chi produce il cibo, ma anche il paesaggio e lo sviluppo delle aree rurali dei 27 paesi membri. Stiamo parlando della vita di oltre<strong> 495 milioni di persone</strong>.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/pac.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-10277" title="pac" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/pac.jpg" alt="" width="180" height="180" /></a>Nata nel 1956, la PAC rappresenta di fatto l&#8217;unica politica sulla quale c&#8217;è stato un effettivo passaggio di sovranità da parte degli stati membri, e viene quindi decisa esclusivamente a livello Europeo. Secondo il nuovo Trattato di Lisbona, in materia di PAC è previsto l&#8217;accordo di tutti i principali organi dell&#8217;UE ovvero il Parlamento Europeo, il Consiglio Europeo e la Commissione Europea. Nel 2010 è partito l&#8217;iter che porterà alla definizione della nuova politica agricola, che sarà in vigore nel periodo 2014-2020. Siamo quindi nel mezzo di uno straordinario momento decisionale a cui siamo tutti chiamati a partecipare. Ma di che cifre stiamo parlando e come vengono spese? Si parla di investimenti per circa <strong>55 miliardi di euro</strong>, e non bisogna essere degli economisti per capire che si tratta di un fracco di soldi.</p>
<p>Attualmente l&#8217;80% dei contributi vanno al 20% dei produttori. A fronte degli oltre <strong>6 miliardi di euro destinati all&#8217;Italia</strong>, abbiamo da un parte il 58,6% delle aziende che riceve aiuti per circa 394 euro l&#8217;anno, dall&#8217;altra un&#8217;industria per la produzione di zucchero che riceve da sola oltre 24 milioni di euro (dossier AIAB &#8211; 5 maggio 2011 e  dati www.agea.gov.it).</p>
<p>Le piccole aziende agricole costrette a chiudere i battenti sono sempre più numerose, e le proteste dei pastori si fanno sempre più incalzanti. Ma potranno mai vincere se rimane una battaglia per il prezzo del latte?</p>
<p><!-- p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; line-height: 19.0px; font: 14.0px Georgia} span.s1 {text-decoration: line-through ; color: #ff0000} -->Se il dissenso e il dibattito sono riservati agli addetti al settore, se non prendiamo coscienza del fatto che si parla del nostro cibo, del nostro territorio, della nostra vita, quante speranze abbiamo?</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/mix_agricoltura.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10279" title="mix_agricoltura" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/mix_agricoltura-300x254.jpg" alt="" width="230" height="194" /></a>La riforma della PAC riguarda tutti noi e sta a noi decidere in che direzione andare. Decidere tra produzioni industriali e produttori locali. Tra OGM e <strong>biodiversità</strong>. Tra il restare meri consumatori e iniziare a pensarci<strong> co-produttori</strong>.</p>
<p>Per ora, l&#8217;attenzione dei grandi media si è dimostrata del tutto insufficiente se paragonata alla portata del fenomeno. Ma se il dibattito accende la rete, si crea quella <strong>massa critica</strong> che semplicemente non può essere ignorata. E si ottiene così quella pressione sana e necessaria sulla classe politica da cui scaturisce il <strong>cambiamento </strong>democratico.</p>
<p>Per dirla con le parole di <a title="Carlo Petrini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Petrini_(gastronomo)" target="_blank">Carlo Petrini</a> è venuto il momento di &#8220;<strong>pensare nuovi paradigmi&#8221;</strong>, coniugando innovazione e tradizione. Senza cercare in alcun modo di mitizzare il mondo agricolo. Ma ricordandoci un po&#8217; più spesso che la nostra sopravvivenza dipende dal lavoro dei contadini (e dei pastori e dei pescatori&#8230;).</p>
<p><div id='stb-container-794' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-794' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-794' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="../collabora-con-noi">trovate qui</a>. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi.</div></div>
