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Bari: Assolti due uomini che investirono e uccisero un giovane

Attualità, Cronaca — By Marina on 23 aprile 2010 15:05

Il lungomare di Bari è bellissimo. A maggio lo è ancora di più, profuma di mare e di primavera, esercita su chi si trova in questa città un’attrazione irresistibile.

Mimmo Bucci

Qui, a maggio di tre anni fa, un barese come tanti, Mimmo Bucci, si stava godendo l’aria inebriante che gli scivolava sul viso, a bordo del suo motore. Era uno stimato cantante, leader della nota cover band di Vasco “La combriccola del Blasco”, apprezzata dallo stesso cantante che la ispira. Quella sera, la sua voce è stata zittita per sempre, Mimmo è stato barbaramente investito da una motocicletta guidata da due balordi. I due si erano già fatti notare poco prima per il disturbo recato alla pubblica quiete: sono stati visti impennare su quella strada tanto gioiosamente frequentata, spaventando i passanti. Inizialmente si paventò l’originale possibilità – subito lasciata cadere – di indagare finanche su eventuali inadempienze da parte dei vigili che non li avevano fermati. Purtroppo, furono fermati solo dallo schianto letale. Nell’impatto, uno dei due ha smarrito una pistola, e meno male; se non fosse stato per quella, non sarebbe stato neanche condannato per porto e detenzione abusiva di arma. Perché, per aver causato la morte di Mimmo, nessuno è stato ancora indicato come il responsabile. La seconda sezione della Corte d’Appello di Bari ha assolto il presunto conducente per non aver commesso il fatto. Questa nuova sentenza rovescia la prima che condannava a 5 anni e 8 mesi di reclusione il presunto conducente, sentenza maturata alla luce di alcune incongruenze sulla ricostruzione della dinamica dell’incidente.

In un primo momento la notizia lascia disorientati. Non è accettabile che una giovane vita venga stroncata per un comportamento scellerato e che non si trovi un responsabile. Sembra che ci siano dei punti cruciali da chiarire, in particolare su chi stesse guidando il ciclomotore. Certo è che l’Honda non camminava da sola, qualcuno la stava guidando, dunque vi è un colpevole. Speriamo che questa considerazione, che ora può solo salvarci dal disorientamento, porti poi alla giustizia, quando le dinamiche verranno accuratamente riesaminate.

Ci sono due persone che certamente sanno la verità. Mi chiedo come si possa cercare di discolparsi da una responsabilità così pesante. Il responsabile della prematura morte di Mimmo, sapendo di esserlo, saprà cos’è il rimorso, come si chiede la madre di Mimmo?

Una disgrazia può succedere, loro l’hanno cercata, Mimmo no.

La madre del ragazzo, che ha appreso la sentenza tramite il quotidiano locale, oltre allo sconcerto ha manifestato un senso di delusione nei confronti della giustizia. Chi si sente di rincuorarla?

Intanto, su Facebook, è già nato il gruppo “Giustizia per Mimmo Bucci” che oggi, 23 aprile, conta già  2553 sostenitori .

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Tags: assoluzione, Attualità, Bari, conducente, cover band, giudizio, icidente, incidente, la combriccola del blasco, mimmo bucci, morte, notizie, puglia, vasco rossi


5 commenti

  1. Viviana scrive:
    24 aprile 2010 alle 00:05

    una cosa nn è corretta,MIMMO nn era:”un barese come tanti”.MIMMO aveva decina,centinaia di amici…eppure cn i suoi abbracci,i suoi sorrisi e le sue attenzioni nn mi ha mai fatta sentire “un’amica delle tante”…e questo era il modo di fare ke aveva cn tutti…l’innato dono di essere speciale ma di saper rendere speciale anke ki gli stava attorno…perkè come ho letto da qualke parte:l’aspetto delle cose varia secondo le emozioni,cosi noi vediamo magia e bellezza in loro,ma,in realtà magia e bellezza sn in noi…e lui era capace di vedere il meglio in tutti perkè dentro era una persona radiosa.come potrei mai pensare a lui come ad “un barese come tanti”???…per tutti coloro ke oggi hanno letto questo articolo MIMMO BUCCI era un figlio,un fratello,un amico,un compagno di avventura oltre ke un grandissimo artista.Forse un dei poki,pokissimi giovani baresi ke amava la sua città,ne conosceva i limiti ma continua a sognare e sperare ke un giorno la sua bari riconoscesse l’importanza ke la musica ha per i giovani e si impegnasse a costruire luoghi nei quali ci si potesse incontrare nn solo per bere e mangiare…se fosse successo a Vasco in persona nessuno avrebbe mai scritto:”un modenese come tanti”…noi per MIMMO vogliamo lo stesso riguardo.Mi scuso per la “brutalità” cn la quale ho commentato questo articolo ma mi sn sentita profondamente coinvolta.cordiali saluti