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		<title>Carta e sangue</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2011 10:06:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Baffoni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una colonna di fumo si leva sopra il villaggio indonesiano di Suluk Bongkal. E attorno, uno scenario da guerra civile: un elicottero della polizia che getta combustibile sulle quattrocento capanne che compongono il villaggio, abitanti che scappano inseguiti da gente armata. Una giornata nera per i contadini di Suluk Bongkal. Sono stati sono svegliati da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Una colonna di fumo si leva sopra il villaggio indonesiano di <strong>Suluk  Bongkal</strong>. E attorno, uno scenario da guerra civile: un elicottero della  polizia che getta combustibile sulle quattrocento capanne che compongono il  villaggio, abitanti che scappano inseguiti da gente armata.</div>
<p>Una giornata nera per i contadini di Suluk Bongkal. Sono stati sono  svegliati da un raid congiunto di agenti di polizia, security privata e  bande criminali. Una forza d&#8217;assalto dalla composizione piuttosto  strana, ma relativamente normale nelle aree controllate dalle cartiere.  Alla fine dell&#8217;incursione, le capanne sono state tutte carbonizzate, settanta  abitanti del villaggio arrestati, e due bambini sono trovati morti, uno  ucciso dalle fiamme, l&#8217;altro annegato in una pozza mentre fuggiva nella  foresta. Gli arrestati sono poi stati trattenuti per mesi senza  processo.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/2007-09-20-50-kalimantan-savana.jpg"><img class="size-medium wp-image-9951 alignright" title="2007-09-20-50-kalimantan-savana" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/2007-09-20-50-kalimantan-savana-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Il motivo dell&#8217;assalto? Nel villaggio non si nascondevano organizzazioni  criminali, né centrali di spaccio o raffinazione di droga, o mercanti  di armi. Il crimine dei contadini del villaggio era uno solo: non  volevano cedere le loro terre al colosso cartario che aveva ottenuto la  concessione in una fetta di foresta già abitata. Il colosso cartario  sino-indonesiano <strong>Asia Pulp &amp; Paper </strong>(APP) ha un pressante bisogno di  nuovi terreni da ripulire e mettere a piantagione, e il governo rilascia  loro nuove concessioni senza curarsi dei diritti di indigeni e comunità  locali; e quando questi non accettano di abbandonare le proprie case, si  passa alle maniere spicce.</p>
<p>L&#8217;impresa PT Arara Abadi, sussidiaria della APP, aveva ottenuto la  concessione alcuni anni prima. In seguito, assieme ad altre imprese del  gruppo, era finita nel mirino di investigazioni sul taglio illegale, che  avevano portato al sequestro di un milione di metri cubi di legname.  Secondo gli investigatori le concessioni erano state rilasciate in modo  irregolare.</p>
<p>Probabilmente gli abitanti del villaggio di Suluk Bongkal avevano  festeggiato, ma contro i vertici della polizia di Riau è intervenuto  l&#8217;allora ministro delle foreste Malam Kaban, e dopo mesi di braccio di  ferro istituzionale, il capo della polizia della provincia, il brigadiere  Suciptadi, era stato rimosso. Nel giro di pochi giorni, ecco la polizia  locale schierata assieme alle guardie private della Arara Abadi nel  distruggere il villaggio.</p>
<p>Suluk Bongkal non un&#8217;eccezione. L&#8217;espansione delle piantagioni, oltre a  minacciare l&#8217;ambiente e il clima, è una vera e propria spada di Damocle  per le comunità dei villaggi, la cui vita dipende dai piccoli  appezzamenti e dalle risorse che raccolgono nella foresta. Nelle  province più ricche di foresta, Jambi e Riau, questi conflitti sono  all&#8217;ordine del giorno, mentre le imprese cartarie si comportano come  veri e propri feudatari. Nel luglio 2009 la security aziendale di  un&#8217;altra impresa del gruppo APP &#8211; la PT Lontar Papirup Pulp and Papers &#8211;  ha sequestrato due reporter della televisione France 24, che  riprendevano camion di tronchi.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/CIMG6005-Jurrien.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9950" title="CIMG6005-Jurrien" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/CIMG6005-Jurrien-300x225.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a>&#8220;<em>Con il vostro appoggio stiamo contribuendo a creare centinaia di  migliaia di posti di lavoro in Indonesia</em>&#8221; scrive la APP ai propri  clienti preoccupati del fatto che iniziano a circolare sempre più  informazioni sulle pratiche della APP.</p>
<p>La APP sostiene di lavorare per il benessere delle comunità delle aree  in cui opera, lasciando intendere che il sacrificio delle foreste sia  necessario allo sviluppo di un paese povero. Ma l&#8217;espansione delle  piantagioni, quando non avviene ai danni della foresta pluviale,  distrugge più posti di lavoro di quanti ne crei (le piantagioni  industriali hanno un&#8217;intensità di lavoro molto più bassa  dell&#8217;agricoltura tradizionale indonesiana) e causa grandi conflitti,  spesso scacciando le comunità contadine dalle loro terre, lasciandole  senza lavoro, casa e mezzi di sussistenza. Le foreste indonesiane danno  da vivere a trenta milioni di persone, tra cui trecento gruppi indigeni, e la  loro distruzione lascia questa gente senza casa, senza fonti di  sussistenza, senza il loro ambiente e la loro cultura. La loro vita,  sostenuta dalla foresta per migliaia di anni, si trasforma in una  povertà senza radici né mezzi di sussistenza dignitosi. Secondo la FAO,  in tutto il mondo le foreste danno da vivere a 1,2 miliardi di persone,  che vivono in sistemi agro-forestali, e ovunque la deforestazione crea  miseria. Non stupisce che i conflitti tra le sussidiarie della APP e le  comunità contadine che vivono nelle nuove aree assegnate in piantagione  siano spesso aspri. Secondo un rapporto pubblicato da Human Rights  Watch redatto sulla base dei dati forniti dalla <strong>Commissione per lo  Sradicamento della Corruzione (KPK) </strong>voluta dallo stesso Presidente della  Repubblica, il settore forestale indonesiano avrebbe sottratto circa due  miliardi di dollari tra tasse evase, sussidi &#8220;aggiustati&#8221; e prelievi di  tronchi senza le necessarie autorizzazioni. La stessa cifra, secondo i  calcoli della Banca Mondiale, sarebbe sufficiente ad assicurare  l&#8217;assistenza sanitaria a cento milioni di indigenti per almeno due anni.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte dell&#8217;oceano un&#8217;associazione chiamata &#8220;<strong>Consumers Alliance for  Global Prosperity</strong>&#8221; si è specializzata in campagne contro gli  ambientalisti, la cui colpa principale è proteggere le foreste e le  specie minacciate. Guarda caso, dietro la  Consumers Alliance for Global Prosperity e le violente campagne  anti-ambientaliste, si nascondono i finanziatori cinesi della APP che,  secondo un&#8217;inchiesta del New York Times, sono riusciti a coinvolgere i  Tea Party, l&#8217;ala più oltranzista del Partito Repubblicano, nel sostegno  alla causa della APP: il diritto di importare cellulosa e carta dalla  Cina e dall&#8217;Indonesia senza curarsi di inezie come gli impatti  ambientali. Una bizzarra alleanza, ma il denaro fa miracoli. E il denaro  alla APP non manca. Mentre, assieme ai Tea Party, accusa gli  ambientalisti di condannare alla povertà cento milioni di indonesiani,  l&#8217;impresa continua a sottrarre terreni ai contadini poveri. Sarà difficile  convincere i contadini di Suluk Bongkal che le loro case e i loro campi  sono stati dati alle fiamme per promuovere sviluppo e benessere.</p>
<p><div id='stb-container-7234' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-7234' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-7234' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="../collabora-con-noi">trovate qui</a>. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi.</div></div>
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		<title>C&#8217;è posta per te</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 12:27:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Baffoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Il postino non porta sempre belle notizie, ma quando fra pubblicità e bollette spunta una denuncia con una richiesta di risarcimento di 500.000 euro, allora la cosa si fa seria. Qualche mese fa, l&#8217;associazione ambientalista Terra! ha messo in luce un&#8217;aggressiva campagna di espansione nel mercato italiano da parte della APP, che nel frattempo ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Il postino non porta sempre belle notizie, ma quando fra pubblicità e  bollette spunta una denuncia con una richiesta di risarcimento di  500.000 euro, allora la cosa si fa seria.</div>