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    • Marina scrive:
      24 aprile 2010 alle 08:58

      No Viviana, non penso che questa espressione sia irriverente. La giustizia deve essere una garanzia super-partes; ho voluto volontariamente descrivere Mimmo senza tinte personali, non per sminuire la bellezza di quello che ha dato a chi ha avuto la fortuna di averlo conosciuto, ma perchè volevo trasmettere il concetto che la giustizia deve essere di tutti gli uomini. Proprio come tutti, Mimmo era un figlio, un fratello, un amico… Parlando di un “barese come tanti”, anzi, di un uomo come tanti, io volevo solo ribadire che tutti – oltre ciò che siamo e ciò che facciamo – meritiamo giustizia. Non si voleva assolutamente sminuire l’esperienza personale di Mimmo, lo si voleva connettere al resto della comunità umana.

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      Rispondi
  2. Viviana scrive:
    24 aprile 2010 alle 13:56

    ciao marina,
    che dire…avevo intenso perfettamnete le tue intenzioni di voler inserire MIMMO in un contesto di comunità e non di volerne sminuire il valore.Condivido pienamente l’idea ke la giustizia deve essere uguale per tutti e che come recita antonio de curtis nella sua famosa ” a livella” dopo il trapasso siamo tutti alla pari…tutti siamo stati figli,fratelli o amici di qualcuno…ma”in fondo piange chi resta qui”come scriveva MIMMO in una sua canzone e percio io se da una parte posso comprendere il tuo discorso dall’altra ti scrivo cn il cuore di chi ha perso un carissimo amico che stimava e amava,come “una ragazza tra tante” che non accetta la scomparso di una caro…ritengo che ci siano al mondo persone speciali,che regalano gioia a chi gli sta attorno…allora si, la giustizia deve essere uguale per tutti,ma questo è un giornale e non un tribunale nel quale magari per rendere onore al ricordo di una persona speciale sarebbe stato giusto spendere due parole in più.tutto qua.

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    • Marina scrive:
      24 aprile 2010 alle 16:34

      Cara Viviana,
      penso che ci siamo capite. Permettimi di dire un’ultima cosa, che forse non risulta immediata. Come “giornalista” posso avere uno stile duro, ma è la persona Marina che sceglie le notizie che fanno più male.
      Mi spiace di non aver parlato del dolore e della bella persona, tutto ciò che tu dici a riguardo è giusto e lo capisco. Solo che ho prefetito tacere proprio perchè questo è il mio modo di rispettare il dolore e le persone, invece che strumentalizzarle per un articolo, e mi auguro che su questa situazione non solo si faccia luce, ma si faccia tutta la luce possibile.
      Un abbraccio forte.
      Marina

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  3. Fabio scrive:
    27 aprile 2010 alle 22:38

    “Assolto per non aver commesso il fatto”, questo signor Nitti guidava la moto in maniera pericolosa, questo signor Nitti é arrivato addosso a Mimmo uccidendolo, ma questo signor Nitti é innocente per non aver commesso il fatto, ma allora signor giudice, le chiedo, chi ha commesso il fatto, chi ha ucciso Mimmo, di certo non si é ammazzato da solo, risponda signor giudice, risponda, lei si deve solo vergognare signor giudice, lei ha assolto un assassino, e basta, lei lascia in libertà un assassino che sarà ancora libero di scorazzare in moto come un pazzo e mettere in pericolo altre vite umane, lei é un incosciente signor giudice, la sua sentenza é priva di ogni raqione e priva di ogni logica, é una senteza immorale, e noi non la accetteremo mai, perché questo signor Nitti che lei ritiene innocente la dovrà pagare, perché Mimmo avrà giusizia, perché MIMMO VIVE

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