<p>Qualche mese fa, l&#8217;associazione ambientalista <em><a href="http://www.terraonlus.it/" target="_blank">Terra!</a></em> ha messo in luce  un&#8217;aggressiva campagna di espansione nel mercato italiano da parte  della <strong>APP</strong>, che nel frattempo ha aperto uffici in Italia, Spagna, Regno  Unito e Germania. Secondo i dati riportati da Terra!, l&#8217;Italia è  divenuta oramai il primo importatore europeo di prodotti cartari  dall&#8217;Indonesia, superando le 77.000 tonnellate, e nel 2009 editori,  tipografie e rivenditori di carta hanno acquistato oltre 40.000  tonnellate di carta soltanto dalle tre cartiere indonesiane del gruppo  APP: Tjiwi Kimia, Pindo Deli e Indah Kiat. Non si tratta solo di  corresponsabilità con la deforestazione, ma di un vero e proprio  (talvolta inconsapevole) incitamento a proseguire nella devastazione.  Infatti la crescita delle vendite spinge il colosso cartario a produrre  di più e alimenta la cronica deficienza di materia prima, il legno,  gettando le basi di nuove conversioni di foreste pluviali in piantagioni  di acacia. Per questo Terra!, assieme a 40 associazioni ambientaliste  europee, ha chiesto alle imprese del settore di interrompere ogni  relazione commerciale con il colosso cartario sino-indonesiano.</p>
<p><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/kalimantan-fiume.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9785" title="kalimantan-fiume" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/kalimantan-fiume-300x225.jpg" alt="" width="240" height="180" /></a>Terra! ricorda anche un altro aspetto: che acquistando prodotti della  APP si favorisce l&#8217;espansione sul mercato italiano dei suoi prodotti,  che rischiano di mettere fuori gioco la produzione cartaria nazionale  proprio in un momento di crisi, dato che la APP gode di un accesso  vantaggioso alla materia prima, ai danni delle residue foreste pluviali  e delle comunità che vi abitano.</p>
<div>Imprese come Mondadori Printing, De Agostini, Gucci, Versace, Ferragamo,  Burgo, Fedrigoni, Kimberly-Clark, Nestle, Kraft, Fuji Xerox, Unilever,  Stamples, Office Depot, Corporate Express, Metro, hanno compreso come le  pratiche della APP siano distruttive e  incompatibili con i propri  valori aziendali e hanno evitato o interrotto l&#8217;acquisto di prodotti da  APP.<br />
Chi la campana di Terra! proprio non ha voluto ascoltarla sono le  <strong>Cartiere Paolo Pigna</strong>, che non hanno ritenuto importante dare una  risposta quando Terra! ha divulgato il legame commerciale tra la APP e  Cartiere Pigna, quest&#8217;ultima si è affrettata a dichiarare alla stampa  che si trattava di una menzogna: &#8220;<em>Cartiere Pigna non tiene rapporti  commerciali con la società indonesiana Asian Pulp and Paper e non si  approvvigiona di prodotti derivanti dalle foreste indonesiane</em>&#8220;.</div>
<p>La Pigna però non si è limitata a diramare comunicati: ed è così che un  bel giorno il postino ha consegnato a Terra! una bella denuncia per  danni. Morale della favola: l&#8217;associazione ambientalista è stata così  condannata a pagare 20.000 euro più le spese, per aver rivelato un fatto  vero. Sembra incredibile, ma è vero: in sede processuale, gli attivisti  di Terra! hanno fornito gli estremi di diverse fatture che provano gli  scambi commerciali tra Cartiere Pigna e la APP, nonché le analisi  scientifiche sui quaderni Pigna Monocromo &#8211; uno dei prodotti più venduti  dall&#8217;impresa &#8211; che risultano pieni di fibre provenienti da foreste  pluviali, per cui Pigna ha dovuto ammettere di aver acquistato carta  dalla APP.</p>
<p>Queste prove non hanno impedito a Pigna di tirare dritto e ottenere una  condanna per Terra! &#8220;Certo è che una associazione ambientalista ci  penserà due volte prima di esporre un crimine ambientale&#8221; sostengono  preoccupati gli attivisti di Terra!. Insomma, deforestare va bene,  distruggere il clima globale anche, denunciare quanto accade invece no.</p>
<p>Terra! ha annunciato che ricorrerà in appello, e nel frattempo ha  trovato la solidarietà di oltre cinquanta associazioni: &#8220;la legge  dovrebbe perseguire le imprese responsabili di crimini ambientali contro  le forese pluviali dell&#8217;Indonesia e contro il clima, invece di  condannare chi ha messo in luce il problema &#8211; recita il comunicato &#8211; è  una palese violazione del diritto di parola, e un tentativo di impedire  le campagne ambientali&#8221;. Tra i firmatari del comunicato: <strong>Greenpeace,  Legambiente, Friends of the Earth, Rainforest Action Network</strong> e numerosi  altri.</p>
<div><img class="alignleft" title="Indonesia - Sergio Baffoni" src="https://lh4.googleusercontent.com/_dDd2Pf71v2M/RxbutAqNPSI/AAAAAAAAAZE/X-N6oMRpdW0/s640/2007-10-21-kalimantan-foresta.jpg" alt="" width="269" height="202" />&#8220;<em>Sosteniamo Terra! nella sua battaglia contro un verdetto ingiusto &#8211;  prosegue il comunicato &#8211; consideraiamo l&#8217;attacco di Pigna a Terra! cone  un attacco a ciascuno di noi, che lavoriamo per un ambiente più  sostenibile</em>&#8220;. Un recente rapporto di Reporter Senza Frontiere, ha messo in guardia  sulla crescita delle intimidazioni verso chi rivela crimini ambientali:  &#8220;quando si rivelano crimini commessi da imprese e governi locali,  iniziano i guai&#8221; . Ora, fanno notare gli attivisti di Terra!  dall&#8217;Uzbekistan all&#8217;Indonesia, le intimidazioni sono arrivate  all&#8217;Italia. Ma chi pagherà per i danni al clima globale?</div>
<div><strong>Scheda: le analisi della carta</strong>.<br />
Terra! ha fatto analizzare alcuni quaderni della Pigna dalla IPS  Testing, un laboratorio statunitense specializzato nell&#8217;analisi delle  fibre di carta.</div>
<div>
<p>Il campione di quattro quaderni &#8220;Pigna Monocromo&#8221; a copertina rigida  (due quaderni e due quadernoni), è risultato contenere alte percentuali  di acacia (tra il 62 e il 74%). L&#8217;espansione delle piantagioni di acacia  e di olio di palma è la principale causa della distruzione delle  foreste pluviali dell&#8217;Indonesia, che ha fatto di questo paese il quarto  emettitore mondiale di gas serra.<br />
Nei quaderni sono state anche rilevate importanti percentuali di  latifoglie miste tropicali (MTH), ossia foresta pluviale ridotta in  trucioli e quindi trasformata in carta. Tra le fibre rilevate  alcune hanno l&#8217;aspetto delle dipterocarpacee (Dipterocarpus spp.) e  altre delle Myristicaceae. Si tratta di piante che crescono solo nelle  foreste pluviali, e ne fanno parte molte specie minacciate (inserite  nella Lista Rossa dell&#8217;International Union for Conservation of Nature,  IUCN).</p>
<p><strong>I risultati delle analisi dei quattro quaderni Monocromo Pigna</strong><br />
<a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/tab.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-9793" title="tab" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/tab-300x94.png" alt="" width="300" height="94" /></a></p>
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<p><strong>Scheda: materie prime legate alla deforestazione.</strong></p>
<p>Qualsiasi azienda può condurre periodiche analisi delle fibre, facendo testare  periodicamente i campioni di prodotti di carta che si acquistano e i campioni di nuove carte offerte dai fornitori. Queste verifiche  possono rivelare fibre sospette e fornitori poco attendibili. Le  analisi delle fibre non hanno costi proibitivi, e vi sono diversi  laboratori indipendenti in grado di realizzare questo tipo di ricerche.</p>
<p><strong>MTH: dalla foresta pluviale alla carta</strong><br />
Mixed tropical hardwoods (MTH), o fibre miste tropicali, è un tipo di  cellulosa fabbricata con fibre di latifoglie tropicali di una vasta  gamma di specie diverse. Viene prodotta trasformando in trucioli gli  alberi abbattuti da foreste tropicali naturali, composte da specie  diverse, alcune delle quali di grande valore. È un prodotto tipico  dell&#8217;industria cartaria asiatica.<br />
Il genere Dipterocarpus spp., si trova solo nel Sud-est Asiatico e  include 70 specie, oltre la metà delle quali sono incluse nella  lista rossa dell&#8217;IUCN. Anche 225 specie della famiglia delle  Myristicaceae sono considerate dall&#8217;IUCN minacciate.  Tanto  Myristicaceae che Dipterocarpaceae non vengono solitamente impiegate  nelle piantagioni.</p>
<p><strong><a href="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/acacia-magnum.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9784" title="acacia magnum" src="http://www.camminandoscalzi.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/acacia-magnum.jpg" alt="" width="257" height="196" /></a>Acacia: via la foresta, largo alle piantagioni.</strong><br />
L&#8217; Acacia (<strong>Acacia Magnum</strong>) è un genere di piante della famiglia delle  Fabaceae. L&#8217;Acacia Magnum, specie di origine africana, viene impiegata  per la produzione di cellulosa e carta. La principale causa di  distruzione delle foreste indonesiane è la conversione in piantagioni di  acacia per rifornire l&#8217;industria della carta. Per soddisfare la propria  necessità di fibre, i due grandi conglomerati cartari indonesiani,  <strong>APRIL</strong> e <strong>Asia Pulp &amp; Paper</strong>, causano impatti letali sugli ecosistemi,  le loro specie animali e le comunità locali che le abitano, oltre a  causare un impatto diretto sul clima globale. Infatti, le foreste  dell&#8217;Indonesia custodiscono uno spesso strato di torba, accumulata in 20  mila anni, che contiene fino a 300 tonnellate di carbonio per ettaro.  Quando vengono abbattute e drenate per farne piantagioni, e la torba si  asciuga e inizia a decomporsi, il carbonio torna in atmosfera.  Come  conseguenza, l&#8217;Indonesia ha il più alto tasso di deforestazione, ed è  diventata il terzo paese per emissioni dopo Stati Uniti e Cina. Malgrado  ciò, il governo indonesiano, in accordo con l&#8217;industria cartaria, ha  accordato dieci milioni di ettari alle piantagioni di acacia per la  produzione di carta, una superficie pari a un terzo dell&#8217;Italia!<br />
Dall&#8217;inizio delle sue operazioni, nel 1984, si stima che la APP, le sue  consociate e fornitrici abbiano distrutto un milione di ettari di  foresta nelle sole province di Riau e Jambi, per farne piantagioni.</p>
<p><em>Sergio Baffoni &#8211; <a href="http://www.salvaleforeste.it/" target="_blank">Osservatorio sulle Foreste Primarie</a></em></p>
<p><div id='stb-container-2172' class='stb-container'><div id='stb-caption-box-2172' class='stb-info-caption_box stb_caption' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #2f587a; ">Vuoi collaborare con Camminando Scalzi.it ?</div><div id='stb-body-box-2172' class='stb-info-body_box stb_body' style="border-top-color: #4682b4; border-left-color: #4682b4; border-right-color: #4682b4; border-bottom-color: #4682b4; background-color: #9fdaf8; ">Collaborare con la blogzine è facile. Inviateci i vostri articoli seguendo le istruzioni che <a href="../collabora-con-noi">trovate qui</a>. Siamo interessati alle vostre idee, alle vostre opinioni, alla vostra visione del mondo. Sentitevi liberi di scrivere di qualsiasi tematica vogliate: attualità, cronaca, sport, articoli ironici, spettacolo, musica&#8230; Vi aspettiamo numerosi.</div></div><em><br />
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		<title>Le impronte della deforestazione</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2011 10:45:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Baffoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[Asia Pulp & Paper]]></category>
		<category><![CDATA[Bukit Tigapuluh]]></category>
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		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
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		<description><![CDATA[A pagina 29 de La Repubblica del 4 aprile un enorme annuncio pubblicitario mostra l&#8217;orma di una tigre sotto la scritta &#8220;Per scoprire il nostro impegno a favore della biodiversità, seguite le nostre tracce&#8221;. È l&#8217;annuncio della Asia Pulp &#38; Paper (APP) una delle più grandi imprese cartarie del mondo. Le tracce della APP però [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id='stb-box-7041' class='stb-custom_box' >Pubblichiamo il primo di una serie di articoli sull&#8217;Indonesia inviati da <strong>Sergio Baffoni</strong>, membro dell&#8217;<a href="http://www.salvaleforeste.it/" target="_blank">Osservatorio sulle Foreste Primarie</a>, che ha già collaborato con noi in passato con una serie di articoli sull&#8217;ambiente (li trovate nell&#8217;omonima sottocategoria). Buona lettura.</div>
<p>A pagina 29 de <strong>La Repubblica</strong> del 4 aprile un enorme annuncio  pubblicitario mostra l&#8217;orma di una tigre sotto la scritta &#8220;Per scoprire  il nostro impegno a favore della biodiversità, seguite le nostre tracce&#8221;. È l&#8217;annuncio della <strong>Asia Pulp &amp; Paper</strong> (APP) una delle più grandi  imprese cartarie del mondo.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/_dDd2Pf71v2M/R1KY7Xj73VI/AAAAAAAAB34/AghI-nH5950/s576/CIMG6819.JPG" alt="" width="242" height="202" />Le tracce della APP però non hanno la forma di un felino, ma quella del  bullodozer. Questa impresa da sola ha spianato oltre un milione di ettari  di foreste pluviali &#8211; un&#8217;area vasta quanto l&#8217;Abruzzo &#8211; per farne  piantagioni di acacia.</p>
<p>Altro che impronte di tigre! Dodici anni di deforestazione in Riau  stanno portando l&#8217;elefante e la tigre di Sumatra all&#8217;estinzione. La  tigre di Sumatra, l&#8217;ultima delle tigri insulari, non supera ormai i 500  esemplari in natura. Ma anche questo non basta. &#8220;<em>In APP prendiamo  seriamente in considerazione il nostro ruolo quali sostenitori  dell&#8217;ambiente</em>&#8221; si legge nell&#8217;annuncio, e la APP ha brigato per ottenere  dal cedevole governo indonesiano il permesso per abbattere tutti gli  alberi su 200.000 ettari nell&#8217;area del <strong>Parco Nazionale di Bukit  Tigapuluh</strong>, nella provincia di Jambi, proprio quello che annuncia ai  quattro venti di proteggere. Questo parco è essenziale per la tigre di  Sumatra e l&#8217;orango. Le operazioni dovrebbero iniziare nel 2010 e  includeranno l&#8217;unica area in cui era stato reintrodotto con successo  l&#8217;orango. L&#8217;impresa ha inoltre progetti di espansione in Sumatra  meridionale e nella provincia di Papua, nell&#8217;isola della Nuova Guinea.<br />
Secondo il centro di ricerca indonesiano Eyes on the Forests, le licenze  di taglio ottenute nel 2010 dalla APP e dal suo competitore APRIL, sono  in gran parte in  aree di alto valore di conservazione, come quelle  della Riserva della Biosfera di Giam Siak Kecil-Bukit Batu, recentemente  istituita dall&#8217;UNESCO, o fanno parte di habitat preziosi, riconosciuti a  livello internazionale, come l&#8217;habitat della tigre di Bukit Tigapuluh,  la Penisola di Kampar, e le aree di Kerumutan e Senepis-Buluhala.</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/_dDd2Pf71v2M/RxbrVAqNPOI/AAAAAAAAAYs/PZJHG6CTXg8/s512/2007-10-09-kalimantan-ramino%3F.jpg" alt="" width="207" height="276" />Inoltre il 90% delle concessioni sorge su suolo torboso. Nella maggior  parte dei casi, la torba è più profonda di 4 metri, ed è quindi protetta  dalla legge indonesiana. Le foreste torbiere palustri sono ricchissime  di carbonio, fino a 300 tonnellate per ettaro. Quando la foresta viene  abbattuta e la torba drenata e asciugata, il carbonio torna nell&#8217;atmosfera  per ossidazione. La torba asciutta è inoltre un ottimo combustibile, e  il fuoco un ottimo mezzo per rendere coltivabile la torba: è per questo che da un decennio gli incendi esplodono incontrollati in Sumatra e  Borneo. Le emissioni provocate dalla distruzione delle foreste torbiere  fanno di un paese scarsamente industrializzato come l&#8217;Indonesia il  terzo emettitore di carbonio, dopo Stati Uniti e Cina. Il drenaggio  della torba è infatti uno dei principali fattori delle emissioni di gas  serra. Secondo uno studio del Rainforest Action Network, la sola APP  emette più CO2 di 165 nazioni del mondo.</p>
<p>Malgrado un&#8217;economia  scarsamente industrializzata, l&#8217;Indonesia è divenuta il terzo paese per  emissioni di carbonio, dopo Stati Uniti e Cina, proprio a causa delle  emissioni provocate dalla distruzione di foreste e torbiere.
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